Incontri…

coniglio.jpg

Si fanno nuovi, magici incontri alla  Catena Rossa Porte delle Fate, nuove emozioni e nuove storie da raccontare…

Restate in ascolto…

Annunci

La corona del Re

COPERTINA (1)

Illustrator Ilaria Tira

Perché nessuno vede la sua corona? Un Re smarrito, che cerca Risposte, che ha bisogno di Certezze: dov’è il suo Regno? Forse è stato rubato. Forse un incantesimo… ma lui è un Re e parte alla ricerca del suo Regno perduto. Un viaggio onirico, un viaggio interiore, l’archetipo fondamentale della vita di ogni individuo: la ricerca del sé.”

Amo ogni fiaba che scrivo, ogni storia, ogni personaggio, ogni loro emozione vive dentro di me, anche dopo che la loro storia è stata scritta, anche quando il libro è stato letto e riposto da qualche parte.  Ogni personaggio che ho creato vive nella città delle fiabe con la sua storia stretta fra le braccia, perché non vuole essere dimenticato. Per questo bisogna leggere e rileggere le fiabe, perché i loro personaggi possano continuare a vivere, donandoci  ogni volta, insegnamenti preziosi.

Ma lo ammetto, ho un debole per il Re smarrito de “La corona del Re, una fiaba a cui tengo tantissimo; scrivendola mi sono quasi innamorata di questo Re che è alla Ricerca di Risposte, che ha perso il suo Regno, che è così   confuso  da avere, sempre sul volto, un’espressione a punto di domanda.

Un volto che è stato molto ben  interpretato dai disegni di una giovane, molto brava, e  davvero promettente illustratrice che ha saputo cogliere, in pieno,  l’essenza del protagonista e della fiaba: Ilaria Tira, una laurea triennale in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e una specializzazione  in Illustrazione alla Scuola Comics di Brescia, e che siamo molto contente di avere nel nostro staff.

La corona del Re partecipa al Concorso Ilmioesordio per la sezione fiabe e storie illustrate, indetto dal sito Ilmiolibro, e puoi leggere le prime pagine, e se ti piace puoi supportarla e votarla.

Inizia una nuova avventura!

Accogli…

annie-spratt-54462-unsplash.jpg

Non dimenticarlo mai…tu sei l’ artefice del tuo destino.

Forse ti sei confrontato con qualcuno o qualcosa che ti ha turbato, che ti ha fatto stare male. Magari hai cercato di allontanarlo dalla tua vita senza riuscirci, così hai provato a fingere di dimenticarlo attraverso il  compassionevole meccanismo della rimozione e sei andato avanti, con un nodo nel cuore che ti sei impegnato a non  ascoltare.

Fingi che tutto sia risolto, anche con chi ti è vicino e ti ha ascoltato, ha ascoltato la tua frustrazione così a lungo che ora ti vergogneresti a parlarne ancora.

Magari per un po’ sei sicuro di averla avuta vinta sul dolore.

Ma poi, basta una parola,  un pensiero, un profumo o un sorriso incrociato per sbaglio  e il muro di fragile creta che ti sei costruito  attorno, si sgretola e ti lascia nudo davanti alla realtà.

“Non tenere tutto dentro. Ricordati che nessuno ha davvero potere sulla tua vita e certe esperienze sei tu che le attiri e confrontandoti con esse acquisisci ancora più esperienza e consapevolezza. In realtà ciò che stai vivendo è esattamente quello di cui la tua coscienza ha bisogno in questo momento” – Rossetti – numeri e archetipi – l’angelo Caduto

I personaggi delle fiabe non cercano di cacciare via il male, la frustrazione, o il disagio. Quando si presenta loro il problema, partono per il viaggio che li sta aspettando, portando con sé ogni emozione che fa loro paura. Affrontandola, vivendola, indossandola, come Pel di topo che vaga 7 anni nel bosco, prima di trovare la sua nuova vita come regina, vestita di un mantello di pelli di Topo,  simbolo della follia paterna che la voleva sposare e poi al suo rifiuto la vuole uccidere.  O come La fanciulla senza mani che privata delle mani per la debolezza del padre che stringe un patto con il diavolo, deve ritrovare la sua autonomia – la sua capacità  di fare – usare le mani senza dover dipendere dai genitori, o da un uomo.

Accolgono. Vivono e affrontano…

Queste bellissime fiabe di potere e di trasformazione ci insegnano che ogni cosa ha un tempo e va rispettato.

Se non riusciamo ad allontanare  qualcosa o qualcuno dalla nostra vita, vuol dire che il suo compito con noi non è ancora finito. Non è il momento. Non ora.

Non ancora.

Accoglilo, abbraccialo come un vecchio amico.  Portalo con te nel tuo viaggio

Il tempo dell’attesa

adult art beauty fashion

Photo by Pixabay on Pexels.com

La Baba Jaga sedette per pranzare; mangia e Vasilissa sta lì in silenzio. “ Perché non mi dici nulla?”chiese la Baba Jaga. «Stai lì come una muta!» “Non ho il coraggio di parlare,” rispose Vasilissa “ ma se permetti vorrei chiederti una cosa.” “ Chiedi; però non tutte le domande portano al bene. Se sai molte cose, invecchi prima!” Vassilissa la bella

La Baba Jaga, la vecchia strega, presente nelle fiabe della tradizione russa,  che vive in una casa  che si muove su zampe di gallina ed è costruita con ossa umane, sa essere terribile – mangia gli uomini, soprattutto quando sono troppo curiosi – ma sa dare anche giusti consigli. Questa fiaba – Vassilissa la bella, la versione russa di Cenerentola – ci racconta che non è sempre saggio sapere troppo. A volte bisogna saper attendere perché le risposte arrivano quando è il loro giusto  tempo.

Anche La bella addormentata ci parla del tempo: la fanciulla punta dal fuso deve dormire cento anni prima di essere risvegliata dal bacio del suo principe, per poter proseguire la sua crescita interiore: la liberazione di ciò che dorme, inconscio o bloccato, può richiedere molto lavoro: solo dopo cent’anni riesce ad arrivare il principe azzurro, il principio vitale, la vita che ci ama. Egli deve faticosamente avanzare all’interno di una selva intricata e a volte bisogna attendere molto per vedere il tanto atteso. (Biato)

Ne’ La fanciulla senza mani – un’antica e bellissima fiaba dei fratelli Grimm-  un padre si lascia ingannare dal diavolo e deve cedergli la propria adorata figlia come sposa. Dopo tre anni il diavolo vuole prendersi quello che gli spetta, e  nonostante la disperazione dei genitori, la figlia si sottomette al terribile patto e poiché il Diavolo non riesce ad usare il suo potere su di lei – il suo candore  è la forza psichica che non riesce a dominare  – ordina al padre di tagliarle le mani – tagliare le mani alla fanciulla vuol dire togliere la sua capacità psichica di afferrare, trattenere, aiutare se stessa e gli altri. Vuol dire annullarla.

Alla fine il diavolo non riuscirà ad avere la fanciulla e lei, ormai mutilata deciderà di lasciare la sua casa e di vagabondare per il mondo. Incontrerà il suo Re e lo sposerà ma poi per un nuovo inganno del diavolo tornerà a vagabondare. Il suo viaggio durerà sette anni – la durata di una stagione nella vita di una donna, il numero ricorrente nel tempo sacro, i sette giorni della creazione. Sette è il numero dell’iniziazione (Pinkola). Un periodo necessario per la crescita interiore della fanciulla – una rinascita –  che vedrà ricrescere le proprie mani, prima quelle di una bambina, poi quelle di una fanciulla e infine quelle di una donna.

Sette anni sarà anche il tempo necessario al suo Re, il suo sposo, per ritrovarla. Sette anni di dolore, non mangerà per sette anni, e di grande trasformazione. La fanciulla senza mani, come Vassilissa la Bella e La bella addormentata sono fiabe che portano profondi messaggi e meritano ben altri approfondimenti. Per ora ci basti vedere che per ognuna di queste storie, il tempo, e l’attesa hanno un valore fondamentale, la catarsi per prepararsi al viaggio.

Le fiabe ci insegnano che ogni cosa ha un tempo per essere svelata, e che il viaggio di ogni individuo alla ricerca del proprio sé ha bisogno del tempo necessario perché avvenga la trasformazione che porta alla crescita. Nessun tempo deve essere forzato

C’è un tempo per ogni cosa: un tempo per il dolore, che va onorato e mai evitato, e c’è un tempo per la gioia, che va accolta e mai data per scontata. C’è un tempo per avere le risposte, e a volte si fanno attendere molto a lungo, perché non è il nostro tempo per sapere.

Quello che stiamo cercando, quello che ci è destinato, arriva quando siamo pronti ad accoglierlo. Anche quando pensiamo di non esserlo. L’ attesa, è il tempo perfetto che ci prepara al dono e il tempo dell’attesa va rispettato, anche quando ci sembra interminabile.

Ho imparato che nulla va forzato, io che vivo sempre in conflitto con il mio tempo, che non è mai troppo veloce, o non è mai abbastanza, o che è troppo lento. Ho imparato che non devo sempre avere tutte le risposte, non subito! Non ora! Arriveranno.  Ho imparato che io creo la mia realtà – tutti noi lo facciamo – e che saper attendere, senza fermarsi – è un grande privilegio.

Alice: “Per quanto tempo è per sempre?” Bianconiglio: “A volte solo un secondo.”

Sonno

annie-spratt-469168-unsplash

Mio buon Principe, sarà ormai più di cinquant’anni che ho sentito raccontare da mio padre che in quel castello c’era una Principessa, la più bella che si potesse mai vedere; che essa doveva dormirvi cento anni, e che sarebbe destata dal figlio di un Re, al quale era destinata in sposa”. A queste parole, il Principe s’infiammò; senza esitare un attimo, pensò che sarebbe stato lui, quello che avrebbe condotto a fine una sì bella avventura, e spinto dall’amore e dalla gloria, decise di mettersi subito alla prova. Appena si mosse verso il bosco, ecco che subito tutti gli alberi d’alto fusto e i pruneti e i roveti si tirarono da parte, da se stessi, per lasciarlo passare.” La bella addormentata nel bosco – Perrault

 

Il principe cigno

cigno

Il principe cigno – Donzelli Editore – Illustrator F. Negrin

Una ragazza viveva nel mezzo di un grande bosco, e un giorno le fece visita un cigno. Portava un gomitolo di filo e le disse:”non sono un cigno, ma un principe stregato, e tu potrai  liberarmi se riuscirai a dipanare il filo al quale resterò legato in volo, ma attenta a non spezzarlo” 

Se la ragazza riuscirà a dipanare il filo, libererà il principe dall’incantesimo e lui la farà sua sposa, ma se lei  lascerà rompere il filo, lui rimarrà per sempre stregato.  La ragazza accetta, prende  il gomitolo e il cigno prende il volo, e quando sembra andare tutto per il meglio, il filo si rompe. La ragazza disperata, parte alla ricerca del suo cigno, per salvarlo e arriva nella casa di un orco, ma viene aiutata dalla vecchia moglie che si chiama Sole,  che la nasconde e poi la fa scappare, lasciandole un dono. Nel suo cammino, per altre due volte la ragazza arriva nelle casa di un orco e le vecchie mogli, Luna e Stella, l’aiutano e le danno un dono.

Quando la giovane arriva al castello trova finalmente il suo re, che è già sposato ad un’altra donna. Allora, cerca in tutti i modi di parlargli ma la regina che è gelosa della giovane,  dà del sonnifero al suo sposo, e il re addormentato non può sentire le sue parole.

Il principe cigno  è una delle quarantadue  fiabe segrete dei fratelli Grimm, scoperte duecento anni dopo la loro stesura. Una fiaba antica, una storia che porta un prezioso messaggio.

Questa storia è la nostra storia.  Quante volte abbiamo iniziato una relazione con qualcuno che non era la persona  giusta per noi – a volte lo capiamo subito – ma ci ha chiesto aiuto  –  non far rompere il filo che mi lega a te – o forse noi abbiamo pensato che avesse bisogno del nostro aiuto per cambiare, per migliorare, per trasformarsi secondo i nostri desideri – ci siamo sentiti responsabili della suo benessere, della sua felicità, della sua fortuna: se non fai rompere il filo diventerò il tuo principe.

Come la ragazza  della fiaba, se il filo si rompe, o temiamo che si possa rompere,  siamo disposti a tutto per non perdere il nostro amore e, come lei,  corriamo nel bosco – inizia il nostro viaggio – anche se è buio, anche se abbiamo paura, perchè solo grazie al nostro aiuto, alla nostra presenza e alla nostra dedizione, il nostro amore sarà salvato e ci sarà grato. E ci amerà. 

Perchè a volte amiamo chi non potrà mai darci quello che desideriamo, anche quando ne siamo consapevoli, anche quando le sue azioni ci dimostrano che non è la persona per noi. Anche quando l’unico sentimento che ci tiene legati, è la nostra insicurezza.

Non riusciamo a mollare il filo, sottile, fragile che ci tiene legato a lui. E ancora tentiamo ogni cosa per avvicinare il nostro amore, per farlo cambiare, per farci amare.Così si fece notte, e quando il re fu messo a letto lei cominciò a cantare: ma il re Cigno non pensa più a Juliane, promessa sposa laggiu’? Ma il Re non sentiva”.

E’ un Re addormentato – la regina rappresenta il suo distacco,  –  che non può, non vuole sentire.  Cosa ci spinge ad innamorarci di chi non può sentirci, di non vuole ascoltarci? Di chi non può cambiare per noi, nonostante siamo disposti ad affrontare il buio del bosco che ci fa così paura, ad accettare quello che non ci piace;  siamo pronti ad annullarci. Per un amore che non ci appartiene…

Ma la ragazza della fiaba nel suo cammino deve affrontare delle prove, incontra degli orchi, addirittura dorme nella loro casa – vuol dire affrontare  le nostre paure, i nostri limiti, la nostra fragilità, e ogni volta che guardiamo in faccia i nostri mostri, troviamo aiutanti magici, le mogli dei tre orchi,  che ci danno dei doni, doni d’oro, preziosi –  le nostre risorse interiori, la forza, la capacità di guardarsi dentro, una nuova consapevolezza di sè e il privilegio della crescita personale. 

Alla fine la ragazza riuscirà a farsi sentire dal suo re, perchè ha imparato a rapportarsi alle proprie emozioni in modo equilibrato, e lui, allontando le sue stesse paure,  la sceglierà come sua sposa:

E la regina il giorno dopo dovette tornarsene nella sua casa paterna e il re sposò la sua vera fidanzata, e vissero felici e contenti finchè morte non li separò”.

Le fiabe ci insegnano che i problemi e le difficoltà possono essere superati, e che possiamo ottenere quello che desideriamo, ma solo quando siamo disposti a guardarci dentro, a guardare  in faccia, e ad  affrontare  i nostri mostri,  a vincere le nostre paure.

Il nostro compito non è creare la felicità di chi abbiamo accanto, noi dobbiamo creare solo la nostra felicità; solo così possiamo imparare ad amare, ad accettare, a crescere.

Da dove possiamo partire? Basta aprire la mano, senza paura,  e lasciare scorrere via il filo… lascialo andare,  se è vero amore non ha bisogno di fragili catene…

 

 

 

 

 

 

 

Scriviamo una fiaba?

 

Si è concluso sabato  il laboratorio di creatività e scrittura fiaba ” Scriviamo una fiaba?” 

Un bellissimo gruppo di lavoro, che ha saputo collaborare molto bene insieme, condividendo idee e talenti; un gruppo che si è messo in gioco e non si è tirato mai indietro davanti a esercizi e prove,  che  hanno portato alla creazione di piccoli racconti preziosi, e bellissime fiabe che saranno raccolte in un libro.

Ogni momento di formazione è un grande insegnamento per chi apprende e anche per chi insegna, un privilegio, una grande ricchezza.

Grazie di cuore a Aurora, Debora, Michela, Barbara e Ivan e grazie alla bella Biblioteca di Padenghe, intitolata ad “Alda Merini”, che ci ha accolto e ospitato.