Timo, il gatto

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Allora Emma ha disegnato un gattone rosso perché la aiutasse a prenderlo, ma quello era un gattone pigro e quando ha visto il divano si è addormentato e non voleva proprio saperne di svegliarsi.”

E’ così che Emma ha conosciuto Timo…

La fiaba che insegna il team building

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Adolf Borne

Un uomo aveva un asino che lo aveva servito assiduamente per molti anni; ma ora le forze lo abbandonavano e di giorno in giorno diveniva sempre più incapace di lavorare. Allora il padrone pensò di toglierlo di mezzo, ma l’asino si accorse che non tirava buon vento, scappò e prese la via di Brema: là, pensava, avrebbe potuto fare parte della banda municipale. Dopo aver camminato un po’, trovò un cane da caccia che giaceva sulla strada, ansando come uno sfinito dalla corsa. “Perché‚ soffi così?” domandò l’asino. “Ah,” rispose il cane, “siccome sono vecchio e divento ogni giorno più debole e non posso più andare a caccia, il mio padrone voleva accopparmi, e allora me la sono data a gambe; ma adesso come farò a guadagnarmi il pane?” – “Sai?” disse l’asino. “Io vado a Brema a fare il musicante, vieni anche tu e fatti assumere nella banda.” Il cane era d’accordo e andarono avanti. Poco dopo trovarono per strada un gatto dall’aspetto molto afflitto. “Ti è andato storto qualcosa?” domandò l’asino. “Come si fa a essere allegri se ne va di mezzo la pelle? Dato che invecchio, i miei denti si smussano e preferisco starmene a fare le fusa accanto alla stufa invece di dare la caccia ai topi, la mia padrona ha tentato di annegarmi; l’ho scampata, è vero, ma adesso è un bel pasticcio: dove andrò?” – “Vieni con noi a Brema: ti intendi di serenate, puoi entrare nella banda municipale.” Il gatto acconsentì e andò con loro. Poi i tre fuggiaschi passarono davanti a un cortile; sul portone c’era il gallo del pollaio che strillava a più non posso. “Strilli da rompere i timpani,” disse l’asino, “che ti piglia?” – “Ho annunciato il bel tempo,” rispose il gallo, “perché‚ è il giorno in cui la Madonna ha lavato le camicine a Gesù Bambino e vuol farle asciugare; ma domani, che è festa, verranno ospiti, e la padrona di casa, senza nessuna pietà, ha detto alla cuoca che vuole mangiarmi lesso, così questa sera devo lasciarmi tagliare il collo. E io grido a squarciagola finché‚ posso.” – “Macché‚ Cresta rossa,” disse l’asino, “vieni piuttosto con noi, andiamo a Brema; qualcosa meglio della morte lo trovi dappertutto; tu hai una bella voce e, se faremo della musica tutti insieme, sarà una bellezza!” Al gallo piacque la proposta e se ne andarono tutti e quattro. 

I nostri quattro amici arrivano davanti a una casa e lì decidono di fermarsi perchè sono stanchi e affamati. Spiando alla finestra vedono una tavola imbandita con ogni ben di Dio e dei briganti seduti attorno ad essa; i quattro decidono di cacciare i briganti e dopo averci ragionato, hanno un’idea: il cane salta sulla groppa dell’asino, il gatto su quella del cane e il gallo su quella del gatto, e cominciano a fare un gran baccano.

Uno raglia, uno abbaia, uno miagola e l’altro canta così forte che i briganti si spaventano e scappano, pensando ci sia uno spettro. Così i nostri amici entrano in casa e ne prendono possesso, e quando i briganti tornano per vedere se davvero c’è un mostro, riescono a scacciarli definitivamente usando, ognuno, le proprie armi: un bel calcio, unghie affilate, un morso, e un chicchirichì gridato nelle orecchie.

Inutile dire che i nostri eroi rimangono nella casa, per sempre sereni e contenti: una bella rivincita, per chi, ritenuto troppo vecchio e ormai incapace di produrre lavoro, viene messo in disparte, metaforicamente, viene fatto morire.

Questa bellissima fiaba dei fratellli Grimm ci mostra due cose importanti: l’essere umano ha la capacità di non farsi abbattere dalle difficoltà ma può sempre trovare nuove soluzione utilizzando le proprie risorse interiori, soprattutto quando opera in gruppo – attivazione del team building: ogni personaggio trova un suo ruolo specifico attraverso cui riesce a realizzare le proprie personali attitudini e capacità – Bastone. Le fiabe raccontate agli adulti –  e proprio dal lavoro comune trova la forza di diventare un ottimo problem solving e riesce a  raggiungere il proprio fine.

E come non notare che il gruppo si realizza al meglio proprio grazie alla diversità di ognuno di loro? Sono le loro  caratteristiche, uniche e personali che riescono a cacciare i briganti!

Un messaggio di integrazione ancora più attuale ai nostri giorni.

 

Baba Jaga

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Ivan Bilibin

Aleksander Afanav’es fu scrittore, linguista e uno dei massimi studiosi del folklore, della mitologia e della tradizione  russa. A lui si deve la più grande testimonianza dei racconti e delle fiabe della cultura e della tradizione popolare del suo paese; ispirato dai fratelli Grimm,  Afanas’ev raccolse 600 fiabe che rappresentano  la raccolta più grande esistente di fiabe russe.

Le Fiabe russe – anche Lev Tolstoj, uno dei maggiori scrittori e filosofi dell’800 scrisse molte fiabe dedicate ai bambini poveri per cui aveva aperto una scuola –  popolate da draghi, streghe, spiriti magici e serpenti  sono bellissimi racconti ricchi di atmosfere magiche,  oscure e affascinanti, miste alla paura; non parlano di fate  – tipiche della tradizione celtica, – e uno dei personaggi ricorrenti è la Baba Jaga, presente anche nella tradizione slava e polacca,  una vecchia strega, orribile nell’aspetto che vive in una casa fatta di ossa e resti umani, che viaggia su una specie di mortaio, e cancella i sentieri dei boschi con una scopa di betulla d’argento.  Una vecchia che può essere positiva e dare consigli, ma in caso contrario rapisce i bambini e può anche decidere di mangiarsi i suoi ospiti.

Vasilisa camminò tutta la notte e tutto il giorno, solo la sera successiva giunse a una radura, dove si trovava la casetta della Baba Jaga; la palizzata intorno alla casa è fatta di ossa umane, sui pali della palizzata stavano dei teschi umani con gli occhi; invece dei gangheri della porta c’erano gambe umane, invece dai catenacci, delle braccia umane,invece del lucchetto una bocca con denti aguzzi. Vasilisa impietri’ per il terrore, stette li’ stordita. A un tratto passò un altro cavaliere: tutto vestito di nero, su un cavallo nero; galoppo’ verso il portone della Baba Jaga e scomparve, come se fosse stato inghiottito dalla terra. Era giunta la notte. Ma il buio duro’ poco: a tutti i teschi della palizzata si accesero gli occhi, e in tutta la radura si fece luce, come nel bel mezzo del giorno. Vasilisa tremava per lo spavento ma, non sapendo dove rifugiarsi, rimase li sul posto.”Vasilissa la bella  – Afanav’es

Baba Yaga ha tre servitori il Cavaliere bianco, che rappresenta il giorno; il Cavaliere rosso, che rappresenta il sole; il Cavaliere nero, che rappresenta la notte e che lei definisce  “la mia alba luminosa, il mio sole e la mia notte scura”. perché lei controlla il tempo, il giorno e la notte; infatti la vecchia strega è connessa alla natura selvaggia e la può controllare; simbolo della Madre Terra, depositaria del sapere, che può essere saggia e generosa, ma terribile nello stesso tempo con i suoi figli. 

Qualche volta può dare  il suo aiuto a chi lo chiede ma può essere davvero rischioso perché lo concede solo a chi è puro di cuore e spirito.

 

I colori di Sofia

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“«Chi sei?», le chiede piano.
«Sono la Tristezza, non vedi?». Risponde con tono lamentoso la forma scura.
«E cosa fai?»
«Domanda sciocca!». Risponde con un sospiro la Tristezza.

«La mia mamma mi ha detto che nessuna domanda è sciocca, quando vuoi sapere il perché delle cose», risponde quieta Sofia.”

Una fiaba per il tuo natale, da regalare o perché no, da regalarti.  I colori di Sofia, dedicata a chi vede solo il buio e ancora non sa che si può colorare.

Con i disegni di Chiara Petrillo

 

Il topo e la montagna

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Illustrator Marco Lorenzetti – Il topo e la montagna ed.  Gallucci

Antonio Francesco Gramsci fu un politico, filoso, giornalista linguista e critico letterario.

Fondatore del partito comunista d’Italia, nel 1921, fu condannato dal regime fascista nel 1926 e rinchiuso nel carcere di Turi, in provincia di Bari, lo stesso carcere, e lo stesso periodo, in cui fu rinchiuso Sandro Pertini.

Gramsci è considerato uno dei più importanti pensatori del xx secolo; in carcere, ottenuto il permesso di avere carta e penne si dedicò alla scrittura e oltre alla stesura dei Quaderni dal Carcere, che raccolgono le sue riflessioni politiche, filosofiche storiche e di vita, si dedicò alle fiabe.

Nel 1924 tradusse le fiabe più famose dei Grimm – che sono raccolte nel libro Favole di libertà – e poi, tramite la corrispondenza letteraria con la moglie Giulia, scrisse alcune fiabe per i figli Delio e Giuliano, perché lei potesse raccontargliele.

Perché le fiabe? Gramsci voleva trasmettere il suo pensiero di eguaglianza, di libertà di pensiero e di morale anche ai bambini che crescevano plasmati dal pensiero della dittatura; era convinto che le fiabe e la fantasia erano l’alternativa, attraverso le metafore e i messaggi simbolici, per poter guardare e poter spiegare il mondo con una percezione diversa.

Il topo e la montagna è una delle favole che Gramsci dedicò ai figli, una favola morale che è ancora più attuale ai giorni nostri, in cui l’uomo è sempre meno attento e meno rispettoso del mondo che lo circonda, e il suo messaggio profondo è importanti anche per i bambini di oggi.

Anche loro possono mantenere la nostra promessa alla natura; la promessa antica di proteggere il nostro mondo, la sua bellezza. Solo loro possono  ripiantare le querce e i pini e tutte le piante che sono state tagliate,  usate per le necessità dell’uomo…

“C’era una volta un topo, che bevve il latte destinato a un bambino. Ma subito se ne pentì e corse dalla capra per risarcire il piccolo. Ma quella, per dare il latte, aveva bisogno dell’erba. E la campagna dell’acqua. E la fontana delle pietre. E le pietre della montagna. E la montagna degli alberi…

…Il topo va dalla montagna e avviene un sublime dialogo tra il topo e la montagna che è stata disboscata dagli speculatori e mostra dappertutto le sue ossa senza terra. Il topo racconta tutta la storia e promette che il bambino cresciuto ripianterà i pini, querce, castagni ecc.”

Il topo e la montagna – Antonio Gramsci 1 giugno 1931  ed. Gallucci.

 

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici – epilogo

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Lorenza Bianchi

Cosa farà la povera Ermengarda, fiera principessa longobarda figlia di Re Desiderio, per combattere l’incantesimo della strega? Una lotta tecnologica fra nickname, profili Facebook e App innovative.! Anche le streghe si adeguano! Ecco la seconda parte della bella  fiaba vincitrice, per la categoria Autori, del nostro bel  concorso  Un Paese da Fiaba 

Ancora complimenti alla sua autrice Lorenza Bianchi!

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici

“I genitori scrissero tutti su Facebook chiedendo spiegazioni, ma Bennie –  aka Condora – fingendosi Adgar – e cioè Garda’s – rispose prontamente che aveva stabilito nuove regole e raccomandò di seguirle e di farle seguire attentamente anche ai propri figli. Quando Garda’s – aka Adgar – si accorse del problema trasalì, si mise le mani sul lenzuolo che la ricopriva dove avrebbero dovuto esserci i capelli, e poi pianse prima di dolore e poi di rabbia. Terminato l’attimo di sconforto si mise subito al lavoro. Impostò nuovamente il sito e Facebook, cambiò la password e poi comunicò a tutti i suoi seguaci che qualcuno aveva svolto un’azione di “phishing” e cioè si era impadronito della sua password, e poi era entrato nel suo profilo FB e nel suo sito e aveva modificato tutti i contenuti della sua App. Immediatamente i genitori e i ragazzi le risposero che nessuno di loro aveva creduto veramente che fosse stata lei a scrivere quelle cose, e colsero l’occasione per ringraziarla ancora una volta per tutto ciò che faceva per la comunità. La strega, leggendo quelle risposte si arrabbiò all’inverosimile e fu attraversata dall’antica invidia, la stessa che le aveva fatto decidere, molti anni prima, di trasformare Garda’s in un fantasma. Decise di giocare d’astuzia, creò un profilo su Facebook che chiamò “Sono una mamma speciale” e poi chiese l’amicizia a tutti gli amici di Garda’s – aka Adgar – tralasciando quest’ultima. In breve tempo, grazie anche a un trucco tecnologico, tantissimi genitori aderirono alla sua richiesta di amicizia. Bennie – aka Condora – a quel punto, iniziò a commentare e ad instillare un grande dubbio nei genitori: qualcuno sapeva chi fosse effettivamente Adgar? Chi era la persona che si nascondeva dietro a quel profilo? Qualche genitore l’aveva mai vista o conosciuta personalmente? Adgar stava diventando per tutti i bambini un punto di riferimento, e i genitori avrebbero dovuto incontrarla e parlare con lei. E la strega fu ancora più subdola: suggerì ai genitori di dedicarle una grande festa e di raccogliere dei soldi per regalarle un grande mazzo di fiori. Dato che aveva trasformato Garda’s in un fantasma invisibile agli occhi umani e destinato a vagare nel castello per sempre, sarebbe stata impossibile la sua partecipazione alla festa e, di conseguenza, Adgar avrebbe perso, agli occhi dei genitori, qualsiasi tipo di credibilità.

Bennie – aka Condora – tramite il suo profilo “Sono una mamma speciale” inviò dei messaggi a tutti i genitori raccomandando di non far sapere ad Adgar – aka Garda’s – della festa, in quanto avrebbe dovuto essere una sorpresa, non pensando che ogni rappresentante di classe avrebbe dato ad ogni allievo una busta da portare ai propri genitori per raccogliere i soldi per i fiori. E fu così che quando Ander chiese i soldi per la colletta alla propria madre, Garda’s venne a conoscenza del piano di “Sono una mamma speciale”. Dapprima si angosciò perché, in quanto fantasma, non avrebbe potuto presenziare alla festa e quindi non sarebbe stata più creduta né dai genitori e neppure dai ragazzi. Successivamente si chiese quale vantaggio traesse “Sono una mamma speciale” nel mettere in dubbio la sua identità, e chi si nascondesse dietro quel profilo. Pensò che molto probabilmente si trattava della stessa persona che aveva sabotato il suo sito internet e anche Facebook. Dopo un giorno e una notte di indagini approfondite scoprì la colpevole e decise di tenderle un tranello per renderla inoffensiva. Chi conosce il mondo delle streghe e dei maghi sa che il Gran Magano, capo di tutte le streghe, ogni trecentosessantacinque giorni, nella giornata di venerdì, premia tutte le streghe che nel corso dell’anno abbiano compiuto un grande maleficio. Garda’s – aka Adgar – finse di essere il Gran Magano e inviò una mail a Bennie – aka Condora –  nella quale si congratulò per l’ottimo lavoro svolto nel sabotaggio della “App della felicità”. Aggiunse poi di aver creato un premio apposta per lei che consisteva in una speciale pozione a base di spezie in grado di donare un’incredibile memoria. Specificò che la pozione si trovava presso le segrete del castello, ma affinché svolgesse rapidamente il suo effetto, sarebbe stato necessario berla tutta d’un fiato allo scoccare delle ore ventuno di quella stessa sera. La strega, che ormai data l’età era quasi senza memoria, non appena lesse il messaggio esultò e, dentro di sé, ringraziò il Gran Magano per averle fornito un’opportunità così preziosa. Garda’s – aka Adgar – sapeva che Bennie – aka Condora –  non reggeva l’alcool, perciò preparò un’abbondante dose di vino “Garda Classico Groppello”, cui aggiunse molto zucchero per aumentarne la gradazione alcolica, e vari tipi di spezie. La strega alle venti e cinquanta entrò nelle segrete direttamente dal finestrino e, con la sua scopa computerizzata, effettuò un atterraggio di tutto rispetto. Attese lo scoccare delle ore ventuno e ansiosa di ottenere una memoria prodigiosa, trangugiò rapidamente la “magica pozione” preparata dal fantasma che, nascosto in un armadio, seguiva con trepidazione la scena. Dopo aver bevuto, Bennie – aka Condora – emise un rutto pazzesco seguito da un singhiozzo rumoroso e poi stramazzò a terra svenuta. Garda’s – aka Adgar – passò attraversò l’armadio, raccolse da terra la scopa computerizzata e digitò con furia sul pc nel tentativo di collegarsi al computer principale della strega. L’operazione non riuscì subito, ci volle del tempo durante il quale, il fantasma, per la paura che la strega riprendesse i sensi, si mise a sudare così copiosamente da inumidire tutto il lenzuolo che lo ricopriva. Quando il sito si aprì Garda’s – aka Adgar – rimase a bocca aperta: scoprì che Bennie – aka Condora – non solo aveva congegnato un sistema per distruggere completamente la start-up della felicità, ma aveva creato un programma denominato “Le scatole del male” che aveva lo scopo di far scomparire i bambini e i ragazzi bravi. Il programma era virtuale e composto da tante scatole diverse, ma il progetto consisteva nel rendere reali le scatole e regalarle alle scuole, in modo che tutti i bambini e i ragazzi potessero accedervi. Ad esempio la scatola dei “Nasi finti” conteneva nasi di maiale e nasi di Pinocchio, e i bambini e i ragazzi che li avessero indossati sarebbero stati trasformati rispettivamente in maiali costretti a rotolarsi nel fango per sempre, e in burattini di legno uguali a Pinocchio obbligati a raccontare solo bugie. C’era anche la scatola dei “Dolci ingrassanti” colma di pasticcini apparentemente normali, ma se solo un bambino o un ragazzo ne avesse assaggiato uno, avrebbe avuto fame di dolci per tutta la vita e con il tempo sarebbe diventato una persona obesa, ma così obesa da non riuscire a passare neppure più dalla porta. Per non parlare della scatola dei “Finti videogiochi”: sarebbe stato sufficiente giocare una sola volta con un finto videogioco per dimenticare tutta la storia e la geografia imparate sino a quel momento. Il peggio era sicuramente rappresentato dalla finta lotteria: chi avesse aperto i biglietti della lotteria gratuiti non sarebbe più stato capace di leggere un libro, in questo modo i bambini e i ragazzi, sarebbero rimasti ignoranti e si sarebbe potuto raccontare loro ciò che si voleva e questi ci avrebbero creduto. L’ultima scatola conteneva delle poltrone di plastica gonfiabili, i bambini e i ragazzi che le avessero gonfiate e si fossero seduti sopra sarebbero rimasti incollati con la schiena ed il sedere e, con il tempo, i muscoli sarebbero scomparsi del tutto, impedendo loro persino di camminare! Il fantasma cancellò in un battibaleno tutto quanto e si affrettò a cercare la formula che gli avrebbe consentito di trasformarsi nella bella ragazza dei tempi precedenti al sortilegio. Quando l’ebbe trovata recitò le parole magiche e, come per incanto, il lenzuolo si dissolse e lei si ritrovò di nuovo… umana. Garda’s – aka Adgar – provò una strana sensazione: pochi istanti prima era trasparente e senza peso ed ora, invece, poteva vedere e toccare il proprio corpo.

Si avvicinò ad uno specchio per verificare il suo aspetto, ma proprio in quel momento la strega emise un rantolo e la ragazza, per la paura che ritornasse in sé, cercò nel computer una formula che la rendesse innocua. Ne trovò una che avrebbe trasformato Bennie -aka Condora – in sottili goccioline di pioggia; si apprestò a recitare la formula magica, ma proprio mentre stava per pronunciare le due ultime parole, la strega emise uno starnuto fortissimo, rinvenne e si rialzò. Resasi conto di ciò che stava per succedere, afferrò il pettine che aveva tra i capelli e fece per scagliarlo in direzione di Garda’s: se fosse riuscita a colpirle la bocca il sortilegio non avrebbe sortito effetto. La ragazza, però, riuscì a terminare la formula, e il pettine, ormai vicinissimo alle sue labbra, fece un’improvvisa inversione a “u”, raggiunse Bennie – aka Condora – ed evaporò insieme a lei. Garda’s si sentì pervadere da un enorme senso di sollievo mentre osservava le goccioline innalzarsi verso il cielo, poi però, si mise a tremare all’idea di quello che sarebbe potuto succedere se la strega avesse attuato il suo piano. Si soffermò a guardare il suo corpo e si rese conto che, finalmente, avrebbe potuto vivere senza un ingombrante lenzuolo addosso, ma soprattutto, avrebbe potuto lasciare il castello e ciò le avrebbe permesso di conoscere la gente. Era stanca di avere amicizie solo virtuali ed inoltre pensava fosse sciocco comunicare attraverso un computer quando esisteva la possibilità di guardare negli occhi le persone, osservarne le espressioni del viso e, a volte, poterle persino abbracciare! L’antica pendola scandì ventidue rintocchi e, dato che la festa indetta dai genitori in suo onore avrebbe avuto luogo il giorno seguente, si rese conto di avere a disposizione pochissimo tempo per trasformare i suoi vestiti e la sua elaborata acconciatura. La ragazza tolse le forcine dalle trecce che le incorniciavano il capo, sciolse i lunghissimi capelli e, ispirandosi ad un taglio moderno che aveva visto su una delle riviste della madre di Ander, li accorciò all’altezza delle spalle e li scalò leggermente. Poi, con l’aiuto della macchina da cucire, trasformò i suoi vestiti che nonostante l’età, (risalivano al 760), erano ancora in perfetto stato.  Dall’ampia gonna ricavò un bel vestito, e con la camicetta ricamata realizzò un’elegante stola. Il giorno successivo tutto andò alla perfezione, Garda’s ricevette molti onori ed anche un’entusiasmante proposta di lavoro nell’ambito dell’informatica, ma quel che più le fece piacere fu la possibilità di conversare con le persone e stringere loro le mani, poiché nessuna chat e nessun telefono può e potrà sostituire il contatto umano! Il sole fu presente per buona parte della giornata, ma nel tardo pomeriggio una nuvola, dalla stessa forma del pettine della strega Bennie, lo coprì parzialmente e subito dopo caddero delle sottili goccioline di pioggia. Un bambino chiamò la mamma, indicò il cielo e disse: -Guarda mamma, c’è il sole eppure piove, vuol dire che si sta pettinando una strega! – Garda’s sorrise tra sé e pensò che quel bambino aveva proprio           ragione.


                                          Fine

 

 

 

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici

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Lorenza Bianchi

Il nostro bel Concorso Un Paese da Fiaba – organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda, con la Biblioteca Comunale e la collaborazione di Fiabe in Costruzione ci sta accompagnando in questa calda estate, con le sue bellissime fiabe.

Vi abbiamo raccontato le storie di castelli, magie , streghe e incantesimi, e oggi, rullo di tamburi, siamo arrivati alla fiaba vicitrice, prima classificata per la Categoria Autori 

“Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici” ; anche le fiabe sanno adattarsi ai nostri tempi moderni e raccontare di streghe e terribili incantesimi  ai tempi dei computer, Facebook, e innovative App! Una bella fiaba originale e diversa, il bellissimo connubio creatività e fantasia,  che porta la magia delle fiabe nei nostri tempi moderni, che di fiabe ne hanno proprio bisogno!

Complimenti all’autrice Lorenza Bianchi, vincitrice, per la categoria Autori, del Concorso un Paese da Fiaba!

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici – prima parte

C’era una volta uno splendido castello abitato da Desiderio, Re dei Longobardi, e dalla figlia Ermenegarda. Quest’ultima era una fanciulla dolce e gentile con gli occhi dello stesso azzurro dell’acqua del lago di Garda. La ragazza adorava il lago e i prati che lo circondavano e, per una strana e misteriosa ragione, era convinta di aver vissuto in quei luoghi ancora prima di nascere e sentiva di appartenervi. Questo fu il motivo per il quale il padre abbreviò il suo nome in: Garda’s. Tutti amavano la fanciulla, ad eccezione della strega Bennie – la strega si chiamava proprio come il mostro che popola le acque del lago – che, invidiosa del fascino della ragazza, quando questa compì diciotto anni, la trasformò in un fantasma destinato a vagare per sempre all’interno del castello. La strega per far credere a tutti che Garda’s fosse annegata, gettò i suoi vestiti nel lago e li fece galleggiare; un pescatore li trovò e li portò al padre. Il Re diede la figlia per morta e, insieme a tutti i sudditi, ne pianse a lungo la scomparsa. Trascorsero molti anni, Re Desiderio morì e a lui successero altri regnanti e poi varie repubbliche. Garda’s continuava ad essere un fantasma che viveva nel castello e sfruttava la proprietà di essere invisibile per poter aiutare gli altri. Bennie, invece, era diventata una strega triste ed annoiata. Ultimamente la sua memoria la tradiva e quando doveva compiere qualche maleficio le succedeva spesso di scambiare le formule con le pozioni. Aveva provato ad annotarle su un diario, solo che poi scordava dove l’aveva riposto. Anche la sua scopa non era più affidabile: aveva poca accelerazione, stentava a decollare, e per di più non reggeva lunghi percorsi. Questo le impediva di raggiungere le altre streghe quando si riunivano in posti lontani. Tutto ciò la faceva sentire terribilmente isolata.

Un giorno, però, lesse un articolo dove apprese che con l’uso di Internet e di Facebook sarebbe stato facile tenersi in contatto con le colleghe ed eventualmente scambiare con loro alcune ricette. Inoltre, se avesse imparato ad usare il computer, avrebbe archiviato, e quindi ritrovato senza problemi, le formule e anche le pozioni. Approfondendo l’argomento scoprì che, montando sulla sua scopa un mini pc collegato al suo computer principale, non solo la scopa sarebbe diventata più potente, ma avrebbe potuto usufruire anche di uno speciale navigatore in grado di decifrare le mappe interstellari per le streghe. Bennie trovò tutto ciò geniale; si trasformò immediatamente in una signora di mezz’età e si iscrisse ad un corso d’informatica per principianti organizzato dalla Biblioteca del paese. L’informatica la appassionò a tal punto che, terminato il corso per principianti, s’iscrisse al corso per intermedi e successivamente anche a quello per avanzati. In poco tempo si trasformò in un’esperta e costruì un sito internet che suscitò l’invidia di tutte le altre streghe. Nel sito Internet inserì anche uno shopping on-line dove vendeva ingredienti particolari, quali: polvere di ali di pipistrelli, lingue di rospo e code di lucertola, utili per la realizzazione di pozioni magiche e normalmente introvabili nei negozi. Ma Bennie non fu l’unica ad occuparsi d’informatica, anche Garda’s divenne un’esperta.

Il castello dove il fantasma vagava era composto rispettivamente da un’area antica rimasta invariata nel tempo e perciò meta di turisti spesso tedeschi, ed un’altra zona, più recente, formata da un insieme di abitazioni. In una delle case abitava Ander, un ragazzino sensibile che amava la natura. Il vero nome di Ander era Andrea, ma lui si faceva chiamare così perché nutriva un amore particolare per il vento Ander, dal quale si faceva trasportare con il suo wind surf ogni volta che, di pomeriggio, cavalcava le onde del lago di Garda. Quando il ragazzo tornava da scuola, il fantasma, senza mai manifestare la propria presenza, gli stava vicino e lo aiutava soprattutto nello svolgimento dei compiti. Ad esempio: quando Ander cercava di risolvere qualche problema di matematica e non riusciva, Garda’s sottolineava sul libro il passaggio che gli avrebbe consentito di raggiungere la soluzione e poi, approfittando di un attimo di distrazione del ragazzo, glielo spostava vicino in modo che lui lo vedesse. E quando Ander doveva studiare storia, il fantasma, che la storia l’aveva vissuta per davvero, gliela rendeva più facile e gradevole facendogli trovare, infilati nel libro, degli appunti che riportavano aneddoti divertenti realmente successi. Il ragazzo ripeteva gli aneddoti a scuola e l’insegnante, che non li conosceva, si congratulava con lui. Garda’s amava tutte le persone, e in modo particolare i ragazzi, ma per via della sua invisibilità non poteva comunicare con loro, ed allora, per conoscere meglio i loro desideri e le loro necessità, imparò ad usare Facebook. Creò il profilo Ardag, ottenuto anagrammando una parte del suo nome, e in breve tempo conquistò l’amicizia di molte persone ritrovandosi a chattare spesso anche con i compagni di Ander, cogliendone i lati del carattere e del comportamento. Purtroppo scoprì che i ragazzi di quell’età erano tristi, annoiati e soprattutto sedentari: quando avevano tempo libero anziché uscire a giocare, stavano in casa incollati al televisore, al computer o al telefonino. Garda’s si rese inoltre conto che spesso erano lasciati soli perché i genitori lavoravano sempre di più, e quando arrivavano a casa erano talmente sfiniti da non riuscire a dedicare tempo ai figli. Dopo lunghi ripensamenti su come risolvere la situazione, decise di elaborare la “App della felicità”: attraverso la redistribuzione del tempo e del denaro i genitori avrebbero lavorato meno e guadagnato tutti in modo ragionevole, ciò avrebbe permesso loro di giocare con i figli trascorrendo insieme anche del tempo all’aria aperta.

Il fantasma si mise subito all’opera: di giorno appuntava su un foglio i passaggi necessari per la realizzazione dell’App e durante la notte usava il computer di Ander per trascriverli ed elaborarli. Una notte però, il suo segreto corse il rischio di essere svelato: il ragazzo si svegliò improvvisamente e vide il computer illuminato con la tastiera che si muoveva da sola ad una velocità folle, si spaventò ed urlò come un forsennato. I genitori accorsero subito e lo rassicurarono spiegandogli che sicuramente si era trattato di un incubo. Garda’s – aka Ardag – che nel frattempo si era fatta molti amici su Facebook, aprì una pagina e “postò” il significato della “App della felicità” e il “link” del sito Internet dove poterla scaricare gratuitamente. Ricevette davvero molti complimenti dai genitori dei compagni di Ander che caricarono la sua App gratuita sul pc e sui telefonini e misero in pratica i consigli per poter vivere meglio sia sul lavoro, sia con la propria famiglia. Anche i ragazzi seguirono i giochi da lei proposti e, grazie a ciò, impararono molte cose. Garda’s – aka Arda – pubblicò su molti portali, anche internazionali, la “App della felicità”. In breve tempo le sue idee divennero “virali” e giunsero così anche all’orecchio di Bennie, la quale decise d’intervenire per evitare che la gente fosse felice.

Qualche tempo prima la strega era rimasta letteralmente folgorata dalla storia del più grande hacker – pirata – informatico e cioè Kevin Mitnick, detto “Condor” e aveva deciso d’ intraprendere la sua stessa strada. Aveva imitato l’hacker in tutto e per tutto, al punto da farsi chiamare, nome in codice: “Condora”.

La strega, attraverso la sua bacchetta magica, riuscì a sapere che dietro Ardag si celava Garda’s e, gelosa del successo che riscuoteva, decise di distruggere il suo lavoro. Entrò prima nella sua App, poi nel suo sito, e infine nel suo profilo FB e li stravolse totalmente. La cosa più grave riguardò il cambiamento delle regole della “App della felicità”, al punto tale che i genitori insorsero quando, il giorno seguente, lessero esattamente il contrario di ciò che era stato scritto fino ad allora.

Ecco le nuove regole della strega per i genitori:

 

  • Lavorare senza passione e solo per incassare denaro
  • Maltrattare il/i bambino/i
  • Sgridarlo/i senza motivo
  • Trascorrere il proprio tempo libero davanti alla televisione
  • Fare differenze tra un figlio ed un altro
  • Fumare in presenza del/i bambino/i
  • Non cucinare e far mangiare al proprio /i figlio/i solo cibo spazzatura
  • Andare a spasso o in discoteca lasciando solo/i il/i proprio/i figlio/i
  • Dire agli Insegnanti che il/i proprio/i figlio/i ha/hanno sempre ragione
  • Parlare male del/dei proprio/i figlio/i in presenza dei compagni di classe o degli amici
  • Ripetere in continuazione al/ai proprio/i figlio/i che non capisce /capiscono nulla
  • Istigare il/i proprio/i figlio/i a picchiare i compagni
  • Convincere il/i proprio/i figlio/i a non condividere nulla di ciò che possiede/possiedono con chi è meno fortunato
  • Mescolare la pattumiera mettendo nello stesso sacco l’umido con la plastica o la carta con la plastica
  • Inquinare l’acqua del lago gettando l’olio della frittura nel lavandino
  • Lasciare i rifiuti ingombranti nei prati anziché smaltirli presso la piattaforma ecologica

Mentre queste erano le nuove regole della felicità per i bambini:

  • Andare a scuola il meno possibile o non andarci affatto
  • Rispondere male agli insegnanti
  • Non studiare
  • Non recarsi mai in biblioteca
  • Non leggere mai libri e neppure giornali
  • Guardare la televisione tutto il giorno oppure giocare con i videogiochi, senza mai fare i compiti
  • Alzarsi in continuazione durante il pranzo e la cena e giocare con il cellulare
  • Mangiare solo patatine fritte, merendine e bere solo bibite gassate
  • Non mangiare mai frutta, e neppure verdura
  • Fare gare di rutti a tavola
  • Rispondere male ai genitori e agli insegnanti
  • Non sparecchiare la tavola
  • Non rifarsi il letto e mettere in disordine il più possibile la cameretta
  • Non fare mai la doccia e non cambiarsi mai i calzini e le mutande
  • Essere sempre tristi e scontenti
  • Fare i dispetti e picchiare gli amici e i compagni
  • Fare dispetti a tutti gli animali, oppure ucciderli
  • Gettare le carte e i chewingum per terra

fine prima parte.