Chi ha paura del buio?

SAMSUNG CSC

Ora di fare le nanne: tutti nel lettino e la mamma spegne la luce.

Emma, Timo e Pongo si tirano le coperte fino al naso perché nel buio si sentono strani rumori:

Improvvisamente si sente un rumore nella stanza e due occhioni minacciosi

fissano Emma, Timo e Pongo che, spaventati, urlano: – Aiuto c’è un mostro! –

Alzi la mano chi non ha paura del buio! Credo che anche qualche grande non abbia alzato la mano.

La paura del buio è una delle paure normali nei bambini che non deve essere mai minimizzata o evitata. I bambini imparano attraverso la lettura delle fiabe che le loro paure più grandi possono essere superate, perché si identificano con i protagonisti delle loro storie preferite.

Anche Magica Emma, Timo e Pongo hanno paura del buio ma…

A breve le nuove avventure di Magica Emma ma intanto potete ancora richiedere la prima fiaba di Magica Emma in omaggio, basta compilare il modulo di seguito:

← Precedente

Grazie per la risposta. ✨

 

Vuoi conoscere Magica Emma?

SAMSUNG CSC

Emma ha due amici per la pelle, due amici veri, intendo! Sono Timo, il gatto e Pongo, il topolino. 

Come li ha conosciuti? Vi ho già detto che Emma è un pò magica… e le piace tanto disegnare,  e una volta…

Ma se vuoi conoscere Magica Emma e i suoi amici non devi fare altro che lasciare il tuo nome e la tua mail nel modulo qui sotto e riceverai, in regalo,  via mail la prima avventura di Magica Emma, tutta  da leggere e raccontare ai tuoi bambini.

E conoscerai il suo magico segreto…  Cosa aspetti?

← Precedente

Grazie per la risposta. ✨

 

Timo, il gatto

SAMSUNG CSC

Allora Emma ha disegnato un gattone rosso perché la aiutasse a prenderlo, ma quello era un gattone pigro e quando ha visto il divano si è addormentato e non voleva proprio saperne di svegliarsi.”

E’ così che Emma ha conosciuto Timo…

Emma e Pongo, il topolino

SAMSUNG CSC

Quando Pongo, il topolino, è uscito dal disegno, ha cominciato a correre pazzo di gioia per la casa e quando Emma ha provato a farlo tornare nel disegno, lui era così triste che lei non se l’ è proprio sentita di cancellarlo…

La dislessia a scuola

Il 29 aprile ha avuto luogo la premiazione dei vincitori del concorso “la dislessia a scuola” organizzato dalla AID Associazione Italiana Dislessia, nell’ambito della settimana della dislessia che ha avuto luogo a Brescia, lo scorso ottobre.

Un evento importante per parlare di dislessia, anche e soprattutto nelle scuole, uno dei primi ambiti in cui si manifestano i disturbi di apprendimento; parlarne per conoscerla e sfatare le informazioni sbagliate relative ad essa, per poter aiutare davvero chi ha questa caratteristica; tutti i piccoli Tobia che hanno cose meravigliose da dire!

Perchè la dislessia non è una malattia, e i bambini dislessici non devono essere trattati come tali: hanno solo bisogno di un diverso metodo di apprendimento.

Nell’auditorium della scuola secondaria di primo grado di Sabbio Chiese, sono intervenuti oltre agli insegnanti, i bambini, il preside e la vicepreside, i genitori, il Sindaco  di Sabbio Chiese con l’assessore alla cultura, e le volontarie della AID sezione di Brescia.

I bambini, bravissimi,  che hanno disegnato la nostra fiaba Tobia, il coniglietto che colora il mondo, e hanno vinto il concorso, sono stati premiati; un premio al loro entusiasmo, alla loro sensibilità e fantasia; un premio che va anche  alle loro insegnanti che li hanno accompagnati in questo percorso, che ha significato, anche per loro,  tanto lavoro e impegno; un premio che va ai dirigenti scolastici che hanno accolto e promosso l’iniziativa, perchè quando la scuola è coinvolta e partecipa attivamente alle attività importanti del territorio, i risultati sono sempre speciali!

E un   grande premio va alla  volontarie AID che si occupano di formazione – in Valle Sabbia – che fanno un lavoro meraviglioso e instancabile anche per promuovere l’informazionE e la conoscenza sulla dislessia. 

A loro: Federica Tiboni, Fiorenza Crescimbeni, Federica Manni, Francesca Moscariello, Chiara Tiboni, e Clara presidente dell’infopoint AID Garda e Valsabbia va anche il mio profondo ringraziamento per avermi coinvolto in questa bellissima esperienza.

Un ringraziamento infine alla presidente di AID sezione di Brescia Giovanna Fola e a tutte le persone che operano ogni giorno nell’ambito dell’associazione.

I disegni per Tobia

 

La nostra  fiaba  ” Tobia, il coniglietto che colora il mondo”, una fiaba scritta in occasione della settimana della dislessia, e che ha vinto Il concorsoFloc, il bambino dei bambini e dei ragazzi” indetto dalla Giovanelli Editore, ha vinto ancora,  hanno vinto tutti i piccoli, silenziosi Tobia, e ha vinto la voglia di conoscere davvero ladislessia: hanno vinto i disegni dei bambini che hanno raccontato la storia del coniglietto che non trova le parole,  attraverso le loro bellissime immagini. 

In occasione della settimana della dislessia, organizzata dalla  Associazione Italiana Dislessia  lo scorso anno a ottobre,  hanno avuto luogo diverse manifestazioni in città e nelle scuole ed è stato indetto un concorso a livello provinciale “la dislessia  va a scuola” per i diversi ordini di scuola: primaria, secondaria di 1° grado, e secondaria di 2° grado.

I bambini delle scuole primarie hanno partecipato al concorso con i disegni dedicati alle fiaba del coniglietto Tobia, e i vincitori sono stati gli alunni della 4^A e a^B della Scuola Primaria di Sabbio Chiese -I.C. Sabbio Chiese.

Bravissimi tutti i partecipanti al concorso: i disegni erano tutti molto belli.

Il 29 Aprile ci sarà la premiazione dei vincitori e incontrerò  personalmente- un grande piacere e onore –   i piccoli artisti.

Il soave canto di Gertrude

IMGP1988

Simo Nygren

Il castello, il lago e la strega: questi erano i tre elementi che dovevano essere raccontati nelle fiabe che hanno partecipato al concorso Un paese da Fiaba; il concorso organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda, dalla Biblioteca Comunale con la collaborazione di Fiabe in Costruzione.

Un’occasione per promuovere la cultura, la scrittura e le fiabe, un patrimonio importante della nostra tradizione e per promuovere il nostro bel paese, con il suo dolce lago, il suo bel castello e la sua storiae nelle fiabe  non può mai mancare la Strega!

Anche oggi vi raccontiamo la fiaba di un castello  che sorgeva poco distante dal lago e che era  pervaso da una strana malia “Da quel castello, di notte, si sentivano levare lamenti spaventosi, pianti di un’anima in pena, grida, strepiti e gemiti senza fine. “

Il soave canto di Gertrude è la bella  fiaba, scritta da Giovanni Quaresmini, appassionato scrittore a cui facciamo davvero tanti complimenti,  che si è aggiudicata la seconda posizione nella classifica Autori.

Chi  potrà vincere  il terribile incantesimo della Strega che vive nel Castello?

Il soave canto di Gertrude

In quel castello, che sorgeva poco distante dal lago, le rondini non costruivano il loro nido e anche gli altri uccelli se ne stavano alla larga.

Nessun volatile si azzardava a sorvolare quel maniero che, all’apparenza, sembrava invitante.

La rocca assumeva così l’aspetto di una costruzione avvolta da un’atmosfera di sconforto e di solitudine.

Il castello era piantato sopra uno sperone di roccia che sembrava un meteorite piombato in quel luogo dall’abisso dell’universo, ma era circondato da un terreno così fertile che, man mano che digradava verso la riva del lago, gli alberi vi verdeggiavano assumendo dimensioni gigantesche.

Ma anche tra quelle piante regnava un silenzio affranto, sospeso, impenetrabile.

Da quel castello, di notte, si sentivano levare lamenti spaventosi, pianti di un’anima in pena, grida, strepiti e gemiti senza fine. Solo alle prime luci dell’alba cessavano, ma allora sul quel luogo calava un silenzio che sembrava ancor più insopportabile.

Era un silenzio carico d’angoscia che neppure la luce del giorno riusciva a dissolvere.

Ma a rendere ancora più inquietante la scena contribuiva un altro aspetto allarmante.

La strada che conduceva verso il ponte levatoio per entrare nell’androne del castello era costellata da statue di gesso: per lo più rappresentavano uomini, ma non mancavano le donne e i bambini. Si raccontava che si trattasse di persone in carne ed ossa che, all’improvviso, erano state trasformate in statue prima di raggiungere l’ingresso del castello.

 Anche tra quelle statue regnava un silenzio irreale. Le persone erano state bloccate nell’ultimo gesto che precedeva la loro trasformazione. Era proprio un mistero quello che permeava quel castello.

Ed erano sempre di più coloro che narravano una strana storia secondo la quale tra quelle mura viveva un principe che una strega cattiva aveva imprigionato con un maleficio di cui però nessuno conosceva né le ragioni, né le modalità con le quali era stato portato a termine.

Quella strega, a volte, si sentiva sghignazzare sulle mura del castello richiamando l’attenzione di qualche passante che se ne guardava bene dall’avvicinarsi.

In certe giornate, però, si spandeva tutt’intorno al castello una musica suadente, meravigliosa che invitava a correrle incontro come per assaporarla ed esserne avvolto. Chi l’ascoltava per qualche tempo ne rimaneva così ammaliato da precipitarsi verso il luogo dal quale proveniva, ma giunto in prossimità del ponte levatoio veniva trasformato in una statua di gesso.

Di conseguenza, l’atmosfera che vi regnava era perennemente costituita da un clima di solitudine e di perdizione che veniva immediatamente percepito da chiunque vi si avvicinasse. Da tanto tempo durava quella strana malia.

Gli abitanti del luogo non sapevano proprio come farvi fronte. Erano stati in parecchi ad escogitare i piani più diversi, ma nessuno era andato a buon fine, anzi coloro che avevano tentato una qualche sortita erano stati tutti trasformati in statue di gesso.

Quando l’imperatore Federico Barbarossa, si trovò a passare da quei paraggi per recarsi nel feudo di un suo vassallo, furono in parecchi a corrergli incontro per avvisarlo della pericolosa malia di quel luogo, così decise di girargli alla larga. Lo fece a malincuore perché quel castello era proprio affascinante. La sua architettura slanciata, le sue pietre ben squadrate e lisce, le alte torri coniugavano la monumentalità all’eleganza.

Di conseguenza, decise di accamparsi poco distante, al limite di un bosco che sorgeva in riva al lago. Gli altissimi alberi conferivano alle acque lacustri le più diverse tonalità di verde che, nell’azzurro, sembravano ondeggiare come arazzi.

L’imperatore Federico Barbarossa, da buon militare, decise di mandare un drappello di soldati all’assalto del castello verso il ponte levatoio, perché pensava che le armature li avrebbero protetti.

Ma quale fu la sua sorpresa quando si accorse che uno dopo l’altro furono tutti trasformati in statue di gesso. Soltanto i cavalli, ancora imbizzarriti per l’inspiegabile evento, dopo aver disarcionato i cavalieri, tornarono al galoppo elevando fortissimi nitriti di sgomento. Convocò anche un consiglio di guerra, ma neppure i suoi generali abituati a risolvere le situazioni con spade, lance e giavellotti furono in grado di dare consigli utili.

La strana vicenda che teneva fermo addirittura il Barbarossa in quel luogo, passando di bocca in bocca, venne all’orecchio di una famiglia di pescatori che abitava in una grotta sotto un dirupo a strapiombo sul lago. Il capofamiglia, un uomo abilissimo nel gettare le reti per prendere i pesci, era sposato con una donna di origini finlandesi. Da lei aveva avuto una bambina bellissima dai capelli biondi come l’oro e gli occhi bruni. Gertrude era il suo nome. La bambina quando cantava riusciva ad incantare gli ascoltatori con la sua voce angelica, dai gorgheggi che sembravano eterei.

 Persino gli uccelli stavano ad ascoltarla e il bosco acquistava risonanze più fonde e, allo stesso tempo, più limpide quando la sua voce si spandeva nell’aria tersa. Quando cantava intorno a lei calava un profondo silenzio, ma non era un silenzio angosciante come quello che avvolgeva il castello. Si trattava di un silenzio carico di limpidezza e di gioia creaturale.

Infatti, i fiori iniziavano a sbocciare, gli alberi avviavano l’apertura delle gemme, gli animali fraternizzavano ed ascoltavano rapiti. Era proprio un silenzio di luce.

Ad un generale del seguito di Federico Barbarossa, che si era imbattuto per caso in quella fanciulla mentre cantava, venne l’idea di portarla all’accampamento. Anche l’imperatore rimase affascinato dal suo canto melodioso. Ad un altro generale del seguito venne l’idea di farla avvicinare al castello per vedere l’esito dell’incontro tra quella sua voce soave che rapiva in senso creaturale e quella musica suadente che attraeva verso il castello per trasformare le creature in statue di gesso. Voleva constatare tra il silenzio luminoso che procurava l’una rispetto al silenzio angosciante che scaturiva dall’altra, quale dei due avrebbe prevalso.

Ebbene, quando il canto di Gertrude e la musica propinata dalla strega si incontrarono lungo le onde sonore propagate dall’aria si vide una sorta di rapidissimo scintillio tra terra e cielo che via via si propagò verso il castello. Era come se la musica si ritraesse nella dolcezza dell’urto con il canto carezzevole della fanciulla fino a scomparire.

Nello stesso tempo accadde qualcosa di prodigioso: in cielo comparve uno stormo di rondini che recavano nel becco una piccola rosa. Ed ecco che, giunte sopra il castello, ciascuna rondine, dopo una piccola virata, vi lasciava cadere la propria rosa. Lo spettacolo era davvero strabiliante. Centinaia e centinaia di rose sembravano galleggiare nell’aria volteggiando al canto di Gertrude, mentre tutt’intorno si spandeva un profumo soave da mille e una notte. Le mura del castello ne furono sommerse perché al primo stormo di rondini ne sopraggiunsero numerosi altri. Subito dopo il ponte levatoio si abbassò mentre dalle statue di gesso riprendevano vita coloro che vi erano stati immobilizzati. Tutti si diressero all’entrata del castello mentre la strega non sapeva più da che parte scappare.  Ma venne subito presa e gettata in fondo al pozzo la cui apertura fu immediatamente richiusa con una pesantissima botola. Solo allora comparve, scendendo dalle scale del salone, il principe accompagnato da un piccolo stormo di rondini che gli volteggiavano intorno.

Il canto di Gertrude aveva rotto quel malefico incantesimo che soltanto un cuore innocente di una fanciulla dalla voce soave aveva potuto vincere.

In quello stesso giorno arrivarono dal lago, sospinte da vele d’oro, numerose barche a vela. Erano quelle del padre del principe, sovrano di quelle terre, per investitura dell’imperatore Federico Barbarossa che tornava da un lungo viaggio dalle terre più estreme d’Oriente.

In quel borgo si fece festa per una settimana. Vi partecipò anche l’imperatore con i suoi notabili. L’imperatore Federico Barbarossa avrebbe voluto che Gertrude lo seguisse, ma il cuore della fanciulla apparteneva al principe che aveva salvato dal sortilegio e che si era subito invaghito di lei.

Del resto   il principe Giovanni, dopo aver vissuto per anni nel limbo di quel maleficio, era tornato a nuova vita. Dopo quella disavventura era in grado di assaporare ogni felicità grande e piccola con occhi diversi e sapeva ormai di dover stare attento alle trappole che preparano i malvagi. In quel castello sul lago, il principe Giovanni e Gertrude vissero lunghi anni felici ed ebbero numerosi figli e figlie che allietarono i loro giorni.

Piantarono alberi e alberi in modo che il canto di Gertrude percorresse di ramo in ramo tutta la regione accompagnando i voli degli uccelli dai mille colori.

Ancor oggi vicino a quel castello, se si tende l’orecchio mentre volano le farfalle, si può udire quel canto meraviglioso che, di sera, sembra innalzato verso il cielo da stormi di lucciole festose.”             

CreaTTivo!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Attivare la creatività! Stimolare la capacità di scrittura, di narrazione e di ascolto; migliorare la capacità di cooperazione e negoziazione. E via libera al disegno, e alla fantasia, alla voglia di inventarsi e di mettersi in gioco.

Questi sono gli ingredienti di CreaTTivo il laboratorio di Fiabe in  Costruzione, progettato in collaborazione con la nostra Dott.ssa Antonella Bastone pedagogista e laureata in Scienze dell’educazione, per il Liceo Artistico Canova di Vicenza.

Il 14 Maggio, insieme alla nostra illustrator Patrizia Kovacs incontreremo i ragazzi della terza A per lavorare insieme, perché no, giocare un po’, creare e raccontarsi nuove storie.

Un grazie alla professoressa di arte Eleonora Pucci, che sarà con noi in aula per lavorare insieme ai suoi studenti, alla professoressa di Italiano  Luigia Matera  e grazie al vicepreside, il Prof. Sergio Bozzo che ci ospita nel suo bel liceo artistico.