Il tempo dell’attesa

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La Baba Jaga sedette per pranzare; mangia e Vasilissa sta lì in silenzio. “ Perché non mi dici nulla?”chiese la Baba Jaga. «Stai lì come una muta!» “Non ho il coraggio di parlare,” rispose Vasilissa “ ma se permetti vorrei chiederti una cosa.” “ Chiedi; però non tutte le domande portano al bene. Se sai molte cose, invecchi prima!” Vassilissa la bella

La Baba Jaga, la vecchia strega, presente nelle fiabe della tradizione russa,  che vive in una casa  che si muove su zampe di gallina ed è costruita con ossa umane, sa essere terribile – mangia gli uomini, soprattutto quando sono troppo curiosi – ma sa dare anche giusti consigli. Questa fiaba – Vassilissa la bella, la versione russa di Cenerentola – ci racconta che non è sempre saggio sapere troppo. A volte bisogna saper attendere perché le risposte arrivano quando è il loro giusto  tempo.

Anche La bella addormentata ci parla del tempo: la fanciulla punta dal fuso deve dormire cento anni prima di essere risvegliata dal bacio del suo principe, per poter proseguire la sua crescita interiore: la liberazione di ciò che dorme, inconscio o bloccato, può richiedere molto lavoro: solo dopo cent’anni riesce ad arrivare il principe azzurro, il principio vitale, la vita che ci ama. Egli deve faticosamente avanzare all’interno di una selva intricata e a volte bisogna attendere molto per vedere il tanto atteso. (Biato)

Ne’ La fanciulla senza mani – un’antica e bellissima fiaba dei fratelli Grimm-  un padre si lascia ingannare dal diavolo e deve cedergli la propria adorata figlia come sposa. Dopo tre anni il diavolo vuole prendersi quello che gli spetta, e  nonostante la disperazione dei genitori, la figlia si sottomette al terribile patto e poiché il Diavolo non riesce ad usare il suo potere su di lei – il suo candore  è la forza psichica che non riesce a dominare  – ordina al padre di tagliarle le mani – tagliare le mani alla fanciulla vuol dire togliere la sua capacità psichica di afferrare, trattenere, aiutare se stessa e gli altri. Vuol dire annullarla.

Alla fine il diavolo non riuscirà ad avere la fanciulla e lei, ormai mutilata deciderà di lasciare la sua casa e di vagabondare per il mondo. Incontrerà il suo Re e lo sposerà ma poi per un nuovo inganno del diavolo tornerà a vagabondare. Il suo viaggio durerà sette anni – la durata di una stagione nella vita di una donna, il numero ricorrente nel tempo sacro, i sette giorni della creazione. Sette è il numero dell’iniziazione (Pinkola). Un periodo necessario per la crescita interiore della fanciulla – una rinascita –  che vedrà ricrescere le proprie mani, prima quelle di una bambina, poi quelle di una fanciulla e infine quelle di una donna.

Sette anni sarà anche il tempo necessario al suo Re, il suo sposo, per ritrovarla. Sette anni di dolore, non mangerà per sette anni, e di grande trasformazione. La fanciulla senza mani, come Vassilissa la Bella e La bella addormentata sono fiabe che portano profondi messaggi e meritano ben altri approfondimenti. Per ora ci basti vedere che per ognuna di queste storie, il tempo, e l’attesa hanno un valore fondamentale, la catarsi per prepararsi al viaggio.

Le fiabe ci insegnano che ogni cosa ha un tempo per essere svelata, e che il viaggio di ogni individuo alla ricerca del proprio sé ha bisogno del tempo necessario perché avvenga la trasformazione che porta alla crescita. Nessun tempo deve essere forzato

C’è un tempo per ogni cosa: un tempo per il dolore, che va onorato e mai evitato, e c’è un tempo per la gioia, che va accolta e mai data per scontata. C’è un tempo per avere le risposte, e a volte si fanno attendere molto a lungo, perché non è il nostro tempo per sapere.

Quello che stiamo cercando, quello che ci è destinato, arriva quando siamo pronti ad accoglierlo. Anche quando pensiamo di non esserlo. L’ attesa, è il tempo perfetto che ci prepara al dono e il tempo dell’attesa va rispettato, anche quando ci sembra interminabile.

Ho imparato che nulla va forzato, io che vivo sempre in conflitto con il mio tempo, che non è mai troppo veloce, o non è mai abbastanza, o che è troppo lento. Ho imparato che non devo sempre avere tutte le risposte, non subito! Non ora! Arriveranno.  Ho imparato che io creo la mia realtà – tutti noi lo facciamo – e che saper attendere, senza fermarsi – è un grande privilegio.

Alice: “Per quanto tempo è per sempre?” Bianconiglio: “A volte solo un secondo.”

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L’ incantesimo del lago

Ieri, ha avuto la luogo la premiazione dei vincitori del Concorso “Paese da Fiaba”,

Un bellissimo pomeriggio, con lo spettacolo, dei bravi artisti del Teatro Telaio,  la mostra dei disegni dei bambini della scuola primaria  “M. Hack ” di Padenghe sul Garda, l’emozione dei vincitori e le tante persone intervenute per passare un vero Pomeriggio da Fiaba. Un grande ringraziamento a Gabriella Alati consigliere comunale, per il suo, sempre, grande lavoro, all’amministrazione Comunale e al nostro sindaco Patrizia Avanzini e agli assessori che hanno consentito lo svolgimento del nostro bel Concorso per il terzo anno. Ancora un grande grazie a Federica Zanoni e Flavia De Togni della biblioteca comunale Alda Merini di Padenghe per il loro supporto e la, sempre, bella accoglienza nella cornice della loro bella biblioteca.

Grazie alle colleghe della giuria Veronica Sforza, Elena Stefania Pietra, Silvia Cinti e Laura Valente con cui ho condiviso il privilegio di leggere e scegliere – scelta davvero difficile – le fiabe vincitrici.

Grazie a Angela Tizzano, grande lettrice e interprete, che ha letto alcuni brani delle fiabe vincitrici.

E GRAZIE a  tutti gli autori, grandi e piccoli, che si sono messi in gioco e  che hanno scritto, bellissime storie, piene di fantasia. Inventare e scrivere storie è sempre un piccolo, meraviglioso incantesimo per la nostra anima.         

Ed ora ecco, finalmente,  i  bravissimi vincitori. Complimenti!

Disegni:

Marco Stadler – copertina per le fiabe categoria giovani

Marta Perciaccante – copertina per le fiabe categoria autori

Categoria Autori

1 L’incantesimo del lago – Patrizia Bignami

2 La parola Magica –  Giovanni Quaresmini

3. Il contadino generoso – Barbara Bettinsoli

Categoria Giovani

1 – La rivincita delle lucciole – Chiaria Orio

2 – I centoventuno bambini scomparsi – Aurora Petrella

Categoria scuola

1 . Il Regno di Water Cristal  clsse 5 A – Scuola primaria M.Hack di Padenghe sul Garda

Una menzione particolare per la fiaba:

Il Paese di Rimafiabando – Barbara Bettinsoli

Complimenti a tutti!

 

 

 

Le responsabilità dell’amore


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Siamo responsabili dell’amore che provochiamo?”

Certo, sempre! risponde sicura Martina e scuote i morbidi capelli castani facendo il suo tipico sorriso lento, di adolescente ancora inconsapevole degli stuoli di giovani ammiratori che restano confusi al suo passaggio.

Rido… abbiamo letto la fiaba del Re Bazza di Tordo, della  principessa bellissima, ma superficiale e sciocca che lo deride per il suo brutto viso con il mento grosso. Il re viene rifiutato dalla bella principessa ma il vecchio padre della fanciulla, stanco dei suoi capricci, la dà in moglie al primo, squattrinato suonatore che passa al castello, per punirla, senza sapere che il suonatore è, in realtà, sempre il Re Bazza di Tordo che solo alla fine si svelerà alla principessa.

La fanciulla deve adattarsi a vivere nella povertà, a lavorare come sguattera e a vivere accanto ad un marito che non avrebbe mai voluto, rimpiangendo il Re Bazza di Tordo che aveva rifiutato  –  deve superare molte prove per crescere e diventare finalmente una donna capace di vivere un rapporto equilibrato e maturo,  – e solo allora può avere il suo Re, –  il Re Bazza di Tordo che, nonostante il suo rifiuto, è innamorato di lei e ha scelto di trasformarsi:

E quando ella lo guardò, vide che era di nuovo il re Bazza di Tordo. -Non aver paura- le disse questi -io e il suonatore che abitava con te nella misera casetta siamo la stessa persona: per amor tuo mi sono travestito così:

Anche lui  ha dovuto trasformarsi –  diventare un  povero suonatore squattrinato  –  per poterla cambiare – un cambiamento, una trasformazione che hanno dovuto fare entrambi; cambiare vuol dire guardare all’altro e crescere insieme.

“Vedi?” dico a Martina – alla fine la principessa ha capito che l’amore, che il  re aveva per lei, era importante e, superando prove, anche difficili, gli è stata vicina – è cambiata per luiha dovuto fare la sguattera – e lui è cambiato con lei – si è travestito da suonatore e poi è tornato Re. 

Questo dovrebbe essere l’amore. Avere cura di chi ti ama; quando fai innamorare qualcuno sei capace di guardarlo? Guardarlo davvero intendo. Vuol dire andare oltre  un viso che ti sembra sgradevole perchè ha il mento grosso – quando non corrisponde ai tuoi desideri, alle tue aspettative e alle tue illusioni, che magari non sono nemmeno quelle reali, e ti fai ingannare dai tuoi finti bisogni.

Vuol dire guardare la sua anima. L’amore va sempre rispettato.

E vale anche per l’amore donato. Il più delle volte ci innamoriamo di qualcuno senza sapere nemmeno chi è realmente, non lo guardiamo, e vediamo, solo, quello che il nostro bisogno di amore ci fa vedere.

Il Re Bazza di Tordo, invece, ha capito di amare la sua principessa perchè è andato oltre i suoi atteggiamenti indisponenti e antipatici,  oltre l’apparenza; ha superato i  veli delle fragili illusioni,  e  ha guardato fino dentro alla sua anima: solo così ha potuto vedere il suo oro nascosto. Lo ha riconosciuto, e di  quello si è innamorato.

“E, se chi si innamora di te, proprio non ti piace? Cioè, anche se lo guardi, per davvero, ma non riesci a trovare il suo oro?” chiede Martina tutta seria – questa faccenda dell’oro interiore l’ha colpita.

“Ti rifaccio la domanda allora: Siamo responsabili dell’amore che cerchiamo negli altri, che doniamo a chi forse non lo chiede? Opure dell’amore che provochiamo? Anche quando non lo vogliamo? 

Martina mi guarda confusa e non risponde, e la capisco perchè non è una risposta semplice. Ma noi creiamo la nostra realtà e attiriamo storie e persone.  Le chiamiamo. Anche quelle che in realtà non avremmo voluto avere vicino.

O crediamo di non avere voluto vicino…

Così rifaccio la domanda a chi voglia rispondere:  Siamo sempre responsabili del nostro amore?

Il trapano e la felicità

 

Cosa c’entra un trapano con la felicità? Niente direte voi, ma vi sbagliate! Chiedetelo agli alunni delle classi  seconde, sezioni A e B,   della scuola primaria di Vobarno, che hanno scritto delle piccole storie preziose su questa insolita coppia,  perchè come ci ha insegnato Rodari, più le parole sono distanti fra loro e più il binomio è perfetto, e provoca la mente, che chiede aiuto alla fantasia per inventarsi cose meravigliose.

Ho incontrato ancora i bambini della scuola primaria di Vobarno per la seconda  parte del laboratorio di scrittura creativa e fiabe e, questa volta, abbiamo anche  usato “il domino delle carte”  le bellissime carte delle fiabe di Paola Biato, counselor professionale,  che hanno entusiasmato i bambini e anche la sottoscritta perchè seguendo la traccia dei disegni,  insieme alle loro  maestre – i bambini hanno inventato magiche storie di streghe sposate con orchi, di maghi che fanno pozioni per far trasformare i cattivi in farfalle, di una chiave preziosa e di un bellissimo castello.

Anche questa volta i bambini hanno dimostrato la loro infinita voglia di fare, di inventare e di lavorare in gruppo e mi hanno donato il privilegio di vivere una bellissima esperienza.

Ancora un gigante GRAZIE a tutti i piccoli alunni, che mi hanno fatto parte  della loro meraviglia e della loro allegria,  GRAZIE alle  loro maestre Cristina e Sara che li accompagnano ogni giorno, facendo con loro, e per loro un lavoro meraviglioso, fatto di passione, dedizione e cura, e GRAZIE a Clara presidente dell’infopoint AID Garda e Valsabbia che mi ha coinvolto in questa bellissima avventura.

Ma naturalmente, ora, voi vorrete sapere cosa c’azzecca un trapano con la felicità…

“Un giorno c’era un bambino che aveva sempre una felicità pazzesca e a lui gli piaceva usare il trapano perchè lui pensava che il trapano, quando faceva rumore, spruzzava fuori felicità e allora la voleva prendere.” Sabrina -classe 2A

In un mondo fantastico, un giorno è successa una catastrofe, oh santo cielo, disse un bambino – il trapano ha fatto un buco nella F e nella C di felicità, che catastrofe. Allora il trapano prese una vite per la F e una vite per la C e ad un certo punto: TRRRRRRRRR-TRRRRRRR-TRRRRR. – Cosa è successo – esclama il bambino – guardate, il trapano ha sistemato il guaio che aveva fatto un’ora fa. E da quel giorno FELICITA’ diventò così bella che tutti la volevano.” Aurora -2A

Le fiabe sono tutte intorno a noi…

La Donna Scheletro

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“Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse che cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti”.

I pescatori, da tempo, si tengono lontano da quella baia per paura dei fantasmi, ma un giorno arriva un pescatore che non sa nulla delle tristi storie su quel luogo;  butta il suo amo e sente subito che ha preso qualcosa. Non sa che, in realtà, il suo amo è rimasto incagliato nelle costole della Donna Scheletro e, mentre la tira a riva, pensa a quanto nutrimento potrà avere da un pesce così grosso.

Non si rende conto che il mare ribolle, perché la creatura che ha preso all’amo sta lottando per liberarsi, e solo quando tira la rete sulla sua barca si accorge dello scheletro che lo fissa dalle inconsolabili, orbite vuote.

Terrorizzato, scappa lontano da lei, ma quella, impigliata nella lenza, lo segue ovunque, fino al suo igloo.

La Donna Scheletro è una, antica,  bellissima fiaba dei fratelli Grimm che mi ha incantato e che vi consiglio di leggere, più volte, con attenzione; a dispetto del suo inizio tragico, racconta una bellissima storia d’amore.

Il pescatore, quando si rende conto che la Donna Scheletro è accanto a lui, nel suo igloo, pensa di scappare ancora, ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità con il cuore che batteva come un tamburo, ma poi inciampa e cade addosso a lei.

Non seppe poi dire come fu, forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo. Fatto sta che sentì nascere un sentimento di tenerezza, e lentamente, allungò le mani sudicie e  con parole dolci, prese a liberarla dalla lenza.

… e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo.

Questa storia è la nostra storia: “l’incapacità di affrontare e sbrogliare la donna Scheletro fa che molte relazioni amorose falliscono. Per amare,  bisogna essere, non soltanto forti, ma anche saggi. La forza viene dallo spirito, la saggezza viene dall’esperienza con la Donna Scheletro” (Pinkola Estes).

Iniziamo l’amore pieni di aspettative sull’altro e sul nostro sentimento, ci sentiamo invincibili, sicuri e siamo certi che il nostro amore ci nutrirà per sempre. Ma quando le cose cambiano nel rapporto e non riconosciamo più la persona che abbiamo accanto, non la comprendiamo più, non accettiamo più i suoi limiti o i suoi silenzi, o siamo indeboliti dalla mancanza di passione che prima ci confondeva, è proprio in quel momento che affiora la donna Scheletro, la metafora della morte di una parte del rapporto, che ci spaventa e ci fa scappare. Ci inorridisce. Non sappiamo che l’amore è fatto di cicli, di inizi e di conclusioni. E di nuovi inizi.

Non sappiamo che qualcosa deve morire per lasciare posto al nuovo. Una parte dell’amore che conosciamo deve morire per far nascere un sentimento più forte.

L’uomo, dopo aver accudito la donna, si dedica alla sua lenza e lei lo guarda, in silenzio, perché temeva che se avesse detto qualcosa lui l’avrebbe buttata dalla scogliera – l’avrebbe gettata via, mandata lontano;  non è quello che facciamo con chi crediamo di non amare più?

Poi, all’uomo viene sonno e mentre dorme, sogna – forse un sogno malinconico – e una lacrima gli brilla all’angolo dell’occhio. La Donna Scheletro la vede e, improvvisamente ha sete: si avvicina all’uomo addormentato e appoggia la bocca al suo occhio e beve quell’unica lacrima che, come un fiume, sazia la sua sete di infiniti anni. Poi canta sul cuore dell’uomo addormentato,  e piano piano, il suo scheletro si veste di muscoli e pelle e, alla fine, diventa una bellissima donna, e si addormenta accanto a lui. La notte li accoglie avvinghiati, l’uno all’altra e la mattina li sorprenderà ancora insieme, e non si lasceranno più.

Questo amore struggente ci spetta quando non scappiamo davanti alla paura di impegnarsi,  e riconosciamo il tesoro che ci si presenta anche se non è quello che aspettavamo; quando scegliamo di restare, anche quando sarebbe più facile andare via,  di avere tenerezza delle ossa del nostro amore anziché averne paura e la sua fragilità  ci commuove, fino a quella unica, preziosa lacrima.  Quando diamo tutti noi stessi senza temere di potere perdere tutto, perché se succede, sappiamo che arriverà qualcosa di nuovo.

Quando non temiamo la morte di una parte della nostra libertà, delle nostre aspettative iniziali, delle ingannevoli promesse dell’innamoramento.

Quando guardiamo con pazienza i problemi e le difficoltà del nostro rapporto – non abbiamo paura della Donna Scheletro –  e con infinità tenerezza sbrogliamo i nodi che la legano.

Così le anime imparano ad amarsi, per davvero.

“…Basta smetter di fuggire, basta cominciare a sbrogliare, ad affrontare la ferita e la propria brama di compassione, abbandonare al processo tutto il proprio cuore. 

… Così dovrebbe operare ogni relazione amorosa: ogni partner dovrebbe trasformare l’altro. La forza e il potere di ciascuno vengono liberati e spartiti. Lui le dona il cuore-tamburo, lei gli dona la conoscenza dei ritmi e delle emozioni più complessi che si possano immaginare. Chissà che cosa cacceranno insieme… Sappiamo soltanto che saranno nutriti sino alla fine dei loro giorni” “Donne che corrono con i lupi – Pinkola Estes

 

Un pomeriggio da fiaba

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Finalmente abbiamo i finalisti del nostro meraviglioso Concorso Paese da Fiaba, abbiamo un pomeriggio fantastico per scoprire i loro nomi e  le loro bellissime fiabe, per ammirare i disegni dei bambini della scuola primaria “M. Hack” di Padenghe, per il teatro e per passare ore magiche in compagnia, nella bellissima cornice della Biblioteca Di Padenghe intitolata ad Alda Merini.
Non vorrete perdervi un vero pomeriggio da fiaba, vero?
Vi aspettiamo…

Sonno

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Mio buon Principe, sarà ormai più di cinquant’anni che ho sentito raccontare da mio padre che in quel castello c’era una Principessa, la più bella che si potesse mai vedere; che essa doveva dormirvi cento anni, e che sarebbe destata dal figlio di un Re, al quale era destinata in sposa”. A queste parole, il Principe s’infiammò; senza esitare un attimo, pensò che sarebbe stato lui, quello che avrebbe condotto a fine una sì bella avventura, e spinto dall’amore e dalla gloria, decise di mettersi subito alla prova. Appena si mosse verso il bosco, ecco che subito tutti gli alberi d’alto fusto e i pruneti e i roveti si tirarono da parte, da se stessi, per lasciarlo passare.” La bella addormentata nel bosco – Perrault