La diversità è felicità!

Che cosa è per te la diversità? Una domanda fatta agli alunni di seconda e quarta classe di due scuole primarie.

Una domanda semplice, o forse no; sono certa che possa mettere  in difficoltà anche qualche adulto, ma i bambini, che non temono di dare risposte sbagliate, ci regalano piccole preziose verità.

Per me la diversità è felicità” – Giada

“Per me la diversità è la caratteristica più speciale che abbiamo” – Riccardo A.

“Per me la diversità è amore perchè essendo diversi  ci piacciamo come siamo” – Mirko F.

“Per me la diversità è una cosa speciale che ognuno di noi ha, e speciale in ogni caso” – Martina

“Diversità è per essere diversi tra di noi altrimenti non sarebbe bello” –  Elisa

“Per me la diversità è l’amicizia”  – Aroon

“Per me la diversità è una acosa bella perchè se no saremmo tutti uguali” – Marco M.

“Per me la diversità è l’amore” – Basma

“Non essere tutti uguli di cervello” – Chiara G.

Perchè se uno è marrone non vuol dire che non puoi essere amico” – Giulia D.

“Non importa se uno è diverso dall’altro” – Ale T.

“Tutti sono diversi” – Alessia F.

“Siamo diversi perchè non abbiamo i capelli uguali” – Maskouratou

La diversità è gli occhi” – Giulia

“La diversità è la pelle” – Diagne M.

“Abbiamo tutti facce diverse”-  Nicolò R.

Essere diversi è bello” – Rayan

Queste sono alcune delle risposte dei meravigliosi bambini che ho incontrato.

Una bellissima esperienza:  laboratori di scrittura creativa e fiabe, sul tema della diversità,  realizzati grazie alla volontà delle insegnanti di sostegno, volontarie dell’AID associazione italiana dislessia  che svolgono la loro importante e bella attività nelle scuole primarie di Prevalle e Vobarno, che hanno accolto questa importante iniziativa.

Un grazie gigante a tutti i bambini che con  la loro semplicità e voglia di fare, mi hanno regalato un’esperienza davvero unica, e grazie alle loro insegnanti : Raffella Polini e Francesca Moscariello, Giuliana Lombardi, Luisella Fenoli, Angelo Mora e Andrea Barbieri, per la scuola primaria di Prevalle, classe 4C- 4A- 4BFrancesca Moscariello è la responsabile del bel progetto Insuperabili: una settimana di attività e iniziative con l’obiettivo di sensibilizzare e far riflettere su diversità e inclusione

E grazie  alle maestre Cristina Nolli, e Sara, della scuola primaria di Vobarno, classe 2A –  e 2B,  che mi hanno accompagnato, e mi accompagnerano anche nei prossimi incontri previsti, sempre a Vobarno.

E’ bellissimo vedere come i bambini sappiano sempre rispondere con grande entusiasmo e partecipazione quando si chiede loro di lavorare insieme di usare la fantasia e l’immaginazione.

Io spero che il libretto possa essere ugualmente utile a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola” – La grammatica della Fantasia – Gianni Rodari

 

 

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La scuola creativa

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Si lavora davanti a un caffè, sommerse di carte e libri per progettare il primo di alcuni  laboratori di scrittura creativa di fiabe  – sul tema della diversità – per i bambini della scuola primaria – la prima sarà Prevalle – in compagnia di Francesca Moscariello, la loro creativa, appassionata ed entusiasta, insegnante di sostegno.

Io spero che il libretto possa essere ugualmente utile a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola. “Tutti gli usi della parola a tutti” mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”

Grammatica della fantasia – Gianni Rodari

Diverso da chi?

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oggi faremo una lezione diversa: oggi niente dettato e lettura in classe. Oggi vi spiego l’importanza dell’essere diversi uno dall’altro – perché è questo che ci rende unici e speciali – e l’importanza del rispetto per queste differenze.”

Le parole di Tobia, il coniglietto che colora il mondo,  Giovanelli editore, racconta la dislessia, e insegna il rispetto per le differenze altrui, perché solo quello che non conosciamo ci fa paura: questo ci rende diversi.

Una fiaba per i più i piccoli e anche per i grandi che incontrano ogni giorno i piccoli Tobia del mondo e non vedono la luce meravigliosa che tengono nascosta nel cuore e chiede solo di poter uscire.

Questa fiaba sostiene l’AID associazione italiana dislessia: la puoi  acquistare on line:

Giovanelli editore

Libreria universitaria

IBS

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Il soldatino di stagno

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Due bambini, fratello e sorella, ricevono in dono un castello di carta, con figurine di carta, tra cui una ballerina con un lustrino dorato sul petto e un gruppo di 25 soldatini di stagno. A uno dei soldatini manca un pezzo di gamba perché è stato fuso dopo gli altri, con lo stagno avanzato. Ogni notte, quando i bambini sono addormentati, i loro giocattoli prendono vita. Il soldatino senza una gamba si innamora della ballerina di carta.
Fra i giocattoli c’è un troll a forma di diavolo, geloso del soldatino di stagno, che lancia una maledizione sulla coppia condannandola a non essere mai felice. Il giorno dopo, infatti, il soldatino cade fortuitamente dal davanzale della finestra. Trovato in terra da due bambini, viene messo su una barchetta di carta e spinto in mare; la barca stessa poi affonda e il soldatino viene mangiato da un pesce. Per tutto il tempo, il soldatino resta coraggiosamente sull’attenti, col chepì dritto in testa.
Miracolosamente, il pesce viene pescato e finisce proprio nella cucina della casa da cui proviene il soldatino; recuperato dal cuoco, torna fra i giocattoli e dalla sua amata ballerina.
La crudeltà del troll però non è sconfitta; il soldatino finisce questa volta nel fuoco, e inizia a sciogliersi. Nella stanza dei bambini, però, viveva una buona fata. Impietosita dalla sventura del soldatino, la fata ordina che il soldatino sia salvato e viva per sempre felice. Allora, un vento delicato fa volare nel fuoco anche la ballerina. Il giorno successivo, dei due non rimane che un cuoricino di stagno e un lustrino annerito dal fuoco. Era ciò che rimaneva di un grande amore.

Il soldatino di stagno è una fiaba di Hans Christian Andersen pubblicata nel 1838.

Per anni ho dimenticato le fiabe di Andersen e mi sono resa conto, rileggendole ora da adulta, di quanto certi particolari fossero ben presenti nella mia memoria, particolari che mi avevano colpito, come l’amore impossibile del soldatino e la ballerina, o la scheggia maligna nell’occhio di Kay (la Regina delle Nevi). Solo ora mi rendo conto della loro bellezza e del loro profondo significato, credo, perchè da piccola non potevo capire il senso di tristezza che le pervade.

Andersen ebbe una vita molto particolare e  sofferta che traspare nelle sue fiabe; a differenza dei Grimm, che raccoglievano le storie della tradizione popolare, le sue storie sono create dalla sua fantasia e dagli episodi che hanno segnato la sua vita. Rimasto orfano di padre a 11 anni, visse con la madre nella povertà per lungo tempo; bellissima la figura di questa madre, quasi analfabeta, che credeva tantissimo in lui, anche per una profezia che le disse una vecchia strega “Un giorno Odense (la città in cui è nato) si illuminerà a festa per ricevere tuo figlio”, e che gli raccontava racconti e leggende tradizionali.

Andersen porta nelle sue fiabe la sua diversità, sia fisica: era sgraziato e non bello – Il brutto anatroccolo ad esempio – sia sessuale: innamoratosi di un giovane e deciso, fin da giovane, a non avere rapporti sessuali né con donne né con uomini – e nemmeno a sposarsi – idealizzò la sua emarginazione sentimentale nelle passioni incompiute delle sue fiabe: La Sirenetta, ad esempio o il Soldatino di Stagno.

Le sue storie sono rivolte ad un pubblico infantile, certo, ma anche e soprattutto ad un pubblico adulto: poco presenti figure magiche come streghe, fate o gnomi, troviamo invece animali o cose che parlano che rappresentano la natura umana ma in chiave di parodia si fanno beffe della categoria umana stessa, definendo il paradosso della incomunicabilità dell’uomo (Simonetta Caminiti). I suoi finali sono spesso macabri e legati alla morte: il soldatino che nella morte trova l’adorata e bellissima ballerina di carta. Il cuore e la stella sotto la cenere sono la prova della loro trovata felicità.

La reale convinzione di Andersen è che per aspirare al bene è necessario passare attraverso la sofferenza: i suoi personaggi, i quali cercano con tutte le loro forze, e spesso invano, di essere accettati tocca aspirare al cielo perché si comprenda che erano essere speciali (Simonetta Caminiti).