La fata

Cosa vedi? Un volto? Una donna con lunghi capelli dorati, e lo sguardo triste? Oppure, non vedi nulla?

Quello che i tuoi occhi non riescono ancora a vedere, lo puoi ascoltare con il tuo cuore. Ti racconterà una storia, antica e bellissima che parla di una fata, di amore e di scelte.

Di quando gli uomini e gli alberi erano fratelli e le Fate erano guardiane del bosco e dei suoi segreti.

Di quando una Fata si innamorò di un giovane cavaliere ma poi dovette scegliere fra lui e il suo mondo.

Di quando si appoggiò al tronco di suo padre e la sua pelle cominciò a diventare rugosa e forte, e la sua linfa vitale tracciò le parole segrete che da sempre abitano gli alberi.

Si racconta che il suo amato l’abbia cercata ovunque nel bosco, chiamando e gridando il suo nome

Il canto

urla

Da sempre ha parlato con gli uomini… li ha amati e accolti. Ha perdonato i loro errori e e i loro tradimenti.

Non ha mai smesso di parlare agli uomini, ma una volta gli bastava sussurrare, piano, come il vento leggero del primo mattino che lo svegliava, ruotando pigramente fra le sue foglie.

Una volta l’uomo ascoltava il suo sussurro. Ma ora, l’uomo non ascolta più…

E lui, povero vecchio, romantico e testone, non ha smesso di raccontare le sue storie agli uomini,  e urla, urla per farsi sentire, e il vento, fedele amico, porta con sé, la voce antica, che intrecciata con le sue correnti gentili, sembra una melodia.

Se ti capitasse di passare vicino a quel bosco, potresti sentirlo, un canto dolcissimo e struggente…

Radici…

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Ho visto mio fratello tagliato, reciso colpo su colpo, fendenti ferire il suo  vecchio tronco, la resina sgorgare come sangue profumato. Ho sentito il suo dolore, forte come il mio, e ho pianto con lui,  per il tradimento dell’uomo: eppure gli aveva donato ombra e fresco nelle giornate più assolate, e l’aveva protetto con la sua folta chioma, durante le tempeste estive.

Gli aveva donato, generoso, i suoi frutti. L’aveva amato.

Poveri uomini, ancora non sanno che siamo così simili,  ancora non sanno che quando ci feriscono, feriscono loro stessi. Ancora non sanno che  nei  nostri sogni li desideriamo e custodiamo la loro fragile essenza, nelle nostre radici.

Il canto degli alberi

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“Così parla un albero : in me è celato un seme, una scintilla, un pensiero, io sono vita della vita eterna. Unico è l’esperimento che la madre perenne ha tentato con me, unica la mia forma e la venatura della mia pelle, unico il più piccolo gioco di foglie delle mie fronde e la più piccola cicatrice della mia corteccia. Il mio compito è quello di dar forma e rivelare l’eterno nella sua marcata unicità.
Così parla un albero : la mia forza è la mia fede. Io non so nulla dei miei padri, non so nulla delle migliaia di figli che ogni anno nascono da me. Vivo il segreto del mio seme fino alla fine, non ho altra preoccupazione. Io ho fede che Dio è in me. Ho fede che il mio compito è sacro. Di questa fede io vivo. ” Il canto degli Alberi – H. Hesse