Gobba, zoppa e collotorto

Oggi giornata mondiale del libro!

Come acquirente compulsiva di libri, oltre che di taccuini, sono sempre in attesa di ricevere i miei acquisti on line, ma in questi giorni, tardano ad arrivare.

Oggi, sono arrivati, tutti insieme. E non potevo non onorare questa giornata, con la lettura di una fiaba di Italo Calvino, tratta dalle sue Fiabe Italiane. (edizione del 1984 acquistata su ebay, adoro i libri vecchi di fiabe)

Buon ascolto.

Le fiabe sono vere

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Photo by Engin Akyurt on Pexels.com

Lo so, sono Calvinocentrica, ma amo la cadenza intelligente delle sue parole, srotolate con eleganza fra un pensiero buttato lì, quasi per caso e una dissertazione letteraria che sembra portarti lontano e invece ti  riconduce proprio lì, proprio dove le parole volevano portarti.

Le fiabe italiane di Calvino, un libro che nacque per un lavoro commissionato da Einaudi – due anni per raccogliere in tutta Italia le fiabe della tradizione orale. Una narrazione raccolta da ogni anziano, da ogni vecchina, da ogni contadino, di ogni piccolo paese d’Italia.

invece io mi immergevo in questo mondo sottomarino, disarmato d’ogni fiocina specialistica, sprovvisto d’occhiali dottrinari, neanche munito di quella bombola a ossigeno che è l’entusiasmo… Italo Calvino – Sulla fiaba

La prefazione al libro,  – scritta dopo il  viaggio dell’autore,  reale e interiore, nel mondo delle fiabe, è essa stessa una fiaba e merita di essere letta – puoi ascoltarla in audio  perchè è il racconto, appassionato e vero delle emozioni, delle sensazioni e delle parole che solo le fiabe sanno raccontare.

“Ora il viaggio tra le fiabe è finito, il libro è fatto, scrivo questa prefazione e ne sono fuori; riuscirò a mettere i piedi sulla terra? ” Italo Calvino – Sulla fiaba

Curarsi con le fiabe

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Verena Kast, psicoterapeuta; insegna all’università di Zurigo, e all’istituto C.G.Jung della stessa città. Nel 1985 presentò durante le Settimane di Psicoterapia di Lindau, le interpretazioni di alcune fiabe in una relazione dal titolo “Il significato delle fiabe nel processo terapeutico”.

Da questo relazione, e stimolata dal grande interesse suscitato da questo argomento, la Dott.ssa Kast scrisse poi un libro ” Le fiabe che curano”: il racconto di alcuni casi clinici e del loro trattamento con le fiabe.

Come abbiamo già detto e non ci stancheremo di ripetere mai, le fiabe parlano al profondo dell’essere umano, attraverso simboli e metafore.

Il semplice ascolto della fiaba, se lasciamo che le sue immagini agiscano su di noi, ha già un effetto terapeutico. Già durante a lettura, ci accorgeremo che alcuni motivi ci toccano e ci colpiscono più di altri. Questi motivi diventano indicatori di un nostro stato psicologico, che non siamo in grado di cogliere in un altro modo. I conflitti che non riusciamo a mettere in parole e che spesso si traducono in un ostato di disagio, possono trovare espressione simbolica nell’immagine di una fiaba.”Verena Kast.

Cappuccetto Rosso dei Grimm, la Regina delle Nevi di Andersen, e La principessa sfortunata, una fiaba italiana – la versione originale è trascritta in dialetto siciliano – e recuperata da Calvino, nella sua ricerca di Fiabe Italiane; queste sono solo alcune delle fiabe impiegate dalla Dott.ssa Kast per  accompagnare  i suoi pazienti verso il recupero da diverse situazione di sofferenza e  disagio.

Un racconto molto bello, umano e  a volte anche sofferto: le fiabe in terapia diventano l’oggetto transizionale, nel senso più conosciuto del termine, e continua la sua funzione di abbraccio e supporto anche dopo la seduta con il terapeuta.

Il contatto con le immagini della fiaba promuove l’esperienza di qualcosa di universale; la storia personale e la sofferenza individuale assumono nuovi significati, perchè visti da un punto di vista più ampio, del patrimonio di esperienze dell’intera umanità.”Kast

Inoltre il paziente che si identifica nell’eroe della fiaba, sente che l’aiuto arriva dal personaggio, piuttosto che dal terapeuta, e trova il coraggio per prendere decisioni importanti e sperimentare nuove soluzione creative.

Questi elementi erano presenti nella maggior parte degli esempi da me riportati.” Kast

Un altro elemento comune nei pazienti trattati con le fiabe e la volontà di plasmare con l’immaginazione i simboli incontrati con le fiabe, perché esse offrono una struttura libera,  uno spazio sicuro, su cui basare le proprie fantasie.

L’ elaborazione creativa dei processi simbolici rappresentati nella fiaba,  l’autonomia e l’energia emozionale che ne derivano sono elementi essenziali per la psicoterapia.

Verena Kast -Le fiabe che curano – edizioni Red

Piuma d’oro

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Illustrator Patrizia Kovacs

 

Le bellissime fiabe di Luigi Capuana,  le meravigliose storie dei suoi personaggi: reucci ingiusti , streghe, nani, e bimbe con la testa di rospo;  reginotte e principesse e semplici contadine,  a volte  leggiadre fanciulle e a volte giovani donne “brutte come il peccato” come la piccola Tizzoncino che nonostante questo è sempre di buon umore.

O come Piuma D’Oro, una principessa “bella come la luna e come il sole” ma così capricciosa, irrispettosa  come può esserlo solo una bimba che i genitori non sgridano mai.

E per questo viene punita dalla vecchina – in realtà una strega –  che ha maltrattato:

La mattina dopo, nel punto d’andar via, la vecchia trovò sul pianerottolo la Reginotta che l’aspettava: Vecchina, donde venite e dove andate? Vecchina, che ricordo mi lasciate?

E colei rispose, brontolando: Dove vado e donde vengo, C’è la pioggia e soffia il vento. Tu col vento ci verrai, Con la pioggia te n’andrai.

La toccò col bastone, scese le scale e sparì. Da quel giorno, la Reginotta cominciò a scemare di peso. Non dimagriva, non diventava brutta, aveva la giusta crescita, ma da un mese all’altro si sentiva sempre più leggera. Arrivata a diciott’anni, all’apparenza era una ragazza bella, bianca di carnagione, con un mucchio di capelli d’oro, ma pesava meno d’una piuma, e il più lieve soffio la portava via. Figuratevi la disperazione del Re e della Regina. Bisognava tener chiuse tutte le finestre del palazzo reale; non potevano condurla fuori per paura che il vento la trasportasse chi sa dove. E siccome la poverina a star rinchiusa s’annoiava, e il Re e la Regina non volevano che la gente sapesse la disgrazia della loro figliola, così per svagarla passavano le giornate a soffiarle attorno e a farla volare per i corridoi e per gli stanzoni del palazzo.

Ella si divertiva immensamente a sentirsi sballottare per aria, e gridava: – Soffiate, Maestà! Ancora, Maestà! Il Re e la Regina ci rimettevano i polmoni per farla andare in alto. Ma più alto ella saliva, e più forte gridava: – Soffiate, Maestà! Ancora, Maestà! Re e Regina non potevano mica stare tutto il santo giorno a fare da soffietto; e la Reginotta s’imbronciava e piangeva. Vedendola piangere, i poveri genitori tornavano subito a soffiare, il Re da una parte e la Regina dall’altra; e lei, riprendendo subito il buon umore, batteva le mani: – Soffiate, Maestà! Ancora, Maestà! La facevano montare fino al soffitto, le correvano dietro per i corridoi, soffiando, soffiando, soffiando per farla stare allegra, poiché quella povera figliola non poteva avere altro svago; e quando si riposavano, ansimanti dall’aver soffiato troppo, Re e Regina si lamentavano: – Figlia disgraziata, chi ti ha fatto questa malia?”

La vedete anche voi, Piuma D’Oro che volteggia fra le alte stanza del castello? Un’immagine resa incantevole dalla bellissima scrittura di Capuana, che ha reso magiche le storie della nostra tradizione, che non vanno dimenticate!

Piuma D’Oro decide di affidarsi al vento e continua il suo viaggio… continua anche la fiaba… a breve vi faremo una sorpresa

Il raccontafiabe

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Adol Born- CBJ verlag

“Rammentate voi, bambini, il racconta-fiabe, colui che vi raccontò le storie di Spera di sole, di Ranocchino, di Cecina, di Testa-di-rospo, e di tant’altra gente meravigliosa?”

Inizia così, la prefazione del libro Tutte le fiabe di Luigi Capuana, scrittore giornalista, teorico del verismo, nato nel 1839 a Mineo in provinica di Catania,  che scrisse romanzi e racconti ma come sentenziò lo stesso autore:

Le fiabe saranno il lavoro nel quale, probabilmente, e vivrà il mio nome”, una considerazione profetica considerando il grande valore della sua produzione letteraria rivolta al mondo infantile.

Le fiabe di Capuana nascono dall’incontro tra il mondo fantastico e l’arte della scrittura, e fanno rivivere leggende, racconti reali, filastrocche che appartengono alla nostra tradizione popolare, tutta italiana, e che l’autore rivede con la sua incredibile capacità narrativa e la sua grande fantasia.

Reginotte, Reucci, Lupi mannari, Draghi e Orchi, e Principesse-serpenti, ranocchini, nani gobbi,  ma anche mugnai, pescatori, falegnami; personaggi semplici e fantastici tratteggiati con maestria.  Capuana plasma il linguaggio “così semplice, così efficace, così drammatico delle fiabe per raccontare ai bambini le storie meravigliose  e  terribili dei suoi personaggi.

Racconti bellissimi che parlano di magie, di terribili incantesimi e di vita vera, quella contadina, quella che fatica e lavora, e di quella  ricca, quella privilegiata,  spesso ingiusta e scansafatiche. Storie che incantano per la bellezza delle immagini che sanno evocare, come la storia di Piuma d’oro, una reginotta maleducata e irrispettosa, che per la maledizione di una vecchina diventa leggera, leggera,  e i suoi genitori, per non farla annoiare, le soffiano addosso tutto il giorno in modo che lei possa volare fra le alte stanze del castello.

Storie dolci come quella del Raccontafiabe che aveva perso le sue fiabe e non riusciva più a raccontarne di nuove:

 “Fiabe nuove non ce n’è più; se n’è perduto anche il seme. Ora avvenne che non sapendo egli a qual altro mestier edarsi, rimase lungamente disoccupato. Passava le giornate al sole, davanti l’uscio di casa sua; e spesso pensava a quelle care fiabe, che gli si erano mutate in un pugno di mosche.

I bambini che lo vedevano sbadigliare su la soglia dell’uscio, gli domandavano: O che non ce n’hai più fiabe nuove, raccontafiabe?Egli alzava le spalle, scrollava la testa e non rispondeva. Dove andare a pescarle? Gli strani oggetti che gli erano stati regalati da fata Fantasia, non potevano più servire. Ognuno di essi gli aveva già suggerito la sua fiaba, appena egli l’aveva preso in mano; e dopo non c’era stato verso di cavarne più niente. Tornare da fata Fantasia gli pareva una bella sfacciataggine. E poi, come rintracciare un’altra volta Cenerentola, Cappuccetto rosso, Pelosina, Pulcettino e tutti gli altri che lo avevano condotto alla grotta della Fata e l’avevano pregata di aiutarlo? La fiera delle Fate ricorre una volta ogni mille anni; e il capitarvi in mezzo era stata proprio una rara fortuna. Per ciò egli sbadigliava, e con le mani in mano, godevasi il sole, in mancanza d’altro, su la soglia dell’uscio.

Una notte, non potendo chiuder occhio, gli passò pel capo di cercare il sacchettino dov’erano conservati il ranocchio, la stiacciata, l’arancia d’oro, la serpicina, l’uovo nero, i tre anelli e le altre cosettine regalategli dalla Fata.— Chi sa? Dopo tanto tempo, forse avevano ripreso la loro virtù.

Saltò dal letto, corse a cercare il sacchettino riposto in un armadio, e tentò di fare come soleva. Prese a caso i tre anelli, e disse:

— C’era una volta… Ma una volta, quantunque non sapesse neppure mezza parola di quel che doveva dire, appena aperta la bocca, la fiaba gli usciva filata, quasi l’avesse saputa a mente da gran tempo. Invano ora ripeté:

— C’era una volta…! C’era una volta…! Gli usciva di bocca soltanto il fiato. Stizzito, afferra il mortaio, ci vuota il sacchettino dentro, e poi pesta e pesta; ridusse in polvere ogni cosa. Ne prese un pizzico, e strofinandolo con disprezzo fra le dita, esclamò: — Così non mi verrà più la tentazione di provare, e dire: C’era una volta!…

Ma non aveva ancora finito di pronunziare queste parole, che già su la punta della lingua gli s’agitava una fiaba nuova. E se la raccontò da sé, divertendosi come un bambino.”

Così il Raccontafiabe trova di nuovo la sua magia e può raccontare nuove fiabe ai bambini, fino a che, per disgrazia,  perde il suo sacchettino fatato:

“Chi non le ha udite, dalla bocca del raccontafiabe, può leggerle con comodo in questo libro. Sono proprio le ultime. l povero raccontafiabe è accaduta una disgrazia.Una sera, stanco di aver raccontato fiabe tutto il giorno, si buttò sopra un sedile di pietra del giardino pubblico e si addormentò. Allo svegliarsi, cerca e ricerca il sacchettino con la polvere portentosa che gli suggeriva le fiabe, non lo ritrovò più. E lo ricerca tuttavia, poverino!”

 LUIGI CAPUANA – Roma, 13 settembre 1893

Non perdetevi le ultime fiabe,  le fiabe italiane sono ricche della nostra tradizione popolare un tesoro inestimabile tutto da scoprire, da leggere e da raccontare, che mantengono immutato il loro incanto. E noi vogliamo aiutarvi a scoprirle…

Le fiabe italiane

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Illustrator Anastassija Archipova – ed. Esslinger

“… non è vero che l’Italia sia più povera di narrazioni fantastiche di altri popoli. Tutt’altro! la ricchezza e la varietà d questi racconti non ha nulla da invidiare a quelle di altre raccolte popolari comr Grimm o Afanasjev. E il merito va tutto al popolo italiano che aveva, e in tanti posti ha ancora, un’arte di raccontare fiabe piena di felicità, di inventiva fantastica, di spunti realistici, di gusto e saggezza.” Italo Calvino – Sulla fiaba

Così scriveva Italo Calvino nel 1956, come presentazione del libro  Fiabe italiane, una raccolte di tutte le fiabe popolari italiane, una ricerca durata due anni, commissionatagli dalla casa editrice Einaudi.

Duecento fiabe, raccolte in tutta Italia, molte volte dal racconto di una vecchina, di una balia o di un pastore. Ascoltate e trascritte nei loro dialetti originali; Calvino dovette imparare tutti i dialetti italiani, leggersi intere biblioteche e cercare fra tante versioni della stessa storia, quella migliore.

Fiabe molto belle, fiabe che raccontano la terra da cui provengono: in Sicilia, ad esempio, ogni fiaba ha la figura del  Re, e tutta la sua corte, descritta con attenta gerarchia. I Re delle fiabe siciliane normalmente non prendono mai decisioni strategiche senza consultare il Consiglio – Lu Re tocca campana di Cunsigghiu.. –

In Toscana, le fiabe non considerano tanto il potere del Re; il re può essere il  Signore, il proprietario di una casa; nella fiaba “La figlia mela” , due re vivono dirimpettai l’uno all’altro e si fanno visita di cortesia.

Ma poichè le fiabe popolari raccontano le storie dell’uomo, spesso iniziano con la storia di una famiglia povera, che deve cercare di ” far minestra” e manda i figli a cercare i cavoli – cavolicidarru nelle fiabe meridionali – e sotto il cavolo più grosso, può trovare una strega, o un innamorato dai magici poteri.

E poi la fiaba contadina che racconta il lavoro della terra, che misura il valore dell’uomo dalla sua forza di muovere l’aratro o la zappa. Ma poichè sono fiabe, lo zappatore ha poteri magici, e il piccolo Quattordici –  fiaba marchigiana  – che deve il nome ai suoi tredici fratelli :

“C’erano una mamma e un babbo con tredici figli tutti maschi. Ne nacque un altro,
e gli misero nome Quattordici. Crebbe in fretta e diventò grande; e la mamma
gli disse: – E’ ora che anche tu aiuti i tuoi tredici fratelli che sono nel Campo a zappare. Prendi questo cesto con la colazione per te e per loro e raggiungili.
Gli diede un cesto con quattordici pagnotte e quattordici forme di cacio e
quattordici litri di vino; e Quattordici andò. A meta strada gli prese fame e
mangiò tutte e quattordici le pagnotte e le forme di cacìo e bevve tutti e
quattordici i litri di vino.”

riuscirà a vincere il diavolo in astuzia!

Alcune fiabe, molto conosciute nelle versione europee, trovano una loro nuova identità perfettamente integrata alla terra in cui sono raccontate.

Le tre sorelle e il lupo – raccontata fra il mantovano e il lago di Garda – è la storia di tre sorelle, invece di tre porcellini,  che vivono in tre casette, e il lupo cattivo fa di tutto per riuscire a mangiarle!

E Barbablù che  è il diavolo e la stanza segreta è l’inferno!

Duecento storie, due anni di lavoro; un lavoro enorme che Calvino iniziò suo malgrado  “si venne nell’idea che lo dovessi fare io. Italo Calvino – introduzione alle Fiabe Italiane – ma che poi lo avvolse, felice e ammirato del suo viaggio attraverso le storie fantastiche, di boschi incantati, castelli e fate, sentendo sempre pù il desiderio di comunicare al mondo quello che le fiabe gli mostravano.

Fiabe che val la pena di conoscere, perchè fanno parte del nostro patrimonio culturale, e della nostra tradizione, che sapranno parlarci e incantarci come fecero con il grande autore, che alla fine del proprio lavoro scrisse:

“Ora il viaggio fra le fiabe è finito,il libro è fatto, scrivo questa prefazione e ne sono fuori. Riuscirò a mettere piedi sulla terra?”