Il linguaggio degli animali

Nelle Fiabe Italiane raccolte da Italo Calvino c’è una storia proveniente dalla tradizione mantovana che amo particolarmente: Il linguaggio degli animali.

Bobo possiede un dono straordinario.

Comprende ciò che dicono i passeri, il cane e le rane.

Ma il vero insegnamento della fiaba non è che gli animali parlano.

È che gli esseri umani hanno smesso di ascoltare.

Il padre di Bobo considera i passeri un fastidio.

Le rane un rumore.

Il cane poco più di una bestia.

Eppure saranno proprio gli animali a salvare vite, a custodire segreti e a indicare la strada.

Le antiche fiabe sapevano qualcosa che oggi rischiamo di dimenticare:

gli animali non erano considerati oggetti, bersagli o ostacoli.

Erano portatori di una conoscenza che l’essere umano da solo non possedeva.

Forse il dono di Bobo non era capire il linguaggio degli animali.

Forse era ricordare che anche loro hanno una voce.

E oggi mi domando:

da quanto tempo abbiamo smesso di ascoltarla?

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Dedico questa fiaba a tutti gli animali selvatici che condividono con noi la Terra e che troppo spesso continuiamo a considerare un problema invece che una presenza preziosa.

Le relazioni di cura

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L’uomo chiuse la porta e vi si appoggiò con un sospiro, l’ennesimo.

Fece mentalmente un rapido resoconto della situazione: ok, non sembrava male. A parte la tartaruga. Ci mancava solo uno stupido animale. Marcus non gli aveva detto di darle da mangiare o altro, e menomale, non aveva certo il tempo di badare a niente e a nessuno.  Ce la faceva a malapena con sé stesso.

Improvvisamente distrutto, andò in camera, si stese sul letto e dopo due minuti dormiva profondamente.

La tartaruga, nella sua scatola, si puntò sulle zampine e tirò in alto il muso annusando l’aria. C’era un odore nuovo: odore di umano ok, misto a quello della paura, della solitudine, e del dolore. Li riconosceva, lei aveva lo stesso odore.

Ma ne sentiva un altro, diverso da tutti gli altri. Era un odore buono”-  L’uomo e la tartaruga

Un’ accurata, e attenta lettura del messaggio più profondo che la nostra favola, L’uomo e la tartaruga, Giovanelli Edizioni – con la bella copertina della brava Elena Bertoloni –  porta con sé e che ci fa onore, e del resto ogni contributo di Antonella Bastone, che ringraziamo, ci rivela i meravigliosi significati delle fiabe (Le fiaba raccontate agli adulti – Storie di ieri e di oggi per la formazione – A. Bastone.

“Le relazioni di cura hanno caratteristiche ben precise: richiedono capacità di decentramento sull’altro, empatia, complicità. Richiedono di riuscire a fare uno spazio dentro sé per accogliere l’altro,  partecipare ai vissuti dell’altro e restituire infine benessere. A volte relazioni di questo tipo capitano in un momento particolare della vita, quando la vita stessa è messa alle strette e ha bisogno di rimettersi in moto. Allora si scopre che la relazione di cura dell’altro è una relazione che cura innanzitutto se stessi, come succede all’uomo della storia: il rapporto con la tartaruga, chiara proiezione della propria vita, è innanzitutto l’opportunità per rimettere in gioco la propria storia. Ecco che le più basilari operazioni di accudimento (cibo, igiene, ripristino dello spazio vitale) sono in realtà i passaggi simbolici di un rinnovamento esistenziale” –Antonella Bastone

L’uomo la tartaruga, non a caso è ambientata in una metropoli; grandi città  dove spesso l’uomo  diventa troppo individualista per difesa, e non riesce a vedere  le piccole cose, preziose, che sono intorno a lui, e che invece potrebbero salvarlo.

Come farà la piccola tartaruga…

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