Biscotti

Copia di Snookie's Cookies Gift Certificate Layout

Con un panno pulì la base di marmo del grande tavolaccio che stava al centro della calda cucina, poi con un gesto gentile e misurato della mano lasciò cadere la farina, come leggera neve. Unì lo zucchero e il lievito, qualche cubetto di burro, un po’ di scorza di limone e della vaniglia in polvere. Quella non mancava mai nei suoi biscotti.

Fece un buco nella montagnola farinosa che emanava già un profumo dolce e intenso e per finire, ruppe due uova e con grazia centrò il morbido foro. Questo era il momento più importante: con movimenti lenti e sapienti, Nina la pasticcera, cominciò a impastare la pasta e, a ogni movimento, i vari ingredienti si univano, si mischiavano, si legavano sempre più fra di loro.  Le dita grassocce e sapienti sembravano massaggiare il prezioso impasto e quando fu pronta, Nina prese alcuni vecchi stampi e cominciò a dare la forma ai suoi biscotti.

Una stella, un cuore, una casina, un cerchio, un fiore. Fece una pallina di impasto e lo mischiò con un po’ di farina integrale e poi lo tagliò con una grossa forma rettangolare.

I biscottoni di Nina erano sempre apprezzati e richiesti.

Nella stella unì un poco di panna, nel cerchio aggiunse piccoli bottoni di cioccolato, sparse granelli di zucchero che sembravano piccoli diamanti, sul cuore, aggiunse granella rossa sul fiore e, infine, li mise tutti in una leccarda foderata e aprì il forno.

Dopo mezz’ora erano pronti: Nina appoggiò la pentola bollente sul tavolo e li lasciò lì a riposare.

-Finalmente – disse il biscotto a forma di stella, stirando le sue cinque punte. -Sono molto soddisfatta della mia forma. Che ne dite amici? –  

Una nuova fiaba. 

Che parla di biscotti. Che parlano. Che discutono e si innamorano. 

Che hanno dei sogni. 

Anzi, un sogno: quello di essere mangiati. In fondo è il loro destino.La missione della loro anima..

Forse dopo averla letta, farai davvero fatica a buttare via del cibo…

Quello che per te è da buttare, per altri, è da mangiare…

Liberi

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Un punto piccoletto,
superbo e iracondo,
“Dopo di me” gridava
“verrà la fine del mondo!”.

Le parole protestarono:
“Ma che grilli ha pel capo?
Si crede un Punto-e-basta,
e non è che un Punto-e-a-capo”

Tutto solo a mezza pagina
lo piantarono in asso
e il mondo continuò
una riga più in basso.

Gianni Rodari

Essere uomini liberi è una responsabilità di tutti….  Buon 25 Aprile

 

 

 

 

 

Fiabe per non dimenticare

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Un libro di fiabe trovato per caso da un prigioniero polacco, nella primavera del  ’44, che probabilmente apparteneva ad uno dei piccoli  ebrei deportati  dalla Cecoslovacchia e uccisi ad Auschwitz-Birkenau.

Un libro di fiabe destinato ai momenti più dolci di un bambino che diventa testimone dell’orrore e della follia dei grandi. Proprio quel piccolo libro diventa il simbolo della forza e della voglia di resistere e vivere, nonostante tutto.

“L’uomo lo portò ai compagni che lavoravano con lui negli uffici delle SS della Zentralbauleitung del lager, la sezione centrale di costruzione dove venivano studiati i piani di ampliamento del campo. Sfogliare quelle favole fece riemergere nei deportati emozioni dimenticate a forza e l’insopprimibile desiderio di reagire: insieme decisero di creare nuove fiabe e sognarono di farle uscire dal lager per donarle ai loro bambini rimasti a casa, figli che molti di loro non avevano nemmeno fatto in tempo a conoscere.” Corriere della Sera – Scrivere Fiabe ad Auschwitz

Si pensa che almeno 27 persone, 27 prigionieri, lavorarono insieme per preparare le piccole fiabe – chi le scriveva, chi le disegnava, chi le rilegava – un lavoro fatto di nascosto, per lasciare qualcosa di sè a chi amavano e probabilmente non avrebbero più rivisto;  la speranza ritrovata, la rivalsa  per non perdere la dignità e l’onore che ogni individuo   ha diritto di avere, anche quando viene cancellato   dall’odio e dall’assurdità della guerra e dell’uomo.

Le piccole fiabe,  :La fiaba delle avventure del pulcino nero”, “La favola della lepre, della volpe e del gallo”, “Su tutto ciò che vive”, “Le nozze nel villaggio delle grandi vespe”, “Il gigante egoista” e “I racconti del gatto erudito”, incredibilmente lasciarono il lager, con ogni tipo di espediente, e furono consegnati ai piccoli destinatari.

Tranne uno: l’autore, Henryk Czulda, decise di portarlo sempre addosso nella “marcia della morte” attraverso sei campi di concentramento e sopravvisse solo per poterlo donare di persona a suo figlio Zbyszek. 

Le sei fiabe sono state raccolte in un volume illustrato e pubblicato dal  Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau ed è disponbile anche la versione italiana. (fonte Corriere della sera)

Fiabe per non dimenticare, mai.

Non dimenticare è l’unico modo per ricordare cosa potremmo diventare…

Non dimenticare è l’unico modo per ricordare chi siamo:   siamo esseri umani,  siamo fragili, e questa è la nostra bellezza; siamo umanamente fragili.

Non dimenticare che possiamo trovare ancora in noi speranza e bontà. Che dentro di noi abbiamo ancora l’anima del bambino che siamo stati.

È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo (Anna Frank)

Le parole gentili

Quando la passione e la professionalità sono la base del nostro lavoro, sappiamo creare connessioni speciali: così, un’insegnante della Scuola dell’Infanzia Rodari di Portogruaro, (Ve), dell’istituto comprensivo D.Bertolini di Portogruaro – Giulia Giangiacomo – ha coinvolto alcuni genitori dei piccoli alunni delle sue quattro classi: piccoli, medi, grandi e sezione mista, per organizzare un laboratorio che celebrasse una giornata importante: la giornata mondiale contro la violenza alle donne.

Genitori, insegnanti e bimbi si sono riuniti, per parlare di amore, partendo dalle parole gentili che non solo i piccoli, ma anche tanti grandi, dovrebbero conoscere e usare. 

La nostra fiaba “Storia di un Porro e di una Farfalla” è stata letta ai bambini – e questo è stato per noi un grandissimo dono – accompagnata dai disegni di una mamma e dalla musica di un papà, e i bambini hanno creato tante, leggere e bellissime farfalle rosse che si sono alzate in volo, danzando la libertà che ogni essere vivente, piccolo e grande, dovrebbe avere.

La famiglia, la scuola, e poi le istituzioni e la politica, ognuno di noi ha il compito fondamentale di dare i giusti insegnamenti, di educare all’empatia, alle emozioni, al rispetto: i nostri piccoli di oggi, saranno gli adulti di domani, e proprio loro, potranno, un giorno, cambiare il nostro mondo.

Grazie di cuore.

 

 

 

 

 

 

Noi diciamo no!

Una fiaba per parlare di violenza di genere, partendo dai più piccoli: insegnare ai bambini la verità sull’amore vuol dire crescere uomini e donne che sapranno comprendere che amare qualcuno non vuol dire che ti appartiene ma che ti cammina accanto. Vuol dire capire, capire davvero che farti del male in nome di un sentimento non c’entra proprio niente con l’amore.

Un video, girato lo scorso anno che ha coinvolto i ragazzi di un liceo artistico, i loro insegnanti, e altre persone, piccoli e grandi, che vi riproponiamo oggi, giornata mondiale contro la violenza alle donne per dire BASTA!

Un ringraziamento, di cuore, a Eleonora Pucci, insegnante, Sergio Bozzo, vicepreside, e alla classe 5° – A anno 2017/2018 del liceo artistico Canova di Vicenza, a Emma e Andrea, a Rossella, a Federica, a Patrizia, a Davide, a Vittoria – giovanissima illustrator di grande   talento e sensibilità  – che hanno voluto dare un volto e una voce per dire NO alla violenza contro le donne.

Lascia andare…

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Le persone che entrano nella nostra vita, così come le situazioni, hanno un preciso compito: ci accompagnano per un piccolo, o grande pezzo del nostro cammino, condividendo con noi il loro carico di emozioni, esperienze e insegnamenti preziosi.

Un dono per la nostra crescita interiore.

Quando il loro compito con noi è assolto, la relazione si chiude, la situazione cambia, l’esperienza finisce: è nell’ordine delle cose, ma noi  non sappiamo, non abbiamo ancora imparato, a vivere il momento, il qui e ora, e quando qualcosa – qualcosa di importante per noi – se ne va,  non sappiamo lasciarlo andare, e restiamo aggrappati alle emozioni, alla paura, alla solitudine, senza riuscire a  viverle, affrontarle ed elaborarle.

Le fiabe ci insegnano che tutto quello che ci fa più paura deve essere affrontato, e solo quando lottiamo e vinciamo il drago che ci sbarra il cammino, possiamo proseguire la nostra strada.  Solo quando viviamo fino in fondo le nostre emozioni, possiamo poi,  lasciare andare, quello che non ci appartiene più – anche se lo sentiamo ancora nostro – che non fa più parte della nostra vita.

L’autunno è una stagione magica, di quiete, di raccoglimento e di rinnovamento. Tutto quello che sembra addormentato si sta preparando, in realtà, alla nuova vita.

E’ una stagione intima, che ci avvicina a noi stessi, alla nostra anima; come in natura è il momento di pulire il nostro terreno, lasciarlo riposare per prepararlo ad accogliere nuovi semi.

E’ il momento di lasciar andare tutto quello che non ci spetta più... ringraziare per il grande dono che ci ha lasciato e proseguire il nostro cammino.

E tu, cosa stai lasciando andare?