Le relazioni di cura

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L’uomo chiuse la porta e vi si appoggiò con un sospiro, l’ennesimo.

Fece mentalmente un rapido resoconto della situazione: ok, non sembrava male. A parte la tartaruga. Ci mancava solo uno stupido animale. Marcus non gli aveva detto di darle da mangiare o altro, e menomale, non aveva certo il tempo di badare a niente e a nessuno.  Ce la faceva a malapena con sé stesso.

Improvvisamente distrutto, andò in camera, si stese sul letto e dopo due minuti dormiva profondamente.

La tartaruga, nella sua scatola, si puntò sulle zampine e tirò in alto il muso annusando l’aria. C’era un odore nuovo: odore di umano ok, misto a quello della paura, della solitudine, e del dolore. Li riconosceva, lei aveva lo stesso odore.

Ma ne sentiva un altro, diverso da tutti gli altri. Era un odore buono”-  L’uomo e la tartaruga

Un’ accurata, e attenta lettura del messaggio più profondo che la nostra favola, L’uomo e la tartaruga, Giovanelli Edizioni – con la bella copertina della brava Elena Bertoloni –  porta con sé e che ci fa onore, e del resto ogni contributo di Antonella Bastone, che ringraziamo, ci rivela i meravigliosi significati delle fiabe (Le fiaba raccontate agli adulti – Storie di ieri e di oggi per la formazione – A. Bastone.

“Le relazioni di cura hanno caratteristiche ben precise: richiedono capacità di decentramento sull’altro, empatia, complicità. Richiedono di riuscire a fare uno spazio dentro sé per accogliere l’altro,  partecipare ai vissuti dell’altro e restituire infine benessere. A volte relazioni di questo tipo capitano in un momento particolare della vita, quando la vita stessa è messa alle strette e ha bisogno di rimettersi in moto. Allora si scopre che la relazione di cura dell’altro è una relazione che cura innanzitutto se stessi, come succede all’uomo della storia: il rapporto con la tartaruga, chiara proiezione della propria vita, è innanzitutto l’opportunità per rimettere in gioco la propria storia. Ecco che le più basilari operazioni di accudimento (cibo, igiene, ripristino dello spazio vitale) sono in realtà i passaggi simbolici di un rinnovamento esistenziale” –Antonella Bastone

L’uomo la tartaruga, non a caso è ambientata in una metropoli; grandi città  dove spesso l’uomo  diventa troppo individualista per difesa, e non riesce a vedere  le piccole cose, preziose, che sono intorno a lui, e che invece potrebbero salvarlo.

Come farà la piccola tartaruga…

Puoi acquistare il libro su IBS.

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L’attesa del Re

Il vecchio Re desiderava stare da solo: si allontanò dal castello e si incamminò sul sentiero che si perdeva nel bosco; conosceva bene i suoi percorsi, i suoi segreti e le sue magie e non lo temeva, anzi, lo rispettava.

Quando era un giovane Re pieno di entusiasmo e coraggio si era spesso addentrato, spavaldo, nelle sue parti più oscure per cercare le streghe e vincere i loro incantesimi,  e aveva vagato  con lo sguardo confuso dell’amore per vedere le fate, e il bosco complice aveva esaudito il suo desiderio e gli aveva fatto incontrare l’amore.

Ma le fate non possono amare gli umani e i Re devono pensare al loro Regno.

Aveva combattuto mille battaglie, vinto Re e valorosi soldati, aveva avuto ogni onore e ricchezza ed era diventato vecchio e saggio, potente,  benvoluto ed amato da tutti i suoi sudditi.

Aveva avuto sette mogli, e ognuna di loro gli aveva dato sette figli, che lo amavano e lo rispettavano. Ma ora, che il tempo aveva segnato il suo volto e inciso la sua anima, ora che aveva avuto tutto e poteva goderne i frutti, non era felice.  Era stanco: aveva servito il suo ruolo, il suo reame, il suo popolo, ma non aveva mai dimenticato l’unica ricchezza che non era riuscito ad avere. Non era più tornato nel Bosco Incantato, da tantissimi anni, ma ora sentiva il bisogno di tornarvi.

Il Bosco lo accolse con la brezza fresca e profumata  del mattino e lasciò che il sole penetrasse tra i rami dei suoi alti alberi per illuminargli la strada: il saluto ad un vecchio amico, l’incontro di due Re.

Il vecchio Re respirò a lungo, grato, l’odore di umido e resina e si sentì bene.

Ora sapeva cosa doveva fare. Arrivò al punto più profondo e pericoloso del vecchio bosco, fino al Trono antico, costruito e intagliato dagli elfi silvani mille anni prima  e protetto dai saggi del bosco. Lo guardò e lo sfiorò con rispetto, poi con un sospiro, si tolse la sua corona e la appoggiò sul trono.

Proseguì il suo nuovo cammino, senza nemmeno voltarsi, con una nuova energia e un nuovo vigore.

Si narra che la corona del Re sia ancora là,  sul Trono antico, e il veccho Re abbia vagato anni e anni per il bosco cercando la sua amata; non sappiamo dirvi se l’abbia trovata ma si narra che da allora il Re fu un uomo felice.

Il sentiero continua per voi, non fermatevi, potreste arrivare al Trono Antico…

Fake!

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Quando Cappuccetto Rosso giunse nel bosco, incontrò il lupo, ma non sapeva che fosse una bestia tanto cattiva e non ebbe paura. Cappuccetto Rosso – Grimm

A volte le vere Cappuccetto Rosso incontrano dei lupi di carta…

 

 

 

 

 

Le fiabe sono per tutti

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“Ah, ah! Vorresti uscire dal fosso? E che ne  sai tu della volontà, del libero arbitrio, del servo arbitrio? Sempre così l’ignoranza! …Che ignoranza, che ignoranza!”  E si allontanò scrollando la testa tutto sdegnato.  Fiabe dei fratelli Grimm, apologhi e raccontini torinesi, di Ghilarza e del carcere.  – Antonio Gramsci

Le fiabe sono per tutti… Per le donne in gravidanza, per le donne lesbiche in gravidanza, per le donne extracomunitarie in gravidanza.

Le fiabe sono anche per gli ignoranti, perchè magari imparano qualcosa…

Una favola metropolitana in concorso

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Illustrator Patrizia Kovacs

Come tutte le fiabe che si rispettino, anche questa è adatta sia agli adulti che ai bambini. Ma forse soprattutto agli adulti. Con la storia di questo uomo dall’aspetto rude e apparentemente insensibile che alla fine si fa toccare il cuore da un animaletto piccolo, proprio come una tartaruga. Molto più piccolo di lui, talmente piccolo da essere considerato fin dal primo incontro quasi un “oggetto” inutile. Mentre invece pagina dopo pagina, la simpatia e la dolcezza della tartaruga riesce a fare breccia nell’animo dell’uomo con una dose di umanità addirittura superiore a quella dell”umano”. E’ la vittoria del sentimento sulla razionalità. Una storia che sottolinea ancora una volta che il più debole (almeno apparentemente) in realtà non lo è affatto, e riesce a vincere anche chi pensa di essere al di sopra delle parti. Mette in evidenza il fatto che spesso, anche le persone apparentemente meno sensibili e più menefreghiste, sotto sotto e se prese nel modo giusto, hanno sentimenti profondi…”

Una nuova bellissima recensione  che puoi leggere integralmente sulla nostra pagina, per la nostra favola L’uomo e la tartaruga con le bellissime immagini metropolitane di Patrizia Kovacs , e che partecipa al concorso Il mio esordio promosso dal sito Il mio libro.

Puoi leggere le prime pagine, puoi cliccare sul tasto supporta, per votare la favola al concorso, e puoi anche comprarla!

Hai mai visto il sorriso di una tartaruga?

 

 

Cristallo

SAMSUNG CSC

“La distesero allora in una bara, vi si sedettero accanto tutti e sette e la piansero per tre giorni interi. Poi volevano sotterrarla, ma ella era ancora così fresca, le sue guance erano così belle rosse da farla sembrare ancora in vita. Allora dissero -Non possiamo seppellirla nella terra nera- e fecero fare una bara di cristallo, perché‚ la si potesse vedere da ogni lato, ve la deposero, vi misero sopra il suo nome, a caratteri d’oro, e scrissero che era figlia di re.”

Biancaneve – F.lli Grimm