Lentezza

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Tutto ciò che hai visto, tutto ciò che hai provato, amaro e dolce, pioggia e sole, freddo e notte, è dentro di te, e pesa, ed essendo così piccola quel peso ti rende lenta.” 

Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza – Louis Sepulveda

Portiamo dentro di noi la nostra storia, le nostre esperienze, belle e brutte. A volte come  un peso, che ci rallentano.  A volte come un grande tesoro che ci dona il grande privilegio della lentezza.

Dipende solo da noi…

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Alla Porta delle Fate

C’ è un posto dove i bambini possono sentirsi davvero liberi di essere bambini, di giocare, di sperimentare e di mettersi alla prova. Liberi di crescere, giocando.

C’è un posto dove i grandi possono sentirsi davvero liberi di entrare in connessione con quella parte bambina che è sempre dentro di noi ma, crescendo, dimentichiamo. Se le lasciassimo prendere il sopravvento, ogni tanto, potremmo vedere le piccole cose preziose che il nostro cuore distratto non riesce più a vedere.

In questo posto, c’è un bosco fatato, un vero bosco fatato, intendo, dove dagli alberi pendono lenti magiche, cuori, fili colorati, e nei tronchi ci sono piccole porticine che ti portano chissà dove. 

Il posto perfetto, in cui si dice, dimori lo spirito di una fata. 

Il posto perfetto per incontrare nuove bellissime persone, nuovi sognatori, nuovi viaggiatori…  il posto perfetto per sedersi in cerchio, e lasciare che la meravigliosa energia della natura ci accolga; il posto perfetto per meditare, accompagnati dalla musica, e lasciarci guidare nel nostro cammino interiore, senza temere di incontrare il drago; sappiamo che il nostro Re ci ha chiamato perché siamo pronti a intraprendere il nostro viaggio. (tratta da il viaggio dell’eroe. Paola Biato)

Il nostro Eroe ci guida nel cammino. 

E alla fine del  nostro percorso, troviamo le Carte delle Fiabe, create da una Maestra, ideatrice del metodo Psicofiaba, Paola Biato, carte Archetipiche, potenti: ci parlano attraverso i simboli e le meravigliose immagini. 

Tu  scegli la tua carta,  ma in realtà lei sceglie te, per parlare alla tua anima. Apre alla ricerca. Ti accompagna nel tuo viaggio. Ti aiuta a scrivere la fiaba che hai nel cuore…

C’è un posto perfetto dove la bellezza, la voglia di fare, di creare cose nuove, la passione aprono le porte del Tutto-Possibile,  dove il talento si fonde armoniosamente con una geniale fantasia, dove basta uno sguardo per capire che sì, che insieme si possono fare cose speciali, che si può immaginare e poi creare. 

Il viaggio continua…

 

 

Accogli…

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Non dimenticarlo mai…tu sei l’ artefice del tuo destino.

Forse ti sei confrontato con qualcuno o qualcosa che ti ha turbato, che ti ha fatto stare male. Magari hai cercato di allontanarlo dalla tua vita senza riuscirci, così hai provato a fingere di dimenticarlo attraverso il  compassionevole meccanismo della rimozione e sei andato avanti, con un nodo nel cuore che ti sei impegnato a non  ascoltare.

Fingi che tutto sia risolto, anche con chi ti è vicino e ti ha ascoltato, ha ascoltato la tua frustrazione così a lungo che ora ti vergogneresti a parlarne ancora.

Magari per un po’ sei sicuro di averla avuta vinta sul dolore.

Ma poi, basta una parola,  un pensiero, un profumo o un sorriso incrociato per sbaglio  e il muro di fragile creta che ti sei costruito  attorno, si sgretola e ti lascia nudo davanti alla realtà.

“Non tenere tutto dentro. Ricordati che nessuno ha davvero potere sulla tua vita e certe esperienze sei tu che le attiri e confrontandoti con esse acquisisci ancora più esperienza e consapevolezza. In realtà ciò che stai vivendo è esattamente quello di cui la tua coscienza ha bisogno in questo momento” – Rossetti – numeri e archetipi – l’angelo Caduto

I personaggi delle fiabe non cercano di cacciare via il male, la frustrazione, o il disagio. Quando si presenta loro il problema, partono per il viaggio che li sta aspettando, portando con sé ogni emozione che fa loro paura. Affrontandola, vivendola, indossandola, come Pel di topo che vaga 7 anni nel bosco, prima di trovare la sua nuova vita come regina, vestita di un mantello di pelli di Topo,  simbolo della follia paterna che la voleva sposare e poi al suo rifiuto la vuole uccidere.  O come La fanciulla senza mani che privata delle mani per la debolezza del padre che stringe un patto con il diavolo, deve ritrovare la sua autonomia – la sua capacità  di fare – usare le mani senza dover dipendere dai genitori, o da un uomo.

Accolgono. Vivono e affrontano…

Queste bellissime fiabe di potere e di trasformazione ci insegnano che ogni cosa ha un tempo e va rispettato.

Se non riusciamo ad allontanare  qualcosa o qualcuno dalla nostra vita, vuol dire che il suo compito con noi non è ancora finito. Non è il momento. Non ora.

Non ancora.

Accoglilo, abbraccialo come un vecchio amico.  Portalo con te nel tuo viaggio

Bella addormentata a chi?

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“La fanciulla dormiva da cento anni almeno e con lei dormiva tutto il palazzo.

Sognava, spesso, e sognava di essere sveglia, di essere viva, di correre e di mangiare. Sognava, sapendo di sognare.

Ma lo sapeva che sarebbe arrivato un principe azzurro a svegliarla. Non succede così nelle fiabe? Sì, c’è proprio una fiaba che parla di una fanciulla addormentata. Lei alla fine viene svegliata dal bacio del suo principe. Bello. Fico. E io? Chi mi sveglierà? Speriamo che sia carino. Dolce. Che mi faccia ridere. E che parli con me. Che mi sappia ascoltare. Che mi ami.

Ecco. Così vai avanti a dormire per altri cento anni! Cominciamo con la cosa più importante: che mi ami.

Per iniziare basta quello.”

Cosa potrebbe succedere alla Bella Addormentata se si svegliasse ai nostri giorni? E come sarebbe la sua storia d’amore con il Principe Azzurro? Un amore da fiaba, oppure…

Leggi la piccola fiaba moderna   Bella Addormentata a chi?   pubblicata sul sito ilmiolibro;  se ti piace, puoi supportarla per farla salire in classifica.

Per tutte le Belle Addormentate di oggi, che stanno aspettando un bacio per essere svegliate…

Il tempo dell’attesa

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La Baba Jaga sedette per pranzare; mangia e Vasilissa sta lì in silenzio. “ Perché non mi dici nulla?”chiese la Baba Jaga. «Stai lì come una muta!» “Non ho il coraggio di parlare,” rispose Vasilissa “ ma se permetti vorrei chiederti una cosa.” “ Chiedi; però non tutte le domande portano al bene. Se sai molte cose, invecchi prima!” Vassilissa la bella

La Baba Jaga, la vecchia strega, presente nelle fiabe della tradizione russa,  che vive in una casa  che si muove su zampe di gallina ed è costruita con ossa umane, sa essere terribile – mangia gli uomini, soprattutto quando sono troppo curiosi – ma sa dare anche giusti consigli. Questa fiaba – Vassilissa la bella, la versione russa di Cenerentola – ci racconta che non è sempre saggio sapere troppo. A volte bisogna saper attendere perché le risposte arrivano quando è il loro giusto  tempo.

Anche La bella addormentata ci parla del tempo: la fanciulla punta dal fuso deve dormire cento anni prima di essere risvegliata dal bacio del suo principe, per poter proseguire la sua crescita interiore: la liberazione di ciò che dorme, inconscio o bloccato, può richiedere molto lavoro: solo dopo cent’anni riesce ad arrivare il principe azzurro, il principio vitale, la vita che ci ama. Egli deve faticosamente avanzare all’interno di una selva intricata e a volte bisogna attendere molto per vedere il tanto atteso. (Biato)

Ne’ La fanciulla senza mani – un’antica e bellissima fiaba dei fratelli Grimm-  un padre si lascia ingannare dal diavolo e deve cedergli la propria adorata figlia come sposa. Dopo tre anni il diavolo vuole prendersi quello che gli spetta, e  nonostante la disperazione dei genitori, la figlia si sottomette al terribile patto e poiché il Diavolo non riesce ad usare il suo potere su di lei – il suo candore  è la forza psichica che non riesce a dominare  – ordina al padre di tagliarle le mani – tagliare le mani alla fanciulla vuol dire togliere la sua capacità psichica di afferrare, trattenere, aiutare se stessa e gli altri. Vuol dire annullarla.

Alla fine il diavolo non riuscirà ad avere la fanciulla e lei, ormai mutilata deciderà di lasciare la sua casa e di vagabondare per il mondo. Incontrerà il suo Re e lo sposerà ma poi per un nuovo inganno del diavolo tornerà a vagabondare. Il suo viaggio durerà sette anni – la durata di una stagione nella vita di una donna, il numero ricorrente nel tempo sacro, i sette giorni della creazione. Sette è il numero dell’iniziazione (Pinkola). Un periodo necessario per la crescita interiore della fanciulla – una rinascita –  che vedrà ricrescere le proprie mani, prima quelle di una bambina, poi quelle di una fanciulla e infine quelle di una donna.

Sette anni sarà anche il tempo necessario al suo Re, il suo sposo, per ritrovarla. Sette anni di dolore, non mangerà per sette anni, e di grande trasformazione. La fanciulla senza mani, come Vassilissa la Bella e La bella addormentata sono fiabe che portano profondi messaggi e meritano ben altri approfondimenti. Per ora ci basti vedere che per ognuna di queste storie, il tempo, e l’attesa hanno un valore fondamentale, la catarsi per prepararsi al viaggio.

Le fiabe ci insegnano che ogni cosa ha un tempo per essere svelata, e che il viaggio di ogni individuo alla ricerca del proprio sé ha bisogno del tempo necessario perché avvenga la trasformazione che porta alla crescita. Nessun tempo deve essere forzato

C’è un tempo per ogni cosa: un tempo per il dolore, che va onorato e mai evitato, e c’è un tempo per la gioia, che va accolta e mai data per scontata. C’è un tempo per avere le risposte, e a volte si fanno attendere molto a lungo, perché non è il nostro tempo per sapere.

Quello che stiamo cercando, quello che ci è destinato, arriva quando siamo pronti ad accoglierlo. Anche quando pensiamo di non esserlo. L’ attesa, è il tempo perfetto che ci prepara al dono e il tempo dell’attesa va rispettato, anche quando ci sembra interminabile.

Ho imparato che nulla va forzato, io che vivo sempre in conflitto con il mio tempo, che non è mai troppo veloce, o non è mai abbastanza, o che è troppo lento. Ho imparato che non devo sempre avere tutte le risposte, non subito! Non ora! Arriveranno.  Ho imparato che io creo la mia realtà – tutti noi lo facciamo – e che saper attendere, senza fermarsi – è un grande privilegio.

Alice: “Per quanto tempo è per sempre?” Bianconiglio: “A volte solo un secondo.”

La Donna Scheletro

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“Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse che cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti”.

I pescatori, da tempo, si tengono lontano da quella baia per paura dei fantasmi, ma un giorno arriva un pescatore che non sa nulla delle tristi storie su quel luogo;  butta il suo amo e sente subito che ha preso qualcosa. Non sa che, in realtà, il suo amo è rimasto incagliato nelle costole della Donna Scheletro e, mentre la tira a riva, pensa a quanto nutrimento potrà avere da un pesce così grosso.

Non si rende conto che il mare ribolle, perché la creatura che ha preso all’amo sta lottando per liberarsi, e solo quando tira la rete sulla sua barca si accorge dello scheletro che lo fissa dalle inconsolabili, orbite vuote.

Terrorizzato, scappa lontano da lei, ma quella, impigliata nella lenza, lo segue ovunque, fino al suo igloo.

La Donna Scheletro è una, antica,  bellissima fiaba dei fratelli Grimm che mi ha incantato e che vi consiglio di leggere, più volte, con attenzione; a dispetto del suo inizio tragico, racconta una bellissima storia d’amore.

Il pescatore, quando si rende conto che la Donna Scheletro è accanto a lui, nel suo igloo, pensa di scappare ancora, ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità con il cuore che batteva come un tamburo, ma poi inciampa e cade addosso a lei.

Non seppe poi dire come fu, forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo. Fatto sta che sentì nascere un sentimento di tenerezza, e lentamente, allungò le mani sudicie e  con parole dolci, prese a liberarla dalla lenza.

… e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo.

Questa storia è la nostra storia: “l’incapacità di affrontare e sbrogliare la donna Scheletro fa che molte relazioni amorose falliscono. Per amare,  bisogna essere, non soltanto forti, ma anche saggi. La forza viene dallo spirito, la saggezza viene dall’esperienza con la Donna Scheletro” (Pinkola Estes).

Iniziamo l’amore pieni di aspettative sull’altro e sul nostro sentimento, ci sentiamo invincibili, sicuri e siamo certi che il nostro amore ci nutrirà per sempre. Ma quando le cose cambiano nel rapporto e non riconosciamo più la persona che abbiamo accanto, non la comprendiamo più, non accettiamo più i suoi limiti o i suoi silenzi, o siamo indeboliti dalla mancanza di passione che prima ci confondeva, è proprio in quel momento che affiora la donna Scheletro, la metafora della morte di una parte del rapporto, che ci spaventa e ci fa scappare. Ci inorridisce. Non sappiamo che l’amore è fatto di cicli, di inizi e di conclusioni. E di nuovi inizi.

Non sappiamo che qualcosa deve morire per lasciare posto al nuovo. Una parte dell’amore che conosciamo deve morire per far nascere un sentimento più forte.

L’uomo, dopo aver accudito la donna, si dedica alla sua lenza e lei lo guarda, in silenzio, perché temeva che se avesse detto qualcosa lui l’avrebbe buttata dalla scogliera – l’avrebbe gettata via, mandata lontano;  non è quello che facciamo con chi crediamo di non amare più?

Poi, all’uomo viene sonno e mentre dorme, sogna – forse un sogno malinconico – e una lacrima gli brilla all’angolo dell’occhio. La Donna Scheletro la vede e, improvvisamente ha sete: si avvicina all’uomo addormentato e appoggia la bocca al suo occhio e beve quell’unica lacrima che, come un fiume, sazia la sua sete di infiniti anni. Poi canta sul cuore dell’uomo addormentato,  e piano piano, il suo scheletro si veste di muscoli e pelle e, alla fine, diventa una bellissima donna, e si addormenta accanto a lui. La notte li accoglie avvinghiati, l’uno all’altra e la mattina li sorprenderà ancora insieme, e non si lasceranno più.

Questo amore struggente ci spetta quando non scappiamo davanti alla paura di impegnarsi,  e riconosciamo il tesoro che ci si presenta anche se non è quello che aspettavamo; quando scegliamo di restare, anche quando sarebbe più facile andare via,  di avere tenerezza delle ossa del nostro amore anziché averne paura e la sua fragilità  ci commuove, fino a quella unica, preziosa lacrima.  Quando diamo tutti noi stessi senza temere di potere perdere tutto, perché se succede, sappiamo che arriverà qualcosa di nuovo.

Quando non temiamo la morte di una parte della nostra libertà, delle nostre aspettative iniziali, delle ingannevoli promesse dell’innamoramento.

Quando guardiamo con pazienza i problemi e le difficoltà del nostro rapporto – non abbiamo paura della Donna Scheletro –  e con infinità tenerezza sbrogliamo i nodi che la legano.

Così le anime imparano ad amarsi, per davvero.

“…Basta smetter di fuggire, basta cominciare a sbrogliare, ad affrontare la ferita e la propria brama di compassione, abbandonare al processo tutto il proprio cuore. 

… Così dovrebbe operare ogni relazione amorosa: ogni partner dovrebbe trasformare l’altro. La forza e il potere di ciascuno vengono liberati e spartiti. Lui le dona il cuore-tamburo, lei gli dona la conoscenza dei ritmi e delle emozioni più complessi che si possano immaginare. Chissà che cosa cacceranno insieme… Sappiamo soltanto che saranno nutriti sino alla fine dei loro giorni” “Donne che corrono con i lupi – Pinkola Estes

 

Sonno

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Mio buon Principe, sarà ormai più di cinquant’anni che ho sentito raccontare da mio padre che in quel castello c’era una Principessa, la più bella che si potesse mai vedere; che essa doveva dormirvi cento anni, e che sarebbe destata dal figlio di un Re, al quale era destinata in sposa”. A queste parole, il Principe s’infiammò; senza esitare un attimo, pensò che sarebbe stato lui, quello che avrebbe condotto a fine una sì bella avventura, e spinto dall’amore e dalla gloria, decise di mettersi subito alla prova. Appena si mosse verso il bosco, ecco che subito tutti gli alberi d’alto fusto e i pruneti e i roveti si tirarono da parte, da se stessi, per lasciarlo passare.” La bella addormentata nel bosco – Perrault