Conosci la tua ombra?

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“… Lo specchio rispose:-Il tuo aspetto qui di tutte è il più bello, ma Biancaneve dalla chioma corvina è molto più bella della Regina!-All’udire queste parole, la regina allibì e sbiancò per l’ira e l’invidia. Da quel momento in poi, la sola vista di Biancaneve la sconvolgeva, tanto la odiava. Invidia e superbia crebbero a tal punto in lei, da non lasciarle più pace né‚ giorno né‚ notte. Allora chiamò un cacciatore e disse: -Conduci la bambina nella foresta selvaggia, non voglio più vederla. Uccidila e portami i polmoni e il fegato come prova della sua morte-
Biancaneve –  F.lli Grimm
Dentro di noi abbiamo un’Ombra: un tipo molto cattivo, molto povero, che dobbiamo accettare.
Carl Gustav Jung

Cristallo

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“La distesero allora in una bara, vi si sedettero accanto tutti e sette e la piansero per tre giorni interi. Poi volevano sotterrarla, ma ella era ancora così fresca, le sue guance erano così belle rosse da farla sembrare ancora in vita. Allora dissero -Non possiamo seppellirla nella terra nera- e fecero fare una bara di cristallo, perché‚ la si potesse vedere da ogni lato, ve la deposero, vi misero sopra il suo nome, a caratteri d’oro, e scrissero che era figlia di re.”

Biancaneve – F.lli Grimm

Chi ha paura di Grimilde?

biancaneve

Biancaneve è una fiaba antica e molto nota; è stata narrata per secoli, in varie forme e differenti lingue in tutte Europa, trasmessa oralmente come nella tradizione popolare, e conosciuta nella versione scritta  dei fratelli Grimm, che come di consueto ne fecero diverse revisioni.

Nella prima versione del 1812, la regina, bellissima, sta cucendo e si punge  il dito con l’ago, e tre gocce di sangue cadono nella neve fresca. La regina allora desidera di poter avere una bimba, rossa come il sangue, bianca come il candore della neve su cui cade il suo sangue, e nera come l’ebano della finestra a cui sta lavorando. Una bimba arriva ad esaudire il suo desiderio e viene chiamata Biancaneve.

Nella prima versione dei Grimm la madre di Biancaneve non muore, e diventa gelosa e terribile quando la piccola Biancaneve a 7 anni la supera in bellezza. Pazza di gelosia chiede al cacciatore di ucciderla e di portarle  il suo cuore e il suo fegato per poi mangiarselo – l’uomo primitivo pensava di acquisire il potere e le caratteristiche di quello che mangiava – poi, scoperto l’inganno del cacciatore, che impietosito uccide un cucciolo di animale e libera la piccola Biancaneve,  tenta per 2 volte di ucciderla, andando personalmente nella casa dei nani. Alla fine avrà la punizione che si merita: dovrà indossare delle scarpe di ferro incandescenti e danzare finchè con cadrà a terra morta.

Solo nella successive versione del 1819 – sempre dei Grimm – la madre di Biancaneve muore e arriva la matrigna cattiva che tutti conosciamo.

Perchè la figura materna nelle fiabe, madre o matrigna che sia, viene  quasi sempre rappresentata crudele, impreparata, inadatta e maligna?

In Jack e il fagiolo magico viene fatto cenno ad una madre che non era preparata a permettere a suo figlio di diventare indipendente; Biancaneve, racconta come un genitore – la regina Grimilde – venga distrutto dalla gelosia per sua figlia, che quando diventa adulta, la supera in bellezza.” Scrive Bettelheim, e scrive inoltre che le fiabe non spiegano il  perchè di questo: non sapremo mai perché, ad esempio,  la regina di Biancaneve invece di invecchiare con grazia e saggezza, arriva a temere e ad odiare la propria figlia che dovrebbe invece amare, tanto da chiedere al cacciatore di ucciderla!

Le mamme e le matrigne cattive delle fiabe hanno il compito fondamentale di aiutare il bambino nel superamento del conflitto edipico  e di rendere accettabili le tensioni negative che normalmente il bambino prova nei confronti del genitore che, senza sentirsi colpevole per questo, può indirizzarle verso la figura materna della fiaba, verso una mamma o matrigna che merita pensieri cattivi.

Biancaneve muore nella fiaba, ma poi torna in vita grazie ad un bacio d’amore: la morte in questo caso non significa fine della vita ma diventa un simbolo del desiderio che la persona venga allontanata; come il bambino edipico non desidera realmente la morte del suo genitore rivale, ma vuole semplicimente di non essere contrastato nella conquista esclusiva del genitore dell’altro sesso. (Bettehleim). Il bambino si aspetta che, così come ha voluto inconsciamente che il genitore sparisse, dopo, vuole che lo stesso genitore torni presente più che mai (superamento della fase edipica).

Le fiabe insegnano che nonostante i coinvolgimenti emotivi, e i conflitti edipici inconsci possano sembrare insormontabili, è possibile avere una vita migliore proprio grazie al superamento di queste difficoltà: Biancaneve, nonostante la gelosia della matrigna, sopravvive e ottiene una vita bellissima, e Rapunzel,  sacrificata dai genitori per il soddisfacimento dei propri desideri e lasciata nelle mani di una matrigna che non vuole lasciarla crescere e vivere in autonomia, ottiene invece tutto quello che desidera.

alla fine della fiaba l’eroe ottiene il suo premio , non la morte o distruzione, ma una maggiore integrazione, simboleggiata dalla vittoria sul nemico rivale e l’ottenimento della felicità. Per conquistare questo premio egli affronta esperienza di crescita, analoghe a quelle necessarie per lo sviluppo del bambino verso la maturita”. (Bettehleim)

Da questo, il bambino trae la forza e il coraggio per non fermarsi di fronte alle difficoltà della vita, e a lottare per crescere e creare il proprio se’, e raggiungere la consapevolezza che il cambiamento significa la rinuncia a quello di cui si beneficiava prima – nel caso di Biancaneve,  la vita tranquilla con i nani – anche attraverso esperienze   di crescita, difficili e dolorose che non possono essere evitate.

Queste fiabe fanno capire al lettore, al bambino come all’adulto, che non deve temere di abbandonare la posizione di dipendenza infantile, perchè dopo i pericoli e le avversità otterrà una vita più ricca e felice. (Bettelheim)

I Grimm: le fiabe ancora da scoprire

Duecento anni fa veniva pubblicata la prima raccolta di Fiabe dei fratelli Grimm, Jacob Ludwig Karl e Wilhelm Karl, e forse non tutti sanno che dal primo anno di pubblicazione – nel 1812 –  al 1857, i due laboriosi fratelli elaborarono altre 6 edizioni delle loro fiabe, epurando, tagliando e aggiungendo. Molte fiabe sono rimaste nascoste al pubblico e riappaiono oggi, in un delizioso libro che raccoglie 42 storie tutte da scoprire.

Principessa Pel di Topo, editore Donzelli, curato da Jack Zipes, con bellissime tavole originali disegnate da  Fabian Negrin.

La storia di queste fiabe ritrovate è lunga, tortuosa e segnata dal caso molto più di quanto si possa immaginare il lettore oggi – come ogni fiaba che si rispetti, del resto. Per questo Zipes ce la racconta magistralmente nelle pagine che seguono, svelandone i tanti retroscena, al punto che ci pare, quasi, di vederli i due fratelli, alle prese con gli affanni della vita e i dilemmi degli autentici pionieri,  in testa a tutti le eterne polarità che si contendono la letteratura fiabesca, come una coperta sempre troppo corta – storie per grandi o per bambini?”

Nel libro troviamo fiabe che già conosciamo, nella loro inaspettata versione originale, come Raperenzolo, o come Biancaneve, e storie nuove, davvero molto belle.

Come, ad esempio, La chiave d’ oro,  che venne pubblicata come fiaba numero 70, nel 1815,  e subì varie modifiche nel corso degli anni. I Grimm diedero molta importanza alla sua collocazione, perchè questa fiaba comparve sempre in chiusura delle raccolte, “a significare la natura eterna e sempre aperta delle fiabe popolari che, nella loro concezione, non smette mai di evolversi e modificarsi nel tempo” (fonte Marie Hassenpflug)”

Un ragazzo povero sta cercando della legna  per potersi scaldare dal freddo gelido; nella neve trova una chiave d’oro, e pensa che se c’è una chiave ci deve essere per forza una serratura. Cerca e cerca e alla fine trova uno scrigno, con una piccolissima apertura:

Provò, e la chiave era proprio giusta, la girò una volta, e adesso ci tocca aspettare finchè non l’avrà aperta del tutto. E un giorno sapremo pure cosa c’è dentro.

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