Qui nascono le storie

Sono tornata dove la storia iniziò a prendere forma, tanto tempo fa, come un pensiero gentile ma deciso, leggero ma ineluttabile.

Giorno dopo giorno, i suoi contorni erano diventati sempre più chiari ed erano arrivati loro, i suoi protagonisti: si erano risvegliati dal lungo sonno dell’attesa e stiracchiandosi, erano venuti da me, uno dopo l’altro, si erano presentati con le loro storie, con le loro magie e con il loro impellente bisogno di vita. Volevano essere raccontati.

 Ma non era ancora tempo.

Sono tornata lì, dove la storia è iniziata e ho rivisto i miei vecchi amici e ne ho incontrati di nuovi: sono sempre meravigliosi i doni del Bosco – e ho capito che ora è il Tempo. E’ il Tempo di ricordare, perché le storie che scriviamo sono già tutte dentro di noi. E a volte ce ne dimentichiamo.

Ora ricordo. Ora è tempo di scrivere…

Il viaggio continua…

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Il viaggio è iniziato cinque anni fa. Non sapeva dove l’avrebbe portata, chi avrebbe incontrato. Forse a volte si è sentita preoccupata. E qualche volta ha avuto paura, ma non si è mai sentita sola. Il naso umido e il fiato caldo nell’incavo della mano, non è mai mancato: io ci sono.

Quella era, è la sua strada. E su quella strada ha trovato chi la stava aspettando per fare un pezzo di cammino, lungo o breve, insieme a lei.

Sognatori, visionari, anime quiete,  inquiete e anime creatrici, danzatori, fate e streghe, un Cappellaio matto, un Re, un Re vero, amici, che l’hanno fatta ridere e a volte l’hanno fatta piangere, ma ogni volta le hanno lasciato doni preziosi.

Ha insegnato e ogni volta ha imparato ed è diventata più ricca.

Ha viaggiato in piccoli paesi, e in enormi metropoli; è stata catturata dal sapore di una città,  dal mistero di un lago ed è rimasta senza parole davanti al volto di un albero. Conserva nel cuore   l’odore del bosco, umido e verde dopo un temporale e il colore delle foglie autunnali.

Si è innamorata di un sogno, di un’idea, di un ricordo,  di una risata e di uno sguardo. Poi si è commossa ad un matrimonio gay, perché lì ha visto il vero amore. Ha parlato, raccontato, scritto, un sacco, e poi ha letto, ha sognato e scritto ancora.

Non ha dimenticato, ma ha perdonato e questo l’ha resa libera. Più forte e più sicura.

E’ diventata più grande e ha imparato che il silenzio è un amico prezioso e che la solitudine è una dolce maestra. E non ha mai smesso di scrivere e  raccontare le sue fiabe.

E non ha mai smesso di cercarlo.

Il viaggio, meraviglioso, continua…

 

Le fiabe sono di tutti

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Amo la fiaba di Cappuccetto Rosso e non è un caso che lei e il lupo siano insieme, vicini, quasi avvinghiati, nel logo di Fiabe in costruzione.

Quando ho iniziato il mio meraviglioso viaggio nelle fiabe, l’ho portata con me, ovunque, una piccola, immensa ambasciatrice delle fiabe, per diffonderle, per narrarle, per ascoltarle. 

Per risvegliare. Per trasformare. Per accogliere. Per crescere e cambiare; anche il mondo, perchè le fiabe, possono cambiare questo mondo: portano il cambiamento.

La piccola Cappuccetto è stata nel verde umido e profumato dei boschi, sola e timorosa nel misterioso silenzio della nebbia, gioiosa, rinfrescata dagli spuzzi di un ruscello di montagna. 

Ha avuto paura, appoggiata al guard-rail di un’autostrada, si è immensamente divertita a un matrimonio gay e si è commossa perchè ha visto il vero amore, ha fatto mille nuove amicizie che l’hanno accolta,  si è innamorata di due braccia tatuate che l’hanno stretta in un sensuale abbraccio, si è sentita bene, immensamente bene – si è sentita a casa – fra i graffiti di una fantastica metropoli…

Raccontando fiabe... E qualcuno che non le aveva mai lette, ha comprato libri, qualcuno che non le aveva mai ascoltate, ha narrato  la sua prima fiaba al proprio figlio. 

Qualcuno che non piangeva mai, si è  commosso fino alle lacrime, qualcuno che era senza fiducia,  ha trovato nuovi sentieri da percorrere con nuova energia.

Questo era il mio sogno. Questo è il mio sogno. Il viaggio iniziato anni fa, prosegue, con nuove cose da imparare, nuove idee, nuove persone e fiabe sempre da scoprire.

Fiabe da portare in giro, da portare ovunque, fra i sassi morbidi e puliti in riva al lago, o fra la sporcizia di una strada trafficata delle città.

Perchè le fiabe sono di tutti.

E il viaggio continua…

 

 

 

 

Le relazioni di cura

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L’uomo chiuse la porta e vi si appoggiò con un sospiro, l’ennesimo.

Fece mentalmente un rapido resoconto della situazione: ok, non sembrava male. A parte la tartaruga. Ci mancava solo uno stupido animale. Marcus non gli aveva detto di darle da mangiare o altro, e menomale, non aveva certo il tempo di badare a niente e a nessuno.  Ce la faceva a malapena con sé stesso.

Improvvisamente distrutto, andò in camera, si stese sul letto e dopo due minuti dormiva profondamente.

La tartaruga, nella sua scatola, si puntò sulle zampine e tirò in alto il muso annusando l’aria. C’era un odore nuovo: odore di umano ok, misto a quello della paura, della solitudine, e del dolore. Li riconosceva, lei aveva lo stesso odore.

Ma ne sentiva un altro, diverso da tutti gli altri. Era un odore buono”-  L’uomo e la tartaruga

Un’ accurata, e attenta lettura del messaggio più profondo che la nostra favola, L’uomo e la tartaruga, Giovanelli Edizioni – con la bella copertina della brava Elena Bertoloni –  porta con sé e che ci fa onore, e del resto ogni contributo di Antonella Bastone, che ringraziamo, ci rivela i meravigliosi significati delle fiabe (Le fiaba raccontate agli adulti – Storie di ieri e di oggi per la formazione – A. Bastone.

“Le relazioni di cura hanno caratteristiche ben precise: richiedono capacità di decentramento sull’altro, empatia, complicità. Richiedono di riuscire a fare uno spazio dentro sé per accogliere l’altro,  partecipare ai vissuti dell’altro e restituire infine benessere. A volte relazioni di questo tipo capitano in un momento particolare della vita, quando la vita stessa è messa alle strette e ha bisogno di rimettersi in moto. Allora si scopre che la relazione di cura dell’altro è una relazione che cura innanzitutto se stessi, come succede all’uomo della storia: il rapporto con la tartaruga, chiara proiezione della propria vita, è innanzitutto l’opportunità per rimettere in gioco la propria storia. Ecco che le più basilari operazioni di accudimento (cibo, igiene, ripristino dello spazio vitale) sono in realtà i passaggi simbolici di un rinnovamento esistenziale” –Antonella Bastone

L’uomo la tartaruga, non a caso è ambientata in una metropoli; grandi città  dove spesso l’uomo  diventa troppo individualista per difesa, e non riesce a vedere  le piccole cose, preziose, che sono intorno a lui, e che invece potrebbero salvarlo.

Come farà la piccola tartaruga…

Puoi acquistare il libro su IBS.

L’attesa del Re

Il vecchio Re desiderava stare da solo: si allontanò dal castello e si incamminò sul sentiero che si perdeva nel bosco; conosceva bene i suoi percorsi, i suoi segreti e le sue magie e non lo temeva, anzi, lo rispettava.

Quando era un giovane Re pieno di entusiasmo e coraggio si era spesso addentrato, spavaldo, nelle sue parti più oscure per cercare le streghe e vincere i loro incantesimi,  e aveva vagato  con lo sguardo confuso dell’amore per vedere le fate, e il bosco complice aveva esaudito il suo desiderio e gli aveva fatto incontrare l’amore.

Ma le fate non possono amare gli umani e i Re devono pensare al loro Regno.

Aveva combattuto mille battaglie, vinto Re e valorosi soldati, aveva avuto ogni onore e ricchezza ed era diventato vecchio e saggio, potente,  benvoluto ed amato da tutti i suoi sudditi.

Aveva avuto sette mogli, e ognuna di loro gli aveva dato sette figli, che lo amavano e lo rispettavano. Ma ora, che il tempo aveva segnato il suo volto e inciso la sua anima, ora che aveva avuto tutto e poteva goderne i frutti, non era felice.  Era stanco: aveva servito il suo ruolo, il suo reame, il suo popolo, ma non aveva mai dimenticato l’unica ricchezza che non era riuscito ad avere. Non era più tornato nel Bosco Incantato, da tantissimi anni, ma ora sentiva il bisogno di tornarvi.

Il Bosco lo accolse con la brezza fresca e profumata  del mattino e lasciò che il sole penetrasse tra i rami dei suoi alti alberi per illuminargli la strada: il saluto ad un vecchio amico, l’incontro di due Re.

Il vecchio Re respirò a lungo, grato, l’odore di umido e resina e si sentì bene.

Ora sapeva cosa doveva fare. Arrivò al punto più profondo e pericoloso del vecchio bosco, fino al Trono antico, costruito e intagliato dagli elfi silvani mille anni prima  e protetto dai saggi del bosco. Lo guardò e lo sfiorò con rispetto, poi con un sospiro, si tolse la sua corona e la appoggiò sul trono.

Proseguì il suo nuovo cammino, senza nemmeno voltarsi, con una nuova energia e un nuovo vigore.

Si narra che la corona del Re sia ancora là,  sul Trono antico, e il veccho Re abbia vagato anni e anni per il bosco cercando la sua amata; non sappiamo dirvi se l’abbia trovata ma si narra che da allora il Re fu un uomo felice.

Il sentiero continua per voi, non fermatevi, potreste arrivare al Trono Antico…

Fake!

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Quando Cappuccetto Rosso giunse nel bosco, incontrò il lupo, ma non sapeva che fosse una bestia tanto cattiva e non ebbe paura. Cappuccetto Rosso – Grimm

A volte le vere Cappuccetto Rosso incontrano dei lupi di carta…

 

 

 

 

 

Le fiabe sono per tutti

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“Ah, ah! Vorresti uscire dal fosso? E che ne  sai tu della volontà, del libero arbitrio, del servo arbitrio? Sempre così l’ignoranza! …Che ignoranza, che ignoranza!”  E si allontanò scrollando la testa tutto sdegnato.  Fiabe dei fratelli Grimm, apologhi e raccontini torinesi, di Ghilarza e del carcere.  – Antonio Gramsci

Le fiabe sono per tutti… Per le donne in gravidanza, per le donne lesbiche in gravidanza, per le donne extracomunitarie in gravidanza.

Le fiabe sono anche per gli ignoranti, perchè magari imparano qualcosa…