Una piccola storia cattiva

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Prima delle fiabe c’erano le storie, che ho scritto ovunque. Alcune restano silenziose e addormentate in qualche cassetto. Altre chiedono di prendere vita.

Gratta e vinci è una piccola storia, cattiva, anche se forse non esistono storie cattive, ma solo storie che raccontano la fragilità umana, e le emozioni sbagliate; quelle che non vogliamo ascoltare e nascondiamo in qualche punto segreto del nostro cuore.

Cinque amici, amici da sempre, una gita in montagna, una baita a Breguzzo, la voglia di stare insieme, come hanno fatto tante volte. Ma questa volta non sarà come le altre…

Anche questa storia partecipa al concorso del sito ilmiolibro.it, ilmioesordio.

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Bella addormentata a chi?

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Photo by Fancycrave on Pexels.com

“La fanciulla dormiva da cento anni almeno e con lei dormiva tutto il palazzo.

Sognava, spesso, e sognava di essere sveglia, di essere viva, di correre e di mangiare. Sognava, sapendo di sognare.

Ma lo sapeva che sarebbe arrivato un principe azzurro a svegliarla. Non succede così nelle fiabe? Sì, c’è proprio una fiaba che parla di una fanciulla addormentata. Lei alla fine viene svegliata dal bacio del suo principe. Bello. Fico. E io? Chi mi sveglierà? Speriamo che sia carino. Dolce. Che mi faccia ridere. E che parli con me. Che mi sappia ascoltare. Che mi ami.

Ecco. Così vai avanti a dormire per altri cento anni! Cominciamo con la cosa più importante: che mi ami.

Per iniziare basta quello.”

Cosa potrebbe succedere alla Bella Addormentata se si svegliasse ai nostri giorni? E come sarebbe la sua storia d’amore con il Principe Azzurro? Un amore da fiaba, oppure…

Leggi la piccola fiaba moderna   Bella Addormentata a chi?   pubblicata sul sito ilmiolibro;  se ti piace, puoi supportarla per farla salire in classifica.

Per tutte le Belle Addormentate di oggi, che stanno aspettando un bacio per essere svegliate…

Le responsabilità dell’amore


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Siamo responsabili dell’amore che provochiamo?”

Certo, sempre! risponde sicura Martina e scuote i morbidi capelli castani facendo il suo tipico sorriso lento, di adolescente ancora inconsapevole degli stuoli di giovani ammiratori che restano confusi al suo passaggio.

Rido… abbiamo letto la fiaba del Re Bazza di Tordo, della  principessa bellissima, ma superficiale e sciocca che lo deride per il suo brutto viso con il mento grosso. Il re viene rifiutato dalla bella principessa ma il vecchio padre della fanciulla, stanco dei suoi capricci, la dà in moglie al primo, squattrinato suonatore che passa al castello, per punirla, senza sapere che il suonatore è, in realtà, sempre il Re Bazza di Tordo che solo alla fine si svelerà alla principessa.

La fanciulla deve adattarsi a vivere nella povertà, a lavorare come sguattera e a vivere accanto ad un marito che non avrebbe mai voluto, rimpiangendo il Re Bazza di Tordo che aveva rifiutato  –  deve superare molte prove per crescere e diventare finalmente una donna capace di vivere un rapporto equilibrato e maturo,  – e solo allora può avere il suo Re, –  il Re Bazza di Tordo che, nonostante il suo rifiuto, è innamorato di lei e ha scelto di trasformarsi:

E quando ella lo guardò, vide che era di nuovo il re Bazza di Tordo. -Non aver paura- le disse questi -io e il suonatore che abitava con te nella misera casetta siamo la stessa persona: per amor tuo mi sono travestito così:

Anche lui  ha dovuto trasformarsi –  diventare un  povero suonatore squattrinato  –  per poterla cambiare – un cambiamento, una trasformazione che hanno dovuto fare entrambi; cambiare vuol dire guardare all’altro e crescere insieme.

“Vedi?” dico a Martina – alla fine la principessa ha capito che l’amore, che il  re aveva per lei, era importante e, superando prove, anche difficili, gli è stata vicina – è cambiata per luiha dovuto fare la sguattera – e lui è cambiato con lei – si è travestito da suonatore e poi è tornato Re. 

Questo dovrebbe essere l’amore. Avere cura di chi ti ama; quando fai innamorare qualcuno sei capace di guardarlo? Guardarlo davvero intendo. Vuol dire andare oltre  un viso che ti sembra sgradevole perchè ha il mento grosso – quando non corrisponde ai tuoi desideri, alle tue aspettative e alle tue illusioni, che magari non sono nemmeno quelle reali, e ti fai ingannare dai tuoi finti bisogni.

Vuol dire guardare la sua anima. L’amore va sempre rispettato.

E vale anche per l’amore donato. Il più delle volte ci innamoriamo di qualcuno senza sapere nemmeno chi è realmente, non lo guardiamo, e vediamo, solo, quello che il nostro bisogno di amore ci fa vedere.

Il Re Bazza di Tordo, invece, ha capito di amare la sua principessa perchè è andato oltre i suoi atteggiamenti indisponenti e antipatici,  oltre l’apparenza; ha superato i  veli delle fragili illusioni,  e  ha guardato fino dentro alla sua anima: solo così ha potuto vedere il suo oro nascosto. Lo ha riconosciuto, e di  quello si è innamorato.

“E, se chi si innamora di te, proprio non ti piace? Cioè, anche se lo guardi, per davvero, ma non riesci a trovare il suo oro?” chiede Martina tutta seria – questa faccenda dell’oro interiore l’ha colpita.

“Ti rifaccio la domanda allora: Siamo responsabili dell’amore che cerchiamo negli altri, che doniamo a chi forse non lo chiede? Opure dell’amore che provochiamo? Anche quando non lo vogliamo? 

Martina mi guarda confusa e non risponde, e la capisco perchè non è una risposta semplice. Ma noi creiamo la nostra realtà e attiriamo storie e persone.  Le chiamiamo. Anche quelle che in realtà non avremmo voluto avere vicino.

O crediamo di non avere voluto vicino…

Così rifaccio la domanda a chi voglia rispondere:  Siamo sempre responsabili del nostro amore?

La Donna Scheletro

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“Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse che cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti”.

I pescatori, da tempo, si tengono lontano da quella baia per paura dei fantasmi, ma un giorno arriva un pescatore che non sa nulla delle tristi storie su quel luogo;  butta il suo amo e sente subito che ha preso qualcosa. Non sa che, in realtà, il suo amo è rimasto incagliato nelle costole della Donna Scheletro e, mentre la tira a riva, pensa a quanto nutrimento potrà avere da un pesce così grosso.

Non si rende conto che il mare ribolle, perché la creatura che ha preso all’amo sta lottando per liberarsi, e solo quando tira la rete sulla sua barca si accorge dello scheletro che lo fissa dalle inconsolabili, orbite vuote.

Terrorizzato, scappa lontano da lei, ma quella, impigliata nella lenza, lo segue ovunque, fino al suo igloo.

La Donna Scheletro è una, antica,  bellissima fiaba dei fratelli Grimm che mi ha incantato e che vi consiglio di leggere, più volte, con attenzione; a dispetto del suo inizio tragico, racconta una bellissima storia d’amore.

Il pescatore, quando si rende conto che la Donna Scheletro è accanto a lui, nel suo igloo, pensa di scappare ancora, ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità con il cuore che batteva come un tamburo, ma poi inciampa e cade addosso a lei.

Non seppe poi dire come fu, forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo. Fatto sta che sentì nascere un sentimento di tenerezza, e lentamente, allungò le mani sudicie e  con parole dolci, prese a liberarla dalla lenza.

… e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo.

Questa storia è la nostra storia: “l’incapacità di affrontare e sbrogliare la donna Scheletro fa che molte relazioni amorose falliscono. Per amare,  bisogna essere, non soltanto forti, ma anche saggi. La forza viene dallo spirito, la saggezza viene dall’esperienza con la Donna Scheletro” (Pinkola Estes).

Iniziamo l’amore pieni di aspettative sull’altro e sul nostro sentimento, ci sentiamo invincibili, sicuri e siamo certi che il nostro amore ci nutrirà per sempre. Ma quando le cose cambiano nel rapporto e non riconosciamo più la persona che abbiamo accanto, non la comprendiamo più, non accettiamo più i suoi limiti o i suoi silenzi, o siamo indeboliti dalla mancanza di passione che prima ci confondeva, è proprio in quel momento che affiora la donna Scheletro, la metafora della morte di una parte del rapporto, che ci spaventa e ci fa scappare. Ci inorridisce. Non sappiamo che l’amore è fatto di cicli, di inizi e di conclusioni. E di nuovi inizi.

Non sappiamo che qualcosa deve morire per lasciare posto al nuovo. Una parte dell’amore che conosciamo deve morire per far nascere un sentimento più forte.

L’uomo, dopo aver accudito la donna, si dedica alla sua lenza e lei lo guarda, in silenzio, perché temeva che se avesse detto qualcosa lui l’avrebbe buttata dalla scogliera – l’avrebbe gettata via, mandata lontano;  non è quello che facciamo con chi crediamo di non amare più?

Poi, all’uomo viene sonno e mentre dorme, sogna – forse un sogno malinconico – e una lacrima gli brilla all’angolo dell’occhio. La Donna Scheletro la vede e, improvvisamente ha sete: si avvicina all’uomo addormentato e appoggia la bocca al suo occhio e beve quell’unica lacrima che, come un fiume, sazia la sua sete di infiniti anni. Poi canta sul cuore dell’uomo addormentato,  e piano piano, il suo scheletro si veste di muscoli e pelle e, alla fine, diventa una bellissima donna, e si addormenta accanto a lui. La notte li accoglie avvinghiati, l’uno all’altra e la mattina li sorprenderà ancora insieme, e non si lasceranno più.

Questo amore struggente ci spetta quando non scappiamo davanti alla paura di impegnarsi,  e riconosciamo il tesoro che ci si presenta anche se non è quello che aspettavamo; quando scegliamo di restare, anche quando sarebbe più facile andare via,  di avere tenerezza delle ossa del nostro amore anziché averne paura e la sua fragilità  ci commuove, fino a quella unica, preziosa lacrima.  Quando diamo tutti noi stessi senza temere di potere perdere tutto, perché se succede, sappiamo che arriverà qualcosa di nuovo.

Quando non temiamo la morte di una parte della nostra libertà, delle nostre aspettative iniziali, delle ingannevoli promesse dell’innamoramento.

Quando guardiamo con pazienza i problemi e le difficoltà del nostro rapporto – non abbiamo paura della Donna Scheletro –  e con infinità tenerezza sbrogliamo i nodi che la legano.

Così le anime imparano ad amarsi, per davvero.

“…Basta smetter di fuggire, basta cominciare a sbrogliare, ad affrontare la ferita e la propria brama di compassione, abbandonare al processo tutto il proprio cuore. 

… Così dovrebbe operare ogni relazione amorosa: ogni partner dovrebbe trasformare l’altro. La forza e il potere di ciascuno vengono liberati e spartiti. Lui le dona il cuore-tamburo, lei gli dona la conoscenza dei ritmi e delle emozioni più complessi che si possano immaginare. Chissà che cosa cacceranno insieme… Sappiamo soltanto che saranno nutriti sino alla fine dei loro giorni” “Donne che corrono con i lupi – Pinkola Estes

 

L’arte del bacio

 

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Perchè serve un giorno per festeggiare l’amore? Chi si ama, dedica ogni giorno all’amore, anche se non è mai ben chiaro, cosa sia. L’amore intendo.

Anche  i grandi non lo sanno bene, fino in fondo. Anche se non lo ammetterebbero mai.

Sicuramente ha a che fare con i baci, su come sia bello stare insieme. E che a volte può succedere che ci si lascia.

Ce lo spiega un libro delizioso con deliziose illustrazioni, in modo semplice e chiaro perchè così anche i grandi possono capire che a volte l’amore è meno complicato di come sembra, e che baciarsi è una faccenda davvero importante!

Due che si amavano si volevano baciare,
ma proprio non sapevano come fare.
Così in tanti modi affettuosi si salutarono
e risero quando le bocche s’incontrarono…

Un regalo perfetto per il vostro SanValentino!

Due che si amano – Jürg Schubiger | Wolf Erlbruch – edizioni E/O

 

Autunno

foglie

Cadete foglie, cadete fiori e svanite,
notte distenditi, accorciati giorno,
ogni foglia mi parla di pace soave
staccandosi con un sussurro dall’albero autunnale
(Emily Bronte)

E’ il momento della quiete, dell’introspezione. Della raccolta.

E’ il momento del perdono, e dell’amore.  E’ il momento di accondiscendere alla

struggente, consolante  malinconia. E’ il momento di ascoltarsi, e di ascoltare le storie che i caldi

colori della natura ci  vogliono raccontare

Benvenuto Autunno…