Come comunichi?

 

Come comunichi? Una domanda che rivolgo spesso durante i miei corsi, e che rivolgo spesso a me stessa. La comunicazione è il mio pallino, il mio maggior ambito di interesse, di studio e di continua evoluzione.

Come comunichiamo oggi? In una società come la nostra, sempre più ad alto contenuto tecnologico, in cui le relazioni sono sempre più filtrate  e mediate dai computer, dai social, dai cellulari e dall’apparente, poco tempo a disposizione?

Ogni volta che parlo e insegno la “comunicazione” mi rendo conto di come sia difficile, oggi, relazionarsi l’un l’altro:  il valore di una comunicazione è dato dalla nostra capacità di dedicare del tempo ad essa: di essere empatici, di essere accoglienti, di essere fiduciosi. Di osservare senza giudizio. Di ascoltare, per davvero. Un dono che facciamo all’altro. Un dono che facciamo a noi stessi. Ogni volta  mi sento dire che non è facile.

L’intelligenza umana è una delle più alte forme di adattamento all’ambiente, lo diceva Piaget, grande psicopedagogista svizzero, e oggi è fondamentale utilizzare, bene,  gli strumenti che abbiamo a disposizione per relazionarci agli altri.

Possiamo usare intelligenza emotiva ed empatia per comunicare attraverso i social?

La risposta è naturalmente sì! Ogni volta che parlo e insegno la comunicazione ricevo in dono la ricchezza, l’esperienza, la voglia di migliorarsi e di trasformarsi dei miei discenti. Un dono reciproco di ricchezza e crescita reciproca.

Ed è stato così anche questa volta: un mese a parlare di comunicazione nell’ambito  di un Corso di  Digital Marketing e Social Media Management organizzato da Timiopolis  per giovani disoccupati.

Ana, Alice, Sara, Salam, Usman, Enver, Francesco, Andrea: un bellissimo gruppo di lavoro che ogni giorno, ha saputo mettersi in gioco, impegnarsi fino in fondo, collaborare, migliorare e crescere, imparare e insegnare, esprimendo emozioni e paure, dubbi e piccoli, meravigliosi successi.

” colgo l’occasione per ringraziarLa dello splendido lavoro che ci ha permesso di fare su noi stessi, grazie alle sue bellissime lezioni.” A.

Non smetterò mai di dire che la formazione è sempre una meravigliosa esperienza di crescita per chi impara ma anche per chi insegna.

Un grande privilegio… Grazie.

 

 

 

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Le fiabe in azienda

SAMSUNG CSC

Ci siamo occupate di un’azienda che voleva presentarsi in un mondo diverso dal solito racconto noioso, ma pur necessario, di numeri e descrizioni.

Raccontare la propria azienda con una storia, raccontare l’idea che è diventata un progetto, pronto da realizzare con entusismo e passione, descrivendo le emozioni, i dubbi e i primi successi; “un pò come partire per un nuovo viaggio che non sai bene dove ti porterà; non sai chi accoglierai sul tuo vascello,  ma sai che devi seguire la tua  rotta nel mare,  senza paura, accompagnato dalla tua idea che ti orienta come la  stella polare”.

Lo Storytelling è l’arte di narrare, una disciplina che ricorre alla retorica e alla narratologia; sempre più utilizzato dalle aziende per promuovere il proprio brand, utilizzando non più una tecnica di comunicazione pubblicitaria, ma utilizzando la narrazione.

“Il racconto di una storia implica sempre un “confronto dialogico”, rimanda ad un ricordo (quindi un feedback, un vissuto esperienziale) e di conseguenza comporta una certa componente emotiva (sia essa positiva o negativa), che caratterizza la storia stessa. La narrazione porta ad una riflessione che è riflessione dei contenuti, elaborazione di questi e soprattutto sviluppo dell’apprendimento. Le storie persuadono: divengono sempre, o quasi, mezzo di condivisione; permettono di dare interpretazione della realtà anche in forma autobiografica”.

La narrazione cattura l’attenzione e coinvolge l’ascoltatore in modo più efficace dei normali messaggi pubblicitari; e non solo per promuovere ma anche per comunicare: in azienda la corretta comunicazione è indispensabile dal punto di vista umano per garantire una migliore  produttività e il successo dell’azienda stessa, in termini di clima e collaborazione per evitare perdite di tempo e denaro dovute per esempio alla poca chiarezza e alla sbagliata condivisione o interpretazione dei messaggi interni che talvolta possono creare conflitti e improduttività.