Il principe cigno

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Il principe cigno – Donzelli Editore – Illustrator F. Negrin

Una ragazza viveva nel mezzo di un grande bosco, e un giorno le fece visita un cigno. Portava un gomitolo di filo e le disse:”non sono un cigno, ma un principe stregato, e tu potrai  liberarmi se riuscirai a dipanare il filo al quale resterò legato in volo, ma attenta a non spezzarlo” 

Se la ragazza riuscirà a dipanare il filo, libererà il principe dall’incantesimo e lui la farà sua sposa, ma se lei  lascerà rompere il filo, lui rimarrà per sempre stregato.  La ragazza accetta, prende  il gomitolo e il cigno prende il volo, e quando sembra andare tutto per il meglio, il filo si rompe. La ragazza disperata, parte alla ricerca del suo cigno, per salvarlo e arriva nella casa di un orco, ma viene aiutata dalla vecchia moglie che si chiama Sole,  che la nasconde e poi la fa scappare, lasciandole un dono. Nel suo cammino, per altre due volte la ragazza arriva nelle casa di un orco e le vecchie mogli, Luna e Stella, l’aiutano e le danno un dono.

Quando la giovane arriva al castello trova finalmente il suo re, che è già sposato ad un’altra donna. Allora, cerca in tutti i modi di parlargli ma la regina che è gelosa della giovane,  dà del sonnifero al suo sposo, e il re addormentato non può sentire le sue parole.

Il principe cigno  è una delle quarantadue  fiabe segrete dei fratelli Grimm, scoperte duecento anni dopo la loro stesura. Una fiaba antica, una storia che porta un prezioso messaggio.

Questa storia è la nostra storia.  Quante volte abbiamo iniziato una relazione con qualcuno che non era la persona  giusta per noi – a volte lo capiamo subito – ma ci ha chiesto aiuto  –  non far rompere il filo che mi lega a te – o forse noi abbiamo pensato che avesse bisogno del nostro aiuto per cambiare, per migliorare, per trasformarsi secondo i nostri desideri – ci siamo sentiti responsabili della suo benessere, della sua felicità, della sua fortuna: se non fai rompere il filo diventerò il tuo principe.

Come la ragazza  della fiaba, se il filo si rompe, o temiamo che si possa rompere,  siamo disposti a tutto per non perdere il nostro amore e, come lei,  corriamo nel bosco – inizia il nostro viaggio – anche se è buio, anche se abbiamo paura, perchè solo grazie al nostro aiuto, alla nostra presenza e alla nostra dedizione, il nostro amore sarà salvato e ci sarà grato. E ci amerà. 

Perchè a volte amiamo chi non potrà mai darci quello che desideriamo, anche quando ne siamo consapevoli, anche quando le sue azioni ci dimostrano che non è la persona per noi. Anche quando l’unico sentimento che ci tiene legati, è la nostra insicurezza.

Non riusciamo a mollare il filo, sottile, fragile che ci tiene legato a lui. E ancora tentiamo ogni cosa per avvicinare il nostro amore, per farlo cambiare, per farci amare.Così si fece notte, e quando il re fu messo a letto lei cominciò a cantare: ma il re Cigno non pensa più a Juliane, promessa sposa laggiu’? Ma il Re non sentiva”.

E’ un Re addormentato – la regina rappresenta il suo distacco,  –  che non può, non vuole sentire.  Cosa ci spinge ad innamorarci di chi non può sentirci, di non vuole ascoltarci? Di chi non può cambiare per noi, nonostante siamo disposti ad affrontare il buio del bosco che ci fa così paura, ad accettare quello che non ci piace;  siamo pronti ad annullarci. Per un amore che non ci appartiene…

Ma la ragazza della fiaba nel suo cammino deve affrontare delle prove, incontra degli orchi, addirittura dorme nella loro casa – vuol dire affrontare  le nostre paure, i nostri limiti, la nostra fragilità, e ogni volta che guardiamo in faccia i nostri mostri, troviamo aiutanti magici, le mogli dei tre orchi,  che ci danno dei doni, doni d’oro, preziosi –  le nostre risorse interiori, la forza, la capacità di guardarsi dentro, una nuova consapevolezza di sè e il privilegio della crescita personale. 

Alla fine la ragazza riuscirà a farsi sentire dal suo re, perchè ha imparato a rapportarsi alle proprie emozioni in modo equilibrato, e lui, allontando le sue stesse paure,  la sceglierà come sua sposa:

E la regina il giorno dopo dovette tornarsene nella sua casa paterna e il re sposò la sua vera fidanzata, e vissero felici e contenti finchè morte non li separò”.

Le fiabe ci insegnano che i problemi e le difficoltà possono essere superati, e che possiamo ottenere quello che desideriamo, ma solo quando siamo disposti a guardarci dentro, a guardare  in faccia, e ad  affrontare  i nostri mostri,  a vincere le nostre paure.

Il nostro compito non è creare la felicità di chi abbiamo accanto, noi dobbiamo creare solo la nostra felicità; solo così possiamo imparare ad amare, ad accettare, a crescere.

Da dove possiamo partire? Basta aprire la mano, senza paura,  e lasciare scorrere via il filo… lascialo andare,  se è vero amore non ha bisogno di fragili catene…

 

 

 

 

 

 

 

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Conosci la tua ombra?

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“… Lo specchio rispose:-Il tuo aspetto qui di tutte è il più bello, ma Biancaneve dalla chioma corvina è molto più bella della Regina!-All’udire queste parole, la regina allibì e sbiancò per l’ira e l’invidia. Da quel momento in poi, la sola vista di Biancaneve la sconvolgeva, tanto la odiava. Invidia e superbia crebbero a tal punto in lei, da non lasciarle più pace né‚ giorno né‚ notte. Allora chiamò un cacciatore e disse: -Conduci la bambina nella foresta selvaggia, non voglio più vederla. Uccidila e portami i polmoni e il fegato come prova della sua morte-
Biancaneve –  F.lli Grimm
Dentro di noi abbiamo un’Ombra: un tipo molto cattivo, molto povero, che dobbiamo accettare.
Carl Gustav Jung

Ombra

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Baba Jaga  –  Illustrator  Cecilia Galli    –  Accademia di Belle Arti  Santa Giulia

Così passavano i giorni, i mesi, e Anja cresceva e diventava sempre più bella. Non rivelava a nessuno il suo segreto. Le sorellastre la osservavano invidiose e cercavano un modo per disfarsi di lei una volta per tutte.. 

La matrigna ebbe un’idea….Decise di mandare Anja a far visita alla Baba Jaga che abitava poco lontano, con la scusa di chiederle del fuoco per accendere la stufa spenta….Anja si spaventò. 

-Non dalla Baba Jaga! –  disse -lo sanno tutti che mangia chiunque si avvicini alla sua casa orribile!E che pesta le ossa dei poveri malcapitati dentro quel tremendo mortaio!E che la sua casa ha zampe di gallina che corrono veloci come il vento e rincorrono chi si avvicina …!Vi prego matrigna non mi mandate là, sarebbe la mia fine!

Ma la matrigna non volle sentire ragioni e costrinse Anja ad andare proprio là dove le faceva più paura .” Baba Jaga – fiaba russa
La Baba Jaga, la strega terribile – della cultura fiabesca russa –  che divora le ossa degli uomini,  ma può anche mettere alla prova e dare saggi consigli, o la strega mangiabambini delle fiabe europee –  ad esempio quella di  Hansel e Gretel –  o il drago da uccidere per avere la principessa in sposa, come nei Due fratelli dei Grimm;
e ancora il diavolo da ingannare, come ne I tre capelli del diavolo,   o il lupo cattivo che ingurgita   le bambine indifese come in Capuccetto Rosso.
Personaggi delle fiabe che fanno paura, ma che in qualche modo ci attirano: sono l‘espressione dell’archetipo Ombra – secondo Jung –   un archetipo potente che rappresenta la parte oscura che vive in ognuno di noi, la nostra parte cattiva, il nostro limite, le nostre frustrazioni;  tutti i sentimenti negativi che non riusciamo a sfogare, a far vivere perché li reprimiamo pericolosamente dentro di noi.
Una parte cattiva che esiste  grazie alla sua controparte buona;  la parte malevola che prende il sopravvento sui nostri pensieri, sulle nostre azione;  che vanifica le buone intenzioni dell’archetipo che agiamo, in un dato momento della nostra vita.
L’archetipo del Re è nella sua accezione positiva il Sovrano che si prende cura del suo popolo , che regola ogni cosa nel suo Regno, perché ognuno abbia il giusto;  ma quando il lato ombra lo avvolge,  il re diventa un tiranno, distruttivo,  persecutore e prevaricante, che può decidere di non prendersi più nessuna responsabilità e lascia andare il suo regno alla rovina.
Ombra è la madre amorevole che diventa carnefice, è l’eroe valoroso che diventa vigliacco.
Cappuccetto Rosso ci dice che la bimba disubbidiente  è attratta dagli inviti  del lupo – questa fiaba antica deve il suo grande successo a questo : chi non subisce il fascino del proprio lato nero, delle  cose proibite, delle cose che non si devono fare? – e per questo viene mangiata.
Ma la fiaba di Cappuccetto Rosso ci insegna che dalla pancia del lupo si può uscire integri e il lupo può essere sconfitto: nel nostro viaggio spesso incontriamo  l’ ombra che è dentro di noi, ma solo quando la conosciamo per davvero – ne siamo consapevoli –   e la affrontiamo, impariamo a conviverci. Vuol dire crescere…