Il castello che insegnò alla strega la felicità

castello 1

Patrizia Kovacs

Dolcissima e davvero bella la fiaba vincitrice, per la categoria Scuola Media del Concorso  Un Paese da Fiaba  organizzato dal Comune di Padenghe Sul Garda, con la Biblioteca Comunale e la collaborazione di Fiabe in Costruzione.

Come abbiamo già detto non è stato facile scegliere tra tante opere meritevoli, ma ogni partecipante al Concorso ha vinto in qualche modo, perchè ha creato qualcosa di unico e personale, e proprio per questo, prezioso.

Complimenti alla giovanissima autrice Chiara Orio che ci racconta la storia dell’amicizia fra un piccolo castello e una strega, diventata cattiva perchè ha perso l’amore.

La magia continua!

“In un piccolo angolo di terra bagnato dalle tiepide acque di un lago sereno e tranquillo, un minuscolo castello trascorreva le sue giornate sonnecchiando, cullato dalle onde, che con ritmo lento e cadenzato, si spegnevano ai piedi delle sue mura. I gabbiani, dopo essersi librati nel soffio del vento, amavano riposarsi sulla sua torre e continuare a osservare l’orizzonte fino al punto in cui il lago incontrava le montagne. Tutto intorno, file di salici lo accarezzavano con i loro rami flessuosi, mentre gruppi di ulivi dai colori argentei e ormai prossimi a donare i loro frutti, lo circondavano quasi a volerlo proteggere. Ma in verità, era lui stesso a proteggere gli animali e la gente del piccolo borgo, ogni qualvolta  un pericolo incombesse su quelle terre, desiderio di conquista di molti. Nonostante tutto, intorno al piccolo castello regnava la pace.

Ma un giorno, proprio sul finir dell’estate, qualcosa stava cambiando. E lo si intuiva guardando il cielo, nel quale grandi nubi color porpora si stavano ammassando formando un’insolita figura che, minacciosa, si avvicinava sempre di più al castello; quando ne fu sopra, un turbine di vento iniziò a soffiare così forte che i rami dei poveri salici parevano staccarsi e così pure i miti ulivi, che di colpo persero i loro preziosi frutti. I gabbiani erano già fuggiti lontano e il povero castello rimase inerme in balìa della tempesta.   

Fu allora che apparve in tutta la sua bruttezza: vecchia, i capelli sciupati e senza colore, lo sguardo gelido e vitreo.

Era la strega del Baldo, che tutti temevano, perché quando scendeva dall’alta montagna, portava con sé distruzione e terrore. Viveva lassù da sola, circondata solamente dalle nubi che l’accompagnavano ogni volta che si spostava. Di lei si sapeva poco, ma i più anziani raccontavano che tanto tempo prima era stata una bellissima ragazza, una ninfa forse, solare ed allegra, dolce e amichevole con ogni creatura che popolava le rive del lago. Si diceva anche che un giorno si fosse perdutamente innamorata di un cavaliere errante, un valoroso eroe che, durante la strada di ritorno verso casa, rapito dall’incantevole paesaggio, aveva chiesto ospitalità proprio nella dimora della ragazza, rimanendovi poi per molti anni.

Con il passar del tempo anche lui si era innamorato di lei e niente avrebbe potuto separarli. Ma ahimè, un giorno il cavaliere dovette partire richiamato dal suo dovere di soldato, ma lo fece promettendo alla sua amata che sarebbe tornato presto. Purtroppo passarono i giorni, poi i mesi e con essi le stagioni, ma del cavaliere non si seppe più nulla.

La povera ragazza, che per tanto tempo lo aveva aspettato, non si rassegnò al destino e per il grande amore che aveva nel cuore, decise di partire per ritrovarlo. Vagò per pianure e colline, fiumi e torrenti, chiedendo a chiunque incontrava se mai avesse visto un cavaliere. Ma nessuno sapeva aiutarla e la disperazione e la tristezza aumentavano sempre di più.

Finché un giorno, stanca di peregrinare per il mondo, decise di salire sull’alta montagna che dominava il lago e da lì, scrutando attentamente l’orizzonte, avrebbe atteso il ritorno del suo amato…che purtroppo non avvenne mai. Il cuore della ragazza nel frattempo si era indurito, e il suo dolce sorriso era solo un lontano ricordo.

Aveva smesso di sperare ed evitava di guardare in basso, verso il lago, e per staccarsi da quel mondo crudele che le aveva rubato la felicità, decise di circondarsi di nuvole, dense e grigie. Ma se poteva evitare di guardare, non poteva però non sentire le risa gioiose della gente, il soave canto degli uccelli, il fruscio delle fronde degli alberi, lo sciabordio delle onde sulle spiagge, insomma l’allegria che quei posti emanavano ogni giorno. Ciò la faceva infuriare a tal punto, che periodicamente scendeva circondata dalle sue nubi e accompagnata da venti impetuosi, distruggendo ciò che trovava sul suo cammino: nessuno doveva essere felice, perché lei non lo era.

Ecco perché gli abitanti del lago avevano imparato a guardare attentamente la grande montagna e se scorgevano che le grigie nubi si avvicinavano, correvano al riparo in luoghi sicuri, gridando “la stria, la stria, arriva la stria!”.    

E così fu quel pomeriggio di fine estate.  La strega decise di scendere, non solo per spazzare via l’allegria degli abitanti, ma, questa volta, con la ferma intenzione di rapire qualcuno o qualcosa che potesse rendere la sua esistenza sulla montagna meno triste.                                                                                       

Man mano che avanzava non trovava però nessuno, finché, giunta quasi alla fine del lago, il suo gelido sguardo cadde sul piccolo castello che non poteva fuggire, rimanendo così da solo di fronte alla strega.

 “Tu, che hai l’aria felice, verrai con me sopra la grande montagna!” disse con voce ferma la donna indicandolo con le sue dita secche e rugose. A quelle parole il piccolo castello, impaurito rispose:” Io? Perché dovrei seguirti fin lassù? Io non sono che un piccolo castello, abituato alla pianura, al clima mite, all’acqua che bagna le mie mura, al solletico dei salici.

Lassù fa freddo, l’acqua è lontana e non ci sono alberi e nemmeno gabbiani a tenermi compagnia. A cosa posso servirti? Lasciami qua, in mezzo ai miei cari amici, là mi sentirò tanto solo.” “E con ciò?” rispose la strega. ” Anch’io sono sola, non ho amici. Nessuno mi accarezza e mi protegge come fanno gli alberi con te e mai nessun gabbiano è arrivato fino lassù, facendomi sentire il suono della sua voce o improvvisando giravolte gioiose. Se io ti porterò sulla montagna, allora tutto ciò che ti rende felice ti seguirà e renderà felice anche me!”.                                                      Dopo un attimo di silenzio, il piccolo castello, intuendo che in fondo forse lei non era cattiva come voleva sembrare, ma aveva solamente nel cuore tanta malinconia, rispose:” Ti sbagli, cara amica.

La felicità non si può avere così, con la prepotenza. La felicità è qualcosa che viene spontanea, che nasce in noi quando condividiamo con gli altri momenti speciali, attimi particolari che rimarranno nella nostra memoria per sempre. La felicità è quando incontriamo qualcuno che ci fa sentire speciali e, a sua volta, anche lui lo è per noi.

Per cui, anche se tu mi porterai via con te, io non riuscirò a renderti felice; al contrario, anch’io diventerò triste, perché mi avrai separato dai miei amici, dalla mia terra e dal mio amato lago.”                                                                                                 

A quelle parole, la strega si ricordò di quando, molti anni prima era stata innamorata e amata e di quanta felicità aveva avuto nel cuore e capì che il piccolo castello aveva ragione. Cominciò a piangere e le lacrime erano così grandi e copiose che in poco tempo l’acqua del lago si alzò e cominciò a sommergere ogni cosa, ogni casa, ogni albero, anche il piccolo castello, che con le sue dolci ma potenti parole, era riuscito a scalfire il duro cuore gelido della strega. Quand’ella se ne accorse cercò di rimediare al suo involontario errore: soffiò, soffiò e poi soffiò ancora più forte, fin tanto che il livello delle acque si abbassò, lasciando pian piano riaffiorare la torre e poi le mura del piccolo maniero. 

“Oh, mio piccolo amico, perdonami, non volevo farti del male”, disse la strega, ma il castello restava silenzioso. Tutto sembrava sospeso, quasi in attesa di un suono, di una parola.  

Vedendo che tutto restava immobile, la strega si gettò verso di lui e tentando di abbracciare le sue mura, vi si appoggiò e cominciò di nuovo a piangere, consapevole di aver trovato, ma forse subito perso, finalmente un amico. Poi cominciò ad intonare un canto, un dolce canto che sentiva da bambina quando insieme alla sua mamma, si recava sulle rive del lago e mentre sua madre lavava i panni, lei giocava a raccogliere i sassi, cercando quelli più bianchi e luminosi al sole.

Tutti questi ricordi provocarono nella strega uno strano sentimento: un senso di gioia, di euforia, di affetto che non provava da molto, molto tempo. Al suono del suo canto, i gabbiani cominciarono a volare danzando sopra di lei e sembrava perfino che le onde del lago seguissero il ritmo della sua melodia.

A poco a poco stormi di anatre e germani reali planarono sull’acqua e nuotando in armonia le si avvicinarono, intervallando ogni tanto le sue parole con il loro “qua, qua”, quasi a condividere, come un’orchestra, quel momento. Furono attimi magici, speciali, momenti che sarebbero restati nel cuore della strega e le avrebbero dato gioia tutte le volte che li avesse ricordati.

Fu allora che il piccolo castello si mosse e, tra lo stupore generale, rivolse lo sguardo alla strega e le disse:” Lo sapevo che non mi avresti fatto del male, che non eri cattiva. Eri solo triste e sola, senza amici. Avevi bisogno di sentirti amata e importante, necessaria per qualcuno. Perché non resti qui?

Gli amici, sai, possono essere tanti, magari diversi da noi, ma ognuno ti può donare qualcosa e tu, soprattutto, puoi fare lo stesso per loro”. A quelle parole, la strega sentì che qualcosa in lei stava cambiando: uno strano calore che mai aveva provato prima nei lunghi anni sulla montagna, stava crescendo nel suo cuore.

Perché un cuore ce l’aveva sempre avuto, ma era sommerso dalla malinconia, dalla rabbia, dal desiderio di vendetta, rendendola cieca al bello della vita. Però ora il piccolo castello, il placido lago e i suoi numerosi ospiti, avevano saputo ridarle la vista. “Sì, mi fermerò qui con voi” disse la strega, alla quale piano piano i capelli riacquistavano colore e ritornavano dorati e flessuosi come quando era giovane.

“Canterò per voi, rendendo le vostre giornate piacevoli e vi proteggerò, come una mamma fa con i suoi figli. In me troverete nutrimento e riparo e voi sarete per me un’allegra compagnia. Lascerò che la montagna si ricopra di neve d’inverno e di fiori colorati d’estate e farò in modo che sia un luogo di pace e non più di paura. Ed io continuerò a guardarla da quaggiù”.

Così dicendo si lasciò scivolare nell’acqua del lago che l’accolse dolcemente, mentre i suoi capelli, a poco a poco, si sollevavano dalla superficie, trasformandosi in tanti steli sinuosi che danzavano nella brezza lacustre, diventando infine nel tempo luogo di rifugio per molti animali ed insetti.                                                                           

In questo modo era ritornata importante e speciale per qualcuno, ritrovando finalmente la felicità.

Ed il piccolo castello? Ebbene, quello esiste ancora, circondato da una natura meravigliosa e dal grande lago… pronto ad accogliere tutti coloro che vogliano diventare suoi amici e condividere con lui momenti speciali. “

                                      

 

 

 

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