Cenerentola – La dignità che attende di essere ricordata

Cenerentola non parla di una scarpetta.

Parla di valore.

Fin da piccoli ci hanno raccontato la storia di una ragazza coperta di cenere, costretta a servire gli altri, umiliata e trattata come se non contasse nulla.

E forse è proprio qui che questa fiaba continua a parlare anche agli adulti.

Perché quante persone, oggi, vivono una vita da Cenerentola?

Persone che si sentono invisibili.
Che chiedono scusa anche quando non hanno sbagliato.
Che hanno imparato a credere di valere poco perché qualcuno, per troppo tempo, glielo ha fatto credere.

La cenere è un simbolo potente.

È il luogo dove finiscono gli scarti.
Dove sembra che tutto sia perduto.
Dove nessuno guarda.

Eppure è proprio da lì che inizia la trasformazione.

La vera magia della fiaba non è la carrozza.
Non è il vestito.
E nemmeno il principe.

La vera magia è il momento in cui Cenerentola smette di identificarsi con la cenere e ricorda, finalmente, il proprio valore.

Il principe non crea quel valore.

Lo riconosce.

Ed è molto diverso.

Anche nella nostra vita aspettiamo spesso qualcuno che ci faccia sentire importanti.

Un amore.
Un lavoro.
Un riconoscimento.
L’approvazione degli altri.

Ma nessuno può donarci un valore che non riusciamo ancora a vedere dentro di noi.

Forse è questo il messaggio più attuale di Cenerentola.

Il nostro valore non nasce dallo sguardo degli altri.

Esiste già.

Ha solo bisogno di essere ricordato.

E penso ad alcune persone che incontro ogni giorno nel mio lavoro.

Persone che hanno conosciuto il rifiuto, la svalutazione, l’abbandono o la sensazione di non essere mai abbastanza.

E penso anche ai tanti animali che portano nel corpo e nello sguardo la memoria delle stesse ferite.

Quando incontrano qualcuno capace di vederli davvero, qualcosa cambia.

Non perché diventino diversi.

Ma perché, finalmente, possono tornare a essere se stessi.

Forse è questo il dono più grande che possiamo fare a chi ci sta accanto, umano o animale:

uno sguardo che non giudica,
non pretende,
non definisce.

Uno sguardo che ricorda all’altro il valore che ha sempre avuto, anche quando lui stesso lo aveva dimenticato.

Forse è questo che fanno le fiabe.

Non ci insegnano come diventare qualcun altro.

Ci aiutano a ricordare chi siamo, anche quando la vita ci ha coperti di cenere.

Domanda per te

C’è stato un momento della tua vita in cui hai smesso di credere al giudizio degli altri e hai iniziato a riconoscere il tuo valore?

Forse è per questo che **Cenerentola** continua a emozionarci, anche da adulti.
Perché non parla soltanto di una ragazza coperta di cenere.

Parla di tutti quei momenti in cui dimentichiamo il nostro valore perché qualcuno ci ha convinti di non averne.
E penso ad alcune persone che incontro nel mio lavoro.
Persone che, per troppo tempo, si sono sentite invisibili.
Che hanno imparato a dubitare di sé perché sono state giudicate, svalutate o non viste davvero.

E penso anche ai tanti animali che portano nel corpo e nello sguardo la memoria dell'abbandono, della paura o del rifiuto.

Poi, un giorno, accade qualcosa.

Incontrano uno sguardo che li vede davvero.

Uno sguardo che non giudica.
Che non pretende.
Che non vuole cambiarli.

Uno sguardo che semplicemente dice:

**"Ti vedo."**

Ed è lì che inizia la trasformazione.

Non perché diventino qualcuno di diverso.

Ma perché, finalmente, possono tornare a essere se stessi.

Forse è questo il dono più grande che possiamo fare a un essere vivente, umano o animale:
ricordargli, con la nostra presenza, il valore che ha sempre avuto.

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