
Ieri, durante un corso, ho raccontato ai ragazzi una delle storie che amo di più.
È un’antica leggenda Cherokee.
Un anziano parla al nipote e gli dice:
“Dentro ognuno di noi vivono due lupi.
Uno è mosso dalla rabbia, dall’odio, dalla vendetta, dalla paura, dal bisogno di avere sempre ragione.
L’altro è mosso dalla compassione, dal coraggio, dal rispetto, dall’ascolto, dalla pace.”
Il bambino lo guarda e gli chiede:
“Nonno, quale dei due vincerà?”
L’anziano risponde con una sola frase:
“Quello che scegli di nutrire.”
I ragazzi sono rimasti in silenzio. Un silenzio pieno. Di quelli che, come formatrice, considero un dono. Il silenzio profondo, di quelli che nascono quando una storia smette di essere una fiaba e diventa uno specchio.
Poi ho fatto loro una domanda.
La stessa che oggi voglio fare anche a voi.
Quale lupo stiamo nutrendo, ogni giorno, come persone e come società?
Perché l’educazione non avviene solo nelle scuole.
Avviene davanti alla televisione.
Sui social.
Nei commenti che scriviamo.
Nelle parole che scegliamo.
Negli applausi che decidiamo di fare.
Viviamo in un tempo in cui la violenza sembra diventare sempre più normale.
Ci abituiamo alle guerre.
Ci abituiamo agli insulti.
Ci abituiamo all’umiliazione pubblica.
E, cosa ancora più inquietante, arriviamo perfino ad applaudire chi usa la violenza contro un altro essere umano, come se un pugno potesse sostituire la giustizia, come se l’aggressione fosse una risposta accettabile.
È qui che mi fermo.
Perché non è solo un fatto di cronaca. È un fatto educativo.
Ogni volta che applaudiamo la violenza, stiamo insegnando a un bambino, a un ragazzo, a noi stessi, che la forza vale più del dialogo.
Che umiliare è meglio che comprendere. Che eliminare il problema è meglio che affrontarlo.
E questo dovrebbe farci paura. Non perché il mondo sia diventato violento.
La violenza è sempre esistita.
Ma perché rischiamo di perdere la capacità di riconoscerla.
Quando non ci indigniamo più. Quando la giustifichiamo.
Quando la condividiamo. Quando la premiamo.
L’educazione non è dire ai nostri figli cosa pensare.
È mostrare loro, ogni giorno, quale lupo stiamo scegliendo di nutrire.
Perché il mondo che avremo domani nascerà dalle scelte che applaudiamo oggi.











