L’ora del tè

E così ti ritrovi a raccontare le avventure di Alice, e sei davvero nel suo mondo fantastico fatto di magia, leggerezza e geniale follia. Grazie a Marco Fontana che ha ricreato in modo egregio l’attimo prezioso del tè, un attimo in cui puoi essere davvero te stesso, e guardare dentro di te, senza paura. Grazie al pubblico attento e speciale che ha giocato e ha inseguito il bianconiglio nella sua buca per vivere insieme una nuova avventura.❤️❤️❤️

TIME Fermalo con noi

#alicenelpaesedellemeraviglie

Comunicare a scuola

Comunicare a scuola: due giornate di formazione per i docenti di una scuola professionale per confrontarsi, e condividere esperienze e difficoltà. Comunicare è difficile, comprendersi è difficile, comunicare e comprendere gli adolescenti è un vero percorso a ostacoli, ma quando c’è la volontà di cambiare davvero le cose, ogni cosa è possibile.

Il primo cambiamento che chiediamo agli altri, parte dal nostro: ogni momento di formazione e aggiornamento, è importante perchè è darsi la possibilità di fermarsi e chiedersi con grande empatia verso sè stessi e senza giudizio “ora, dove sono arrivato?”

Un bilancio fondamentale per ripartire con nuovi stimoli e modalità comunicative per entrare in contatto con gli adolescenti, che chiedono di essere ascoltati, e di essere compresi. Di essere accettati per quello che sono senza chiedere loro di conformarsi alle aspettative degli adulti.

Fin da piccoli siamo abituati a essere giudicati e di conseguenza a giudicare gli altri. Prima la famiglia, che è la prima istanza educativa che sta vivendo la crisi genitoriale, e poi la scuola, che è basata sul giudizio, con i voti, con le punizioni, con gli insegnanti che troppo spesso sono lasciati soli, a gestire classi numerose, con alunni difficili.

Troppo spesso si dimentica che è proprio in questi ambiti che si formano le personalità degli adulti del futuro, e ci stupiamo se i giovani di oggi non sono in grado di progettare il proprio futuro. Se non sono in grado di desiderare un futuro, non sono in grado di immaginarselo.

Ascolto attivo, empatia. Rivalutare l’errore come grande strumento per migliorare, e non demonizzarlo e ridurlo a un semplice brutto voto.

La comunicazione funzionale è lo strumento fondamentale per iniziare un nuovo dialogo. La voglia di guardarsi dentro, di riconnettersi all’adolescente che siamo stati, di mettersi in gioco e di ripartire, prima di tutto da una nuova comunicazione con sé stessi, è il nuovo inizio.

Grazie di cuore al bellissimo gruppo di insegnanti che hanno lavorato insieme.

Le fiabe non vanno in vacanza

Grafica Rita Angelelli

Le fiabe non vanno in vacanza, lo sapete no? Così questa mattina gli eroici cantastorie della Stanza delle fiabe, si sono ritrovati per fare una bellissima lezione.

E così abbiamo colto l’occasione per fare tutti insieme i nostri auguri di Buona Pasqua ❤

Grazie a Rita Angelelli la nostra super grafica ❤

#lastanzadellefiabe#fiabe#scuoladiscrittua#cantastorie

Grande Madre

Non vogliamo gli auguri e lasciate le mimose alle loro radici. Vogliamo rispetto.

#grandemadre#madreterra#festadelladonna

“Perché io sono colei che è prima e ultima

Io sono colei che è venerata e disprezzata,

Io sono colei che è prostituta e santa,

Io sono sposa e vergine,

Io sono madre e figlia,

Io sono le braccia di mia madre,

Io sono sterile, eppure sono numerosi i miei figli,

Io sono donna sposata e nubile,

Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,

Io sono colei che consola dei dolori del parto.

Io sono sposa e sposo,

E il mio uomo nutrì la mia fertilità,

Io sono Madre di mio padre,

Io sono sorella di mio marito,

Ed egli è il figlio che ho respinto.

Rispettatemi sempre,

Poiché io sono colei che da Scandalo e colei che Santifica.”

Inno a Iside

Rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto;

risalente al III-IV secolo a.C.

Comunicare…

La comunicazione nell’era digitale: sette giorni di formazione intensiva con un bellissimo gruppo di lavoro pronto a mettersi in gioco, per migliorarsi.

Per ogni modalità comunicativa una regola fondamentale è sempre la stessa: la prima forma di comunicazione che mettiamo in atto è con noi stessi…

Grazie

Quando le fiabe realizzano i sogni…

Ho conosciuto Chiara Viffredo, speaker di Radio Dora, grazie all’intervista che ha fatto a me, ed Ezio Giuliano mio co-autore per il libro Il Guardiano dei Lupi e altre storie.

Dal libro, siamo passate a parlare di scrittura, fiabe, di sogni nel cassetto. Di cose da realizzare.

Lo sapete no? Le fiabe aprono le porte, ci indicano il cammino, sono meravigliose compagne di viaggio.

Il viaggio di Chiara è nato da una piccola sfida: le ho proposto il mio minicorso di scrittura, una settimana intensiva di parole e creatività, una piccola palestra di emozioni che ha svelato il mondo magico che Chiara aveva nel cuore e chiedeva solo di essere raccontato.

Così, determinata, piena di entusiasmo, di storie da scrivere e creatività, Chiara ha continuato il suo viaggio, che si sta rivelando davvero unico e speciale.

Bravissime Chiara e Cinzia! Aspettiamo le vostre fiabe!

Il dodicesimo giorno

La Dodicesima Notte è il festival della comunità che si accende nella speranza del nuovo. Il festival della tradizione. Una volta all’anno, tra il 5 e il 6 di gennaio, decine di uomini, donne e bambini si muovono nel buio della notte illuminati da una stella dando vita a una tradizione centenaria: il Canto della Stella. Canti antichissimi, gelosamente custoditi e cantati da ogni gruppo, al freddo, per le vie dei piccoli paesi della Valle Sabbia e dell’Alto Garda bresciano portando la luce della grande stella cometa – costruita con maestria e arte – nelle contrade di tutti i paesi e, con il loro canto, nei cuori di tutti coloro i quali attendono con trepidazione il passaggio dei cantori nel cortile, al loro portone, sotto la finestra della propria abitazione.Una volta all’anno, tra dicembre e gennaio, tutti i cantori si ritrovano dando vita a una manifestazione doppiamente unica. Unica in tutto il territorio della Valle Sabbia e dell’Alto Garda, ed unica in tutta la provincia, desiderosi di far conoscere la Stella che solo lì, senza interruzione, crea la magia delle festività natalizie tipica del luogo.E così grazie all’impegno di decine e decine di custodi della tradizione, il concetto più sano del ‘popolare’ si fonde con esperienze artistiche di vario genere: voci, suoni, giochi di luce nel paesaggio danno vita alla Dodicesima Notte, una manifestazione che vuole valorizzare la tradizione, ma non solo farla sopravvivere, bensì coronandola con influenze di teatro, musica e installazioni artistiche che diventano esperienze plurisensoriali inappagabili. 

“Quest’anno, anche se il festival non c’è stato, abbiamo continuato il progetto “La Stella nelle scuole” offerto gratuitamente a tutte le scuole del territorio in cui è presente il Canto della Stella per trasmettere ai più piccoli il valore della tradizione, consegnandola simbolicamente alle nuove generazioni che ne diverranno eredi e custodi.Ogni anno da questo progetto nasce un libricino con una fiaba illustrata dedicata al Canto della Stella. Quest’anno è stato scritto da Mariarosa Ventura – Fiabe in costruzione e illustrato da Elena Bertoloni con il titolo “Il Dodicesimo Giorno”.Il quarto volume sarà distribuito gratuitamente a tutte le scuole che hanno aderito al progetto. Se vi interessasse averne una copia scriveteci in privato.Il progetto è realizzato grazie al contributo di Comunità Montana di Valle Sabbia, Fondazione Asm e Fondazione Cariplo.” LA DODICESIMA NOTTE

Le antiche tradizioni raccontano la storia dei popoli e trasmetterle vuol dire mantenerle vive perché sono le fondamenta sui quali si costruisce la storia degli uomini. Raccontare il Canto della Stella, la passione dei suoi Cantori, e la sacralità dei giorni che portano all’Epifania è stato molto ed emozionante, una grande emozione che ho condiviso con la bravissima Elena Bertoloni che ha disegnato la fiaba.

Grazie a Walter Spelgatti e all’associazione culturale Choros.

Come se fosse reale – parte seconda

Continuano le avventure di Bea e Pallino nel Villaggio Lemax che è improvvisamente diventato reale e con misteri da risolvere.

Grazie ancora alla giovanissima autrice Beatrice Fraccalvieri per la sua fantasia e passione! Davvero bravissima

Capitolo 5. Di nuovo quell’odorino

Entrammo nel negozio di dolciumi, c’era un buon odore di cioccolato, cannella, biscotti. Era così buono, dolce, natalizio, gustoso… mi venne sonno…

Annusai ancora, ero stanchissima, chiusi gli occhi. Quando li riaprii vidi Brenda osservarmi dall’alto. Ero distesa sul parquet di legno. Mi rialzai massaggiandomi la testa, il pasticcere disse con l’aria di una persona che sa tutto: “Che ti è successo? Era buono quell’odore vero?”.

“Sei stato tu! Fin da quando mi sono rimpicciolita per finire in questo villaggio di ceramica!” urlai “sei tu che mi hai fatto svenire” urlai. Brenda con un gemito cadde a terra, subito corsi a soccorrerla.

“Loro non possono saperlo” disse il negoziante sorridendo “sarà un segreto tra te e me” continuò “e tu non lo dirai a nessuno! Il nostro villaggio potrebbe andare distrutto e non animarsi più” disse con aria disperata “e tu devi promettermi che non dirai questo a nessuno del villaggio o a qualche tuo amico irresponsabile!”. Io non risposi, guardai Brenda sdraiata sulle mie ginocchia.

Il pasticcere mi prese per le spalle e mi scosse dicendo “Ti prego…”. La sua voce si addolcì e il suo volto diventò triste “mi è già accaduto una volta” sussurrò, una lacrima rigò la sua guancia paffuta.

Guardai Brenda: non era altro che un pezzo di ceramica animato… sembrava così viva, vera e lo era infatti. Mi alzai e misi una mano sulla spalla del pasticcere “Io te e nessun altro” dissi sorridendo.

Capitolo 6. La protettrice del villaggio

Il pasticcere mi sorrise e disse “Ora che sai il segreto devi andare nella grande torre per non finire nei guai e per avere il giusto equipaggiamento”.

“Sarò un guardiano come lei?” dissi entusiasta.

No, sarai la protettrice, il ruolo più importante! Adesso va e proteggi il villaggio” disse dandomi una boccetta per Brenda. Corsi sulla neve e feci bere il composto a Brenda che riprese le energie e dimenticò tutto.

Risalita la collinetta, iniziò a fare veramente freddo, intravedemmo le luci di un edificio, non esitammo ed entrammo chiudendoci la porta alle spalle.

“Chi siete?” sentii urlare. Davanti a me c’era un bambino di circa 7 anni con occhiali rotondi e mocassini neri. Ci bloccò la strada.

“Chi sei?” chiesi.

Sono Simon. E voi non siete le benvenute. Allora intervenne un adulto togliendocelo davanti e scusandosi. Eravamo in un rifugio di montagna. Subito ci accolsero dandoci delle camere calde. Brenda accese il camino e i proprietari misero a scaldare i nostri vestiti fradici. Ci accomodammo nei caldi letti di legno e spegnemmo la luce. Brenda dormiva, allora uscii fuori dal balconcino e osservai le stelle. Alla fine rientrai e dormii profondamente. Al mattino mangiammo, indossammo un tutone, pronte per sciare!

Arrivati sulla pista, Brenda mi insegnò ad andare sugli sci e piano piano imparai, mentre Simon, abituato fin da piccolo, sciava a gran velocità. Io invece ero affondata nella neve, caduta per la millesima volta! Passammo tutto il pomeriggio a sciare, poi salutammo tutti perché dovevamo rimetterci in viaggio. Zaino in spalla, ci incamminammo velocemente verso la collinetta tortuosa.

Capitolo 7. Riprende il viaggio

Brenda prese dal suo zaino una corda, che lanciò in modo che si agganciasse saldamente alla fine della tortuosa collinetta. Ci annodammo un pezzo di corda alla vita e iniziammo ad arrampicarci. Per evitare le pietre camminammo lateralmente saltellando per spostarci. Eravamo quasi arrivati. Vedemmo una bancarella. Era decorata con stelle di Natale, addobbi e alberelli. L’insegna diceva Chistmas Crafts e aveva dei cartelloni a forma di alberello con scritto Hand painted ornaments. Appese c’erano delle simpatiche lucine colorate che sfarfallavano; sulle mensole c’erano molti oggetti artigianali. Infatti un signore col grembiule era indaffarato a creare addobbi per il villaggio. Io mi avvicinai e presi in mano un delfino di legno.

“Non è nemmeno colorato!” disse il signore.

E’ bella nella sua semplicità!” risposi girando la statuetta tra le mani. Il signore me la tolse dalle mani e disse gentilmente “Questa è una delle prima decorazioni che ho fatto”. Poi si voltò a guardare altre palline sofisticate e disse “Sicura che non ne vuoi qualcun’altra? Questa non è nemmeno di Natale”. Io scossi la testa. Brenda intervenne comprando molte palline e festoni, mise tutto nello zaino e fece cenno di andarcene. Io presi velocemente tutte le palline, stavo per andarmene ma il signore mi fermò porgendomi il delfino di legno: “Offre la casa!”, mi fece l’occhiolino e mi diede una leggera spinta verso Brenda.

Capitolo 8. La torre

Finalmente eravamo arrivate. Una torre alta sorgeva accanto a noi. Aveva megafoni, orologi, campane e perfino un sistema per il conto alla rovescia dei giorni che mancavano a Natale. Io guardavo perplessa, mentre Brenda sgranocchiava un biscotto pandizenzero.

“Entriamoci!” gridai correndo all’entrata.

“Questa torre c’è in ogni paesino, per far ricordare a tutti gli abitanti quanti giorni mancano a Natale, non possiamo!”.

Ormai ero già alla porta e l’aprii dicendo “Io sono la protettrice e posso!”. Brenda mi seguì alzando il sopracciglio. La porta si chiuse alle nostre spalle. Camminammo a lungo per mano in un corridoio buio, quando sentimmo rumori robotici, di macchinari, come quello di una stampante. Finalmente vedemmo la luce! Enormi e rumorosi macchinari creavano… carta da regalo!?! Guidati da elfi? Tutto era decorato in modo natalizio.

“Fred! Alfred! Eccovi, vi ho trovati!”. Urlò un elfo spingendoci avanti e incollandoci sul giubbotto due cartellini con i nomi Fred e Alfred. Io ero Fred.

“Andate alla sezione 1949 a lavorare i regali e già che ci siete cercate i miei occhiali” e con questo ci spinse via. Io e Brenda ci guardammo con aria interrogativa. Lo stanzone era popolato di bassi elfi con scarpe stravaganti con un campanellino sulla punta, lo stesso che stava alla fine del cappello.

Io e Brenda ci incamminammo verso la sezione 1949. Una volta arrivate, ci mettemmo in un posticino davanti ad un rullo su cui c’erano i nostri nomi segnati. Il rullo ci passò una scatola di cartone con dentro un regalo; dovevamo incartarlo, ma il rullo era talmente veloce che non feci in tempo a finire e andò avanti! Allora mi gettai sul rullo per riprenderlo. Saltai parecchi regali e quando ero quasi vicina al regalo non incartato, una pinza mi prese per il cappuccio e mi sollevò! Pallino nel frattempo mi si era attaccato al cappotto con le unghie e miagolava di disapprovazione.

Fummo depositati in un pacco pieno di palline di polistirolo che conteneva una Ferrari rossa giocattolo. Il rullo andava avanti e ci venne spruzzata addosso una raffica di brillantini argentati. Il rullo finì in un’enorme vasca di pacchi che man mano scivolavano in un tubo! Rimasi appesa ad uno spigolo con i pacchi che mi cadevano sulla testa! Afferrai quello non incartato e mi lasciai cadere nella vasca.

Capitolo 9. I travestimenti

Arrivate agli armadietti degli elfi, raggiungemmo quelli di Fred e Alfred. Così quando nessuno ci osservava, avremmo potuto travestirci con quegli abiti. Nascondemmo i lunghi capelli sotto al berretto e ci togliemmo le gonne vaporose, infilandole nell’armadietto. Nel frattempo Pallino scampanellava in giro con il cappellino e le scarpine, mentre io e Brenda ci attaccavamo i cartellini dei nomi. Misi Pallino in borsetta e corremmo via! Non vi dico la faccia di un elfo a vedere le gonne negli armadietti!

Brenda mi raggiunse e risalimmo assieme. Finii di incartare il pacco e presi da parte Brenda:

“Non si può andare avanti così, cosa proponi di fare?”.

“Ah, guarda, che ne dici di esplorare la torre fingendoci elfi?” ridacchiò Brenda.

“Buona idea!” dissi trascinandola verso un corridoio.

“Ma scherzavo…” mi rispose.

“Lo sapevo!” urlò. Io e Brenda attraversammo varie stanze di lavoro fino ad arrivare alla sala pranzo. Prendemmo un vassoio al self service: uova, spaghetti al sugo, panettone e bastoncino di zucchero! Che lusso! Trangugiammo anche qualche frittella e bevemmo un po’ di latte, poi ci incamminammo verso altre stanze.  Ci trovammo davanti a una porta con scritto “Accesso vietato!”. Ci nascondemmo nei nostri caldi vestiti e aprimmo la porta.

Capitolo 10. Il distintivo

Appena lo vidi, quasi urlai. Eccolo, il distintivo più importante, quello del protettore del villaggio. Lo afferrai e me lo nascosi nel giubbottino, tirai via Brenda che mi guardava con aria interrogativa. Appena usciti, un trambusto mi travolse facendomi cadere a terra. Milioni di elfi urlavano correndo e urlando “La cupolaaa!!”.

Mi affacciai ad una finestra e vidi che la volta del cielo aveva un buco: da lì intravedevo casa mia! Il segreto sarebbe stato svelato e gli abitanti sarebbero svaniti, dovevo intervenire! Spinsi Brenda e alcuni elfi in una stanza che chiusi a chiave. Continuai così finchè non c’era nessun elfo in giro. Sulla cupola del cielo c’era un deltaplano che gli elfi utilizzavano a Natale per lanciare agrifogli e dolci. Salii le scale, Pallino mi trotterellava dietro con passo veloce.

“Ok Pallino, ora salta nella tasca e copriti bene” dissi mentre afferravo il deltaplano. Ero sul terrazzone, non ero vestita adeguatamente e congelavo, non ero sicura di quello che stavo facendo, avrei potuto morire. Ormai la mia identità era stata svelata perché i capelli svolazzavano al vento. Ero sul ciglio, presi la rincorsa e mi lanciai. Il capello da elfo volò via, mi direzionai verso il buco. Mi stavo avvicinando sempre di più, intanto contemplavo il paesaggio dall’alto. Era ancora più magico! Ero vicina al buco, chiusi gli occhi e mi lasciai cadere, strinsi fortissimo Pallino e….Doing! fece proprio così: Doing!

Ero atterrata nel cortile della famiglia Biondi, per fortuna su un bel cumulo di neve che il padre aveva appena finito di spalare.

Ciao Philip! Ciao Margot!”. Philip sbiancò di colpo.

Alzai lo sguardo e vidi il deltaplano incastrato nel buco del cielo, lo aveva tappato. “Siiii!” urlai alzando in aria Margot e saltando con lei. “Siiii” ripeté lei. Mi lasciai cadere e sospirai.

“Perchè siamo felici?” disse Margot.

Perché ho salvato il villaggio e perché sono viva!!”

Ritornai da Brenda che mi urlò di non farlo mai più e che ero pazza e stupida, ma poi mi abbracciò. Guardai il distintivo rubato, brillava. Capii e urlai “Brenda, elfi!” tutti guardarono il distintivo che brillò intensamente. Tutti immobili con lo sguardo perso nel nulla, grazie al forte bagliore avevano dimenticato tutto… Mi tolsi il distintivo, tutto riprese come se niente fosse. Gli elfi ripresero il lavoro, mentre io e Brenda uscimmo dalla torre.

Credo sia vostro” dissi consegnando il distintivo al panettiere.

“Ora non più” disse facendomi l’occhiolino.

“Ma cosa ha causato tutto ciò?”.

“Qualcuno è entrato senza annusare la mia essenza. D’altronde se gli abitanti possono vivere qui è grazie a quest’aroma”.

“L’odore di biscotti?” chiesi.

“Sì, piccola pasticciona! Piuttosto devo preoccuparmi di come abbia fatto a crearsi. Quel buco, chiunque sia stato… non è semplice come sembra!” disse facendomi l’occhiolino.

Nevicava, come era bella la neve, mi cadeva delicatamente sul viso tramutandosi in leggere goccioline d’acqua. Che bel colore bianco intenso, era così forte e avvolgente! e che buon odore di biscotti!

Intravedevo Brenda ridere saltellando, allungava la lingua per assaggiare la neve, vidi il furbo sorriso del panettiere e…

Eh? Ero a casa mia? Mi ero addormentata? È stato tutto un sogno? Corsi accanto al villaggio Lemax, mi inginocchiai e scrutai ansiosamente tutto: Brenda, Margot e perfino Philip erano immobili, inanimati. Ero sbalordita, ma poi vidi qualcosa brillare…il distintivo! Avevo il distintivo attaccato al pigiama! Era tutto vero quindi… Guardai la statuina del pasticcere che… mi fece l’occhiolino! Dopo aver spalancato gli occhi, ricambiai affettuosamente con un occhiolino.

Ma … chissà, chi avrà mai tentato di entrare nel villaggio? Lo scopriremo il prossimo Natale…

Fine … aspettando la prossima avventura!

Come se fosse reale

Beatrice Fraccalvieri

Qual è il modo migliore per iniziare il nuovo anno? Naturalmente leggere una fiaba.

Come sapete la Stanza delle Fiabe è colma di parole, magia e storie e i suoi Cantastorie non smettono mai di scrivere e raccontarle.

La fiaba di oggi è scritta da una Cantastorie che non sta frequentando la Scuola ma ne fa parte di diritto, perchè da sempre scrive piccole storie meravigliose: Beatrice Fraccalvieri, 12 anni, una giovanissima scrittrice speciale, ricca di fantasia e passioni, che fa nascere le sue storie dal mondo che la circonda.

Noi lo diciamo sempre: le storie sono tutte intorno a noi, basta saper guardare.

E’ raro trovare tanta amore per la scrittura, fra i giovanissimi, e quando la si trova, diventa un dono da condividere.

Cosa succede se la nostra protagonista finisce nel piccolo villaggio Lemax che sta costruendo?

Ecco a voi la prima parte della storia di Natale di Beatrice:

Come se fosse reale

Capitolo 1. Il villaggio Lemax

Era quasi Natale, infatti avevamo fatto l’albero di Natale, era gigantesco! Avevamo fatto pure il villaggio Lemax, un villaggio composto da piccole casette e personaggini di ceramica. Era venuto proprio bene, avevamo posizionato le casette e i personaggi e di sera accendevamo tutte le luci. “sembra reale!” dicevo sempre quando guardavo quel piccolo capolavoro e immaginavo avventure. Purtroppo non potevo giocarci perché era un allestimento..

Ero sul divano e scrivevo i regali di Natale che avrei voluto ricevere e Pallino, il mio gattino, era accoccolato sulla mia schiena che osservava il villaggio. La torre aveva una rotellina numerata che ogni giorno giravo, segnava il numero di giorni che mancavano a Natale! Poi c’erano una bancarella, un pupazzo di neve, una bottega, un camioncino che vendeva omini pandizenzero, una panetteria, una cioccolateria, un rifugio sciistico, la cuccia di un cagnolino e qualche alberello. Tutto addobbato in stile natalizio, lo adoravo!! Infatti, non voglio mai assistere quando si smonta, mi mette tristezza vedere i personaggini presi e messi nelle confezioni di plastica.

Ad un certo punto sentii un buon odorino di cannella, zucchero, biscotti e cioccolata! Non capivo da dove provenisse. Era così buono, dolce, natalizio, gustoso…Mi venne sonno… annusai ancora… le luci del villaggio si accesero, continuai ad annusare…crollai sul divano in un sonno profondo.

Ad un certo punto avevo freddo. Mi svegliai, aprii lentamente gli occhi, Pallino continuava a leccarmi la faccia. Ero sdraiata su qualcosa di morbido, feci per appoggiare la mano sul suolo per alzarmi ma sprofondò. Mi guardai intorno: ero sulla neve, in un villaggio. Mi spaventai un sacco e mi scordai per un attimo che stavo congelando. Riconobbi la torre, la panetteria… Mi si avvicinò una bambina che aveva un bel cappotto blu petrolio che finiva a gonna, rilegato con un fiocco rosso ai fianchi e al collo, aveva un cappuccio peloso, la pelle chiara e il naso rosso. In mano reggeva un alberello vero. La riconobbi subito, era il mio personaggio preferito. Mi osservò da capo a piedi e disse: “Sei nuova di qui?”

“Ehmmm, sì!!”.

“Vieni, ti mostro il villaggio!”.

“Scusa, non riesco a muovermi…”

Capitolo 2. Finalmente al caldo

Giuro che non riuscivo a muovermi. Allora Brenda, così si chiamava, corse via urlando “Arrivo subito!”. Dopo un po’ arrivò con un pentolone fumante e me lo rovesciò sulle gambe. Finalmente le muovevo e iniziavo a sentire qualcosa, mi aiutò ad alzarmi e mi disse “Vieni a casa mia”. Corremmo nella bottega e chiuse la porta alle sue spalle. Era bella calda. Si tolse la giacca e i suoi capelli biondi le arrivarono ai fianchi. La sua casa era fatta di legno e addobbata di decorazioni natalizie. Mi fece accomodare su una poltrona di pelle, mi diede una bacinella d’acqua calda in cui immersi i piedi, mi diede una coperta e andò in cucina. Aprì il frigo e prese una tavoletta di cioccolata al latte, la sciolse a bagnomaria e ci aggiunse del miele. Me la porse dicendo “Non sarà buono come quello del negozio, ma spero ti piaccia”. Sorseggiai velocemente quella delizia.

Intanto spuntò fuori Pallino tutto bagnaticcio, lo presi in braccio e lo scaldai abbracciandolo forte. Brenda lo prese e lo asciugò con uno strofinaccio e versò in un piatto del latte caldo. Pallino, dopo aver leccato le mani di Brenda e bevuto il latte, si scrollò e si accucciò sul tappeto.

Appena mi riscaldai, Brenda mi porse un suo vestito più pesante. Mi legò stretto il corpetto e la gonna con un fiocco, quasi non respiravo!

“Sono stretti!” dissi.

“Te lo allargo un po’, anche se non si porta così”.

Capitolo 3. Uscire!

Mettemmo un cappottino a Pallino, ci chiudemmo la porta alle spalle. Mi guardai intorno, sentivo nelle mie vene lo spirito natalizio: neve, casette, alberi, festoni! Sentii qualcosa schiantarsi sulla mia schiena. Mi girai e vidi Brenda con in mano una palla di neve. Allora ne raccolsi un po’ in una mano e la lanciai contro di lei. Iniziò una battaglia di palle di neve! Durò a lungo e finì a pareggio.

Tutte e due ci incamminammo verso il negozio di omini pandizenzero. Scendemmo un sentiero coperto di neve in cui rischiai più volte di scivolare e cadere giù dal dirupo. Con la schiena contro il muro mi spostai come un granchio cercando di non guardare giù. La stessa reazione non apparteneva a Brenda che molte volte ripeteva questa strada. Saltellando, arrivammo alla cima. Con un salto, Brenda si appese con le mani e si tirò su. Io guardai Brenda che mi porgeva la mano, presi la rincorsa e saltai! Mi ritrovai appesa alla roccia.

Eravamo proprio davanti al furgoncino dei pandizenzero.

“Ne prendiamo un po’?” disse Brenda avvicinandosi.

“La solita porzione Brenda?” chiede il venditore.

“Prendo una doppia porzione, grazie”.

Il signore prese un sacchetto di plastica e ci infilò tre buste di biscotti. Intanto il cagnolino del venditore ambulante ci scorrazzava ai piedi. Lo presi in braccio e lo coccolai. Prendemmo anche dei capecakes e del sidro caldo. Sul menù era scritto:

Cookies 1.50 – Gingerbread, Sugar e Chocolate chip

Cupcakes 2.50 – Vanilla, Chocolate e Red Velvet

Drinks 2.00 – Hot chocolate, Cofee, Hot Tea

Alla fine prendemmo tutto! Le bibite le chiudemmo in barattoli di vetro per tenerle al caldo. Mentre Brenda pagava, io mi abbuffavo di biscotti gratuiti. Salutammo il venditore e ci incamminammo sorseggiando cioccolata e sgranocchiando biscottini. Così raggiungemmo la panetteria. Quando entrammo un odore di pane appena sfornato ci accolse. Le pareti erano di legno con scaffali stracolmi di panini. Comprammo qualche panino e uscimmo.

Davanti a noi c’era una discesa innevata su cui una famiglia sciava, un bambino, una bambina e il padre sullo slittino. Ma Pallino, volendo rincorrere la slitta, inciampò e iniziò a rotolare sulla neve. Io spaventatissima mi gettai a rincorrerlo. Sciavo con le suole degli stivaletti ad una velocità pazzesca. Brenda mi urlava qualcosa dall’alto e Pallino miagolava come un matto, stava per uscire fuori pista! Frenando con le minuscole zampine, sobbalzò e arrivò all’orlo del crepaccio innevato! Mi tolsi il guanto e con la mano cercai di frenare per non finire nel dirupo pure io. Lo raggiunsi, lo presi per la collottola e con la mano senza guanto mi afferrai al bordo. Brenda corse verso di me e mi aiutò a risalire.

“Cosa non si fa per un gatto…” dissi. Sdraiata sulla neve, con Brenda inginocchiata a fianco e Pallino che mi leccava tutta…

Capitolo 4. La famiglia Biondi

La famiglia dello slittino si avvicinò a me spaventata.

“Ti presento la famiglia Biondi: Margot, Philip, Hans. Una famiglia che ama la scala della grandezza, come noti si dispongono dal più piccolo al più grande. Il resto della famiglia si trova accanto al negozio di dolciumi in cui siamo diretti” disse Brenda con un sorriso.

“Ciao!” disse Margot che mi sorrise timidamente.

“Ciao” disse Philip con una smorfia.

“Ciao, sono il padre”.

Ci incamminammo al negozio di dolciumi e incontrammo l’altra parte della famiglia Biondi, la madre e una bimba su una panchina che leggevano un libro. La bambina appena ci vide si strinse alla mamma e disse “Voglio il gatto!” e con la mano indicò Pallino. “Lo voglio!” disse guardandomi.

“Allora… a quanto me lo vende” mi chiese la madre. Pallino infilzò le unghie nel mio giubbotto e alzò il pelo.

“Signora…non posso! Pallino è il mio gatto”.

“Ah! Ok, mi scusi” disse sedendosi e incominciando di nuovo a leggere Chistmas Carol alla figlia.

Continua…