Scriviamo una fiaba?

 

 

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Parte una nuova sessione del laboratorio di scrittura creativa  e fiabe Scriviamo una fiaba?” che avrà inizio il 6 novembre presso la bella biblioteca di Padenghe sul Garda, Alda Merini, che ci ospita ormai da qualche anno.

Il laboratorio è rivolto a insegnanti, mamme, educatori e a chiunque abbia la voglia di avvicinarsi al meraviglioso mondo delle fiabe e imparare, o approfondire a scrivere una fiaba e utilizzarla per il proprio lavoro o per la propria crescita personale.

Il corso nasce anche come preparazione per il  Concorso Letterario “Un paese da Fiaba”” che sarà presentato a breve dal Comune di Padenghe, per chiunque voglia mettere alla prova il proprio talento e la propria creatività e fantasia.

Ognuno di noi ha una storia nel cuore che vuole essere raccontata…

Per informazioni e iscrizioni: fiabeincostruzione@gmail.com  – 0039 -3496501558

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I disegni che raccontano fiabe

Il concorso Un Paese da Fiaba è terminato ma non sono terminate le soddisfazioni e le soprese che questo Concorso ci ha regalato.

Abbiamo pubblicato le fiabe finaliste e quelle vincitrici del nostro Concorso  Un Paese da Fiaba organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda e dalla Biblioteca Comunale con la collaborazione di Fiabe in Costruzione;

Vi abbiamo fatto leggere bellissime fiabe, e ora vi mostriamo i disegni che raccontano fiabe; disegni che i bambini della scuola primaria di Padenghe hanno realizzato per il Concorso.

Ogni bambino ha partecipato al Concorso scrivendo una fiaba e facendo un disegno, e poi alcune fiabe sono state lette in aula e gli alunni hanno potuto commentarle dando consigli, e suggerimenti con grande collaborazione ed entusiasmo; mentre i più piccoli, che ancora non sanno scrivere, hanno disegnato le fiabe che alcuni   compagni più grandi hanno letto loro.

Una grande partecipazione di tutti gli alunni della scuola, che grazie al gruppo delle maestre della Scuola Primaria di Padenghe,  grazie alla loro passione e amore per il proprio lavoro – elementi che possono muovere le montagne – hanno realizzato un bellissimo laboratorio scolastico che ha  visto coinvolto non solo i bambini e le loro maestre, in un bellissimo lavoro di gruppo, ma  anche altre persone al di fuori dell’ambito scolastico, che hanno collaborato, portando le proprie esperienze professionali e di vita con le maestre  e i bambini.

Lo studio delle fiabe rientra nel programma scolastico della scuola primaria, e quale miglior occasione della partecipazione ad un concorso di fiabe, per fare diventare una materia di studio, un’attività  gratificante che è diventata una bellissima esperienza di condivisione: i nonni hanno partecipato con i propri nipoti alla creazione delle fiabe, e alcuni di loro sono andati in classe a raccontare i loro ricordi di vita,  raccontando la storia del Paese, – anche i giochi che si facevano una volta – una memoria storica importanti che i bambini hanno ascoltato incantati; una valorizzazione fondamentale del rispetto per la storia e per gli anziani che la storia l’hanno vissuta!

Il gruppo delle maestre della Scuola Primaria ha inoltre coinvolto l’Associazione Artisti di Padenghe, artisti che spesso hanno esposto le loro belle opere per le strade del Paese, e che hanno partecipato con grande generosità ed entusiasmo: i bambini sono stati divisi per classi e poi   – ottima occasione per visitare il paese -sono stati accompagnati  al lago, al nostro Castello o alla foce del Rì, il nostro fiume – conosciuto perchè è il fiume più corto del mondo – e lì, ogni artista ha spiegato la tecnica del disegno e l’uso del colore donando la propria competenza ed esperienza artistica.

Un’attività bellissima per tutti i bambini che ha coniugato bellezza, arte, cooperazione, rispetto per la nostra storia, passione e divertimento; un lavoro che merita di essere preso ad esempio e ci teniamo a ringraziare il Gruppo delle Maestre della Scuola  Primaria di Padenghe, oltre che per il loro splendido  lavoro,  perchè  hanno regalato al nostro Concorso una nuova e  bellissima gratificazione.

Ed ora, la parola ai disegni!

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici – epilogo

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Lorenza Bianchi

Cosa farà la povera Ermengarda, fiera principessa longobarda figlia di Re Desiderio, per combattere l’incantesimo della strega? Una lotta tecnologica fra nickname, profili Facebook e App innovative.! Anche le streghe si adeguano! Ecco la seconda parte della bella  fiaba vincitrice, per la categoria Autori, del nostro bel  concorso  Un Paese da Fiaba 

Ancora complimenti alla sua autrice Lorenza Bianchi!

Il fantasma, la strega e gli incantesimi tecnologici

“I genitori scrissero tutti su Facebook chiedendo spiegazioni, ma Bennie –  aka Condora – fingendosi Adgar – e cioè Garda’s – rispose prontamente che aveva stabilito nuove regole e raccomandò di seguirle e di farle seguire attentamente anche ai propri figli. Quando Garda’s – aka Adgar – si accorse del problema trasalì, si mise le mani sul lenzuolo che la ricopriva dove avrebbero dovuto esserci i capelli, e poi pianse prima di dolore e poi di rabbia. Terminato l’attimo di sconforto si mise subito al lavoro. Impostò nuovamente il sito e Facebook, cambiò la password e poi comunicò a tutti i suoi seguaci che qualcuno aveva svolto un’azione di “phishing” e cioè si era impadronito della sua password, e poi era entrato nel suo profilo FB e nel suo sito e aveva modificato tutti i contenuti della sua App. Immediatamente i genitori e i ragazzi le risposero che nessuno di loro aveva creduto veramente che fosse stata lei a scrivere quelle cose, e colsero l’occasione per ringraziarla ancora una volta per tutto ciò che faceva per la comunità. La strega, leggendo quelle risposte si arrabbiò all’inverosimile e fu attraversata dall’antica invidia, la stessa che le aveva fatto decidere, molti anni prima, di trasformare Garda’s in un fantasma. Decise di giocare d’astuzia, creò un profilo su Facebook che chiamò “Sono una mamma speciale” e poi chiese l’amicizia a tutti gli amici di Garda’s – aka Adgar – tralasciando quest’ultima. In breve tempo, grazie anche a un trucco tecnologico, tantissimi genitori aderirono alla sua richiesta di amicizia. Bennie – aka Condora – a quel punto, iniziò a commentare e ad instillare un grande dubbio nei genitori: qualcuno sapeva chi fosse effettivamente Adgar? Chi era la persona che si nascondeva dietro a quel profilo? Qualche genitore l’aveva mai vista o conosciuta personalmente? Adgar stava diventando per tutti i bambini un punto di riferimento, e i genitori avrebbero dovuto incontrarla e parlare con lei. E la strega fu ancora più subdola: suggerì ai genitori di dedicarle una grande festa e di raccogliere dei soldi per regalarle un grande mazzo di fiori. Dato che aveva trasformato Garda’s in un fantasma invisibile agli occhi umani e destinato a vagare nel castello per sempre, sarebbe stata impossibile la sua partecipazione alla festa e, di conseguenza, Adgar avrebbe perso, agli occhi dei genitori, qualsiasi tipo di credibilità.

Bennie – aka Condora – tramite il suo profilo “Sono una mamma speciale” inviò dei messaggi a tutti i genitori raccomandando di non far sapere ad Adgar – aka Garda’s – della festa, in quanto avrebbe dovuto essere una sorpresa, non pensando che ogni rappresentante di classe avrebbe dato ad ogni allievo una busta da portare ai propri genitori per raccogliere i soldi per i fiori. E fu così che quando Ander chiese i soldi per la colletta alla propria madre, Garda’s venne a conoscenza del piano di “Sono una mamma speciale”. Dapprima si angosciò perché, in quanto fantasma, non avrebbe potuto presenziare alla festa e quindi non sarebbe stata più creduta né dai genitori e neppure dai ragazzi. Successivamente si chiese quale vantaggio traesse “Sono una mamma speciale” nel mettere in dubbio la sua identità, e chi si nascondesse dietro quel profilo. Pensò che molto probabilmente si trattava della stessa persona che aveva sabotato il suo sito internet e anche Facebook. Dopo un giorno e una notte di indagini approfondite scoprì la colpevole e decise di tenderle un tranello per renderla inoffensiva. Chi conosce il mondo delle streghe e dei maghi sa che il Gran Magano, capo di tutte le streghe, ogni trecentosessantacinque giorni, nella giornata di venerdì, premia tutte le streghe che nel corso dell’anno abbiano compiuto un grande maleficio. Garda’s – aka Adgar – finse di essere il Gran Magano e inviò una mail a Bennie – aka Condora –  nella quale si congratulò per l’ottimo lavoro svolto nel sabotaggio della “App della felicità”. Aggiunse poi di aver creato un premio apposta per lei che consisteva in una speciale pozione a base di spezie in grado di donare un’incredibile memoria. Specificò che la pozione si trovava presso le segrete del castello, ma affinché svolgesse rapidamente il suo effetto, sarebbe stato necessario berla tutta d’un fiato allo scoccare delle ore ventuno di quella stessa sera. La strega, che ormai data l’età era quasi senza memoria, non appena lesse il messaggio esultò e, dentro di sé, ringraziò il Gran Magano per averle fornito un’opportunità così preziosa. Garda’s – aka Adgar – sapeva che Bennie – aka Condora –  non reggeva l’alcool, perciò preparò un’abbondante dose di vino “Garda Classico Groppello”, cui aggiunse molto zucchero per aumentarne la gradazione alcolica, e vari tipi di spezie. La strega alle venti e cinquanta entrò nelle segrete direttamente dal finestrino e, con la sua scopa computerizzata, effettuò un atterraggio di tutto rispetto. Attese lo scoccare delle ore ventuno e ansiosa di ottenere una memoria prodigiosa, trangugiò rapidamente la “magica pozione” preparata dal fantasma che, nascosto in un armadio, seguiva con trepidazione la scena. Dopo aver bevuto, Bennie – aka Condora – emise un rutto pazzesco seguito da un singhiozzo rumoroso e poi stramazzò a terra svenuta. Garda’s – aka Adgar – passò attraversò l’armadio, raccolse da terra la scopa computerizzata e digitò con furia sul pc nel tentativo di collegarsi al computer principale della strega. L’operazione non riuscì subito, ci volle del tempo durante il quale, il fantasma, per la paura che la strega riprendesse i sensi, si mise a sudare così copiosamente da inumidire tutto il lenzuolo che lo ricopriva. Quando il sito si aprì Garda’s – aka Adgar – rimase a bocca aperta: scoprì che Bennie – aka Condora – non solo aveva congegnato un sistema per distruggere completamente la start-up della felicità, ma aveva creato un programma denominato “Le scatole del male” che aveva lo scopo di far scomparire i bambini e i ragazzi bravi. Il programma era virtuale e composto da tante scatole diverse, ma il progetto consisteva nel rendere reali le scatole e regalarle alle scuole, in modo che tutti i bambini e i ragazzi potessero accedervi. Ad esempio la scatola dei “Nasi finti” conteneva nasi di maiale e nasi di Pinocchio, e i bambini e i ragazzi che li avessero indossati sarebbero stati trasformati rispettivamente in maiali costretti a rotolarsi nel fango per sempre, e in burattini di legno uguali a Pinocchio obbligati a raccontare solo bugie. C’era anche la scatola dei “Dolci ingrassanti” colma di pasticcini apparentemente normali, ma se solo un bambino o un ragazzo ne avesse assaggiato uno, avrebbe avuto fame di dolci per tutta la vita e con il tempo sarebbe diventato una persona obesa, ma così obesa da non riuscire a passare neppure più dalla porta. Per non parlare della scatola dei “Finti videogiochi”: sarebbe stato sufficiente giocare una sola volta con un finto videogioco per dimenticare tutta la storia e la geografia imparate sino a quel momento. Il peggio era sicuramente rappresentato dalla finta lotteria: chi avesse aperto i biglietti della lotteria gratuiti non sarebbe più stato capace di leggere un libro, in questo modo i bambini e i ragazzi, sarebbero rimasti ignoranti e si sarebbe potuto raccontare loro ciò che si voleva e questi ci avrebbero creduto. L’ultima scatola conteneva delle poltrone di plastica gonfiabili, i bambini e i ragazzi che le avessero gonfiate e si fossero seduti sopra sarebbero rimasti incollati con la schiena ed il sedere e, con il tempo, i muscoli sarebbero scomparsi del tutto, impedendo loro persino di camminare! Il fantasma cancellò in un battibaleno tutto quanto e si affrettò a cercare la formula che gli avrebbe consentito di trasformarsi nella bella ragazza dei tempi precedenti al sortilegio. Quando l’ebbe trovata recitò le parole magiche e, come per incanto, il lenzuolo si dissolse e lei si ritrovò di nuovo… umana. Garda’s – aka Adgar – provò una strana sensazione: pochi istanti prima era trasparente e senza peso ed ora, invece, poteva vedere e toccare il proprio corpo.

Si avvicinò ad uno specchio per verificare il suo aspetto, ma proprio in quel momento la strega emise un rantolo e la ragazza, per la paura che ritornasse in sé, cercò nel computer una formula che la rendesse innocua. Ne trovò una che avrebbe trasformato Bennie -aka Condora – in sottili goccioline di pioggia; si apprestò a recitare la formula magica, ma proprio mentre stava per pronunciare le due ultime parole, la strega emise uno starnuto fortissimo, rinvenne e si rialzò. Resasi conto di ciò che stava per succedere, afferrò il pettine che aveva tra i capelli e fece per scagliarlo in direzione di Garda’s: se fosse riuscita a colpirle la bocca il sortilegio non avrebbe sortito effetto. La ragazza, però, riuscì a terminare la formula, e il pettine, ormai vicinissimo alle sue labbra, fece un’improvvisa inversione a “u”, raggiunse Bennie – aka Condora – ed evaporò insieme a lei. Garda’s si sentì pervadere da un enorme senso di sollievo mentre osservava le goccioline innalzarsi verso il cielo, poi però, si mise a tremare all’idea di quello che sarebbe potuto succedere se la strega avesse attuato il suo piano. Si soffermò a guardare il suo corpo e si rese conto che, finalmente, avrebbe potuto vivere senza un ingombrante lenzuolo addosso, ma soprattutto, avrebbe potuto lasciare il castello e ciò le avrebbe permesso di conoscere la gente. Era stanca di avere amicizie solo virtuali ed inoltre pensava fosse sciocco comunicare attraverso un computer quando esisteva la possibilità di guardare negli occhi le persone, osservarne le espressioni del viso e, a volte, poterle persino abbracciare! L’antica pendola scandì ventidue rintocchi e, dato che la festa indetta dai genitori in suo onore avrebbe avuto luogo il giorno seguente, si rese conto di avere a disposizione pochissimo tempo per trasformare i suoi vestiti e la sua elaborata acconciatura. La ragazza tolse le forcine dalle trecce che le incorniciavano il capo, sciolse i lunghissimi capelli e, ispirandosi ad un taglio moderno che aveva visto su una delle riviste della madre di Ander, li accorciò all’altezza delle spalle e li scalò leggermente. Poi, con l’aiuto della macchina da cucire, trasformò i suoi vestiti che nonostante l’età, (risalivano al 760), erano ancora in perfetto stato.  Dall’ampia gonna ricavò un bel vestito, e con la camicetta ricamata realizzò un’elegante stola. Il giorno successivo tutto andò alla perfezione, Garda’s ricevette molti onori ed anche un’entusiasmante proposta di lavoro nell’ambito dell’informatica, ma quel che più le fece piacere fu la possibilità di conversare con le persone e stringere loro le mani, poiché nessuna chat e nessun telefono può e potrà sostituire il contatto umano! Il sole fu presente per buona parte della giornata, ma nel tardo pomeriggio una nuvola, dalla stessa forma del pettine della strega Bennie, lo coprì parzialmente e subito dopo caddero delle sottili goccioline di pioggia. Un bambino chiamò la mamma, indicò il cielo e disse: -Guarda mamma, c’è il sole eppure piove, vuol dire che si sta pettinando una strega! – Garda’s sorrise tra sé e pensò che quel bambino aveva proprio           ragione.


                                          Fine

 

 

 

Il soave canto di Gertrude

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Simo Nygren

Il castello, il lago e la strega: questi erano i tre elementi che dovevano essere raccontati nelle fiabe che hanno partecipato al concorso Un paese da Fiaba; il concorso organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda, dalla Biblioteca Comunale con la collaborazione di Fiabe in Costruzione.

Un’occasione per promuovere la cultura, la scrittura e le fiabe, un patrimonio importante della nostra tradizione e per promuovere il nostro bel paese, con il suo dolce lago, il suo bel castello e la sua storiae nelle fiabe  non può mai mancare la Strega!

Anche oggi vi raccontiamo la fiaba di un castello  che sorgeva poco distante dal lago e che era  pervaso da una strana malia “Da quel castello, di notte, si sentivano levare lamenti spaventosi, pianti di un’anima in pena, grida, strepiti e gemiti senza fine. “

Il soave canto di Gertrude è la bella  fiaba, scritta da Giovanni Quaresmini, appassionato scrittore a cui facciamo davvero tanti complimenti,  che si è aggiudicata la seconda posizione nella classifica Autori.

Chi  potrà vincere  il terribile incantesimo della Strega che vive nel Castello?

Il soave canto di Gertrude

In quel castello, che sorgeva poco distante dal lago, le rondini non costruivano il loro nido e anche gli altri uccelli se ne stavano alla larga.

Nessun volatile si azzardava a sorvolare quel maniero che, all’apparenza, sembrava invitante.

La rocca assumeva così l’aspetto di una costruzione avvolta da un’atmosfera di sconforto e di solitudine.

Il castello era piantato sopra uno sperone di roccia che sembrava un meteorite piombato in quel luogo dall’abisso dell’universo, ma era circondato da un terreno così fertile che, man mano che digradava verso la riva del lago, gli alberi vi verdeggiavano assumendo dimensioni gigantesche.

Ma anche tra quelle piante regnava un silenzio affranto, sospeso, impenetrabile.

Da quel castello, di notte, si sentivano levare lamenti spaventosi, pianti di un’anima in pena, grida, strepiti e gemiti senza fine. Solo alle prime luci dell’alba cessavano, ma allora sul quel luogo calava un silenzio che sembrava ancor più insopportabile.

Era un silenzio carico d’angoscia che neppure la luce del giorno riusciva a dissolvere.

Ma a rendere ancora più inquietante la scena contribuiva un altro aspetto allarmante.

La strada che conduceva verso il ponte levatoio per entrare nell’androne del castello era costellata da statue di gesso: per lo più rappresentavano uomini, ma non mancavano le donne e i bambini. Si raccontava che si trattasse di persone in carne ed ossa che, all’improvviso, erano state trasformate in statue prima di raggiungere l’ingresso del castello.

 Anche tra quelle statue regnava un silenzio irreale. Le persone erano state bloccate nell’ultimo gesto che precedeva la loro trasformazione. Era proprio un mistero quello che permeava quel castello.

Ed erano sempre di più coloro che narravano una strana storia secondo la quale tra quelle mura viveva un principe che una strega cattiva aveva imprigionato con un maleficio di cui però nessuno conosceva né le ragioni, né le modalità con le quali era stato portato a termine.

Quella strega, a volte, si sentiva sghignazzare sulle mura del castello richiamando l’attenzione di qualche passante che se ne guardava bene dall’avvicinarsi.

In certe giornate, però, si spandeva tutt’intorno al castello una musica suadente, meravigliosa che invitava a correrle incontro come per assaporarla ed esserne avvolto. Chi l’ascoltava per qualche tempo ne rimaneva così ammaliato da precipitarsi verso il luogo dal quale proveniva, ma giunto in prossimità del ponte levatoio veniva trasformato in una statua di gesso.

Di conseguenza, l’atmosfera che vi regnava era perennemente costituita da un clima di solitudine e di perdizione che veniva immediatamente percepito da chiunque vi si avvicinasse. Da tanto tempo durava quella strana malia.

Gli abitanti del luogo non sapevano proprio come farvi fronte. Erano stati in parecchi ad escogitare i piani più diversi, ma nessuno era andato a buon fine, anzi coloro che avevano tentato una qualche sortita erano stati tutti trasformati in statue di gesso.

Quando l’imperatore Federico Barbarossa, si trovò a passare da quei paraggi per recarsi nel feudo di un suo vassallo, furono in parecchi a corrergli incontro per avvisarlo della pericolosa malia di quel luogo, così decise di girargli alla larga. Lo fece a malincuore perché quel castello era proprio affascinante. La sua architettura slanciata, le sue pietre ben squadrate e lisce, le alte torri coniugavano la monumentalità all’eleganza.

Di conseguenza, decise di accamparsi poco distante, al limite di un bosco che sorgeva in riva al lago. Gli altissimi alberi conferivano alle acque lacustri le più diverse tonalità di verde che, nell’azzurro, sembravano ondeggiare come arazzi.

L’imperatore Federico Barbarossa, da buon militare, decise di mandare un drappello di soldati all’assalto del castello verso il ponte levatoio, perché pensava che le armature li avrebbero protetti.

Ma quale fu la sua sorpresa quando si accorse che uno dopo l’altro furono tutti trasformati in statue di gesso. Soltanto i cavalli, ancora imbizzarriti per l’inspiegabile evento, dopo aver disarcionato i cavalieri, tornarono al galoppo elevando fortissimi nitriti di sgomento. Convocò anche un consiglio di guerra, ma neppure i suoi generali abituati a risolvere le situazioni con spade, lance e giavellotti furono in grado di dare consigli utili.

La strana vicenda che teneva fermo addirittura il Barbarossa in quel luogo, passando di bocca in bocca, venne all’orecchio di una famiglia di pescatori che abitava in una grotta sotto un dirupo a strapiombo sul lago. Il capofamiglia, un uomo abilissimo nel gettare le reti per prendere i pesci, era sposato con una donna di origini finlandesi. Da lei aveva avuto una bambina bellissima dai capelli biondi come l’oro e gli occhi bruni. Gertrude era il suo nome. La bambina quando cantava riusciva ad incantare gli ascoltatori con la sua voce angelica, dai gorgheggi che sembravano eterei.

 Persino gli uccelli stavano ad ascoltarla e il bosco acquistava risonanze più fonde e, allo stesso tempo, più limpide quando la sua voce si spandeva nell’aria tersa. Quando cantava intorno a lei calava un profondo silenzio, ma non era un silenzio angosciante come quello che avvolgeva il castello. Si trattava di un silenzio carico di limpidezza e di gioia creaturale.

Infatti, i fiori iniziavano a sbocciare, gli alberi avviavano l’apertura delle gemme, gli animali fraternizzavano ed ascoltavano rapiti. Era proprio un silenzio di luce.

Ad un generale del seguito di Federico Barbarossa, che si era imbattuto per caso in quella fanciulla mentre cantava, venne l’idea di portarla all’accampamento. Anche l’imperatore rimase affascinato dal suo canto melodioso. Ad un altro generale del seguito venne l’idea di farla avvicinare al castello per vedere l’esito dell’incontro tra quella sua voce soave che rapiva in senso creaturale e quella musica suadente che attraeva verso il castello per trasformare le creature in statue di gesso. Voleva constatare tra il silenzio luminoso che procurava l’una rispetto al silenzio angosciante che scaturiva dall’altra, quale dei due avrebbe prevalso.

Ebbene, quando il canto di Gertrude e la musica propinata dalla strega si incontrarono lungo le onde sonore propagate dall’aria si vide una sorta di rapidissimo scintillio tra terra e cielo che via via si propagò verso il castello. Era come se la musica si ritraesse nella dolcezza dell’urto con il canto carezzevole della fanciulla fino a scomparire.

Nello stesso tempo accadde qualcosa di prodigioso: in cielo comparve uno stormo di rondini che recavano nel becco una piccola rosa. Ed ecco che, giunte sopra il castello, ciascuna rondine, dopo una piccola virata, vi lasciava cadere la propria rosa. Lo spettacolo era davvero strabiliante. Centinaia e centinaia di rose sembravano galleggiare nell’aria volteggiando al canto di Gertrude, mentre tutt’intorno si spandeva un profumo soave da mille e una notte. Le mura del castello ne furono sommerse perché al primo stormo di rondini ne sopraggiunsero numerosi altri. Subito dopo il ponte levatoio si abbassò mentre dalle statue di gesso riprendevano vita coloro che vi erano stati immobilizzati. Tutti si diressero all’entrata del castello mentre la strega non sapeva più da che parte scappare.  Ma venne subito presa e gettata in fondo al pozzo la cui apertura fu immediatamente richiusa con una pesantissima botola. Solo allora comparve, scendendo dalle scale del salone, il principe accompagnato da un piccolo stormo di rondini che gli volteggiavano intorno.

Il canto di Gertrude aveva rotto quel malefico incantesimo che soltanto un cuore innocente di una fanciulla dalla voce soave aveva potuto vincere.

In quello stesso giorno arrivarono dal lago, sospinte da vele d’oro, numerose barche a vela. Erano quelle del padre del principe, sovrano di quelle terre, per investitura dell’imperatore Federico Barbarossa che tornava da un lungo viaggio dalle terre più estreme d’Oriente.

In quel borgo si fece festa per una settimana. Vi partecipò anche l’imperatore con i suoi notabili. L’imperatore Federico Barbarossa avrebbe voluto che Gertrude lo seguisse, ma il cuore della fanciulla apparteneva al principe che aveva salvato dal sortilegio e che si era subito invaghito di lei.

Del resto   il principe Giovanni, dopo aver vissuto per anni nel limbo di quel maleficio, era tornato a nuova vita. Dopo quella disavventura era in grado di assaporare ogni felicità grande e piccola con occhi diversi e sapeva ormai di dover stare attento alle trappole che preparano i malvagi. In quel castello sul lago, il principe Giovanni e Gertrude vissero lunghi anni felici ed ebbero numerosi figli e figlie che allietarono i loro giorni.

Piantarono alberi e alberi in modo che il canto di Gertrude percorresse di ramo in ramo tutta la regione accompagnando i voli degli uccelli dai mille colori.

Ancor oggi vicino a quel castello, se si tende l’orecchio mentre volano le farfalle, si può udire quel canto meraviglioso che, di sera, sembra innalzato verso il cielo da stormi di lucciole festose.”             

Il castello che insegnò alla strega la felicità

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Patrizia Kovacs

Dolcissima e davvero bella la fiaba vincitrice, per la categoria Scuola Media del Concorso  Un Paese da Fiaba  organizzato dal Comune di Padenghe Sul Garda, con la Biblioteca Comunale e la collaborazione di Fiabe in Costruzione.

Come abbiamo già detto non è stato facile scegliere tra tante opere meritevoli, ma ogni partecipante al Concorso ha vinto in qualche modo, perchè ha creato qualcosa di unico e personale, e proprio per questo, prezioso.

Complimenti alla giovanissima autrice Chiara Orio che ci racconta la storia dell’amicizia fra un piccolo castello e una strega, diventata cattiva perchè ha perso l’amore.

La magia continua!

“In un piccolo angolo di terra bagnato dalle tiepide acque di un lago sereno e tranquillo, un minuscolo castello trascorreva le sue giornate sonnecchiando, cullato dalle onde, che con ritmo lento e cadenzato, si spegnevano ai piedi delle sue mura. I gabbiani, dopo essersi librati nel soffio del vento, amavano riposarsi sulla sua torre e continuare a osservare l’orizzonte fino al punto in cui il lago incontrava le montagne. Tutto intorno, file di salici lo accarezzavano con i loro rami flessuosi, mentre gruppi di ulivi dai colori argentei e ormai prossimi a donare i loro frutti, lo circondavano quasi a volerlo proteggere. Ma in verità, era lui stesso a proteggere gli animali e la gente del piccolo borgo, ogni qualvolta  un pericolo incombesse su quelle terre, desiderio di conquista di molti. Nonostante tutto, intorno al piccolo castello regnava la pace.

Ma un giorno, proprio sul finir dell’estate, qualcosa stava cambiando. E lo si intuiva guardando il cielo, nel quale grandi nubi color porpora si stavano ammassando formando un’insolita figura che, minacciosa, si avvicinava sempre di più al castello; quando ne fu sopra, un turbine di vento iniziò a soffiare così forte che i rami dei poveri salici parevano staccarsi e così pure i miti ulivi, che di colpo persero i loro preziosi frutti. I gabbiani erano già fuggiti lontano e il povero castello rimase inerme in balìa della tempesta.   

Fu allora che apparve in tutta la sua bruttezza: vecchia, i capelli sciupati e senza colore, lo sguardo gelido e vitreo.

Era la strega del Baldo, che tutti temevano, perché quando scendeva dall’alta montagna, portava con sé distruzione e terrore. Viveva lassù da sola, circondata solamente dalle nubi che l’accompagnavano ogni volta che si spostava. Di lei si sapeva poco, ma i più anziani raccontavano che tanto tempo prima era stata una bellissima ragazza, una ninfa forse, solare ed allegra, dolce e amichevole con ogni creatura che popolava le rive del lago. Si diceva anche che un giorno si fosse perdutamente innamorata di un cavaliere errante, un valoroso eroe che, durante la strada di ritorno verso casa, rapito dall’incantevole paesaggio, aveva chiesto ospitalità proprio nella dimora della ragazza, rimanendovi poi per molti anni.

Con il passar del tempo anche lui si era innamorato di lei e niente avrebbe potuto separarli. Ma ahimè, un giorno il cavaliere dovette partire richiamato dal suo dovere di soldato, ma lo fece promettendo alla sua amata che sarebbe tornato presto. Purtroppo passarono i giorni, poi i mesi e con essi le stagioni, ma del cavaliere non si seppe più nulla.

La povera ragazza, che per tanto tempo lo aveva aspettato, non si rassegnò al destino e per il grande amore che aveva nel cuore, decise di partire per ritrovarlo. Vagò per pianure e colline, fiumi e torrenti, chiedendo a chiunque incontrava se mai avesse visto un cavaliere. Ma nessuno sapeva aiutarla e la disperazione e la tristezza aumentavano sempre di più.

Finché un giorno, stanca di peregrinare per il mondo, decise di salire sull’alta montagna che dominava il lago e da lì, scrutando attentamente l’orizzonte, avrebbe atteso il ritorno del suo amato…che purtroppo non avvenne mai. Il cuore della ragazza nel frattempo si era indurito, e il suo dolce sorriso era solo un lontano ricordo.

Aveva smesso di sperare ed evitava di guardare in basso, verso il lago, e per staccarsi da quel mondo crudele che le aveva rubato la felicità, decise di circondarsi di nuvole, dense e grigie. Ma se poteva evitare di guardare, non poteva però non sentire le risa gioiose della gente, il soave canto degli uccelli, il fruscio delle fronde degli alberi, lo sciabordio delle onde sulle spiagge, insomma l’allegria che quei posti emanavano ogni giorno. Ciò la faceva infuriare a tal punto, che periodicamente scendeva circondata dalle sue nubi e accompagnata da venti impetuosi, distruggendo ciò che trovava sul suo cammino: nessuno doveva essere felice, perché lei non lo era.

Ecco perché gli abitanti del lago avevano imparato a guardare attentamente la grande montagna e se scorgevano che le grigie nubi si avvicinavano, correvano al riparo in luoghi sicuri, gridando “la stria, la stria, arriva la stria!”.    

E così fu quel pomeriggio di fine estate.  La strega decise di scendere, non solo per spazzare via l’allegria degli abitanti, ma, questa volta, con la ferma intenzione di rapire qualcuno o qualcosa che potesse rendere la sua esistenza sulla montagna meno triste.                                                                                       

Man mano che avanzava non trovava però nessuno, finché, giunta quasi alla fine del lago, il suo gelido sguardo cadde sul piccolo castello che non poteva fuggire, rimanendo così da solo di fronte alla strega.

 “Tu, che hai l’aria felice, verrai con me sopra la grande montagna!” disse con voce ferma la donna indicandolo con le sue dita secche e rugose. A quelle parole il piccolo castello, impaurito rispose:” Io? Perché dovrei seguirti fin lassù? Io non sono che un piccolo castello, abituato alla pianura, al clima mite, all’acqua che bagna le mie mura, al solletico dei salici.

Lassù fa freddo, l’acqua è lontana e non ci sono alberi e nemmeno gabbiani a tenermi compagnia. A cosa posso servirti? Lasciami qua, in mezzo ai miei cari amici, là mi sentirò tanto solo.” “E con ciò?” rispose la strega. ” Anch’io sono sola, non ho amici. Nessuno mi accarezza e mi protegge come fanno gli alberi con te e mai nessun gabbiano è arrivato fino lassù, facendomi sentire il suono della sua voce o improvvisando giravolte gioiose. Se io ti porterò sulla montagna, allora tutto ciò che ti rende felice ti seguirà e renderà felice anche me!”.                                                      Dopo un attimo di silenzio, il piccolo castello, intuendo che in fondo forse lei non era cattiva come voleva sembrare, ma aveva solamente nel cuore tanta malinconia, rispose:” Ti sbagli, cara amica.

La felicità non si può avere così, con la prepotenza. La felicità è qualcosa che viene spontanea, che nasce in noi quando condividiamo con gli altri momenti speciali, attimi particolari che rimarranno nella nostra memoria per sempre. La felicità è quando incontriamo qualcuno che ci fa sentire speciali e, a sua volta, anche lui lo è per noi.

Per cui, anche se tu mi porterai via con te, io non riuscirò a renderti felice; al contrario, anch’io diventerò triste, perché mi avrai separato dai miei amici, dalla mia terra e dal mio amato lago.”                                                                                                 

A quelle parole, la strega si ricordò di quando, molti anni prima era stata innamorata e amata e di quanta felicità aveva avuto nel cuore e capì che il piccolo castello aveva ragione. Cominciò a piangere e le lacrime erano così grandi e copiose che in poco tempo l’acqua del lago si alzò e cominciò a sommergere ogni cosa, ogni casa, ogni albero, anche il piccolo castello, che con le sue dolci ma potenti parole, era riuscito a scalfire il duro cuore gelido della strega. Quand’ella se ne accorse cercò di rimediare al suo involontario errore: soffiò, soffiò e poi soffiò ancora più forte, fin tanto che il livello delle acque si abbassò, lasciando pian piano riaffiorare la torre e poi le mura del piccolo maniero. 

“Oh, mio piccolo amico, perdonami, non volevo farti del male”, disse la strega, ma il castello restava silenzioso. Tutto sembrava sospeso, quasi in attesa di un suono, di una parola.  

Vedendo che tutto restava immobile, la strega si gettò verso di lui e tentando di abbracciare le sue mura, vi si appoggiò e cominciò di nuovo a piangere, consapevole di aver trovato, ma forse subito perso, finalmente un amico. Poi cominciò ad intonare un canto, un dolce canto che sentiva da bambina quando insieme alla sua mamma, si recava sulle rive del lago e mentre sua madre lavava i panni, lei giocava a raccogliere i sassi, cercando quelli più bianchi e luminosi al sole.

Tutti questi ricordi provocarono nella strega uno strano sentimento: un senso di gioia, di euforia, di affetto che non provava da molto, molto tempo. Al suono del suo canto, i gabbiani cominciarono a volare danzando sopra di lei e sembrava perfino che le onde del lago seguissero il ritmo della sua melodia.

A poco a poco stormi di anatre e germani reali planarono sull’acqua e nuotando in armonia le si avvicinarono, intervallando ogni tanto le sue parole con il loro “qua, qua”, quasi a condividere, come un’orchestra, quel momento. Furono attimi magici, speciali, momenti che sarebbero restati nel cuore della strega e le avrebbero dato gioia tutte le volte che li avesse ricordati.

Fu allora che il piccolo castello si mosse e, tra lo stupore generale, rivolse lo sguardo alla strega e le disse:” Lo sapevo che non mi avresti fatto del male, che non eri cattiva. Eri solo triste e sola, senza amici. Avevi bisogno di sentirti amata e importante, necessaria per qualcuno. Perché non resti qui?

Gli amici, sai, possono essere tanti, magari diversi da noi, ma ognuno ti può donare qualcosa e tu, soprattutto, puoi fare lo stesso per loro”. A quelle parole, la strega sentì che qualcosa in lei stava cambiando: uno strano calore che mai aveva provato prima nei lunghi anni sulla montagna, stava crescendo nel suo cuore.

Perché un cuore ce l’aveva sempre avuto, ma era sommerso dalla malinconia, dalla rabbia, dal desiderio di vendetta, rendendola cieca al bello della vita. Però ora il piccolo castello, il placido lago e i suoi numerosi ospiti, avevano saputo ridarle la vista. “Sì, mi fermerò qui con voi” disse la strega, alla quale piano piano i capelli riacquistavano colore e ritornavano dorati e flessuosi come quando era giovane.

“Canterò per voi, rendendo le vostre giornate piacevoli e vi proteggerò, come una mamma fa con i suoi figli. In me troverete nutrimento e riparo e voi sarete per me un’allegra compagnia. Lascerò che la montagna si ricopra di neve d’inverno e di fiori colorati d’estate e farò in modo che sia un luogo di pace e non più di paura. Ed io continuerò a guardarla da quaggiù”.

Così dicendo si lasciò scivolare nell’acqua del lago che l’accolse dolcemente, mentre i suoi capelli, a poco a poco, si sollevavano dalla superficie, trasformandosi in tanti steli sinuosi che danzavano nella brezza lacustre, diventando infine nel tempo luogo di rifugio per molti animali ed insetti.                                                                           

In questo modo era ritornata importante e speciale per qualcuno, ritrovando finalmente la felicità.

Ed il piccolo castello? Ebbene, quello esiste ancora, circondato da una natura meravigliosa e dal grande lago… pronto ad accogliere tutti coloro che vogliano diventare suoi amici e condividere con lui momenti speciali. “

                                      

 

 

 

Valentina e la regina dei suoi sogni

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Chiara Bertasi

La magia del 1 Concorso Letterario Un paese da Fiaba organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda, con la Biblioteca  comunale e la collaborazione di Fiabe in Costruzione, continua con la pubblicazione delle fiabe vincitrici.

Chiara Bertasi è la seconda classificata  per la categoria “bambini scuola primaria nel Primo Concorso Letterario Un paese da Fiaba”, e questa è la sua storia, tenerissima, che racconta di una bimba che amava tutte le fiabe. Complimenti alla piccola autrice!

Valentina e la Regina dei suoi sogni

C’era una volta in un paesino sperduto una casetta in cui viveva una bambina di 7 anni di nome Valentina. Questa bambina adorava tutte le fiabe che esistono al mondo. Infatti ogni sera, prima di andare a dormire, chiedeva a suo papà se poteva leggerle una delle fiabe che teneva sullo scaffale: per vivere le avventure fantastiche che adorava di più.

Una notte quando Valentina dormiva profondamente fece un sogno stupendo. Si ritrovò in un prato immenso, pieno di lucciole che si illuminavano di vari colori e di fiori che si richiudevano e sbocciavano in continuazione. Quel luogo era

magico e tutto era possibile, bastava desiderarlo. Valentina pensò ad un bel vestitino e apparve un abitino tutto fru fru ricoperto di brillantini di un colore rosa luccicante.

Pensò ad un pony e apparve un piccolo cavallino tutto bianco con una criniera luccicante. Tutto questo non le sembrava possibile, era diventata la bambina più felice del mondo.

Ad un certo punto le venne un’idea: far apparire tutti i personaggi delle fiabe per giocare con loro. Ma non apparve neanche una principessa, né uno nanetto, non apparve niente di niente.

Era delusa perché pensava che apparissero, vista tutta la magia che regnava lì. Non si abbatté e pensò che forse avrebbe dovuto andare alla ricerca di qualche personaggio fantastico che poteva vivere in quel magico luogo.

Partì subito al galoppo del suo pony bianco e con il vestitino rosa addosso: sembrava proprio una principessa.

Dopo un po’ il prato lasciò il posto ad una fitta foresta che sembrava non finire mai. Ad un tratto spuntò fuori da un albero un folletto piccolissimo con un cappellino a punta ed un vestitino verde e giallo. Quando la bambina vide il folletto, ordinò al piccolo cavallo di fermarsi. Tutto d’un tratto il piccolo essere la vide e le domandò: – Chi sei tu? Cosa ci fai qui? –

Lei con stupore gli rispose: – Sono una semplice bambina… piuttosto chi sei tu? Dove mi trovo? – Lui spiegò che si trovava in un paese magico “il paese del vento” e che questo fitto bosco era la foresta fantastica, un luogo in cui vivevano solo folletti come lui. Visto che aveva specificato che lì vivevano solo folletti non gli chiese neanche se c’erano principesse o principi e riprese il galoppo ancora alla ricerca di personaggi fantastici.

Appena fuori dalla foresta vide un lago enorme: le sue acque avevano un colore strano, infatti non erano azzurre ma color violetto.

Appena alzò lo sguardo vide, sulla riva opposta del lago, un castello bellissimo con una torre alta fino a toccare le nuvole che sembravano fatte di zucchero filato.

Pensò che sicuramente nel castello avrebbe trovato chi cercava! Era talmente felice che trattenne il fiato, ma allo stesso tempo era preoccupata perché non aveva la più pallida idea di come attraversare un lago con un semplice pony.

Mentre rifletteva su questo problema si avvicinò all’acqua e all’improvviso salì in superficie un drago, le si avvicinò ma non ebbe paura, capì che era buono.  Era lungo e sottile come un serpente, di colore rosso fiammante. Valentina decise allora di salire sul drago che gentilmente la aiutò ad attraversare il lago e la accompagnò davanti al castello. Stranamente era aperto e non esitò ad entrarvi.

Lì viveva la strega Ginfred che odiava tutti gli esseri viventi e non viventi, ma Valentina non lo sapeva. Tranquilla perlustrò ogni stanza. Ginfred era nella stanza più malvagia del castello, il laboratorio pazzo, in cui erano custoditi tutti gli ingredienti e le pozioni che utilizzava per comandare. Quando Valentina vi entrò e la vide capì dove si trovava. Senza farsi scoprire prese il primo liquido che trovò e lo rovesciò sopra la strega maligna, che svenne dopo un istante.

La bambina si spaventò, era confusa, non capiva quello che era successo; poi guardò il barattolo che conteneva il liquido. Vide un’etichetta con la scritta “pozione del bene”. Questa era l’unica pozione del bene che la strega Ginfred avesse preparato nella sua vita. 

 Valentina uscì subito dal castello ma non fece in tempo: la strega si risvegliò e la rincorse. Ma grazie alla pozione era diventata buona e volle parlare insieme alla bambina.

Ginfred le raccontò che tempo fa nel paese “del vento” esistevano anche principesse e principi ma erano sottomessi da lei.

Ora però la strega era cambiata e voleva fare solo del bene. Valentina incontrò le principesse e i principi che erano rinchiusi nel castello e ora finalmente erano liberi. Essi le raccontarono che era solo un sogno e le donarono un braccialetto così ogni notte avrebbe potuto sognare e rivivere nuove avventure con loro.

Per la sua azione la incoronarono regina del paese del vento.

Visse per sempre felice e contenta perché anche se qualche giornata fosse stata difficile la aspettava una notte da urlo!!! 

 

                                               Fine

 

 

Un pomeriggio da fiaba

Il  1° concorso letterario Paese da Fiaba ha trovato i suoi vincitori; la nostra bravissima giuria ha scelto –  scelta non facile, perché gli elaborati arrivati erano tutti meritevoli – i finalisti. Volete sapere i nomi?

Un po’ di pazienza, intanto la sorpresa: il 25 giugno, giorno della premiazione, avrà luogo l’evento un Pomeriggio da Fiaba, organizzato per per accogliervi nel migliore dei modi, proprio come in una fiaba…

Una strega che fa incantesimi con le bolle di sapone, una fatina  che disegna magie sui vostri visi, e la luna sorridente che vi accoglie sulla sua lucente scia

Vi aspettiamo!

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