Un paese da fiaba, 3° edizione!

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illustrator Marta Perciaccante – copertina fiabe vincitrici 2° edizione

Dopo il successo della seconda edizione, ritorna il nostro bel Concorso ” Paese da fiaba” per l’anno 2018:

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Il comune di Padenghe sul Garda, la Biblioteca Comunale con la collaborazione di Fiabe in costruzione – scriviamo Fiabe su misura – organizza il 3 °concorso letterario per fiabe, rivolto a tutti residenti in Lombardia.  Il Concorso è aperto a tutti (scrittori esordienti e non) e a tutte le età (anche i minorenni possono partecipare, in caso di qualificazione come finalista è necessaria la presenza di uno dei genitori per il ritiro del premio).

BANDO DI CONCORSO: PAESE DA FIABA

3° Premio letterario per fiabe, per promuovere la letteratura per l’infanzia e la bellezza, la tradizione e la storia del paese di Padenghe sul Garda.

Il  Comune di Padenghe sul Garda, la biblioteca comunale, in collaborazione con “Fiabe in Costruzione”- scriviamo fiabe su misura- organizza la terza edizione del concorso di fiabe rivolto a tutti i residenti in Lombardia.

Il concorso è aperto a tutti (scrittori esordienti e non) e a tutte le età.

 

Anche per  questa edizione aspettiamo le vostre bellissime fiabe che dovranno contenere questi tre elementi:

– Il lago
– Il pescatore o il contadino
– Lo scrigno

Per tutte le informazioni leggete il bando del concorso.

Aspettiamo le vostre fiabe!

Annunci

Concorso letterario “un Paese da Fiaba”, al via la 2° edizione

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Illustrazione di Chiara Orio 

Dopo il successo dello scorso anno nella sua prima edizione torna il magico “Concorso Letterario di fiabe” organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda  e dalla   sua bella Biblioteca con la collaborazione di Fiabe in costruzione.

Sono ufficialmente aperte le iscrizioni per partecipare al 2 Concorso Letterario “Un paese da Fiaba” aperto a tutti i residenti in Lombardia, scrittori esordienti e non, di tutte le età.

Quale migliore occasione per mettersi alla prova, attivare creatività e fantasia? Ognuno di noi ha dentro di sè una storia meravigliosa  da raccontare…

Aspettiamo le vostre fiabe!

Per modalità di partecipazione e regolamento visionate il Bando del concorso .

 

 

Scriviamo una fiaba?

SAMSUNG CSC

                                                Scriviamo una fiaba?

Fiabe in costruzione organizza un laboratorio base di creatività e scrittura di fiabe rivolto a tutti coloro che amano le fiabe e credono che possono ancora insegnarci qualcosa.  Per chi vuole mettersi alla prova, per chi ha una storia da raccontare o vuole semplicemente imparare a scrivere una fiaba. Per attivare la fantasia…

Abbiamo dentro di noi un mondo di personaggi, parole ed emozioni che chiedono solo di uscire. Lo facciamo insieme?

Il laboratorio, che avrà la durata totale di 10 ore, avrà luogo presso la biblioteca di Padenghe sul Garda nei giorni:

Martedì   7 febbraio      dalle ore 20.00 alle ore22.30

Martedì   14 febbraio    dalle ore 20.00 alle ore 22.30

Martedì 21 febbraio     dalle ore 20.00 alle ore 22.30

Martedì 28 febbraio    dalle ore 20.00 alle ore 22.30

Programma

Introduzione alla fiaba, storia miti e leggende – Fiaba e favola -La metafora – Il potere educativo della fiaba non solo per i più piccoli ma anche per i grandi – Conosciamo alcuni degli autori più famosi -Propp – morfologia delle fiabe: eroe, aiutante, antagonista, aiuto magico – Scrivere, scrivere, scrivere – esercitazioni per attivare la nostra fantasia, per metterci alla prova- Scrivi la tua fiaba.

 Il costo totale per ogni partecipante è di 30,00 euro

 Per ogni informazioni e per le iscrizioni scrivere a fiabeincostruzione@gmail.com o telefonare al seguente numero 3496501558

Il corso avrà luogo al raggiungimento del numero minimo di 4 partecipanti

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici – epilogo

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Lorenza Bianchi

Cosa farà la povera Ermengarda, fiera principessa longobarda figlia di Re Desiderio, per combattere l’incantesimo della strega? Una lotta tecnologica fra nickname, profili Facebook e App innovative.! Anche le streghe si adeguano! Ecco la seconda parte della bella  fiaba vincitrice, per la categoria Autori, del nostro bel  concorso  Un Paese da Fiaba 

Ancora complimenti alla sua autrice Lorenza Bianchi!

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici

“I genitori scrissero tutti su Facebook chiedendo spiegazioni, ma Bennie –  aka Condora – fingendosi Adgar – e cioè Garda’s – rispose prontamente che aveva stabilito nuove regole e raccomandò di seguirle e di farle seguire attentamente anche ai propri figli. Quando Garda’s – aka Adgar – si accorse del problema trasalì, si mise le mani sul lenzuolo che la ricopriva dove avrebbero dovuto esserci i capelli, e poi pianse prima di dolore e poi di rabbia. Terminato l’attimo di sconforto si mise subito al lavoro. Impostò nuovamente il sito e Facebook, cambiò la password e poi comunicò a tutti i suoi seguaci che qualcuno aveva svolto un’azione di “phishing” e cioè si era impadronito della sua password, e poi era entrato nel suo profilo FB e nel suo sito e aveva modificato tutti i contenuti della sua App. Immediatamente i genitori e i ragazzi le risposero che nessuno di loro aveva creduto veramente che fosse stata lei a scrivere quelle cose, e colsero l’occasione per ringraziarla ancora una volta per tutto ciò che faceva per la comunità. La strega, leggendo quelle risposte si arrabbiò all’inverosimile e fu attraversata dall’antica invidia, la stessa che le aveva fatto decidere, molti anni prima, di trasformare Garda’s in un fantasma. Decise di giocare d’astuzia, creò un profilo su Facebook che chiamò “Sono una mamma speciale” e poi chiese l’amicizia a tutti gli amici di Garda’s – aka Adgar – tralasciando quest’ultima. In breve tempo, grazie anche a un trucco tecnologico, tantissimi genitori aderirono alla sua richiesta di amicizia. Bennie – aka Condora – a quel punto, iniziò a commentare e ad instillare un grande dubbio nei genitori: qualcuno sapeva chi fosse effettivamente Adgar? Chi era la persona che si nascondeva dietro a quel profilo? Qualche genitore l’aveva mai vista o conosciuta personalmente? Adgar stava diventando per tutti i bambini un punto di riferimento, e i genitori avrebbero dovuto incontrarla e parlare con lei. E la strega fu ancora più subdola: suggerì ai genitori di dedicarle una grande festa e di raccogliere dei soldi per regalarle un grande mazzo di fiori. Dato che aveva trasformato Garda’s in un fantasma invisibile agli occhi umani e destinato a vagare nel castello per sempre, sarebbe stata impossibile la sua partecipazione alla festa e, di conseguenza, Adgar avrebbe perso, agli occhi dei genitori, qualsiasi tipo di credibilità.

Bennie – aka Condora – tramite il suo profilo “Sono una mamma speciale” inviò dei messaggi a tutti i genitori raccomandando di non far sapere ad Adgar – aka Garda’s – della festa, in quanto avrebbe dovuto essere una sorpresa, non pensando che ogni rappresentante di classe avrebbe dato ad ogni allievo una busta da portare ai propri genitori per raccogliere i soldi per i fiori. E fu così che quando Ander chiese i soldi per la colletta alla propria madre, Garda’s venne a conoscenza del piano di “Sono una mamma speciale”. Dapprima si angosciò perché, in quanto fantasma, non avrebbe potuto presenziare alla festa e quindi non sarebbe stata più creduta né dai genitori e neppure dai ragazzi. Successivamente si chiese quale vantaggio traesse “Sono una mamma speciale” nel mettere in dubbio la sua identità, e chi si nascondesse dietro quel profilo. Pensò che molto probabilmente si trattava della stessa persona che aveva sabotato il suo sito internet e anche Facebook. Dopo un giorno e una notte di indagini approfondite scoprì la colpevole e decise di tenderle un tranello per renderla inoffensiva. Chi conosce il mondo delle streghe e dei maghi sa che il Gran Magano, capo di tutte le streghe, ogni trecentosessantacinque giorni, nella giornata di venerdì, premia tutte le streghe che nel corso dell’anno abbiano compiuto un grande maleficio. Garda’s – aka Adgar – finse di essere il Gran Magano e inviò una mail a Bennie – aka Condora –  nella quale si congratulò per l’ottimo lavoro svolto nel sabotaggio della “App della felicità”. Aggiunse poi di aver creato un premio apposta per lei che consisteva in una speciale pozione a base di spezie in grado di donare un’incredibile memoria. Specificò che la pozione si trovava presso le segrete del castello, ma affinché svolgesse rapidamente il suo effetto, sarebbe stato necessario berla tutta d’un fiato allo scoccare delle ore ventuno di quella stessa sera. La strega, che ormai data l’età era quasi senza memoria, non appena lesse il messaggio esultò e, dentro di sé, ringraziò il Gran Magano per averle fornito un’opportunità così preziosa. Garda’s – aka Adgar – sapeva che Bennie – aka Condora –  non reggeva l’alcool, perciò preparò un’abbondante dose di vino “Garda Classico Groppello”, cui aggiunse molto zucchero per aumentarne la gradazione alcolica, e vari tipi di spezie. La strega alle venti e cinquanta entrò nelle segrete direttamente dal finestrino e, con la sua scopa computerizzata, effettuò un atterraggio di tutto rispetto. Attese lo scoccare delle ore ventuno e ansiosa di ottenere una memoria prodigiosa, trangugiò rapidamente la “magica pozione” preparata dal fantasma che, nascosto in un armadio, seguiva con trepidazione la scena. Dopo aver bevuto, Bennie – aka Condora – emise un rutto pazzesco seguito da un singhiozzo rumoroso e poi stramazzò a terra svenuta. Garda’s – aka Adgar – passò attraversò l’armadio, raccolse da terra la scopa computerizzata e digitò con furia sul pc nel tentativo di collegarsi al computer principale della strega. L’operazione non riuscì subito, ci volle del tempo durante il quale, il fantasma, per la paura che la strega riprendesse i sensi, si mise a sudare così copiosamente da inumidire tutto il lenzuolo che lo ricopriva. Quando il sito si aprì Garda’s – aka Adgar – rimase a bocca aperta: scoprì che Bennie – aka Condora – non solo aveva congegnato un sistema per distruggere completamente la start-up della felicità, ma aveva creato un programma denominato “Le scatole del male” che aveva lo scopo di far scomparire i bambini e i ragazzi bravi. Il programma era virtuale e composto da tante scatole diverse, ma il progetto consisteva nel rendere reali le scatole e regalarle alle scuole, in modo che tutti i bambini e i ragazzi potessero accedervi. Ad esempio la scatola dei “Nasi finti” conteneva nasi di maiale e nasi di Pinocchio, e i bambini e i ragazzi che li avessero indossati sarebbero stati trasformati rispettivamente in maiali costretti a rotolarsi nel fango per sempre, e in burattini di legno uguali a Pinocchio obbligati a raccontare solo bugie. C’era anche la scatola dei “Dolci ingrassanti” colma di pasticcini apparentemente normali, ma se solo un bambino o un ragazzo ne avesse assaggiato uno, avrebbe avuto fame di dolci per tutta la vita e con il tempo sarebbe diventato una persona obesa, ma così obesa da non riuscire a passare neppure più dalla porta. Per non parlare della scatola dei “Finti videogiochi”: sarebbe stato sufficiente giocare una sola volta con un finto videogioco per dimenticare tutta la storia e la geografia imparate sino a quel momento. Il peggio era sicuramente rappresentato dalla finta lotteria: chi avesse aperto i biglietti della lotteria gratuiti non sarebbe più stato capace di leggere un libro, in questo modo i bambini e i ragazzi, sarebbero rimasti ignoranti e si sarebbe potuto raccontare loro ciò che si voleva e questi ci avrebbero creduto. L’ultima scatola conteneva delle poltrone di plastica gonfiabili, i bambini e i ragazzi che le avessero gonfiate e si fossero seduti sopra sarebbero rimasti incollati con la schiena ed il sedere e, con il tempo, i muscoli sarebbero scomparsi del tutto, impedendo loro persino di camminare! Il fantasma cancellò in un battibaleno tutto quanto e si affrettò a cercare la formula che gli avrebbe consentito di trasformarsi nella bella ragazza dei tempi precedenti al sortilegio. Quando l’ebbe trovata recitò le parole magiche e, come per incanto, il lenzuolo si dissolse e lei si ritrovò di nuovo… umana. Garda’s – aka Adgar – provò una strana sensazione: pochi istanti prima era trasparente e senza peso ed ora, invece, poteva vedere e toccare il proprio corpo.

Si avvicinò ad uno specchio per verificare il suo aspetto, ma proprio in quel momento la strega emise un rantolo e la ragazza, per la paura che ritornasse in sé, cercò nel computer una formula che la rendesse innocua. Ne trovò una che avrebbe trasformato Bennie -aka Condora – in sottili goccioline di pioggia; si apprestò a recitare la formula magica, ma proprio mentre stava per pronunciare le due ultime parole, la strega emise uno starnuto fortissimo, rinvenne e si rialzò. Resasi conto di ciò che stava per succedere, afferrò il pettine che aveva tra i capelli e fece per scagliarlo in direzione di Garda’s: se fosse riuscita a colpirle la bocca il sortilegio non avrebbe sortito effetto. La ragazza, però, riuscì a terminare la formula, e il pettine, ormai vicinissimo alle sue labbra, fece un’improvvisa inversione a “u”, raggiunse Bennie – aka Condora – ed evaporò insieme a lei. Garda’s si sentì pervadere da un enorme senso di sollievo mentre osservava le goccioline innalzarsi verso il cielo, poi però, si mise a tremare all’idea di quello che sarebbe potuto succedere se la strega avesse attuato il suo piano. Si soffermò a guardare il suo corpo e si rese conto che, finalmente, avrebbe potuto vivere senza un ingombrante lenzuolo addosso, ma soprattutto, avrebbe potuto lasciare il castello e ciò le avrebbe permesso di conoscere la gente. Era stanca di avere amicizie solo virtuali ed inoltre pensava fosse sciocco comunicare attraverso un computer quando esisteva la possibilità di guardare negli occhi le persone, osservarne le espressioni del viso e, a volte, poterle persino abbracciare! L’antica pendola scandì ventidue rintocchi e, dato che la festa indetta dai genitori in suo onore avrebbe avuto luogo il giorno seguente, si rese conto di avere a disposizione pochissimo tempo per trasformare i suoi vestiti e la sua elaborata acconciatura. La ragazza tolse le forcine dalle trecce che le incorniciavano il capo, sciolse i lunghissimi capelli e, ispirandosi ad un taglio moderno che aveva visto su una delle riviste della madre di Ander, li accorciò all’altezza delle spalle e li scalò leggermente. Poi, con l’aiuto della macchina da cucire, trasformò i suoi vestiti che nonostante l’età, (risalivano al 760), erano ancora in perfetto stato.  Dall’ampia gonna ricavò un bel vestito, e con la camicetta ricamata realizzò un’elegante stola. Il giorno successivo tutto andò alla perfezione, Garda’s ricevette molti onori ed anche un’entusiasmante proposta di lavoro nell’ambito dell’informatica, ma quel che più le fece piacere fu la possibilità di conversare con le persone e stringere loro le mani, poiché nessuna chat e nessun telefono può e potrà sostituire il contatto umano! Il sole fu presente per buona parte della giornata, ma nel tardo pomeriggio una nuvola, dalla stessa forma del pettine della strega Bennie, lo coprì parzialmente e subito dopo caddero delle sottili goccioline di pioggia. Un bambino chiamò la mamma, indicò il cielo e disse: -Guarda mamma, c’è il sole eppure piove, vuol dire che si sta pettinando una strega! – Garda’s sorrise tra sé e pensò che quel bambino aveva proprio           ragione.


                                          Fine

 

 

 

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici

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Lorenza Bianchi

Il nostro bel Concorso Un Paese da Fiaba – organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda, con la Biblioteca Comunale e la collaborazione di Fiabe in Costruzione ci sta accompagnando in questa calda estate, con le sue bellissime fiabe.

Vi abbiamo raccontato le storie di castelli, magie , streghe e incantesimi, e oggi, rullo di tamburi, siamo arrivati alla fiaba vicitrice, prima classificata per la Categoria Autori 

“Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici” ; anche le fiabe sanno adattarsi ai nostri tempi moderni e raccontare di streghe e terribili incantesimi  ai tempi dei computer, Facebook, e innovative App! Una bella fiaba originale e diversa, il bellissimo connubio creatività e fantasia,  che porta la magia delle fiabe nei nostri tempi moderni, che di fiabe ne hanno proprio bisogno!

Complimenti all’autrice Lorenza Bianchi, vincitrice, per la categoria Autori, del Concorso un Paese da Fiaba!

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici – prima parte

C’era una volta uno splendido castello abitato da Desiderio, Re dei Longobardi, e dalla figlia Ermenegarda. Quest’ultima era una fanciulla dolce e gentile con gli occhi dello stesso azzurro dell’acqua del lago di Garda. La ragazza adorava il lago e i prati che lo circondavano e, per una strana e misteriosa ragione, era convinta di aver vissuto in quei luoghi ancora prima di nascere e sentiva di appartenervi. Questo fu il motivo per il quale il padre abbreviò il suo nome in: Garda’s. Tutti amavano la fanciulla, ad eccezione della strega Bennie – la strega si chiamava proprio come il mostro che popola le acque del lago – che, invidiosa del fascino della ragazza, quando questa compì diciotto anni, la trasformò in un fantasma destinato a vagare per sempre all’interno del castello. La strega per far credere a tutti che Garda’s fosse annegata, gettò i suoi vestiti nel lago e li fece galleggiare; un pescatore li trovò e li portò al padre. Il Re diede la figlia per morta e, insieme a tutti i sudditi, ne pianse a lungo la scomparsa. Trascorsero molti anni, Re Desiderio morì e a lui successero altri regnanti e poi varie repubbliche. Garda’s continuava ad essere un fantasma che viveva nel castello e sfruttava la proprietà di essere invisibile per poter aiutare gli altri. Bennie, invece, era diventata una strega triste ed annoiata. Ultimamente la sua memoria la tradiva e quando doveva compiere qualche maleficio le succedeva spesso di scambiare le formule con le pozioni. Aveva provato ad annotarle su un diario, solo che poi scordava dove l’aveva riposto. Anche la sua scopa non era più affidabile: aveva poca accelerazione, stentava a decollare, e per di più non reggeva lunghi percorsi. Questo le impediva di raggiungere le altre streghe quando si riunivano in posti lontani. Tutto ciò la faceva sentire terribilmente isolata.

Un giorno, però, lesse un articolo dove apprese che con l’uso di Internet e di Facebook sarebbe stato facile tenersi in contatto con le colleghe ed eventualmente scambiare con loro alcune ricette. Inoltre, se avesse imparato ad usare il computer, avrebbe archiviato, e quindi ritrovato senza problemi, le formule e anche le pozioni. Approfondendo l’argomento scoprì che, montando sulla sua scopa un mini pc collegato al suo computer principale, non solo la scopa sarebbe diventata più potente, ma avrebbe potuto usufruire anche di uno speciale navigatore in grado di decifrare le mappe interstellari per le streghe. Bennie trovò tutto ciò geniale; si trasformò immediatamente in una signora di mezz’età e si iscrisse ad un corso d’informatica per principianti organizzato dalla Biblioteca del paese. L’informatica la appassionò a tal punto che, terminato il corso per principianti, s’iscrisse al corso per intermedi e successivamente anche a quello per avanzati. In poco tempo si trasformò in un’esperta e costruì un sito internet che suscitò l’invidia di tutte le altre streghe. Nel sito Internet inserì anche uno shopping on-line dove vendeva ingredienti particolari, quali: polvere di ali di pipistrelli, lingue di rospo e code di lucertola, utili per la realizzazione di pozioni magiche e normalmente introvabili nei negozi. Ma Bennie non fu l’unica ad occuparsi d’informatica, anche Garda’s divenne un’esperta.

Il castello dove il fantasma vagava era composto rispettivamente da un’area antica rimasta invariata nel tempo e perciò meta di turisti spesso tedeschi, ed un’altra zona, più recente, formata da un insieme di abitazioni. In una delle case abitava Ander, un ragazzino sensibile che amava la natura. Il vero nome di Ander era Andrea, ma lui si faceva chiamare così perché nutriva un amore particolare per il vento Ander, dal quale si faceva trasportare con il suo wind surf ogni volta che, di pomeriggio, cavalcava le onde del lago di Garda. Quando il ragazzo tornava da scuola, il fantasma, senza mai manifestare la propria presenza, gli stava vicino e lo aiutava soprattutto nello svolgimento dei compiti. Ad esempio: quando Ander cercava di risolvere qualche problema di matematica e non riusciva, Garda’s sottolineava sul libro il passaggio che gli avrebbe consentito di raggiungere la soluzione e poi, approfittando di un attimo di distrazione del ragazzo, glielo spostava vicino in modo che lui lo vedesse. E quando Ander doveva studiare storia, il fantasma, che la storia l’aveva vissuta per davvero, gliela rendeva più facile e gradevole facendogli trovare, infilati nel libro, degli appunti che riportavano aneddoti divertenti realmente successi. Il ragazzo ripeteva gli aneddoti a scuola e l’insegnante, che non li conosceva, si congratulava con lui. Garda’s amava tutte le persone, e in modo particolare i ragazzi, ma per via della sua invisibilità non poteva comunicare con loro, ed allora, per conoscere meglio i loro desideri e le loro necessità, imparò ad usare Facebook. Creò il profilo Ardag, ottenuto anagrammando una parte del suo nome, e in breve tempo conquistò l’amicizia di molte persone ritrovandosi a chattare spesso anche con i compagni di Ander, cogliendone i lati del carattere e del comportamento. Purtroppo scoprì che i ragazzi di quell’età erano tristi, annoiati e soprattutto sedentari: quando avevano tempo libero anziché uscire a giocare, stavano in casa incollati al televisore, al computer o al telefonino. Garda’s si rese inoltre conto che spesso erano lasciati soli perché i genitori lavoravano sempre di più, e quando arrivavano a casa erano talmente sfiniti da non riuscire a dedicare tempo ai figli. Dopo lunghi ripensamenti su come risolvere la situazione, decise di elaborare la “App della felicità”: attraverso la redistribuzione del tempo e del denaro i genitori avrebbero lavorato meno e guadagnato tutti in modo ragionevole, ciò avrebbe permesso loro di giocare con i figli trascorrendo insieme anche del tempo all’aria aperta.

Il fantasma si mise subito all’opera: di giorno appuntava su un foglio i passaggi necessari per la realizzazione dell’App e durante la notte usava il computer di Ander per trascriverli ed elaborarli. Una notte però, il suo segreto corse il rischio di essere svelato: il ragazzo si svegliò improvvisamente e vide il computer illuminato con la tastiera che si muoveva da sola ad una velocità folle, si spaventò ed urlò come un forsennato. I genitori accorsero subito e lo rassicurarono spiegandogli che sicuramente si era trattato di un incubo. Garda’s – aka Ardag – che nel frattempo si era fatta molti amici su Facebook, aprì una pagina e “postò” il significato della “App della felicità” e il “link” del sito Internet dove poterla scaricare gratuitamente. Ricevette davvero molti complimenti dai genitori dei compagni di Ander che caricarono la sua App gratuita sul pc e sui telefonini e misero in pratica i consigli per poter vivere meglio sia sul lavoro, sia con la propria famiglia. Anche i ragazzi seguirono i giochi da lei proposti e, grazie a ciò, impararono molte cose. Garda’s – aka Arda – pubblicò su molti portali, anche internazionali, la “App della felicità”. In breve tempo le sue idee divennero “virali” e giunsero così anche all’orecchio di Bennie, la quale decise d’intervenire per evitare che la gente fosse felice.

Qualche tempo prima la strega era rimasta letteralmente folgorata dalla storia del più grande hacker – pirata – informatico e cioè Kevin Mitnick, detto “Condor” e aveva deciso d’ intraprendere la sua stessa strada. Aveva imitato l’hacker in tutto e per tutto, al punto da farsi chiamare, nome in codice: “Condora”.

La strega, attraverso la sua bacchetta magica, riuscì a sapere che dietro Ardag si celava Garda’s e, gelosa del successo che riscuoteva, decise di distruggere il suo lavoro. Entrò prima nella sua App, poi nel suo sito, e infine nel suo profilo FB e li stravolse totalmente. La cosa più grave riguardò il cambiamento delle regole della “App della felicità”, al punto tale che i genitori insorsero quando, il giorno seguente, lessero esattamente il contrario di ciò che era stato scritto fino ad allora.

Ecco le nuove regole della strega per i genitori:

 

  • Lavorare senza passione e solo per incassare denaro
  • Maltrattare il/i bambino/i
  • Sgridarlo/i senza motivo
  • Trascorrere il proprio tempo libero davanti alla televisione
  • Fare differenze tra un figlio ed un altro
  • Fumare in presenza del/i bambino/i
  • Non cucinare e far mangiare al proprio /i figlio/i solo cibo spazzatura
  • Andare a spasso o in discoteca lasciando solo/i il/i proprio/i figlio/i
  • Dire agli Insegnanti che il/i proprio/i figlio/i ha/hanno sempre ragione
  • Parlare male del/dei proprio/i figlio/i in presenza dei compagni di classe o degli amici
  • Ripetere in continuazione al/ai proprio/i figlio/i che non capisce /capiscono nulla
  • Istigare il/i proprio/i figlio/i a picchiare i compagni
  • Convincere il/i proprio/i figlio/i a non condividere nulla di ciò che possiede/possiedono con chi è meno fortunato
  • Mescolare la pattumiera mettendo nello stesso sacco l’umido con la plastica o la carta con la plastica
  • Inquinare l’acqua del lago gettando l’olio della frittura nel lavandino
  • Lasciare i rifiuti ingombranti nei prati anziché smaltirli presso la piattaforma ecologica

Mentre queste erano le nuove regole della felicità per i bambini:

  • Andare a scuola il meno possibile o non andarci affatto
  • Rispondere male agli insegnanti
  • Non studiare
  • Non recarsi mai in biblioteca
  • Non leggere mai libri e neppure giornali
  • Guardare la televisione tutto il giorno oppure giocare con i videogiochi, senza mai fare i compiti
  • Alzarsi in continuazione durante il pranzo e la cena e giocare con il cellulare
  • Mangiare solo patatine fritte, merendine e bere solo bibite gassate
  • Non mangiare mai frutta, e neppure verdura
  • Fare gare di rutti a tavola
  • Rispondere male ai genitori e agli insegnanti
  • Non sparecchiare la tavola
  • Non rifarsi il letto e mettere in disordine il più possibile la cameretta
  • Non fare mai la doccia e non cambiarsi mai i calzini e le mutande
  • Essere sempre tristi e scontenti
  • Fare i dispetti e picchiare gli amici e i compagni
  • Fare dispetti a tutti gli animali, oppure ucciderli
  • Gettare le carte e i chewingum per terra

fine prima parte.

La leggenda di Tempusfugit – epilogo

tempusfugit foto2

Vanni Camurri

Proseguono le avventure di Gualtiero, valoroso cavaliere che ha combattuto nelle crociate; ecco l’epilogo della Leggenda di Tempusfugit, la fiaba che si è aggiudicata la terza posizione per la  categoria Autori, al nostro bel Concorso  Un Paese da Fiaba organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda, con la Biblioteca Comunale e la collaborazione di Fiabe in Costruzione.

Ancora complimenti al suo autore Vanni Camurri

La leggenda di Tempusfugit

“Gualtiero tornò lentamente sulle rive del lago meditando sulle parole dell’herbaria: se non aveva voluto dire di più non poteva darle torto: era una donna sola ed indifesa, senza protezione contro un’eventuale vendetta della dama di Glorenza, in ogni caso era sulla pista giusta, ne avrebbe parlato con Neri di Manerba e decise di pendere la strada del ritorno. Sostò alla fonte presso cui aveva incontrato il pellegrino, si dissetò e quando rialzò il capo rivide il sant’uomo.

«Dio ti salvi guerriero della croce».  Lo salutò questi.

«Chi siete, di grazia, messere?».

«Un messaggero… per aiutarti a terminare l’impresa cui sei chiamato».

Il pellegrino si tolse il mantello da crociato restituendolo a Gualtiero: «prendilo, ti servirà a vincere il gelo che ti attende; ora torna alla tua dimora, cerca l’olivo piantato da Santo Francesco e cogline il frutto, cerca la radice di mandragora, uniscili e fanne un unguento, poi recati dove sai e quando Dama Samblana di Glorenza si rivelerà, offriglielo; all’ultimo dovrai unire un ingrediente segreto e, se sarai coraggioso, libererai questa regione dalla malvagità di quell’anima perduta. Non parlarne con alcuno, resta celato e fai quanto ho detto».

«E quale sarebbe l’ultimo ingrediente?».

Gualtiero non ebbe tempo di terminare la domanda che il pellegrino era scomparso. Ancora una volta avrebbe dovuto affidarsi al proprio intuito e alla sua buona stella.

Fece comunque secondo le parole del sant’uomo.

Tornò alla sua dimora e nei giorni successivi si recò sull’isola del Benaco presso un piccolo eremo abitato dai seguaci del santo d’Ascesi che gli indicarono un vecchio Olivo. Ne colse i frutti e quindi si mise alla ricerca della radice di mandragora. Prese con sé un cane nero, indispensabile per raccoglierne la radice, così simile al corpo umano.

Cercò nei campi incolti, aridi e lungo le siepi, ben attento a non confondersi con la borraggine. Finalmente scovò la pianta dalle foglie oblunghe e rugose, dai fiori violacei e con piccole bacche color della zucca. La legò alla base col guinzaglio del cane, lasciandolo poi libero di correre. Secondo i libri degli antichi la radice, venendo alla luce, avrebbe emesso un doloroso lamento che avrebbe ucciso la creatura che l’aveva portata allo scoperto. Fortunatamente non avvenne nulla del genere: il cane scorrazzò felice per il campo e alla fine tornò da lui per ricevere la sua razione di carezze; Gualtiero giudicò quell’avvenimento beneaugurante.

Recuperò la radice, la ripose nella sacca che portava alla cintola e tornò sui suoi passi per riconsegnare prima di tutto il simpatico cane al pastore che glielo aveva affidato; l’animale era stato un ottimo compagno e gli sarebbe piaciuto averlo sempre con sé.

In seguito seccò la radice, spremette i frutti dell’olivo benedetto e lavorando con pazienza al mortaio preparò l’unguento, sempre pensando a come avrebbe potuto inserire, all’ultimo, un ingrediente sconosciuto. Ora non restava che attendere il giorno propizio.

Il bel tempo sembrava non finire mai ed ebbe modo di salire all’abatiola di Maguzzano dove si affidò alle preghiere dei santi frati benedettini, si confessò e volle trascorrere una veglia d’armi, come quando era stato investito cavaliere ed era partito per la Terrasanta.

 E venne il giorno del sole pidocchioso e del vento assassino: nubi alte e sottili avevano preso possesso del cielo offuscando il sole, rendendo il suo splendore evanescente e lattiginoso. Un vento freddo da nord spazzava pianura e colline, piegando siepi e cime degli alberi; anche il lago sembrava soffrire quel clima: le sue acque avevano assunto il colore della giada e dell’olivo, appena increspate da onde piccole e nervose.

Gualtiero annusò l’aria del mattino e decise che il momento della verità era giunto. Indossò il mantello, cinse la spada, montò a cavallo, mormorò una preghiera sotto la barba e diede di sprone. Legata alla cintura aveva la preziosa ampolla con l’unguento che aveva preparato. Lasciò andare il cavallo, ma lo sentiva nervoso e si limitò a condurlo con leggeri tocchi delle ginocchia per rassicurarlo. Giunse infine alla collina di Montdragon, salì l’erta arida e sassosa, spazzata da un vento gelido e impetuoso; giunto sul crinale fermò il cavallo e scese: oltre si scorgeva l’imboccatura della valle delle streghe, oscura e desolata; il luogo stesso in cui era giunto era inospitale e senza alcun segno di vita.

Il vento aumentò d’intensità raggelando terra ed aria. Gualtiero si guardò attorno e l’unica cosa con un’apparenza di vita erano le froge del suo cavallo i cui sbuffi subito si condensavano in nuvolette di vapore, poi, all’improvviso, comparve un gatto completamente nero, solo la testa era bianca: una livrea inquietante che non aveva mai visto. Il gatto lo fissò per un lungo momento poi, come era comparso, svanì. L’atmosfera era come sospesa e Gualtiero intuì che l’incontro con la dama di Glorenza era prossimo.

Cadde qualche fiocco di neve, volteggiando rapido nel vento rabbioso. Si guardò nuovamente attorno, inquieto, finché, come fossero spuntate dal nulla, vide dinnanzi a sé due graziose bambine; vestivano tunichette azzurrognole e cangianti come i nevai d’alta quota, capelli biondi sottili come paglia, occhi azzurri, acquosi, quasi bianchi; gli parve che non lo vedessero, quasi fossero cieche o assorte in una visione evanescente.

«Cosa cerchi cavaliere?». Gualtiero sussultò: non solo le piccole erano identiche, certamente gemelle, ma parlavano all’unisono suscitando echi misteriosi che il vento disperdeva.

«Chi siete?». Domandò a sua volta Gualtiero, vacillando come se l’atmosfera in cui si trovava gli suggesse l’energia vitale. Sempre all’unisono le bambine risposero e le loro parole, portate dal vento parvero replicarsi mille volte, giungendo a Gualtiero da ogni dove.

«Siamo le Eguales, ancelle di Samblana; cosa cerchi cavaliere?».

«Parlare con la vostra signora».

«Non importa quel che tu vuoi, solo quello che la nostra signora vuole è importante».

La nevicata era aumentata d’intensità e i fiocchi turbinavano riducendo la visibilità; le bambine erano immobili, silenziose, irreali; il gelo aumentò all’infinito e i fiocchi, mulinando vorticosamente, formarono una figura umana. E Samblana apparve.

Sul viso, seducente, spiccavano gli occhi, freddi eppur dal lume intenso e la bocca, d’uno scarlatto affascinante e al contempo tempo sgradevole.

«Cosa ti porta qui, cavaliere?».Quelle parole colpirono Gualtiero come se fosse stato trafitto da candelotti di ghiaccio, ma pure la risposta gli fluì dalle labbra come suggerita da un sapere lontano.

«Venire a patti con te, sai chi sono?».

«Colui che ha ucciso il drago che avevo evocato per punire questa gente malvagia; cosa ti fa pensare che ora non ucciderò te allo stesso modo?».

Gualtiero rise sonoramente, pur se tremava di paura e per il gelo: «Se era in tuo potere lo avresti già fatto: tu mi temi come io temo te».

«Ti posso spezzare con un sol gesto, nessuno ostacolerà la mia vendetta su Neri di Manerba perché nessuno come lui mi ha offesa: rapirò sua figlia Samiel e le Eguales diverranno tre, sorelle in un destino peggiore della morte, vita non vita, senza gioia e il fremito di un’emozione, di un affetto». Gualtiero sussultò di sdegno, eppure un piano affiorò nella sua mente:

«quel che farai con Neri non mi importa, voglio proporre una tregua, un patto tra me e te, per questo ti ho portato un dono», e così dicendo mostrò la preziosa ampolla.

«Vuoi comprarmi?», commentò sarcastica Samblana ridendo sinistramente, e riprese: «E cosa avresti di tanto raro e inestimabile? Nulla mi serve: col mio potere posso dominare tempo e materia».

«È il più prezioso dei miei unguenti; non v’è regina o principessa che pagherebbe qualsiasi cifra o concederebbe qualunque privilegio pur di accaparrarselo».

Maga o no Samblana era pur sempre una donna e parve lusingata: «stendi tu l’unguento sul mio volto, se aggiungerà qualcosa alla mia bellezza parleremo della tua proposta». Si trattava di una richiesta inusuale e bizzarra che celava certamente un inganno, ma ormai Gualtiero non poteva tirarsi indietro… e non sapeva ancora quale altro componente doveva aggiungere all’unguento di mandragora: era sconfitto su tutta la linea! Ugualmente si avvicinò alla maga. Alle sue spalle le Eguales parlarono:

«attento cavaliere, se hai parlato mentendo, toccando la signora morrai all’istante».

Come folgorato Gualtiero comprese qual era l’ingrediente mancante: mettere in gioco la sua vita per portare pace alle genti del lago ed evitare a Samiel un futuro sventurato.

Sorrise: non aveva esitato partendo per la Terrasanta, perché avrebbe dovuto farlo ora?

Con coraggio si tolse i guanti, emulsionò sulle mani l’unguento, si avvicino a Samblana tracciandole con decisione un segno di croce sulla fronte. Incredula la maga si rese conto in un solo istante, breve ed eterno, di aver perso ogni potere: la sua figura si sfaldò in fiocchi di neve che il vento disperse mentre le labbra scarlatte si spalancarono in un grido silenzioso.

Lentamente la tempesta di neve si placò, il vento cessò ed un cielo lattiginoso lasciò intravvedere il riflesso del sole. Con la coda dell’occhio Gualtiero scorse un movimento furtivo: era il gatto nero con la testa bianca che fuggiva verso la valle delle streghe come fosse inseguito da una muta di mastini. Sul colle erano rimasti solo lui, il suo destriero e le due bambine, spaesate, sconcertate, quasi si destassero da un lungo sonno.

«Chi siete cavaliere?» chiese una delle due, abbracciando la compagna in segno di protezione. «E voi chi siete?» chiese di rimando Gualtiero.

«Non lo sappiamo cavaliere, non ci abbandonate: da sole moriremmo!». Le fece salire sul cavallo e tenendolo per le briglie s’incamminò sulla via del ritorno.

«Non temete damigelle, vi condurrò a casa». All’inizio dell’impresa Neri di Manerba gli aveva promesso di esaudire ogni sua richiesta: gli avrebbe domandato di prendersi cura delle bambine al pari di figlie.

«Non conosco il vostro nome», disse rivolto alle fanciulle.

«Neppure noi lo sappiamo, cavaliere».

«Allora il tuo nome sarà Francesca e tua sorella…».

Mandragola non gli parve un nome adatto ad una bambina e scelse qualcosa di più grazioso: «E tua sorella si chiamerà Chiara». 

Sorrise, era una buona soluzione: le due piccole avevano bisogno di una famiglia per crescere bene e Samiel… di due sorelle. Era felice di essere vivo e di aver compiuto un’impresa valorosa, forse più che in Terrasanta. Era felice di tornare alla vita di tutti i giorni, al suo lavoro, alla sua casa; tutto sarebbe tornato come prima, o forse no, ma di certo avrebbe avuto un cane a fargli compagnia.”

                                             Fine

Pincapolchetta…

 

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Maria Sole Lui

Pincalpolchetta E il Castello del Lago Chi non so: ecco finalmente la fiaba vincitrice – per la Categoria Bambini Scuola Primaria –  del nostro Concorso Un Paese da fiaba  organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda, con la biblioteca Comunale e la collaborazione di Fiabe in Costruzione.

Complimenti alla bravissima e dolcissima autrice di questa fiaba, la piccola  Maria Sole Lui, che con grande fantasia ha raccontato le avventure  di una Streghetta, di un lago che si chiam Chi non so e dei suoi abitanti che si chiamano Non so chi e  di un Castello dove tutto è al contrario. 

Ecco a voi le avventure di Pincapolchetta, la streghetta apprendista.

“C’era una volta una strega che non era cattiva; si chiamava Pincapolchetta. Era una streghetta apprendista che viveva nel castello Contrariello. Adesso vi chiederete perché si chiamasse così, beh, si chiama così perché è tutto al contrario: si cammina sul soffitto a testa in giù, i quadri sono sul pavimento, la soffitta è sotto terra.

In quel castello era tutto, ma proprio tutto al contrario. Vicino a quel castello c’era il lago Chi Non So, gli abitanti di quel lago si chiamavano Non So Chi. Nel lago Chi Non So i pesci si comportavano come persone. Ogni giorno Pincapolchetta la streghetta faceva una nuotatina nel lago Chi Non So e salutava i suoi amici pesci.

Un giorno il lago Chi Non So si prosciugò e i pesci Non So Chi rimasero senza acqua e allora Pincapolchetta li mise tutti in una grande e grossa boccia così riuscì a salvarli. Non poteva però tenerli sempre nella boccia, perciò dovette cercare una soluzione, ma non ci riuscì. Allora chiese a Pinco, lo stregone più forte di tutto il regno, ma neanche lui ci riuscì.

Allora Pinco disse a Pincapolchetta che doveva chiedere al signor Fruino; Fruino era la persona più intelligente di tutto il Regno. Però c’era un problema: Fruino è vissuto molto, ma molto tempo fa. Allora Pincapolchetta disse che c’era solo una soluzione: dovevano creare una “macchina del tempo”. Iniziarono a costruirla e dopo giorni, settimane e mesi la macchina fu pronta.

 Allora Pincapolchetta e Pinco viaggiarono nel tempo e andarono da Fruino, ma purtroppo in quell’epoca non si parlava come si parla nell’epoca delle streghe e allora Pincapolchetta e Pinco dovettero improvvisare. Quando ebbero trovato Fruino all’inizio non capiva quello che dicevano, ma dopo un po’ iniziò a capire. Poi Pincapolchetta e Pinco condussero Fruino nella macchina del tempo, e lo portarono vicino al lago Chi Non So e gli spiegarono la situazione.

 All’inizio Fruino non aveva idee, ma dopo un po’ gli venne un’idea geniale: visto che il lago si era prosciugato perché il sole era forte, per farlo ritornare come prima doveva piovere. Pincapolchetta senza pensarci due volte chiamò la strega Pioggerella, una sua conoscente. Pioggerella iniziò subito con il suo incantesimo e il lago Chi Non So ritornò come prima, anzi era ancora più bello. C’erano nuovi pesci e conchiglie ancora più belle di prima.

 Ma che ne è stato del castello Contrariello? Beh scopriamolo subito: il castello è diventato un castello magico perché ora Pincapolchetta non è più solo una streghetta apprendista ma è diventata una strega professionista e ha fatto un incantesimo al castello pronunciando queste parole: “Pillala, pollala, trallalla, barabonzi bonzi ban”.

 E così il castello diventò speciale anche perché venne donato ad un gatto magico che lo custodì per secoli e secoli e nessuno lo sa. Mi raccomando non ditelo a nessuno è un segreto. “