IL GIARDINO DELLE PIANTE LIBERE

Qualche giorno fa camminavo lungo un sentiero, in un piccolo borgo da qualche parte in Italia.

A un certo punto ho visto un giardino.

Non era perfetto.
Ed era forse proprio per questo che era così bello.

C’erano piante che si allungavano verso la luce, rami che avevano scelto la propria direzione, fiori mescolati ad altri fiori.
Si sentiva che qualcuno se ne prendeva cura, eppure niente sembrava costretto.

Mi sono fermata.

C’era una signora che stava lavorando nel giardino e, un po’ incantata da quel luogo, le ho chiesto se potevo entrare.

Lei mi ha fatto entrare.

Ho camminato tra le sue piante e ho sentito qualcosa che conosco bene quando entro in certi boschi.

Armonia.

Non l’armonia delle cose perfettamente ordinate.

Quella delle cose che hanno trovato il proprio posto.

Poi, mentre parlavamo, quella signora mi ha detto una frase semplicissima:

«Le mie piante crescono libere.»

E credo che da quel momento io non abbia più visto soltanto un giardino.

Ho visto un bosco.

Perché anche il bosco fa così.

Non chiede alla quercia di diventare faggio.
Non rimprovera un ramo perché ha cercato la luce da un’altra parte.
Non decide quanto deve essere alto un albero per meritare il suo posto.

Il bosco custodisce.

Fa spazio.

Lascia crescere.

E ho pensato a noi.

Ai bambini che siamo stati.

A quante volte, crescendo, abbiamo imparato che alcuni nostri rami erano troppo lunghi, troppo rumorosi, troppo strani.

Che per essere amati bisognava essere un po’ meno questo e un po’ più quello.

Più bravi.
Più tranquilli.
Più forti.
Più accomodanti.
Meno sensibili.
Meno selvatici.

E così abbiamo imparato, poco alla volta, ad abitare il giardino che qualcuno aveva immaginato per noi.

Ma forse non abbiamo imparato ad abitare noi stessi.

E allora capita che diventiamo grandi sapendo perfettamente ciò che gli altri si aspettano da noi, ma quando qualcuno ci domanda:

«E tu, cosa vuoi?»

non sappiamo più rispondere.

Forse è anche per questo che il bosco ci chiama.

E forse è anche per questo che alcuni animali entrano così profondamente nella nostra vita.

Perché davanti a un animale ritorna una legge antica:

non puoi amare davvero qualcuno chiedendogli continuamente di diventare altro da ciò che è.

Puoi accompagnarlo.
Proteggerlo.
Prenderti cura di lui.

Ma devi anche lasciargli uno spazio nel quale possa scegliere.

Avvicinarsi.
Allontanarsi.
Dire sì.
Dire no.

Essere.

È una delle radici più profonde di AnimalREIKI.

Non entrare nello spazio dell’altro per cambiarlo.

Entrare in relazione abbastanza piano da potergli dire:

Io sono qui.
Tu puoi essere ciò che sei.

Stasera continuo a pensare a quella donna e al suo piccolo giardino.

Forse senza saperlo mi ha raccontato una fiaba.

Una fiaba nella quale le radici non servivano a tenere ferme le piante.

Servivano a renderle abbastanza salde
da poter crescere libere.

E allora, nel nostro Mese delle Radici, vorrei lasciarti una domanda:

Se nessuno avesse mai potato la tua forma per renderti adatto al proprio giardino,
in quale direzione saresti cresciuto?
🌿

Fiabe in costruzione
AnimalREIKI Academy

Il Mese delle Radici

🌿 **Benvenuti nel Mese delle Radici.**
Ci sono stagioni che ci invitano a correre.
E ce ne sono altre che ci insegnano il valore di rallentare.
Per AnimalREIKI Academy® e *Fiabe in Costruzione*, agosto sarà proprio questo.
Un tempo dedicato allo studio, alla ricerca, all'ascolto e a tutto ciò che cresce nel silenzio.
Perché le radici non si vedono.
Ma sono loro a sostenere tutta la foresta.
Buon inizio del nostro **Mese delle Radici**. 🌿

1° agosto.

Ogni nuovo mese porta con sé una possibilità.

Per molti agosto è il mese delle vacanze.

Per me è, da sempre, un tempo speciale.

Ad agosto AnimalREIKI Academy® rallenta il ritmo delle lezioni.

Le pratiche continueranno, ci saranno alcuni incontri già programmati e qualche lezione di recupero, perché chi mi conosce sa che non ci fermiamo mai davvero.

Semplicemente… cambiamo ritmo.

Anche Fiabe in Costruzione continuerà il suo cammino.

Perché ci sono stagioni in cui le fiabe non chiedono di essere raccontate in fretta.

Chiedono di essere ascoltate.

Agosto è uno di quei tempi.

Il tempo dei libri lasciati sul comodino durante l’anno.

Degli articoli scientifici da leggere.

Della ricerca.

Dello studio.

Delle idee che prendono forma.

Delle pagine che iniziano a essere scritte.

E delle fiabe che, nel silenzio, iniziano a sussurrarci qualcosa di nuovo.

Perché credo che chi accompagna gli altri abbia anche la responsabilità di continuare a imparare.

Di mettersi in discussione.

Di aggiornarsi.

Di crescere.

Ogni corso che nasce nell’Academy e ogni fiaba che prende vita sono il frutto di ore di studio, esperienza, ascolto e riflessione.

Per questo, per me, agosto non è una pausa.

È il tempo in cui si preparano i semi che fioriranno nei mesi successivi.

Vi auguro un agosto che non sia soltanto vacanza, ma anche uno spazio per ritrovare curiosità, nutrire la mente, ascoltare il cuore e concedervi il tempo di crescere.

Il Ruolo degli Adulti nel Dialogo AI-Bambini

“I bambini parlano con l’intelligenza artificiale.“

Lo leggiamo ovunque. Ed è sempre accompagnato da toni allarmati:
“Si stanno affidando a un computer!”
“Non sanno più parlare con gli adulti!”
“L’AI rovinerà l’infanzia!”

Ma forse stiamo guardando nel posto sbagliato.

Il punto non è che i bambini usano l’intelligenza artificiale per parlare delle loro emozioni.
Il punto è perché ci parlano.

Secondo Common Sense Media, il 72% degli adolescenti ha già utilizzato almeno una volta un “compagno AI”, e oltre il 50% lo fa regolarmente.
📌 Internet Matters segnala che il 23% dei bambini vulnerabili usa chatbot perché «non ha nessun altro con cui parlare».
📌 Uno studio pubblicato su JAMA Network mostra che oltre il 13% dei giovani usa l’AI quando si sente triste, nervoso o arrabbiato.
📌 E l’Università di Cambridge avverte che molti chatbot non specializzati mostrano un “gap di empatia” che i bambini non sono in grado di riconoscere.

Sono dati importanti. Ma ciò che raccontano non è il rapporto tra bambini e tecnologia.
È il rapporto tra bambini e adulti.

Se un bambino di 7, 10 o 12 anni cerca conforto, ascolto, rassicurazione o semplicemente uno spazio sicuro in un sistema informatico… significa che non riesce a trovarlo negli esseri umani attorno a lui.

Non è una colpa.
È un segnale.

🧩 Vuol dire che forse non si sente ascoltato.
🧩 Forse ha paura di essere giudicato.
🧩 Forse sente che gli adulti non hanno tempo.
🧩 Forse non trova le parole, e non trova qualcuno che lo aiuti a trovarle.

E allora chiede a un assistente digitale, perché non interrompe, non alza la voce, non minimizza, non dice “non è niente”, non dà l’impressione di avere fretta.

L’intelligenza artificiale, piaccia o no, sta diventando uno specchio: non dei bambini, ma degli adulti.
Delle nostre mancanze di presenza, di ascolto, di tempo di qualità.
Della nostra difficoltà a dialogare con loro nel loro linguaggio e nei loro ritmi.

Per questo credo che la domanda giusta non sia:
❌ “Come impediamo ai bambini di parlare con l’AI?”
ma:
✅ “Come facciamo in modo che non ne abbiano bisogno?”

Perché quando un bambino sente di avere accanto adulti capaci di ascolto, empatia e disponibilità emotiva…
non va a cercare risposte in un algoritmo.

Viene da noi…

E’ ancora più chiaro quanto sia urgente tornare a costruire relazioni che ascoltano davvero.
La tecnologia non è un nemico: è uno specchio.
E ciò che ci restituisce oggi è il bisogno profondo, nei bambini e negli adulti, di sentirsi visti, compresi e accolti.

Per questo a gennaio partirà un percorso di comunicazione consapevole, pensato per genitori, educatori e professionisti che vogliono recuperare una competenza antica e preziosa:
👉 la capacità di parlare con il cuore, senza perdere chiarezza
👉 la capacità di ascoltare senza giudicare
👉 la capacità di creare legami che fanno sentire “io ci sono”

Un cammino per tornare ad essere gli adulti di cui i bambini hanno davvero bisogno.

Vuoi saperne di più? Scrivi a fiabeincostruzione.com oppure compila il modulo di seguito

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Grazie per la risposta. ✨

“Mi fido di te”: la forza della fiducia e della comunicazione

Quanto è importante una buona comunicazione nella vita di tutti o giorni? In famiglia, al lavoro, con gli amici, tra genitori e figli, nelle coppie…
La comunicazione è alla base di ogni relazione autentica.

Saper comunicare in modo efficace, rispettoso e sincero è una competenza fondamentale — eppure, quasi nessuno ce la insegna.
E sarebbe così importante impararla fin da piccoli. 🌱

Viviamo in una società dove spesso mancano modelli positivi, esempi concreti di ascolto, empatia e dialogo costruttivo.
E allora la domanda è: che esempio diamo ai nostri bambini?

Ogni bambino cresce grazie allo sguardo di chi gli sta accanto.
Famiglia e scuola sono i suoi primi specchi: attraverso le parole, i gesti e i silenzi, il bambino impara chi è e quanto vale. 🌱

Una comunicazione efficace, basata su ascolto e fiducia, è la chiave per costruire una relazione che fa crescere.
Non riguarda solo la scuola, ma ogni momento della vita: in famiglia, tra amici, sul lavoro.
Comunicare in modo empatico significa far sentire l’altro visto, accolto e capace.

Nel mio lavoro, nei percorsi di crescita ed evoluzione e come docente di comunicazione e competenze trasversali, incontro spesso adulti che non sono consapevoli delle proprie capacità — persone che, da bambini, non hanno ricevuto parole di fiducia, ma messaggi che li hanno fatti dubitare di sé.
Questo accade più spesso di quanto immaginiamo.

💬 Le parole contano.
Alcune frasi, anche dette senza cattive intenzioni, possono ferire o limitare:

❌ “Non sei capace.”
❌ “Lascia stare, lo faccio io.”
❌ “Non combinare guai.”
❌ “Sei sempre il solito!”

Altre, invece, aprono possibilità e costruiscono autostima:

✅ “Prova, sono sicuro che ce la puoi fare.”
✅ “Hai fatto del tuo meglio, e va bene così.”
✅ “Sono qui se hai bisogno, ma fidati di te.”
✅ “Mi fido di te.”

Ogni volta che un adulto comunica fiducia, semina dentro il bambino la convinzione di potercela fare.
Ed è da quella fiducia che nasce l’autonomia, la consapevolezza e la sicurezza interiore.

Come scriveva Bernhard Bueb:

“Nessun bambino è perduto se una maestra ha fiducia in lui.”

E potremmo aggiungere: nessun bambino è perduto se anche un genitore, ogni giorno, trova il coraggio di dirgli — con parole, gesti e sguardi —
💛 “Mi fido di te.”

Fiabe e Reiki: Un Viaggio di Crescita Personale

Le fiabe, come il REIKI sono antiche, potenti archetipi che da sempre accompagnano la vita dell’uomo. Da quando ho iniziato questo Viaggio con loro, ormai più di 10 anni fa, ho affrontato Draghi e Mostri, mi sono persa nel Bosco, ma ho trovato magici aiutanti e immensi tesori. Uno di questi è stato proprio REIKI: loro mi hanno portato alla consapevolezza che Reiki e le Fiabe hanno lo stesso meraviglioso compito: portare l’individuo alla propria crescita ed evoluzione. Ho compreso che il Viaggio porta sulla stessa, unica, meravigliosa strada che conduce alla consapevolezza, al ricordo di sé.

Questo è il Tempo in cui il mondo ha bisogno della saggezza millenaria delle Fiabe, della guarigione antica del cuore che solo Reiki e le Energie di Mandre Terra sanno donare. E’ il Tempo in cui molti Uomini e Donne ricorderanno che possono ancora scegliere il loro cammino, e sceglieranno di essere Custodi di questo mondo.

Così, per l’inizio di questi nuovi giorni, ecco un’antica e bellissima fiaba dei fratelli Grimm.

Questo è il Tempo…

La chiave d’oro, racconta di un ragazzo poverissimo che in mezzo alla neve sta cercando un po’ di legna per accendere il fuoco.

Con le mani gelate, cerca ovunque finchè trova un piccola chiave dorata. Sorpreso, pensa che se c’ è una chiave ci deve essere per forza anche una serratura.

Scava nella gelida neve e infine trova una piccola scatola di ferro, e pensa che se riesce ad aprirla con la piccola chiave d’oro, troverà sicuramente qualcosa di valore.

Cerca la serratura e poi la trova, piccola piccola

“Così si mise a cercare il buco della serratura, ma non riusciva a trovarlo. Alla fine lo vide, ma era così piccolo che lo si poteva appena vedere. Provò la chiave e questa entrò perfettamente. La girò una volta e… adesso dobbiamo aspettare che sollevi il coperchio per sapere quali grandi meraviglie la scatola contiene.”

La fiaba finisce così, e non possiamo sapere quali tesori contenga  la piccola scatola.

Ognuno di noi ha un tesoro che aspetta solo di essere portato alla luce; a volte è nascosto così profondamente che nemmeno sappiamo di averlo.  A volte siamo troppo pigri per guardare così a fondo, o per faticare nella ricerca.

A volte fa un pò paura perchè l’idea di cambiare qualcosa ci spaventa. A volte la scatola che lo contiene non ha nemmeno la serratura.

E allora, tanta fatica per cercare una scatola che non possiamo nemmeno aprire?

Intanto vi do un indizio: noi siamo la chiave!

Buona ricerca!

Gli alberi: custodi della vita sulla Terra

“Se domani gli alberi dovessero scomparire dalla Terra, la vita dell’uomo durerebbe poche settimane, forse qualche mese, non di più.” Stefano Mancuso

Eppure continuiamo a distruggerli, a non rispettarli, a devastarli. E loro, immensi Guardiani della Vita dell’uomo non smettono mai di prendersi cura di noi.

Onoriamo i Maestri, ogni giorno…

La notte dei desideri

“Non pensate che i folletti siano sempre piccoli. Ogni cosa è mutevole in loro, anche la grandezza. Sembra che assumano ogni dimensione o forma desiderata. Le loro principali occupazioni sono far festa, lottare, fare all’amore e suonare la musica più bella. C’è solamente una persona industriosa in mezzo a loro, il Leprecano, il calzolaio fatato. Forse i folletti consumano le scarpe a forza di ballare. Vicino al villaggio di Ballisodare c’è una donnetta che è vissuta con loro per sette anni. Quando ritornò a casa le sue scarpe non avevano più le punte: le aveva consumate ballando. 

Hanno tre grandi feste: la Vigilia di Maggio, la Festa di Mezza Estate e la vigilia di Novembre.

… Alla Vigilia di Mezza Estate quando su ogni collina sono accesi i falò in onore di San Giovanni, il popolo fatato è nel momento di maggior allegrezza, e a volte rapisce belle fanciulle mortali per farne sue spose.

Quando sono arrabbiati, i folletti paralizzano uomini e bestie con le loro frecce magiche.

Quando sono allegri, cantano. Molte sventurate fanciulle li hanno sentiti e, per amore di quel canto si sono consumate di dolore.” Williams Butler Yeats – Fiabe Irlandesi

Andate a raccogliere le erbe preziose nei campi e fate attenzione, questa è la notte delle streghe, potreste incontrare una, ma se avete con voi un piccolo fiore di iperico non vi disturberà. E non addormentatevi sotto l’edera perché potreste dimenticare chi siete. E non abbiate paura, se siete puri di cuore potrete attraversare il Bosco in tutta tranquillità…

 E‘ anche la notte per ricongiungersi alla Madre Terra  e offrirle le nostre cure e il nostro rispetto.

Questa è la notte degli incantesimi, la notte dei falò e la notte dei desideri. E’ la notte in cui potete incontrare  l’amore, quello vero, ma solo se lo desiderate con tutto il vostro cuore. 

Buona Notte dei desideri …

Non toccate le fiabe!

E’ ora di dire BASTA!

Cappuccetto Rosso è una fiabe sessista, Biancaneve non va bene perché non è politicamente corretta, Cenerentola è una fiaba che degrada il ruolo femminile. La lista è lunga ed è arrivato il momento di fare un pò di ordine e di ricordare che le fiabe antiche, quelle raccontate dai fratelli Grimm, per intenderci, sono archetipi , potenti strumenti di crescita e di evoluzione per l’individuo a qualsiasi età e livello di comprensione.

Le fiabe che tutti conosciamo e che molti amano, discendono dai miti, quando i popoli primitivi si radunavano attorno al fuoco, e gli anziani trasmettevano l’esperienza di vita ai più giovani.
Dai miti si è passati alle fiabe, ma queste storie antiche hanno continuato a raccontare la vita dell’uomo: storie che i fratelli Grimm hanno ascoltato dagli anziani dei paesi e hanno trascritto perché potessero essere raccontate ai popoli.

Purtroppo oggi si conoscono di più le versioni edulcorate della Disney, ma dovete sapere che le fiabe antiche sono nate per i grandi, e poi sono diventate racconti per bambini, ma se gli adulti leggessero più fiabe, nelle loro versioni originali, il nostro mondo sarebbe diverso.

Le parole sagge e potenti delle fiabe, attraverso la simbologia e la metafora insegnano all’individuo, nuove modalità di comportamento, e che è necessario affrontare i propri draghi e i propri mostri per trovare il tesoro che lo attende.

Sono insostituibili compagne di Viaggio nel cammino della Vita!

Leggete le fiabe, per voi, e ai vostri bambini. Non cambiate le loro parole e ascoltate invece il loro meraviglioso messaggio.

Le fiabe, le favole e i nuovi sguardi

Vi capita mai di pensare che non esiste un modo diverso e giusto di fare le cose rispetto a quello che conoscete?

Capita a tutti, giusto?

È perché il contesto in cui viviamo non ci ha abituato a ribaltare le cose, a osservarle da sopra, da sotto, da sinistra da destra, a credere che esiste sempre un’altra prospettiva.

Abbiamo bisogno di stabilità, ma se ogni tanto non modifichiamo gli schemi non ci prepariamo a creare il cambiamento che serve nei momenti di difficoltà, quelli in cui avremmo bisogno di “vedere” un nuovo panorama possibile, di individuare un’altra strada da percorrere per essere o tornare a essere carichi di gioia e di energia.

Per fortuna, esistono le fiabe: quelle da leggere e quelle da scrivere.

Abbiamo già detto e ripetuto che le fiabe sono un processo di cambiamento e continueremo a dirlo e ripeterlo.

Leggerle ci rende più leggeri, ci riempie di speranza, ci aiuta a credere in noi stessi mostrandoci che il nostro mondo interiore ha molteplici sfaccettature e che dentro di noi ci sono tutte le risorse necessarie per cambiare.

Se oltre a leggerle, impariamo a scriverle, magari a scrivere la nostra fiaba, la nostra metamoforsi sarà ancora più significativa.

A proposito di differenti punti di vista, la nostra libreria si è arricchita di due nuove favole che arrivano dall’altra parte del Mediterraneo. Grazie a Silvia che il mondo lo gira in lungo e in largo, per cambiarlo in meglio.

Quando abbiamo ricevuto il dono e abbiamo iniziato a sfogliare i due libri, la prima cosa che abbiamo pensato è che ci fosse un errore di stampa.

Già! Perché siamo talmente immerse nella nostra abitudine di sfogliare i libri e leggerli da sinistra verso destra che ci siamo dimenticate che questo non vale per tutto il mondo.

Questi due doni preziosi, che arricchiscono la nostra libreria, sono scritti in arabo, riportano anche la traduzione inglese, e quindi si sfogliano da destra a sinistra.

Trovarci davanti ai limiti che le nostre abitudini creano al nostro pensiero e alla nostra creatività ci ha riempite di gioia, perché anche oggi abbiamo ricevuto una bella lezione e abbiamo riattivato una parte della nostra mente che si era un po’ assopita.

E adesso parliamo un po’ di queste favole ricevute in dono.

Fanno parte della più famosa e probabilmente la più antica raccolta di favole indiane: Pañchatantra.

Le nostre versioni sono la traduzione di Ibn al-Muqaffa (Baghdād 757 circa) nella sua raccolta Kalila wa Dimna; considerato il primo capolavoro della letteratura araba in prosa.

La nostra colazione è pronta! Vi salutiamo e ci accomodiamo a leggere le favole!

Il mistero dei calzini smarriti è stato risolto!

Che bello quando qualcuno risponde al richiamo del lupo. Lo vedete? Si è nascosto fra gli alberi! Non molto lontano dalla casa nel bosco. Aveva tanta voglia di ascoltare le vostre brevi storie sul mistero dei calzini scomparsi. Eccolo accontentato! La prima storia è arrivata da Elena Rossi di Bimbi & Storie. Il lupo ringrazia e noi stiamo gustandoci la storia sulla terrazza della casa nel bosco. CHE BEL REGALO! CHE SPLENDIDA GIORNATA! GRAZIE! Mille volte grazie! Ed ecco a voi la storia.

IL MISTERO DEI CALZINI SMARRITI

Sinino, il calzino sinistro, si vantava sempre con Destrino, il calzino destro, che un giorno lui avrebbe scoperto il mistero dei calzini che sparivano.

Era una missione speciale che dovevano risolvere insieme, ma Sinino voleva essere il primo a sapere tutto.

Sinino si intrufolava in ogni cassetto e ogni armadio possibile per chiedere informazioni ai vestitini e alle mutandine. Non si fermava mai, neanche con il caldo dell’estate.

Un giorno, mentre Destrino riposava nel suo cassettino, vide arrivare di corsa Sinino.

“Ho capito! Ho capito!” urlò Sinino. Destrino scolorì per un attimo i suoi sgargianti colori. Chissà quale calzoneria si era inventato Sinino!

“I calzini non si perdono in lavatrice, ma cambiano colore e non si riconoscono più con i loro gemelli!”, spiegò Sinino.

Ma come era possibile?! Si chiese Destrino.

“Quando finiscono in lavatrice insieme a noi due, uno dei nostri colori sgargianti, quei furbetti, a scelta, si mescola e colora alcuni degli altri calzini per rendere i cassetti pieni di colori diversi e vivaci, come un grande arcobaleno.”