Un dolcissimo grazie

Oggi abbiamo ricevuto questo delizioso biglietto  da parte della piccola, dolcissima, Beatrice, per ringraziarci della fiaba che le abbiamo dedicato; il regalo più bello per noi, insieme al simpaticissimo segnalibro che ci ha donato.

E’ sempre emozionante la meravigliosa reazione dei nostri  piccoli lettori; i bambini sanno essere così attenti alle piccole cose, e vogliono sempre restituire il piacere del dono.

Così Beatrice ha voluto sapere quale fosse la nostra fiaba preferita e ci ha disegnato una bellissima Cappuccetto Rosso.

Un dolcissimo grazie!

 

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Nico e Noel

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La piccola Noel aveva freddo e si accucciò accanto a Nico che la annusò con attenzione. Era l’odore della paura, della fame, del freddo.

Era lo stesso odore che aveva lui. Troppo piccoli per affrontare il mondo così grande; erano stati abbandonati dall’umano che avrebbe dovuto proteggerli. Strappati alla loro mamma quando ancora avevano bisogno delle sue cure. 

Ma erano insieme, e non si sarebbero mai separati. 

Gemma, seduta per terra, con le braccia attorno alle gambe, aveva già gli occhi lucidi. Lei amava tutti gli animali, e non sopportava che stessero male. Poi voleva tanto un gattino

La nonna le sorrise: il buon Dio protegge sempre le sue creature indifese – le disse,

e proseguì: la donna camminava a testa bassa, per non sentire il vento gelido sul viso; aveva fretta di andare a casa, al caldo. Non se ne accorse subito, ma non le sfuggì la macchia rossa, che era scomparsa in una fessura  dietro un mucchio di legna, accatastato sulla strada.

La testa le disse: “vai, fa freddo, non fermarti.”

Il cuore le disse: “fermati!” e lei lo ascoltò, come  sempre.

Tornò indietro, e guardò accanto al mucchio di legna; e prima non vide niente ma poi sentì i due profondi occhi ambra puntati su di lei, e poichè ascoltava con il cuore sentì la sua paura. Senza pensarci infilò la  mano nella fessura e appena sentì il pelo morbido, lo prese in mano con delicatezza e restò senza parole; un gattino minuscolo, magrissimo e bagnato si agitava  disperato.

La donna, che si chiamava Maristella se ne innamorò subito; lo strinse a sé, infilandolo nella sua giacca per dargli un po’ di calore, e il piccolo Nico sentì il suo odore buono.

-Che bel regalo di Natale, ti chiamerò Nico, – disse Maristella ed era felice. Si incamminò sulla strada di casa,  la loro casa ormai, ma il piccolo gattino si divincolò e con un salto cadde sulla neve, vicino alla legna.

 Non avrebbe mai potuto abbandonare Noel!

La donna lo guardò sorpresa e poi si chiese perché mai continuasse a miagolare in direzione della legna, il piccolo corpo fradicio e infreddolito,  ma  quando provò a prenderlo in mano, di nuovo il gattino si divincolò con un salto.

Seguendo l’istinto Maristella infilò di nuovo la mano nella fessura dove prima aveva trovato Nico  e, incredibile; sentì ancora qualcosa di morbido e  lo prese con delicatezza.

Una minuscola gattina urlante con magnifici occhi colore giada, la guardava spaventata.

Maristella sorrise.  Amava gli animali e sapeva che il loro cuore puro era capace di cose meravigliose.

-Va bene- disse Maristella stringendo a sé i due gattini tremanti, -dove c’è posto per uno c’è posto per due.-

E piano, piano sentì che smettevano di tremare. Maristella proseguì il cammino verso casa con i due gattini sul cuore, e quando la femmina cominciò a fare le fusa, lei sorrise.

-Davvero un meraviglioso regalo di Natale. Ti chiamerò Noel-

L’ uomo e la tartaruga

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Illustrator Patrizia Kovacs

“La tartaruga, nella sua scatola, si puntò sulle zampine e tirò in alto il muso annusando l’aria. C’era un odore nuovo: odore di umano, ok, misto a quello della paura, della solitudine, e del dolore. Li riconosceva, lei aveva lo stesso odore.

Ma ne sentiva un altro, diverso da tutti gli altri. Era un odore buono.”

Regala o regalati per Natale : L’uomo e la tartaruga  una dolcissima  favola metropolitana, con le belle illustrazioni di Patrizia Kovacs 

Non  solo per i più piccoli, ma anche per i grandi, che a volte, alle prese con lo stress e i problemi di ogni giorno si dimenticano di fermarsi, e di guardarsi intorno. Questa fiaba metropolitana racconta la storia, vera, di un uomo buono, che ha salvato una tartaruga dall’ignoranza e dalla cattiveria dell’essere umano. E le ha regalato una vita migliore. Perché nessun animale è un oggetto…

Il cuore

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Illustrator Patrizia Kovacs

La giornata volgeva al tardo pomeriggio e il pallido sole aveva già lasciato il posto ad una nebbia leggera che aveva avvolto ogni cosa, e il paesaggio conosciuto era diventato un nuovo, magico mondo.

Il vento arrivò improvviso e gelido, sollevando le foglie secche e i rametti dei pini che l’uomo aveva tagliato per decorare le proprie case per il Natale e poi con forza scivolò  nel grande prato vicino al villaggio, sollevando la nebbia che si sciolse in mille goccioline minuscole  e, sempre più gelido, portò con sé i primi fiocchi di neve; era l’inverno più pazzo mai ricordato dall’uomo e strani presagi aleggiavano nell’aria.

Quella sera, molti raccontarono di averlo visto, una macchia rossa  fra i fiocchi candidi e le foglie appassite, e molti ammisero  di aver sentito un’improvvisa, inspiegabile tristezza. 

Tutti conoscevano l’ antica storia della Fata Bianca, la Regina dei boschi,  che si innamorò di un umano che non poteva amare: il destino delle Fate non è legato a quello degli uomini, e per la loro debolezza  furono puniti. Lei fu trasformata in vento e a lui fu rubata la memoria e si dimenticò del suo amore.

Si racconta che, a volte,  nel mese più freddo e magico dell’anno,  il vento arriva improvviso, gelido e potente, e  porta con sé qualunque cosa incontri sul suo cammino:  si racconta che quel vento è la Fata Bianca che torna nel mondo degli uomini, per cercare il suo amore.

Se guardi bene, ancora oggi, nei mulinelli di vento colmi di neve, puoi vederla, camminare leggera sul prato, con le mani sul cuore.

La piccola Gemma corse alla finestra che dava sul prato davanti a casa. Mentre la nonna raccontava, il vento aveva cominciato a fischiare attraverso il camino e le fiamme di fuoco si erano ravvivate.

Mentre Keil faceva una smorfia – l’amore… roba da femmine – Gemma rimase a lungo, sospirando,  a scrutare nel buio della sera.

 

 

 

Una vecchia amica

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Patrizia Kovacs

Una mattina aprendo la porta di casa, notai sulla ghirlanda una cavalletta.
Subito pensai che fosse meglio mandarla via, poi però non lo feci.
Si mimetizzava tra le pigne e i bastoncini di cannella ed ogni tanto cambiava posto.

Feci questo disegno.

Era il 2012 e mancavano tre settimane a Natale…

 

 

 

L’abete

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Illustrator Patrizia Kovacs

Chi abita sull’abete
tra i doni e le comete?
C’è un Babbo Natale
alto quanto un ditale.
Ci sono i sette nani,
gli indiani,
i marziani.
Ci ha fatto il suo nido
perfino Mignolino.
C’è posto per tutti,
per tutti, c’è un lumino
e tanta pace per chi la vuole,
per chi sa che la pace
scalda anche più del sole.

Gianni Rodari- L’abete di Natale

Il primo fiocco di neve

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Il piccolo villaggio era in attesa; il freddo era arrivato, era dicembre e nelle case i camini ardevano donando il loro generoso calore. Tutto era pronto: gli alberi erano addobbati con luci dorate e sfere colorate; era la vigilia  di  Natale.

A dire il vero quasi tutto era pronto. Il sindaco del villaggio uscì dal Comune e guardando il cielo disse fra sé : – mah… –

Camminando, passò davanti al negozio del barbiere, che in attesa di nuovi clienti aspettava sulla porta del suo negozio. I due si guardarono  con la stessa domanda:

-Ma la neve? –

La stessa domanda era disegnata silenziosa come un grosso punto esclamativo sul viso del panetterie, su quello del dottore che andava di fretta perché con il primo freddo tutti si erano presi il raffreddore, e sulla faccia della signora Agostina che, in silenzio, non smetteva di scrutare il cielo.

Ma dov’era la neve? Quell’anno non voleva proprio saperne di arrivare, e non era mai capitato, mai, da quando era nato il primo abitante del piccolo villaggio.

– E che Natale è senza neve? – diceva la maestra della scuola, pensierosa, mentre i bambini, erano tristi perché non potevano nemmeno fare un piccolo pupazzo.

Alla fine la domanda passò di bocca in bocca e tutti si ritrovarono nella piccola piazza del paese a commentare il fatto.

-Cosa succederà ora senza neve? – chiese la moglie del lattaio

– Sicuramente è un brutto segno- disse  la pasticcera che per la preoccupazione non riusciva più a fare le sue buone torte.

Tutti guardavano il cielo grigio pieni di speranza ma niente, non si vedeva nemmeno un piccolo fiocco di neve. 

-Possiamo dargli un po’ della  nostra neve? – disse Gemma che era sempre generosa con tutti.

-Perché erano così preoccupati che non arrivava la neve?- chiese più pratico il piccolo Keil.

– Perché a volte le persone si abituano alle cose e le danno per scontate, ma poi ogni piccolo cambiamento le spaventa.- rispose la nonna.

Non si ricordavano più di quanto si erano lamentati gli anni prima della neve, ogni anno accadeva – e la neve era troppa, ed erano bloccati per mesi, e poi dovevano spazzare le strade ogni giorno. E quando i bambini uscivano a giocare, le mamme si arrabbiavano perché tornavano a casa tutti bagnati e sporcavano dappertutto.

Gli uomini si dimenticano presto delle cose. E desiderano subito quello che credono di aver perso, e che prima ignoravano – disse la nonna e poi continuò – solo i bambini desideravano sempre la neve e a loro mancava davvero. E solo il desiderio del loro cuore puro fu esaudito. Mentre tutti i grandi parlavano e parlavano, cercando ragioni e facendo supposizioni, e dopo  po’ cominciarono ad addossarsi la colpa l’un l’altro per la scomparsa della neve, i bambini andarono tutti insieme nel bosco a cercare la neve. 

Quando tornarono, il gruppo di adulti stava ancora discutendo: i bambini si infilarono nel mezzo e il più piccolo di tutti, Tommy alzò la sua manina paffuta e l’aprì, e i grandi rimasero improvvisamente in silenzio, a bocca aperta.

Un  fiocco di neve, candido ed elegante, un piccolo brillante prezioso si guardò intorno sorpreso da tutta quella attenzione e poi  si sciolse in preziose perle umide, nella manina del piccolo Tommy.

-Oooohhhh-disse il Sindaco

-Ohhhh- disse il barbiere

-Ohhhhh- disse la pasticcera.

Un secondo fiocco di neve scese leggero dal cielo, ondeggiando elegante come un ballerino che si è fatto attendere un po’ per la prima del suo spettacolo, seguito poi da tanti altri.

I grandi, si salutarono l’un l’ altro augurandosi Buon Natale e tornarono a casa, forse sentendosi un po’ imbarazzati,ma già presi dal altre faccende; solo i bambini restarono a giocare insieme con la neve e le loro risate gioiose raggiunsero il cielo.