Una favola metropolitana in concorso

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Illustrator Patrizia Kovacs

Come tutte le fiabe che si rispettino, anche questa è adatta sia agli adulti che ai bambini. Ma forse soprattutto agli adulti. Con la storia di questo uomo dall’aspetto rude e apparentemente insensibile che alla fine si fa toccare il cuore da un animaletto piccolo, proprio come una tartaruga. Molto più piccolo di lui, talmente piccolo da essere considerato fin dal primo incontro quasi un “oggetto” inutile. Mentre invece pagina dopo pagina, la simpatia e la dolcezza della tartaruga riesce a fare breccia nell’animo dell’uomo con una dose di umanità addirittura superiore a quella dell”umano”. E’ la vittoria del sentimento sulla razionalità. Una storia che sottolinea ancora una volta che il più debole (almeno apparentemente) in realtà non lo è affatto, e riesce a vincere anche chi pensa di essere al di sopra delle parti. Mette in evidenza il fatto che spesso, anche le persone apparentemente meno sensibili e più menefreghiste, sotto sotto e se prese nel modo giusto, hanno sentimenti profondi…”

Una nuova bellissima recensione  che puoi leggere integralmente sulla nostra pagina, per la nostra favola L’uomo e la tartaruga con le bellissime immagini metropolitane di Patrizia Kovacs , e che partecipa al concorso Il mio esordio promosso dal sito Il mio libro.

Puoi leggere le prime pagine, puoi cliccare sul tasto supporta, per votare la favola al concorso, e puoi anche comprarla!

Hai mai visto il sorriso di una tartaruga?

 

 

Il rosso uccellino

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Illustrator Patrizia Kovacs

24° giorno di Avvento

La neve sul davanzale era candida e intatta e la piccola Gemma, che stava guardando incantata il paesaggio imbiancato, si accorse improvvisamente delle piccole tracce, che leggere la disegnavano.

-Nonna, guarda!- gridò agitata – Cosa sono queste?

La nonna guardò fuori dalla finestra con attenzione e poi esclamò;

-Sono orme di uccellino- e per un attimo si fermò a ricordare, e i suoi occhi di vecchia si inumidirono. Le succedeva sempre più spesso con i ricordi.

-Un uccellino!? – Keil era agitato.

-Evviva, un uccellino – disse Gemma contenta, ma poi aggiunse subito preoccupata:

-Come fanno a mangiare gli uccellini quando nevica? –

– Chissà che freddo sentiranno- disse Keil

-Mettiamo un po’ di briciole di pane sul davanzale così  se torna,  avrà qualcosa da mangiare- disse la nonna e provò la stessa emozione di quando da bambina  lasciava le briciole di pane sul davanzale  della sua cameretta. La mamma le aveva detto che quando un uccellino dal petto rosso si posava  sul davanzale di casa voleva dire che qualcuno che ami ed è lontano da te, ti pensa e ti è vicino; portano un messaggio d’amore, per questo hanno il petto rosso, perché parlano al cuore.

Subito Keil e Gemma aprirono la finestra e lasciarono un po’ di briciole sulla neve, e poi rimasero a guardare a lungo, sperando di vedere arrivare un piccolo uccellino. Anche la nonna rimase con loro sperando con il suo cuore di bambina di poterlo vedere; molti di quelli che amava erano ormai tanto lontano da lei.

La mattina, quando si svegliarono Gemma e Keil andarono subito alla finestra, seguiti dalla nonna, per vedere se c’erano ancora le briciole di pane, e con gli occhi pieni di  meraviglia, videro un piccolo pettirosso che, posato sul davanzale, cantava il suo messaggio d’amore.

L’abete

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Illustrator Patrizia Kovacs

Chi abita sull’abete
tra i doni e le comete?
C’è un Babbo Natale
alto quanto un ditale.
Ci sono i sette nani,
gli indiani,
i marziani.
Ci ha fatto il suo nido
perfino Mignolino.
C’è posto per tutti,
per tutti, c’è un lumino
e tanta pace per chi la vuole,
per chi sa che la pace
scalda anche più del sole.

Gianni Rodari- L’abete di Natale

Un regalo prezioso

 

Le fiabe, le favole, non sono solo per i bambini; noi pensiamo anche a tutti i grandi che non hanno smesso di giocare con la fantasia. Una fiaba è un modo unico per dire qualcosa a chi si ama.
E a volte le parole hanno bisogno di un po’ di magia…
 
Perché regalare una fiaba ai grandi? Perchè è un regalo prezioso, unico. Vuoi qualche idea?
 
Per dire a qualcuno quanto gli vuoi bene, o quanto lo ami; o magari per dirgli che hai smesso di amarlo…
Per dire alla tua amica che si sposa, che la storia d’amore assomiglia proprio ad una fiaba
Per fare gli auguri di compleanno a chi ami, facendoti aiutare dagli elfi silvani,
Per chiederle di sposarti facendola sentire una vera principessa,
Per chiedere scusa,
Per dire a qualcuno, quanto sei contento che sia nella tua vita, o per dire che ti ha fatto tanto arrabbiare,
Per chiedere a qualcuno, tramite la magia delle fate, di cambiare qualcosa che proprio non ti piace,
Per presentare la tua azienda senza brochure che nessuno guarda, o grafici noiosi,
Per far sapere alla vostra maestra quanto è brava e che vi insegna proprio bene,
O semplicemente perchè sta arrivando Natale.
 
Le fiabe sono antiche e potenti messaggere. Vuoi provare?

Il Pooka

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Williamo Butler Yeats nacque a Dublino nel 1865 e fu drammaturgo, scrittore ed  uno dei grandi poeti del nostro secolo; cultore appassionato delle tradizioni della  sua terra e dell’immaginazione magica – fu definito un mistico – dedicò ai racconti  popolari irlandesi, un lungo, accurato, prezioso lavoro di ricerca e di trascrittura,  che portò alla luce una deliziosa antologia di tutti i racconti popolari del folklore  irlandese, popolati da fate, streghe, Pooka, leprecani, banshee , gnomi calzolai che fabbricano le  scarpe per le danze della fate, sirene che escono dal mare per pettinarsi, e folletti  dispettosi.

 Fiabe Irlandesi  raccoglie il patrimonio orale tramandato dai vecchi dei villaggi, e alcuni racconti di autori Irlandesi che hanno saputo dare voce ai miti, alle leggende e alle credenze di una bellissima tradizione popolare; ma sappiate che sono moltissime le testimonianze di chi ha incontrato  alcune di queste creature magiche.

Fate attenzione: in questi giorni, potreste anche incontrare un Pooka, uno spirito  animale novembrino che vive tra le montagne solitarie e le rovine, e ha  aspetto terribile tanto che  appartiene al genere degli incubi.

Si manifesta sempre ai primi di novembre, infatti il primo di novembre è il giorno sacro al Pooka; anche se è uno spirito notturno potreste incontrarlo anche durante il giorno, soprattutto,  il  1° novembre, e se è di buon umore,  diventa socievole e risponde  volentieri alle domande, dona consigli e regala profezie affidabili, se richieste.

“il Pooka assume molte forme: certe volte è un cavallo, altre un asino o un toro, o una capra o ancora un’aquila. Come tutti gli spiriti è solo per metà nel mondo delle forme” William Butler Yeats – Fiabe irlandesi

Si racconta che un giorno, un giovane suonatore di cornamusa – appassionato di musica ma un po’ tonto – incontrò un Pooka, terribile, con lunghe corna nere, che se lo caricò in spalla.

Il giovane tonto inveì contro la bestiaccia nera dicendogli di lasciarlo andare perché doveva tornare a casa da sua madre. Per tutta risposta il Pooka disse al giovane di tenersi forte alle sue corna e di suonare per lui.

Il giovane, che come detto era tonto, pur amando la musica sapeva suonare solo una canzone con la sua cornamusa, e quando lo disse al Pooka, lui gli disse di non preoccuparsi perché  avrebbe fatto in modo di farlo diventare uno dei migliori suonatori di musica.

Il Pooka condusse il giovane attraverso colline, paludi e lo portò fino al monte Croagh Patrich, davanti ad una grande porta che si aprì, mostrando una bellissima sala con al centro una tavola d’oro, alla quale erano sedute un centinaio di Banshee – le Banshee sono vecchie fate, che seguono una famiglia, e solo quella, e fanno sentire il loro canto per avvisare un presagio di morte. –

-Mille volte benvenuto Pooka di novembre, chi è quel tipo che ti sei portato appresso? – Chiesero le vecchie fate.

-Il miglior suonatore di cornamusa di Irlanda- rispose il Pooka e il giovane cominciò a suonare per le vecchie e queste, ballarono per tutte la notte, finché furono stanche.

Alla fine della serata ogni Banshee pagò il suonatore con un pezzo d’oro e il giovane tornò a casa ricco, e raccontò a la sua storia alla madre e ai suoi compaesani, ma nessuno gli credette perché i pezzi d’oro erano diventati foglie e lui era solo un povero tonto.

Allora il giovane prese la sua cornamusa e cominciò a suonare musiche così belle e melodiose che da allora non ci fu un suonatore di cornamusa bravo quanto lui in tutta la contea.

Il suonatore di cornamusa e il Pooka – Fiabe Irlandesi – William ButlerYeats

 

Chi legge?

 

Guido Petter, psicologo dell’età evolutiva e psicopedagogista, ha scritto che le fiabe sono un elemento fondamentale nel processo di crescita del bambino, e raccontare le fiabe ai nostri piccoli, dovrebbe essere obbligatorio per i genitori, per gli insegnanti e per tutti coloro che si occupano dell’educazione dei bambini.

L’atto di leggere una fiaba, oltre ad essere un momento fondamentale di amore, di vicinanza e di condivisione, lo aiuta a crescere, perché il bambino impara ad affrontare i temi negativi e le situazioni spiacevoli, come la paura, la morte e l’abbandono: Pollicino si perde nel bosco, ma poi viene ritrovato, e Biancaneve muore avvelenata dall’orribile strega ma poi arriva il principe e la salva con un bacio. I personaggi negativi sono indispensabili perché il bambino, attraverso la loro rappresentazione impara a distinguere il male dal bene, e può affrontare le proprie ansie, rivivendole e drammatizzandole, in una situazione emotivamente controllata, perché protetto dall’adulto.

Il cattivo viene sempre sconfitto, e il messaggio positivo aiuta il bambino ad avere fiducia in sé stesso, e ad imparare che le difficoltà possono essere superate! Inoltre, identificandosi nel protagonista, gli si affeziona e ne vive le emozioni, e questo è importantissimo per il suo sviluppo emotivo ed affettivo; e per quello sociale e morale, perché impara a riconoscere le modalità relazionali positive, come l’altruismo e il coraggio, da quelle negative, come la gelosia, l’inganno e l’invidia, e impara a conoscerne le conseguenze.

Il grandissimo valore pedagogico delle fiabe è utile anche per noi adulti, e sempre più spesso, sono utilizzate anche in contesti formativi per aziende, proprio per i messaggi di crescita e costruzione personale impliciti in ogni storia.

Leggere le fiabe ha un bellissimo effetto terapeutico di catarsi interiore, e dà la possibilità di sognare, per piccoli e grandi, e di concedersi piccoli spazi di tempo preziosi, perché il loro linguaggio arriva a toccare il nostro IO bambino, che spesso noi adulti dimentichiamo.

Non serve spiegare le fiabe, loro parlano al nostro profondo; le fiabe vanno ascoltate, lette, raccontate e donate.

Noi, con le nostre fiabe abbiamo raccontato le storie, le emozioni e i sogni di piccoli e grandi, abbiamo portato messaggi, abbiamo raccontato aziende e abbiamo insegnato a usare la fantasia e la creatività.

Vuoi sapere come?