Storie…

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Una finestra.

Una finestra, di una casa forse abbandonata.

Una finestra, di una casa forse abbandonata.o forse poco curata. La grata è vecchia e il legno della finestra è molto rovinato. Ma è un’immagine di una tale, decadente bellezza, che impedisce all’occhio di passare velocemente, di andare oltre.

No, devi fermarti a guardare. Notare la piccola piantina verde che ha sfidato il cemento ed è cresciuta proprio lì, nella stessa posizione nella quale una brava massaia, avrebbe messo un vaso di fiori.

E tu sei fuori alla luce e guardare continuamente ad una piccola finestra che si affaccia sul buio. Che ti fa paura; non sai cosa c’è dietro, ma lo sai che non sarà piacevole. Eppure non puoi fare a meno di guardarla e immaginarti cosa nasconde, e quasi vorresti infilare una mano attraverso il vecchio ferro arrugginito della sua grata per…

E se invece fosse proprio il buio ad attirarti, e daresti qualsiasi cosa per poter passare attraverso la vecchia grata rovinata per vedere cosa nasconde?

O forse sei dentro, dentro al buio. E guardi fuori, quella luce, il sole così forte. Così caldo. E quasi ti dà fastidio. Troppo, troppo chiaro, mentre nel tuo buio ci stai quasi bene, ti senti protetto.

Ma non puoi fare a meno di guardare fuori, socchiudendo gli occhi, per la troppa luce, incantata da quell’altro te, che sta guardando dentro la tua piccola finestra con la grata rovinata e forse, sorride.

Ogni cosa, attorno a noi, narra una storia. E ogni storia, narra una parte di noi.

C’era una volta una piccola finestra, con la grata rovinata…

Qual è la tua?

 

Il vento racconta…

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Rachel Lynette

Adoro il vento, la sua irruenza, i suoi cambi repentini di direzione, come se si divertisse, sfrontato,  a confondere gli uomini e portare disordine  fra i  loro pensieri. Forse è per questo che una giornata ventosa può stordire, o può agitare. 

Ma chi ama il vento, ama sentirlo girare attorno in mulinelli gioiosi, e risponde al suo canto potente. Chi ama il vento, lo ascolta.

Oggi è una di quelle giornate, e il vento spinge da dietro le finestre e fa rimbalzare il suo richiamo attraverso le grondaie, che si lamentano, bonarie,  per la sua irruenza. Come resistere? Devo uscire, andarci in mezzo!

Alla faccia del calendario editoriale che oggi indicava un post sulla crescita personale, ho pensato alla fiaba di Andersen, bellissima, “Il vento racconta di Valdemar Daae e le sue figlie.” 

Le fiabe di Andersen, lo sappiamo,  sono spesso tristi: del resto la sua infanzia, con una famiglia indigente e con gravi problemi sociali, e la sua vita di adulto che non ha mai trovato una collocazione nel mondo, come se in realtà non ne facesse parte –  in questo mondo – hanno influenzato la sua opera.  Ma fin da piccolo, sua madre, che era analfabeta, gli ha raccontato storie, ogni giorno. 

Andersen ha creato le sua fiabe, tristi, ma bellissime e  molto evocative – da un raggio di sole, da un profumo, da un movimento di foglie. Dal vento…

Chi ama il vento, lo ascoltaIl vento sa ogni cosa, il vento racconta le storie degli uomini. Le nostre storie…

Quando il Vento corre sull’erba, allora questa si increspa come l’acqua, quando corre sul grano, allora questo ondeggia come un lago, questa è la danza del Vento; ascoltalo quando racconta: esso racconta cantando e risuona diversamente tra gli alberi della foresta piuttoso che tra aperture, fenditure e crepe del muro. Vedi come lassù il Vento dà la caccia alle nuvole come se fosse un gregge di pecore! Senti come il Vento quaggiù urla attraverso il portone aperto come se fosse il guardiano notturno che suona il corno! Esso urla in modo strano giù nel comignolo e dentro al caminetto; per questo il fuoco divampa e scintilla, illumina quasi interamente la stanza e si sta tanto bene seduti al caldo ad ascoltare. Devi soltanto lasciar raccontare il vento: esso conosce le fiabe e le storie, più di tutti noi insieme. Ascolta ora come racconta:

“Ffu-u-o-ri! scomparire!” – ecco il ritornello della canzone. Il vento racconta di Valdemar Daae e le sue figlie.”

Qui nascono le storie

Sono tornata dove la storia iniziò a prendere forma, tanto tempo fa, come un pensiero gentile ma deciso, leggero ma ineluttabile.

Giorno dopo giorno, i suoi contorni erano diventati sempre più chiari ed erano arrivati loro, i suoi protagonisti: si erano risvegliati dal lungo sonno dell’attesa e stiracchiandosi, erano venuti da me, uno dopo l’altro, si erano presentati con le loro storie, con le loro magie e con il loro impellente bisogno di vita. Volevano essere raccontati.

 Ma non era ancora tempo.

Sono tornata lì, dove la storia è iniziata e ho rivisto i miei vecchi amici e ne ho incontrati di nuovi: sono sempre meravigliosi i doni del Bosco – e ho capito che ora è il Tempo. E’ il Tempo di ricordare, perché le storie che scriviamo sono già tutte dentro di noi. E a volte ce ne dimentichiamo.

Ora ricordo. Ora è tempo di scrivere…

Il nome

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Prima ancora di vederla ebbe la predizione del loro incontro e quando se la trovò davanti rimase senza fiato. Sembrava danzare leggera ed elegante ed ebbe la sciocca certezza, che fosse solo per lui… Fu improvviso il silenzio, assordante… Succede ogni volta che il vecchio, romantico Bosco, racconta l’amore…   

“Come vorrei sapere il tuo nome” … disse lui, con la voce tremante ” – L’attesa del Re

Si racconta che le Driadi dell’Aria, siano  Fate bellissime. Le puoi riconoscere dalla forma eterea del loro albero, sottile ed elegante,  e quando le incontri, se sei così fortunato, possono mostrarti il loro incantevole volto. Possono spostarsi e cambiare la loro forma. Amano danzare quando sorge l’alba, per salutare il nuovo giorno.

Nessuno può sapere il loro nome perché possono pronuncialo solo quando incontrano il vero amore…

La leggenda di Hollyoak

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Fotografia di Guido Bonvicini –  Emontzioni

Secondo una leggenda degli Indiani Anasazi del Virgin River (ora Zion Nat. Park), una potente sciamana e strega del popolo dei Parrusit (tribù meridionali degli indiani Paiute), decise di esiliarsi sul monte Aries (Ariete) per nascondersi dal suo rivale e grande sciamano di magia nera chiamato Heyoka Azazuk.
Heyoka Azazuk, racconta la leggenda, era lo sciamano più potente di tutto il territorio delle tribù del Nord e del Sud, aveva la capacità di occultarsi in moltissime forme, animali e vegetali allo scopo di sorprendere le sue vittime.
Azazuk, era uno sciamano perduto, un “Acyasaiko”, o uomo non cresciuto e Heyoka, cioè colui che opera al contrario.
Il suo potere più grande era quello di assorbire l’energia vitale di uomini e animali attraverso riti magici di grandissima potenza; durante le notti della luna rossa, diventava così assetato di energia umana che lasciava le sue ignare vittime senza forza e con la mente offuscata.
Solo Hollyoak, la strega Anasazi sapeva come tenergli testa.
Lo stregone provò per molte lune a rubare l’energia a Hollyoak ma non gli fu mai possibile.

Lo stregone  è molto potente, un potere che gli dona il bastone della montagna e,  ogni notte, ruba l’energia agli uomini deboli, e  diventa sempre più potente e cattivo, mentre Hollyoak, la strega,  cerca di tenergli testa, con il supporto del natura e degli animali che le sono amici.

Una lotta millenaria, finchè un giorno Hollyoak riesce a strappargli il bastone e scappa sulla montagna :

La Sciamana allora spariva per molto tempo, andava a rigenerare le proprie energie sulle montagne rocciose intorno al Virgin River, in alto, sopra pareti verticali dove gli animali faticavano ad arrivare e dove  Azazuk, a causa della troppa roccia non si azzardava ad avventurarsi.

Ma la lotta è sempre più difficile: lo  stregone  teme gli alberi, perchè non può ingannare il loro spirito puro, ma ha sempre più potere, perchè sempre più sono gli uomini che cercano l’apparenza e non la verità delle cose, e per questo, sono sue facili prede.

Hollyoak sa che, presto, lui salirà le montagne rocciose per riprendersi il suo bastone, e sarà la fine dell’uomo; così decide di trasformarsi in albero:

La Grande Sciamana Hollyoak da allora chiamata Lordly Holly Oak sacrificò se stessa trasformandosi in un maestoso albero, sapendo che mai Azazuk avrebbe osato toccarla.
Gli uomini del popolo Parrusit sanno che Lordly Holly Oak tornerà tra loro; lo farà
solo quando Heyoka Azazuk sarà troppo vecchio e debole per riuscire a combatterla.

Ma quel momento non è ancora arrivato. Finchè ci saranno uomini e donne Acyasaiko, solo attenti all’apparire e al possedere, Heyoka Azazuk non potrà essere definitivamente sconfitto

Una bellissima leggenda indiana che mi è stata donata da un sognatore, appassionato di montagna e sempre alla ricerca di emozioni, da provare e da donare : Guido Bonvicini, guida alpina, che ha creato Emontzioni e ha coinugato la sua esperienza, la sua preparazione, e la sua passione, con la voglia di trasmettere la bellezza e le emozioni che la Montagna, immota e immortale Signora, sa donare.

Nel tuo viaggio, incontri sempre chi sta percorrendo i tuoi stessi sentieri e, a volte, condividi il cammino, costruendo nuove strade, nuove idee e progetti…

Da quel giorno il ginepro della strega, protegge tutti gli scalatori, camminatori ed esploratori dello Zion National Park.

 

 

 

Le tre domande

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Potresti dover camminare a lungo e potresti perdere il sentiero più volte…

Potresti smarrirti, e sentire una voce dolce e terribile che chiama il tuo nome; non fermarti, e non voltarti indietro! Sono i dispettosi gnomi del Bosco che ti mettono alla prova e ti ritroveresti al punto di partenza.

Ma forse, quando comincerai a sentirti davvero stanco, arriverai al punto più profondo del Bosco e la vedrai: la millenaria pianta di gelso nel cui tronco possente vive lo Spirito dei Boschi.

Se sei fortunato potrai  vedere il suo volto antico nella fessura aperta del vecchio tronco rovinato, e sentirai una struggente consolazione nel cuore, che ti commuoverà fino alle lacrime.

Forse, potrai sentire la sua voce saggia ma prima “loro” ti fermeranno: sono  le piccole streghe, potenti e terribili guardiane dello Spirito del Bosco.

Ti faranno tre domande…  Solo tu puoi decidere se proseguire il tuo cammino.

Sei pronto a rispondere?

 

Il viaggio di un sorriso

Mi piace osservare le persone, da sempre; mi chiedo qual è la loro storia e mi piace immaginarne una per loro. Una sorta di deformazione professionale; dico sempre che le storie sono tutte intorno a noi, basta saper guardare, e davvero, ogni cosa, anche la più piccola, racconta una storia.

Così quando ho visto questo sasso, ho visto il suo sorriso e non ho potuto fare a meno di sorridere a mia volta, perchè lo sapete che il sorriso è contagioso, no?

C’era una volta un piccolo sorriso che nacque  sulla superficie fresca e ruvida di un sasso, che era così fiero di averlo adosso e lo mostrò ad un bambino che lo portò subito alle sue  labbra, e lì, il sorriso, si trovava proprio bene perchè quel bambino lo usava spesso. Ma era un sorriso avventuroso e voleva girare il mondo, così un giorno, vedendo il viso triste di un uomo che camminava per strada, pensò di andare da lui , e salutò il bambino a cui lasciò per sempre il dono del suo potere. Perchè il sorriso non finisce mai, se lo regali, lui si ripete, sempre di più. L’uomo triste restò un pò sorpreso quando si trovò quel sorriso che gli cambiava i tratti del volto, ma poi pensò che era una bella sensazione: gli sembrava che  la giornata fosse più chiara, e anche le persone fossero meno sconosciute. Così sorrise ad una ragazza che gli passò accanto e lei, con un bel sorriso stampato sul viso, guardò   un vecchio, che sorrise al giornalaio, che sorrise al postino, che sorrise alla sigora Marta del 5° piano che normalmente era sempre arrabbiata, ma anche lei sorrise guardando la cassiera del supermercato.  Fu così che il viaggio del piccolo sorrise iniziò, e ancora oggi continua. Se guardi con attenzione, puoi incontrarlo anche tu…

Quando sorridi liberi endorfine che sono responsabili  della sensazione di piacere e del fatto che il cervello ci anestetizzi in fretta quando ci facciamo male.

Quando sorridi e poi magari ti fai una bella risata, produci cortisolo che è l’ ormone dello stress e per questo ti senti subito rilassato e più leggero.

Quando sorridi, sei più produttivo sul lavoro, migliori le tue relazioni sociali, diventi più longevo, riduci la pressione del sangue, rallenti il battito cardiaco e diminuisci l’insorgere di malattie.

Scommetto che proprio ora stai sorridendo… ma ti do un piccolo esercizio che ti può aiutare a sorridere sempre di più: al mattino, quando sei appena sveglio ma ti stai godendo ancora il tepore e la comodità del tuo letto, e gli occhi sono ancora chiusi per allungare queste sensazioni, ecco, proprio in questo momento, prima di pensare a quello che ti aspetta nella tua giornata, fai un sorriso, perchè quando si attivano i muscoli facciali incaricati del sorriso, il cervello inizia subito a produrre dopamina ed endorfine, anche se il sorriso non è spontaneo.

La tua giornata inizierà in modo davvero differente. Vuoi provare?

Il viaggio del piccolo sorriso continua…

 

Colori

Colore

mentre cuciva e alzava gli occhi per guardare la neve, si punse un dito e tre gocce di sangue caddero nella neve. Il rosso era così bello su quel candore, che ella pensò fra sè: –Avessi una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come il legno della finestra! .” Poco tempo dopo, diede alla luce una bimba bianca come la neve, rossa come il sangue e con i capelli neri come l’ebano; e, per questo, la chiamarono Biancaneve.”

Biancaneve – Flli Grimm

Che significato hanno i colori?

Sappiamo che il bianco vuol dire purezza, il rosso è il colore della passione,  l’azzurro rilassa. Il nero è il colore della morte, della trasformazione.

Se ti regalano una rosa gialla, vuol dire gelosia.

I colori fanno parte della nostra vita: siamo appagati dal verde della natura, rallegrati  dal giallo del sole e le nubi gonfie e grigie di pioggia ci preannunciano un temporale.

Percepiamo i colori attraverso l’occhio, certo, ma spesso non ci rendiamo conto che la percezione del colore avviene anche attraverso i sensi, a livello emozionale, mentale e immaginativo. I colori sono archetipi, simboli antichi  e il loro significato è  primordiale e universale.

Nell’antichità l’ uomo – che usava colorare le proprie caverne –  aveva compreso la magia e il potere dei colori e i loro messaggi,  associando ad essi,  emozioni, concetti e segni,  creando un linguaggio dei colori.  Già,  per l’uomo primitivo,  il rosso era il colore della vita e il nero della  morte.

I colori ci parlano. Nell’ antico Egitto,  erano parte integrante della vita dell’uomo e  la parola Iwen aveva il significato di colore ma anche  di essere, significava l’essenza dell’ uomo. A quel tempo si usava dire degli Dei che non era possibile vedere il loro colore per intendere che non si potevano conoscere o comprendere a fondo.

Non si poteva vedere il colore delle loro anime. 

Pensiamoci  quando ci arrabbiamo con qualcuno, o non riusciamo a capirlo.  Forse dobbiamo solo cercare il suo colore.

L. Luzzatto-R. Pompas, Il significato dei colori nelle civiltà antiche.  Rusconi Editore