CreaTTivo – lavori in corso

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Il ladro di sogni – Petrone Luca, Grazi Vittoria, Mateazzi Chiara, Pozzi Angela, Dishnica Najsa

Una meritata punizione –  Miriam Giavarina, Nikita Ponzin, Tommaso Polito, Susanna Bedin, Caterina Dal Bianco

Lacrime – Beatrice Cavezza, Martina Schiavo, Giulia Maran, Martina Mosele, Davide Grazi.

Il messaggero – Giulia Menta, Laura Pellizzaro, Valentina Scagno, Chiara Ghiotto, Mattia Stella

White feeling – Maya Zullian, Silvia Carlan, Carolina Savio, Barbara De Rossi, Anna Luna Bedin, Micol Munaretto.

Avete le letto le bellissime fiabe metropolitane dei ragazzi della 3A del liceo Artistico Canova di Vicenza.

Vi abbiamo raccontato le emozioni e le soddisfazioni per le attività svolte insieme ai ragazzi – e alle loro insegnanti – la loro partecipazione e la bellezza della loro fantasia e creatività e la loro voglia di fare, perchè dopo aver scritto le fiabe metropolitane hanno cominciato subito a lavorare ai disegni,  che accompagnanao le fiabe, guidati dalla loro  brava insegnante d’arte Eleonora Pucci.

Così lavori in corso, perchè  CreaTTivo non si è mai fermato, nemmeno durante le vacanze.

Ecco i primi schizzi, e la preparazione dei disegni.

Vi anticipiamo che i nostri bravissimi  ragazzi, ora della 4A, vi stanno preparando meraviglie!

 

 

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CreaTTivo – Lacrime

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Accompagnata dal caldo afoso di Luglio, ecco l’ultima – ultima solo in ordine di apparizione, non certo di importanza –  fiaba di CreaTTivo   il progetto di Fiabe in Costruzione per il Liceo Artistico Canova di Vicenza: un progetto realizzato con i ragazzi della 3A e con le loro insegnanti, Eleonora Pucci – arte , e Luisa Matera – italiano.

Un progetto che ci ha regalato emozioni, sorprese e tanta soddisfazione grazie a tutti i ragazzi della 3A che hanno fatto un lavoro bellissimo; un lavoro di  creatività, fantasia, collaborazione, mediazione, partecipazione e contenuti;  perchè le piccole fiabe metropolitane raccontate da questi bravissimi studenti sono piccole storie deliziose e  profonde, che ci parlano proprio del mondo degli adolescenti, di questi nostri ragazzi che hanno solo bisogno di piccoli input  per  raccontare i loro sogni, le loro loro paure, i loro interessi, le loro contraddizioni e la loro voglia di cambiare qualcosa.

La scuola è finita ma non è finito CreaTTivo:  per ora pensiamo solo alle vacanze,e poi arriveranno altre soprese: dopo le parole scritte vi mostreremo i disegni, un’altra bellissima forma di espressione e racconto.

Intanto ecco la nuova fiaba “Lacrime” e i nomi dei suoi bravi autori:

Beatrice Cavezza, Martina Schiavo, Giulia Maran, Martina Mosele, Davide Grazi.

Pronti a farvi emozionare?

Lacrime

Mario, era un uomo felice con la sua figlia Alice.

Purtroppo la moglie era morta per una malattia rara, fortunatamente entrambi erano riusciti a superare la perdita, ma non sapevano che il peggio doveva ancora arrivare.

I due abitavano in un paese non molto lontano da qui, un luogo un po’ sconosciuto, con pochi abitanti e poche case.

Padre e figlia per staccare dalla monotonia del loro paese decisero di partire per una vacanza.

Giunti in questa località marittima, una mattina andando verso la spiaggia con l’auto accidentalmente fecero un incidente e l’auto prese fuoco.

Mario aveva tutta la pelle bruciata e aveva perso la vista.

I medici non avendo medicine per curarlo decisero di ricoprirlo con una stoffa e al posto degli occhi gli misero degli specchi così che nessuno sarebbe riuscito a vedere chi si celava al suo interno.

Quando scoprì che sua figlia era morta sul colpo, cadde in una depressione profonda.

Girovagando per l’ospedale con la coda dell’occhio vide un quadro appeso ad una parete leggermente inclinato.

Incuriosito si avvicinò e lo staccò dal muro.

Dietro ad esso vi trovò una foto di una donna e un uomo felici insieme.

Vicino alla foto c’era una piccola chiave, si guardò intorno e vide una piccola serratura dove inserì la chiave e la porta si aprì.

Una bellissima luce si riflesse nei suoi occhi, affascinato da tutto ciò entrò nella piccola stanzina ma non si rese conto di essere caduto in un incantesimo, a causa del quale avrebbe perso tutti i suoi sentimenti e ricordi, diventando solo l’immagine di se stesso e per sciogliere l’incantesimo avrebbe dovuto trovare un anima felice come quella di sua figlia.

Il suo carattere cambiò radicalmente: iniziò ad odiare i bambini, la loro risate, le chiacchiere della gente ma soprattutto i colori.

Infatti, da quel momento, armato di colore nero e rulli, durante la notte, il suo momento preferito, ricopriva le case, i disegni, i graffiti e tutto ciò che non era nero.

Il silenzio si propagava mentre Mario si preparava al buio: il suo soffio vitale finalmente poteva togliersi qualsiasi protezione.

La notte era il suo habitat naturale, un luogo in cui poteva essere sé stesso.

Colorava le pareti di nero per far risaltare quell’anima felice di cui aveva bisogno.

Una notte salì in una collina per dipingere di nero l’ultima casa rimanente.

Nel giardino c’era una bambina che giocava sull’altalena e appena si accorse della sua presenza gli corse incontro.

“Ciao” gli disse la bambina.

L’uomo stupito gli rispose con un potente urlo alla quale però la bambina non ebbe nessuna reazione.

Ci fu un attimo di silenzio, poi la bambina prese un pennarello e disegnò due grandi occhini sugli specchi di Mario.

L’uomo colpito cominciò a piangere e capì che l’anima felice che cercava era nelle sue lacrime, che la bambina riuscì ad estrapolare.

 

Il castello che insegnò alla strega la felicità

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Patrizia Kovacs

Dolcissima e davvero bella la fiaba vincitrice, per la categoria Scuola Media del Concorso  Un Paese da Fiaba  organizzato dal Comune di Padenghe Sul Garda, con la Biblioteca Comunale e la collaborazione di Fiabe in Costruzione.

Come abbiamo già detto non è stato facile scegliere tra tante opere meritevoli, ma ogni partecipante al Concorso ha vinto in qualche modo, perchè ha creato qualcosa di unico e personale, e proprio per questo, prezioso.

Complimenti alla giovanissima autrice Chiara Orio che ci racconta la storia dell’amicizia fra un piccolo castello e una strega, diventata cattiva perchè ha perso l’amore.

La magia continua!

“In un piccolo angolo di terra bagnato dalle tiepide acque di un lago sereno e tranquillo, un minuscolo castello trascorreva le sue giornate sonnecchiando, cullato dalle onde, che con ritmo lento e cadenzato, si spegnevano ai piedi delle sue mura. I gabbiani, dopo essersi librati nel soffio del vento, amavano riposarsi sulla sua torre e continuare a osservare l’orizzonte fino al punto in cui il lago incontrava le montagne. Tutto intorno, file di salici lo accarezzavano con i loro rami flessuosi, mentre gruppi di ulivi dai colori argentei e ormai prossimi a donare i loro frutti, lo circondavano quasi a volerlo proteggere. Ma in verità, era lui stesso a proteggere gli animali e la gente del piccolo borgo, ogni qualvolta  un pericolo incombesse su quelle terre, desiderio di conquista di molti. Nonostante tutto, intorno al piccolo castello regnava la pace.

Ma un giorno, proprio sul finir dell’estate, qualcosa stava cambiando. E lo si intuiva guardando il cielo, nel quale grandi nubi color porpora si stavano ammassando formando un’insolita figura che, minacciosa, si avvicinava sempre di più al castello; quando ne fu sopra, un turbine di vento iniziò a soffiare così forte che i rami dei poveri salici parevano staccarsi e così pure i miti ulivi, che di colpo persero i loro preziosi frutti. I gabbiani erano già fuggiti lontano e il povero castello rimase inerme in balìa della tempesta.   

Fu allora che apparve in tutta la sua bruttezza: vecchia, i capelli sciupati e senza colore, lo sguardo gelido e vitreo.

Era la strega del Baldo, che tutti temevano, perché quando scendeva dall’alta montagna, portava con sé distruzione e terrore. Viveva lassù da sola, circondata solamente dalle nubi che l’accompagnavano ogni volta che si spostava. Di lei si sapeva poco, ma i più anziani raccontavano che tanto tempo prima era stata una bellissima ragazza, una ninfa forse, solare ed allegra, dolce e amichevole con ogni creatura che popolava le rive del lago. Si diceva anche che un giorno si fosse perdutamente innamorata di un cavaliere errante, un valoroso eroe che, durante la strada di ritorno verso casa, rapito dall’incantevole paesaggio, aveva chiesto ospitalità proprio nella dimora della ragazza, rimanendovi poi per molti anni.

Con il passar del tempo anche lui si era innamorato di lei e niente avrebbe potuto separarli. Ma ahimè, un giorno il cavaliere dovette partire richiamato dal suo dovere di soldato, ma lo fece promettendo alla sua amata che sarebbe tornato presto. Purtroppo passarono i giorni, poi i mesi e con essi le stagioni, ma del cavaliere non si seppe più nulla.

La povera ragazza, che per tanto tempo lo aveva aspettato, non si rassegnò al destino e per il grande amore che aveva nel cuore, decise di partire per ritrovarlo. Vagò per pianure e colline, fiumi e torrenti, chiedendo a chiunque incontrava se mai avesse visto un cavaliere. Ma nessuno sapeva aiutarla e la disperazione e la tristezza aumentavano sempre di più.

Finché un giorno, stanca di peregrinare per il mondo, decise di salire sull’alta montagna che dominava il lago e da lì, scrutando attentamente l’orizzonte, avrebbe atteso il ritorno del suo amato…che purtroppo non avvenne mai. Il cuore della ragazza nel frattempo si era indurito, e il suo dolce sorriso era solo un lontano ricordo.

Aveva smesso di sperare ed evitava di guardare in basso, verso il lago, e per staccarsi da quel mondo crudele che le aveva rubato la felicità, decise di circondarsi di nuvole, dense e grigie. Ma se poteva evitare di guardare, non poteva però non sentire le risa gioiose della gente, il soave canto degli uccelli, il fruscio delle fronde degli alberi, lo sciabordio delle onde sulle spiagge, insomma l’allegria che quei posti emanavano ogni giorno. Ciò la faceva infuriare a tal punto, che periodicamente scendeva circondata dalle sue nubi e accompagnata da venti impetuosi, distruggendo ciò che trovava sul suo cammino: nessuno doveva essere felice, perché lei non lo era.

Ecco perché gli abitanti del lago avevano imparato a guardare attentamente la grande montagna e se scorgevano che le grigie nubi si avvicinavano, correvano al riparo in luoghi sicuri, gridando “la stria, la stria, arriva la stria!”.    

E così fu quel pomeriggio di fine estate.  La strega decise di scendere, non solo per spazzare via l’allegria degli abitanti, ma, questa volta, con la ferma intenzione di rapire qualcuno o qualcosa che potesse rendere la sua esistenza sulla montagna meno triste.                                                                                       

Man mano che avanzava non trovava però nessuno, finché, giunta quasi alla fine del lago, il suo gelido sguardo cadde sul piccolo castello che non poteva fuggire, rimanendo così da solo di fronte alla strega.

 “Tu, che hai l’aria felice, verrai con me sopra la grande montagna!” disse con voce ferma la donna indicandolo con le sue dita secche e rugose. A quelle parole il piccolo castello, impaurito rispose:” Io? Perché dovrei seguirti fin lassù? Io non sono che un piccolo castello, abituato alla pianura, al clima mite, all’acqua che bagna le mie mura, al solletico dei salici.

Lassù fa freddo, l’acqua è lontana e non ci sono alberi e nemmeno gabbiani a tenermi compagnia. A cosa posso servirti? Lasciami qua, in mezzo ai miei cari amici, là mi sentirò tanto solo.” “E con ciò?” rispose la strega. ” Anch’io sono sola, non ho amici. Nessuno mi accarezza e mi protegge come fanno gli alberi con te e mai nessun gabbiano è arrivato fino lassù, facendomi sentire il suono della sua voce o improvvisando giravolte gioiose. Se io ti porterò sulla montagna, allora tutto ciò che ti rende felice ti seguirà e renderà felice anche me!”.                                                      Dopo un attimo di silenzio, il piccolo castello, intuendo che in fondo forse lei non era cattiva come voleva sembrare, ma aveva solamente nel cuore tanta malinconia, rispose:” Ti sbagli, cara amica.

La felicità non si può avere così, con la prepotenza. La felicità è qualcosa che viene spontanea, che nasce in noi quando condividiamo con gli altri momenti speciali, attimi particolari che rimarranno nella nostra memoria per sempre. La felicità è quando incontriamo qualcuno che ci fa sentire speciali e, a sua volta, anche lui lo è per noi.

Per cui, anche se tu mi porterai via con te, io non riuscirò a renderti felice; al contrario, anch’io diventerò triste, perché mi avrai separato dai miei amici, dalla mia terra e dal mio amato lago.”                                                                                                 

A quelle parole, la strega si ricordò di quando, molti anni prima era stata innamorata e amata e di quanta felicità aveva avuto nel cuore e capì che il piccolo castello aveva ragione. Cominciò a piangere e le lacrime erano così grandi e copiose che in poco tempo l’acqua del lago si alzò e cominciò a sommergere ogni cosa, ogni casa, ogni albero, anche il piccolo castello, che con le sue dolci ma potenti parole, era riuscito a scalfire il duro cuore gelido della strega. Quand’ella se ne accorse cercò di rimediare al suo involontario errore: soffiò, soffiò e poi soffiò ancora più forte, fin tanto che il livello delle acque si abbassò, lasciando pian piano riaffiorare la torre e poi le mura del piccolo maniero. 

“Oh, mio piccolo amico, perdonami, non volevo farti del male”, disse la strega, ma il castello restava silenzioso. Tutto sembrava sospeso, quasi in attesa di un suono, di una parola.  

Vedendo che tutto restava immobile, la strega si gettò verso di lui e tentando di abbracciare le sue mura, vi si appoggiò e cominciò di nuovo a piangere, consapevole di aver trovato, ma forse subito perso, finalmente un amico. Poi cominciò ad intonare un canto, un dolce canto che sentiva da bambina quando insieme alla sua mamma, si recava sulle rive del lago e mentre sua madre lavava i panni, lei giocava a raccogliere i sassi, cercando quelli più bianchi e luminosi al sole.

Tutti questi ricordi provocarono nella strega uno strano sentimento: un senso di gioia, di euforia, di affetto che non provava da molto, molto tempo. Al suono del suo canto, i gabbiani cominciarono a volare danzando sopra di lei e sembrava perfino che le onde del lago seguissero il ritmo della sua melodia.

A poco a poco stormi di anatre e germani reali planarono sull’acqua e nuotando in armonia le si avvicinarono, intervallando ogni tanto le sue parole con il loro “qua, qua”, quasi a condividere, come un’orchestra, quel momento. Furono attimi magici, speciali, momenti che sarebbero restati nel cuore della strega e le avrebbero dato gioia tutte le volte che li avesse ricordati.

Fu allora che il piccolo castello si mosse e, tra lo stupore generale, rivolse lo sguardo alla strega e le disse:” Lo sapevo che non mi avresti fatto del male, che non eri cattiva. Eri solo triste e sola, senza amici. Avevi bisogno di sentirti amata e importante, necessaria per qualcuno. Perché non resti qui?

Gli amici, sai, possono essere tanti, magari diversi da noi, ma ognuno ti può donare qualcosa e tu, soprattutto, puoi fare lo stesso per loro”. A quelle parole, la strega sentì che qualcosa in lei stava cambiando: uno strano calore che mai aveva provato prima nei lunghi anni sulla montagna, stava crescendo nel suo cuore.

Perché un cuore ce l’aveva sempre avuto, ma era sommerso dalla malinconia, dalla rabbia, dal desiderio di vendetta, rendendola cieca al bello della vita. Però ora il piccolo castello, il placido lago e i suoi numerosi ospiti, avevano saputo ridarle la vista. “Sì, mi fermerò qui con voi” disse la strega, alla quale piano piano i capelli riacquistavano colore e ritornavano dorati e flessuosi come quando era giovane.

“Canterò per voi, rendendo le vostre giornate piacevoli e vi proteggerò, come una mamma fa con i suoi figli. In me troverete nutrimento e riparo e voi sarete per me un’allegra compagnia. Lascerò che la montagna si ricopra di neve d’inverno e di fiori colorati d’estate e farò in modo che sia un luogo di pace e non più di paura. Ed io continuerò a guardarla da quaggiù”.

Così dicendo si lasciò scivolare nell’acqua del lago che l’accolse dolcemente, mentre i suoi capelli, a poco a poco, si sollevavano dalla superficie, trasformandosi in tanti steli sinuosi che danzavano nella brezza lacustre, diventando infine nel tempo luogo di rifugio per molti animali ed insetti.                                                                           

In questo modo era ritornata importante e speciale per qualcuno, ritrovando finalmente la felicità.

Ed il piccolo castello? Ebbene, quello esiste ancora, circondato da una natura meravigliosa e dal grande lago… pronto ad accogliere tutti coloro che vogliano diventare suoi amici e condividere con lui momenti speciali. “

                                      

 

 

 

Pincapolchetta…

 

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Maria Sole Lui

Pincalpolchetta E il Castello del Lago Chi non so: ecco finalmente la fiaba vincitrice – per la Categoria Bambini Scuola Primaria –  del nostro Concorso Un Paese da fiaba  organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda, con la biblioteca Comunale e la collaborazione di Fiabe in Costruzione.

Complimenti alla bravissima e dolcissima autrice di questa fiaba, la piccola  Maria Sole Lui, che con grande fantasia ha raccontato le avventure  di una Streghetta, di un lago che si chiam Chi non so e dei suoi abitanti che si chiamano Non so chi e  di un Castello dove tutto è al contrario. 

Ecco a voi le avventure di Pincapolchetta, la streghetta apprendista.

“C’era una volta una strega che non era cattiva; si chiamava Pincapolchetta. Era una streghetta apprendista che viveva nel castello Contrariello. Adesso vi chiederete perché si chiamasse così, beh, si chiama così perché è tutto al contrario: si cammina sul soffitto a testa in giù, i quadri sono sul pavimento, la soffitta è sotto terra.

In quel castello era tutto, ma proprio tutto al contrario. Vicino a quel castello c’era il lago Chi Non So, gli abitanti di quel lago si chiamavano Non So Chi. Nel lago Chi Non So i pesci si comportavano come persone. Ogni giorno Pincapolchetta la streghetta faceva una nuotatina nel lago Chi Non So e salutava i suoi amici pesci.

Un giorno il lago Chi Non So si prosciugò e i pesci Non So Chi rimasero senza acqua e allora Pincapolchetta li mise tutti in una grande e grossa boccia così riuscì a salvarli. Non poteva però tenerli sempre nella boccia, perciò dovette cercare una soluzione, ma non ci riuscì. Allora chiese a Pinco, lo stregone più forte di tutto il regno, ma neanche lui ci riuscì.

Allora Pinco disse a Pincapolchetta che doveva chiedere al signor Fruino; Fruino era la persona più intelligente di tutto il Regno. Però c’era un problema: Fruino è vissuto molto, ma molto tempo fa. Allora Pincapolchetta disse che c’era solo una soluzione: dovevano creare una “macchina del tempo”. Iniziarono a costruirla e dopo giorni, settimane e mesi la macchina fu pronta.

 Allora Pincapolchetta e Pinco viaggiarono nel tempo e andarono da Fruino, ma purtroppo in quell’epoca non si parlava come si parla nell’epoca delle streghe e allora Pincapolchetta e Pinco dovettero improvvisare. Quando ebbero trovato Fruino all’inizio non capiva quello che dicevano, ma dopo un po’ iniziò a capire. Poi Pincapolchetta e Pinco condussero Fruino nella macchina del tempo, e lo portarono vicino al lago Chi Non So e gli spiegarono la situazione.

 All’inizio Fruino non aveva idee, ma dopo un po’ gli venne un’idea geniale: visto che il lago si era prosciugato perché il sole era forte, per farlo ritornare come prima doveva piovere. Pincapolchetta senza pensarci due volte chiamò la strega Pioggerella, una sua conoscente. Pioggerella iniziò subito con il suo incantesimo e il lago Chi Non So ritornò come prima, anzi era ancora più bello. C’erano nuovi pesci e conchiglie ancora più belle di prima.

 Ma che ne è stato del castello Contrariello? Beh scopriamolo subito: il castello è diventato un castello magico perché ora Pincapolchetta non è più solo una streghetta apprendista ma è diventata una strega professionista e ha fatto un incantesimo al castello pronunciando queste parole: “Pillala, pollala, trallalla, barabonzi bonzi ban”.

 E così il castello diventò speciale anche perché venne donato ad un gatto magico che lo custodì per secoli e secoli e nessuno lo sa. Mi raccomando non ditelo a nessuno è un segreto. “

 

CreaTTivo – Il messaggero

 

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Continuano le fiabe metropolitane di CreaTTivo e dei ragazzi del Liceo Artistico Canova di Vicenza.

Eccovi i giovani, bravissimi autori:

Giulia Menta, Laura Pellizzaro, Valentina Scagno, Chiara Ghiotto, Mattia Stella 

e la loro fiaba che contiene un tema importante: quello dell’impegno sociale. 

Il messaggio finale è molto profondo: il passato, per quanto tragico, non deve essere cancellato (ma scritto sui muri), affinché possa agire come agente di cambiamento”. Antonella Bastone.

I nostri ragazzi hanno menti meravigliose; non smettete mai  di alimentarle; loro sono il futuro, loro possono far cambiare le cose!

Il Messaggero

Correva l’anno 1945 nella cittadina di Hiroshima; qui si trovava, in uno dei più alti palazzi della città, raffigurata a monocromo, la figura di un Uomo senza volto che incombeva sugli astanti con un senso di profonda frattura esistenziale, sgradevole ai passanti.

Tutte le notti usciva dal muro, lui non era che un avvertimento, la rappresentazione dell’Uomo nel futuro, non un futuro troppo lontano dal nostro; un futuro dove l’aria non era null’altro che una nube di gas tossici e radiazioni.

Raffigurato come un’entità priva di senso, anche con un abito che non lasciava trasparire alcuna emozione. L’unica speranza che lo teneva in vita era la convinzione che, uscendo dal muro e raccontando la sua storia agli uomini, si sarebbe evitata una tragedia.  Si trattava di una tragedia ben specifica, verificatasi poi il giorno in cui il sole cadde sulla terra: non la fine del mondo ma di un mondo, il giorno 6 agosto 1945, quando la prima bomba della storia cadde sulla città di Hiroshima. Lui era a conoscenza del disastro che sarebbe accaduto e delle sue conseguenze così, ad ogni tocco della mezzanotte, faceva visita ad ogni casa tracciando il suo percorso con rappresentazioni artistiche di ciò che sarebbe avvenuto. Si serviva di vernici, bombolette ed acrilici color rosso sangue. I cittadini si svegliavano ogni mattina con la città grondante, colma di graffiti. Più giorni passavano, più queste immagini terrificanti aumentavano e, per rendere tutto più credibile, l’Uomo cominciò a rappresentare anche altri pericoli, altri avvertimenti che inevitabilmente divenivano poi realtà: ma i cittadini, facendo finta di niente, iniziarono a cancellarli e a ritinteggiare le pareti. L’Uomo dal volto sconosciuto, ormai stanco e deluso dal sciocco comportamento della gente e dalla sua incomprensione, tornò nel muro; il giorno seguente la bomba esplose, una nube gigantesca di fumo coprì la città e la luce scomparve per parecchi giorni.

Quando i gas si dispersero, si vide  rimasto intatto solo il muro dove era collocato il graffito ma dell’Uomo che vi era prima raffigurato non ve ne era più neanche l’ombra. 

CreaTTivo: Una meritata punizione

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Continua  CreaTTivo. Ecco la terza fiaba metropolitana creata dai ragazzi della 3A del Liceo Artistico Canova di Vicenza che, non ci stancheremo mai di dirlo, sono stati davvero grandi e ci hanno regalato delle grandi emozioni.

E ora noi vogliamo fare emozionare  voi!

Questa volta i nostri giovani bravissimi autori sono:

Miriam Giavarina, Nikita Ponzin, Tommaso Polito, Susanna Bedin, Caterina Dal Bianco e la loro storia ha come protagonista Timoty, un  anti-eroe che fa atti di vandalismo e  non rispetta le regole (Bastone)  e…

Una meritata punizione

Timoty aveva la reputazione di non rispettare le regole né tantomeno l’ambiente. Era conosciuto da tutti nella sua città, inquinava e si comportava come una persona incivile.

Una vecchietta, apparentemente innocua, vedendolo comportarsi così lo avvertì dicendogli di stare attento alle sue azioni perché ci sarebbero state delle ripercussioni.

Timoty, non dando troppo peso alle parole della signora, non cambiò il suo comportamento.

La sera seguente il ragazzo ebbe una visita inaspettata; mentre imbrattava un muro con delle scritte di poco gusto sentì chiamare il proprio nome alle spalle.

Si voltò e vide la vecchietta del giorno precedente e prendendosi gioco di lei non si rese conto di quello a cui stava andando incontro.

La vecchietta infatti era una maga molto potente che, sentendosi presa in giro, con forza lo spinse verso il muro che lo inghiottì.

Timoty, d’ora in avanti sarebbe stato parte del muro.

La strega prima di lasciarlo gli disse che sarebbe rimasto intrappolato finché, lavorando ogni notte, non avesse ripulito la sua città. La maga infatti gli donò dei poteri magici: con un solo schiocco di dita avrebbe potuto ripulire e piantare alberi dove era necessario.

Passarono i mesi e Timoty capì di aver sbagliato e che quello sarebbe stato il suo compito e la sua missione nella vita.

La vecchietta vedendolo pentito decise di dargli la possibilità di avere un aiutante per continuare a pulire la città.

Allora gli disse di dipingere sul muro la persona che avrebbe voluto come aiutante e lui disegnò una ragazza a suo piacimento.

Da allora, la ragazza prende vita e ogni notte insieme puliscono quello che gli uomini, maleducati come era lui un tempo, sporcano e imbrattano nella città.

 

CreaTTivo: White feeling

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Ecco la seconda fiaba metropolitana creata dai ragazzi della 3A del Liceo Artistico Canova di Vicenza nell’ambito del nostro progetto CreaTTivo

Vi  presentiamo con grande piacere gli autori di White Feeling :

Anna Luna Bedin, Silvia Carlan, Barbara De Rossi, Micol Munaretto, Carolina Savio, Maya Zulian

Ma non ci stanchiamo mai di donarvi meraviglie?

“White feeling

Un uomo che vaga nella notte, nell’oscurità, interrotta ogni tanto dalla luce tremolante di un lampione.

Qualcuno dice di averlo visto nelle zone del parco della città, altri dicono di averlo avvistato mentre avanzava lentamente lungo il marciapiede. Nessuno sapeva da dove proveniva, ma ogni notte, lui, munito della sua maschera antigas, passeggiava al chiaro di luna. La luce di essa si rifletteva sulla sua bianca tuta a chiusura ermetica. Era come un’ombra candida; non esprimeva e non provava emozioni, era apatico, vuoto, come un ovetto Kinder senza sorpresa all’intero.

Si muoveva lentamente, molto lentamente a causa della mancanza di emozioni che quella sera avrebbe dovuto assorbire ai bambini come ogni altra notte.

Quella sera, però, non si sarebbe mai aspettato che entrando nella terza ed ultima casa avrebbe trovato un bambino sveglio che stava giocando con i suoi peluches,  e che  vedendolo rimase sorpreso, ma non spaventato e gli chiese di giocare con lui però avrebbe dovuto fare piano per non svegliare i genitori.

L’uomo, inizialmente esitò, poco dopo si avvicinò e si sedette accanto a lui. Giocarono per ore: si travestirono da api, giocarono con i lego e a nascondino. Un po’ alla volta instaurarono un rapporto di amicizia che grazie alle emozioni provate colorò la tuta di tonalità blu, gialle e viola.

L’alba del mattino cominciò a levarsi alta e l’uomo quando la vide salutò il bambino, lo ringraziò e corse via. Tornò da dov’era provenuto, un muro bianco e spoglio. Nel momento in cui attraversò la superficie di pietra essa si colorò di tutte le tonalità che dalla tuta si trasferirono al muro. L’uomo era felice. Finalmente aveva provato delle emozioni.”