Come se fosse reale

Beatrice Fraccalvieri

Qual è il modo migliore per iniziare il nuovo anno? Naturalmente leggere una fiaba.

Come sapete la Stanza delle Fiabe è colma di parole, magia e storie e i suoi Cantastorie non smettono mai di scrivere e raccontarle.

La fiaba di oggi è scritta da una Cantastorie che non sta frequentando la Scuola ma ne fa parte di diritto, perchè da sempre scrive piccole storie meravigliose: Beatrice Fraccalvieri, 12 anni, una giovanissima scrittrice speciale, ricca di fantasia e passioni, che fa nascere le sue storie dal mondo che la circonda.

Noi lo diciamo sempre: le storie sono tutte intorno a noi, basta saper guardare.

E’ raro trovare tanta amore per la scrittura, fra i giovanissimi, e quando la si trova, diventa un dono da condividere.

Cosa succede se la nostra protagonista finisce nel piccolo villaggio Lemax che sta costruendo?

Ecco a voi la prima parte della storia di Natale di Beatrice:

Come se fosse reale

Capitolo 1. Il villaggio Lemax

Era quasi Natale, infatti avevamo fatto l’albero di Natale, era gigantesco! Avevamo fatto pure il villaggio Lemax, un villaggio composto da piccole casette e personaggini di ceramica. Era venuto proprio bene, avevamo posizionato le casette e i personaggi e di sera accendevamo tutte le luci. “sembra reale!” dicevo sempre quando guardavo quel piccolo capolavoro e immaginavo avventure. Purtroppo non potevo giocarci perché era un allestimento..

Ero sul divano e scrivevo i regali di Natale che avrei voluto ricevere e Pallino, il mio gattino, era accoccolato sulla mia schiena che osservava il villaggio. La torre aveva una rotellina numerata che ogni giorno giravo, segnava il numero di giorni che mancavano a Natale! Poi c’erano una bancarella, un pupazzo di neve, una bottega, un camioncino che vendeva omini pandizenzero, una panetteria, una cioccolateria, un rifugio sciistico, la cuccia di un cagnolino e qualche alberello. Tutto addobbato in stile natalizio, lo adoravo!! Infatti, non voglio mai assistere quando si smonta, mi mette tristezza vedere i personaggini presi e messi nelle confezioni di plastica.

Ad un certo punto sentii un buon odorino di cannella, zucchero, biscotti e cioccolata! Non capivo da dove provenisse. Era così buono, dolce, natalizio, gustoso…Mi venne sonno… annusai ancora… le luci del villaggio si accesero, continuai ad annusare…crollai sul divano in un sonno profondo.

Ad un certo punto avevo freddo. Mi svegliai, aprii lentamente gli occhi, Pallino continuava a leccarmi la faccia. Ero sdraiata su qualcosa di morbido, feci per appoggiare la mano sul suolo per alzarmi ma sprofondò. Mi guardai intorno: ero sulla neve, in un villaggio. Mi spaventai un sacco e mi scordai per un attimo che stavo congelando. Riconobbi la torre, la panetteria… Mi si avvicinò una bambina che aveva un bel cappotto blu petrolio che finiva a gonna, rilegato con un fiocco rosso ai fianchi e al collo, aveva un cappuccio peloso, la pelle chiara e il naso rosso. In mano reggeva un alberello vero. La riconobbi subito, era il mio personaggio preferito. Mi osservò da capo a piedi e disse: “Sei nuova di qui?”

“Ehmmm, sì!!”.

“Vieni, ti mostro il villaggio!”.

“Scusa, non riesco a muovermi…”

Capitolo 2. Finalmente al caldo

Giuro che non riuscivo a muovermi. Allora Brenda, così si chiamava, corse via urlando “Arrivo subito!”. Dopo un po’ arrivò con un pentolone fumante e me lo rovesciò sulle gambe. Finalmente le muovevo e iniziavo a sentire qualcosa, mi aiutò ad alzarmi e mi disse “Vieni a casa mia”. Corremmo nella bottega e chiuse la porta alle sue spalle. Era bella calda. Si tolse la giacca e i suoi capelli biondi le arrivarono ai fianchi. La sua casa era fatta di legno e addobbata di decorazioni natalizie. Mi fece accomodare su una poltrona di pelle, mi diede una bacinella d’acqua calda in cui immersi i piedi, mi diede una coperta e andò in cucina. Aprì il frigo e prese una tavoletta di cioccolata al latte, la sciolse a bagnomaria e ci aggiunse del miele. Me la porse dicendo “Non sarà buono come quello del negozio, ma spero ti piaccia”. Sorseggiai velocemente quella delizia.

Intanto spuntò fuori Pallino tutto bagnaticcio, lo presi in braccio e lo scaldai abbracciandolo forte. Brenda lo prese e lo asciugò con uno strofinaccio e versò in un piatto del latte caldo. Pallino, dopo aver leccato le mani di Brenda e bevuto il latte, si scrollò e si accucciò sul tappeto.

Appena mi riscaldai, Brenda mi porse un suo vestito più pesante. Mi legò stretto il corpetto e la gonna con un fiocco, quasi non respiravo!

“Sono stretti!” dissi.

“Te lo allargo un po’, anche se non si porta così”.

Capitolo 3. Uscire!

Mettemmo un cappottino a Pallino, ci chiudemmo la porta alle spalle. Mi guardai intorno, sentivo nelle mie vene lo spirito natalizio: neve, casette, alberi, festoni! Sentii qualcosa schiantarsi sulla mia schiena. Mi girai e vidi Brenda con in mano una palla di neve. Allora ne raccolsi un po’ in una mano e la lanciai contro di lei. Iniziò una battaglia di palle di neve! Durò a lungo e finì a pareggio.

Tutte e due ci incamminammo verso il negozio di omini pandizenzero. Scendemmo un sentiero coperto di neve in cui rischiai più volte di scivolare e cadere giù dal dirupo. Con la schiena contro il muro mi spostai come un granchio cercando di non guardare giù. La stessa reazione non apparteneva a Brenda che molte volte ripeteva questa strada. Saltellando, arrivammo alla cima. Con un salto, Brenda si appese con le mani e si tirò su. Io guardai Brenda che mi porgeva la mano, presi la rincorsa e saltai! Mi ritrovai appesa alla roccia.

Eravamo proprio davanti al furgoncino dei pandizenzero.

“Ne prendiamo un po’?” disse Brenda avvicinandosi.

“La solita porzione Brenda?” chiede il venditore.

“Prendo una doppia porzione, grazie”.

Il signore prese un sacchetto di plastica e ci infilò tre buste di biscotti. Intanto il cagnolino del venditore ambulante ci scorrazzava ai piedi. Lo presi in braccio e lo coccolai. Prendemmo anche dei capecakes e del sidro caldo. Sul menù era scritto:

Cookies 1.50 – Gingerbread, Sugar e Chocolate chip

Cupcakes 2.50 – Vanilla, Chocolate e Red Velvet

Drinks 2.00 – Hot chocolate, Cofee, Hot Tea

Alla fine prendemmo tutto! Le bibite le chiudemmo in barattoli di vetro per tenerle al caldo. Mentre Brenda pagava, io mi abbuffavo di biscotti gratuiti. Salutammo il venditore e ci incamminammo sorseggiando cioccolata e sgranocchiando biscottini. Così raggiungemmo la panetteria. Quando entrammo un odore di pane appena sfornato ci accolse. Le pareti erano di legno con scaffali stracolmi di panini. Comprammo qualche panino e uscimmo.

Davanti a noi c’era una discesa innevata su cui una famiglia sciava, un bambino, una bambina e il padre sullo slittino. Ma Pallino, volendo rincorrere la slitta, inciampò e iniziò a rotolare sulla neve. Io spaventatissima mi gettai a rincorrerlo. Sciavo con le suole degli stivaletti ad una velocità pazzesca. Brenda mi urlava qualcosa dall’alto e Pallino miagolava come un matto, stava per uscire fuori pista! Frenando con le minuscole zampine, sobbalzò e arrivò all’orlo del crepaccio innevato! Mi tolsi il guanto e con la mano cercai di frenare per non finire nel dirupo pure io. Lo raggiunsi, lo presi per la collottola e con la mano senza guanto mi afferrai al bordo. Brenda corse verso di me e mi aiutò a risalire.

“Cosa non si fa per un gatto…” dissi. Sdraiata sulla neve, con Brenda inginocchiata a fianco e Pallino che mi leccava tutta…

Capitolo 4. La famiglia Biondi

La famiglia dello slittino si avvicinò a me spaventata.

“Ti presento la famiglia Biondi: Margot, Philip, Hans. Una famiglia che ama la scala della grandezza, come noti si dispongono dal più piccolo al più grande. Il resto della famiglia si trova accanto al negozio di dolciumi in cui siamo diretti” disse Brenda con un sorriso.

“Ciao!” disse Margot che mi sorrise timidamente.

“Ciao” disse Philip con una smorfia.

“Ciao, sono il padre”.

Ci incamminammo al negozio di dolciumi e incontrammo l’altra parte della famiglia Biondi, la madre e una bimba su una panchina che leggevano un libro. La bambina appena ci vide si strinse alla mamma e disse “Voglio il gatto!” e con la mano indicò Pallino. “Lo voglio!” disse guardandomi.

“Allora… a quanto me lo vende” mi chiese la madre. Pallino infilzò le unghie nel mio giubbotto e alzò il pelo.

“Signora…non posso! Pallino è il mio gatto”.

“Ah! Ok, mi scusi” disse sedendosi e incominciando di nuovo a leggere Chistmas Carol alla figlia.

Continua…