Cosa stai nutrendo?

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Se non puoi essere un pino sul monte,
sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore piccola saggina
sulla sponda del ruscello.
Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.
Se non puoi essere una via maestra
sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole,
sii una stella.
Sii sempre il meglio
di ciò che sei.
Cerca di scoprire il disegno
che sei chiamato ad essere,
poi mettiti a realizzarlo nella vita.

Martin Luther King

Stai nutrendo la tua anima? Quali parte stai accogliendo, curando, ascoltando? Il nostro percorso di vita è essere in continuo cammino: possiamo cercare il nostro sentiero, quello che è giusto per noi e ci aspetta da sempre. O possiamo decidere di percorrere altre vie.

Che non sono le nostre. Che ci portano lontano dalla nostra realizzazione personale, dalla nostra evoluzione e da tutto quello che desideriamo. Dal nostro risveglio…

Scegli il sentiero che vuoi, e anche quando penserai che non è quello giusto, percorrilo con amore per quello che fai e per le cose e le persone che stai incontrando. In ogni momento, dai nutrimento alla tua anima. Questo ti riporterà al tuo vero cammino, e potrai proseguire, in continuo movimento circolare, antico e interminabile. Unico e vero.

Sarai pronto a iniziare il tuo nuovo viaggio meraviglioso…

 

 

 

 

 

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Origami

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Ogni volta che scrivo una fiaba personalizzata è come fare un viaggio, come andare a trovare una nuova amica o un nuovo amico. Far parte per un po’ della sua vita, della sua storia e delle sue emozioni. Non mi stancherò mai di dirlo: è un grande privilegio di cui sono molto grata.

Ma non c’è solo la scrittura della fiaba: ci sono i disegni, bellissimi, di  Elena Bertoloni , illustrator di grande talento e grande sensibilità. E poi, prima di essere consegnata, la fiaba deve essere vestita con cura, per portare il suo prezioso messaggio. Così anche la confezione è creata attorno alla storia, attorno alla persona a cui è dedicata, come un vestito che deve far sentire a proprio agio, che deve appartenere.

Sono sempre alla ricerca di cose nuove per le mie fiabe, cose speciali, come sono le persone a cui la fiaba è dedicata – e per caso sono arrivata agli origami. Come, per alcune cose, che ora sono fondamentali nella mia vita, ne ho sempre sentito parlare, ma non ho mai approfondito la cosa. Forse non mi interessava. Probabilmente non era il tempo.

Ori piegare, e Kami carta, ma anche dei. Un’ antica arte sacra che crea bellissime figure da un quadrato di carta colorato. Già al primo origami che ho fatto, tentato di fare,  mi sono resa conto di come la carta venga educata, educata con cura e attenzione alla forma che dovrà prendere. Come per prepararla all’onore di diventare un leggero, fragile, oggetto prezioso. Eppure la carta sottile  non si rompe, nonostante venga piegata e piegata più volte, ma resta intatta e cambia forma seguendo il movimento delle dita che la trasformano.

Quasi per celebrare l’onore di diventare una cosa nuova.

La cultura giapponese insegna  che il cambiamento fa parte della vita dell’individuo, che nulla ci appartiene e che ogni esperienza, anche dolorosa è un prezioso supporto alla nostra evoluzione. Come il kintsugi: ogni ferita deve essere valorizzata.

Le fiabe fanno lo stesso. Aprono  alla ricerca,  ti invitano al cambiamento, ti insegnano ad affrontare ogni prova, e ti indicano la strada per evolvere in nuove forme 

Fare un origami è quasi una pratica meditativa, una riflessione profonda su come possiamo educarci a cambiare -lo possiamo fare, dipende da noi –  per trasformarci in un nuovo “noi stessi”, e di come i segni che portiamo addosso, siano la guida preziosa per indicarci nuove forme, nuove idee, nuovi pensieri. 

Nuova vita…

 

Le parole che non ho mai detto

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Marc Schaefer 

Le relazioni non sono sempre facili. E non parlo solo di relazione d’amore, che proprio per l’investimento emotivo sono di per sé complicate.

Ma relazioni affettive, d’amicizia, di lavoro. Stabilire una connessione con l’altro è un mix di ascolto, attenzione, cura, rispetto reciproco. E parole

Quante parole avremmo voluto dire, o vorremmo dire, e non lo facciamo?

Dirsi l’un l’altro, quello che ci ferisce, o ci fa stare male, è un dono che facciamo a noi stessi e che facciamo all’altro. L‘accettazione di comportamenti sbagliati, di atteggiamenti che limitano la reciproca libertà, che, giorno dopo giorno, uccidono l’amore, l’amicizia e le relazioni, è una mancanza di rispetto reciproco.

Nascondersi dietro i ” tanto è fatta, fatto cosi’, non cambierà mai” non aiutano te, e non aiutano l’altro, perché così gli impedisci di crescere e di evolvere.

E non cresce e non evolve la vostra relazione. 

Non cresci tu…

Forse è arrivato il momento di dire quelle parole che sono dentro di te, da tanto tempo…

Trova il tuo oro

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Siamo sempre alla ricerca di sicurezza, amore, stima, accettazione e comprensione. Ma facciamo sempre l’errore di cercare fuori da noi: nella persona che dice di amarci, nel lavoro che chiede di mostrare quanto vali, negli amici che ti spingono a essere come loro. Tutto quello che cerchi, è già dentro di te. Tutto l’oro che cerchi è già dentro di te.

Oggi, ricordati di brillare…

Il diario creativo

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Gabrielle Cole

Ho ricominciato da poco a tenere un diario. Scrivo fiabe, curo un blog e già, questa, è  una forma per raccontare, ad altri e per altri, raccontando di sè. C’ è sempre una parte di noi in quello che scriviamo.

Scrivere per un blog è quasi come tenere un diario. Quasi, perchè l’atto di prendere un taccuino –  può essere un  quaderno, un blocco; l’ importante è che ti piaccia – aprirlo, guardare le pagine che hai scritto nei giorni precedenti – già questo ti regala un senso di appartenenza – e arrivare alla pagina bianca che aspetta solo di essere riempita di parole… E’ già un rito.

Tenere un diario vuol dire scrivere di sè, per sè, ogni giorno, ogni volta che ne abbiamo voglia, due righe o un papiro; ma vuol dire raccontarsi, esprimere le emozioni inconsce che non sappiamo far uscire con le parole e che senza la scrittura restano sparse, in modo disordinato, nella nostra mente, e nel nostro cuore.

Vuol dire fare ordine, fare il punto della situazione, perchè rileggere quanto abbiamo scritto qualche tempo prima ci fa capire a che punto siamo, ci fa comprendere quello di cui abbiamo bisogno per davvero.

La narrazione è la modalità principale con cui, dall’età infantile a quella adulta, si sviluppano la mente e l’identità personale, e la nostra mente, ogni giorno, interpreta la vita, le persone e le situazioni in forma narrativa;  struttura e organizza ogni informazione, ogni evento e grazie a questo meccanismo, si orienta. La nostra mente mette in ordine, altrimenti sarebbe il caos.

George Mandler, psicologo americano  afferma, che ciò che non viene strutturato in forma narrativa, nella memoria, viene dimenticato.

Raccontare, diventa un modo per costruire un pensiero auto-biografico su di sé,   vuol dire dare un senso alla propria vita personale e professionale.  Ci aiuta  a riflettere sulle proprie credenze circa il cambiamento e a riorganizzarle in modo che assumano un significato diverso.

Oltre a questo, scrivere un  diario ha una serie di benefici immediati,  nel breve,   e nel lungo termine, per il nostro benessere: puoi cominciare il tuo diario creativo – via libera a istinto e fantasia –  dalle piccole cose, quelle a cui, normalmente  non facciamo caso:

  • raccontare di qualcosa che ti ha fatto sorridere, o ti ha sorpreso. Scrivere di cosa sei grato – e una volta che inizi a farlo,  ti  rendi conto di quante cose possono farti dire grazie ogni giorno, e inizierai a sentirti meglio;
  • scrivere sul proprio diario  i piccoli insuccessi ci aiuta a elaborarli e rileggendoli ci fa capire come possiamo modificare gli atteggiamenti sbagliati,  ma celebrare le piccole vittorie è una potente gratificazione, una grande motivazione.
  • Puoi scrivere il modo in cui vuoi iniziare la tua giornata, con le convinzioni potenzianti che ti accompagnano nel tuo lavoro, o una parola chiave che ti può supportare con  un nuovo progetto.
  • Puoi fare uno schizzo, un disegno, o scrivere – di getto –  senza pensare per almeno 15 minuti, senza badare alla forma, o alla sintassi. Un vero esercizio catartico – la scrittura espressiva – che aiuta a sciogliere blocchi e aumenta la consapevolezza su di sè.

Potrei continuare questa lista infinita ma la cosa migliore è provarla; se non ti  è naturale scrivere, prendilo come un piccolo allenamento iniziale, che diventerà poi una meravigliosa abitudine.

 

 

 

 

C

 

Errori

 

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“Dovremmo essere felici per il nostro privilegio di fare errori, dovremmo essere felici per la saggezza che ci permette di conoscerli, felici per il potere che ci permette di trasformarli in una luce brillante che illumina il sentiero verso il nostro futuro. Gli errori sono i dolori che portano alla saggezza, senza di loro non ci sarebbe crescita individuale, non ci sarebbe progresso, non ci sarebbe conquista -William Jordan

Quando riusciamo a guardare ai nostri errori senza autocommiserarci e condannarci, e senza giudicarci e riusciamo a capire che abbiamo fatto casino, perché non abbiamo ascoltato un nostro bisogno, ci stiamo facendo il grande dono dell’empatia.

Quando siamo collegati al nostro vero io – quando siamo empatici con noi stessi – in un modo che ci arricchisce la vita – insomma, quando ci amiamo – abbiamo maggior consapevolezza di quali sono i nostri reali bisogni.

“Quando con il nostro comportamento, non abbiamo soddisfatto un nostro bisogno, è molto più probabile che impariamo qualcosa  dalle nostre azioni se riusciamo ad identificare quel bisogno, perché, senza perdere il rispetto per noi stessi, possiamo iniziare a immaginare in quale altro modo avremmo potuto , meglio soddisfarlo” Parlare Pace – Marshall B. Rosenberg

Se non siamo in grado di accettare – accogliere e trasformare – i nostri errori, come potremo comprendere quelli degli altri?Di chi amiamo, del nostro compagno/a, dei nostri figli, di chi ci è vicino, di chi lavora con noi.

Se non siamo empatici con noi stessi, come potremo esserlo con gli altri?

Parlare Pace – Marshall B. Rosenberg

 

Le responsabilità dell’amore


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Siamo responsabili dell’amore che provochiamo?”

Certo, sempre! risponde sicura Martina e scuote i morbidi capelli castani facendo il suo tipico sorriso lento, di adolescente ancora inconsapevole degli stuoli di giovani ammiratori che restano confusi al suo passaggio.

Rido… abbiamo letto la fiaba del Re Bazza di Tordo, della  principessa bellissima, ma superficiale e sciocca che lo deride per il suo brutto viso con il mento grosso. Il re viene rifiutato dalla bella principessa ma il vecchio padre della fanciulla, stanco dei suoi capricci, la dà in moglie al primo, squattrinato suonatore che passa al castello, per punirla, senza sapere che il suonatore è, in realtà, sempre il Re Bazza di Tordo che solo alla fine si svelerà alla principessa.

La fanciulla deve adattarsi a vivere nella povertà, a lavorare come sguattera e a vivere accanto ad un marito che non avrebbe mai voluto, rimpiangendo il Re Bazza di Tordo che aveva rifiutato  –  deve superare molte prove per crescere e diventare finalmente una donna capace di vivere un rapporto equilibrato e maturo,  – e solo allora può avere il suo Re, –  il Re Bazza di Tordo che, nonostante il suo rifiuto, è innamorato di lei e ha scelto di trasformarsi:

E quando ella lo guardò, vide che era di nuovo il re Bazza di Tordo. -Non aver paura- le disse questi -io e il suonatore che abitava con te nella misera casetta siamo la stessa persona: per amor tuo mi sono travestito così:

Anche lui  ha dovuto trasformarsi –  diventare un  povero suonatore squattrinato  –  per poterla cambiare – un cambiamento, una trasformazione che hanno dovuto fare entrambi; cambiare vuol dire guardare all’altro e crescere insieme.

“Vedi?” dico a Martina – alla fine la principessa ha capito che l’amore, che il  re aveva per lei, era importante e, superando prove, anche difficili, gli è stata vicina – è cambiata per luiha dovuto fare la sguattera – e lui è cambiato con lei – si è travestito da suonatore e poi è tornato Re. 

Questo dovrebbe essere l’amore. Avere cura di chi ti ama; quando fai innamorare qualcuno sei capace di guardarlo? Guardarlo davvero intendo. Vuol dire andare oltre  un viso che ti sembra sgradevole perchè ha il mento grosso – quando non corrisponde ai tuoi desideri, alle tue aspettative e alle tue illusioni, che magari non sono nemmeno quelle reali, e ti fai ingannare dai tuoi finti bisogni.

Vuol dire guardare la sua anima. L’amore va sempre rispettato.

E vale anche per l’amore donato. Il più delle volte ci innamoriamo di qualcuno senza sapere nemmeno chi è realmente, non lo guardiamo, e vediamo, solo, quello che il nostro bisogno di amore ci fa vedere.

Il Re Bazza di Tordo, invece, ha capito di amare la sua principessa perchè è andato oltre i suoi atteggiamenti indisponenti e antipatici,  oltre l’apparenza; ha superato i  veli delle fragili illusioni,  e  ha guardato fino dentro alla sua anima: solo così ha potuto vedere il suo oro nascosto. Lo ha riconosciuto, e di  quello si è innamorato.

“E, se chi si innamora di te, proprio non ti piace? Cioè, anche se lo guardi, per davvero, ma non riesci a trovare il suo oro?” chiede Martina tutta seria – questa faccenda dell’oro interiore l’ha colpita.

“Ti rifaccio la domanda allora: Siamo responsabili dell’amore che cerchiamo negli altri, che doniamo a chi forse non lo chiede? Opure dell’amore che provochiamo? Anche quando non lo vogliamo? 

Martina mi guarda confusa e non risponde, e la capisco perchè non è una risposta semplice. Ma noi creiamo la nostra realtà e attiriamo storie e persone.  Le chiamiamo. Anche quelle che in realtà non avremmo voluto avere vicino.

O crediamo di non avere voluto vicino…

Così rifaccio la domanda a chi voglia rispondere:  Siamo sempre responsabili del nostro amore?