I disegni per Tobia

 

La nostra  fiaba  ” Tobia, il coniglietto che colora il mondo”, una fiaba scritta in occasione della settimana della dislessia, e che ha vinto Il concorsoFloc, il bambino dei bambini e dei ragazzi” indetto dalla Giovanelli Editore, ha vinto ancora,  hanno vinto tutti i piccoli, silenziosi Tobia, e ha vinto la voglia di conoscere davvero ladislessia: hanno vinto i disegni dei bambini che hanno raccontato la storia del coniglietto che non trova le parole,  attraverso le loro bellissime immagini. 

In occasione della settimana della dislessia, organizzata dalla  Associazione Italiana Dislessia  lo scorso anno a ottobre,  hanno avuto luogo diverse manifestazioni in città e nelle scuole ed è stato indetto un concorso a livello provinciale “la dislessia  va a scuola” per i diversi ordini di scuola: primaria, secondaria di 1° grado, e secondaria di 2° grado.

I bambini delle scuole primarie hanno partecipato al concorso con i disegni dedicati alle fiaba del coniglietto Tobia, e i vincitori sono stati gli alunni della 4^A e a^B della Scuola Primaria di Sabbio Chiese -I.C. Sabbio Chiese.

Bravissimi tutti i partecipanti al concorso: i disegni erano tutti molto belli.

Il 29 Aprile ci sarà la premiazione dei vincitori e incontrerò  personalmente- un grande piacere e onore –   i piccoli artisti.

Il mondo di Beatrix

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Beatrix Potter

Beatrix Potter nacque il 28 luglio 1866 da una famiglia facoltosa; scrittrice e illustratrice creò Peter il coniglio, e le sue dolcissime fiabe che raccontano la vita famigliare dei piccoli animaletti della campagna, coniglietti, topolini, ricci; fiabe lette da milioni di bambini.

Tenace e decisa  Beatrix dovette lottare contro i pregiudizi della rigorosa epoca vittoriana, che volevano le donne relegate al centro del focolare domestico; era appassionata, intelligente e curiosa; amava la natura e la riprodusse nei suoi disegni famosi dai tenui  colori degli acquarelli; ostacolata dalla famiglia che non poteva accettare il suo essere così controcorrente, Beatrix scrisse i suoi racconti e abbozzò i suoi disegni nelle lettere inviate a una sua governante che le suggerì di pubblicarli.

Le sue storie furono scoperte da un editore Norman Warne che oltre a pubblicare le sue fiabe, si innamorò di lei e decisero di sposarsi. La loro storia fu osteggiata, ancora,  dalla famiglia di Beatrix – non poteva sposare un uomo che doveva lavorare per vivere –  ma lei si ribellò e restò con lui, che purtroppo morì poco tempo dopo di leucemia.

Le avventure di Peter il coniglio, e di tutti i suoi amici animaletti ci raccontano e ci riavvicinano alla natura  che ci circonda e che troppo spesso dimentichiamo di proteggere; insegnano ai nostri bambini che ogni animale ha una piccola anima da rispettare.

La salvaguardia e il rispetto per la terra, per la natura e per gli animali,   furono il tema portante della vita dell’autrice, che si oppose sempre ai rigidi preconcetti del suo tempo, sulle donne;  e si risposò all’età di 47 anni e con i guadagni delle sue fiabe comprò dei terreni che ancora oggi fanno parte di un’area naturale protetta.

Peter, il coniglietto, curioso e combina guai  rappresenta la natura curiosa, intraprendente e controcorrente della sua creatrice:

“Un bravo coniglio non si arrende mai!” lo diceva anche suo padre che fu catturato dal vecchio Mc Gregor, e fatto in padella, mentre girava nel suo orto.

Le favole di Beatrix Potter  su Amazon.

 

Regine

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Quando fu sera Cenerentola se ne andò; il principe voleva accompagnarla ma ella gli sfuggì. Tuttavia perse la sua scarpetta sinistra, poiché‚ il principe aveva fatto spalmare tutta la scala di pece e la scarpa vi era rimasta appiccicata. Egli la prese e, con essa, si recò il giorno seguente dal padre di Cenerentola e disse: “Colei che potrà calzare questa scarpina d’oro sarà mia sposa.”

Cenerentola – F.lli Grimm

Figlie, madri, nonne, sorelle e amiche. Frivole, impegnate, emotive, intelligenti, single e sposate. Incomprese. Amate… e poi  tradite. Immensamente fragili, ma incredibilmente forti.

Ogni donna sa come sentirsi una vera Regina… anche senza un Re.

Buon 8 marzo!

La memoria

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Si trovano in molte strade, in tutta la Germania,  in Austria e in molti paesi europei; si trovano davanti alle case che sono state portate via alle famiglie, vittime del nazismo, di qualsiasi etnia e religione: Gedenkesteine, piccole lapidi su cui sono incisi i nomi delle persone che  vi abitavano, la loro data di nascita, e quella di morte nei lager.

Un’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig, per ridare individualità al numero immenso di persone cadute durante lo sterminio nazista; perché non siano solo numeri!

Sono chiamati  Stolperstein, pietre d’inciampo –  letteralmente ostacoli – perché chiunque, anche per caso,  possa vederle e “inciamparvi” con  la mente e con il cuore.

Per riflettere e non dimenticare.

B.A.C.A, angeli su due ruote in difesa dei bambini

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L’appuntamento è per le 20,00 e io sono un po’ in ritardo.  Parcheggio e corro all’appuntamento chiedendomi come riconoscere i miei ospiti e poi li vedo sulla porta, e certo, nessun dubbio: giubbotti di pelle nera, tatuaggi e piercing; Ninja e Zena mi aspettano davanti all’ingresso del bar; questa è l’immagine del biker no? Tosti, trasgressivi, magari anche un po’ rissosi…

In realtà essere un biker è una filosofia di vita che si poggia sulle profonde fondamenta della fratellanza, dell’onore e del rispetto, una grande famiglia che ha grandi valori, e per i bikers di B.A.C.A anche una grande missione: ho sentito parlare di loro recentemente e mi sono subito incuriosita, primo perché fanno cose meravigliose e secondo, e non da poco, per far parte di B.A.C.A devi essere un biker!

Ma cos’è B.A.C.A? B.A.C.A Bikers Against Child Abuse è un’associazione No-Profit costituita con l’intento di combattere la piaga della violenza e dei maltrattamenti sui minori; dare loro sostegno e conforto, dare il supporto necessario per non vivere nella paura e recuperare la fiducia nel mondo e soprattutto negli adulti che invece di proteggerli, li hanno traditi.
L’associazione è nata in America nel 1995 e il suo fondatore Chief, psicologo e biker, che già operava nell’assistenza di bambini dai 3 agli 8 anni, maturò l’idea – tratta anche da alcune esperienze personali – che la figura del biker potesse trasmettere l’idea di fiducia e forza necessaria per dare sostegno ai bambini maltrattati e abusati.

Così nacque B.A.C.A, inizialmente con un numero ridotto di bikers, – ad oggi l’associazione conta migliaia di membri formati e preparati alla loro missione – e si diffuse in tutti gli Stati Uniti, in Australia Canada e Europa.
La forza di B.A.C.A consiste nella costante presenza fisica dei suoi membri, attraverso la partecipazione agli eventi famigliari, ai giochi con i bambini, al loro coinvolgimento in occasione di giri in moto, il tutto finalizzato alla creazione di un clima di sicurezza e protezione ed al sostegno del minore nel momento più difficile; il riconoscimento dell’abusatore.
Questi innocenti sono i bambini di B.A.C.A ENTRATI A FAR PARTE DI QUESTA GRANDE FAMIGLIA, DOVE SI SENTIRANNO SEMPRE A CASA.
In Italia gli ambiti in cui è possibile operare sono diversi rispetti a quello degli USA perché i sistemi legislativi e socio assistenziali sono differenti e i bambini abusati, nella maggior parte dei casi, vengono allontanati dalle proprie famiglie ed accolti in strutture attrezzate e protette. Per questo B.A.C.A. Italy ha perfezionato altre modalità di intervento sempre tenendo ben presente la MISSION: nessun bambino merita di vivere nella paura. In quest’ottica entriamo in contatto con le Questure e i Servizi Sociali del territorio di appartenenza, proponendoci, senza imporci, e rendendoci disponibili a varie forme di collaborazione con gli istituti.”
In Italia, B.A.C.A ITALY nasce nel 2010, un’associazione onlus che raccoglie numerosi
bikers che hanno scelto di sposare la MISSION dell’associazione dedicandosi ai bambini che hanno bisogno di aiuto e si occupano anche dei casi di bullismo andando nelle scuole a parlare di un atteggiamento che purtroppo è sempre più diffuso e spesso vissuto nel silenzio da chi lo subisce.
Entrano nelle classi in cinque o sei, a volte anche in dieci, e si siedono in mezzo ai ragazzi , con i loro giubbotti di pelle nera, tatuaggi e piercing e subito si crea un rapporto di empatiauna figura deviante positiva – in cui i ragazzi si identificano perché rappresentano forza e trasgressione, e raccontano cos’è il bullismo, spiegano chi è il bulloanche lui in fondo una vittima – e cosa più importante insegnano a non avere paura, e parlare con un adulto di riferimento, che sia il genitore, un insegnante o anche uno di loro.

I bambini, i ragazzi capiscono che non sono soli, che è importante chiedere aiuto quando sono vittima di un bullo, e ogni volta che si sentono in pericolo.

Ogni Biker di B.A.C.A ha una professione, famiglia, impegni, ma il loro tempo libero
è dedicato alle attività di B.A.C.A: eventi formativiogni biker prima di diventare BACA deve formarsi per almeno 6/7 mesi, una formazione psicologica e giuridica – riunioni, eventi e incontri informativi con bambini e genitori, o nelle scuole.
Non volontari, – come hanno voluto precisarmi Ninja e Zena – ogni biker ha un nick name, e non per moda ma per preservare l’identità e la sicurezza dei bambini che stanno seguendo – essere parte di B.A.C.A vuol dire fare una scelta di vita, vuol dire essere parte di una grande famiglia che si basa su valori fondamentali e accoglie e protegge tutti i bambini che entrano in contatto con loro, e li protegge da chiunque voglia far loro del male-

Un biker di B.A.C.A. è pronto ad intervenire in ogni momento in cui un bambino sia in pericolo, frapponendosi – e intendo anche fisicamente – fra il bambino e il suo abusatore.

B.A.C.A. Italy organizza conferenze, con esperti del settore come psicologi, psicoterapeuti, forze di polizia ed educatori per sensibilizzare la popolazione
sulla terribile piaga degli abusi sui minori, e organizza eventi per raccogliere fondi per aiutare i bambini, e le strutture che li ospitano.

Per mettervi in contatto con loro, per invitarli a parlare nelle vostre scuole, per avere supporto o semplicemente per avere più informazioni, visitate il loro sito.

il nostro motto è “Not about me, not about you, only about a children” 
Non abbiamo altra meta che il sorriso di un bambino.

Una fiaba per la dislessia

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La maestra Mela fa un sospiro: anche quest’anno Tobia non avrà voglia di impegnarsi e non farà i compiti a casa, e la farà arrabbiare.

Lui è così. Pigro e svogliato, ma quest’anno lei sarà un po’ più severa e non gli permetterà di prenderla in giro.

E comincia a scrivere alla lavagna il suo benvenuto:

 BUONGIORNO E BENVENUTI A SCUOLA

 «Ed ora leggete e ripetete tutti insieme», e tutti gli alunni leggono e ripetono insieme; solo Tobia resta in silenzio e guarda la lavagna con occhi spaventati.

Lo sapeva già stamattina, quando si è svegliato, che sarebbe andata così; lo sapeva anche quando la mamma, prima di uscire, gli ha fatto mille raccomandazioni: «stai attento, non distrarti e ascolta quello che dice la maestra e stavolta, fai il bravo, impegnati!».

Lo sapeva quando ha visto la maestra scrivere sulla lavagna, e il suo cuoricino ha cominciato a battere forte forte, e avrebbe voluto scappare lontano da lì.

Tobia guarda le lettere scritte sulla lavagna e quelle dispettose, come fanno sempre, cominciano a tremare piano, e poi si spostano e girano disordinate sulla lavagna, come piccole farfalline, anzi, ora hanno anche le ali.

“Fermatevi per favore”, pensa Tobia mentre la maestra Mela lo sta già richiamando.

«Tobia, leggi e ripeti quello che c’è scritto sulla lavagna», il tono della maestra è già meno gentile, e lui vorrebbe davvero non farla arrabbiare ma le lettere continuano a girare in tondo e quando finalmente si fermano lui non riesce proprio a capire cosa c’è scritto.

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 E così, come succede sempre, Tobia resta in silenzio a guardare stupito le parole che non riesce a capire, mentre i compagni attorno a lui cominciano a ridacchiare e la maestra Mela comincia a perdere la pazienza.

«Tobia, non pensare di iniziare anche quest’anno come gli altri, devi smetterla di tirarmi in giro, come fai a non leggere quello che ho scritto!?».

Ora ha quasi urlato la maestra Mela, che si era promessa che non avrebbe perso la pazienza.

E Tobia rimane in silenzio, guardando le lettere indecifrabili sulla lavagna che hanno ripreso a volare e, ora, sono diventate davvero farfalline che se ne vanno dalla lavagna e si posano sui rami dei castagni e si infilano nei cespugli di more selvatiche, e lui le insegue con lo sguardo e pensa che, forse, anche lui potrebbe volare con loro e andarsene via da lì.”

Domenica 9 ottobre all’auditorium San Barnaba di Brescia ha avuto luogo l’evento Dislessia tra musica e parole che ha raccolto testimonianze, parole, storie e musica per raccontare la dislessia;  uno  degli eventi curati dalla  AID in occasione della settimana della dislessia,  in cui sono stati organizzati  incontri, sono state coinvolte scuole e  Università per parlare di dislessia, e per sensibilizzare  chi ancora non la conosce a fondo.

Un evento importante,  per una causa importante a cui siamo fiere di aver partecipato.

Le parole di Tobia, il coniglietto che colora il mondo è la fiaba che abbiamo scritto in occasione della  settimana della dislessia, e che  sarà utilizzata nelle scuole della provincia di Brescia, come strumento didattico e, a essa, sarà legato un concorso per i bambini delle scuole che dovranno disegnare le avventure del piccolo coniglietto, e dei suoi amici.

Un altro evento importante  che vi racconteremo presto!

Conoscere è importante, perchè ci aiuta a comprendere e ci permette di aiutare: visitate il sito della AID associazione italiana dislessia

 

Le parole di Tobia…

 

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Come? Non capite cosa c’è scritto? Però, così potete capire cosa legge un bambino che ha disturbi di apprendimento, un bambino dislessico, che non è un bambino malato, non è un bambino pigro, non è un bambino che non sa fare niente.

E‘ un bambino spesso molto creativo, pieno di fantasia e  molto intelligente  -per questo maggiormente discriminato : è intelligente ma pigro –  e che  ha solo  bisogno di essere aiutato perchè  ha modi e tempi differenti dagli altri per imparare.

C’è ancora molta confusione sulla dislessia, e  poche informazioni.

La AID  associazione Italiana Dislessia,  presente con  vari sede in tutta Italia, promuove dal   dal 4 al 10 ottobre 2016, “la prima edizione della Settimana Nazionale della Dislessia: 600 iniziative su tutto il territorio nazionale, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), per  sensibilizzare il pubblico su un disturbo che è ancora per molti un tabù. Per questo motivo lo slogan di  questa prima edizione è “Costruiamo Insieme un Futuro di Diritti e Informazione”

Stand informativi nelle piazze, corsi di formazione per i docenti e i genitori, spettacoli teatrali e laboratori didattici interattivi per i ragazzi: sono alcune delle tante iniziative organizzate dalle sezioni di AID in tutta Italia.”

Anche per la città di Brescia c’è un ricco programma di appuntamenti.

Per questo evento ci è stato chiesto di scrivere una fiaba, che raccontasse  la   dislessia, e  per noi è stato  un onore: siamo entrati in un mondo che anche noi non conoscevamo bene e per raccontare  la storia di Tobia, il  coniglietto che non  sa usare le parole – la storia di tutti i Tobia  –  siamo entrati nel suo piccolo mondo, pieno di  parole confuse, di paura e solitudine e abbiamo guardato, intorno a noi, con i suoi occhi.

Le parole di Tobia, il coniglietto che colora il mondo è la nostra fiaba per la dislessia  che sarà anche utilizzata nelle scuole della provincia di Brescia  come strumento didattico, per gli alunni, per gli insegnanti  e per i genitori, perchè anche chi non è dislessico deve imparare, e deve essere aiutato a  conoscere  la dislessia: perchè ognuno di noi è diverso  dall’altro, e qualcuno lo è un pò di più, ma il rispetto delle reciproche differenze è fondamentale, perchè sono proprio queste differenze che ci rendono unici.

Domenica 9 ottobre, presso la sala San Barnaba di Brescia,  avrà luogo l’evento dislessia tra musiche e parole: testimonianze e riflessioni accompagnate da musica, musica e letture.

Non mancate!

 

Il topo e la montagna

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Illustrator Marco Lorenzetti – Il topo e la montagna ed.  Gallucci

Antonio Francesco Gramsci fu un politico, filoso, giornalista linguista e critico letterario.

Fondatore del partito comunista d’Italia, nel 1921, fu condannato dal regime fascista nel 1926 e rinchiuso nel carcere di Turi, in provincia di Bari, lo stesso carcere, e lo stesso periodo, in cui fu rinchiuso Sandro Pertini.

Gramsci è considerato uno dei più importanti pensatori del xx secolo; in carcere, ottenuto il permesso di avere carta e penne si dedicò alla scrittura e oltre alla stesura dei Quaderni dal Carcere, che raccolgono le sue riflessioni politiche, filosofiche storiche e di vita, si dedicò alle fiabe.

Nel 1924 tradusse le fiabe più famose dei Grimm – che sono raccolte nel libro Favole di libertà – e poi, tramite la corrispondenza letteraria con la moglie Giulia, scrisse alcune fiabe per i figli Delio e Giuliano, perché lei potesse raccontargliele.

Perché le fiabe? Gramsci voleva trasmettere il suo pensiero di eguaglianza, di libertà di pensiero e di morale anche ai bambini che crescevano plasmati dal pensiero della dittatura; era convinto che le fiabe e la fantasia erano l’alternativa, attraverso le metafore e i messaggi simbolici, per poter guardare e poter spiegare il mondo con una percezione diversa.

Il topo e la montagna è una delle favole che Gramsci dedicò ai figli, una favola morale che è ancora più attuale ai giorni nostri, in cui l’uomo è sempre meno attento e meno rispettoso del mondo che lo circonda, e il suo messaggio profondo è importanti anche per i bambini di oggi.

Anche loro possono mantenere la nostra promessa alla natura; la promessa antica di proteggere il nostro mondo, la sua bellezza. Solo loro possono  ripiantare le querce e i pini e tutte le piante che sono state tagliate,  usate per le necessità dell’uomo…

“C’era una volta un topo, che bevve il latte destinato a un bambino. Ma subito se ne pentì e corse dalla capra per risarcire il piccolo. Ma quella, per dare il latte, aveva bisogno dell’erba. E la campagna dell’acqua. E la fontana delle pietre. E le pietre della montagna. E la montagna degli alberi…

…Il topo va dalla montagna e avviene un sublime dialogo tra il topo e la montagna che è stata disboscata dagli speculatori e mostra dappertutto le sue ossa senza terra. Il topo racconta tutta la storia e promette che il bambino cresciuto ripianterà i pini, querce, castagni ecc.”

Il topo e la montagna – Antonio Gramsci 1 giugno 1931  ed. Gallucci.