Una fiaba per la dislessia

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La maestra Mela fa un sospiro: anche quest’anno Tobia non avrà voglia di impegnarsi e non farà i compiti a casa, e la farà arrabbiare.

Lui è così. Pigro e svogliato, ma quest’anno lei sarà un po’ più severa e non gli permetterà di prenderla in giro.

E comincia a scrivere alla lavagna il suo benvenuto:

 BUONGIORNO E BENVENUTI A SCUOLA

 «Ed ora leggete e ripetete tutti insieme», e tutti gli alunni leggono e ripetono insieme; solo Tobia resta in silenzio e guarda la lavagna con occhi spaventati.

Lo sapeva già stamattina, quando si è svegliato, che sarebbe andata così; lo sapeva anche quando la mamma, prima di uscire, gli ha fatto mille raccomandazioni: «stai attento, non distrarti e ascolta quello che dice la maestra e stavolta, fai il bravo, impegnati!».

Lo sapeva quando ha visto la maestra scrivere sulla lavagna, e il suo cuoricino ha cominciato a battere forte forte, e avrebbe voluto scappare lontano da lì.

Tobia guarda le lettere scritte sulla lavagna e quelle dispettose, come fanno sempre, cominciano a tremare piano, e poi si spostano e girano disordinate sulla lavagna, come piccole farfalline, anzi, ora hanno anche le ali.

“Fermatevi per favore”, pensa Tobia mentre la maestra Mela lo sta già richiamando.

«Tobia, leggi e ripeti quello che c’è scritto sulla lavagna», il tono della maestra è già meno gentile, e lui vorrebbe davvero non farla arrabbiare ma le lettere continuano a girare in tondo e quando finalmente si fermano lui non riesce proprio a capire cosa c’è scritto.

 Duongiromo  dEMDEMUti  sQuoTA

 E così, come succede sempre, Tobia resta in silenzio a guardare stupito le parole che non riesce a capire, mentre i compagni attorno a lui cominciano a ridacchiare e la maestra Mela comincia a perdere la pazienza.

«Tobia, non pensare di iniziare anche quest’anno come gli altri, devi smetterla di tirarmi in giro, come fai a non leggere quello che ho scritto!?».

Ora ha quasi urlato la maestra Mela, che si era promessa che non avrebbe perso la pazienza.

E Tobia rimane in silenzio, guardando le lettere indecifrabili sulla lavagna che hanno ripreso a volare e, ora, sono diventate davvero farfalline che se ne vanno dalla lavagna e si posano sui rami dei castagni e si infilano nei cespugli di more selvatiche, e lui le insegue con lo sguardo e pensa che, forse, anche lui potrebbe volare con loro e andarsene via da lì.”

Domenica 9 ottobre all’auditorium San Barnaba di Brescia ha avuto luogo l’evento Dislessia tra musica e parole che ha raccolto testimonianze, parole, storie e musica per raccontare la dislessia;  uno  degli eventi curati dalla  AID in occasione della settimana della dislessia,  in cui sono stati organizzati  incontri, sono state coinvolte scuole e  Università per parlare di dislessia, e per sensibilizzare  chi ancora non la conosce a fondo.

Un evento importante,  per una causa importante a cui siamo fiere di aver partecipato.

Le parole di Tobia, il coniglietto che colora il mondo è la fiaba che abbiamo scritto in occasione della  settimana della dislessia, e che  sarà utilizzata nelle scuole della provincia di Brescia, come strumento didattico e, a essa, sarà legato un concorso per i bambini delle scuole che dovranno disegnare le avventure del piccolo coniglietto, e dei suoi amici.

Un altro evento importante  che vi racconteremo presto!

Conoscere è importante, perchè ci aiuta a comprendere e ci permette di aiutare: visitate il sito della AID associazione italiana dislessia

 

Creatività in movimento

Creatività è sinonimo di “Pensiero divergente”, cioè capacità di rompere continuamente gli schemi dell’esperienza. È “creativa” una mente sempre al lavoro, sempre a far domande, a scoprire problemi dove gli altri trovano risposte soddisfacenti, a suo agio nelle situazioni fluide nelle quali gli altri fiutano solo pericoli, capace di giudizi autonomi e indipendenti (anche dal padre, dal professore e dalla società), che rifiuta il codificato, che rimanipola oggetti e concetti senza lasciarsi inibire dai conformismi. Tutte queste qualità si manifestano nel processo creativo. E questo processo – udite! Udite! – ha un carattere giocoso: sempre”  Gianni Rodari – Grammatica della Fantasia

La nostra società attuale, spinge l’essere umano a conformarsi in un modello teso all’apparenza, all’individualismo, alla perdita di relazioni e valori. 

La fantasia, la curiosità, la passione, la mente  in movimento che non si ferma alla prima apparenza, o si accontenta della  prima risposta; queste caratteristiche sono nutrimento per attivare il pensiero creativo, sono doni che l’ uomo ha già  in sè, e troppo spesso se ne dimentica; ma i nostri ragazzi sono menti fertili  che aspettano solo di essere alimentate per far uscire la ricchezza che è dentro di loro.

E sanno regalarci cose meravigliose!

Proseguono i  lavori di   CreaTTivo; i bravissimi ragazzi della 4A del Liceo Artistico Canova di Vicenza, stanno lavorando con passione ed entusiasmo ai disegni, che vi mostreremo e che accompagneranno le loro fiabe metropolitane in un libro artistico che sarà donato alla scuola.

Non ci stanchiamo mai di regalarvi emozioni…

Le parole di Tobia…

 

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Uma fiada b3l ra bisl3sia

Come? Non capite cosa c’è scritto? Però, così potete capire cosa legge un bambino che ha disturbi di apprendimento, un bambino dislessico, che non è un bambino malato, non è un bambino pigro, non è un bambino che non sa fare niente.

E‘ un bambino spesso molto creativo, pieno di fantasia e  molto intelligente  -per questo maggiormente discriminato : è intelligente ma pigro –  e che  ha solo  bisogno di essere aiutato perchè  ha modi e tempi differenti dagli altri per imparare.

C’è ancora molta confusione sulla dislessia, e  poche informazioni.

La AID  associazione Italiana Dislessia,  presente con  vari sede in tutta Italia, promuove dal   dal 4 al 10 ottobre 2016, “la prima edizione della Settimana Nazionale della Dislessia: 600 iniziative su tutto il territorio nazionale, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), per  sensibilizzare il pubblico su un disturbo che è ancora per molti un tabù. Per questo motivo lo slogan di  questa prima edizione è “Costruiamo Insieme un Futuro di Diritti e Informazione”

Stand informativi nelle piazze, corsi di formazione per i docenti e i genitori, spettacoli teatrali e laboratori didattici interattivi per i ragazzi: sono alcune delle tante iniziative organizzate dalle sezioni di AID in tutta Italia.”

Anche per la città di Brescia c’è un ricco programma di appuntamenti.

Per questo evento ci è stato chiesto di scrivere una fiaba, che raccontasse  la   dislessia, e  per noi è stato  un onore: siamo entrati in un mondo che anche noi non conoscevamo bene e per raccontare  la storia di Tobia, il  coniglietto che non  sa usare le parole – la storia di tutti i Tobia  –  siamo entrati nel suo piccolo mondo, pieno di  parole confuse, di paura e solitudine e abbiamo guardato, intorno a noi, con i suoi occhi.

Le parole di Tobia, il coniglietto che colora il mondo è la nostra fiaba per la dislessia  che sarà anche utilizzata nelle scuole della provincia di Brescia  come strumento didattico, per gli alunni, per gli insegnanti  e per i genitori, perchè anche chi non è dislessico deve imparare, e deve essere aiutato a  conoscere  la dislessia: perchè ognuno di noi è diverso  dall’altro, e qualcuno lo è un pò di più, ma il rispetto delle reciproche differenze è fondamentale, perchè sono proprio queste differenze che ci rendono unici.

Domenica 9 ottobre, presso la sala San Barnaba di Brescia,  avrà luogo l’evento dislessia tra musiche e parole: testimonianze e riflessioni accompagnate da musica, musica e letture.

Non mancate!

 

Un regalo prezioso

Regalare una fiaba personalizzata è un regalo unico e prezioso, creato attorno alla persona a cui è dedicata,
Una fiaba per la tua amica che si sposa, o come bomboniera per il tuo matrimonio, o per raccontare la gioia di diventare genitore, al battesimo del tuo bimbo. Per dire a qualcosa a chi ami, per fare una proposta di matrimonio, o per dire grazie alla maestra che ti ha insegnato a guardare il mondo con occhi diversi. Oppure per l’azienda, che vuole raccontarsi senza numeri e grafici, e non ne può più delle solite brochure che nessuno guarda.
Una fiaba porta messaggi che le semplici parole, a volte, non sanno dire, perchè parla al cuore, al profondo dell’essere umano.
E magari stai già pensando ai regali di Natale, anche se fa ancora caldo e sembra così lontano…
Vuoi saperne di più?
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fiabeincostruzione@gmail.com

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La leggenda di Tempusfugit – 1° parte

tempusfugit foto

Vanni Camurri

Continua il nostro viaggio nelle bellissime fiabe che ci  raccontano, fra magia e incanto, la storia di un paese, del suo castello e del suo bellissimo lago.

Vi abbiamo già detto che  il  Concorso Un paese da Fiaba organizzato dal Comune di Padenghe sul Garda, con la Biblioteca Comunale e la collaborazione di Fiabe in Costruzione ci ha regalato molte soddisfazioni, tanta partecipazione e un sacco di fiabe.

Oggi vi presentiamo la fiaba terza classificata per la categoria Autori e il suo bravo autore VANNI CAMURRI, a cui facciamo i nostri complimenti,  che si è definito ” un nonno” con la passione per la storia, e per le  storie da scrivere e raccontare,  e proprio una bella storia  ci racconta il sig. Vanni, una leggenda  ambientata sulle sponde del nostro bel lago.

Fatevi trascinare dalla magia  del racconto e  dal suo mistero… potrete incontrare un vecchio pellegrino,  una saggia herbaria; o un terribile drago a tre teste…

Ecco a voi:

La leggenda di  Tempusfugit

Accadde un tempo lontano: feroce qual Leviatiano apparve sulle rive del lago

 Tempusfugit il drago.

Gualtiero era tornato dalla crociata. Si era fermato sulle sponde del lago prendendo possesso di un terreno sulle colline, disdegnato persino dalle capre; vi aveva lavorato tutta l’estate, ma prima che il vento del nord sollevasse alte onde con le sue gelide dita, aveva sistemato una casupola di sasso, scavato una cisterna e piantato rose ed erbe medicamentose portate dall’oriente. Ne ricavava unguenti, cataplasmi, decotti e tisane che ben presto lo avevano reso noto e benvoluto in tutta la regione.

La croce rossa sul mantello che indossava era un lasciapassare che apriva molte porte e anche a castello era ben accolto, particolarmente dalle dame di corte cui non faceva mancare un prezioso unguento a base di rosa damascena dai poteri quasi miracolosi che rendeva la pelle luminosa e profumata.

Quel territorio viveva uno dei rari momenti di pace e Gualtiero lentamente aveva dimenticato di aver respirato la polvere dei campi di battaglia, udito il clangore delle armi, i gemiti dei feriti, lo scempio della morte.

Con un lavoro instancabile aveva scavato canaletti di irrigazione e costruito due essiccatoi a seconda che le sue erbe abbisognassero del calore del sole o del chiarore della luna. Non parlava mai dei giorni trascorsi in Terrasanta, neppure quando i bambini gli chiedevano di raccontare le fiabe d’Oriente e a chi, cercando di fargli aprire bocca, lo stuzzicava: «come mai non sei tornato ricco dalla Crociata?».

Rispondeva pacatamente: «la ricchezza non è cose da possedere, ma bastare a sé stessi», e senza aggiungere altro se ne andava.

Una sera ricevette la visita del valletto della Signora di Padingula che lo invitava a recarsi senza indugio a castello. “Madonna Gemma avrà finito l’unguento di rosa…” Pensò, ma il valletto aveva portato un palafreno anche per lui, fatto inusuale che lo mise in allarme, ma poi il piacere, dopo tanto tempo, di montare una magnifica cavalcatura scacciò la preoccupazione. Fu introdotto nelle sale della Signora dove vide che ad attenderlo c’era anche Neri di Manerba, il castellano.

Immediatamente mise il ginocchio a terra in segno di rispetto, ma questi gli si avvicinò con premura: «rialzati Gualtiero: l’ora è grave e di fronte al pericolo l’uomo è quello che vale e non il titolo che porta».

Il castellano era un uomo nel pieno vigore degli anni, dai tratti virili e proporzionati; una corta barba incorniciava un volto gentile in cui gli occhi, mobili e profondi rivelavano la nobiltà d’animo. Colpito dall’inusuale familiarità di quelle parole Gualtiero fiutò guai in arrivo e domandò: «che accade mio signore?».

«Notizie di sciagura: nei pressi della città del Sonno si è stabilito un drago dal potere tenebroso che terrorizza la popolazione: così paura e povertà dilagano in quella terra, non nascono bambini, nessuno cura le proprie occupazioni e la regione è percorsa da torme di sbandati che hanno l’unico scopo di uccidere e distruggere».

«Quella povera gente», intervenne angosciata la Signora «è convinta che il drago sarà placato offrendogli la vita della nostra bambina, Samiel».

«Ha solo sei anni…», mormorò Gualtiero inorridito, cogliendo nello sguardo della castellana una nota di sconforto e fatalismo che lo portò a replicare: «col male non si scende a patti, ma si combatte senza sacrificare i propri figli!».

Sul viso della nobile signora sbocciò un mesto sorriso; la sua figura minuta parve insignificante nella vastità della sala, attanagliata com’era dall’impossibilità di intravvedere una soluzione. Cautamente Gualtiero domandò: «non mancheranno valorosi cavalieri che vorranno affrontare il drago».

«È questo il punto», replicò il castellano, «occorre un valoroso, dal cuore intrepido e con esperienza di guerra; i nostri campioni sono irruenti, ma cresciuti in tempo di pace e al massimo hanno esperienza di tornei…».

«Accettate voi questo compito!». Intervenne anelante la Signora, «temiamo per il nostro popolo, e per la piccola Samiel!». Gualtiero ne incrociò lo sguardo e nei suoi occhi vide la bambina, le sue trecce bionde, il collo esile, lo sguardo innocente.

«Partirò domani», dichiarò Gualtiero con semplicità. «Avrete la nostra riconoscenza e tutto ciò che chiederete sarà vostro!». Dichiarò sollevato il re. «Ne riparleremo se e quando tornerò», replicò Gualtiero increspando appena le labbra in una specie di sorriso e riprese: «sapete se il drago ha un nome?».

«Sì», rispose Neri abbassando la voce. «È conosciuto come Tempusfugit e possiede tre teste: una d’elettro che penetra il futuro, una d’ambra che conosce i segreti del passato ed una di ghiaccio con cui domina il presente».

Nella notte Gualtiero affilò la propria spada e lucidò l’armatura; la sfida che lo attendeva era al limite del possibile e la preoccupazione gli circolava nelle vene assieme all’adrenalina: essere coraggiosi non significava non sentire la paura, ma dominarla; essere più forte di lei perché dove non c’è timore neppure c’è coraggio; aveva convissuto con quello stato d’animo ogni notte prima della battaglia e non ci si era mai abituato, forse per questo era ancora vivo: il valore è figlio della prudenza, non della temerarietà e la paura dominata insegnava appunto la prudenza.

Infine indossò il mantello con cui era entrato nel Santo Sepolcro; sellò il cavallo e si diresse verso la città del Sonno: ormai la sua vita era in gioco. 

Lungo il cammino si fermò ad una fonte dove incontrò un vecchio pellegrino dalla pelle bruciata dal sole. Si scrutarono a lungo in silenzio. Infine il vecchio commentò: «un crociato qui?». Gualtiero non rispose: il mantello con la croce rossa testimoniava per lui; si dissetò e rispose: «questo mantello mi ha accompagnato nel Santo Sepolcro e porta su di sé la polvere di quel luogo». 

Un lampo di speranza brillò nello sguardo del pellegrino: «se me lo darai avrò finito il mio camminare; ormai non mi rimane molto tempo e potrò morire nella pace del Signore». Quelle parole colpirono Gualtiero che pensò: “forse domani il mantello non mi servirà più…” se lo tolse scambiandolo con quello di ruvido sacco del pellegrino, poi riprese il cammino.

Fatti pochi passi il vecchio lo chiamò: «cavaliere! Avvicinati al drago quando le campane suoneranno il vespro: due teste dormiranno, sull’unica che veglia getta il mio mantello». Pronunciate quelle parole scomparve. Sbalordito Gualtiero diede di sprone al cavallo.

 Giunto alla tana del drago si avvicinò con cautela confondendosi tra le rocce: l’antro era un luogo terribile e vi regnava l’alito della morte. Attese immobile, silenzioso e al rintocco del vespro si avvicinò: un fragore infernale gli fece dubitare delle parole del pellegrino; ugualmente brandì la spada ed entrò.

L’aspetto del mostro era orrendo, eppure Gualtiero sorrise: due teste dormivano davvero, russando in modo disumano. Senza esitare gettò il mantello del pellegrino sulla testa di ghiaccio per poi avventarsi come una furia su quella d’elettro che con un unico fendente passò dal sonno alla morte.

Come una belva ferita la testa del passato si destò con un ululato infernale. La vista dell’accaduto aumentò il suo furore e azzannò il mantello scagliandolo lontano. Gualtiero s’avvide che la testa di ghiaccio si era sciolta, pure con la sola testa rimasta il drago era temibile e non trovò di meglio che battere in ritirata.

Trovò rifugio dietro ad una grande roccia pensando a come poter chiudere il conto con l’orribile bestia: a tal proposito, purtroppo, il pellegrino non aveva detto nulla.

Intanto il drago, rabbioso, era uscito dall’antro. Gualtiero l’udì avvicinarsi con passi che scuotevano il terreno, mentre la sua mente lavorava freneticamente: “è un animale magico e non si può sconfiggere con la sola spada; ho vinto il futuro con l’audacia, il presente con la Carità, ma il passato non può essere combattuto, ma solo purificato…” così dicendo toccò il sacchetto di cuoio che portava al collo. Vi custodiva un pugno di terra raccolta sul Golgota. Un lampo di conoscenza gli attraversò la mente e seppe cosa fare.

Uscì dal nascondiglio: il drago inalberò la testa come un gigantesco serpe e si preparò ad attaccare scrutandolo malignamente con l’unico occhio di cui era fornito. Gualtiero con un gesto fluido, quasi un passo di danza, gettò la terra del Golgota nell’occhio del drago e roteò la spada. Accecata la bestia ululò furente scoprendo il collo che la spada di Gualtiero recise d’un sol colpo staccando di netto la testa d’ambra.

 Sulla riva del lago un fuoco illuminò la notte e il drago fu arso su una grande pira. Vi furono festeggiamenti, danze, giochi e vino a fiumi. Gualtiero si sottrasse a quell’euforia, l’impresa era solo all’inizio: il drago non era giunto sulle rive del lago per caso, ma era l’espressione di un volere maligno che aveva preso di mira quel luogo e le fertili terre che lo contornavano per una ragione che gli sfuggiva.

Scartò l’idea di tornare a castello e ripensò all’incontro col pellegrino e comprese che era solo una pedina di una battaglia che si combatteva in sfere ben più eccelse e in ogni caso chi aveva creato il drago non gli avrebbe permesso di andarsene semplicemente, ma avrebbe scatenato la sua vendetta ed egli non poteva che esserne il primo bersaglio.

Era indispensabile scoprire quale segreto e quale scopo si celava dietro la comparsa del drago: doveva arrivare fino in fondo e danzare fino all’ultimo passo.

Il luogo stesso della manifestazione era evidentemente percorso da energie potenti: si narrava di un intero villaggio scomparso nel giro di una notte, ma per un drago occorreva l’opera di una volontà maligna e forte, conoscenze magiche oscure che forzatamente dovevano aver lasciato qualche traccia.

Gli era stato riferito che in quella zona operava una herbaria, una donna delle erbe, conoscitrice di un sapere antico, capace di guarire con le sole virtù offerte dalla natura. In passato si era ripromesso di farle visita nella speranza di carpirle qualcuno dei suoi saperi, ma ora erano altre le domande che desiderava porle.

 La incontrò il mattino successivo in un prato incolto, china sul terreno che setacciava con sguardo attento. La salutò con deferenza: «Dio ti sia propizio, signora».

«In che posso servirti?», rispose questa senza distogliere lo sguardo dalla sua ricerca, poi, alzato il capo, fu colta da un moto di sorpresa: «il crociato di Padingula qui?! Cosa desideri dalla tua serva?». «Mi chiamo Gualtiero», rispose questi con un sorriso aperto. «Non pensavo che la mia fama fosse giunta alle tue orecchie».

La donna si pulì le mani nel lungo grembiule cinto in vita e rispose con un sorriso che spianò la ragnatela di rughe del volto, vecchio, ma illuminato da iridi di un azzurro incredibile.

Osservò Gualtiero con pacatezza e rispose: «avevo udito meraviglie su di te come herbario, ma da quando hai ucciso il drago il tuo nome e la tua fama corrono da una riva all’altra del lago… anche se da quanto ho udito ti facevo più alto».

Gualtiero sorrise all’arguzia della donna: «ho bisogno di parlare con te».

«Ti ospiterò nella mia umile dimora dove staremo al sicuro».  

Poco dopo Gualtiero entrò in una semplice abitazione, come la sua, ma all’interno era evidente il tocco di una mano femminile che gli intenerì l’animo: quella era una gioia che a lui era negata. «Preparo un infuso di salvia», disse l’herbaria avvicinandosi al focolare: «dona longevità e saggezza; cosa ti porta da me?». «Hai piantato tu stessa la salvia?», chiese Gualtiero.

L’herbaria sorrise sorniona: «sei un uomo prudente: so anch’io che piantare salvia da sé porta sfortuna e quindi l’ho fatto fare da un estraneo».

«Scusami donna, dubitare è una abitudine che non riesco a dominare…». «E forse per questo sei ancora vivo, ma dimmi cosa vuoi sapere».

Gualtiero le narrò dei suoi sospetti sulla comparsa del drago e se sapesse chi aveva potuto evocarlo.

L’herbaria si fece pensierosa: «ho sentito dire che al Doss delle strie appare una dama, preceduta da due ancelle bambine, identiche in tutto e per tutto, che attirano i giovani che si avventurano in quel luogo; una volta condotti al cospetto della dama sono costretti a danzare fino a morirne… effettivamente qualche giovane è scomparso, ma che questa sia la vera ragione non so…».

Gualtiero era perplesso: «storie come queste fioriscono in tutte le regioni e di solito servono a nascondere altri misfatti; io credo che qualcuno voglia colpire i signori di Padingula: perché altrimenti sarebbe circolata la voce che per placare il drago sarebbe stato necessario sacrificare la loro bambina?».

«Sei acuto, guerriero della croce, io stessa mi sono fatta un’altra idea, che ha radici lontane nel tempo». «Ti ascolto, proprio questo desideravo sentire».

L’herbaria versò in due ciotole di legno l’infuso di salvia che addolcì col miele, sedette di fronte a Gualtiero, bevve un sorso e prese a dire:

«molti anni fa si diceva che Neri, l’attuale signore di Padingula, avrebbe dovuto prendere in sposa la figlia di una nobile famiglia di Glorenza, ben conosciuta nelle nostre zone per il commercio del sale; sembrava che il patto fosse concluso, ma poi… Neri preferì prendere in sposa Gemma che portava in dote il feudo e il castello; volarono accuse da entrambe le parti, poi tutto si quietò; girarono voci che la fanciulla di Glorenza non reggesse all’affronto e scomparve, chi dice nascosta nel monastero di Sabiona, chi al seguito di una compagnia di nomadi; sono convinta che gli ultimi avvenimenti abbiamo qui la loro origine».

Benché sospettasse che la donna sapesse molto di più Gualtiero comprese che non avrebbe detto altro, tuttavia azzardò: «e dove potrei incontrare questa misteriosa fanciulla?».

L’herbaria sorrise sorniona e raccogliendo le tazze borbottò: «io farei un giro dalle parti di Montdragon e sceglierei un giorno di sole pidocchioso e vento assassino… ora però debbo mettermi al lavoro, molti corpi sofferenti attendono una mia visita; spero di vederti in un’altra occasione guerriero della croce, avrei molte cose da domandarti», e detto questo prese a ravvivare il fuoco nel camino e lavorare al mortaio.”

 fine prima parte 

Un Paese da Fiaba – i vincitori

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Finalmente ieri abbiamo scoperto i nomi dei vincitori della prima edizione del Concorso Letterario “ Un paese da Fiaba”; la premiazione è avvenuta nell’ambito dell’evento un Pomeriggio da Fiaba organizzato per accogliere tutti gli ospiti intervenuti: un pomeriggio dedicato alla cultura, alla promozione del nostro bellissimo paese, e, cosa molto importante, dedicato alle fiabe.

Un pomeriggio molto bello, trascorso in compagnia di una strega che ha giocato con le bolle, una fatina che ha fatto magie sui volti dei bambini con magnifici colori, una luna sorridente che ha accolto grandi e piccoli sulla sua scia lucente e ha immortalato con uno scatto i loro sorrisi.

E poi, i bellissimi disegni degli alunni della scuola primaria di Padenghe sul Garda, risate, sorprese e meraviglie, sole, e caldo, tanto caldo, e per questo non sono mancate bibite e gelati e poi il momento della premiazione, i vincitori e le fiabe, lette da una bravissima lettrice – credo che anche lei sia una fata! –

Questa prima edizione del Concorso “Un paese da Fiaba” è stata davvero molto bella e soddisfacente; abbiamo ricevuto tantissime fiabe e la nostra giuria – davvero molto bravi – hanno faticato a scegliere le fiabe migliori.

Per noi di Fiabe in costruzione è stato un evento molto importante, perché organizzare questo evento era un piccolo, grande sognoriavvicinarsi alle fiabe vuol dire riconnettersi alla nostra parte bambina, che ci consente di guardare al mondo con meraviglia. Un sogno che è diventato realtà, perciò ora devo fare sentiti e doverosi ringraziamenti:

  • alla Amministrazione Pubblica di Padenghe sul Garda nella persona del nostro Sindaco Patrizia Avanzini che ha reso possibile l’organizzazione del Concorso,
  • all’assessorato della Cultura
  • a Gabriella Alati, consigliere dedicato alla Biblioteca, che per prima ha accolto la mia proposta e l’ha portata avanti, disponibile, instancabile e sempre presente
  • alle referenti della Biblioteca di Padenghe Federica Zanoni e Flavia De Togni, che hanno collaborato e lavorato in ogni momento
  • alla nostra Giuria, che con entusiasmo, cura ed attenzione ha valutato tutte le opere pervenute
  • Alla scuola Primaria e Secondaria di Padenghe sul Garda, e alle sue maestre che hanno saputo coinvolgere tutti i loro piccoli alunni in un modo unico e davvero molto bello – che vi racconterò in seguito –
  • Ad Angela Tizzano che ha letto e interpretato con maestria alcune fiabe vincitrici
  • A tutti i partecipanti al Concorso che hanno messo alla prova il loro talento e la loro fantasia! BRAVI davvero!
  • A tutti colori che sono intervenuti ieri e hanno partecipato al nostro pomeriggio da Fiaba, nonostante il caldo atroce
  • E per ultimo ma non meno importante, un grazie al Temporale che, paziente, ha aspettato la fine dell’evento per scatenarsi al meglio.

Ed ora vi presento i vincitori, i secondi e terzi classificati del Nostro Concorso, e i noi di chi ha ricevuto una menzione particolare per la propria opera:

          Categoria bambini scuola primaria

  • “Pincapolchetta e il castello del lago chi non so”- Autore: Mariasole Lui
  • Valentina, la regina dei suoi sogni” – Autore: Chiara Bertasi
  • “Giacomo e la strega” – Autore: Massimo Paolo Lungu

 

Categoria  scuola media

  • “Il castello che insegnò alla strega le felicità – Autore: Chiara Orio

 Categoria Autori

 Il fantasma, la strega e gl’incantesimi tecnologici” – Autore: Lorenza Bianchi

  • “Il soave canto di Gertrude” – Autore: Giovanni Quaresmini
  • “La leggenda di Tempusfugit” – Autore: Vanni Camurri

 

Menzioni:

  • “ La famiglia Bollò” – Autore: Michela Menasio
  • “Il guardiano della selva” – Autore: Ruggero Forti
  • “Il paese di legno” – Autore: Nicolò Bollani

 

Nei prossimi giorni, altre fotografie dell’evento e le fiabe citate verranno pubblicate su questo blog  e sulla nostra pagine Facebook dedicata al Concorso

Il Concorso “Un paese da Fiaba” continua!

 

Un pomeriggio da fiaba

Il  1° concorso letterario Paese da Fiaba ha trovato i suoi vincitori; la nostra bravissima giuria ha scelto –  scelta non facile, perché gli elaborati arrivati erano tutti meritevoli – i finalisti. Volete sapere i nomi?

Un po’ di pazienza, intanto la sorpresa: il 25 giugno, giorno della premiazione, avrà luogo l’evento un Pomeriggio da Fiaba, organizzato per per accogliervi nel migliore dei modi, proprio come in una fiaba…

Una strega che fa incantesimi con le bolle di sapone, una fatina  che disegna magie sui vostri visi, e la luna sorridente che vi accoglie sulla sua lucente scia

Vi aspettiamo!

volantino

 

Il valore delle parole

gianni-rodari-

 

Oggi ricorre l’anniversario della morte del grande Gianni Rodari; la testimonianza delle sue bellissime parole ci sembra il modo migliore di ricordarlo.

” Io spero che questo libretto possa essere ugualmente utile a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola. – Tutti gli usi della parola a tutti – mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perchè tutti siano artisti, ma perchè nessuno sia schiavo”

Gianni Rodari – Grammatica della Fantasia