Emozioni in azienda

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Sempre più, le aziende   ci chiedono di parlare del loro lavoro raccontando una storia perché sempre più -e noi diciamo fortunatamente – la tendenza è quella di emozionare i propri clienti, di creare una relazione con il proprio pubblico.

Ci siamo occupate di un’azienda che voleva presentarsi in un mondo diverso dal solito racconto noioso, ma pur necessario, di numeri e descrizione.

Raccontare la propria azienda con una storia, raccontare l’idea che è diventata un progetto, pronto da realizzare con entusiasmo e passione, descrivendo le emozioni, i dubbi e i primi successi; “un po’ come partire per un nuovo viaggio che non sai bene dove ti porterà; non sai chi accoglierai sul tuo vascello,  ma sai che devi seguire la tua  rotta nel mare,  senza paura, accompagnato dalla tua idea che ti orienta come la  stella polare”.

E ancora, abbiamo narrato le fatiche e i sogni di chi ha costruito dal niente una grande azienda, e con la magia delle parole abbiamo mostrato l’eleganza di  preziosi e morbidi tessuti, testimoni della professionalità e della migliore tradizione italiana.

Perché le aziende sono fatte di persone, persone che hanno immaginato, che hanno costruito e si sono  impegnate; persone che lavorano ogni giorno, che faticano, che hanno successo, o si arrabbiano.

Grafici e brochure  possono raccontare  i numeri ma non le emozioni.

Le storie invece sì, perché la narrazione ha il grande potere di coinvolgere, di far ricordare: ascoltare storie è un atto che l’uomo ha fatto fin dalla notte dei tempi.

Noi scriviamo fiabe, ci occupiamo  di copywriting, storytelling, redazione testi per il web;  con le fiabe abbiamo raccontato la storia di aziende, i loro valori, la loro missione e i loro prodotti. Anche i loro numeri, ma creando emozioni.

Alcuni dei nostri clienti:

Aquafresh 

Saef

Centro Analisi Santa Maria 

Artistique Aircut

Stile Toscano Abiti da uomo su misura

Per informazioni:

fiabeincostruzione@gmil.com

 

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L’attesa del Re

Il vecchio Re desiderava stare da solo: si allontanò dal castello e si incamminò sul sentiero che si perdeva nel bosco; conosceva bene i suoi percorsi, i suoi segreti e le sue magie e non lo temeva, anzi, lo rispettava.

Quando era un giovane Re pieno di entusiasmo e coraggio si era spesso addentrato, spavaldo, nelle sue parti più oscure per cercare le streghe e vincere i loro incantesimi,  e aveva vagato  con lo sguardo confuso dell’amore per vedere le fate, e il bosco complice aveva esaudito il suo desiderio e gli aveva fatto incontrare l’amore.

Ma le fate non possono amare gli umani e i Re devono pensare al loro Regno.

Aveva combattuto mille battaglie, vinto Re e valorosi soldati, aveva avuto ogni onore e ricchezza ed era diventato vecchio e saggio, potente,  benvoluto ed amato da tutti i suoi sudditi.

Aveva avuto sette mogli, e ognuna di loro gli aveva dato sette figli, che lo amavano e lo rispettavano. Ma ora, che il tempo aveva segnato il suo volto e inciso la sua anima, ora che aveva avuto tutto e poteva goderne i frutti, non era felice.  Era stanco: aveva servito il suo ruolo, il suo reame, il suo popolo, ma non aveva mai dimenticato l’unica ricchezza che non era riuscito ad avere. Non era più tornato nel Bosco Incantato, da tantissimi anni, ma ora sentiva il bisogno di tornarvi.

Il Bosco lo accolse con la brezza fresca e profumata  del mattino e lasciò che il sole penetrasse tra i rami dei suoi alti alberi per illuminargli la strada: il saluto ad un vecchio amico, l’incontro di due Re.

Il vecchio Re respirò a lungo, grato, l’odore di umido e resina e si sentì bene.

Ora sapeva cosa doveva fare. Arrivò al punto più profondo e pericoloso del vecchio bosco, fino al Trono antico, costruito e intagliato dagli elfi silvani mille anni prima  e protetto dai saggi del bosco. Lo guardò e lo sfiorò con rispetto, poi con un sospiro, si tolse la sua corona e la appoggiò sul trono.

Proseguì il suo nuovo cammino, senza nemmeno voltarsi, con una nuova energia e un nuovo vigore.

Si narra che la corona del Re sia ancora là,  sul Trono antico, e il veccho Re abbia vagato anni e anni per il bosco cercando la sua amata; non sappiamo dirvi se l’abbia trovata ma si narra che da allora il Re fu un uomo felice.

Il sentiero continua per voi, non fermatevi, potreste arrivare al Trono Antico…

Veleno

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Quando la mela fu pronta, ella si tinse il viso e si travestì da contadina; così camuffata passò i sette monti e arrivò fino alla casa dei nani. Bussò, Biancaneve si affacciò alla finestra e disse: -Non posso lasciar entrare nessuno, i nani me l’hanno proibito!-. -Non importa- rispose la contadina -venderò lo stesso le mie mele. Tieni, voglio regalartene una.- -No- disse Biancaneve, -non posso accettar nulla.- -Hai forse paura del veleno?- disse la vecchia.”

Biancaneve – F.lli Grimm

 

Le fiabe sono per tutti

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“Ah, ah! Vorresti uscire dal fosso? E che ne  sai tu della volontà, del libero arbitrio, del servo arbitrio? Sempre così l’ignoranza! …Che ignoranza, che ignoranza!”  E si allontanò scrollando la testa tutto sdegnato.  Fiabe dei fratelli Grimm, apologhi e raccontini torinesi, di Ghilarza e del carcere.  – Antonio Gramsci

Le fiabe sono per tutti… Per le donne in gravidanza, per le donne lesbiche in gravidanza, per le donne extracomunitarie in gravidanza.

Le fiabe sono anche per gli ignoranti, perchè magari imparano qualcosa…

Strega!

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Strega: Tutta sola, piccina?

Biancaneve: Sì, sono sola, ma…

Strega: E… i nanetti non ci sono?

Biancaneve: No, non ci sono.

Strega: Fai una torta?

Biancaneve: Sì, una torta di mirtilli.

Strega: Ma è la torta di mele, piccina, il dolce preferito dagli uomini!

Biancaneve – Grimm