Gedeone

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Marta Perciaccanti

Ecco la fiaba vincitrice, per la categoria autori – del nostro concorso Paese da fiaba  , una fiaba classica che nel racconto rende magici alcuni borghi tipici del nostro bel lago e che  evidenzia i valori importanti dell’amicizia, della fedeltà e porta un messaggio finale davvero toccante, legato al ricordo delle persone che amiamo.

Complimenti al suo autore Davide Neva che cura una pagina Facebook, intitolata guarda caso al Gigante Gedeone, in cui regala storie;  e ancora complimenti  alla giovane disegnatrice della copertina de libro: Marta Perciaccanti

Buona lettura

Gedeone

Quella mattina, la piccola Clara si era svegliata di buon mattino per accompagnare la mamma in Municipio per rinnovare la carta d’identità prima di andare a scuola.

Pochi giorni e lei, la mamma e il papà sarebbero partiti per le vacanze estive. Avrebbero fatto un viaggio in Inghilterra.

Arrivati al Municipio la mamma fece sedere Clara su una lunga panca in sala d’attesa e andò allo sportello dell’anagrafe. Clara iniziò a giocherellare con i nastrini che legavano le sue lunghe trecce nere poi, stanca di aspettare, scese dalla panca e iniziò a girovagare per i corridoi del Municipio, quando la sua attenzione fu attratta da un vecchio dipinto. Clara lo vide nella penombra di uno stretto corridoio, sembrava sbucare dal nulla e la luce debole ingannava l’occhio facendo sì che il quadro sembrasse fluttuare.

Clara lo guardò con attenzione, rappresentava un Re seduto su di un trono dorato; il suo viso, a differenza di quello della maggior parte dei re, non era austero ma dolce e sorridente. Aveva lo sguardo rivolto verso un enorme guerriero seduto alla sua sinistra. Era talmente più grande del Re e delle altre persone rappresentate nel quadro che non poteva essere altro che un gigante. Anche lo sguardo e il viso di quest’ultimo sembravano dolci e sorridenti. L’armatura che indossava era singolare perché non era corredata da armi, né spade né pugnali. In compenso però il gigante teneva ben saldo nella mano destra un piccolo sacchetto di pelle marrone legato con un nastro dorato. I due si guardavano e i loro sguardi erano complici; sembravano divertiti dal contenuto del sacchetto.

La voce della mamma che la chiamava riportò Clara alla realtà. Quando la mamma la raggiunse notò il quadro che aveva attratto la piccina e presa Clara per mano e raggiunta una panchina all’ombra di un grande ulivo, le raccontò la storia del dipinto.

Narrava la leggenda che un tempo il castello di Padenghe fosse abitato da un Re saggio e amato da tutti i suoi sudditi. Nessuno, dai regni vicini aveva mai pensato di attaccare il regno di Padenghe perché il saggio Re aveva un gigante come consigliere di guerra. Un gigante di nome Gedeone straordinariamente gentile ma altrettanto forte e coraggioso.

Il regno visse lunghi anni felici sino a quando la moglie del Re, la regina Sofia, perse la vita a causa di una rara malattia. 

Re Bruno fu tanto colpito dalla perdita dell’amata moglie che perse ogni interesse. Il regno presto diede i primi segni della cattiva gestione del monarca, il castello stesso in cui viveva venne semi-abbandonato. Il Re non voleva vedere nessuno. Gedeone addolorato per la perdita e incapace di veder andare il regno in rovina decise di partire per un lungo viaggio per recarsi alla corte del Re dei Giganti, per chiedere consiglio. Gedeone si sarebbe assentato per alcuni giorni e si raccomandò che il regno nel frattempo fosse ben amministrato e il Re accudito. Prima di partire il gigante salutò il sovrano suo amico e gli promise che avrebbe trovato una soluzione al suo grande dolore.

Raccolse poi la sua possente balestra, se la mise a spalle, cinse alla vita la temibile ed enorme spada e partì.

Il regno dei Giganti non era distante ma al contempo era irraggiungibile agli umani.  Gedeone salì nella notte su di una barca a vela e fece rotta per la Rocca di Manerba. Una volta giunto alle pendici della grande scogliera raccolse le sue cose e iniziò ad arrampicarsi. Giunto a circa metà della salita il gigante saltò su di una piccola sporgenza dietro la quale si apriva una grotta nascosta alla vista da erbe e radici. Il gigante vi scomparve all’interno e poco dopo vi riemerse con un enorme specchio tutto lavorato. Lo posò con delicatezza su di un piedistallo di roccia e attese che la luna arrivasse al suo apice in cielo. Quando la luce della luna inondò lo specchio un lampo blu si stagliò in cielo sino a raggiungere la cima di Monte Castello sopra il borgo di Tignale e un altro specchio, nascosto tra le rocce, rimandò il raggio alla forra di Tremosine. La roccia su cui venne proiettato il raggio mostrò un passaggio segreto che sarebbe rimasto aperto solo fino all’Alba. I primi raggi del sole lo avrebbero fatto richiudere.

Gedeone si affrettò a ridiscendere la parete rocciosa e fece appena in tempo a raggiungere il varco prima che i raggi del sole lo facessero scomparire. Mentre il gigante attraversava il passaggio sentì un fremito sulle spalle: ricordò improvvisamente dopo tanti anni che un tempo aveva avuto ali possenti e che le aveva perdute per amore; un sorriso malinconico si dipinse sul suo volto osservando le lunghe ciocche di capelli bianchi che una volta erano stati color dei raggi del sole e il suo olfatto fu ingannato dal miraggio del profumo della donna umana che aveva amato. Non era però il momento di abbandonarsi ai ricordi, Gedeone strinse la sua spada ed attraversò il passaggio.

Poco dopo si ritrovò a casa. La terra dei Giganti era un’isola sospesa tra le nubi, sette soli e sette lune si ergevano contemporaneamente in un cielo perennemente terso. Una dolce brezza soffiava da Nord verso Sud trasportando il profumo delle cime innevate, in cielo stormi di grifoni si libravano in danze meravigliose. In quella terra il tempo era senza fine, immobile ed etereo. Per ogni Re della Terra vi era un gigante e quando un Re era in pericolo il gigante suo custode andava in suo aiuto. Nessuno, eccetto Gedeone, però era stato tanto a lungo lontano da casa e infatti il gigante era l’unico che stava invecchiando.

Quando giunse al cospetto del Re dei Giganti fece un inchino e si mise a sedere su di uno scranno accanto a lui. Il Re lo guardò con tenerezza poi disse:

  • Sei invecchiato mio caro fratellino, sei ben più giovane di me ma a guardarti potresti essere nostro padre. È valsa la pena perdere le tue ali e l’immortalità per amare un umano? –

Gedeone si avvicinò al fratello, strinse le sue mani e guardandolo negli occhi fece cenno di sì.

  • Caro fratello, – disse – non ho mai rimpianto ciò che ho perso per l’amore che ho ricevuto, ma oggi non sono qua per parlare d’amore. Sono altri i sentimenti che mi hanno spinto a tornare per chiedere il tuo aiuto. La fedeltà e l’amicizia che mi legano a Re Bruno mi hanno imposto di chiederti aiuto. Re Bruno ha perso sua moglie è con essa il desiderio di vivere e regnare. Puoi aiutarmi a riempire nuovamente di gioia il cuore del mio Re? –

Il Re dei Giganti, suo fratello, lo ascoltò attentamente e poi disse:

  • Sai bene fratello mio che posso aiutarti ma questo vorrà dire per te nuove rinunce. Non possiamo derogare alle regole dei Giganti. Se un Re umano viene aiutato il gigante suo custode deve portare il fardello della contropartita. –
  • Ne sono consapevole – disse Gedeone chinando il capo.
  • Dunque – disse il Re – che sia come chiedi. Domani avrai la soluzione che cerchi ma per ora siediti alla mia tavola, troppi anni ci hanno tenuti distanti e abbiamo molto da raccontarci. –

I due fratelli trascorsero lunghe piacevoli ore insieme poi andarono a coricarsi. Il giorno seguente Gedeone venne convocato nella sala del trono.

  • Fratello mio – disse il Re – ecco ciò che ti ho promesso – e porse al gigante un piccolo sacchetto di cuoio con un laccio dorato – portalo a Re Bruno con questa lettera, lui capirà ma tu ora devi spogliarti delle tue armi, questa è la contropartita che ti chiedo. –

Gedeone non esitò un solo istante, si spogliò della balestra, del pugnale e dell’amata spada.

Avvicinandosi a lui il Re gli sussurrò all’orecchio:

  • Non ti preoccupare l’arma più potente è ancora ben salda nel tuo petto. –

I due fratelli si abbracciarono e Gedeone riprese la strada del ritorno. Quando riattraversò il portale nel mondo degli umani erano già trascorse alcune settimane e il gigante si affrettò a fare ritorno a Padenghe. Trovò il Re suo amico ancora più triste e abbattuto anche se per lui rivedere il suo caro amico gigante fu piacevole.

Gedeone spiegò a Re Bruno l’accaduto e poi porse la lettera e il sacchetto nelle mani dell’amico e si allontanò.

Re Bruno andò a sedersi sotto una grande vetrata e iniziò a leggere la lettera:

“Caro Re Bruno,

benché noi Giganti abbiamo molti poteri non ci è dato di riportare in vita le creature ormai defunte ma regalandoti i semi contenuti nel sacchetto voglio donarti forti radici per non dimenticare la tua amata Sofia e con i frutti che le piante daranno farti assaporare ancora la dolcezza dei suoi baci. Ricorda Re Bruno nessuno potrà mai morire realmente finche il suo ricordo albergherà nel cuore di chi l’ha amato.”

Re Bruno aprì il sacchetto e rovesciò nel palmo della mano un mucchietto di semi.

Il giorno seguente ordinò che venissero piantati nel parco del castello. Più ne venivano messi a dimora e più ne uscivano dal sacchetto. Ben presto l’intero regno fu seminato con i semi magici e in pochi anni meravigliose piante di Ulivo ricoprirono il territorio. Nel regno non vi furono mai carestie e ogni volta che Re Bruno vedeva un albero d’ulivo riconosceva nelle sue fronde i capelli dell’amata, nel tronco sinuoso le forme di sua moglie e nel sapore dei suoi frutti la dolcezza dei suoi baci.

Il regno di Re Bruno durò a lungo e mai vi furono guerre anche se l’amico gigante era spogliato delle sue armi, alla sua morte Gedeone fece ritorno alla terra dei Giganti dove ancora oggi viene ricordato per la sua lealtà. 

Clara e sua madre stettero per alcuni istanti in silenzio guardando i raggi del sole filtrare tra le fronde del grande ulivo. La bambina raccolse un’oliva, la strofinò un poco tra le mani e ne annusò il profumo. In effetti sembrava proprio il profumo della mamma quando la stringeva forte al petto. Clara sorrise, che fosse un’oliva o chissà che altro pensò che in fondo la lezione del Re dei Giganti fosse che finché il nostro cuore avrà spazio per seminarvi ricordi nessuna delle persone che amiamo ci potrà lasciare.

                                                            

 

                                      

 

Jim e la Cerva del lago

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Marta Perciaccante

Sabato 27 Maggio ha avuto luogo il  Pomeriggio da fiaba – è stata davvero una giornata speciale –  che ha premiato i vincitori del Concorso “Un paese da Fiaba” promosso dal Comune di Padenghe sul Garda, e dalla sua Biblioteca Comunale in collaborazione con Fiabe in costruzione.

Come promesso ecco la prima fiaba vincitrice, per la categoria ragazzi:  Jim e la Cerva del Lago:  una fiaba che si rifà ai simboli delle fiabe classiche e attraverso lo specchio magico invita a a guardare la propria anima riflessa.

Complimenti alla sua brava e giovanissima  autrice, Valentina Tonin, e complimenti a Marta Perciaccanti –  anche lei giovanissima e brava illustratrice che ha disegnato la copertina la copertina del libro.

Buona lettura!

Jim e la cerva del Lago

C’era una volta, in un villaggio lontano, un ragazzino di nome Jim che viveva per le strade del paese poiché non aveva né genitori né amici. Tutti lo ritenevano un ladro e per questo lo evitavano. Pensavano, infatti, che nel suo cuore non ci fosse altro che malvagità. Jim incuteva timore a coloro che lo vedevano a causa degli occhi neri come il carbone e i vestiti sporchi. Questo aveva reso il ragazzino sempre più triste, tanto che non sorrideva mai. La sera, quando gli abitanti del villaggio dormivano, Jim correva verso il bosco e si rifugiava tra le piante e i cespugli in fiore. Solo allora Jim era felice, poiché gli piaceva ascoltare il suono lontano degli animali notturni e osservare le stelle dalla cima di un albero. Tutti quei suoni e le piante illuminate dalla luce argentea della luna rendevano il bosco un luogo magico.

Una notte, Jim stava per addormentarsi tra i rami di un albero quando, dall’alto di quella cima, scorse qualcosa che brillava sotto la luce delle stelle e decise di andare a vedere cosa fosse. Iniziò a camminare in direzione del lume finché non crollò a terra, troppo stanco per continuare il viaggio. Si svegliò alle prime luci dell’alba e, con sua grande sorpresa, la prima cosa che vide fu un immenso lago dalla superficie cristallina che rifletteva i raggi rossi del sole del primo mattino. Sulla riva, dei salici piegavano i loro rami nell’acqua, mentre alcuni pesci argentati balzavano allegri schizzando minuscole gocce. La vista di quel lago era tanto incantevole che Jim decise immediatamente di tuffarcisi dentro. L’acqua era fresca e il ragazzo vi s’immerse completamente nuotando sempre più verso il fondo.

Fu allora che Jim vide, nelle profondità del lago, un immenso castello d’argento, coi tetti coperti di alghe e le finestre di vetro sbarrate. Il gigantesco portone, però, era aperto è il ragazzo, vinto dalla curiosità, entrò. Appena varcò la soglia, Jim venne risucchiato all’interno di un gigantesco salone, dove atterrò sul pavimento freddo. Dentro il castello si poteva respirare normalmente: infatti, quando il giovane si girò, vide che il tutta l’acqua rimaneva fuori dal portone come trattenuta da una barriera invisibile.

La curiosità di Jim vinse la sua paura e il giovane passò oltre le altissime colonne della sala. Tutto era splendido, dal soffitto con i suoi lampadari fino al pavimento, e ogni cosa era interamente in argento puro. Nonostante ciò, il castello era vuoto e sembrava disabitato. Ad un tratto, Jim sentì un rumore dietro a una porta e con coraggio l’aprì lentamente. Davanti a lui c’era una distesa di monete d’oro e gioielli da fare invidia ad un re, insieme a mobili decorati e cristalli preziosi. Jim pensò che avrebbe potuto tornare al villaggio da ricco signore, ma non poté avvicinarsi al tesoro poiché, dietro ad una montagna di rubini, un orribile gigante stava contando le gemme che teneva strette con avidità nel suo pugno. La sua voce profonda rimbombava sulle pareti del castello e faceva tremare le monete. Tuttavia, Jim si avvicinò a un cristallo grande come la sua mano, pensando che quell’unica gemma avrebbe potuto fargli dimenticare la povertà, ma pagò caro il suo desiderio. Il gigante, infatti, aveva un udito e un olfatto finissimi e avvertì la presenza dell’intruso. A quel punto lanciò un grido terribile che fece cadere a terra Jim per lo spavento ma, subito dopo, il giovane iniziò a correre più veloce che poteva verso l’uscita del castello, mentre sentiva i passi del mostro sempre più vicini. Appena raggiunse il portone chiuse gli occhi e si tuffò nuovamente tra le acque, superando la barriera magica. Allora il gigante si tramutò in un enorme serpente marino e continuò a inseguire Jim. Stava per raggiungerlo quando una luce abbagliante illuminò l’acqua e accecò il serpente che, spaventato, tornò nel castello.

Il ragazzo riuscì quindi ad arrivare sulla riva e schizzò terrorizzato fuori dal lago sdraiandosi sull’erba umida. Appena si riprese, notò che accanto a lui c’era una splendida cerva dagli occhi blu, che raspava il terreno con gli zoccoli, come se fosse arrabbiata, e teneva il muso in direzione del lago. Al collo dell’animale vi era un piccolo specchio con una cornice di legno, appeso con un filo dorato. Improvvisamente la voce gentile di una giovane donna risuonò nella mente di Jim: “Io sono la regina del lago.”

Il ragazzo non si spaventò poiché quella voce aveva un suono molto rassicurante e lasciò che la cerva si avvicinasse a lui. “Molto tempo fa – iniziò lei a raccontare – vivevo felice nel castello e il mio regno prosperava. Tutto era meraviglioso finché non arrivò il gigante, che pretese il mio trono e ordinò agli abitanti di rinchiudermi per sempre nella prigione del reame. I miei sudditi ed io, però, ci rifiutammo e allora il mostro, furioso, scagliò un incantesimo che trasformò il regno in un gigantesco lago e tutta la gente si tramutò in pesci di varie specie, costretti a vivere solo all’interno di quelle acque. Il mio castello affondò e il gigante, vittorioso, decise di tenere per sé il tesoro del regno. Fu allora che mi trasformò in cerva e fui costretta a fuggire, ma prima di scappare presi di nascosto questo specchio. Da quel giorno cerco qualcuno che possa salvarci e finalmente sei arrivato tu.”

Jim rimase allibito e perplesso, lui non era un eroe e aveva sempre vissuto per la strada, come poteva da solo salvare un intero regno?

La giovane regina percepì la sua preoccupazione e chiese al ragazzo di guardare la propria immagine nello specchio. Jim fece come gli era stato chiesto e per un attimo contemplò il suo sguardo scuro riflesso, ma subito dopo una luce abbagliante, come quella che aveva spaventato il gigante, si diffuse nel bosco. La voce soave tornò a parlare nella sua mente: “Questo specchio riflette l’anima di coloro che lo guardano e vede nel cuore di ognuno di loro. Mentre fuggivi dal serpente ho fatto in modo che lo specchio riflettesse la tua immagine quando eri ancora immerso nell’acqua. La tua anima è talmente valorosa che irradia luce pura. Io non posso toccare quest’acqua a causa dell’incantesimo del gigante, ma tu puoi sconfiggerlo. Torna in quel castello insieme a questo specchio magico e salvaci tutti!”

Detto questo la cerva lasciò scivolare l’oggetto nelle mani di Jim che, inizialmente timoroso, adesso aveva ritrovato il coraggio. Finalmente qualcuno credeva in lui! Accarezzò la cerva e, con lo specchio stretto al cuore, si tuffò nel lago.

Il castello era silenzioso come la prima volta che vi era entrato, ma stavolta sapeva dove doveva andare. Jim si diresse verso la stanza del tesoro, aprendo con cautela la porta e nascondendosi velocemente dietro a un mucchio di gioielli. Vide il gigante che dormiva sdraiato in cima a quelle ricchezze, russando sonoramente. Il giovane si accorse di una spada dall’elsa dorata che giaceva in mezzo agli smeraldi e l’afferrò. Il rumore delle pietre che rotolavano sul pavimento d’argento, però, risvegliò il gigante che non appena vide Jim si lanciò verso di lui. Il ragazzo cercò di nascondersi ma il peso della lama gli impediva di muoversi velocemente e ben presto si ritrovò di fronte al mostro. L’enorme mano del gigante calò su Jim, che cercò inutilmente di difendersi con la spada. Il mostro prese l’arma con le dita e la scagliò lontano, poi rivolse al ragazzo uno sguardo gelido e cercò di afferrarlo. Jim allora, col cuore che batteva come impazzito, si arrampicò su una montagna di monete e non appena fu faccia a faccia col gigante fece in modo che il mostro vedesse il proprio riflesso nello specchio. Nell’istante in cui questo vide la propria immagine si tramutò in una statua di pietra, proprio come il suo cuore. Il pavimento sotto ai piedi di Jim iniziò a tremare e il castello cominciò a salire lentamente verso la superficie del lago. Quando Jim uscì dal portone, l’acqua si era trasformata in una radura immensa e tutt’intorno c’era gente che si abbracciava tra lacrime di gioia. Il castello era circondato dai salici e il sole illuminava la distesa d’erba interrotta soltanto da un piccolo fiume.

Il popolo acclamò Jim come un eroe e il ragazzo scese le scale che ora separavano il portone dalla terra. In fondo alla gradinata lo attendeva una splendida giovane dai capelli dorati e dagli inconfondibili occhi blu, vestita di un abito argenteo. Quando la raggiunse, Jim le consegnò il piccolo specchio incantato ricevendo in compenso un caloroso abbraccio.

Dopo alcuni anni la regina e Jim si sposarono e governarono saggiamente il loro regno difendendolo dai malvagi. Da allora vissero tutti felici e contenti.

 

Il primo posto di Tobia

scritta.jpgLa nostra fiaba “Le parole di Tobia,il coniglietto che colora il mondo” scritta in occasione della settimana della dislessia, per l’AID – associazione italiana dislessia,  ha partecipato alla 1° edizione del  concorso letterario,  “Floc, l’ amico dei bambini e dei ragazzi” , organizzato dalla  Giovanelli Editore  – e si è classificata al primo posto per la sezione “fiabe e racconti per bambini”.

Siamo orgogliose e molto contente che il piccolo mondo di Tobia, la sua dolcezza, le sue  lettere confuse  che volano vie leggere come farfalline e la bellezza dei suoi disegni, siano stata scelti.   Tobia, il coniglietto, che colora il mondo e colora  persino la dislessia; ci piace pensare che il suo primo posto, sia un primo posto per tutte le persone piccole e grandi che pensano di essere sbagliate  e non sanno di avere dentro di sè un mondo pieno di mervigliose parole.

 

Concorso letterario “un Paese da Fiaba”, al via la 2° edizione

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Illustrazione di Chiara Orio 

Dopo il successo dello scorso anno nella sua prima edizione torna il magico “Concorso Letterario di fiabe” organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda  e dalla   sua bella Biblioteca con la collaborazione di Fiabe in costruzione.

Sono ufficialmente aperte le iscrizioni per partecipare al 2 Concorso Letterario “Un paese da Fiaba” aperto a tutti i residenti in Lombardia, scrittori esordienti e non, di tutte le età.

Quale migliore occasione per mettersi alla prova, attivare creatività e fantasia? Ognuno di noi ha dentro di sè una storia meravigliosa  da raccontare…

Aspettiamo le vostre fiabe!

Per modalità di partecipazione e regolamento visionate il Bando del concorso .

 

 

I disegni che raccontano fiabe

Il concorso Un Paese da Fiaba è terminato ma non sono terminate le soddisfazioni e le soprese che questo Concorso ci ha regalato.

Abbiamo pubblicato le fiabe finaliste e quelle vincitrici del nostro Concorso  Un Paese da Fiaba organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda e dalla Biblioteca Comunale con la collaborazione di Fiabe in Costruzione;

Vi abbiamo fatto leggere bellissime fiabe, e ora vi mostriamo i disegni che raccontano fiabe; disegni che i bambini della scuola primaria di Padenghe hanno realizzato per il Concorso.

Ogni bambino ha partecipato al Concorso scrivendo una fiaba e facendo un disegno, e poi alcune fiabe sono state lette in aula e gli alunni hanno potuto commentarle dando consigli, e suggerimenti con grande collaborazione ed entusiasmo; mentre i più piccoli, che ancora non sanno scrivere, hanno disegnato le fiabe che alcuni   compagni più grandi hanno letto loro.

Una grande partecipazione di tutti gli alunni della scuola, che grazie al gruppo delle maestre della Scuola Primaria di Padenghe,  grazie alla loro passione e amore per il proprio lavoro – elementi che possono muovere le montagne – hanno realizzato un bellissimo laboratorio scolastico che ha  visto coinvolto non solo i bambini e le loro maestre, in un bellissimo lavoro di gruppo, ma  anche altre persone al di fuori dell’ambito scolastico, che hanno collaborato, portando le proprie esperienze professionali e di vita con le maestre  e i bambini.

Lo studio delle fiabe rientra nel programma scolastico della scuola primaria, e quale miglior occasione della partecipazione ad un concorso di fiabe, per fare diventare una materia di studio, un’attività  gratificante che è diventata una bellissima esperienza di condivisione: i nonni hanno partecipato con i propri nipoti alla creazione delle fiabe, e alcuni di loro sono andati in classe a raccontare i loro ricordi di vita,  raccontando la storia del Paese, – anche i giochi che si facevano una volta – una memoria storica importanti che i bambini hanno ascoltato incantati; una valorizzazione fondamentale del rispetto per la storia e per gli anziani che la storia l’hanno vissuta!

Il gruppo delle maestre della Scuola Primaria ha inoltre coinvolto l’Associazione Artisti di Padenghe, artisti che spesso hanno esposto le loro belle opere per le strade del Paese, e che hanno partecipato con grande generosità ed entusiasmo: i bambini sono stati divisi per classi e poi   – ottima occasione per visitare il paese -sono stati accompagnati  al lago, al nostro Castello o alla foce del Rì, il nostro fiume – conosciuto perchè è il fiume più corto del mondo – e lì, ogni artista ha spiegato la tecnica del disegno e l’uso del colore donando la propria competenza ed esperienza artistica.

Un’attività bellissima per tutti i bambini che ha coniugato bellezza, arte, cooperazione, rispetto per la nostra storia, passione e divertimento; un lavoro che merita di essere preso ad esempio e ci teniamo a ringraziare il Gruppo delle Maestre della Scuola  Primaria di Padenghe, oltre che per il loro splendido  lavoro,  perchè  hanno regalato al nostro Concorso una nuova e  bellissima gratificazione.

Ed ora, la parola ai disegni!

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici – epilogo

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Lorenza Bianchi

Cosa farà la povera Ermengarda, fiera principessa longobarda figlia di Re Desiderio, per combattere l’incantesimo della strega? Una lotta tecnologica fra nickname, profili Facebook e App innovative.! Anche le streghe si adeguano! Ecco la seconda parte della bella  fiaba vincitrice, per la categoria Autori, del nostro bel  concorso  Un Paese da Fiaba 

Ancora complimenti alla sua autrice Lorenza Bianchi!

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici

“I genitori scrissero tutti su Facebook chiedendo spiegazioni, ma Bennie –  aka Condora – fingendosi Adgar – e cioè Garda’s – rispose prontamente che aveva stabilito nuove regole e raccomandò di seguirle e di farle seguire attentamente anche ai propri figli. Quando Garda’s – aka Adgar – si accorse del problema trasalì, si mise le mani sul lenzuolo che la ricopriva dove avrebbero dovuto esserci i capelli, e poi pianse prima di dolore e poi di rabbia. Terminato l’attimo di sconforto si mise subito al lavoro. Impostò nuovamente il sito e Facebook, cambiò la password e poi comunicò a tutti i suoi seguaci che qualcuno aveva svolto un’azione di “phishing” e cioè si era impadronito della sua password, e poi era entrato nel suo profilo FB e nel suo sito e aveva modificato tutti i contenuti della sua App. Immediatamente i genitori e i ragazzi le risposero che nessuno di loro aveva creduto veramente che fosse stata lei a scrivere quelle cose, e colsero l’occasione per ringraziarla ancora una volta per tutto ciò che faceva per la comunità. La strega, leggendo quelle risposte si arrabbiò all’inverosimile e fu attraversata dall’antica invidia, la stessa che le aveva fatto decidere, molti anni prima, di trasformare Garda’s in un fantasma. Decise di giocare d’astuzia, creò un profilo su Facebook che chiamò “Sono una mamma speciale” e poi chiese l’amicizia a tutti gli amici di Garda’s – aka Adgar – tralasciando quest’ultima. In breve tempo, grazie anche a un trucco tecnologico, tantissimi genitori aderirono alla sua richiesta di amicizia. Bennie – aka Condora – a quel punto, iniziò a commentare e ad instillare un grande dubbio nei genitori: qualcuno sapeva chi fosse effettivamente Adgar? Chi era la persona che si nascondeva dietro a quel profilo? Qualche genitore l’aveva mai vista o conosciuta personalmente? Adgar stava diventando per tutti i bambini un punto di riferimento, e i genitori avrebbero dovuto incontrarla e parlare con lei. E la strega fu ancora più subdola: suggerì ai genitori di dedicarle una grande festa e di raccogliere dei soldi per regalarle un grande mazzo di fiori. Dato che aveva trasformato Garda’s in un fantasma invisibile agli occhi umani e destinato a vagare nel castello per sempre, sarebbe stata impossibile la sua partecipazione alla festa e, di conseguenza, Adgar avrebbe perso, agli occhi dei genitori, qualsiasi tipo di credibilità.

Bennie – aka Condora – tramite il suo profilo “Sono una mamma speciale” inviò dei messaggi a tutti i genitori raccomandando di non far sapere ad Adgar – aka Garda’s – della festa, in quanto avrebbe dovuto essere una sorpresa, non pensando che ogni rappresentante di classe avrebbe dato ad ogni allievo una busta da portare ai propri genitori per raccogliere i soldi per i fiori. E fu così che quando Ander chiese i soldi per la colletta alla propria madre, Garda’s venne a conoscenza del piano di “Sono una mamma speciale”. Dapprima si angosciò perché, in quanto fantasma, non avrebbe potuto presenziare alla festa e quindi non sarebbe stata più creduta né dai genitori e neppure dai ragazzi. Successivamente si chiese quale vantaggio traesse “Sono una mamma speciale” nel mettere in dubbio la sua identità, e chi si nascondesse dietro quel profilo. Pensò che molto probabilmente si trattava della stessa persona che aveva sabotato il suo sito internet e anche Facebook. Dopo un giorno e una notte di indagini approfondite scoprì la colpevole e decise di tenderle un tranello per renderla inoffensiva. Chi conosce il mondo delle streghe e dei maghi sa che il Gran Magano, capo di tutte le streghe, ogni trecentosessantacinque giorni, nella giornata di venerdì, premia tutte le streghe che nel corso dell’anno abbiano compiuto un grande maleficio. Garda’s – aka Adgar – finse di essere il Gran Magano e inviò una mail a Bennie – aka Condora –  nella quale si congratulò per l’ottimo lavoro svolto nel sabotaggio della “App della felicità”. Aggiunse poi di aver creato un premio apposta per lei che consisteva in una speciale pozione a base di spezie in grado di donare un’incredibile memoria. Specificò che la pozione si trovava presso le segrete del castello, ma affinché svolgesse rapidamente il suo effetto, sarebbe stato necessario berla tutta d’un fiato allo scoccare delle ore ventuno di quella stessa sera. La strega, che ormai data l’età era quasi senza memoria, non appena lesse il messaggio esultò e, dentro di sé, ringraziò il Gran Magano per averle fornito un’opportunità così preziosa. Garda’s – aka Adgar – sapeva che Bennie – aka Condora –  non reggeva l’alcool, perciò preparò un’abbondante dose di vino “Garda Classico Groppello”, cui aggiunse molto zucchero per aumentarne la gradazione alcolica, e vari tipi di spezie. La strega alle venti e cinquanta entrò nelle segrete direttamente dal finestrino e, con la sua scopa computerizzata, effettuò un atterraggio di tutto rispetto. Attese lo scoccare delle ore ventuno e ansiosa di ottenere una memoria prodigiosa, trangugiò rapidamente la “magica pozione” preparata dal fantasma che, nascosto in un armadio, seguiva con trepidazione la scena. Dopo aver bevuto, Bennie – aka Condora – emise un rutto pazzesco seguito da un singhiozzo rumoroso e poi stramazzò a terra svenuta. Garda’s – aka Adgar – passò attraversò l’armadio, raccolse da terra la scopa computerizzata e digitò con furia sul pc nel tentativo di collegarsi al computer principale della strega. L’operazione non riuscì subito, ci volle del tempo durante il quale, il fantasma, per la paura che la strega riprendesse i sensi, si mise a sudare così copiosamente da inumidire tutto il lenzuolo che lo ricopriva. Quando il sito si aprì Garda’s – aka Adgar – rimase a bocca aperta: scoprì che Bennie – aka Condora – non solo aveva congegnato un sistema per distruggere completamente la start-up della felicità, ma aveva creato un programma denominato “Le scatole del male” che aveva lo scopo di far scomparire i bambini e i ragazzi bravi. Il programma era virtuale e composto da tante scatole diverse, ma il progetto consisteva nel rendere reali le scatole e regalarle alle scuole, in modo che tutti i bambini e i ragazzi potessero accedervi. Ad esempio la scatola dei “Nasi finti” conteneva nasi di maiale e nasi di Pinocchio, e i bambini e i ragazzi che li avessero indossati sarebbero stati trasformati rispettivamente in maiali costretti a rotolarsi nel fango per sempre, e in burattini di legno uguali a Pinocchio obbligati a raccontare solo bugie. C’era anche la scatola dei “Dolci ingrassanti” colma di pasticcini apparentemente normali, ma se solo un bambino o un ragazzo ne avesse assaggiato uno, avrebbe avuto fame di dolci per tutta la vita e con il tempo sarebbe diventato una persona obesa, ma così obesa da non riuscire a passare neppure più dalla porta. Per non parlare della scatola dei “Finti videogiochi”: sarebbe stato sufficiente giocare una sola volta con un finto videogioco per dimenticare tutta la storia e la geografia imparate sino a quel momento. Il peggio era sicuramente rappresentato dalla finta lotteria: chi avesse aperto i biglietti della lotteria gratuiti non sarebbe più stato capace di leggere un libro, in questo modo i bambini e i ragazzi, sarebbero rimasti ignoranti e si sarebbe potuto raccontare loro ciò che si voleva e questi ci avrebbero creduto. L’ultima scatola conteneva delle poltrone di plastica gonfiabili, i bambini e i ragazzi che le avessero gonfiate e si fossero seduti sopra sarebbero rimasti incollati con la schiena ed il sedere e, con il tempo, i muscoli sarebbero scomparsi del tutto, impedendo loro persino di camminare! Il fantasma cancellò in un battibaleno tutto quanto e si affrettò a cercare la formula che gli avrebbe consentito di trasformarsi nella bella ragazza dei tempi precedenti al sortilegio. Quando l’ebbe trovata recitò le parole magiche e, come per incanto, il lenzuolo si dissolse e lei si ritrovò di nuovo… umana. Garda’s – aka Adgar – provò una strana sensazione: pochi istanti prima era trasparente e senza peso ed ora, invece, poteva vedere e toccare il proprio corpo.

Si avvicinò ad uno specchio per verificare il suo aspetto, ma proprio in quel momento la strega emise un rantolo e la ragazza, per la paura che ritornasse in sé, cercò nel computer una formula che la rendesse innocua. Ne trovò una che avrebbe trasformato Bennie -aka Condora – in sottili goccioline di pioggia; si apprestò a recitare la formula magica, ma proprio mentre stava per pronunciare le due ultime parole, la strega emise uno starnuto fortissimo, rinvenne e si rialzò. Resasi conto di ciò che stava per succedere, afferrò il pettine che aveva tra i capelli e fece per scagliarlo in direzione di Garda’s: se fosse riuscita a colpirle la bocca il sortilegio non avrebbe sortito effetto. La ragazza, però, riuscì a terminare la formula, e il pettine, ormai vicinissimo alle sue labbra, fece un’improvvisa inversione a “u”, raggiunse Bennie – aka Condora – ed evaporò insieme a lei. Garda’s si sentì pervadere da un enorme senso di sollievo mentre osservava le goccioline innalzarsi verso il cielo, poi però, si mise a tremare all’idea di quello che sarebbe potuto succedere se la strega avesse attuato il suo piano. Si soffermò a guardare il suo corpo e si rese conto che, finalmente, avrebbe potuto vivere senza un ingombrante lenzuolo addosso, ma soprattutto, avrebbe potuto lasciare il castello e ciò le avrebbe permesso di conoscere la gente. Era stanca di avere amicizie solo virtuali ed inoltre pensava fosse sciocco comunicare attraverso un computer quando esisteva la possibilità di guardare negli occhi le persone, osservarne le espressioni del viso e, a volte, poterle persino abbracciare! L’antica pendola scandì ventidue rintocchi e, dato che la festa indetta dai genitori in suo onore avrebbe avuto luogo il giorno seguente, si rese conto di avere a disposizione pochissimo tempo per trasformare i suoi vestiti e la sua elaborata acconciatura. La ragazza tolse le forcine dalle trecce che le incorniciavano il capo, sciolse i lunghissimi capelli e, ispirandosi ad un taglio moderno che aveva visto su una delle riviste della madre di Ander, li accorciò all’altezza delle spalle e li scalò leggermente. Poi, con l’aiuto della macchina da cucire, trasformò i suoi vestiti che nonostante l’età, (risalivano al 760), erano ancora in perfetto stato.  Dall’ampia gonna ricavò un bel vestito, e con la camicetta ricamata realizzò un’elegante stola. Il giorno successivo tutto andò alla perfezione, Garda’s ricevette molti onori ed anche un’entusiasmante proposta di lavoro nell’ambito dell’informatica, ma quel che più le fece piacere fu la possibilità di conversare con le persone e stringere loro le mani, poiché nessuna chat e nessun telefono può e potrà sostituire il contatto umano! Il sole fu presente per buona parte della giornata, ma nel tardo pomeriggio una nuvola, dalla stessa forma del pettine della strega Bennie, lo coprì parzialmente e subito dopo caddero delle sottili goccioline di pioggia. Un bambino chiamò la mamma, indicò il cielo e disse: -Guarda mamma, c’è il sole eppure piove, vuol dire che si sta pettinando una strega! – Garda’s sorrise tra sé e pensò che quel bambino aveva proprio           ragione.


                                          Fine

 

 

 

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici

fiaba definitivo

Lorenza Bianchi

Il nostro bel Concorso Un Paese da Fiaba – organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda, con la Biblioteca Comunale e la collaborazione di Fiabe in Costruzione ci sta accompagnando in questa calda estate, con le sue bellissime fiabe.

Vi abbiamo raccontato le storie di castelli, magie , streghe e incantesimi, e oggi, rullo di tamburi, siamo arrivati alla fiaba vicitrice, prima classificata per la Categoria Autori 

“Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici” ; anche le fiabe sanno adattarsi ai nostri tempi moderni e raccontare di streghe e terribili incantesimi  ai tempi dei computer, Facebook, e innovative App! Una bella fiaba originale e diversa, il bellissimo connubio creatività e fantasia,  che porta la magia delle fiabe nei nostri tempi moderni, che di fiabe ne hanno proprio bisogno!

Complimenti all’autrice Lorenza Bianchi, vincitrice, per la categoria Autori, del Concorso un Paese da Fiaba!

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici – prima parte

C’era una volta uno splendido castello abitato da Desiderio, Re dei Longobardi, e dalla figlia Ermenegarda. Quest’ultima era una fanciulla dolce e gentile con gli occhi dello stesso azzurro dell’acqua del lago di Garda. La ragazza adorava il lago e i prati che lo circondavano e, per una strana e misteriosa ragione, era convinta di aver vissuto in quei luoghi ancora prima di nascere e sentiva di appartenervi. Questo fu il motivo per il quale il padre abbreviò il suo nome in: Garda’s. Tutti amavano la fanciulla, ad eccezione della strega Bennie – la strega si chiamava proprio come il mostro che popola le acque del lago – che, invidiosa del fascino della ragazza, quando questa compì diciotto anni, la trasformò in un fantasma destinato a vagare per sempre all’interno del castello. La strega per far credere a tutti che Garda’s fosse annegata, gettò i suoi vestiti nel lago e li fece galleggiare; un pescatore li trovò e li portò al padre. Il Re diede la figlia per morta e, insieme a tutti i sudditi, ne pianse a lungo la scomparsa. Trascorsero molti anni, Re Desiderio morì e a lui successero altri regnanti e poi varie repubbliche. Garda’s continuava ad essere un fantasma che viveva nel castello e sfruttava la proprietà di essere invisibile per poter aiutare gli altri. Bennie, invece, era diventata una strega triste ed annoiata. Ultimamente la sua memoria la tradiva e quando doveva compiere qualche maleficio le succedeva spesso di scambiare le formule con le pozioni. Aveva provato ad annotarle su un diario, solo che poi scordava dove l’aveva riposto. Anche la sua scopa non era più affidabile: aveva poca accelerazione, stentava a decollare, e per di più non reggeva lunghi percorsi. Questo le impediva di raggiungere le altre streghe quando si riunivano in posti lontani. Tutto ciò la faceva sentire terribilmente isolata.

Un giorno, però, lesse un articolo dove apprese che con l’uso di Internet e di Facebook sarebbe stato facile tenersi in contatto con le colleghe ed eventualmente scambiare con loro alcune ricette. Inoltre, se avesse imparato ad usare il computer, avrebbe archiviato, e quindi ritrovato senza problemi, le formule e anche le pozioni. Approfondendo l’argomento scoprì che, montando sulla sua scopa un mini pc collegato al suo computer principale, non solo la scopa sarebbe diventata più potente, ma avrebbe potuto usufruire anche di uno speciale navigatore in grado di decifrare le mappe interstellari per le streghe. Bennie trovò tutto ciò geniale; si trasformò immediatamente in una signora di mezz’età e si iscrisse ad un corso d’informatica per principianti organizzato dalla Biblioteca del paese. L’informatica la appassionò a tal punto che, terminato il corso per principianti, s’iscrisse al corso per intermedi e successivamente anche a quello per avanzati. In poco tempo si trasformò in un’esperta e costruì un sito internet che suscitò l’invidia di tutte le altre streghe. Nel sito Internet inserì anche uno shopping on-line dove vendeva ingredienti particolari, quali: polvere di ali di pipistrelli, lingue di rospo e code di lucertola, utili per la realizzazione di pozioni magiche e normalmente introvabili nei negozi. Ma Bennie non fu l’unica ad occuparsi d’informatica, anche Garda’s divenne un’esperta.

Il castello dove il fantasma vagava era composto rispettivamente da un’area antica rimasta invariata nel tempo e perciò meta di turisti spesso tedeschi, ed un’altra zona, più recente, formata da un insieme di abitazioni. In una delle case abitava Ander, un ragazzino sensibile che amava la natura. Il vero nome di Ander era Andrea, ma lui si faceva chiamare così perché nutriva un amore particolare per il vento Ander, dal quale si faceva trasportare con il suo wind surf ogni volta che, di pomeriggio, cavalcava le onde del lago di Garda. Quando il ragazzo tornava da scuola, il fantasma, senza mai manifestare la propria presenza, gli stava vicino e lo aiutava soprattutto nello svolgimento dei compiti. Ad esempio: quando Ander cercava di risolvere qualche problema di matematica e non riusciva, Garda’s sottolineava sul libro il passaggio che gli avrebbe consentito di raggiungere la soluzione e poi, approfittando di un attimo di distrazione del ragazzo, glielo spostava vicino in modo che lui lo vedesse. E quando Ander doveva studiare storia, il fantasma, che la storia l’aveva vissuta per davvero, gliela rendeva più facile e gradevole facendogli trovare, infilati nel libro, degli appunti che riportavano aneddoti divertenti realmente successi. Il ragazzo ripeteva gli aneddoti a scuola e l’insegnante, che non li conosceva, si congratulava con lui. Garda’s amava tutte le persone, e in modo particolare i ragazzi, ma per via della sua invisibilità non poteva comunicare con loro, ed allora, per conoscere meglio i loro desideri e le loro necessità, imparò ad usare Facebook. Creò il profilo Ardag, ottenuto anagrammando una parte del suo nome, e in breve tempo conquistò l’amicizia di molte persone ritrovandosi a chattare spesso anche con i compagni di Ander, cogliendone i lati del carattere e del comportamento. Purtroppo scoprì che i ragazzi di quell’età erano tristi, annoiati e soprattutto sedentari: quando avevano tempo libero anziché uscire a giocare, stavano in casa incollati al televisore, al computer o al telefonino. Garda’s si rese inoltre conto che spesso erano lasciati soli perché i genitori lavoravano sempre di più, e quando arrivavano a casa erano talmente sfiniti da non riuscire a dedicare tempo ai figli. Dopo lunghi ripensamenti su come risolvere la situazione, decise di elaborare la “App della felicità”: attraverso la redistribuzione del tempo e del denaro i genitori avrebbero lavorato meno e guadagnato tutti in modo ragionevole, ciò avrebbe permesso loro di giocare con i figli trascorrendo insieme anche del tempo all’aria aperta.

Il fantasma si mise subito all’opera: di giorno appuntava su un foglio i passaggi necessari per la realizzazione dell’App e durante la notte usava il computer di Ander per trascriverli ed elaborarli. Una notte però, il suo segreto corse il rischio di essere svelato: il ragazzo si svegliò improvvisamente e vide il computer illuminato con la tastiera che si muoveva da sola ad una velocità folle, si spaventò ed urlò come un forsennato. I genitori accorsero subito e lo rassicurarono spiegandogli che sicuramente si era trattato di un incubo. Garda’s – aka Ardag – che nel frattempo si era fatta molti amici su Facebook, aprì una pagina e “postò” il significato della “App della felicità” e il “link” del sito Internet dove poterla scaricare gratuitamente. Ricevette davvero molti complimenti dai genitori dei compagni di Ander che caricarono la sua App gratuita sul pc e sui telefonini e misero in pratica i consigli per poter vivere meglio sia sul lavoro, sia con la propria famiglia. Anche i ragazzi seguirono i giochi da lei proposti e, grazie a ciò, impararono molte cose. Garda’s – aka Arda – pubblicò su molti portali, anche internazionali, la “App della felicità”. In breve tempo le sue idee divennero “virali” e giunsero così anche all’orecchio di Bennie, la quale decise d’intervenire per evitare che la gente fosse felice.

Qualche tempo prima la strega era rimasta letteralmente folgorata dalla storia del più grande hacker – pirata – informatico e cioè Kevin Mitnick, detto “Condor” e aveva deciso d’ intraprendere la sua stessa strada. Aveva imitato l’hacker in tutto e per tutto, al punto da farsi chiamare, nome in codice: “Condora”.

La strega, attraverso la sua bacchetta magica, riuscì a sapere che dietro Ardag si celava Garda’s e, gelosa del successo che riscuoteva, decise di distruggere il suo lavoro. Entrò prima nella sua App, poi nel suo sito, e infine nel suo profilo FB e li stravolse totalmente. La cosa più grave riguardò il cambiamento delle regole della “App della felicità”, al punto tale che i genitori insorsero quando, il giorno seguente, lessero esattamente il contrario di ciò che era stato scritto fino ad allora.

Ecco le nuove regole della strega per i genitori:

 

  • Lavorare senza passione e solo per incassare denaro
  • Maltrattare il/i bambino/i
  • Sgridarlo/i senza motivo
  • Trascorrere il proprio tempo libero davanti alla televisione
  • Fare differenze tra un figlio ed un altro
  • Fumare in presenza del/i bambino/i
  • Non cucinare e far mangiare al proprio /i figlio/i solo cibo spazzatura
  • Andare a spasso o in discoteca lasciando solo/i il/i proprio/i figlio/i
  • Dire agli Insegnanti che il/i proprio/i figlio/i ha/hanno sempre ragione
  • Parlare male del/dei proprio/i figlio/i in presenza dei compagni di classe o degli amici
  • Ripetere in continuazione al/ai proprio/i figlio/i che non capisce /capiscono nulla
  • Istigare il/i proprio/i figlio/i a picchiare i compagni
  • Convincere il/i proprio/i figlio/i a non condividere nulla di ciò che possiede/possiedono con chi è meno fortunato
  • Mescolare la pattumiera mettendo nello stesso sacco l’umido con la plastica o la carta con la plastica
  • Inquinare l’acqua del lago gettando l’olio della frittura nel lavandino
  • Lasciare i rifiuti ingombranti nei prati anziché smaltirli presso la piattaforma ecologica

Mentre queste erano le nuove regole della felicità per i bambini:

  • Andare a scuola il meno possibile o non andarci affatto
  • Rispondere male agli insegnanti
  • Non studiare
  • Non recarsi mai in biblioteca
  • Non leggere mai libri e neppure giornali
  • Guardare la televisione tutto il giorno oppure giocare con i videogiochi, senza mai fare i compiti
  • Alzarsi in continuazione durante il pranzo e la cena e giocare con il cellulare
  • Mangiare solo patatine fritte, merendine e bere solo bibite gassate
  • Non mangiare mai frutta, e neppure verdura
  • Fare gare di rutti a tavola
  • Rispondere male ai genitori e agli insegnanti
  • Non sparecchiare la tavola
  • Non rifarsi il letto e mettere in disordine il più possibile la cameretta
  • Non fare mai la doccia e non cambiarsi mai i calzini e le mutande
  • Essere sempre tristi e scontenti
  • Fare i dispetti e picchiare gli amici e i compagni
  • Fare dispetti a tutti gli animali, oppure ucciderli
  • Gettare le carte e i chewingum per terra

fine prima parte.