Ad agosto AnimalREIKI Academy® rallenta il ritmo delle lezioni.
Le pratiche continueranno, ci saranno alcuni incontri già programmati e qualche lezione di recupero, perché chi mi conosce sa che non ci fermiamo mai davvero.
Semplicemente… cambiamo ritmo.
Anche Fiabe in Costruzione continuerà il suo cammino.
Perché ci sono stagioni in cui le fiabe non chiedono di essere raccontate in fretta.
Chiedono di essere ascoltate.
Agosto è uno di quei tempi.
Il tempo dei libri lasciati sul comodino durante l’anno.
Degli articoli scientifici da leggere.
Della ricerca.
Dello studio.
Delle idee che prendono forma.
Delle pagine che iniziano a essere scritte.
E delle fiabe che, nel silenzio, iniziano a sussurrarci qualcosa di nuovo.
Perché credo che chi accompagna gli altri abbia anche la responsabilità di continuare a imparare.
Di mettersi in discussione.
Di aggiornarsi.
Di crescere.
Ogni corso che nasce nell’Academy e ogni fiaba che prende vita sono il frutto di ore di studio, esperienza, ascolto e riflessione.
Per questo, per me, agosto non è una pausa.
È il tempo in cui si preparano i semi che fioriranno nei mesi successivi.
Vi auguro un agosto che non sia soltanto vacanza, ma anche uno spazio per ritrovare curiosità, nutrire la mente, ascoltare il cuore e concedervi il tempo di crescere.
Noi ci ritroveremo a settembre con nuovi strumenti, nuove idee, nuove fiabe e la stessa gioia di continuare a camminare insieme. 🌿💚
Fin da piccoli ci hanno raccontato la storia di una ragazza coperta di cenere, costretta a servire gli altri, umiliata e trattata come se non contasse nulla.
E forse è proprio qui che questa fiaba continua a parlare anche agli adulti.
Perché quante persone, oggi, vivono una vita da Cenerentola?
Persone che si sentono invisibili. Che chiedono scusa anche quando non hanno sbagliato. Che hanno imparato a credere di valere poco perché qualcuno, per troppo tempo, glielo ha fatto credere.
La cenere è un simbolo potente.
È il luogo dove finiscono gli scarti. Dove sembra che tutto sia perduto. Dove nessuno guarda.
Eppure è proprio da lì che inizia la trasformazione.
La vera magia della fiaba non è la carrozza. Non è il vestito. E nemmeno il principe.
La vera magia è il momento in cui Cenerentola smette di identificarsi con la cenere e ricorda, finalmente, il proprio valore.
Il principe non crea quel valore.
Lo riconosce.
Ed è molto diverso.
Anche nella nostra vita aspettiamo spesso qualcuno che ci faccia sentire importanti.
Un amore. Un lavoro. Un riconoscimento. L’approvazione degli altri.
Ma nessuno può donarci un valore che non riusciamo ancora a vedere dentro di noi.
Forse è questo il messaggio più attuale di Cenerentola.
Il nostro valore non nasce dallo sguardo degli altri.
Esiste già.
Ha solo bisogno di essere ricordato.
E penso ad alcune persone che incontro ogni giorno nel mio lavoro.
Persone che hanno conosciuto il rifiuto, la svalutazione, l’abbandono o la sensazione di non essere mai abbastanza.
E penso anche ai tanti animali che portano nel corpo e nello sguardo la memoria delle stesse ferite.
Quando incontrano qualcuno capace di vederli davvero, qualcosa cambia.
Non perché diventino diversi.
Ma perché, finalmente, possono tornare a essere se stessi.
Forse è questo il dono più grande che possiamo fare a chi ci sta accanto, umano o animale:
uno sguardo che non giudica, non pretende, non definisce.
Uno sguardo che ricorda all’altro il valore che ha sempre avuto, anche quando lui stesso lo aveva dimenticato.
Forse è questo che fanno le fiabe.
Non ci insegnano come diventare qualcun altro.
Ci aiutano a ricordare chi siamo, anche quando la vita ci ha coperti di cenere.
Domanda per te
C’è stato un momento della tua vita in cui hai smesso di credere al giudizio degli altri e hai iniziato a riconoscere il tuo valore?
Ieri, durante un corso, ho raccontato ai ragazzi una delle storie che amo di più.
È un’antica leggenda Cherokee.
Un anziano parla al nipote e gli dice:
“Dentro ognuno di noi vivono due lupi.
Uno è mosso dalla rabbia, dall’odio, dalla vendetta, dalla paura, dal bisogno di avere sempre ragione.
L’altro è mosso dalla compassione, dal coraggio, dal rispetto, dall’ascolto, dalla pace.”
Il bambino lo guarda e gli chiede:
“Nonno, quale dei due vincerà?”
L’anziano risponde con una sola frase:
“Quello che scegli di nutrire.”
I ragazzi sono rimasti in silenzio. Un silenzio pieno. Di quelli che, come formatrice, considero un dono. Il silenzio profondo, di quelli che nascono quando una storia smette di essere una fiaba e diventa uno specchio.
Poi ho fatto loro una domanda.
La stessa che oggi voglio fare anche a voi.
Quale lupo stiamo nutrendo, ogni giorno, come persone e come società?
Perché l’educazione non avviene solo nelle scuole.
Avviene davanti alla televisione. Sui social. Nei commenti che scriviamo. Nelle parole che scegliamo. Negli applausi che decidiamo di fare.
Viviamo in un tempo in cui la violenza sembra diventare sempre più normale.
Ci abituiamo alle guerre.
Ci abituiamo agli insulti.
Ci abituiamo all’umiliazione pubblica.
E, cosa ancora più inquietante, arriviamo perfino ad applaudire chi usa la violenza contro un altro essere umano, come se un pugno potesse sostituire la giustizia, come se l’aggressione fosse una risposta accettabile.
È qui che mi fermo.
Perché non è solo un fatto di cronaca. È un fatto educativo.
Ogni volta che applaudiamo la violenza, stiamo insegnando a un bambino, a un ragazzo, a noi stessi, che la forza vale più del dialogo.
Che umiliare è meglio che comprendere. Che eliminare il problema è meglio che affrontarlo.
E questo dovrebbe farci paura. Non perché il mondo sia diventato violento.
La violenza è sempre esistita.
Ma perché rischiamo di perdere la capacità di riconoscerla.
Quando non ci indigniamo più. Quando la giustifichiamo.
Quando la condividiamo. Quando la premiamo.
L’educazione non è dire ai nostri figli cosa pensare.
È mostrare loro, ogni giorno, quale lupo stiamo scegliendo di nutrire.
Perché il mondo che avremo domani nascerà dalle scelte che applaudiamo oggi.
Nelle Fiabe Italiane raccolte da Italo Calvino c’è una storia proveniente dalla tradizione mantovana che amo particolarmente: Il linguaggio degli animali.
Bobo possiede un dono straordinario.
Comprende ciò che dicono i passeri, il cane e le rane.
Ma il vero insegnamento della fiaba non è che gli animali parlano.
È che gli esseri umani hanno smesso di ascoltare.
Il padre di Bobo considera i passeri un fastidio.
Le rane un rumore.
Il cane poco più di una bestia.
Eppure saranno proprio gli animali a salvare vite, a custodire segreti e a indicare la strada.
Le antiche fiabe sapevano qualcosa che oggi rischiamo di dimenticare:
gli animali non erano considerati oggetti, bersagli o ostacoli.
Erano portatori di una conoscenza che l’essere umano da solo non possedeva.
Forse il dono di Bobo non era capire il linguaggio degli animali.
Forse era ricordare che anche loro hanno una voce.
E oggi mi domando:
da quanto tempo abbiamo smesso di ascoltarla?
🌿
Dedico questa fiaba a tutti gli animali selvatici che condividono con noi la Terra e che troppo spesso continuiamo a considerare un problema invece che una presenza preziosa.
È una delle più grandi storie simboliche sulla trasformazione dell’essere umano.
Un pezzo di legno che prende vita. Un essere che parla, desidera, corre, sbaglia… ma che deve ancora imparare cosa significhi essere umano davvero.
Perché diventare umani non è automatico.
Pinocchio attraversa inganni, seduzioni, bugie, paura, fame, perdita, manipolazione. Fugge. Si lascia trascinare. Dimentica il cuore. Dimentica chi ama.
E ogni volta la vita lo richiama. Lo rimette davanti alle conseguenze. Alla responsabilità. Alla coscienza.
Finché lentamente qualcosa cambia.
Non diventa umano quando è perfetto. Diventa umano quando inizia a sentire davvero.
Ed è forse per questo che oggi questa fiaba ci riguarda più che mai.
Viviamo in un tempo in cui il dolore rischia di diventare rumore. In cui ci abituiamo alle immagini della guerra, della violenza, della sopraffazione. In cui le persone smettono di essere persone e diventano numeri, schieramenti, bersagli.
E allora la domanda di Pinocchio torna viva:
Cosa ci rende ancora umani?
Forse la capacità di restare sensibili. Di non trasformarci in legno davanti alla sofferenza. Di non perdere empatia. Di non dimenticare il valore della vita, anche quando il mondo sembra averlo dimenticato.
Per questo oggi forse dovremmo rileggere Pinocchio.
Non per nostalgia. Ma perché parla di noi.
Parla delle parti che scappano. Che cercano scorciatoie. Che vivono nell’impulso. Nel rumore continuo. Nella paura. Nel bisogno di appartenere.
E ci ricorda qualcosa di essenziale: la coscienza non nasce automaticamente. Va costruita.
Rileggere Pinocchio oggi significa fermarsi e chiedersi:
🌿 Riesco ancora a sentire davvero gli altri? 🌿 Sto vivendo in modo automatico o consapevole? 🌿 Mi sto indurendo per sopravvivere? 🌿 Cosa accade dentro di me quando incontro il dolore del mondo?
Perché diventare umani forse non significa essere impeccabili.
Significa continuare a scegliere il cuore.
Fiabe in Costruzione Le fiabe come mappe dell’anima e della trasformazione
Ci sono fiabe che parlano d’amore. E poi ci sono fiabe che parlano del prezzo che siamo disposti a pagare pur di essere amati.
La Sirenetta non è soltanto la storia di una creatura che desidera diventare umana. È la storia di qualcuno che sente di non appartenere più completamente al proprio mondo… e che, per avvicinarsi a ciò che desidera, accetta di perdere parti di sé.
La Sirenetta rinuncia alla voce. E questa non è una scelta casuale.
La voce, nelle fiabe, è identità. È verità. È presenza nel mondo. È la possibilità di dire: “Questo sono io.” “Questo sento.” “Questo desidero.”
Ma quante volte, anche noi, pur di essere accolti, amati, riconosciuti… smettiamo lentamente di parlare con la nostra voce più autentica?
Quante volte diventiamo “adattati”? Più silenziosi. Più comprensibili. Più accettabili.
La Sirenetta attraversa una trasformazione dolorosa. Ogni passo sulla terra, nella fiaba originale, è come camminare sui coltelli. Perché ogni vera trasformazione porta con sé una ferita.
Eppure il cuore della fiaba non è il sacrificio. È la domanda nascosta sotto il sacrificio:
“Posso essere amata senza smettere di essere me stessa?”
Molti vivono la trasformazione come rinuncia. Come cancellazione. Come perdita della propria natura profonda.
Ma le fiabe ci ricordano qualcosa di importante: non tutte le metamorfosi sono guarigione.
A volte ci trasformiamo per paura di non bastare. A volte tradiamo il mare che siamo pur di entrare in un mondo che non sa respirare la nostra profondità.
E allora la Sirenetta diventa una fiaba iniziatica sull’identità. Sul confine sottile tra evoluzione e abbandono di sé. Tra desiderio autentico e bisogno disperato di essere scelti.
Forse il vero viaggio non è diventare umani. Forse il vero viaggio è ritrovare la propria voce… anche dopo averla perduta.
Perché nessun amore che chieda il silenzio della tua anima potrà mai essere davvero casa.
—
✨ Qual è la parte di te che, per troppo tempo, è rimasta senza voce?
Hansel e Gretel è una delle fiabe più antiche e crude. Non addolcisce. Non protegge. Non consola.
Racconta ciò che accade quando la sicurezza primaria viene meno.
Quando il mondo, all’improvviso, non è più un luogo sicuro.
C’è una paura che non ha parole. Una paura che non nasce da ciò che accade, ma da ciò che manca.
È la paura primaria. Quella dell’abbandono.
Hansel e Gretel non vengono lasciati nel bosco per caso. Vengono lasciati perché qualcuno, che avrebbe dovuto proteggerli, non ha avuto la forza di restare.
E questa è una ferita che molti portano dentro: quando chi doveva esserci… non c’era davvero.
All’inizio, Hansel prova a controllare la paura. Lascia briciole.
Segni. Strategie. Tentativi di non perdersi.
Ma le briciole vengono mangiate.
E qui accade qualcosa di fondamentale:
le strategie esterne non bastano più.
Quando non possiamo più tornare indietro, si apre una possibilità nuova:
andare dentro.
Nel bosco incontrano la casa di marzapane. Dolce. Accogliente. Apparentemente salvifica.
Ma non è casa.
È una illusione di nutrimento. È tutto ciò che nella vita sembra amore… ma nutre solo la superficie.
La strega non è “il male”.
È quella parte del mondo (e a volte di noi) che:
attira quando siamo vulnerabili
promette sicurezza
ma ci intrappola nella dipendenza
E allora il passaggio non è evitare la strega. È attraversarla.
Il fuoco della trasformazione
Nel cuore della casa della strega c’è il forno. Il fuoco.
Un fuoco che all’inizio fa paura. Perché è lo stesso fuoco che può distruggere.
Ma è anche l’unico che può trasformare. Gretel, a un certo punto, cambia posizione.
Non è più la bambina che subisce. Non è più quella che aspetta.
vede chiaramente, sceglie, agisce
E usa proprio quel fuoco.
Il forno diventa passaggio.
Non più luogo di prigionia, ma luogo di trasmutazione.
Questo è il punto più profondo della fiaba:
. ciò che ti ha ferito può diventare ciò che ti libera
. ciò che sembrava pericoloso può diventare alleato
. ciò che distrugge può anche trasformare
Solo attraversando il fuoco i due bambini possono uscire davvero dal bosco.
E solo allora possono tornare.
Ma non tornano come sono partiti.
Non tornano più cercando una casa fuori.
portano dentro la loro casa.
Questa fiaba parla di te quando:
hai sentito di doverti arrangiare da solo
hai cercato amore dove non poteva esserci
hai provato a controllare la paura
e a un certo punto… non ha più funzionato
E allora succede questo:
perdi la strada, ma trovi te
La vera casa
non è quella che ti accoglie
è quella che diventi
✨ E forse questa è la domanda che Hansel e Gretel ti lasciano:
✨ Dove sto ancora cercando fuori quella casa che posso iniziare a costruire dentro?
Tutti conosciamo Il Brutto Anatroccolo, bellissima, fiaba di Hans Cristian Andersen, che racconta la storia di un piccolo nato diverso dagli altri, deriso e rifiutato fin dal primo momento.
Costretto ad allontanarsi, attraversa solitudine, fatica e smarrimento, cercando un posto nel mondo in cui sentirsi accolto.
Solo con il tempo, e con lo sguardo giusto, scoprirà la verità: non era un anatroccolo sbagliato, ma un cigno che ancora non si riconosceva.
Ci sono momenti nella vita in cui ci sentiamo così.
Diversi. Fuori posto. Come se ci fosse qualcosa di sbagliato in noi.
Come se tutti sapessero come stare al mondo… e noi no.
Il Brutto Anatroccolo non nasce sbagliato. Nasce semplicemente in un luogo che non lo riconosce.
E così cresce guardandosi attraverso gli occhi degli altri. Sentendosi meno. Inadeguato. Non appartenente.
Ma c’è una verità che questa fiaba custodisce con delicatezza:
Non tutto ciò che non viene riconosciuto è sbagliato. A volte è solo… non ancora visto.
Il dolore dell’anatroccolo non è essere diverso.
È credere di esserlo nel modo sbagliato.
Poi arriva un momento.
Un riflesso nell’acqua. Un incontro. Uno spazio diverso.
E qualcosa cambia.
Non perché lui diventa altro. Ma perché finalmente si vede per ciò che è.
Non un errore. Ma un bellissimo cigno.
Questa fiaba ci accompagna lì:
quando ci sentiamo fuori posto, quando non veniamo riconosciuti, quando dubitiamo della nostra natura…
E ci sussurra:
Non sei sbagliato. Stai solo cercando il tuo lago.
La vera trasformazione non è diventare qualcuno di diverso.
È smettere di credere di non esserlo già.
Nella Radura, ogni essere trova il suo posto. Non perché cambia forma. Ma perché viene visto.
E tu… dove hai imparato di non appartenere? E dove, invece, hai iniziato a riconoscerti?
Ogni fiaba custodisce una radice del nostro cammino. Luma & Nuin — radici, ascolto, trasformazione
Ci sono giorni dell’anno in cui la vita sembra sussurrare più forte.
Giorni in cui qualcosa dentro di noi si apre, si ammorbidisce, si ricorda.
Pasqua è uno di questi giorni.
È il tempo della rinascita. Della luce che ritorna. Del respiro che si fa più ampio dopo l’inverno.
Ma ogni vera rinascita non è solo un simbolo. È una scelta.
È il momento in cui possiamo fermarci e chiederci: come voglio stare, davvero, dentro la vita?
Viviamo immersi in abitudini che spesso non mettiamo più in discussione. Gestualità che si tramandano, che si ripetono, che sembrano naturali solo perché sono sempre state così.
Eppure… se ci fermiamo davvero a sentire, qualcosa dentro di noi sa.
Sa riconoscere la vita. Sa riconoscere quando è onorata… e quando no.
Gli animali non sono simboli. Non sono tradizioni. Non sono qualcosa che esiste per noi.
Sono vite. Sono presenze. Sono esseri che, esattamente come noi, attraversano il mondo con un battito, con un sentire, con un desiderio semplice e profondissimo: vivere.
E allora forse la rinascita di cui tanto parliamo non è qualcosa che accade fuori.
È qualcosa che accade nel momento in cui scegliamo di sentire davvero.
Scegliere la presenza invece dell’automatismo Scegliere la consapevolezza invece dell’abitudine Scegliere il rispetto… anche quando è più scomodo
Perché ogni gesto crea un campo. Ogni scelta lascia una traccia.
E la vita, quella vera, non chiede perfezione.
Chiede presenza.
In questi giorni, prova a fermarti un momento. Respira. Appoggia una mano sul cuore.
Se accanto a te c’è un animale, guardalo. Davvero.
Lascia che sia lui a ricordarti cosa significa vivere senza sovrastrutture, senza giustificazioni, senza distanza.
Pasqua può essere solo una ricorrenza. Oppure può diventare una soglia.
Un punto in cui qualcosa cambia, anche in modo silenzioso.
Ogni rinascita è una scelta. E ogni scelta crea il mondo in cui viviamo.
Qual è il vero significato della Bella e la Bestia? Non è solo una fiaba d’amore, ma una storia di trasformazione interiore, accoglienza dell’ombra e relazione consapevole.
C’è una storia che tutti conosciamo. Ma che pochi, davvero, ascoltano fino in fondo.
La Bella e la Bestia non è una favola romantica. È una mappa.
Una mappa dell’incontro tra ciò che è addomesticato… e ciò che è rimasto selvatico.
Dentro di noi.
La Bestia non è il nemico
La Bestia non è “il cattivo”. Non è ciò che va eliminato.
È ciò che è stato ferito.
È ciò che è stato escluso, giudicato, rinchiuso. È la parte che ha imparato a difendersi diventando dura, chiusa, a volte aggressiva.
Ma sotto… c’è un cuore che non ha smesso di sentire.
Nella nostra vita, la Bestia può essere:
– una reazione che non controlliamo – una paura che ci blocca – una parte di noi che “non ci piace” – oppure… qualcuno che incontriamo e non capiamo
O ancora… un animale che manifesta comportamenti difficili.
La Bella non salva. La Bella resta.
Questo è il punto più profondo.
La Bella non trasforma la Bestia perché fa qualcosa. La trasforma perché resta.
Resta senza forzare. Resta senza invadere. Resta senza voler cambiare.
E in quello spazio…
la Bestia, per la prima volta, non deve difendersi.
L’amore che trasforma non è controllo
Non è correggere. Non è migliorare. Non è “aggiustare”.
È presenza.
È la capacità di stare davanti all’ombra senza scappare e senza volerla spegnere.
Questo tipo di amore non è sempre facile. Perché chiede una cosa molto precisa:
non avere paura di ciò che emerge
Quando questo accade con gli animali
Chi vive accanto agli animali lo sa.
Gli animali non rispondono alle tecniche. Rispondono alla qualità della nostra presenza.
Quando un animale è agitato, chiuso, reattivo… spesso sta esprimendo una “Bestia” che non è pericolosa, ma non è stata ancora ascoltata.
E lì, la domanda non è:
“Come lo faccio smettere?”
Ma:
“Riesco a restare senza volerlo cambiare subito?”
È da lì che nasce la trasformazione.
Non forzata. Non imposta. Ma reale.
Accogliere il selvatico
Il selvatico non è qualcosa da domare.
È qualcosa da incontrare.
Dentro di noi, significa smettere di respingere alcune parti: la rabbia, la paura, il bisogno, la vulnerabilità.
Nell’altro, significa non ridurre tutto a “comportamento da correggere”.
Accogliere il selvatico è un atto profondamente trasformativo, perché restituisce dignità a ciò che è stato escluso.
La guarigione del cuore
La vera guarigione non avviene quando tutto diventa “perfetto”.
Avviene quando ciò che era separato può finalmente essere visto.
Quando la Bestia non è più sola.
Quando qualcuno — dentro o fuori — rimane.
E dice, anche senza parole:
“Io ti vedo. E non scappo.”
Relazione trasformativa
Ogni relazione può diventare un luogo di trasformazione.
Ma solo se smettiamo di usarla per controllare l’altro e iniziamo a viverla come spazio di incontro.
Dove:
– non tutto è comodo – non tutto è chiaro – ma tutto può essere accolto
Una domanda da portare con te
C’è una “Bestia” nella tua vita — dentro di te o accanto a te — che stai ancora cercando di cambiare?
E se, per un momento, invece… provassi semplicemente a restare?
Temi di questo articolo: amore che trasforma, accoglienza dell’ombra, relazione trasformativa, presenza consapevole, relazione con gli animali
Ogni fiaba custodisce una radice del nostro cammino. Luma & Nuin — radici, ascolto, trasformazione