Piccoli attimi preziosi

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Ben White

Oggi è la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, giornata che nasce per volontà dell’Unesco nel 1996. L’ obiettivo è promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la tutela del copyright.

 

In tempi di e-book e alta tecnologia, necessaria e benvenuta, noi amiamo il libro cartaceo, il suo odore di carta stampata; ci piace aprirlo e cercare –  con piacevole e sottile ansia di attesa – le prime righe che ci introducono alla storia. Non sono quelle che ce lo fanno scegliere?

Abbiamo libri ovunque – in ogni stanza della casa, ne portiamo uno sempre con noi, anche se sappiamo che non riusciremo a leggerlo, perchè amiamo possederli.

Un amore che nasce fin da piccoli, perchè l’amore per la lettura, per i libri, e per la lettura, si può insegnare ai bambini, iniziando a leggere loro le fiabe, perchè già attorno ai 2 anni, il bambino ama sentire raccontare storie, un desiderio naturale di sentirsi narrare degli eventi, e che verso  6 anni si evolve ulteriormente con la lettura autonoma.

Leggere  le fiabe insieme ai nostri bambini è un dono per loro e per noi stessi.

Il loro ascolto  permette lo sviluppo del “pensiero narrativo”, cioè la capacità cognitiva attraverso cui le persone strutturano la propria esistenza e le danno significato,  e attivano due modalità caratterizzanti l’attività mentale degli esseri umani: la realtà e la fantasia. 

Attraverso l’ascolto della fiaba il bambino attiva due funzioni fondamentali,  il pensiero razionale e il  pensiero fantastico, indispensabili per lo sviluppo e per il corretto funzionamento della sua attività mentale; inoltre le fiabe contribuiscono allo sviluppo psicologico dei bambini – non ci stancheremo mai di dirlo – nel linguaggio, nella sfera emotiva, relazionale e sociale.

E per i grandi? Leggere una fiaba significa aprirci al mondo del fantastico, dell’impossibile che diventa possibile, di lasciarsi andare alla meraviglia. Anche se non lo sappiamo, anche se lo abbiamo scordato, il nostro bambino interiore ha ancora bisogno – ha sempre bisogno – di ascoltare le fiabe, le ama. 

Proibito dire che non abbiamo tempo!

Facciamoci  un dono: leggere, e ancora di più, condividere la lettura con chi amiamo,  è regalarsi un piccolo attimo prezioso.

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L’ora del tè

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Le fiabe ci vengono a cercare. E’ un dato assodato. Lo fanno quando hanno qualcosa da dirci. Qualcosa di davvero importante, qualcosa di cui abbiamo davvero bisogno.

Nel meriggio tutto d’oro… Guardando il sole, or ora tramontato. Alice! Accetta questa favola infantile, E deponila con mano gentile Là dove i sogni innocenti Presto s’intrecceranno a un mistico ricordo, Come ghirlande di fiori ormai appassiti Colti dai pellegrini nei più remoti siti.

Quel «pomeriggio dorato», del 4 luglio 1862, un venerdì, è ricordato da Carroll nel suo diario; parla di una gita in barca con le sorelline Liddel, sue vicine di casa, con cui passava gran parte del suo tempo, Lorina, Edith e Alice, quest’ultima sua preferita e sua musa. Durante quella gita, Carrol raccontò alle sue piccole amiche, per la prima volta,  la favola con le avventure di Alice  nel sottosuolo.

Forse potrebbe essere  difficile, leggere le avventure della piccola Alice senza pensare alle voci dell’ ambiguo  interesse di Carrol per i bambini:

“Per chi lo volesse proprio sapere, comunque, diremo che sì, Charles Lutwidge Dodgson alias Lewis Carroll era un pedofilo.” Carroll, Lewis. Alice nel Paese delle Meraviglie (Nuovi acquarelli) (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 31-32). Giunti Demetra.

Ma  dobbiamo anche pensare che è proprio  l’Inghilterra Vittoriana di allora che ha rapporti ambigui e malsani con i bambini che sono costretti a turni di lavoro impossibili, e le bambine delle famiglie più povere  vengono avviate alla prostituzione o al matrimonio quando hanno fra i 12  e 14 anni di età. Senza considerare la rigida educazione a cui vengono sottoposti, una rigidità che non lascia nessun spazio alla fantasia e alla creatività. Lo stesso Carrol, probabilmente, deve la sua balbuzia ai tentativi degli adulti di  eliminare il terribile difetto del suo mancinismo.

Leggendo e rileggendo Alice ti viene da pensare, preferiamo pensare, che Carrol  abbia voluto donare alla sua creatura, e allo stesso tempo alla sua reale, piccola musa, la vita fantasiosa e creativa, che le era negata, liberandola, e liberando sè stesso dalle rigide regole e dagli imperativi imposti dalla società del tempo.

Alice è  catapultata in un mondo dove tutto è al rovescio, al contrario, dove le regole di spazio e di tempo non esistono, dove regna il caos e,  attenzione – possiamo scoprire che anche il caos segue delle regole precise –  dove puoi bere strani  intrugli senza porti nessun problema o addirittura puoi mangiare funghi strani che ti fanno crescere a dismisura.

Alice incontra conigli, topi, un bruco fumato, un gatto che sparisce, un Cappellaio che ha litigato con il tempo, e strani animali che dicono  cose, ancora più strane. Ma ognuno di questi incontri, fa apprendere  qualcosa alla piccola Alice, perchè le insegnano ad adattarsi ad un mondo apparentemente incomprensibile – e non solo perchè cresce o diventa piccola, a seconda di quello che beve o mangia – un ottimo esempio di flessibilità (Bastone), ma anche perchè la crescita dell’individuo sta nella sua capacità di adattarsi all’ambiente e di interagire con esso. Una capacità che mostra la più alta forma di intelligenza dell’individuo. (Piaget)

Alice seguendo il coniglio bianco, nella sua tana,  non ha paura di scendere nell’ oscurità e nelle profondità della terra – e del  proprio inconscio, –  primo passo consapevole per la propria crescita personale.

La tana del coniglio scendeva giù dritta, come una galleria, e poi sprofondava all’improvviso, tanto all’improvviso che Alice non ebbe neanche il tempo di pensare a fermarsi, e si trovò a precipitare giù per quel cunicolo profondo. Alice nel paese delle meraviglie – L. Carrol

Ogni personaggio che incontra Alice mette in discussione le sue sicurezze e tutte le cose che ha conosciuto fino ad  allora, e le permette di crescere e proseguire nel suo cammino alla consapevolezza di sè, la ricerca fondamentale di ogni individuo, l’archetipo più importante.

Avevo letto questa fiaba molto tempo fa. Forse l’avevo dimenticata, anche se è impossible dimenticare Alice nel paese delle meraviglie. Probabilmente non l’avevo capita.

Lei è tornata a cercarmi, per le vie insolite e magiche delle inaspettate coincidenze. Perchè anch’ io, come Alice, mi sono trovata in un mondo per aria,  e nonostante questo – o proprio per questo –  non ho esitato, e ancora non  esito, a buttarmi nei varchi semiaperti del mio inconscio, senza pensarci tanto, inseguendo il coniglio bianco – a proposito il bianco è il colore, assenza di colore,  che simboleggia l’ iniziazione –

Il coniglio bianco è la mia parte in affanno, sempre in ritardo,  che vuole sapere, che mi esorta a cercare, a conoscere e fare mille cose nello stesso tempo.

Ho scoperto di avere anche il mio cappellaio matto, un amico speciale che, chissà come, è sempre presente quando la regina vuole tagliarmi la testa, e mi sta insegnando a vivere con leggerezza, anche quando sembra che il tempo si  cristallizzi in una finta, ma confortevole quiete, mi insegna a vivere i momenti no, e i pensieri attorcigliati e cupi, come un’interminabile e folle, nel senso più positivo e costruttivo del termine,  ora del tè.

Le fiabe ci vengono a cercare. E’ un dato assodato. Hanno sempre qualcosa di importante da dire…

 

Scriviamo una fiaba?

 

Si è concluso sabato  il laboratorio di creatività e scrittura fiaba ” Scriviamo una fiaba?” 

Un bellissimo gruppo di lavoro, che ha saputo collaborare molto bene insieme, condividendo idee e talenti; un gruppo che si è messo in gioco e non si è tirato mai indietro davanti a esercizi e prove,  che  hanno portato alla creazione di piccoli racconti preziosi, e bellissime fiabe che saranno raccolte in un libro.

Ogni momento di formazione è un grande insegnamento per chi apprende e anche per chi insegna, un privilegio, una grande ricchezza.

Grazie di cuore a Aurora, Debora, Michela, Barbara e Ivan e grazie alla bella Biblioteca di Padenghe, intitolata ad “Alda Merini”, che ci ha accolto e ospitato.

Istinto

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Lo stato psichico naturale delle donne è quello selvaggio, una parte instintuale potente, folle e creatrice. E’ la sua  connessione con  la madre Terra, è la sua capacità di essere integra, di trovare il proprio branco, di stare con orgoglio e sicurezza nel proprio corpo, indipendentemente dai propri doni o dai propri limiti.

Essere consapevole. Fidarsi delle proprie percezioni. Seguire i propri istinti.

Ma quando la donna si lascia addomesticare dalla vita, dalle relazioni, o dagli eventi, dimentica la sua natura selvaggia, la sua anima si addormenta. Perde la sua capacità di preveggenza, e quando ha la possibilità di tornare libera, diventa una donna-fera – dal latino fera ,  fiera, selvatica –  una donna che dopo esser stata annullata nella sua natura,  deprivata nelle sue emozioni, tradita nella sua lealtà, ha i suoi sensi affievoliti, e rischia le trappole, e le esche, alcune avvelenate, che incontra sul cammino del ritorno.

A parecchie esche siamo sensibili: relazioni , persone e avventure seducenti e invitanti, che tuttavia hanno dentro qualcosa di affilato che uccide il nostro spirito non appena le addentiamo.” Pinkola 

Dobbiamo  imparare ad evitare le trappole,  prendere i giusti sentieri. E cambiare strada, quando serve.

Ritrovare l’archetipo della donna selvaggia,  vuol dire liberare la creatività troppo a lunga imbrigliata nelle gabbie dorate in cui siamo volontariamente entrate, ascoltare le storie e i sogni che ci arrivano, vuol dire imparare a riconoscere i segnali, dare il tempo alle nostre ferite di rimarginarsi, darci il tempo di riconoscerci,  e lasciarci guidare dall’anima del  lupo che vive dentro di noi.

la donna sana assomiglia molto al lupo: robusta, piena di energia, di grande forza vitale, capace di dare al vita,pronta a difendere il territorio, inventiva leale errante. Eppure la separazione della natura selvaggia fa sì che la natura della donna diventi povera, sottile, pallida spettrale” Pinkola.

Ritroviamo il nostro istinto selvaggio e sarà la nostra guida per  cercare il nostro branco, tornare ad amare con tutte noi stesse,  essere vitali ed erranti. Ricostruirci, ricomponendo le ossa.

molti sono i modi e i mezzi per vivere con la natura istintiva, e le risposte alle domande più profonde cambiano quando voi cambiate e quando il mondo cambia… Per una vita, da quando conosco i lupi, ho cercato di capire come fanno a vivere prevalentemente in tanta armonia. Vi suggerirò quindi di cominciare immediatamente con una voce di questo elenco. Può essere di grande aiuto, per le donne che stanno lottando, cominciare dal numero dieci” Donne che che corrono con i lupi –  Clarissa Pinkola Estes

1. mangiare
2. riposare
3. vagabondare
4. mostrare lealtà
5. amare i piccoli
6. cavillare al chiaro di luna
7. accordare le orecchie
8. occuparsi delle ossa
9. fare l’amore
10. ululare spesso

I colori della dislessia

 

“Ciao Amici sono Carolina, oggi vi parlo di un libro davvero speciale, Le parole di Tobia, il coniglietto che colora il mondo, si tratta di una fiaba che spiega cos’è la dislessia a noi bambini… la scrittrice Mariarosa Ventura in questo libricino formato tascabile è riuscita a toccare il mio cuore e a farmi capire con la guida della mia mamma, come aiutare nel mio piccolo, chi ha la dislessia.

La storia si svolge in un bosco dove c’è una bellissima scuola, circondata da cespugli di more selvatiche e da distese do piccole margheritine primaverili.

Anche gli animali vanno a scuola, devono imparare a leggere, a scrivere e a contare come noi bambini e anche loro possono incontrare difficoltà. Tobia arriva tardi a scuola perché confonde le strade e le parole e i numeri quando legge a volte si mischiano sul foglio… lui si rattrista e si scoraggia perché non chiede aiuto e gli altri lo deridono perché non sanno… comunicare è molto importante, spesso aiuta a migliorare la nostra vita!

La prima parte di una  nuova e bella recensione per la nostra fiaba “Le parole di Tobia, il coniglietto che colora il mondo” , una fiaba per parlare di dislessia, Giovanelli Editore. 

Una fiaba fortunata, scritta per l’AID associazione italiana dislessia, e disegnata dai bambini delle scuole primaria della provincia di Brescia, e che sostiene l’associazione e tutti i volontari che lavorano ogni giorno con passione e professionalità.

Grazie al blog Il Bruco Carolina , che ha raccontato la nostra fiaba! Andate a fare una visita sul blog e potrete leggere il seguito della recensione.

Ammalarsi d’amore

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Grimm stories

E vissero per sempre felice e contenti non è una semplice frase conclusiva delle fiabe, e non vuole far credere al bambino che ci sia una vita eterna, ma gli  fa capire  che vivere una sana relazione di coppia appagante ed equilibrata  lo aiuta nel distacco dalla famiglia e dalla figura materna – dal cordone ombelicale –   e lo accompagna verso una vita adulta, serena e autonoma.

Quando ci ammaliamo d’amore? Quando la relazione non funziona più,  o quando il nostro – o la nostra – partner non è quello che desideriamo, o ci rendiamo conto che gli atteggiamenti non mostrano amore, quando le azioni sono svalutative — con la mancanza di rispetto – o punitive, con il silenzio, o ingannano con comportamenti ambivalenti – una volta dolce, una volta assente – un gioco sottile e terribile che invece di mettere in allarme apre la strada alla dipendenza affettiva.

Così ci si ammala d’amore. Si scivola, una caduta lenta ma inesorabile che crea un legame indistruttible e consapevole fra aguzzino e vittima. Un equivoco emotivo immenso, che  trascina la vittima nell’inganno delle proprie  giustificazioni, nel proprio disperato bisogno di essere accettato, accolto,  amato da chi non è in grado di provare nessun sentimento.

La storia di Cappuccetto Rosso – abbiamo parlato spesso di questa bellissima fiaba, la nostra preferita, una delle più antiche e interpretate, per i suoi molteplici e profondi significati, nell’interpretazione di  Bruno Bettheleim racconta, nell’incontro tra la bambina e il lupo, un legame malato: il lupo, che non rappresenta solo il maschio seduttore, rappresenta  anche tutte le pulsioni  sessuali e asociali in noi, perchè diventa irresistible per la sua vittima. Bettheleim

Nella versione di Perrault, Cappuccetto Rosso non è una bambina capricciosa, ma è una giovane, che sta scoprendo i  propri, primi  istiniti sessuali, e, complice, si lascia sedurre dal lupo – in apparenza  gentile –  e si consegna a lui, non scappa. Ma anche  il lupo è sedotto dall’offerta di Cappuccetto Rosso e invece di attaccarla, come farebbe   qualsisi lupo, si intrattiene con lei, in un gioco mortale di attrazione e seduzione.

La fiaba sembra svelare  un aspetto inquietante della realtà: le vittime più appetitose sono quelle  accondiscedenti, quelle che apprezzano il loro cannibale. Enrico Maria Secci- I narcisisti perversi

Secondo Berne,  il padre dell’analisi transizionale, Cappuccetto rosso è complice di un gioco autodistruttivo; chi è sedotto e chi seduce? Chi è vittima e chi è carnefice?

Come uscirne?

come psicoterapeuta la dipendenza affettiva e la malattia d’amore  mi hanno raggiunto atraverso le storie dei pazienti, storie trasfigurate  nelle più varie richieste di aiuto: ansia, attacchi di panico, mal di testa, paranoie, disturbi gastointstinali, depessione, sono il grido acuto di un esercito di Cappuccetto Rosso in psicoterapia” Enrico Maria Secci

Bisogna imparare ad ascoltare i segnali del nostro inconscio, della nostra anima. E’ difficile riconoscere il proprio carnefice, quanto è difficile rendersi conto che si è vittime consenzienti.

Il primo passo? Impariamo a volerci bene!