La Sirenetta. Il prezzo della trasformazione

Ci sono fiabe che parlano d’amore.
E poi ci sono fiabe che parlano del prezzo che siamo disposti a pagare pur di essere amati.

La Sirenetta non è soltanto la storia di una creatura che desidera diventare umana.
È la storia di qualcuno che sente di non appartenere più completamente al proprio mondo…
e che, per avvicinarsi a ciò che desidera, accetta di perdere parti di sé.

La Sirenetta rinuncia alla voce.
E questa non è una scelta casuale.

La voce, nelle fiabe, è identità.
È verità.
È presenza nel mondo.
È la possibilità di dire:
“Questo sono io.”
“Questo sento.”
“Questo desidero.”

Ma quante volte, anche noi, pur di essere accolti, amati, riconosciuti…
smettiamo lentamente di parlare con la nostra voce più autentica?

Quante volte diventiamo “adattati”?
Più silenziosi.
Più comprensibili.
Più accettabili.

La Sirenetta attraversa una trasformazione dolorosa.
Ogni passo sulla terra, nella fiaba originale, è come camminare sui coltelli.
Perché ogni vera trasformazione porta con sé una ferita.

Eppure il cuore della fiaba non è il sacrificio.
È la domanda nascosta sotto il sacrificio:

“Posso essere amata senza smettere di essere me stessa?”

Molti vivono la trasformazione come rinuncia.
Come cancellazione.
Come perdita della propria natura profonda.

Ma le fiabe ci ricordano qualcosa di importante:
non tutte le metamorfosi sono guarigione.

A volte ci trasformiamo per paura di non bastare.
A volte tradiamo il mare che siamo
pur di entrare in un mondo che non sa respirare la nostra profondità.

E allora la Sirenetta diventa una fiaba iniziatica sull’identità.
Sul confine sottile tra evoluzione e abbandono di sé.
Tra desiderio autentico e bisogno disperato di essere scelti.

Forse il vero viaggio non è diventare umani.
Forse il vero viaggio è ritrovare la propria voce…
anche dopo averla perduta.

Perché nessun amore che chieda il silenzio della tua anima
potrà mai essere davvero casa.

Qual è la parte di te che, per troppo tempo, è rimasta senza voce?

HANSEL E GRETEL. Il viaggio nell’abbandono e il ritorno alla casa interiore

Ci sono fiabe che non rassicurano.
Fiabe che non addolciscono.

Hansel e Gretel è una di queste.

Parla di quando la sicurezza viene meno.
Di quando ci si sente soli, senza protezione…
e si prova a tornare indietro, ma non è più possibile.

È lì che nasce la vera trasformazione.

Nel bosco.
Nella paura.
Nel fuoco.

Perché ciò che sembra distruggere
può diventare ciò che libera.

E forse questa fiaba parla proprio di questo:

non trovare la strada fuori…
ma costruire casa dentro.

Hansel e Gretel è una delle fiabe più antiche e crude.
Non addolcisce. Non protegge. Non consola.

Racconta ciò che accade quando la sicurezza primaria viene meno.

Quando il mondo, all’improvviso, non è più un luogo sicuro.

C’è una paura che non ha parole.
Una paura che non nasce da ciò che accade, ma da ciò che manca.

È la paura primaria.
Quella dell’abbandono.

Hansel e Gretel non vengono lasciati nel bosco per caso.
Vengono lasciati perché qualcuno, che avrebbe dovuto proteggerli, non ha avuto la forza di restare.

E questa è una ferita che molti portano dentro: quando chi doveva esserci… non c’era davvero.

All’inizio, Hansel prova a controllare la paura.
Lascia briciole.

Segni.
Strategie.
Tentativi di non perdersi.

Ma le briciole vengono mangiate.

E qui accade qualcosa di fondamentale:

le strategie esterne non bastano più.

Quando non possiamo più tornare indietro, si apre una possibilità nuova:

andare dentro.

Nel bosco incontrano la casa di marzapane.
Dolce. Accogliente. Apparentemente salvifica.

Ma non è casa.

È una illusione di nutrimento.
È tutto ciò che nella vita sembra amore…
ma nutre solo la superficie.

La strega non è “il male”.

È quella parte del mondo (e a volte di noi)
che:

  • attira quando siamo vulnerabili
  • promette sicurezza
  • ma ci intrappola nella dipendenza

E allora il passaggio non è evitare la strega.
È attraversarla.

Il fuoco della trasformazione

Nel cuore della casa della strega c’è il forno.
Il fuoco.

Un fuoco che all’inizio fa paura.
Perché è lo stesso fuoco che può distruggere.

Ma è anche l’unico che può trasformare. Gretel, a un certo punto, cambia posizione.

Non è più la bambina che subisce.
Non è più quella che aspetta.

 vede chiaramente,  sceglieagisce

E usa proprio quel fuoco.

 Il forno diventa passaggio.

Non più luogo di prigionia, ma luogo di trasmutazione.

Questo è il punto più profondo della fiaba:

. ciò che ti ha ferito
può diventare ciò che ti libera

. ciò che sembrava pericoloso
può diventare alleato

 . ciò che distrugge
può anche trasformare

Solo attraversando il fuoco
i due bambini possono uscire davvero dal bosco.

E solo allora possono tornare.

Ma non tornano come sono partiti.

Non tornano più cercando una casa fuori.

 portano dentro la loro casa.

Questa fiaba  parla di te quando:

  • hai sentito di doverti arrangiare da solo
  • hai cercato amore dove non poteva esserci
  • hai provato a controllare la paura
  • e a un certo punto… non ha più funzionato

E allora succede questo:

perdi la strada, ma trovi te

 La vera casa

non è quella che ti accoglie

è quella che diventi


E forse questa è la domanda che Hansel e Gretel ti lasciano:

Dove sto ancora cercando fuori
quella casa che posso iniziare a costruire dentro?

Il Brutto Anatroccolo: la ferita di non appartenere e la fioritura dell’essere

Tutti conosciamo Il Brutto Anatroccolo, bellissima, fiaba di Hans Cristian Andersen, che racconta la storia di un piccolo nato diverso dagli altri, deriso e rifiutato fin dal primo momento.

Costretto ad allontanarsi, attraversa solitudine, fatica e smarrimento, cercando un posto nel mondo in cui sentirsi accolto.

Solo con il tempo, e con lo sguardo giusto, scoprirà la verità: non era un anatroccolo sbagliato, ma un cigno che ancora non si riconosceva.

Ci sono momenti nella vita in cui ci sentiamo così.

Diversi.
Fuori posto.
Come se ci fosse qualcosa di sbagliato in noi.

Come se tutti sapessero come stare al mondo… e noi no.

Il Brutto Anatroccolo non nasce sbagliato.
Nasce semplicemente in un luogo che non lo riconosce.

E così cresce guardandosi attraverso gli occhi degli altri.
Sentendosi meno.
Inadeguato.
Non appartenente.

Ma c’è una verità che questa fiaba custodisce con delicatezza:

Non tutto ciò che non viene riconosciuto è sbagliato.
A volte è solo… non ancora visto.

Il dolore dell’anatroccolo
non è essere diverso.

È credere di esserlo nel modo sbagliato.

Poi arriva un momento.

Un riflesso nell’acqua.
Un incontro.
Uno spazio diverso.

E qualcosa cambia.

Non perché lui diventa altro.
Ma perché finalmente si vede per ciò che è.

Non un errore.
Ma un bellissimo cigno.

Questa fiaba ci accompagna lì:

quando ci sentiamo fuori posto,
quando non veniamo riconosciuti,
quando dubitiamo della nostra natura…

E ci sussurra:

Non sei sbagliato.
Stai solo cercando il tuo lago.

La vera trasformazione
non è diventare qualcuno di diverso.

È smettere di credere
di non esserlo già.

Nella Radura, ogni essere trova il suo posto.
Non perché cambia forma.
Ma perché viene visto.


E tu… dove hai imparato di non appartenere?
E dove, invece, hai iniziato a riconoscerti?

Ogni fiaba custodisce una radice del nostro cammino.
Luma & Nuin — radici, ascolto, trasformazione

C’è una storia che tutti conosciamo,
ma che pochi sentono davvero.
È la storia di chi cresce
sentendosi fuori posto,
diverso,
come se non appartenesse a nessun luogo.
Il Brutto Anatroccolo non parla solo di trasformazione.
Parla di quella ferita silenziosa
che nasce quando non veniamo riconosciuti
per ciò che siamo.
E del momento, delicato e potente,
in cui smettiamo di cercare fuori
e iniziamo finalmente a riconoscerci dentro.
E tu… dove hai imparato di non appartenere?
E dove, invece, hai iniziato a riconoscerti?

La parte di te che rifiuti ha bisogno d’amore. Il vero significato della Bella e la Bestia

Qual è il vero significato della Bella e la Bestia?
Non è solo una fiaba d’amore, ma una storia di trasformazione interiore, accoglienza dell’ombra e relazione consapevole.

C’è una storia che tutti conosciamo.
Ma che pochi, davvero, ascoltano fino in fondo.

La Bella e la Bestia non è una favola romantica.
È una mappa.

Una mappa dell’incontro tra ciò che è addomesticato…
e ciò che è rimasto selvatico.

Dentro di noi.

La Bestia non è il nemico

La Bestia non è “il cattivo”.
Non è ciò che va eliminato.

È ciò che è stato ferito.

È ciò che è stato escluso, giudicato, rinchiuso.
È la parte che ha imparato a difendersi diventando dura, chiusa, a volte aggressiva.

Ma sotto…
c’è un cuore che non ha smesso di sentire.

Nella nostra vita, la Bestia può essere:

– una reazione che non controlliamo
– una paura che ci blocca
– una parte di noi che “non ci piace”
– oppure… qualcuno che incontriamo e non capiamo

O ancora… un animale che manifesta comportamenti difficili.

La Bella non salva. La Bella resta.

Questo è il punto più profondo.

La Bella non trasforma la Bestia perché fa qualcosa.
La trasforma perché resta.

Resta senza forzare.
Resta senza invadere.
Resta senza voler cambiare.

E in quello spazio…

la Bestia, per la prima volta, non deve difendersi.

L’amore che trasforma non è controllo

Non è correggere.
Non è migliorare.
Non è “aggiustare”.

È presenza.

È la capacità di stare davanti all’ombra
senza scappare
e senza volerla spegnere.

Questo tipo di amore non è sempre facile.
Perché chiede una cosa molto precisa:

non avere paura di ciò che emerge

Quando questo accade con gli animali

Chi vive accanto agli animali lo sa.

Gli animali non rispondono alle tecniche.
Rispondono alla qualità della nostra presenza.

Quando un animale è agitato, chiuso, reattivo…
spesso sta esprimendo una “Bestia” che non è pericolosa,
ma non è stata ancora ascoltata.

E lì, la domanda non è:

“Come lo faccio smettere?”

Ma:

“Riesco a restare senza volerlo cambiare subito?”

È da lì che nasce la trasformazione.

Non forzata.
Non imposta.
Ma reale.

Accogliere il selvatico

Il selvatico non è qualcosa da domare.

È qualcosa da incontrare.

Dentro di noi, significa smettere di respingere alcune parti:
la rabbia, la paura, il bisogno, la vulnerabilità.

Nell’altro, significa non ridurre tutto a “comportamento da correggere”.

Accogliere il selvatico è un atto profondamente trasformativo,
perché restituisce dignità a ciò che è stato escluso.

La guarigione del cuore

La vera guarigione non avviene quando tutto diventa “perfetto”.

Avviene quando ciò che era separato
può finalmente essere visto.

Quando la Bestia non è più sola.

Quando qualcuno — dentro o fuori —
rimane.

E dice, anche senza parole:

“Io ti vedo. E non scappo.”

Relazione trasformativa

Ogni relazione può diventare un luogo di trasformazione.

Ma solo se smettiamo di usarla per controllare l’altro
e iniziamo a viverla come spazio di incontro.

Dove:

– non tutto è comodo
– non tutto è chiaro
– ma tutto può essere accolto

Una domanda da portare con te

C’è una “Bestia” nella tua vita — dentro di te o accanto a te —
che stai ancora cercando di cambiare?

E se, per un momento, invece…
provassi semplicemente a restare?

Temi di questo articolo:
amore che trasforma, accoglienza dell’ombra, relazione trasformativa, presenza consapevole, relazione con gli animali

Ogni fiaba custodisce una radice del nostro cammino.
Luma & Nuin — radici, ascolto, trasformazione

La parte di te che rifiuti
non va cambiata.
Ha bisogno d’amore.
C’è una storia che conosciamo tutti…
ma che parla molto più di noi di quanto pensiamo.
“La Bella e la Bestia”
non è una fiaba romantica.

È un incontro.
Tra ciò che mostriamo
e ciò che abbiamo imparato a nascondere.
Tra la parte “bella”
e quella che abbiamo chiamato… bestia.
E se non fosse qualcosa da correggere?
E se fosse qualcosa che aspetta
solo di essere incontrato… senza paura?
Ho scritto questo articolo per entrare proprio lì.
Nel punto in cui l’amore non cambia.
Ma resta.

 Se senti che ti chiama, leggi il mio articolo

Le radici delle fiabe — Cappuccetto Rosso

Ho scelto di iniziare questo viaggio nelle Radici delle fiabe proprio con Cappuccetto Rosso.

È la fiaba che da sempre mi accompagna e che più di ogni altra ha parlato al mio immaginario e alla mia ricerca interiore e non a caso è il logo di Fiabe in costruzione.

Nel tempo ho scoperto che dentro questa storia semplice si nasconde una delle mappe simboliche più profonde del cammino umano.

Il viaggio iniziatico nell’ombra e il risveglio della coscienza

Le fiabe antiche non sono racconti per l’infanzia.
Sono mappe dell’anima.

Custodiscono un sapere originario che attraversa i secoli e parla al corpo, all’inconscio, alla memoria profonda dell’essere umano.
Non insegnano attraverso spiegazioni, ma attraverso simboli che risvegliano ciò che già sappiamo.

Cappuccetto Rosso è una delle fiabe più archetipiche e potenti.
Racconta il viaggio iniziatico della coscienza che lascia la sicurezza dell’origine per incontrare il mondo, l’istinto e l’ombra.

È la storia del passaggio.

La storia come soglia

Una bambina lascia la casa materna per attraversare il bosco e raggiungere la nonna.
Nel cammino incontra il lupo, perde la direzione, viene ingannata e si confronta con il pericolo.

In questo viaggio non si muove solo nel mondo esterno.
Attraversa uno spazio interiore.

Ogni elemento della fiaba è una soglia simbolica.

Il bosco — il territorio dell’inconscio

Il bosco è il luogo dove l’ordine conosciuto scompare.
È lo spazio dell’ignoto, del mistero, della trasformazione.

Entrare nel bosco significa:

  • perdere il controllo
  • lasciare la protezione
  • incontrare l’invisibile
  • affrontare ciò che non conosciamo di noi

Ogni essere umano, prima o poi, attraversa il proprio bosco.

Il cappuccio rosso — la forza della vita che si risveglia Il rosso è sangue, energia, vitalità, pulsione, incarnazione.
È il colore della materia che prende coscienza di sé.

Cappuccetto Rosso rappresenta la coscienza nascente, ancora innocente, che si affaccia al mondo dell’esperienza.

È la vita che inizia a conoscere se stessa.

Il lupo — l’ombra e il principio selvatico

Il lupo è l’archetipo dell’ombra.
È ciò che seduce e spaventa, ciò che attira e minaccia.

Rappresenta:

  • l’istinto primordiale
  • il desiderio
  • la paura
  • la forza incontrollata
  • la parte non addomesticata dell’essere

Non è solo un nemico esterno.
È una presenza interiore.

L’incontro con il lupo è inevitabile: è l’incontro con ciò che siamo e non riconosciamo.

La nonna — la memoria ancestrale

La nonna è la saggezza antica, la conoscenza originaria, la continuità tra generazioni.
È la guida interiore che abita nel profondo.

Quando il lupo la divora simbolicamente, la coscienza perde il contatto con la propria origine.
È lo smarrimento necessario alla trasformazione.

Solo perdendo temporaneamente la guida possiamo ritrovarla in modo nuovo.

Il ventre del lupo — morte simbolica e rinascita

Essere inghiottiti rappresenta il passaggio iniziatico.
È la discesa nell’oscurità, la dissoluzione dell’identità precedente.

Ogni trasformazione autentica richiede una piccola morte.

Dal buio nasce una nuova coscienza.

Il significato evolutivo

Cappuccetto Rosso ci insegna che crescere significa:

  • attraversare il bosco dell’incertezza
  • incontrare l’ombra
  • smarrire l’innocenza
  • riconoscere l’istinto
  • integrare il selvatico
  • rinascere più consapevoli

La fiaba non parla di pericolo da evitare, ma di esperienza da attraversare.

L’ombra non è un errore del cammino.
È parte del cammino.

Una soglia di ascolto

Porta questa immagine dentro di te.

Chiediti:

  • Quale bosco sto attraversando nella mia vita?
  • Quale parte selvaggia mi sta chiamando?
  • Quale trasformazione sta chiedendo di nascere in me?

Resta in silenzio e ascolta.

Le fiabe parlano ancora perché raccontano il viaggio eterno della coscienza verso se stessa.
Ogni volta che le attraversiamo con presenza, qualcosa dentro di noi ricorda la propria origine.

Ogni fiaba custodisce una radice del nostro cammino.
Luma & Nuin — radici, ascolto, trasformazione

Quando una fiaba diventa radice…

“Grazie ancora per ciò che hai realizzato, sarà una storia indelebile e permanente ❤️” E.

Una nuova fiaba è stata consegnata.
Non è solo una storia, ma una traccia lasciata nel tempo.
Una fiaba scritta su misura, nata dall’ascolto profondo,
dove ogni parola trova il suo posto come una foglia nel bosco.

Ha portato con sé un messaggio prezioso,
profumato di verde, di radici, di verità gentili.
Quelle verità che non spiegano, ma accompagnano.
Che non insegnano, ma ricordano.

Le fiabe personalizzate non finiscono con l’ultima pagina.
Restano.
Crescono insieme a chi le riceve.
Diventano rifugio, forza, memoria viva.

E ogni volta che vengono riaperte,
il bosco è ancora lì.
Ad aspettare.

Se senti che anche tu, o qualcuno che ami,
avete una storia che chiede di essere ascoltata e raccontata,
scrivimi.

Le fiabe personalizzate non si inventano:
si ascoltano, si raccolgono,
e diventano parole che accompagnano nel tempo.

Il bosco è sempre pronto ad aprirsi,
quando qualcuno è pronto a entrare. 🌿

Scrivi a fiabeincostruzione@gmail.com oppure compila il modulo di seguito

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Grazie per la risposta. ✨

Storia di un Porro e di una Farfalla, una fiaba contro la violenza di genere

Una fiaba contro la violenza di genere

Una fiaba per bambini.
Una verità per gli adulti.
Un messaggio per tutti.

Un Porro e una Farfalla si incontrano, si scelgono, si amano…
Finché il Porro confonde l’amore con il possesso.
La forza con il controllo.
La paura con la gelosia.

E la Farfalla, che era nata per volare, perde i suoi colori e le sue ali.
Proprio come accade nella vita reale, quando chi dice di amare… ferisce.
Quando il controllo si traveste da amore.
Quando la libertà dell’altro diventa una “minaccia”.

È una fiaba che parla ai bambini —
per insegnare loro che l’amore non fa mai male.
Che il rispetto è la prima forma di cura.
Che nessuno deve perdere le proprie ali per stare accanto a qualcuno.

Ed è una fiaba che parla anche agli adulti —
per ricordare che l’amore vero non imprigiona,
non soffoca, non umilia, non spezza.
L’amore vero custodisce, accoglie e lascia volare.
Sempre.

Perché “l’amore, quello vero, rende liberi e non fa prigionieri”.

Questa storia nasce come seme di consapevolezza,
come abbraccio per chi ha sofferto
e come protezione per chi crescerà domani.

🌹 25 novembre – Giornata contro la violenza sulle donne
Dedico questa fiaba alle Farfalle che hanno perso le ali
e a quelle che le stanno ritrovando.
E ai Porri che stanno imparando a riconoscere la differenza
tra amare e possedere.

Questa piccola fiabe ha già parlato in molte scuole, ai più piccoli e ai più grandi. E’ stata raccontata in teatro dall’associazione donn.e – una bellissima installazione – in tanti video, e ha portato il suo importante messaggio di cambiamento. Di nuovo rispetto. Di vero amore.

Ma il suo Viaggio non è ancora finito, e di strada c’è n’è ancora tanta da fare…

Con i disegni della mia preziosa e insostituibile Rita Angelelli bravissima grafica editoriale, amica e sorella di anima.

Se vuoi leggerla, se vuoi donarla, se vuoi raccontarla… la trovi qui

Storia di un Porro e di una Farfalla, su amazon

Storia di un Porro e di una farfalla su Feltrinelli

Storia di un Porro e di una Farfalla su ilmiolibro

“Mi fido di te”: la forza della fiducia e della comunicazione

Quanto è importante una buona comunicazione nella vita di tutti o giorni? In famiglia, al lavoro, con gli amici, tra genitori e figli, nelle coppie…
La comunicazione è alla base di ogni relazione autentica.

Saper comunicare in modo efficace, rispettoso e sincero è una competenza fondamentale — eppure, quasi nessuno ce la insegna.
E sarebbe così importante impararla fin da piccoli. 🌱

Viviamo in una società dove spesso mancano modelli positivi, esempi concreti di ascolto, empatia e dialogo costruttivo.
E allora la domanda è: che esempio diamo ai nostri bambini?

Ogni bambino cresce grazie allo sguardo di chi gli sta accanto.
Famiglia e scuola sono i suoi primi specchi: attraverso le parole, i gesti e i silenzi, il bambino impara chi è e quanto vale. 🌱

Una comunicazione efficace, basata su ascolto e fiducia, è la chiave per costruire una relazione che fa crescere.
Non riguarda solo la scuola, ma ogni momento della vita: in famiglia, tra amici, sul lavoro.
Comunicare in modo empatico significa far sentire l’altro visto, accolto e capace.

Nel mio lavoro, nei percorsi di crescita ed evoluzione e come docente di comunicazione e competenze trasversali, incontro spesso adulti che non sono consapevoli delle proprie capacità — persone che, da bambini, non hanno ricevuto parole di fiducia, ma messaggi che li hanno fatti dubitare di sé.
Questo accade più spesso di quanto immaginiamo.

💬 Le parole contano.
Alcune frasi, anche dette senza cattive intenzioni, possono ferire o limitare:

“Non sei capace.”
“Lascia stare, lo faccio io.”
“Non combinare guai.”
“Sei sempre il solito!”

Altre, invece, aprono possibilità e costruiscono autostima:

“Prova, sono sicuro che ce la puoi fare.”
“Hai fatto del tuo meglio, e va bene così.”
“Sono qui se hai bisogno, ma fidati di te.”
“Mi fido di te.”

Ogni volta che un adulto comunica fiducia, semina dentro il bambino la convinzione di potercela fare.
Ed è da quella fiducia che nasce l’autonomia, la consapevolezza e la sicurezza interiore.

Come scriveva Bernhard Bueb:

“Nessun bambino è perduto se una maestra ha fiducia in lui.”

E potremmo aggiungere: nessun bambino è perduto se anche un genitore, ogni giorno, trova il coraggio di dirgli — con parole, gesti e sguardi —
💛 “Mi fido di te.”

La Magia dei Libri Antichi. Le Fiabe di Leonardo Da Vinci

Sono sempre alla ricerca di libri antichi, soprattutto di Fiabe: da sempre amo i libri. L’odore della carta stampata ha sempre avuto il potere di farmi sentire bene. Di farmi sentire a casa.

L’odore della carta di un vecchio libro, delle sue pagine ingiallite, della sue imperfezioni e fragilità che sono il Dono degli anni – e proprio per questo hanno un grande valore – mi fanno sentire avvolta in amorevole abbraccio. Un abbraccio forte, e tenero nello stesso tempo, un abbraccio profumato di vecchio e pulito. L’odore buono che hanno i nonni.

Una passione, un nutrimento. Quando ho trovato una vecchia edizione del libro Favole e Leggende di Leonardo da Vinci, sono rimasta incantata. Anche perché non le avevo mai lette – e conoscete la magia dei libri no? Loro e le loro storie ci vengono a cercare solo quando è arrivato il momento giusto di incontrarsi.

Trovare le parole antiche – ancora così attuali – che hanno raccontato storie, create dalla penna di un personaggio così geniale e unico, e forse per questo così misterioso, è stato davvero un Dono prezioso.

Leonardo Da Vinci segnava le sue storie, per la maggior parte inventate, sui sui famosi codici. L’unico e costante personaggio delle sue favole e leggende, è la natura: l’acqua, l’aria, il fuoco, la pietra, le piante e gli animali hanno una vita, un pensiero, una parola. L’uomo invece vi compare e agisce come strumento inconsapevole del Fato, la cui azione, cieca e inarrestabile, distrugge spesso vinti e vincitori.

L’uomo è il Guastatore d’ogni cosa creata- scrisse Leonardo nel libro delle profezie, e mai come oggi , nella lunga storia del nostro pianeta, una sentenza è stata più vera e più tragicamente attuale” Leonardo da Vinci – Favole e leggende – Edizioni Giunti Nardini Editore.

Non smettiamo mai di leggere le Fiabe…

Cappuccetto Rosso: Un Viaggio di Crescita e Trasformazione

Amo la fiaba di Cappuccetto Rosso e non è un caso che lei e il lupo siano insieme, vicini, quasi avvinghiati, nel logo di Fiabe in costruzione.

Quando ho iniziato il mio meraviglioso viaggio nelle fiabe, l’ho portata con me, ovunque, una piccola, immensa ambasciatrice delle fiabe, per diffonderle, per narrarle, per ascoltarle. 

Per risvegliare. Per trasformare. Per accogliere. Per crescere e cambiare; anche il mondo, perchè le fiabe, possono cambiare questo mondo: portano il cambiamento.

La piccola Cappuccetto è stata nel verde umido e profumato dei boschi, sola e timorosa nel misterioso silenzio della nebbia, gioiosa, rinfrescata dagli spuzzi di un ruscello di montagna. 

Ha avuto paura, appoggiata al guard-rail di un’autostrada, si è immensamente divertita a un matrimonio gay e si è commossa perchè ha visto il vero amore, ha fatto mille nuove amicizie che l’hanno accolta,  si è innamorata di due braccia tatuate che l’hanno stretta in un sensuale abbraccio, si è sentita bene, immensamente bene – si è sentita a casa – fra i graffiti di una fantastica metropoli…

Raccontando fiabe... E qualcuno che non le aveva mai lette, ha comprato libri, qualcuno che non le aveva mai ascoltate, ha narrato  la sua prima fiaba al proprio figlio. 

Qualcuno che non piangeva mai, si è  commosso fino alle lacrime, qualcuno che era senza fiducia,  ha trovato nuovi sentieri da percorrere con nuova energia.

Questo era il mio sogno. Questo è il mio sogno. Il viaggio iniziato anni fa, prosegue, con nuove cose da imparare, nuove idee, nuove persone e fiabe sempre da scoprire.

Fiabe da portare in giro, da portare ovunque, fra i sassi morbidi e puliti in riva al lago, o fra la sporcizia di una strada trafficata delle città.

Perché le fiabe sono di tutti e ora più che mai, il Viaggio continua: il mondo ha bisogno di cambiare.

Il mondo ha bisogno di Fiabe.