Le parole gentili

Quando la passione e la professionalità sono la base del nostro lavoro, sappiamo creare connessioni speciali: così, un’insegnante della Scuola dell’Infanzia Rodari di Portogruaro, (Ve), dell’istituto comprensivo D.Bertolini di Portogruaro – Giulia Giangiacomo – ha coinvolto alcuni genitori dei piccoli alunni delle sue quattro classi: piccoli, medi, grandi e sezione mista, per organizzare un laboratorio che celebrasse una giornata importante: la giornata mondiale contro la violenza alle donne.

Genitori, insegnanti e bimbi si sono riuniti, per parlare di amore, partendo dalle parole gentili che non solo i piccoli, ma anche tanti grandi, dovrebbero conoscere e usare. 

La nostra fiaba “Storia di un Porro e di una Farfalla” è stata letta ai bambini – e questo è stato per noi un grandissimo dono – accompagnata dai disegni di una mamma e dalla musica di un papà, e i bambini hanno creato tante, leggere e bellissime farfalle rosse che si sono alzate in volo, danzando la libertà che ogni essere vivente, piccolo e grande, dovrebbe avere.

La famiglia, la scuola, e poi le istituzioni e la politica, ognuno di noi ha il compito fondamentale di dare i giusti insegnamenti, di educare all’empatia, alle emozioni, al rispetto: i nostri piccoli di oggi, saranno gli adulti di domani, e proprio loro, potranno, un giorno, cambiare il nostro mondo.

Grazie di cuore.

 

 

 

 

 

 

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Noi diciamo no!

Una fiaba per parlare di violenza di genere, partendo dai più piccoli: insegnare ai bambini la verità sull’amore vuol dire crescere uomini e donne che sapranno comprendere che amare qualcuno non vuol dire che ti appartiene ma che ti cammina accanto. Vuol dire capire, capire davvero che farti del male in nome di un sentimento non c’entra proprio niente con l’amore.

Un video, girato lo scorso anno che ha coinvolto i ragazzi di un liceo artistico, i loro insegnanti, e altre persone, piccoli e grandi, che vi riproponiamo oggi, giornata mondiale contro la violenza alle donne per dire BASTA!

Un ringraziamento, di cuore, a Eleonora Pucci, insegnante, Sergio Bozzo, vicepreside, e alla classe 5° – A anno 2017/2018 del liceo artistico Canova di Vicenza, a Emma e Andrea, a Rossella, a Federica, a Patrizia, a Davide, a Vittoria – giovanissima illustrator di grande   talento e sensibilità  – che hanno voluto dare un volto e una voce per dire NO alla violenza contro le donne.

Lascia andare…

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Le persone che entrano nella nostra vita, così come le situazioni, hanno un preciso compito: ci accompagnano per un piccolo, o grande pezzo del nostro cammino, condividendo con noi il loro carico di emozioni, esperienze e insegnamenti preziosi.

Un dono per la nostra crescita interiore.

Quando il loro compito con noi è assolto, la relazione si chiude, la situazione cambia, l’esperienza finisce: è nell’ordine delle cose, ma noi  non sappiamo, non abbiamo ancora imparato, a vivere il momento, il qui e ora, e quando qualcosa – qualcosa di importante per noi – se ne va,  non sappiamo lasciarlo andare, e restiamo aggrappati alle emozioni, alla paura, alla solitudine, senza riuscire a  viverle, affrontarle ed elaborarle.

Le fiabe ci insegnano che tutto quello che ci fa più paura deve essere affrontato, e solo quando lottiamo e vinciamo il drago che ci sbarra il cammino, possiamo proseguire la nostra strada.  Solo quando viviamo fino in fondo le nostre emozioni, possiamo poi,  lasciare andare, quello che non ci appartiene più – anche se lo sentiamo ancora nostro – che non fa più parte della nostra vita.

L’autunno è una stagione magica, di quiete, di raccoglimento e di rinnovamento. Tutto quello che sembra addormentato si sta preparando, in realtà, alla nuova vita.

E’ una stagione intima, che ci avvicina a noi stessi, alla nostra anima; come in natura è il momento di pulire il nostro terreno, lasciarlo riposare per prepararlo ad accogliere nuovi semi.

E’ il momento di lasciar andare tutto quello che non ci spetta più... ringraziare per il grande dono che ci ha lasciato e proseguire il nostro cammino.

E tu, cosa stai lasciando andare?

 

Proibire le fiabe?

fiabe proibite

Irina Dobrescu – Konig Drosselbart – ed. Nord-Sud

Alcune favole Disney sono sessiste”: è quello che ha dichiarato Keira Knightley attrice inglese, e per questo le ha proibite alla propria figlia.  Le fiabe incriminate sono fra le altre “Cenerentola”e la “Sirenetta”.

Cenerentola è vietata. Perché aspetta che arrivi un uomo ricco per salvarla. Non fatelo! Salvatevi da sole! Ovviamente!”. Keira K.

E’ giusto vietare alcune fiabe per il loro  presunto, contenuto implicito? E qui si apre il dibattito su altri messaggi ritenuti pericolosi, presenti nelle fiabe, come il male, il dolore, la paura e l’abbandono.

Naturalmente no, non è giusto proibire la lettura delle fiabe ai nostri bambini: sono funzionali e necessarie alla loro crescita e al loro sviluppo emotivo, psicologico e intellettivo.

E su questo tema, che ha sollevato molti pareri contrastanti, lascio la parola alla Dott.ssa Antonella Bastone,  pedagogista, formatrice e  scrittrice – Le fiabe raccontate agli adulti – e alla bella  intervista, che ha rilasciato alla RSI radio televisione Svizzera.

Buon ascolto

 

 

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Le responsabilità dell’amore


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Siamo responsabili dell’amore che provochiamo?”

Certo, sempre! risponde sicura Martina e scuote i morbidi capelli castani facendo il suo tipico sorriso lento, di adolescente ancora inconsapevole degli stuoli di giovani ammiratori che restano confusi al suo passaggio.

Rido… abbiamo letto la fiaba del Re Bazza di Tordo, della  principessa bellissima, ma superficiale e sciocca che lo deride per il suo brutto viso con il mento grosso. Il re viene rifiutato dalla bella principessa ma il vecchio padre della fanciulla, stanco dei suoi capricci, la dà in moglie al primo, squattrinato suonatore che passa al castello, per punirla, senza sapere che il suonatore è, in realtà, sempre il Re Bazza di Tordo che solo alla fine si svelerà alla principessa.

La fanciulla deve adattarsi a vivere nella povertà, a lavorare come sguattera e a vivere accanto ad un marito che non avrebbe mai voluto, rimpiangendo il Re Bazza di Tordo che aveva rifiutato  –  deve superare molte prove per crescere e diventare finalmente una donna capace di vivere un rapporto equilibrato e maturo,  – e solo allora può avere il suo Re, –  il Re Bazza di Tordo che, nonostante il suo rifiuto, è innamorato di lei e ha scelto di trasformarsi:

E quando ella lo guardò, vide che era di nuovo il re Bazza di Tordo. -Non aver paura- le disse questi -io e il suonatore che abitava con te nella misera casetta siamo la stessa persona: per amor tuo mi sono travestito così:

Anche lui  ha dovuto trasformarsi –  diventare un  povero suonatore squattrinato  –  per poterla cambiare – un cambiamento, una trasformazione che hanno dovuto fare entrambi; cambiare vuol dire guardare all’altro e crescere insieme.

“Vedi?” dico a Martina – alla fine la principessa ha capito che l’amore, che il  re aveva per lei, era importante e, superando prove, anche difficili, gli è stata vicina – è cambiata per luiha dovuto fare la sguattera – e lui è cambiato con lei – si è travestito da suonatore e poi è tornato Re. 

Questo dovrebbe essere l’amore. Avere cura di chi ti ama; quando fai innamorare qualcuno sei capace di guardarlo? Guardarlo davvero intendo. Vuol dire andare oltre  un viso che ti sembra sgradevole perchè ha il mento grosso – quando non corrisponde ai tuoi desideri, alle tue aspettative e alle tue illusioni, che magari non sono nemmeno quelle reali, e ti fai ingannare dai tuoi finti bisogni.

Vuol dire guardare la sua anima. L’amore va sempre rispettato.

E vale anche per l’amore donato. Il più delle volte ci innamoriamo di qualcuno senza sapere nemmeno chi è realmente, non lo guardiamo, e vediamo, solo, quello che il nostro bisogno di amore ci fa vedere.

Il Re Bazza di Tordo, invece, ha capito di amare la sua principessa perchè è andato oltre i suoi atteggiamenti indisponenti e antipatici,  oltre l’apparenza; ha superato i  veli delle fragili illusioni,  e  ha guardato fino dentro alla sua anima: solo così ha potuto vedere il suo oro nascosto. Lo ha riconosciuto, e di  quello si è innamorato.

“E, se chi si innamora di te, proprio non ti piace? Cioè, anche se lo guardi, per davvero, ma non riesci a trovare il suo oro?” chiede Martina tutta seria – questa faccenda dell’oro interiore l’ha colpita.

“Ti rifaccio la domanda allora: Siamo responsabili dell’amore che cerchiamo negli altri, che doniamo a chi forse non lo chiede? Opure dell’amore che provochiamo? Anche quando non lo vogliamo? 

Martina mi guarda confusa e non risponde, e la capisco perchè non è una risposta semplice. Ma noi creiamo la nostra realtà e attiriamo storie e persone.  Le chiamiamo. Anche quelle che in realtà non avremmo voluto avere vicino.

O crediamo di non avere voluto vicino…

Così rifaccio la domanda a chi voglia rispondere:  Siamo sempre responsabili del nostro amore?