Le fiabe italiane

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Illustrator Anastassija Archipova – ed. Esslinger

“… non è vero che l’Italia sia più povera di narrazioni fantastiche di altri popoli. Tutt’altro! la ricchezza e la varietà d questi racconti non ha nulla da invidiare a quelle di altre raccolte popolari comr Grimm o Afanasjev. E il merito va tutto al popolo italiano che aveva, e in tanti posti ha ancora, un’arte di raccontare fiabe piena di felicità, di inventiva fantastica, di spunti realistici, di gusto e saggezza.” Italo Calvino – Sulla fiaba

Così scriveva Italo Calvino nel 1956, come presentazione del libro  Fiabe italiane, una raccolte di tutte le fiabe popolari italiane, una ricerca durata due anni, commissionatagli dalla casa editrice Einaudi.

Duecento fiabe, raccolte in tutta Italia, molte volte dal racconto di una vecchina, di una balia o di un pastore. Ascoltate e trascritte nei loro dialetti originali; Calvino dovette imparare tutti i dialetti italiani, leggersi intere biblioteche e cercare fra tante versioni della stessa storia, quella migliore.

Fiabe molto belle, fiabe che raccontano la terra da cui provengono: in Sicilia, ad esempio, ogni fiaba ha la figura del  Re, e tutta la sua corte, descritta con attenta gerarchia. I Re delle fiabe siciliane normalmente non prendono mai decisioni strategiche senza consultare il Consiglio – Lu Re tocca campana di Cunsigghiu.. –

In Toscana, le fiabe non considerano tanto il potere del Re; il re può essere il  Signore, il proprietario di una casa; nella fiaba “La figlia mela” , due re vivono dirimpettai l’uno all’altro e si fanno visita di cortesia.

Ma poichè le fiabe popolari raccontano le storie dell’uomo, spesso iniziano con la storia di una famiglia povera, che deve cercare di ” far minestra” e manda i figli a cercare i cavoli – cavolicidarru nelle fiabe meridionali – e sotto il cavolo più grosso, può trovare una strega, o un innamorato dai magici poteri.

E poi la fiaba contadina che racconta il lavoro della terra, che misura il valore dell’uomo dalla sua forza di muovere l’aratro o la zappa. Ma poichè sono fiabe, lo zappatore ha poteri magici, e il piccolo Quattordici –  fiaba marchigiana  – che deve il nome ai suoi tredici fratelli :

“C’erano una mamma e un babbo con tredici figli tutti maschi. Ne nacque un altro,
e gli misero nome Quattordici. Crebbe in fretta e diventò grande; e la mamma
gli disse: – E’ ora che anche tu aiuti i tuoi tredici fratelli che sono nel Campo a zappare. Prendi questo cesto con la colazione per te e per loro e raggiungili.
Gli diede un cesto con quattordici pagnotte e quattordici forme di cacio e
quattordici litri di vino; e Quattordici andò. A meta strada gli prese fame e
mangiò tutte e quattordici le pagnotte e le forme di cacìo e bevve tutti e
quattordici i litri di vino.”

riuscirà a vincere il diavolo in astuzia!

Alcune fiabe, molto conosciute nelle versione europee, trovano una loro nuova identità perfettamente integrata alla terra in cui sono raccontate.

Le tre sorelle e il lupo – raccontata fra il mantovano e il lago di Garda – è la storia di tre sorelle, invece di tre porcellini,  che vivono in tre casette, e il lupo cattivo fa di tutto per riuscire a mangiarle!

E Barbablù che  è il diavolo e la stanza segreta è l’inferno!

Duecento storie, due anni di lavoro; un lavoro enorme che Calvino iniziò suo malgrado  “si venne nell’idea che lo dovessi fare io. Italo Calvino – introduzione alle Fiabe Italiane – ma che poi lo avvolse, felice e ammirato del suo viaggio attraverso le storie fantastiche, di boschi incantati, castelli e fate, sentendo sempre pù il desiderio di comunicare al mondo quello che le fiabe gli mostravano.

Fiabe che val la pena di conoscere, perchè fanno parte del nostro patrimonio culturale, e della nostra tradizione, che sapranno parlarci e incantarci come fecero con il grande autore, che alla fine del proprio lavoro scrisse:

“Ora il viaggio fra le fiabe è finito,il libro è fatto, scrivo questa prefazione e ne sono fuori. Riuscirò a mettere piedi sulla terra?”

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