Natale “limited edition”

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Lo sapete che fra poco è Natale? Esagerata, mi ha detto qualcuno: Eppure… non avete nemmeno il tempo di fare quel no con la testa, con un sorriso  fra il comprensivo  e il bonario, che  già ci sono gli alberi colorati e piene di luci, ghirlande dorate e mercatini di Natale.

E poi, noi stiamo già scrivendo le fiabe da donare a Natale… Siamo  davvero indaffarate, ma non smettiamo mai di inventarci cose nuove: per questo Natale  – ma anche per Santa Lucia – tornano le fiabe  limited edition, da regalare ai vostri bambini per farli sognare, ed essere protagonisti dei loro sogni.

Come? Potete scegliere 2 diverse storie:

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Il vostro bimbo può diventare un vero aiutante  di Babbo Natale e vedere la  casa dove vive insieme ai suoi piccoli  elfi…

Nonna Elfa

 

 

oppure la vostra bimba ama aiutare la mamma in cucina? Può  diventare la cuoca provetta per il pranzo di Natale, aiutata da un libro magico e da…  Bè… non vogliamo dirvi proprio tutto!

Se volete saperne di più andatate alla pagina dedicata e Compilate il modulo .

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Buon Natale

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Illustrator Patrizia Kovacs

29° giorno di avvento.

Ultimo giorno di Avvento.Il nostro calendario si conclude oggi, il giorno di Natale.

I piccoli Gemma e Keil si sono svegliati presto, presto questa mattina; sono corsi nella grande cucina  riscaldata da un allegro fuoco e hanno trovati i doni che Babbo Natale ha portato per loro. La nonna li ha guardati  sorridendo, commossa per la loro gioia.

I bambini hanno bisogno di così poco per essere felici. Anche i grandi a dire il vero, se solo lo sapessero…

Questo è l’augurio più grande che vogliamo farvi, e farci  per il giorno di Natale: imparare a guardare l’oro che è dentro ogni piccola cosa; l’oro che è dentro di noi e aspetta solo di essere scoperto. 

Vogliamo ringraziarvi per averci accompagnato in questo mese di Avvento, per aver aperto insieme a noi, giorno per giorno,  le finestrelle del nostro calendario;  e siamo contente se siamo riuscite a farvi meravigliare e sognare anche solo per un poco.

Oggi abbiamo aperto insieme l’ultima finestrella del calendario  e insieme abbiamo preparato il  nostro bellissimo albero di natale, insieme, perché ognuno di voi, che ci ha dato il grande privilegio di raccontare la propria  storia,  che ci ha seguito, che ha commentato, che ha anche solo guardato,  ha messo una piccolina stellina lucente sul nostro grande albero.

Vi auguriamo un magnifico Natale.

 

 

Babbo Natale

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Illustrator Patrizia kovacs –  giornalino Arcobaleno Edit Fiume

28° giorno di Avvento

-Nonna, dove abita Babbo Natale?- chiese la piccola Gemma.

-Oh, a dire il vero nessuno lo sa; ma vi posso dire che Babbo Natale abita in una casetta  in mezzo al bosco, che da fuori sempre piccola e diroccata, ma dentro… ohh è una magnifica casetta con grandi stanze tutte illuminate e piene di giochi perchè il Babbo prepara i regali per ogni bambino.-

-E fa tutto da solo?- chiese Keil incantato.

-Babbo natale vive con gli elfi silvani, che lo aiutano a preparare i giocattoli. A volte qualche elfo fa un sacco di chiasso – gli elfi sono molto biricchini – e Babbo Natale gli tira la punta del loro cappellino rosso, mentre Elfa Martina – lo sapete no, che è la moglie di Babbo Natale – prepara del buon the per tutti, con scorza di arancia e cannella profumata-

-Voglio vedere la casa di Babbo Natale! – disse Gemma battendo le manine.

–  Babbo Natale porta i regali a tutti i bambini, proprio tutti? – chiese Keil che sapeva essere più pratico.

-Certo –  rispose la nonna -ad ogni bambino di tutto il mondo, di paesi tanto lontani da qui, dove a volte non ci sono solo boschi e quiete come da noi, ma gli uomini fanno le guerre e lottano fra di loro, o dove non c’è abbastanza cibo e dove ci sono malattie. Babbo Natale arriva ovunque e non manca nessun appuntamento con ogni bambino perchè nessun  bambino  deve perdere la magia dei sogni. Questo è il suo dono più grande.-

-Nonna, il mondo è brutto? – chiese Keil serio.

-a volte sì, ma il nostro mondo può essere meraviglioso; sta a noi farlo diventare migliore- rispose la nonna carezzandogli il viso.

 

 

-Nonna, facciamo i biscotti per gli elfi e il Babbo? saranno molto stanchi quando passeranno da noi- disse la piccola Gemma che si preoccupava sempre per tutti.

Così, mentre iniziava a nevicare, la nonna e Gemma preparavano l’ impasto per i biscotti, e Keil andò alla finestra e guardò fuori; oltre il giardino, oltre gli alti pini secolari , oltre il loro villaggio e più lontano ancora, in posti che non conosceva, e desiderò diventare grande.

Seguendo la stella

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Patrizia kovacs

27° giorno di Avvento

 

La nonna e i bambini avevano appena finito di preparare il presepe e la piccola Gemma guardava la piccola culla vuota.

-Quando arriva Gesù?-

-Domani notte, non lo sai?- rispose Keil  con indulgenza; vi ho già detto che Keil era il fratello maggiore, no?

-Vero-disse la nonna. – La stella cometa, la più lucente e preziosa  sta già indicando la strada e domani sera si ripeterà  il miracolo della venuta del piccolo Re.

-Anch’ io voglio seguire la stella, e voglio incontrare il piccolo Re –  disse  Gemma.

-Tutti la dovrebbero seguire perchè la stella parla al cuore degli uomini, ma gli uomini non sanno più ascoltare perchè hanno perso la capacità e la voglia di meravigliarsi. – rispose la nonna –

-Gli uomini sanno essere così stupidi…

Solo i bambini sanno guardare attraverso la sua luce; solo i bambini possono incontrare il piccolo Re;  i bambini di tutto il mondo, di ogni colore, di ogni religione, di ogni razza. Non sanno niente della meschinità umana, sono solo bambini che hanno il cuore puro.

Sono i bambini che cresceranno e che porteranno la luce della stella nei loro cuori e con essa illumineranno la strada di un mondo nuovo.

-Io non voglio diventare grande, nonna – disse la piccola Gemma.

– Io sì, disse Keil – io voglio cambiare il mondo –

La nonna li guardò commossa, in silenzio. Li lasciò per un attimo a giocare davanti al fuoco, e avvolta nel suo scialle, aprì la porta e uscì in giardino, e rimase incantata a guardare il cielo cupo, senza luna, ma illuminato da una magnifica stella con la lunga coda lucente.

Come lei, in quello stesso momento altri nonni, mamme, papà, re, regine e grandi capi, guardarono il cielo, e non tutti videro la stella, ma tutti sentirono un sentimento di consolazione nel cuore.

La nonna strizzò gli occhi incredula, e quando li riaprì, la stella era ancora lì.  Le cose belle succedono davvero. La nonna sorrise:  forse lo farete davvero, voi bambini di oggi , domani, lo cambierete questo mondo…

Il cucù

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Illustrator Patrizia Kovacs

26° giorno di Avvento.

-Nonna ci racconti la storia del tuo orologio a cucù? – chiese Keil. Era incantato da quel vecchio orologio; quando la nonna gli dava il permesso, stava ore a guardarlo, a studiare i minimi particolari, la piccola casina con le finestrelle sempre aperte;  i piccoli pupazzi di neve e gli alberi di natale. Tutto era minuscolo e perfetto. Lo guardava e aspettava che ad ogni ora, si aprisse la finestrella per far uscire l’uccellino  intagliato nel legno, per sentire il suo  piccolo canto. Ma da tanto tempo il vecchio orologio non funzionava più, e la nonna lo conservava con cura e attenzione perché per lei era un ricordo prezioso.

Era un orologio antico; suo nonno lo aveva creato, intagliando con cura ogni piccolo pezzo di legno, e lei, una bimba con occhi sognanti, sedeva al tavolo accanto a lui e lo guardava lavorare. Era un tempo prezioso; il nonno le raccontava storie di regine e fate e lei guardava incantata le sue mani lavorare con maestria il legno fresco di faggio, che ancora profumava di resina e verde.

Quando l’orologio era finito, anche lei come Keil stava  ore a guardarlo, solo per vedere l’uccellino che sbucava dalla finestrella ma in realtà dopo un paio di volte il meccanismo si era rotto, l’uccellino non usciva   più e l’ orologio aveva smesso di segnare  le ore, e quando  lei  in lacrime aveva chiesto al nonno di ripararlo lui le aveva spiegato che quello era il destino delle cose e andava rispettato.

-il compito di questo cucù non è segnare  le ore, quelle vere intendo, ma è quello di segnare le ore che noi desideriamo, per fermare il tempo a qualcosa che non vogliamo  dimenticare-

-E’ un orologio magico? – aveva chiesto allora lei speranzosa.

-Proprio così, e l’uccellino è il custode dei nostri ricordi –

Così la nonna aveva di volta in volta segnato le ore che appartenavano ai momenti più importanti della sua vita, per non perderli nella confusione della memoria. Guardava l’orologio e ricordava, ogni piccolo attimo prezioso…

La nonna prese con attenzione l’ orologio a cucù e poi chiamò Gemma e Keil vicino a lei. I due bambini come sempre guardarono incantati il vecchio legno intagliato e la nonna guardandoli uno accanto all’altro, segnò la nuova ora preziosa, indelebile nel suo cuore.

 

Il pastore

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Illustrator Patrizia Kovacs

Il pastore si alzò da terra con un sospiro: era ora di andare, cominciava a fare buio e faceva molto freddo. Doveva riportare le sue pecore nella stalla, e poi avrebbe mangiato una zuppa calda, si sarebbe scaldato un po’ al fuoco e poi, come al solito, si sarebbe appisolato sulla scomoda poltrona di tessuto rovinato.

Ogni giorno passava così e a dire il vero lui non chiedeva altro. Nemmeno sapeva che c’era dell’altro; non aveva voluto moglie per non affrontare l’amore, non aveva mai desiderato figli per non vedere disilluse le sue aspettative. Aveva le sue pecore, e loro erano sempre le stesse. Facevano sempre le stesse cose; era rassicurante.

Ma quel giorno qualcosa cambiò: il pastore contò le sue pecore e si accorse che ne mancava una, la più piccola, e si rese conto in quel momento, la sua preferita, forse perché quando voleva un po? di cibo, si avvicinava a lui piano e spingeva, con delicatezza, il muso sul suo braccio.

Si guardò intorno e non vide niente, anche perché era sempre più buio. Con un nuova pena nel cuore decise di andare a cercarla, e chiamando a sé le altre pecore, si incamminò verso la collina da dove stava spuntando una pallida luna. La sera era gelida e il cielo era terso, e il pastore per la prima volta si fermò a guardare lo spicchio di luna che sembrava andargli incontro. Che spettacolo pensò suo malgrado. Si fermò e guardando  in alto, si rese conto delle stelle e fu invaso dall’immensità del cielo; per un attimo gli mancò il respiro.

Si sentì piccolo, di fronte a quell’immensità e nello stesso tempo si sentì di farne parte.

Sentì un nodo allo stomaco, e nemmeno si accorse delle lacrime che cominciavano a rigargli il viso segnato dal tempo.

-Perché era triste, nonna?- volle sapere la piccola Gemma.

-Non era triste a dire il vero- rispose la nonna – era felice, per la prima volta in vita sua, era felice.

Si sedette per terra, sull’erba fredda, circondato dalle sue pecore che lo scaldavano con il loro fiato caldo.

Restò a lungo seduto per terra, facendosi tutte le domande che non si era mai fatto, e desiderando tutto quello che non aveva mai desiderato, piangendo tutte le lacrime che non aveva mai pianto. Si mosse solo quando sentì belare la sua pecorella smarrita e la trovò incastrata in in grosso cespuglio di more. Con delicatezza la liberò dai rami e la strinse a sé,  come avrebbe fatto con un figlio, e tornò a casa, camminando piano, sentendosi vivo, mentre la luna, complice, gli illuminava la strada.

 

Mr. and Mrs. Frosty

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Illustrator Patrizia Kovacs

21° giorno di Avvento

Si erano conosciuti tanto tempo fa, quando erano ancora giovani. Era la vigilia di Natale e aveva nevicato tutto il mese, e il vento gelido non dava tregua. Nonostante questo i bambini si stufavano a stare chiusi in casa, così un pomeriggio uscirono a  giocare con la neve;  prima si tirarono le palle di neve, e giocarono a rincorrersi, e poi decisero di costruire un bel pupazzo di neve. Uno mise la sua sciarpa rossa, l’altra portò i bottoni di un vecchio cappotto della mamma, e un’altra portò una patata, e  un vecchio paralume che non funzionava più; ed ecco occhi, naso e un bel cappellino per il pupazzo di neve che, appena ebbe gli occhi, si guardò intorno, con grande meraviglia e curiosità.

-Chiamiamolo Mr. Frosty- disse uno dei bambini.

Che bel mondo era quello. Tanti bambini con cui giocare,  e un bel vento gelido che lo temprava, e ogni giorno i bambini andavano a trovarlo.

Ma nonostante questo dopo un po’, il pupazzo di neve si sentiva solo. Ma non c’erano altri pupazzi come lui al mondo? Era così triste che nonostante il freddo, il naso a patata continua a scivolare giù!

Una delle bambine se ne accorse, lo guardò a lungo e poi disse agli altri – E’ così solo poverino, facciamo un altro pupazzo, così avrà compagnia.-

Detto, fatto. Una mantellina rossa, un paralume, questo funzionate, rubato alla nonna che dormiva, due bottoni, e una carota. Ecco un altro bel pupazzo di neve.

Mr. Frosty guardava senza farsi vedere, non voleva fare il maleducato, non si fissano le persone, ma quando il pupazzo fu finito rimase incantato a guardarla: era una bellissima pupazzo di neve, con deliziosi occhi di bottone azzurri, oltre ai quali lui vedeva la sua  anima pura.

Anche lei si guardò intorno con meraviglia e stupore, ma la prima cosa che vide fu proprio lui, Mr Frosty, e rimase senza parole.

Da allora furono inseparabili. Mr Frosty aveva trovato la sua signora. Facevano lunghe passeggiate nei boschi, e lui raccoglieva per lei i ciclamini che impavidi spuntavano fuori dalla neve. Quando arrivava la primavera, si spostavano sulle punte più alte, per trovare il freddo che li faceva sentire bene. Erano davvero una bella coppia!

-Oh nonna voglio tanto vederli, posso?- dissero insieme i piccoli Gemma e Keil.

-Mr e mrs Frosty tornano ogni anno a dicembre in questi boschi, dove sono nati. – rispose la nonna. – Tornano a trovare i bambini che li hanno creati e che li attendono da allora  ogni natale;  ancora oggi, anche se non sono più bambini, anche se sono diventati grandi,  tanto grandi, non vedono l’ora di rivederli…