La felicità non è per le streghe

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Continuano le piccole fiabe preziose nate dal binomio perfetto VIRUS E FELICITA’, un esercizio piccolo ma molto potente che aiuta a combattere la paura, ad affrontare e vincere il nemico. Perché questo insegnano le fiabe; dopo aver affrontato il tuo drago, poi  andrà tutto bene, e troverai il tuo tesoro!

Aspettiamo la tua fiaba, intanto ecco la bella fiaba di Noris Calì

C’era una volta un bellissimo villaggio, circondato da colline verdeggianti e prati in fiore, il suo nome era “Sorriso”.

Era un luogo di pace e felicità, gli abitanti vivevano in armonia tra loro, si aiutavano a vicenda, godevano di buona salute e di prosperità. L’idea che ci fosse un villaggio così felice faceva tanta rabbia a Magarpia, Magaracchia e Magagracchia, le tre sorelle streghe della nera radura, le quali avevano escogitato un piano malvagio per distruggere quella felicità. Così, all’ alba volarono sul villaggio con le loro scope e liberarono nell’aria un virus che contagiò di tristezza, l’intero villaggio.

Da quel momento tutto cambiò… Le persone piangevano senza motivo, i bambini non giocavano più nei viottoli, tutti si chiudevano in casa e non uscivano più nemmeno per una passeggiata, mentre le streghe se la ridevano a crepapelle per il loro piano perfettamente riuscito. Però,per fortuna, le tre malvagie sorelle non avevano calcolato un particolare molto importante, ovvero la contagiosità del virus, infatti, dopo qualche giorno furono contagiate anche loro.

E così, anziché ridere, cominciarono a piangere come delle bambine disperate, e si misero subito all’ opera preparando una pozione magica”acchiappavirus”. Piangendo e disperandosi, sparsero nel cielo la pozione magica e in men che non si dica scacciò via la tristezza riportando la felicità a tutti gli abitanti del villaggio.

Ma allora perché’ le tre streghe continuavano a piangere ininterrottamente?

Semplice, il filtro magico non aveva effetto sulle tre sorelle; si erano condannate da sole a piangere una vita intera, ma ben gli stava, non credete?

Il colore della felicità

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Una nuova, piccola, preziosa fiaba nata dal binomio perfetto delle parole VIRUS E FELICITA’, il piccolo ma potente esercizio di scrittura che sto proponendo a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco e raccontare questi strani giorni.
Tutti possono partecipare, anche tu, che ora stai scorrendo queste righe e sono certa che sorriderai leggendo questa, e le altre fiabe di tutti gli autori che hanno accettato la sfida.
Aspetto anche la tua fiaba…
Ecco la bellissima e colorata fiaba di Simona Platè
C’era una volta una scatola di cartone gialla come un caldo girasole e piena di felicità.

Era una scatola senza coperchio e tutti i giorni scendeva lungo le strade. Camminando salutava i passanti con calore e permetteva a chiunque di inserire una mano dentro di lei e di prendere tutta la felicità che poteva starci in un pugno. Ognuno era libero di farlo o non farlo.

Tutte le notti, anziché dormire, si ricaricava di felicità per essere pronta a ridistribuirla il giorno dopo.

Accadde però che in un vivace pomeriggio di carnevale incontrò un colorato e villano Arlecchino che passando di corsa inserì non una ma ben due mani dentro di lei e poi scappò via con la felicità carpita.

Troppo tardi la scatola si rese conto che si trattava di un inganno e che nascosto dietro alla nera mascherina si celava un virus pericoloso.

Si sentì smarrita e quando comprese che terribile disattenzione aveva commesso, si richiuse velocemente.

Per non correre il rischio di farsi rubare altra felicità da ingannatore resto a casa per molti e molti giorni.

Era terribilmente dispiaciuta di sottrarsi a tutti gli altri, ma troppo conscia del pericolo per rischiare di lasciare agire indisturbato a lungo il virus.

Si sentiva un po’ inutile, non potendo svolgere il compito importante che le era stato assegnato, ma si fece coraggio e attese con pazienza che il virus esaurisse la dose di felicità che gli aveva usurpato.

Il virus la cercò in ogni volto, in ogni tazzina di caffè, in ogni riflesso negli specchi, in ogni impronta sull’asfalto, ma non riuscendo a trovarla iniziò a sentirsi triste, sconsolato e infine, dopo l’ultima briciola di felicità che gli era rimasta, svanì lontano.

Quel giorno, la scatola aprì la finestra chiamò gentilmente la brezza del mattino e le chiese di distribuire ovunque  il suo contenuto.

La felicità si depositò sui prati di nuovi fiori, su mani di storie antiche, su giovani piedi scalpitanti, su nasi curiosi, su occhi innamorati.

Arrivò ovunque anche a tutti quelli che alla felicità non avevano mai creduto e che adesso le erano riconoscenti. Fu un giorno speciale, uno sbocciare di sorrisi che divennero presto frutti più maturi.

Il folletto Virus

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Una nuova storia nata dal  binomio perfetto di due parole che non c’entrano nulla, l’una con l’altra, ma insieme diventano piccole, potenti storie di catarsi e speranza.

Un esercizio che puoi fare anche tu: crea una piccola storia utilizzando VIRUS E FELICITA’ come protagonisti, e poi invia la tua fiaba a fiabincostruzione@gmail.com.

Lascia che le tue emozioni raccontino questi strani giorni…

Ecco la bella fiaba di Marta Tessera:

In un grande villaggio arrivò un giorno un piccolo signore, in realtà un piccolo folletto.

Il suo nome era Virus. Ovunque andasse le persone iniziavano a ballare, ma a ballare così tanto che non riuscivano a fermare i loro piedi.

All’inizio le persone del villaggio presero un po’ sottogamba gli effetti del piccolo folletto e si riversarono nelle piazze ballando di felicità.

Il loro sorriso svanì quando i più deboli iniziarono a cadere sfiniti per il troppo ballare: una volta che si iniziava a ballare non ci si poteva più fermare e solo i più forti continuavano imperterriti.

Virus era davvero soddisfatto del suo lavoro. Un altro villaggio sarebbe rimasto sotto il suo potere.

Un gruppo di bambini, però, visto ciò che stava succedendo, iniziarono a correre e a urlare casa per casa di non uscire in strada, di stare in casa, dove la musica di Virus non avrebbe potuto raggiungerli. Ci avrebbero pensato loro a quel malefico folletto.

Con la loro forza e giovinezza ballarono e ballarono così tanto che, alla fine, fu lui, il folletto, a stramazzare al suolo.

Con le ultime forze se ne andò lentamente, lasciando per sempre il villaggio.

Un urlo di gioia echeggiò da tutte le case che finalmente furono aperte per far riversare le persone per strada a festeggiare, insieme.

 

 

Virus e felicità

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Non smetterò mai di dirlo, la scrittura e le fiabe sono un rimedio naturale, potentissimo, per superare difficoltà, sciogliere nodi, vincere le emozioni che ci fanno stringere il cuore, come la paura.

In questi strani giorni, prendiamo carta e penna e scriviamo, lasciamo uscire le parole e le emozioni che non sappiamo esprimere, perché questo è il modo migliore per liberarle. 

Io organizzo corsi di scrittura di fiabe e ogni volta, vedo gli effetti meravigliosi delle parole scritte, sulla nostra anima.

Ho proposto ai miei corsisti un piccolo, potente esercizio, che oggi propongo anche a voi. 

Come insegna Rodari, cosa succede quando due parole, che non c’entrano nulla si incontrano? Si provocano, e più distanti sono e meglio è, perché solo così si può avere un binomio perfetto. E quali parole più distanti di VIRUS E FELICITA’? 

Prendete queste due parole e create una piccola storia che abbiano come protagonisti VIRUS E FELICITA’.

Sono nate piccole storie preziose, che hanno portato sulla carta, speranza e sorrisi; hanno raccontato paure e domande... Dopo averle lette, sono arrivate anche le risposte.

Oggi pubblico il primo di questi racconti speciali, e pubblicherò ogni giorno, ogni piccola storia nata dal binomio perfetto. Aspetto anche il vostro – potete inviarlo via mail fiabeincostruzione@gmail.com –  e lo pubblicherò come gli altri. Diamo voce alle emozioni, condividiamole, perché questo cammino diventa meno difficile, se lo facciamo insieme!

Ecco la bellissima  fiaba  di Rossana M.

C’era una volta un virus tanto triste perché nessuno lo voleva.
Tutti lo scandivano o lo mandavano via in malo modo.
Un giorno mentre si aggirava triste in un bosco, incontrò un bimbo che correva e saltellava qua e là nel prato, il bimbo vedendolo si bloccò gli occhi sgranati!
Il virus si avvicinò e gli disse:
“Perché hai paura di me?”
Il bimbo rispose:
“Tutti dicono che sei cattivo!”
“Ma io voglio solo far amicizia” Ribatté il virus.
“Dimostrami che è vero.”
Disse il bimbo.
Allora il virus cominciò a girare su se stesso fin quando si divise in tante bolle colorate.
Una di queste si posò sul bimbo e subito spuntò un sorriso, il cuore scoppiava di…
“Ma cos’è?” Chiese il bimbo.
Felicità!

 

Corso on line di scrittura fiabe – avanzato

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Sono strani giorni, che chiedono di fermarci, di sospendere, di rallentare.

Sono giorni in cui sperimentiamo la paura di quello che non possiamo controllare, la sorpresa di fare quello che non abbiamo mai fatto, e di scoprire che ci piace.

Meno tempo per le relazioni forse, ma più tempo per noi, per i nostri bambini e per la famiglia..

Anche il nostro Corso di scrittura fiabe avanzato è rimasto sospeso in una dimensione di attesa, di un “non si può fare”, di un “rimandiamo a data da destinarsi” e forse sarebbe rimasto lì, a dondolare, indeciso, come una foglia al vento.

Ma le fiabe e la scrittura sono proprio le compagne di viaggio migliori, quando il viaggio diventa più faticoso. E noi il viaggio lo vogliamo proseguire.

Così il nostro corso di scrittura fiabe avanzato parte ON LINE: cosa vi serve?

UN PC e la rete, e potremo trovarci proprio come se fossimo nella stessa stanza, superando limiti di tempo e spazio e luogo.

Proprio come accade nelle fiabe!
A breve la nuova data d’inizio! Nel frattempo, per avere informazioni e per iscrizioni scrivete a : fiabeincostruzione@gmail.com o telefonate al 3496501558, oppure compilate il modulo sotto

 

 

6° passo: il diario

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Vi siete svegliati con un sorriso? Anche senza saperlo, sarete riconoscibili, perché avrete sul viso un’ inevitabile espressione con gli angoli in su e si sa, il sorriso è contagioso. Portatelo con voi oggi, per un nuovo bellissimo inizio.

E con un sorriso facciamo il nostro sesto passo, un passo importante, il primo di questo nuovo anno. 

Ieri abbiamo lasciato andare tutto quello che non ci serve più e abbiamo chiesto al vecchio anno di portarlo con sé. Abbiamo ringraziato ogni cosa e ogni persona che abbiamo scelto di non volere più. E dopo la  mezzanotte abbiamo letto i desideri, tutto quello che vogliamo per i nostri nuovi giorni.Ci auguriamo che la vostra fine d’anno sia stata proprio come desideravate.

In questi giorni abbiamo lavorato su di noi, per riconoscersi, per ritrovarsi, per ripartire da noi, e con noi al centro.

Quale modo migliore di iniziare il nuovo anno raccontandosi?

Il nostro sesto passo riguarda proprio questo: raccontarsi, scrivere di sé e per sé, tenere un diario. Prendiamo il quaderno sul quale abbiamo scritto i nostri desideri – l’avevamo detto di sceglierlo bene perché vi avrebbe fatto compagnia per un po’ – e scriviamo la prima pagina del nostro diario.

Tenere un diario vuol dire scrivere di sé, per sé, ogni giorno, ogni volta che ne abbiamo voglia, due righe o un papiro; ma vuol dire raccontarsi, esprimere le emozioni inconsce che non sappiamo far uscire con le parole e che senza la scrittura restano sparse, in modo disordinato, nella nostra mente, e nel nostro cuore.

Vuol dire fare ordine, fare il punto della situazione, perché rileggere quanto abbiamo scritto qualche tempo prima ci fa capire a che punto siamo, ci fa comprendere quello di cui abbiamo bisogno per davvero.

 Già il solo atto di prendere un taccuino aprirlo, guardare le pagine che hai scritto nei giorni precedenti – già questo ti regala un senso di appartenenza – e arrivare alla pagina bianca che aspetta solo di essere riempita di parole… E’ già un rito.

La narrazione è la modalità principale con cui, dall’età infantile a quella adulta, si sviluppano la mente e l’identità personale, e la nostra mente, ogni giorno, interpreta la vita, le persone e le situazioni in forma narrativa;  struttura e organizza ogni informazione, ogni evento e grazie a questo meccanismo, si orienta. La nostra mente mette in ordine, altrimenti sarebbe il caos.

George Mandler, psicologo americano  afferma, che ciò che non viene strutturato in forma narrativa, nella memoria, viene dimenticato.

Raccontare, diventa un modo per costruire un pensiero auto-biografico su di sé,   vuol dire dare un senso alla propria vita personale ma anche quella professionale.  Ci aiuta  a riflettere sulle proprie credenze circa il cambiamento e a riorganizzarle in modo che assumano un significato diverso.

Oltre a questo, scrivere un  diario ha una serie di benefici immediati,  nel breve,   e nel lungo termine, per il nostro benessere: puoi cominciare il tuo diario creativo – via libera a istinto e fantasia –  dalle piccole cose, quelle a cui, normalmente  non facciamo caso:

  • raccontare di qualcosa che ti ha fatto sorridere, o ti ha sorpreso. Scrivere di cosa sei grato – e una volta che inizi a farlo,  ti  rendi conto di quante cose possono farti dire grazie ogni giorno, e inizierai a sentirti meglio;
  • scrivere sul proprio diario  i piccoli insuccessi ci aiuta a elaborarli e rileggendoli ci fa capire come possiamo modificare gli atteggiamenti sbagliati,  ma celebrare le piccole vittorie è una potente gratificazione, una grande motivazione.
  • Puoi scrivere il modo in cui vuoi iniziare la tua giornata, con le convinzioni potenzianti che ti accompagnano nel tuo lavoro, o una parola chiave che ti può supportare con  un nuovo progetto.
  • Puoi fare uno schizzo, un disegno, o scrivere – di getto –  senza pensare per almeno 15 minuti, senza badare alla forma, o alla sintassi. Un vero esercizio catartico – la scrittura espressiva – che aiuta a sciogliere blocchi e aumenta la consapevolezza su di sé.

Potremmo continuare questa lista infinita ma la cosa migliore è provarla; se non ci  è naturale scrivere, prendiamola come un piccolo allenamento iniziale, che diventerà poi una meravigliosa abitudine.

5° passo: cosa desideri?

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Ultimo giorno dell’anno, e siamo arrivati al  quinto passo di questo piccolo cammino delle emozioni,  che ci porta al nostro cuore, perché lì, sono custoditi i nostri reali desideri.

Ieri abbiamo scritto una lista delle cose, delle persone, e dei lati del nostro carattere  che non ci appartengono più, e  per questo, li lasciamo al vecchio anno. Questa lista va bruciata prima della mezzanotte del 2019, ma prima di farlo, onoriamo e ringraziamo quello che non ci serve più, perché ci ha donato un insegnamento prezioso, e poi lo lasciamo andare.

Oggi ci dedichiamo ai nostri desideri. Cosa desideri per il nuovo anno? 

Cosa ci serve? Un quaderno, un taccuino, scegliamo bene perché ci accompagnerà per un po’ – e sul primo foglio bianco, scriviamo la nostra lista dei desideri; ma desideri veri, quelli del cuore, quelli che a volte non osiamo nemmeno ascoltare.

Non badiamo a spese, quando si desidera bisogna farlo in grande! 

Scriviamo la lista di quello che desideriamo per renderci la vita meravigliosa:  un amore, amicizie, lavoro, soldi. E quali qualità ci servono per essere migliori? Non ci sono limiti di spazio, tempo, né vincoli di nessun tipo.  La capacità di desiderare è la capacità di far uscire il proprio empowerment, il proprio potere personale;  è la voglia di migliorarsi per ottenere di più. Non esistono i non ce la farò mai, o i non succederà mai. 

Non questa sera! E dopo la mezzanotte, quando saremo già nel nuovo anno, rileggiamo i nostri desideri a voce alta, affermiamoli, e poi chiudiamo gli occhi, tiriamo 3 lunghi respiri e immaginiamo di essere in un meraviglioso giardino, o in un bosco, colmo di fiori e alberi meravigliosi. Possiamo sentire il loro profumo e ci sentiamo bene, perché questo è il nostro posto. Quello in cui ci sentiamo sicuri e protetti. E poi  scegliamo un albero –  o sarà lui a scegliere noi? – ai piedi del quale, seminare i nostri desideri, come tanti piccoli semi, di cui aver cura per farli crescere al meglio.

Infine ringraziamo il nostro albero perché con le sue radici e la sua linfa proteggerà e nutrirà la  nostra pianta dei desideri, e ci aiuterà a realizzarli.

Domani sarà un nuovo passo, e nuovi giorni.

Ma ora vi auguriamo che questi nuovi giorni siano colmi di realizzazioni, insegnamenti, emozioni e storie. Di fiabe, di magia, e di parole. Di consapevolezza.

Vi auguriamo di svegliarvi al mattino e ancora con gli occhi chiusi, fare un sorriso, perché sapete, vi cambia  la giornata. Vi auguriamo di scrivere, di raccontare, di parlare guardando l’altro, per davvero. Occhi negli occhi. Di stringere le mani, di abbracciare, di dire “ti voglio bene” tutte le volte che avete voglia di farlo. Di dire NO, senza sentirvi in colpa. Di ridere senza motivo e di piangere senza vergognarsi. Vi auguriamo di essere liberi, liberi di essere voi stessi, di accogliervi e di amarvi.

Vi auguriamo nuovi meravigliosi giorni…