La cassetta degli attrezzi

Per imparare a scrivere narrativa serve una piccola cassetta degli attrezzi perché le tecniche sono importanti, ma altrettando importanti sono la creatività e la fantasia che sono dentro di noi; come la voglia di mettersi in gioco, e di scoprire che abbiamo parole da usare e da osare.
Scrivere la propria storia e poi leggerla ad alta voce è sempre una piccola, grande emozione, ascoltare quelle degli altri è condivisione e partecipazione.
Imparariamo a scrivere la storia che abbiamo nel cuore, immaginandola, ascoltandola con tutti i nostri sensi, annusandola, tastandola, gustandola proprio come fosse un cioccolatino, senza dimenticare mai che la nostra cassetta degli attrezzi è un pò magica, perchè qui, noi, scriviamo fiabe.
Grazie alle mie splendide scrittrici, al loro impegno, e per il dono speciale delle loro storie. 
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Alla Porta delle Fate

C’ è un posto dove i bambini possono sentirsi davvero liberi di essere bambini, di giocare, di sperimentare e di mettersi alla prova. Liberi di crescere, giocando.

C’è un posto dove i grandi possono sentirsi davvero liberi di entrare in connessione con quella parte bambina che è sempre dentro di noi ma, crescendo, dimentichiamo. Se le lasciassimo prendere il sopravvento, ogni tanto, potremmo vedere le piccole cose preziose che il nostro cuore distratto non riesce più a vedere.

In questo posto, c’è un bosco fatato, un vero bosco fatato, intendo, dove dagli alberi pendono lenti magiche, cuori, fili colorati, e nei tronchi ci sono piccole porticine che ti portano chissà dove. 

Il posto perfetto, in cui si dice, dimori lo spirito di una fata. 

Il posto perfetto per incontrare nuove bellissime persone, nuovi sognatori, nuovi viaggiatori…  il posto perfetto per sedersi in cerchio, e lasciare che la meravigliosa energia della natura ci accolga; il posto perfetto per meditare, accompagnati dalla musica, e lasciarci guidare nel nostro cammino interiore, senza temere di incontrare il drago; sappiamo che il nostro Re ci ha chiamato perché siamo pronti a intraprendere il nostro viaggio. (tratta da il viaggio dell’eroe. Paola Biato)

Il nostro Eroe ci guida nel cammino. 

E alla fine del  nostro percorso, troviamo le Carte delle Fiabe, create da una Maestra, ideatrice del metodo Psicofiaba, Paola Biato, carte Archetipiche, potenti: ci parlano attraverso i simboli e le meravigliose immagini. 

Tu  scegli la tua carta,  ma in realtà lei sceglie te, per parlare alla tua anima. Apre alla ricerca. Ti accompagna nel tuo viaggio. Ti aiuta a scrivere la fiaba che hai nel cuore…

C’è un posto perfetto dove la bellezza, la voglia di fare, di creare cose nuove, la passione aprono le porte del Tutto-Possibile,  dove il talento si fonde armoniosamente con una geniale fantasia, dove basta uno sguardo per capire che sì, che insieme si possono fare cose speciali, che si può immaginare e poi creare. 

Il viaggio continua…

 

 

Le tre piume

le-tre-piume

Illustrator Patrizia Kovacs

“C’era una volta un re che aveva tre figli: due erano intelligenti e avveduti, mentre il terzo parlava poco, era semplice, e lo chiamavano il Grullo. Quando il re diventò vecchio e pensò alla sua fine, non sapeva quale dei figli dovesse ereditare il regno dopo la sua morte. Allora disse loro: “Andate, colui che mi porterà il tappeto più sottile diventerà re dopo la mia morte.” E perché‚ non litigassero fra di loro, li condusse davanti al castello, soffiando fece volare in aria tre piume e disse: “Dovete seguire il loro volo.” Una piuma volò verso oriente, l’altra verso occidente, mentre la terza se ne volò diritto e non arrivò molto lontano, ma cadde a terra ben presto. Così un fratello andò a destra, l’altro se ne andò a sinistra; il Grullo invece fu deriso perché‚ dovette fermarsi là dov’era caduta la terza piuma.

Il Grullo si mise a sedere tutto triste. D’un tratto scorse una botola accanto alla piuma. L’aprì e discese una scala venendosi a trovare davanti a un’altra porta; bussò e sentì gridare dall’interno:

“Oh, Donzelletta verde e piccina
Dalla zampa secca,
Sparuta cagnolina,
Ehi proprio tu, stammi a sentire,
Chi c’è là fuori mi devi dire!”

La porta si aprì ed egli vide un rospo grande e grosso, con tanti piccoli rospetti attorno. Il rospo grande gli domandò che cosa egli desiderasse. Rispose: “Un tappeto che sia il più bello e il più sottile di tutti.” Allora il rospo chiamò uno dei suoi rospetti e disse:

“Oh, Donzellettaverde e piccina
Dalla zampa secca,
Sparuta cagnolina,
Ehi proprio tu, stammi ad ascoltare,
Proprio la scatola mi devi portare!”

 La bestiola andò a prendere la scatola e il rospo grande l’aprì e diede al Grullo un tappeto, bello e sottile come nessun altro sulla terra. Il Grullo ringraziò e se ne tornò a casa.

Gli altri due fratelli credevano che il minore fosse tanto sciocco che non sarebbe stato in grado di trovare nulla. “Perché‚ darsi la pena di cercare tanto!” dissero; tolsero alla prima pecoraia che incontrarono le rozze vesti e le portarono al re. In quella arrivò anche il Grullo con il suo bel tappeto, e quando il re lo vide si meravigliò e disse: “Il regno spetta al più giovane.” Ma gli altri due non gli diedero pace, dicendo che era impossibile che il Grullo diventasse re; e lo pregarono di porre un’altra condizione. Allora il padre disse: “Erediterà il regno colui che mi porterà l’anello più bello.” Condusse fuori i tre fratelli e soffiò in aria le piume che essi dovevano seguire. I due maggiori se ne andarono di nuovo verso oriente e verso occidente, mentre la piuma del Grullo volò dritta e cadde accanto alla botola.”

Il vecchio Re lanciando le tre piume per segnare il percorso che dovranno percorrere i suoi figli, lascia fare al destino – un antico uso di origini germanica lanciare piume  frecce per indicare la strada – e anche nella scelta del primo oggetto che devono trovare: il tappeto più bello; nell’antichità tappeto era il nome dei  preziosi lavori di intessitura delle Parche che intessevano il destino dell’uomo.

I due fratelli intelligenti seguono le loro piume  e non sono interessati a trovare il vero tesoro perchè sono certi che il loro fratello sciocco non cercherà niente di meglio, mentre questì’ultimo, che segue la strada che la sua piuma gli indic,a scende nel profondo della terra, simbolicamente entra nel proprio inconscio e lo affronta, mentre gli altri due restano alla superficie, non affrontano sè stessi.

La fiaba ci parla dei passaggi interiori che ogni essere umano deve compiere per crescere, per passare ad un livello superiore e postivo della propria crescita e del proprio sviluppo.

L’allontanamento,  che richiama  l’archetipo dei riti di inziazione: igiovani venivano allontanati per segnare il loro passaggio nelletà adulta,

le prove a cui sono sottoposti,  il giovane dovrà scendere nella botola, e affrontare l’oscurità del proprioinconscio per trovare il tesoro,

l’aiutante magico, in questa fiaba il rospo – che rappresenta la nostra  parte interiore –  che consegna  al giovane i tesori meravigliosi da portare al padre, i tesori che completano la formazione della propria personalità.

Il giovane porta al padre un tappeto meraviglioso, mentre i due fratelli che hanno portato degli stracci, stupiti dal risultato chiedono al padre di dare loro altre prove. Il Re chiede allora di trovare l’anello più prezioso e in ultimo la fanciulla più bella. Anche in questi casi i due giovani inelligenti sono superficiali nelle loro ricerche – non imparano dalla prima esperienza –  mentre il giovane grullo ha ancora  gli aiuti dal grosso ropso che infine gli dona una delle sue figlie, che si trasforma in una bellissima fanciulla.

Il re, davanti alla bellezza della giovane, portata dal suo figlio sempliciotto, in contrasto con le due rozze contadine portate dagli altri due,  decide di affidare il suo regno al terzo figlio; e di fronte alle reazioni dei due fratelli stizziti,  acconsente che venga fatta un’ ultima prova.

“Il re accordò anche questa prova. Le due contadine saltarono e riuscirono sì ad attraversare il cerchio, ma erano così sgraziate che caddero a terra spezzandosi braccia e gambe. Poi saltò la bella fanciulla che il Grullo aveva portato con s’; saltò attraverso l’anello con agilità estrema e conquistò il regno. Alla morte del re, il Grullo ereditò così la corona e regnò a lungo con grande saggezza.”

La fiaba non ci dice se il figlio sempliciotto sposa la bella fanciulla, che in realtà, rappresenta simbolicamente un altro aspetto della  personalità del giovane semplice, come le due rozze contadine  rappresentano quelle dei due superficiali fratelli: la saggezza finale del giovane  semplice contro l’intelligenza dei due fratelli: un’intelligenza che può essere un dono di natura, indipendentemente dal carattere, ma la saggezza arriva dalla profondità interiore, dalle esperienze importanti e dalla capacità di apprendere da esse:

“il riflesso di una personalità ricca e ben integrata” Il mondo incantato – Bettelheim

In ultimo, il bambino che legge la fiaba, e che spesso vive sentimenti di frustrazione e inadeguatezza di  fronte al mondo che lo circonda, si può identificare nel giovane sempliciotto, l’eroes della fiaba, che grazie alle proprie forze riesce a realizzarsi.