I desideri ridicoli

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C’era una volta un taglialegna, il quale, stanco della vita — così almeno diceva — aveva gran voglia di andarsene al mondo di là. Da che era venuto al mondo, a sentir lui, il cielo spietato non avea mai voluto esaudire un solo dei suoi voti.
Un giorno che così si lamentava nel bosco, gli comparve Giove con in mano un fulmine. Figurarsi la paura del pover’uomo! “Niente voglio, esclamò gettandosi a terra, niente desideri, niente fulmini, e siamo lesti! ”
“Non temere, lo rassicurò Giove. Commosso ai tuoi pianti, vengo a mostrarti il torto che mi fai. Ascoltami. Io, sovrano del mondo, ti prometto di esaudire i primi tre desideri che ti verranno in mente, quali che essi siano. Pensa a quel che meglio potrebbe formare la tua felicità; ma poiché questa dipende tutta dai tuoi voti, pensaci bene prima di farli. ”
Ciò detto, disparve. E il taglialegna, caricatosi il suo fardello, che gli parve ora una piuma, se ne tornò tutto lieto a casa.
 Bisogna – diceva cammin facendo – contenersi con giudizio; bisogna anche, vista la importanza del caso, pigliar consiglio da mia moglie.”

I tre desideri – I desideri ridicoli  il titolo nella versione francese – è una fiaba di Perrault pubblicata nel 1703, dopo la sua morte,  che narra la storia di un taglialegna che riceve in dono la possibilità di esaudire tre preziosi desideri. Il pover’uomo torna a casa, lo racconta subito alla moglie e i due decidono di pensarci per bene, perché un’opportunità così non si ripresenterà un’ altra volta.

Così il marito, soddisfatto, si siede a pensare davanti al fuoco, beve un bicchiere di vino e dice:
– Certo che, con del vino rosso così buono ci vorrebbe una bella e lunga salsiccia –
Detto fatto; una fumante salsiccia appare sul tavolo. La moglie inferocita – che già stava pensando a desiderare diamanti, cibi succulenti e ricchezze varie – comincia ad inveire al marito per avere sprecato in modo così stupido un prezioso desiderio.

I due cominciano a litigare e ad un certo punto il marito dice alla moglie:
Gli uomini disse, son davvero nati per soffrire! Maledetta sia la salsiccia e la tua malagrazia! Piacesse al cielo, brutta strega, che ti pendesse alla punta del naso!”
La preghiera fu all’istante esaudita. Detto fatto, il metro di salsiccia s’attaccò al naso della povera moglie.”

Bisogna dire che l’uomo valutò per un attimo di usare il terzo ed ultimo desiderio per sé, e magari farsi Re, e lasciare la moglie con quel coso attaccato al naso; ma poi pensò che da Re non era molto elegante avere accanto una Regina con cotanto naso, ed utilizzò il desiderio per far tornare la moglie come prima.

La fiaba, molto divertente, avvisa i bambini – ma anche i grandi –  sulle possibili, non piacevoli conseguenze dei desideri avventati – magari un po’ cattivi – e nello stesso tempo li rassicura sul fatto che questi desideri hanno scarse conseguenze, e quando il desiderio si è estinto, tutto torna alla normalità, soprattutto se la volontà di far tornare tutto come prima è davvero sincera.

Ogni bambino ha momenti in cui si lascia trasportare dalla rabbia:
“ … qualcosa che il bambino non è in grado di evitare. Ma la fiaba è abbastanza accorta da non aspettarsi l’impossibile dal bambino, e da non generare in lui ansia perché ha desideri ispirati dalla collera e non può fare a meno di averli. Da una parte ammonisce che lasciarsi trasportare dalla collera o dall’impazienza significa andare incontro a guai, dall’altre parte rassicura garantendo che la buona volontà e le buone azioni possono annullare tutto il male procurato dai cattivi desideri” (Bettelheim)

Nella Fiaba di Pierino Porcospino, il padre arrabbiato per la sterilità della moglie, desidera di avere un figlio qualsiasi, anche un porcospino. Desiderio esaudito, arrivo un bambino con il corpo da bimbo e la testa di un porcospino. Il piccolo Pierino aiuterà un Re che, nonostante l’aspetto, per ringraziamento gli darà in sposa la propria figlia, e la prima notte di nozze Pierino si trasformerà in uno splendido principe.

E’ importante insegnare al bambino che la rabbia, come altre emozioni negative, é normale, e non è sbagliato provarle e la fiaba lo aiuta – aiutando il suo sviluppo sociale e relazionale – ad elaborare e comprendere quali sono gli atteggiamenti che danno  risposte positive.

 

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Lascia andare…

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Le persone che entrano nella nostra vita, così come le situazioni, hanno un preciso compito: ci accompagnano per un piccolo, o grande pezzo del nostro cammino, condividendo con noi il loro carico di emozioni, esperienze e insegnamenti preziosi.

Un dono per la nostra crescita interiore.

Quando il loro compito con noi è assolto, la relazione si chiude, la situazione cambia, l’esperienza finisce: è nell’ordine delle cose, ma noi  non sappiamo, non abbiamo ancora imparato, a vivere il momento, il qui e ora, e quando qualcosa – qualcosa di importante per noi – se ne va,  non sappiamo lasciarlo andare, e restiamo aggrappati alle emozioni, alla paura, alla solitudine, senza riuscire a  viverle, affrontarle ed elaborarle.

Le fiabe ci insegnano che tutto quello che ci fa più paura deve essere affrontato, e solo quando lottiamo e vinciamo il drago che ci sbarra il cammino, possiamo proseguire la nostra strada.  Solo quando viviamo fino in fondo le nostre emozioni, possiamo poi,  lasciare andare, quello che non ci appartiene più – anche se lo sentiamo ancora nostro – che non fa più parte della nostra vita.

L’autunno è una stagione magica, di quiete, di raccoglimento e di rinnovamento. Tutto quello che sembra addormentato si sta preparando, in realtà, alla nuova vita.

E’ una stagione intima, che ci avvicina a noi stessi, alla nostra anima; come in natura è il momento di pulire il nostro terreno, lasciarlo riposare per prepararlo ad accogliere nuovi semi.

E’ il momento di lasciar andare tutto quello che non ci spetta più... ringraziare per il grande dono che ci ha lasciato e proseguire il nostro cammino.

E tu, cosa stai lasciando andare?

 

Il viaggio continua…

Che dire? Grande emozione... prosegue il contest letterario Ilmioesordio indetto dal sito Ilmiolibro e, per la sezione fumetti e illustrati, due nostre fiabe, sono in finale.

La corona del Re,  un Re dolcissimo e disorientato alla ricerca del proprio Regno e di sé stesso, con i disegni di Ilaria Tira, tra i libri scelti dai Talent scout,

Storia di un Porro e di una Farfalla una fiaba contro la violenza di genere, che spiega – ai piccoli, ma anche ai grandi – la verità sull’amore, con i disegni di Vittoria Grazi, tra i libri più supportati dalla community.

Grazie alla mie giovani e bravissime compagne di viaggio che con il loro talento e la loro sensibilità hanno dato immagini meravigliose alle fiabe.

E un GRAZIE GIGANTE a tutte le persone che ci hanno supportato,  letto, commentato e recensito.

Il viaggio continua…

Una piccola storia cattiva

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Prima delle fiabe c’erano le storie, che ho scritto ovunque. Alcune restano silenziose e addormentate in qualche cassetto. Altre chiedono di prendere vita.

Gratta e vinci è una piccola storia, cattiva, anche se forse non esistono storie cattive, ma solo storie che raccontano la fragilità umana, e le emozioni sbagliate; quelle che non vogliamo ascoltare e nascondiamo in qualche punto segreto del nostro cuore.

Cinque amici, amici da sempre, una gita in montagna, una baita a Breguzzo, la voglia di stare insieme, come hanno fatto tante volte. Ma questa volta non sarà come le altre…

Anche questa storia partecipa al concorso del sito ilmiolibro.it, ilmioesordio.

Puoi leggerla,  lasciare un commento e se ti piace, puoi supportarla!

I colori di Sofia

 

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“«Chi sei?», le chiede piano. «Sono la Tristezza, non vedi?». Risponde con tono lamentoso la forma scura.
«E cosa fai?»
«Domanda sciocca!». Risponde con un sospiro la Tristezza.

«La mia mamma mi ha detto che nessuna domanda è sciocca, quando vuoi sapere il perché delle cose», risponde quieta Sofia.”

Mentre voi andate in vacanza noi non abbiamo ancora smesso di lavorare, di creare, di inventare…

Ecco una nuova edizione de I colori di Sofia” con i disegni della bravissima Elena Bertoloni la mia compagna di viaggio, un’altra magica sognatrice! Anche questa fiaba partecipa al concorso ilmiolibro.it,  Ilmoesordio, e la potete leggere, fare un commento o una recensione e supportarla!

 

 

Il principe cigno

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Il principe cigno – Donzelli Editore – Illustrator F. Negrin

Una ragazza viveva nel mezzo di un grande bosco, e un giorno le fece visita un cigno. Portava un gomitolo di filo e le disse:”non sono un cigno, ma un principe stregato, e tu potrai  liberarmi se riuscirai a dipanare il filo al quale resterò legato in volo, ma attenta a non spezzarlo” 

Se la ragazza riuscirà a dipanare il filo, libererà il principe dall’incantesimo e lui la farà sua sposa, ma se lei  lascerà rompere il filo, lui rimarrà per sempre stregato.  La ragazza accetta, prende  il gomitolo e il cigno prende il volo, e quando sembra andare tutto per il meglio, il filo si rompe. La ragazza disperata, parte alla ricerca del suo cigno, per salvarlo e arriva nella casa di un orco, ma viene aiutata dalla vecchia moglie che si chiama Sole,  che la nasconde e poi la fa scappare, lasciandole un dono. Nel suo cammino, per altre due volte la ragazza arriva nelle casa di un orco e le vecchie mogli, Luna e Stella, l’aiutano e le danno un dono.

Quando la giovane arriva al castello trova finalmente il suo re, che è già sposato ad un’altra donna. Allora, cerca in tutti i modi di parlargli ma la regina che è gelosa della giovane,  dà del sonnifero al suo sposo, e il re addormentato non può sentire le sue parole.

Il principe cigno  è una delle quarantadue  fiabe segrete dei fratelli Grimm, scoperte duecento anni dopo la loro stesura. Una fiaba antica, una storia che porta un prezioso messaggio.

Questa storia è la nostra storia.  Quante volte abbiamo iniziato una relazione con qualcuno che non era la persona  giusta per noi – a volte lo capiamo subito – ma ci ha chiesto aiuto  –  non far rompere il filo che mi lega a te – o forse noi abbiamo pensato che avesse bisogno del nostro aiuto per cambiare, per migliorare, per trasformarsi secondo i nostri desideri – ci siamo sentiti responsabili della suo benessere, della sua felicità, della sua fortuna: se non fai rompere il filo diventerò il tuo principe.

Come la ragazza  della fiaba, se il filo si rompe, o temiamo che si possa rompere,  siamo disposti a tutto per non perdere il nostro amore e, come lei,  corriamo nel bosco – inizia il nostro viaggio – anche se è buio, anche se abbiamo paura, perchè solo grazie al nostro aiuto, alla nostra presenza e alla nostra dedizione, il nostro amore sarà salvato e ci sarà grato. E ci amerà. 

Perchè a volte amiamo chi non potrà mai darci quello che desideriamo, anche quando ne siamo consapevoli, anche quando le sue azioni ci dimostrano che non è la persona per noi. Anche quando l’unico sentimento che ci tiene legati, è la nostra insicurezza.

Non riusciamo a mollare il filo, sottile, fragile che ci tiene legato a lui. E ancora tentiamo ogni cosa per avvicinare il nostro amore, per farlo cambiare, per farci amare.Così si fece notte, e quando il re fu messo a letto lei cominciò a cantare: ma il re Cigno non pensa più a Juliane, promessa sposa laggiu’? Ma il Re non sentiva”.

E’ un Re addormentato – la regina rappresenta il suo distacco,  –  che non può, non vuole sentire.  Cosa ci spinge ad innamorarci di chi non può sentirci, di non vuole ascoltarci? Di chi non può cambiare per noi, nonostante siamo disposti ad affrontare il buio del bosco che ci fa così paura, ad accettare quello che non ci piace;  siamo pronti ad annullarci. Per un amore che non ci appartiene…

Ma la ragazza della fiaba nel suo cammino deve affrontare delle prove, incontra degli orchi, addirittura dorme nella loro casa – vuol dire affrontare  le nostre paure, i nostri limiti, la nostra fragilità, e ogni volta che guardiamo in faccia i nostri mostri, troviamo aiutanti magici, le mogli dei tre orchi,  che ci danno dei doni, doni d’oro, preziosi –  le nostre risorse interiori, la forza, la capacità di guardarsi dentro, una nuova consapevolezza di sè e il privilegio della crescita personale. 

Alla fine la ragazza riuscirà a farsi sentire dal suo re, perchè ha imparato a rapportarsi alle proprie emozioni in modo equilibrato, e lui, allontando le sue stesse paure,  la sceglierà come sua sposa:

E la regina il giorno dopo dovette tornarsene nella sua casa paterna e il re sposò la sua vera fidanzata, e vissero felici e contenti finchè morte non li separò”.

Le fiabe ci insegnano che i problemi e le difficoltà possono essere superati, e che possiamo ottenere quello che desideriamo, ma solo quando siamo disposti a guardarci dentro, a guardare  in faccia, e ad  affrontare  i nostri mostri,  a vincere le nostre paure.

Il nostro compito non è creare la felicità di chi abbiamo accanto, noi dobbiamo creare solo la nostra felicità; solo così possiamo imparare ad amare, ad accettare, a crescere.

Da dove possiamo partire? Basta aprire la mano, senza paura,  e lasciare scorrere via il filo… lascialo andare,  se è vero amore non ha bisogno di fragili catene…