Aggiornarsi le fiabe

Come ho scritto recentemente, le mie fiabe sono  scritte sia per i piccoli ma anche, e soprattutto per i grandi.

Sono fiabe che accompagnano l’evoluzione e la crescita personale dell’adulto  e spesso le utilizzo nei percorsi individuali o di gruppo, e ogni volta,  hanno saputo aprire i cuori alla ricerca, hanno mostrato nuove possibilità e soluzioni, dove prima non si vedeva null’altro.

Hanno indicato, attraverso il linguaggio simbolico e la metafora, nuove modalità di comportamento.

Uno dei primi messaggi che le fiabe mi hanno donato è stata quello dell’importanza di diffondere le fiabe, ri-portarle, ri-scoprirle perché  oggi, più che mai, abbiamo bisogno della loro antica saggezza. Il nostro mondo ne ha bisogno.

Così, sono molto contenta, perché da da oggi due  fiabe La Corona del re, e  L’uomo e la tartaruga ,con i bellissimi disegni di Ilaria Tira il primo e di Elena Bertoloni il secondo , e il saggio I messaggi delle fiabe,   danno   la possibilità di acquisire crediti formativi per tutti gli addetti al settore che hanno l’obbligo dell’aggiornamento formativo, e di essere utilizzare come strumento per il proprio lavoro.

Le fiabe hanno sempre qualcosa da dire, basta ascoltare con attenzione… aprono alla ricerca.

Per ogni informazione e modalità di accreditamento  basta andare sul portale SIAF ITALIA

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I messaggi delle fiabe

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“Così si mise a cercare il buco della serratura, ma non riusciva a trovarlo. Alla fine, lo vide, ma era così piccolo che lo si poteva appena vedere. Provò la chiave e questa entrò perfettamente. La girò una volta e… adesso dobbiamo aspettare che sollevi il coperchio per sapere quali grandi meraviglie la scatola contiene.”

La chiave d’oro – F.lli Grimm

Tutti noi, anche chi non lo sa ancora, e forse non lo saprà mai, stiamo cercando la piccola serratura. Abbiamo trovato lo scrigno magico che ci appartienema guarda, era sempre stato lì e non l’avevo mai visto, -ma non sappiamo come aprirlo.

Qualcuno  è fermo immobile davanti allo scrigno e non sa cosa fare. Forse ha paura: cosa ci sarà dentro?

 Altri hanno iniziato subito a cercare la chiave – non importa se la neve è gelida e le mani fanno male – e ora cercano la serratura per aprire lo scrigno – lì c’è dentro il mio tesoro – 

Qualcun altro, si è voltato e si è allontanato, pensando che ha cose più importanti da fare, problemi da risolvere, preoccupazioni da affrontare.

E qualcuno, ha trovato la piccola serratura e sta aprendo il suo scrigno magico…

“Ognuno di noi ha un tesoro che aspetta solo di essere portato alla luce; a volte è nascosto così profondamente che nemmeno sappiamo di averlo.  A volte siamo troppo pigri per guardare così a fondo, o per faticare nella ricerca.

A volte fa un po’ paura perché l’idea di cambiare qualcosa ci spaventa. A volte la scatola che lo contiene non ha nemmeno la serratura”.  I messaggi delle fiabe 

Da oggi I messaggi delle fiabe è in vendita anche sul sito Il Giardino dei Libri.it

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Le fiabe ci vengono a cercare, portano sempre messaggi preziosi, basta saper ascoltare…

Sette in un colpo

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Una mattina d’estate, un piccolo sarto sedeva al suo tavolo, davanti alla finestra, e cuciva. Giù per la strada veniva una contadina gridando: -Marmellata buona! Marmellata buona!-. Queste parole suonarono piacevoli all’orecchio del piccolo sarto; sporse la testolina dalla finestra e chiamò: -Quassù, brava donna! Qui spaccerete la vostra merce-. La donna salì e dovette aprire tutta la sua cesta. L’omino ispezionò bene ogni pentola, e infine comprò soltanto un quarto di libbra, cosicché‚ la donna se ne andò di pessimo umore e brontolando. -Che Dio benedica la mia marmellata- disse il piccolo sarto -e mi dia forza e vigore!- Prese del pane, ne tagliò un pezzo per il lungo e ci spalmò sopra la marmellata. -Deve avere un buon sapore- disse -ma prima di morderlo voglio finire il farsetto.- Mise il pane accanto a s‚, riprese a cucire e dalla gioia faceva punti sempre più lunghi. Nel frattempo l’odore della marmellata era salito su per la parete fino ad arrivare a un nugolo di mosche che si precipitarono giù. Ma il piccolo sarto ogni tanto si voltava a guardare il pane, e così scoprì le intruse. -Olà- esclamò -chi vi ha invitato?- e le cacciò via. Ma le mosche, che non capivano la lingua, non si lasciarono respingere e tornarono ancora più numerose. Il piccolo sarto perse la pazienza, prese un pezzo di stoffa dalla sua cassetta e: -Aspettate, ve la darò io!- e giù colpi. Quando la smise e contò, ben sette mosche gli giacevano davanti morte stecchite. -Sei così bravo?- disse ammirato fra se’ e se’. -Deve saperlo tutta la città.- E in fretta e furia si tagliò una cintura, la cucì e vi ricamò sopra a grandi lettere: -Sette in un colpo!-. -macché‚ città!- proseguì -tutto il mondo lo deve sapere!-

Un piccolo evento, una cosa da poco, ma per il piccolo eroe cuorcontento della fiaba “Il coraggioso piccolo sarto” dei fratelli Grimm, , diventa un atto di puro valore ed eroismo.

Attraverso il gesto di uccidere sette mosche con uno straccio, cosa da poco in realtà, il piccolo sarto vivrà il momento magico di un’improvvisa intuizione di sè, del proprio valore, delle proprie qualità -capita a volte di avere una magica visione del proprio eroismo, magari proprio quando ci troviamo davanti ad un problema che sembra irrisolvibile; questi sono momenti preziosi in cui comprendiamo che possiamo fare tutto e tutto può accadere.

Il piccolo sarto non si limita a pensarlo ma lo rende vero, vero per sè e per il mondo, evocandolo in un motto che si scrive sulla cintura “sette in un colpo”, e improvvisamente non sono più solo sette mosche, ma potrebbero essere sette briganti, o sette orchi: la sua forza non sta nella dimensione del nemico ma dal potere del suo motto che diventa una formula magica. Vivere la magia delle fiabe  – Brasey e Debailleul.

Grazie ad esso il piccolo sarto passa dalla dimensione ordinaria di una vita banale a quella straordinaria di una vita magica, che gli consente di combattere giganti, unicorni e cinghiali, e alla fine di diventare persino Re.

Questa storia è la nostra storia: anche noi possiamo avere una visione ispirata di noi stessi ed evocarla in un motto come quello del piccolo sarto “Sette in un colpo” e affiggerlo in chiare lettere – scriverlo sulla cintura – prima di renderlo in atto nel mondo.

Se manteniamo l’adesione alla nostra nuova qualità, se crediamo fermamente al nostro nuovo  eroismo e alla nostra capacità di rendere “Tutto possibile” – gli orchi e i giganti – i nostri ingombranti blocchi e limiti –  che fino ad ora l’avevano tenuta nascosta, saranno eliminati e potremo, finalmente, vedere l’infinito di possibilità che abbiamo a disposizione.

Ogni giorno facciamo piccoli atti eroici – quando troviamo il lato positivo ad un probema , quando sorridiamo davanti ad una difficoltà, o quando sappiamo ringraziare perchè ogni giorno è un giorno nuovo.

Ma il più delle volte non ce ne rendiamo conto e ci lasciamo sfuggire  la consapevolezza di risorse, competenze che sono fondamentali per la nostra crescita, per il nostro viaggio da Eroi nella vita di ogni giorno.

Troviamo la nostra qualità, la nostra forza, affermiamola, scriviamola a caratteri cubitali ovunque possiamo vederla, e ripetiamola come un mantra.

Mostriamola e mostriamoci  al mondo. Ogni giorno siamo Eroi!

Qual è il vostro motto? 

Archetipi e fiabe

 

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Jr. Korpa

Gustav Jung, psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero, teorizzava che l’ inconscio alla nascita contenga delle impostazioni psichiche innate, informazioni trasmesse in modo ereditario, fin dall’inizio dei tempi. Queste informazioni – codici di messaggi universali –  appartengono a tutti i popoli e sono definiti archetipi. Secondo Jung gli archetipi hanno sede nell’inconscio collettivo, un sistema psichico più profondo dell’inconscio personale che, invece, raccoglie le esperienze personali dell’individuo.

Le fiabe sono l’espressione degli archetipi, cioè di queste immagini primordiali,  idee innate e predeterminate dell’inconscio umano. Prima c’erano i miti: l’uomo, che non sapeva spiegarsi il mondo intorno a sé,  raccontava storie meravigliose per spiegare la propria esistenza, per comprendere la vita.  Nei miti, l’uomo si rapportava agli Dei, alle divinità che regolavano le leggi, per lui incomprensibili, della natura; i miti erano strettamente legati al sistema sociale e religioso dei popoli e quando questo decadde, decaddero anche i miti e lasciarono il posto alle fiabe: dal divino meraviglioso si passò al magico umano – non più Dei, ma esseri magici, streghe, fate, re e gnomi.

Ma le fiabe hanno continuato a raccontare le storie dell’uomo.

Gli archetipi sono spesso presenti nelle fiabe soprattutto quelle antiche; ad esempio l’archetipo dei riti di iniziazione: nell’antichità  i giovani – nel passaggio dell’infanzia alla età adulta – dovevano superare il rito dell’iniziazione: dovevano abbandonare la propria casa e andare – allontanamento – nelle foreste, per incontrare gli sciamani,superare prove, quasi sempre molto dure, che potevano portarli alla morte. Ma se sopravvivevano, voleva dire che erano passati in una nuova fase di vita, di crescita:  molti protagonisti delle fiabe più conosciute  devono allontanarsi dalla propria casa, o devono iniziare un viaggio,   – andare nel bosco, come Cappuccetto Rosso, – o sono abbandonati nel bosco, come Hansel e Gretel, e devono superare delle prove – affrontare il lupo, o essere catturati e uccidere la strega.

O devono trovare un tesoro, come deve fare il grullo delle le Tre piume dei Fratelli Grimm.

Il viaggio nel bosco rappresenta la metafora della crescita interiore dell’individuo, il bosco è il luogo iniziatico per eccellenza. Nel bosco tutto può succedere, tutto è possibile.

Il linguaggio semplice delle fiabe è accessibile a tutti i livelli e per questo rappresenta l’archetipo nella sua forma più purale fiabe  parlano al profondo dell’uomo e lo aiutano nel processo di crescita e realizzazione, che Jung definisce il Sé, la totalità psichica dell’individuo, la perfetta integrazione fra conscio e inconscio, fra impulsi positivi e negativi, e solo la conoscenza e l’equilibro di queste istanze,  presenti nell’uomo, lo porta al fondamentale processo di individuazione di sé stesso.

Ognuno di noi ha in sé molti archetipi, alcuni consapevoli e altri che non sappiamo di avere, che agiamo, più o meno, a seconda del periodo e delle esperienza che stiamo vivendo: ci accompagnano nel nostro percorso di crescita e di vita – nel nostro viaggio–  e ogni archetipo ha il suo corrispondente positivo e negativo, due parti che esistono singolarmente proprio perché esiste la loro parte opposta corrispondente.

Capire quale archetipo è più presente, o dominante in noi,  può aiutarci meglio a comprendere il percorso che stiamo affrontando.

Ne parliamo insieme? Ai prossimi post…

Il sorriso di una tartaruga

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Un uomo alla ricerca di sè stesso, alla ricerca delle cose perdute, affetti, valori, tempo… A volte si pensa che tornare indietro, tornare dove tutto è iniziato, possa servire.

Lo pensa anche l’uomo, che ritorna in una Berlino caotica, sempre uguale, eppure differente; ma a lui non importa, lui non vuole parlare con nessuno, non ha tempo da perdere per niente e per nessuno.

Ma è proprio l’incontro con una tartaruga, un piccolo essere, indifeso e  senza voce, a parlare al suo cuore,  e per salvarla dall’ignoranza e dalla cattiveria umana, l’uomo salverà sè stesso.

Una piccola fiaba metropolitana – con la bella copertina della nostra bravissima Elena Bertoloni. Una fiaba a cui sono molto legata, per il messaggio che porta, perchè è una storia vera, perchè insegna che ogni animale , anche il più piccolo, va sempre rispettato e difeso.

Anche   l’incontro con Giovanelli Edizioni  è stato molto importante, perchè la casa editrice, giovane, molto seria e che ha molto a cuore la difesa degli animali  –  ha  scelto di pubblicare la fiaba e da oggi potete trovare e acquistare “L’uomo e la tartaruga“,  sui principali siti di acquisto on line.

Perchè nessun animale è un oggetto…

 

 

 

I desideri ridicoli

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C’era una volta un taglialegna, il quale, stanco della vita — così almeno diceva — aveva gran voglia di andarsene al mondo di là. Da che era venuto al mondo, a sentir lui, il cielo spietato non avea mai voluto esaudire un solo dei suoi voti.
Un giorno che così si lamentava nel bosco, gli comparve Giove con in mano un fulmine. Figurarsi la paura del pover’uomo! “Niente voglio, esclamò gettandosi a terra, niente desideri, niente fulmini, e siamo lesti! ”
“Non temere, lo rassicurò Giove. Commosso ai tuoi pianti, vengo a mostrarti il torto che mi fai. Ascoltami. Io, sovrano del mondo, ti prometto di esaudire i primi tre desideri che ti verranno in mente, quali che essi siano. Pensa a quel che meglio potrebbe formare la tua felicità; ma poiché questa dipende tutta dai tuoi voti, pensaci bene prima di farli. ”
Ciò detto, disparve. E il taglialegna, caricatosi il suo fardello, che gli parve ora una piuma, se ne tornò tutto lieto a casa.
 Bisogna – diceva cammin facendo – contenersi con giudizio; bisogna anche, vista la importanza del caso, pigliar consiglio da mia moglie.”

I tre desideri – I desideri ridicoli  il titolo nella versione francese – è una fiaba di Perrault pubblicata nel 1703, dopo la sua morte,  che narra la storia di un taglialegna che riceve in dono la possibilità di esaudire tre preziosi desideri. Il pover’uomo torna a casa, lo racconta subito alla moglie e i due decidono di pensarci per bene, perché un’opportunità così non si ripresenterà un’ altra volta.

Così il marito, soddisfatto, si siede a pensare davanti al fuoco, beve un bicchiere di vino e dice:
– Certo che, con del vino rosso così buono ci vorrebbe una bella e lunga salsiccia –
Detto fatto; una fumante salsiccia appare sul tavolo. La moglie inferocita – che già stava pensando a desiderare diamanti, cibi succulenti e ricchezze varie – comincia ad inveire al marito per avere sprecato in modo così stupido un prezioso desiderio.

I due cominciano a litigare e ad un certo punto il marito dice alla moglie:
Gli uomini disse, son davvero nati per soffrire! Maledetta sia la salsiccia e la tua malagrazia! Piacesse al cielo, brutta strega, che ti pendesse alla punta del naso!”
La preghiera fu all’istante esaudita. Detto fatto, il metro di salsiccia s’attaccò al naso della povera moglie.”

Bisogna dire che l’uomo valutò per un attimo di usare il terzo ed ultimo desiderio per sé, e magari farsi Re, e lasciare la moglie con quel coso attaccato al naso; ma poi pensò che da Re non era molto elegante avere accanto una Regina con cotanto naso, ed utilizzò il desiderio per far tornare la moglie come prima.

La fiaba, molto divertente, avvisa i bambini – ma anche i grandi –  sulle possibili, non piacevoli conseguenze dei desideri avventati – magari un po’ cattivi – e nello stesso tempo li rassicura sul fatto che questi desideri hanno scarse conseguenze, e quando il desiderio si è estinto, tutto torna alla normalità, soprattutto se la volontà di far tornare tutto come prima è davvero sincera.

Ogni bambino ha momenti in cui si lascia trasportare dalla rabbia:
“ … qualcosa che il bambino non è in grado di evitare. Ma la fiaba è abbastanza accorta da non aspettarsi l’impossibile dal bambino, e da non generare in lui ansia perché ha desideri ispirati dalla collera e non può fare a meno di averli. Da una parte ammonisce che lasciarsi trasportare dalla collera o dall’impazienza significa andare incontro a guai, dall’altre parte rassicura garantendo che la buona volontà e le buone azioni possono annullare tutto il male procurato dai cattivi desideri” (Bettelheim)

Nella Fiaba di Pierino Porcospino, il padre arrabbiato per la sterilità della moglie, desidera di avere un figlio qualsiasi, anche un porcospino. Desiderio esaudito, arrivo un bambino con il corpo da bimbo e la testa di un porcospino. Il piccolo Pierino aiuterà un Re che, nonostante l’aspetto, per ringraziamento gli darà in sposa la propria figlia, e la prima notte di nozze Pierino si trasformerà in uno splendido principe.

E’ importante insegnare al bambino che la rabbia, come altre emozioni negative, é normale, e non è sbagliato provarle e la fiaba lo aiuta – aiutando il suo sviluppo sociale e relazionale – ad elaborare e comprendere quali sono gli atteggiamenti che danno  risposte positive.

 

Il male nelle fiabe

Nelle fiabe il male è presente tanto quanto il bene, come è nella vita reale e nell’essere umano, che ha in sé entrambi. Questo dualismo è la base del problema morale, che chiede la lotta per superarlo.

Molti genitori, e anche qualche addetto al lavoro, pensano che certe fiabe, soprattutto nelle loro versioni originali, siano poco adatte al mondo infantile.
C’è un diffuso rifiuto a permettere al bambino di sapere che gran parte degli inconvenienti della vita sono dovuti alla nostra stessa natura; alla propensione di tutti gli uomini ad agire in modo aggressivo, asociale, egoistico, spinti dall’ira e dall’ansia”. Si vuole far credere al bambino che l’essere umano è intrinsecamente buono, ma i bambini stessi sanno di non essere sempre buoni, e ciò, in opposizione a quanto detto dai genitori, fa nascere l’idea al bambino di essere un mostro.” Il mondo incantato – Bruno Bettehleim

Si vuole nascondere ai bambini – ma spesso anche gli adulti preferiscono non affrontarlo –  il lato oscuro presente in ognuno di noi, mentre la fiaba rende tutto molto semplice: nelle fiabe il male e il bene sono sempre ben delineati; i personaggi sono, o buoni o cattivi, non ci sono mezze misure; il carattere di ognuno è ben tracciato, e il bambino può facilmente identificarsi: può imparare ad accettare e a convivere con il proprio lato oscuro, perché lo vive indirettamente attraverso il racconto; sa che esiste, ma sa anche che il buono della fiaba, normalmente l’eroe, avrà poi la meglio sul male.

E, a proposito della strega di Hansel e Gretel: la figura della strega esiste nella fantasia ansiosa di ogni bambino,” ma una strega che egli può spingere nel forno e farla bruciare viva è una strega di cui il bambino può ritenersi liberato.” [1] Il mondo incantato – Bruno Bettehleim.

I messaggi delle fiabe – Ilmiolibro – Mariarosa Ventura

Illustrazione Ilaria Tira – Lila Illustrazioni