Il linguaggio degli animali

Nelle Fiabe Italiane raccolte da Italo Calvino c’è una storia proveniente dalla tradizione mantovana che amo particolarmente: Il linguaggio degli animali.

Bobo possiede un dono straordinario.

Comprende ciò che dicono i passeri, il cane e le rane.

Ma il vero insegnamento della fiaba non è che gli animali parlano.

È che gli esseri umani hanno smesso di ascoltare.

Il padre di Bobo considera i passeri un fastidio.

Le rane un rumore.

Il cane poco più di una bestia.

Eppure saranno proprio gli animali a salvare vite, a custodire segreti e a indicare la strada.

Le antiche fiabe sapevano qualcosa che oggi rischiamo di dimenticare:

gli animali non erano considerati oggetti, bersagli o ostacoli.

Erano portatori di una conoscenza che l’essere umano da solo non possedeva.

Forse il dono di Bobo non era capire il linguaggio degli animali.

Forse era ricordare che anche loro hanno una voce.

E oggi mi domando:

da quanto tempo abbiamo smesso di ascoltarla?

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Dedico questa fiaba a tutti gli animali selvatici che condividono con noi la Terra e che troppo spesso continuiamo a considerare un problema invece che una presenza preziosa.