
Quando una famiglia viene seguita da servizi sociali, psicologi, educatori e operatori, la responsabilità è enorme.
Il loro compito non è distruggere una famiglia.
Il loro compito è **sostenerla, comprenderla, proteggerla e accompagnarla**.
Quando questo non accade, è necessario avere il coraggio di dirlo.
Se dei bambini che vivevano in una relazione di armonia con la loro famiglia e con la natura vengono allontanati e, da quel momento, iniziano a manifestare rabbia, aggressività e sofferenza profonda, la domanda non può essere:
“Cosa non va in quella madre?”
La domanda vera è:
“Cosa non ha funzionato nel sistema che avrebbe dovuto proteggerli?”
Perché quando un intervento produce – più dolore di quello che avrebbe dovuto prevenire,- qualcosa è fallito.
E quando un intervento fallisce, la responsabilità non può ricadere automaticamente sulla famiglia.
Nel mio lavoro utilizzo le fiabe con adulti e bambini nelle scuole proprio per questo: perché le storie ci aiutano a comprendere le relazioni, il rispetto e la responsabilità che abbiamo gli uni verso gli altri.
Come docente di soft skills e comunicazione efficace, insegno spesso quanto sia fondamentale, nelle relazioni e nei sistemi educativi, saper assumersi le proprie responsabilità e mettersi in discussione quando qualcosa non funziona.
È una competenza fondamentale per ogni adulto che abbia un ruolo educativo.
Perché proteggere davvero i bambini non significa solo intervenire.
Significa anche avere il coraggio di fermarsi e chiedersi: stiamo facendo la cosa giusta?
Un sistema sano dovrebbe essere capace di fermarsi e chiedersi:
* Abbiamo scelto gli strumenti giusti?
* Abbiamo davvero ascoltato questa famiglia?
* I professionisti coinvolti sono le persone più adatte?
* È necessario cambiare approccio?
Andare avanti a testa bassa, senza mai rimettere in discussione il proprio operato, non è tutela.
È rigidità.
E la rigidità, quando si parla di bambini, può diventare “devastante”
I bambini non hanno bisogno di sistemi perfetti.
Hanno bisogno di adulti capaci di “mettersi in discussione”
Perché i bambini non sono numeri dentro una procedura.
Sono vite.
E meritano adulti capaci di ascoltare davvero.








