Buon Natale viaggiatori…

Per chi ci ha dato il grande privilegio di raccontarci le proprie storie, per chi ha ascoltato, scritto, condiviso.
Per chi ha letto anche solo un attimo e per un attimo ha sognato. Per chi, dopo, ha comprato un libro di Fiabe.
Per chi si è fatto incantare da un disegno. Per chi ha ascoltato i messaggi antichi. Per chi ha guardato, ed è subito scappato via, ma con un sorriso…
Per tutti voi che avete camminato con noi, anche solo per un piccolo tratto. Per tutti…
Grazie di cuore.
Vi auguriamo uno splendido Natale

Il 1° giorno…

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Sulla strada per Betlemme, la Stella guidava gli uomini  e gli  animali al loro piccolo Re e nella  casupola la sua  luce entrava da una finestra, regalando un lucente bagliore.

Il cielo era terso e splendente. Il mondo guardava incantato la luce della Stella, ascoltava le sue parole e accettava il suo invito.

Il lago gelido divenne cristallo, lucente al riflesso della Stella, e la montagna ebbe un sussulto lontano.

L’usignolo che aveva il capo sotto l’ala si svegliò gioioso e il suo canto svegliò la natura addormentata.

I pastori che sostavano davanti al fuoco si alzarono in piedi e guardandosi sopresi si incamminarono verso Betlemme, rispondendo alla stessa chiamata.

La donna senza amore, si alzò dal suo letto, ora intonso, e spiando dalla finestrella la Stella, sorrise e il suo viso pulito si illuminò. Si avvolse nel mantello e uscì in strada verso Betlemme.

L’asino si avvicinò a Maria che esausta si distese sulla paglia resa tiepida dalla vecchia giovenca ruminante. Avvicinando il muso al suo viso la scaldò con il suo caldo e umido respiro. Giuseppe  con il cuore colmo di gratitudine guardò la sua giovane moglie riprendere colore sul viso.

Era  giunto il momento… Era l’inizio, era il primo giorno…

E’ il primo giorno, è il giorno dell’attesa, e della quiete. E’ il giorno del tempo prezioso donato a chi amiamo, di incontri, di famiglia e di emozioni. E’ il giorno in cui esprimere i propri desideri, scriverli su carta preziosa e appenderli all’albero di Natale, perché siano illuminati dalla sua magia.

E’ il giorno in cui raccontare i ricordi come se fossero bellissime storie, guardandoci negli occhi.

Vi auguriamo uno splendido Natale…

Il quinto giorno

La malattia non è solo nel fisico. La malattia può essere la paura del diverso, la meschinità dell’odio, la fragilità dell’ignoranza. Ma ci sono doni semplici e preziosi…

Il quinto giorno

La sera scese silenziosa. Buia. Fredda.

Maria camminava a fatica e persino l’asinello sembrava affaticato.

Giuseppe la guardava preoccupato; sembrava sfinita. Si avvicinarono ad un vecchio casolare rovinato, che sembrava abbandonato, ma poi, avvicinandosi alla porta videro la donna seduta su un piccolo seggiolino di legno.

Li guardò, e poi faticando si alzò e andò loro incontro. Si muoveva a fatica,il viso segnato dalla sofferenza e dalla malattia. Ma quando vide Maria il suo volto si aprì ad un bellissimo sorriso, che rivelò la bellezza di un tempo.

– Vivi qui da sola? – chiese Giuseppe alla donna.

-Vivo con la mia malattia -rispose la donna – lei sta sempre con me, non mi lascia mai. E’ la mia unica compagnia. Io parlo con lei. A volte la maledico. A volte la onoro. A volte la combatto. A volte le parlo. Mi ha tolto tanto, ma non tutto. Non mi ha tolto la speranza. Non mi ha tolto il sorriso. E questo io dono ai viandanti che, come voi, passano dalla mia casa. Perchè questi sonoi doni più grandi che mi ha dato la mia malattia. Non il dolore. Non la paura. Ma la forza della speranza, e la bellezza di un sorriso.

Giuseppe si commosse ma si preoccupò un pò, perchè non voleva che lei potesse essere contagiosa. Ma Maria si avvicinò alla donna e la abbracciò a lungo.

Sopresa, la donna si lasciò andare al calore del suo abbraccio e sentì piano piano il proprio corpo liberarsi dalla tensione, e dal dolore.

-Grazie per i tuoi bellissimi doni-le disse Maria.

La comunicazione a scuola

 

Lo sapete? Anche le maestre vanno a scuola, e lo fanno per imparare cose nuove ed essere sempre più preparate per i loro bambini. La cosa più bella è incontrare professioniste che amano il loro lavoro, lo fanno ogni giorno con passione e amano il loro piccoli, piccoli alunni, e per loro sanno mettersi in gioco e mettersi alla prova.

La scuola d’infanzia e il nido, sono, insieme alla famiglie, le prime e più importanti e preziose strutture educative per la crescita e il benessere dei bambini.

Famiglia e scuola sono alleate per educare, e indirizzare al meglio il futuro delle piccoli uomini e donne di domani.

Grazie di cuore alle bravissime maestre ed educatrici, e alla direttrice, per la condivisione, il confronto e il grande reciproco insegnamento

Il colore delle emozioni

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Di che colore sono le nostre emozioni? Gioia, rabbia, paura. solitudine… tristezza. Molte volte non sappiamo nemmeno riconoscerle e le diamo un nome e un volto sbagliato e ci lasciamo vivere da sentimenti, che spesso sono confusi e per questo ci fanno stare male. Oppure, ci hanno insegnato che certe emozioni sono sbagliate, cattive e non bisogna mostrarle!

Un laboratorio – ospitato dalla suggestiva biblioteca di Padenghe sul Garda, –  una fiaba, e mille colori, per imparare a riconoscere le nostre emozioni, a esserne responsabili. Per imparare a gestirle e viverle con la giusta consapevolezza. Impariamo a colorare le nostre emozioni, per regalarci ogni giorno, un meraviglioso arcobaleno.

 

Guarda!

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Drew Graham

Si può vedere molto, semplicemente guardando – Yogy Berra

Troppe volte guardiamo l’altro con giudizio. La nostra comunicazione è influenzata dai nostri punti di vista, dai nostri pregiudizi, e dai nostri schemi mentali. Così ci poniamo all’altro, giudicandolo.

E comunichiamo, esprimendo, anche inconsapevolmente,  il nostro giudizio, che l’altro recepisce subito come una critica. E comprendersi diventa sempre più  difficile.

Come guardi l’altro?

Quante volte mescoli osservazione e giudizio? Puoi fare un piccolo esercizio: scrivi una situazione in cui un’ interazione con un’altra persona – amore, lavoro, amicizia, famiglia – non è andata bene, non è andata come avresti voluto e anziché risolvere, ha amplificato l’incomprensione. Scrivi le parole che hai usato per parlare con l’altro, e guarda con attenzione: hai osservato o hai giudicato?

Se ti va, condividi il tuo pensiero…

Come comunichi?

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Un incontro per parlare di comunicazione, per condividere le difficoltà e scoprire che comunicare, comunicare bene, è davvero possibile.

Per informazioni: fiabeincostruzione@gmail.com

E tu, sei pronto ad iniziare il tuo viaggio?

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Le fiabe aprono alla ricerca. Il viaggio dell’eroe è un laboratorio di gruppo, è un percorso che invita alla ricerca, uno stimolo per l’auto – conoscenza e il cambiamento interiore. Una chiamata a iniziare il proprio viaggio dell’eroe, l’archetipo fondamentale dell’individuo, la ricerca del sé.
Un viaggio che faremo nei magici percorsi di un Bosco Fatato, immersi nei suoi preziosi silenzi e accompagnati dai suoi millenari segreti.
Sei pronto ad iniziare il tuo viaggio?

Per informazioni: fiabeincostruzione@gmail.com

 

 

Perchè è così difficile comunicare?

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Perché è così difficile comunicare? Me lo chiedono spesso durante gli incontri formativi, anche quando non sono specifici sulla comunicazione, e mi rendo sempre più conto che relazionarsi, a qualsiasi livello, stia diventando sempre più un problema.

Marito e moglie, genitori e figli, genitori  e insegnanti, fidanzati, colleghi, innamorati, amici, vicini, e conoscenti: anche quando parliamo la stessa lingua – perché se pensiamo a quando ci relazioniamo ad una persona che appartiene ad un altro paese e ad un’altra cultura, naturalmente la cosa si complica ancora  di più – non ci capiamo.

Anche quando diciamo la stessa cosa, non ci capiamo. Perché è così complicato?

Perché non sappiamo dire qualcosa ad un’altra persona, senza partire dal nostro, personale punto di vista, e non teniamo conto di cosa può pensare l’altra persona

Perché sentiamo e non ascoltiamo, l’altra persona, e anzi la maggior parte delle volte mentre stra ancora parlando, stiamo già pensando a quale risposta dare.

Stiamo già pensando che tanto sappiamo già che cosa ci vuole dire.

E così facendo non sappiamo davvero cosa ci sta dicendo l’altro, non sappiamo davvero cosa pensa e non possiamo sapere se quello che dice può essere un valore per noi. 

Comunicare vuol dire osservare, senza giudizio; vuol dire che se l’altro è vestito in un modo che non ci piace, o se è diverso da noi, non ci facciamo condizionare da questo, 

e dire: mi fai arrabbiare perchè sei sempre in ritardo

  • mi fai arrabbiare, vuol dire dare la colpa all’altro; è già un giudizio mentre noi siamo responsabili delle nostre emozioni,
  • sempre è un punto di vista, il nostro sempre non è quello dell’altro, e c’è un’accusa implicita.

è diverso dal dire mi arrabbioio provo questa emozione,  quando arrivi in ritardonon giudico ma osservo,  perché sento che non ti interessa nulla di meesprimo il mio sentire

ascoltare, ascoltare davvero, con fiducia partendo dal presupposto che l’altro può avere un pensiero diverso da noi e che ci può arricchire.

guardare l’altro, per cogliere oltre alle sue parole, i suoi sguardi, i suoi gesti, i suoi toni che potrebbero dirci molto  altro, rispetto al suo stato d’animo, e potremmo così attivare quella piccola, grande, purtroppo difficile risorsa che si chiama empatia.

Naturalmente la prima persona per la quale possiamo provare empatia, siamo noi stessi. Se non ci prendiamo in considerazione noi, come potrà farlo qualcun’altro?

Comunicare, bene, è possibile. Come? Partendo da noi, ma ascoltandoci, ascoltando i nostri bisogni, le nostre paure, e i nostri limiti. E accogliendoli. Solo così potremo accogliere quelli degli altri. 

Cominciamo con un piccolo esercizio: basta pensare all’ultima volta che abbiamo discusso con qualcuno, amico, amore o un collega. Come è accaduto? Come ci siamo posti di fronte all’altro.? Abbiamo osservato o abbiamo giudicato? Abbiamo sentito o abbiamo guardato?

Vi consiglio di fare l’esercizio scritto: aiuta l’introspezione. Potreste rimanere davvero sorpresi…

 

 

 

Il viaggio continua…

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Il viaggio è iniziato cinque anni fa. Non sapeva dove l’avrebbe portata, chi avrebbe incontrato. Forse a volte si è sentita preoccupata. E qualche volta ha avuto paura, ma non si è mai sentita sola. Il naso umido e il fiato caldo nell’incavo della mano, non è mai mancato: io ci sono.

Quella era, è la sua strada. E su quella strada ha trovato chi la stava aspettando per fare un pezzo di cammino, lungo o breve, insieme a lei.

Sognatori, visionari, anime quiete,  inquiete e anime creatrici, danzatori, fate e streghe, un Cappellaio matto, un Re, un Re vero, amici, che l’hanno fatta ridere e a volte l’hanno fatta piangere, ma ogni volta le hanno lasciato doni preziosi.

Ha insegnato e ogni volta ha imparato ed è diventata più ricca.

Ha viaggiato in piccoli paesi, e in enormi metropoli; è stata catturata dal sapore di una città,  dal mistero di un lago ed è rimasta senza parole davanti al volto di un albero. Conserva nel cuore   l’odore del bosco, umido e verde dopo un temporale e il colore delle foglie autunnali.

Si è innamorata di un sogno, di un’idea, di un ricordo,  di una risata e di uno sguardo. Poi si è commossa ad un matrimonio gay, perché lì ha visto il vero amore. Ha parlato, raccontato, scritto, un sacco, e poi ha letto, ha sognato e scritto ancora.

Non ha dimenticato, ma ha perdonato e questo l’ha resa libera. Più forte e più sicura.

E’ diventata più grande e ha imparato che il silenzio è un amico prezioso e che la solitudine è una dolce maestra. E non ha mai smesso di scrivere e  raccontare le sue fiabe.

E non ha mai smesso di cercarlo.

Il viaggio, meraviglioso, continua…