Ninna nanna a colori

In questi strani giorni, quando il buio scende, forse fa un po’ più paura.

Anche a noi grandi… 

Ma noi abbiamo un segreto: il buio è un colore, e se prendi un pastello giallo, puoi disegnarci un bellissimo sole…

Buonanotte a colori…

I colori di Sofia, il colore delle tue emozioni –  Leggi la fiaba, con la bella copertina di Elena Bertoloni,  e colora i mandala:un viaggio interiore e intenso che porterà nuovi magnifici doni. 

Per informazioni fiabeincostruzione@gmail.com

 

 

 

La sana paura

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Aroon Blanco

Ci sono tante forme di paura.

C’è la paura per qualcosa di definito, che ha una forma e magari un nome.

C’è la paura per qualcosa che non si conosce. Che non ha nome. Che non puoi prendere in mano, se vuoi, per gettarlo lontano. Non puoi controllarlo. E questo fa ancora più paura. Una paura che schiaccia in un angolo e toglie il fiato.

Abbiamo paura di quello che conosciamo e che non possiamo controllare. Abbiamo paura del cambiamento, anche quando vuol dire cambiare alcune abitudini alle quali prima, magari non davamo troppa importanza, ma ora diventano vitali,

C’è la paura che ti fa perdere il controllo: è l’irresponsabilità del panico, quello che rende egoista e senza nessuna empatia per il  resto del mondo. E’ quella paura che ti fa correre quasi senza meta – o a prendere un treno al volo e se nella tua fuga verso il nulla, pesti anche qualcuno, che importa? Questa si chiama sopravvivenza.

C’è la paura che non vuoi sentire, perché è un’emozione che non vuoi provare, perché la tua paura più grande è proprio delle emozioni. Che non sai elaborare, non puoi gestire. Così meglio far finta di niente! Non sta succedendo nulla, e comunque non sta succedendo a me! Vuol dire rimuovere il problema e ogni cosa che lo riguarda. Bisogna stare a casa? Ma non riguarda me…  Non voglio cambiare nulla della mia vita, ed esco con gli amici anche se dicono che sarebbe meglio – responsabile – stare a casa o non creare assembramenti di persone; e si verifica poi il meccanismo tipico dei gruppi, la de-individuazione, cioè l’attenuazione della propria identità  personale, che è caratterizzata dalla sensazione di anonimato, dalla responsabilità diffusa,  e dalla sottovalutazione e la  trasgressione delle  norme istituzionali.

Come dice Baumann: “Per evitare una catastrofe bisogna prima convincersi che l’impossibile è possibile”

Bisogna accogliere la paura, come un sentimento che fa parte di noi, come ogni altra emozione. Aver paura, vuol dire esprimere una emozione che se repressa, causerebbe blocchi e si ripresenterebbe, prima o poi, in modo totalmente inadeguato.

Avere paura è sano,  paura è quella che ci dà dei limiti, che ci fa stare attenti, che ci impedisce di fare cose pericolose. Una sana paura, in questi strani giorni, è quella che ci fa diventare responsabili, attenti a noi, a chi amiamo, e agli altri.

Come non farla diventare angoscia, o totale disinteresse? Noi possiamo sempre fare la differenza anche quando una situazione non dipende da noi, come sta succedendo ora, con il nostro atteggiamento, il nostro modo di porci agli accadimenti.

E’ sicuramente un momento difficile, ma ognuno di noi può dare il proprio prezioso contributo: pensare e condividere positività: se pensiamo agli ospedali pieni, pensiamo alla eccellenza del nostro personale medico, siamo in ottime mani,  e al rispetto per il loro lavoro.

Diffondiamo senso di responsabilità e attenzione: il nostro comportamento, quello che facciamo, cambia davvero le cose,  e, oggi, mantenere un metro di distanza dall’altro, è più amorevole di un caldo abbraccio.

Fiducia di se’:  noi possiamo superare le difficoltà, abbiamo risorse e forza che nemmeno conosciamo; e e quando sentiamo che la preoccupazione sta oltrepassando il limite della sana paura, andiamo a fare una passeggiata nel verde, a contatto con gli alberi, e respiriamo. E scriviamo, disegniamo e coloriamo la paura.

E un piccolo ma potente esercizio: disegniamole un volto e diamole un nome. Umanizzare le emozioni vuol dire imparare a gestirle. La paura diventa così un’amica, che accogli e alla quale puoi chiedere di andare via.

Il colore delle emozioni

Sofia è una bimba di sei anni che ha paura del buio. Sofia è una giovane donna che ancora non sa dare un nome alle ombre nere che, a volte, le afferrano l’anima. Sofia è una donna, una madre, una moglie, che combatte il proprio buio interiore. Sofia sa, ha imparato, che se prende un pastello giallo può disegnare il buio e regalarsi la luce di un bellissimo sole…

È ora di fare la nanna e Sofia deve andare a letto; ha paura del buio e il suo papà le ha detto che il nero e solo un colore… non può far paura!

Sofia ama i colori, e così decide di colorare il buio della sua cameretta, e inizia il magnifico viaggio della fantasia di Sofia, che nel suo cammino incontra la Tristezza, la Rabbia e la Solitudine, e riuscirà, a vincere la paura del buio, e riuscirà persino a far sorridere la tristezza, e incantare la rabbia.

Ogni bambino ed ogni adulto provano rabbia, si sentono tristi o soli. Emozioni “sgradevoli” che non bisogna evitare, perché fanno parte della nostra vita, ma bisogna saperli accettare.

I colori di Sofia, i colori delle emozioni è un percorso nelle emozioni e nei colori, rivolto a piccoli e ai grandi. Esprimere le proprie emozioni vuol dire accoglierle e gestirle, viverle al meglio, e ritrovare benessere ed equilibrio.

Leggi la fiaba, con la bella copertina di Elena Bertoloni,  e colora i mandala:un viaggio interiore e intenso che porterà nuovi magnifici doni.

Le fiabe parlano al nostro inconscio e  ci guidano nel cammino per trovare, o ritrovare il nostro sentiero nel bosco della vita; colorare un mandala è una forma di meditazione, un momento che dedichi solo a te stesso per entrare in connessione con la tua parte interiore, e liberare, attraverso i colori, le emozioni

Ho iniziato la fiaba e già al primo mandala ho scoperto che il nero è davvero un bellissimo colore… e che al contrario di quello che ho sempre pensato non spegne gli altri colori, ma li accende! Grazie…” C.S.

Un regalo unico e speciale per sé stessi e per chi si ama… che puoi avere nella versione cartacea, in una confezione personalizzata al costo di 20,00 euro, spedizione compresa,  o nella versione on line, al costo speciale di 5,00 euro.

Per acquistare I colori di Sofia – il colore delle emozioni, o avere ulteriori informazioni compila il seguente modulo

 

Basta una matita gialla…

Basta una matita gialla per colorare uno splendente, meraviglioso sole!

Vuoi conoscere il colore delle tue emozioni? Manca poco al nostro laboratorio; le iscrizioni chiudono giovedì 28 novembre.

Scrivi a fiabeincostruzione@gmail.com

Il colore delle emozioni

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Di che colore sono le nostre emozioni? Gioia, rabbia, paura. solitudine… tristezza. Molte volte non sappiamo nemmeno riconoscerle e le diamo un nome e un volto sbagliato e ci lasciamo vivere da sentimenti, che spesso sono confusi e per questo ci fanno stare male. Oppure, ci hanno insegnato che certe emozioni sono sbagliate, cattive e non bisogna mostrarle!

Un laboratorio – ospitato dalla suggestiva biblioteca di Padenghe sul Garda, –  una fiaba, e mille colori, per imparare a riconoscere le nostre emozioni, a esserne responsabili. Per imparare a gestirle e viverle con la giusta consapevolezza. Impariamo a colorare le nostre emozioni, per regalarci ogni giorno, un meraviglioso arcobaleno.

 

Salta!

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Brandon Wong

Quando eravamo piccoli, salire sull’altalena era un bellissimo gioco, perchè l’emozione di poter volare in alto era una meravigliosa sensazione di libertà, di avventura, con l’aria che colpiva il viso spezzando il respiro.

La paura del vuoto e il suo magico richiamo.

Peccato che sia non  possibile farlo anche da grandi, e forse anche se lo facessimo, saremmo così attenti a non farci male, a non cadere, da non provare nemmeno più la bellezza del lasciarsi andare, al volo, all’aria, al gioco.

Nel mio lavoro, incontro sempre più  persone che vorrebbero cambiare qualcosa nella loro vita, per migliorarla, per crescere, per vivere meglio, ma non riescono a farlo; cambiare è difficile, lo sappiamo, lo leggiamo e lo sentiamo ovunque. 

Abbiamo paura di fare scelte sbagliate, di muoverci in modo sbagliato; è come  salire su quell’altalena: avremmo paura di cadere e farci male.

Ma noi creiamo la nostra vita e il futuro è di chi sa immaginarlo… così in questo giorno speciale di quasi fine d’anno, ti suggerisco  un piccolo esercizio speciale… una piccola meditazione:  prendi qualche minuto di solitudine e quiete; chiudi gli occhi, chiama il tuo bambino interiore – non serve tanto, lui non aspetta altro – e poi prova ad immaginarti su un’altalena, grande e alta, altissima. 

Comincia a dondolarti, prima lentamente e senti sul viso i primi gentili soffi di aria tiepida e poi comincia a muoverti più forte, ed ora non senti più il terreno sotto i piedi, e sali così in alto che l’aria sul viso ti blocca il respiro, avanti e indietro e ti senti sicuro. Tieni con consapevolezza le mani chiuse alle catene dell’altalena; noi hai paura. Voli sempre più in alto, e sorridi con gli occhi chiusi, perchè su quell’altalena cominci a ridere, ridere forte, perché la sensazione è di pura gioia e libertà.

E poi, quando ti senti così in alto, che potresti vedere i misteri del cielo sopra di te, decidi, senza pensarci, senza timore, di saltare, nel vuoto, nel nulla sotto di te.

Apri piano le mani dalle  catene e ti aiuti con un piccola spinta; lascia l’altena dietro di te e ti lasci andare, senza più nessun riferimento, senza nessun contatto con quello che conosci.

E cominci a scendere, nell’ignoto, ma ti senti leggero e protetto. In quel volo, libero e senza costrizioni, senza paura, arrivano  doni, risposte, aiuti magici, e soluzioni. 

Finalmente, puoi  vedere le meraviglie del mondo  che è nascosto dentro di te…

Una delle due: o il pozzo era straordinariamente profondo o ella ruzzolava giù con grande lentezza, perchè ebbe tempo, cadendo, di guardarsi intorno e di pensar meravigliata alle conseguenze. Aguzzò gli occhi, e cercò di fissare il fondo, per scoprire qualche cosa; ma in fondo era buio pesto e non si scopriva nulla. Guardò le pareti del pozzo e s’accorse che erano rivestite di scaffali di biblioteche; e sparse qua e là di mappe e quadri, sospesi a chiodi. Mentre continuava a scivolare, afferrò un barattolo con un’etichetta, lesse l’etichetta: “Marmellata d’Arance” ma, ohimè! con sua gran delusione, era vuoto; non volle lasciar cadere il barattolo per non ammazzare chi si fosse trovato in fondo, e quando arrivò più giù, lo depose su un altro scaffale.

“Bene, — pensava Alice, — dopo una caduta come questa, se mai mi avviene di ruzzolare per le scale, mi sembrerà meno che nulla; a casa poi come mi crederanno coraggiosa! Anche a cader dal tetto non mi farebbe nessun effetto!” (E probabilmente diceva la verità).

E giù, e giù, e giù! Non finiva mai quella caduta? .L.Carrol – Alice nel Paese delle meraviglie

Ci racconti il tuo volo?