Una nuova storia…

Ogni cosa a suo tempo. E c’è un tempo per ogni cosa.

Una fiaba nata nella meravigliosa foresta di Gruenewald a Berlino – impossibile camminare nei suoi profumati percorsi senza immaginare nuove storie – e poi, rimasta nel cuore, in attesa.

Ogni cosa a suo tempo.

E’ tornato l’autunno – la stagione che amo –  con i suoi colori, i suoi profumi e ora sento il suo impellente bisogno di vita: succede sempre così, i suoi protagonisti mi svegliano al mattino, sempre troppo presto, e mi distraggono mentre lavoro ad altre storie. Vogliono essere raccontati.

Ora è tempo. L’inizio di una nuova fiaba…

 

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Arte da fiaba

Un vero bosco fatato, dove incontri animali giganti e strani personaggi con gambe lunghe lunghe, maschere che spuntano dalla terra, e non poteva mancare una strega; Ledro Land Art ” un percorso artistico iniziato nel 2012 dal Comune di Ledro per valorizzare il territorio e l’arte. Ledro Land Art è situato nella pineta di Pur, lungo il torrente Assat fino a Malga Cita, e racchiude oltre una ventina di opere che quasi si mimetizzano con il paesaggio circostante. 

Il contesto che accoglie il progetto Ledro Land Art e l’oggetto della riflessione da parte degli artisti invitati è  il territorio, richiamato attraverso l’uso del termine Land Art, usato come contenitore in divenire di pratiche anche molto distanti da quelle legate alla corrente storica.”

Gli artisti che hanno collaborato al progetto hanno lavorato direttamente sul posto, nel pieno rispetto della sua natura e con materiali eco-sostenibili.

Una bellissima passeggiata, che se capitate in zona, non potete perdere, perfetta per i piccoli, per insegnare loro  il rispetto e   la bellezza della natura e perfetta per i grandi, per dedicarsi un piccolo momento magico.

E per regalarsi un po’ di bellezza…

 

Strega!

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Strega: Tutta sola, piccina?

Biancaneve: Sì, sono sola, ma…

Strega: E… i nanetti non ci sono?

Biancaneve: No, non ci sono.

Strega: Fai una torta?

Biancaneve: Sì, una torta di mirtilli.

Strega: Ma è la torta di mele, piccina, il dolce preferito dagli uomini!

Biancaneve – Grimm

 

Archetipi e fiabe

archetipo

Illustrator Patrizia Kovacs

 

Gustav Jung, psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero, teorizzava che l’ inconscio alla nascita contenga delle impostazioni psichiche innate, informazioni trasmesse in modo ereditario, fin dall’inizio dei tempi. Queste informazioni – codici di messaggi universali –  appartengono a tutti i popoli e sono definiti archetipi. Secondo Jung gli archetipi hanno sede nell’inconscio collettivo, un sistema psichico più profondo dell’inconscio personale che, invece, raccoglie le esperienze personali dell’individuo.

Le fiabe sono l’espressione degli archetipi, cioè di queste immagini primordiali,  idee innate e predeterminate dell’inconscio umano. Prima c’erano i miti: l’uomo, che non sapeva spiegarsi il mondo intorno a sé,  raccontava storie meravigliose per spiegare la propria esistenza, per comprendere la vita.  Nei miti, l’uomo si rapportava agli Dei, alle divinità che regolavano le leggi, per lui incomprensibili, della natura; i miti erano strettamente legati al sistema sociale e religioso dei popoli e quando questo decadde, decaddero anche i miti e lasciarono il posto alle fiabe: dal divino meraviglioso si passò al magico umano – non più Dei, ma esseri magici, streghe, fate, re e gnomi.

Ma le fiabe hanno continuato a raccontare le storie dell’uomo.

Gli archetipi sono spesso presenti nelle fiabe soprattutto quelle antiche; ad esempio l’archetipo dei riti di iniziazione: nell’antichità  i giovani – nel passaggio dell’infanzia alla età adulta – dovevano superare il rito dell’iniziazione: dovevano abbandonare la propria casa e andare – allontanamentonelle foreste, per incontrare gli sciamani, superare prove, quasi sempre molto dure, che potevano portarli alla morte. Ma se sopravvivevano, voleva dire che erano passati in una nuova fase di vita, di crescita:   molti protagonisti delle fiabe più conosciute  devono allontanarsi dalla propria casa, o devono iniziare un viaggio,   – andare nel bosco, come Cappuccetto Rosso, – o sono abbandonati nel bosco, come Hansel e Gretel, e devono superare delle proveaffrontare il lupo, o essere catturati e uccidere la strega.

O devono trovare un tesoro, come deve fare il grullo delle le Tre piume dei Fratelli Grimm.

Il viaggio nel bosco rappresenta la metafora della crescita interiore dell’individuo, il bosco è il luogo iniziatico per eccellenza.

Il linguaggio semplice delle fiabe è accessibile a tutti i livelli e per questo rappresenta l’archetipo nella sua forma più pura: le fiabe  parlano al profondo dell’uomo e lo aiutano nel processo di crescita e realizzazione, che Jung definisce il Sé, la totalità psichica dell’individuo, la perfetta integrazione fra conscio e inconscio, fra impulsi positivi e negativi, e solo la conoscenza e l’equilibro di queste istanze,  presenti nell’uomo, lo porta al fondamentale processo di individuazione di sé stesso.

Ognuno di noi ha in sé molti archetipi, alcuni consapevoli e altri che non sappiamo di avere, che agiamo, più o meno, a seconda del periodo e delle esperienza che stiamo vivendo: ci accompagnano nel nostro percorso di crescita e di vita – nel nostro viaggio –  e ogni archetipo ha il suo corrispondente positivo e negativo, due parti che esistono singolarmente proprio perché esiste la loro parte opposta corrispondente.

Capire quale archetipo è più presente, o dominante in noi,  può aiutarci meglio a comprendere il percorso che stiamo affrontando.

Ne parliamo insieme? Ai prossimi post…

 

 

Veleno

 

strega

Sono profumate, colorate e succose… dopo tanto camminare il giovane comincia a sentirsi stanco, ma solo quando le vede, macchie rosse che tingono il verde, sente il proprio stomaco brontolare, e capìsce che ha  fame, una fame incredibile. Chiude gli occhi e già immagina assaporando, la piccola bacca che, morbida sotto il palato, si rompe al tiepido contatto dei denti e il suo liquido dolce e oleoso gli riempe la bocca. Si avvicina con la gola secca, sorridendo.

Troppo tardi si accorge delle terribili spine affilate come coltelli, che come bocche voraci si aprono sul suo viso.

Piccole, terribili streghe: il loro veleno confonde la memoria e ruba i pensieri, le idee…

 

Piuma d’oro

LA PIUMA D'ORO -c-- Terza tavola -.JPG

Illustrator Patrizia Kovacs

 

Le bellissime fiabe di Luigi Capuana,  le meravigliose storie dei suoi personaggi: reucci ingiusti , streghe, nani, e bimbe con la testa di rospo;  reginotte e principesse e semplici contadine,  a volte  leggiadre fanciulle e a volte giovani donne “brutte come il peccato” come la piccola Tizzoncino che nonostante questo è sempre di buon umore.

O come Piuma D’Oro, una principessa “bella come la luna e come il sole” ma così capricciosa, irrispettosa  come può esserlo solo una bimba che i genitori non sgridano mai.

E per questo viene punita dalla vecchina – in realtà una strega –  che ha maltrattato:

La mattina dopo, nel punto d’andar via, la vecchia trovò sul pianerottolo la Reginotta che l’aspettava: Vecchina, donde venite e dove andate? Vecchina, che ricordo mi lasciate?

E colei rispose, brontolando: Dove vado e donde vengo, C’è la pioggia e soffia il vento. Tu col vento ci verrai, Con la pioggia te n’andrai.

La toccò col bastone, scese le scale e sparì. Da quel giorno, la Reginotta cominciò a scemare di peso. Non dimagriva, non diventava brutta, aveva la giusta crescita, ma da un mese all’altro si sentiva sempre più leggera. Arrivata a diciott’anni, all’apparenza era una ragazza bella, bianca di carnagione, con un mucchio di capelli d’oro, ma pesava meno d’una piuma, e il più lieve soffio la portava via. Figuratevi la disperazione del Re e della Regina. Bisognava tener chiuse tutte le finestre del palazzo reale; non potevano condurla fuori per paura che il vento la trasportasse chi sa dove. E siccome la poverina a star rinchiusa s’annoiava, e il Re e la Regina non volevano che la gente sapesse la disgrazia della loro figliola, così per svagarla passavano le giornate a soffiarle attorno e a farla volare per i corridoi e per gli stanzoni del palazzo.

Ella si divertiva immensamente a sentirsi sballottare per aria, e gridava: – Soffiate, Maestà! Ancora, Maestà! Il Re e la Regina ci rimettevano i polmoni per farla andare in alto. Ma più alto ella saliva, e più forte gridava: – Soffiate, Maestà! Ancora, Maestà! Re e Regina non potevano mica stare tutto il santo giorno a fare da soffietto; e la Reginotta s’imbronciava e piangeva. Vedendola piangere, i poveri genitori tornavano subito a soffiare, il Re da una parte e la Regina dall’altra; e lei, riprendendo subito il buon umore, batteva le mani: – Soffiate, Maestà! Ancora, Maestà! La facevano montare fino al soffitto, le correvano dietro per i corridoi, soffiando, soffiando, soffiando per farla stare allegra, poiché quella povera figliola non poteva avere altro svago; e quando si riposavano, ansimanti dall’aver soffiato troppo, Re e Regina si lamentavano: – Figlia disgraziata, chi ti ha fatto questa malia?”

La vedete anche voi, Piuma D’Oro che volteggia fra le alte stanza del castello? Un’immagine resa incantevole dalla bellissima scrittura di Capuana, che ha reso magiche le storie della nostra tradizione, che non vanno dimenticate!

Piuma D’Oro decide di affidarsi al vento e continua il suo viaggio… continua anche la fiaba… a breve vi faremo una sorpresa