Quando le fiabe realizzano i sogni…

Ho conosciuto Chiara Viffredo, speaker di Radio Dora, grazie all’intervista che ha fatto a me, ed Ezio Giuliano mio co-autore per il libro Il Guardiano dei Lupi e altre storie.

Dal libro, siamo passate a parlare di scrittura, fiabe, di sogni nel cassetto. Di cose da realizzare.

Lo sapete no? Le fiabe aprono le porte, ci indicano il cammino, sono meravigliose compagne di viaggio.

Il viaggio di Chiara è nato da una piccola sfida: le ho proposto il mio minicorso di scrittura, una settimana intensiva di parole e creatività, una piccola palestra di emozioni che ha svelato il mondo magico che Chiara aveva nel cuore e chiedeva solo di essere raccontato.

Così, determinata, piena di entusiasmo, di storie da scrivere e creatività, Chiara ha continuato il suo viaggio, che si sta rivelando davvero unico e speciale.

Bravissime Chiara e Cinzia! Aspettiamo le vostre fiabe!

Come se fosse reale – parte seconda

Continuano le avventure di Bea e Pallino nel Villaggio Lemax che è improvvisamente diventato reale e con misteri da risolvere.

Grazie ancora alla giovanissima autrice Beatrice Fraccalvieri per la sua fantasia e passione! Davvero bravissima

Capitolo 5. Di nuovo quell’odorino

Entrammo nel negozio di dolciumi, c’era un buon odore di cioccolato, cannella, biscotti. Era così buono, dolce, natalizio, gustoso… mi venne sonno…

Annusai ancora, ero stanchissima, chiusi gli occhi. Quando li riaprii vidi Brenda osservarmi dall’alto. Ero distesa sul parquet di legno. Mi rialzai massaggiandomi la testa, il pasticcere disse con l’aria di una persona che sa tutto: “Che ti è successo? Era buono quell’odore vero?”.

“Sei stato tu! Fin da quando mi sono rimpicciolita per finire in questo villaggio di ceramica!” urlai “sei tu che mi hai fatto svenire” urlai. Brenda con un gemito cadde a terra, subito corsi a soccorrerla.

“Loro non possono saperlo” disse il negoziante sorridendo “sarà un segreto tra te e me” continuò “e tu non lo dirai a nessuno! Il nostro villaggio potrebbe andare distrutto e non animarsi più” disse con aria disperata “e tu devi promettermi che non dirai questo a nessuno del villaggio o a qualche tuo amico irresponsabile!”. Io non risposi, guardai Brenda sdraiata sulle mie ginocchia.

Il pasticcere mi prese per le spalle e mi scosse dicendo “Ti prego…”. La sua voce si addolcì e il suo volto diventò triste “mi è già accaduto una volta” sussurrò, una lacrima rigò la sua guancia paffuta.

Guardai Brenda: non era altro che un pezzo di ceramica animato… sembrava così viva, vera e lo era infatti. Mi alzai e misi una mano sulla spalla del pasticcere “Io te e nessun altro” dissi sorridendo.

Capitolo 6. La protettrice del villaggio

Il pasticcere mi sorrise e disse “Ora che sai il segreto devi andare nella grande torre per non finire nei guai e per avere il giusto equipaggiamento”.

“Sarò un guardiano come lei?” dissi entusiasta.

No, sarai la protettrice, il ruolo più importante! Adesso va e proteggi il villaggio” disse dandomi una boccetta per Brenda. Corsi sulla neve e feci bere il composto a Brenda che riprese le energie e dimenticò tutto.

Risalita la collinetta, iniziò a fare veramente freddo, intravedemmo le luci di un edificio, non esitammo ed entrammo chiudendoci la porta alle spalle.

“Chi siete?” sentii urlare. Davanti a me c’era un bambino di circa 7 anni con occhiali rotondi e mocassini neri. Ci bloccò la strada.

“Chi sei?” chiesi.

Sono Simon. E voi non siete le benvenute. Allora intervenne un adulto togliendocelo davanti e scusandosi. Eravamo in un rifugio di montagna. Subito ci accolsero dandoci delle camere calde. Brenda accese il camino e i proprietari misero a scaldare i nostri vestiti fradici. Ci accomodammo nei caldi letti di legno e spegnemmo la luce. Brenda dormiva, allora uscii fuori dal balconcino e osservai le stelle. Alla fine rientrai e dormii profondamente. Al mattino mangiammo, indossammo un tutone, pronte per sciare!

Arrivati sulla pista, Brenda mi insegnò ad andare sugli sci e piano piano imparai, mentre Simon, abituato fin da piccolo, sciava a gran velocità. Io invece ero affondata nella neve, caduta per la millesima volta! Passammo tutto il pomeriggio a sciare, poi salutammo tutti perché dovevamo rimetterci in viaggio. Zaino in spalla, ci incamminammo velocemente verso la collinetta tortuosa.

Capitolo 7. Riprende il viaggio

Brenda prese dal suo zaino una corda, che lanciò in modo che si agganciasse saldamente alla fine della tortuosa collinetta. Ci annodammo un pezzo di corda alla vita e iniziammo ad arrampicarci. Per evitare le pietre camminammo lateralmente saltellando per spostarci. Eravamo quasi arrivati. Vedemmo una bancarella. Era decorata con stelle di Natale, addobbi e alberelli. L’insegna diceva Chistmas Crafts e aveva dei cartelloni a forma di alberello con scritto Hand painted ornaments. Appese c’erano delle simpatiche lucine colorate che sfarfallavano; sulle mensole c’erano molti oggetti artigianali. Infatti un signore col grembiule era indaffarato a creare addobbi per il villaggio. Io mi avvicinai e presi in mano un delfino di legno.

“Non è nemmeno colorato!” disse il signore.

E’ bella nella sua semplicità!” risposi girando la statuetta tra le mani. Il signore me la tolse dalle mani e disse gentilmente “Questa è una delle prima decorazioni che ho fatto”. Poi si voltò a guardare altre palline sofisticate e disse “Sicura che non ne vuoi qualcun’altra? Questa non è nemmeno di Natale”. Io scossi la testa. Brenda intervenne comprando molte palline e festoni, mise tutto nello zaino e fece cenno di andarcene. Io presi velocemente tutte le palline, stavo per andarmene ma il signore mi fermò porgendomi il delfino di legno: “Offre la casa!”, mi fece l’occhiolino e mi diede una leggera spinta verso Brenda.

Capitolo 8. La torre

Finalmente eravamo arrivate. Una torre alta sorgeva accanto a noi. Aveva megafoni, orologi, campane e perfino un sistema per il conto alla rovescia dei giorni che mancavano a Natale. Io guardavo perplessa, mentre Brenda sgranocchiava un biscotto pandizenzero.

“Entriamoci!” gridai correndo all’entrata.

“Questa torre c’è in ogni paesino, per far ricordare a tutti gli abitanti quanti giorni mancano a Natale, non possiamo!”.

Ormai ero già alla porta e l’aprii dicendo “Io sono la protettrice e posso!”. Brenda mi seguì alzando il sopracciglio. La porta si chiuse alle nostre spalle. Camminammo a lungo per mano in un corridoio buio, quando sentimmo rumori robotici, di macchinari, come quello di una stampante. Finalmente vedemmo la luce! Enormi e rumorosi macchinari creavano… carta da regalo!?! Guidati da elfi? Tutto era decorato in modo natalizio.

“Fred! Alfred! Eccovi, vi ho trovati!”. Urlò un elfo spingendoci avanti e incollandoci sul giubbotto due cartellini con i nomi Fred e Alfred. Io ero Fred.

“Andate alla sezione 1949 a lavorare i regali e già che ci siete cercate i miei occhiali” e con questo ci spinse via. Io e Brenda ci guardammo con aria interrogativa. Lo stanzone era popolato di bassi elfi con scarpe stravaganti con un campanellino sulla punta, lo stesso che stava alla fine del cappello.

Io e Brenda ci incamminammo verso la sezione 1949. Una volta arrivate, ci mettemmo in un posticino davanti ad un rullo su cui c’erano i nostri nomi segnati. Il rullo ci passò una scatola di cartone con dentro un regalo; dovevamo incartarlo, ma il rullo era talmente veloce che non feci in tempo a finire e andò avanti! Allora mi gettai sul rullo per riprenderlo. Saltai parecchi regali e quando ero quasi vicina al regalo non incartato, una pinza mi prese per il cappuccio e mi sollevò! Pallino nel frattempo mi si era attaccato al cappotto con le unghie e miagolava di disapprovazione.

Fummo depositati in un pacco pieno di palline di polistirolo che conteneva una Ferrari rossa giocattolo. Il rullo andava avanti e ci venne spruzzata addosso una raffica di brillantini argentati. Il rullo finì in un’enorme vasca di pacchi che man mano scivolavano in un tubo! Rimasi appesa ad uno spigolo con i pacchi che mi cadevano sulla testa! Afferrai quello non incartato e mi lasciai cadere nella vasca.

Capitolo 9. I travestimenti

Arrivate agli armadietti degli elfi, raggiungemmo quelli di Fred e Alfred. Così quando nessuno ci osservava, avremmo potuto travestirci con quegli abiti. Nascondemmo i lunghi capelli sotto al berretto e ci togliemmo le gonne vaporose, infilandole nell’armadietto. Nel frattempo Pallino scampanellava in giro con il cappellino e le scarpine, mentre io e Brenda ci attaccavamo i cartellini dei nomi. Misi Pallino in borsetta e corremmo via! Non vi dico la faccia di un elfo a vedere le gonne negli armadietti!

Brenda mi raggiunse e risalimmo assieme. Finii di incartare il pacco e presi da parte Brenda:

“Non si può andare avanti così, cosa proponi di fare?”.

“Ah, guarda, che ne dici di esplorare la torre fingendoci elfi?” ridacchiò Brenda.

“Buona idea!” dissi trascinandola verso un corridoio.

“Ma scherzavo…” mi rispose.

“Lo sapevo!” urlò. Io e Brenda attraversammo varie stanze di lavoro fino ad arrivare alla sala pranzo. Prendemmo un vassoio al self service: uova, spaghetti al sugo, panettone e bastoncino di zucchero! Che lusso! Trangugiammo anche qualche frittella e bevemmo un po’ di latte, poi ci incamminammo verso altre stanze.  Ci trovammo davanti a una porta con scritto “Accesso vietato!”. Ci nascondemmo nei nostri caldi vestiti e aprimmo la porta.

Capitolo 10. Il distintivo

Appena lo vidi, quasi urlai. Eccolo, il distintivo più importante, quello del protettore del villaggio. Lo afferrai e me lo nascosi nel giubbottino, tirai via Brenda che mi guardava con aria interrogativa. Appena usciti, un trambusto mi travolse facendomi cadere a terra. Milioni di elfi urlavano correndo e urlando “La cupolaaa!!”.

Mi affacciai ad una finestra e vidi che la volta del cielo aveva un buco: da lì intravedevo casa mia! Il segreto sarebbe stato svelato e gli abitanti sarebbero svaniti, dovevo intervenire! Spinsi Brenda e alcuni elfi in una stanza che chiusi a chiave. Continuai così finchè non c’era nessun elfo in giro. Sulla cupola del cielo c’era un deltaplano che gli elfi utilizzavano a Natale per lanciare agrifogli e dolci. Salii le scale, Pallino mi trotterellava dietro con passo veloce.

“Ok Pallino, ora salta nella tasca e copriti bene” dissi mentre afferravo il deltaplano. Ero sul terrazzone, non ero vestita adeguatamente e congelavo, non ero sicura di quello che stavo facendo, avrei potuto morire. Ormai la mia identità era stata svelata perché i capelli svolazzavano al vento. Ero sul ciglio, presi la rincorsa e mi lanciai. Il capello da elfo volò via, mi direzionai verso il buco. Mi stavo avvicinando sempre di più, intanto contemplavo il paesaggio dall’alto. Era ancora più magico! Ero vicina al buco, chiusi gli occhi e mi lasciai cadere, strinsi fortissimo Pallino e….Doing! fece proprio così: Doing!

Ero atterrata nel cortile della famiglia Biondi, per fortuna su un bel cumulo di neve che il padre aveva appena finito di spalare.

Ciao Philip! Ciao Margot!”. Philip sbiancò di colpo.

Alzai lo sguardo e vidi il deltaplano incastrato nel buco del cielo, lo aveva tappato. “Siiii!” urlai alzando in aria Margot e saltando con lei. “Siiii” ripeté lei. Mi lasciai cadere e sospirai.

“Perchè siamo felici?” disse Margot.

Perché ho salvato il villaggio e perché sono viva!!”

Ritornai da Brenda che mi urlò di non farlo mai più e che ero pazza e stupida, ma poi mi abbracciò. Guardai il distintivo rubato, brillava. Capii e urlai “Brenda, elfi!” tutti guardarono il distintivo che brillò intensamente. Tutti immobili con lo sguardo perso nel nulla, grazie al forte bagliore avevano dimenticato tutto… Mi tolsi il distintivo, tutto riprese come se niente fosse. Gli elfi ripresero il lavoro, mentre io e Brenda uscimmo dalla torre.

Credo sia vostro” dissi consegnando il distintivo al panettiere.

“Ora non più” disse facendomi l’occhiolino.

“Ma cosa ha causato tutto ciò?”.

“Qualcuno è entrato senza annusare la mia essenza. D’altronde se gli abitanti possono vivere qui è grazie a quest’aroma”.

“L’odore di biscotti?” chiesi.

“Sì, piccola pasticciona! Piuttosto devo preoccuparmi di come abbia fatto a crearsi. Quel buco, chiunque sia stato… non è semplice come sembra!” disse facendomi l’occhiolino.

Nevicava, come era bella la neve, mi cadeva delicatamente sul viso tramutandosi in leggere goccioline d’acqua. Che bel colore bianco intenso, era così forte e avvolgente! e che buon odore di biscotti!

Intravedevo Brenda ridere saltellando, allungava la lingua per assaggiare la neve, vidi il furbo sorriso del panettiere e…

Eh? Ero a casa mia? Mi ero addormentata? È stato tutto un sogno? Corsi accanto al villaggio Lemax, mi inginocchiai e scrutai ansiosamente tutto: Brenda, Margot e perfino Philip erano immobili, inanimati. Ero sbalordita, ma poi vidi qualcosa brillare…il distintivo! Avevo il distintivo attaccato al pigiama! Era tutto vero quindi… Guardai la statuina del pasticcere che… mi fece l’occhiolino! Dopo aver spalancato gli occhi, ricambiai affettuosamente con un occhiolino.

Ma … chissà, chi avrà mai tentato di entrare nel villaggio? Lo scopriremo il prossimo Natale…

Fine … aspettando la prossima avventura!

Questo Natale, leggi una fiaba!

Buon 8 dicembre!

E con il Natale orami vicinissimo, qualche consiglio di lettura per fare e farvi un bel regalo.

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La verità sull’amore

Ci sono violenze sottili, meno visibili di uno schiaffo, ma altrettanto dolorose. Non le riconosci subito, perchè sono giustificate dalla parola amore. Un amore che limita, che giudica.

Che vuole soffocare.

Che ti fa sentire in colpa anche quando non fai nulla.

Che punisce con il silenzio o la rabbia immotivata. O con la sfiducia e il sospetto.

E che ti vuole chiudere sempre più nel buio perchè la tua luce fa paura.

Impara a riconoscerlo, perchè questo è solo l’inizio. Questo non c’entra nulla con l’amore. L’amore , quello vero rende liberi, non fa prigionieri.

«Ti sei innamorato della Farfalla, della sua bellezza, della sua libertà, della sua poesia, e poi, quello che ti ha fatto innamorare, ti ha reso debole perché hai capito di non essere alla sua altezza.
La tua inutile corona ti ha fatto pensare che dovevi essere superiore alla tua compagna ma la sua vitalità ti ha fatto sentire piccolo, inutile, e hai pensato che per non perderla dovevi tenerla sempre con te.
Hai avuto paura della sua curiosità, della sua gioia e della sua fragile natura.”

Storia di un porro e di una farfalla

Una fiaba per parlare di violenza di genere, perchè bisogna insegnare ai bambini che saranno gli uomini e le donne di domani, che l’amore è fatto di cura, attenzione.

Una fiaba per imparare la verità sull’amore.

Una fiaba che ha fatto tanta strada e ancora continua il suo compito per portare il suo importante messaggio: nelle scuole, nelle case, fra la gente. E ancora di più.

Sono molto contenta di annunciare che questa piccola fiaba diventerà uno spettacolo teatrale: la società DONN.E’ un’associazione di promozione sociale al femminile, nata ad Ortona nell’agosto del 2012 a partire dalla passione di 4 giovani donne ortonesi determinate a costruire “un luogo altro” di riferimento per le donne dove contrastare ogni forma di violenza di genere e promuovere. Un progetto importante e molto bello per sensibilizzare i ragazzi delle scuole del territorio.

Un passo importante per continuare il viaggio

Con la copertina della bravissima Simona Platè

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Il nuovo viaggio…

“Quell’unica convinzione mia che mi spingeva al viaggio fra le fiabe; ed è che io credo questo; le fiabe sono vere!”Italo Calvino –

Sulla fiaba

Ultimi giorni per iscriverti alla piccola scuola di scrittura, fiabe e…

Per scrivere le storie che sono dentro di te…

Per realizzare il tuo sogno, il tuo progetto di scrittura!

L’inizio di un nuovo meraviglioso viaggio. Parti con noi?

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Tutto, davvero, è iniziato da qui…

15 ottobre 2014. Quasi per gioco.

Ho scritto la fiaba su misura per Vittoria,6 anni.

Dopo averla ascoltata, lei si è avvicinata e mi ha chiesto: – e io cosa posso fare per te?-

Tutto, davvero tutto, e ‘partito da qui❤️

La prima fiaba personalizzata❤️

Pronti a partire?

Quell’’unica convinzione mia che mi spinge al viaggio tra le fiabe è che io credo questo questo: le fiabe sono vere.” Italo Calvino

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Perché mi capita sempre lo stesso tipo d’uomo? Ma li trovo tutti io? Perché non mi chiama mai? Perché le mie storie finiscono sempre male?

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