Singletudine

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Ci vuole giusto, un giorno nazionale per ricordarmi che sono single!  Se qualcuno mi chiede ancora cosa faccio a San Valentino, urlo! Francesca sbuffa avvilita, ma poi le scappa da ridere!

Però non è giusto! Continua. Ovunque mi volto, vedo che si parla di coppie, regali per il tuo lui o la tua lei, offerte per le coppie, sorprese per le coppie. E chi non è in coppia che fa? Non si può eliminare San Valentino dal calendario? Ed ora, Francesca non sorride più...

Fra quattro giorni è San Valentino, è la giornata dedicata all’amore, agli innamorati, alle emozioni, alle offerte speciali, alle coppie, insomma a chi si ama. E, naturalmente chi è sco-ppiato, si sente tagliato fuori; come non essere invitato a una festa, come non poter partecipare ad un gioco.

Come per  far notare che in un mondo di coppie che si guardano con gli occhi a cuore, tu sei l’unica che non ha nessuno da guardare. Certo val la pena di farci sopra una risata ma in realtà per molte persone, la giornata di San Valentino è un vero problema, se non hai una persona speciale con cui condividerlo.

Come dico sempre, noi possiamo fare la differenza per cambiare la nostra realtà, anche quando le situazioni non dipendono da noi: non possiamo cancellare la giornata dell’amore,  dal calendario, come vorrebbe Francesca, ma possiamo vivere questa giornata in maniera diversa. 

Con amore!

E se la persona speciale con cui passare uno splendido San Valentino, fossimo proprio noi stessi, non sarebbe una splendida, diversa modalità di vedere le cose?

Una giornata dedicata all’amore, da dedicare alla persona che amiamo di più, noi – o che dovremmo amare di più, passaggio indispensabile per vivere  poi, un amore di coppia equilibrato e sereno. 

Una giornata in cui dedicarsi del tempo prezioso, in cui farsi un dono speciale, un massaggio, leggere un libro, fare sport, una passeggiata, insomma, qualcosa che ci faccia stare bene. Una giornata da vivere, maturando la consapevolezza che  non abbiamo bisogno di avere accanto una persona, per sentirci amati, per riempire un vuoto, e che solo quando sappiamo essere il migliore compagno di noi stessi, siamo realmente pronti ad incontrare l’amore per l’altro.

L’innamoramento fa stare bene, amare per davvero è un privilegio. Quante cose, persone, animali, passioni, amiamo nella nostra vita?

La singletudine è un passaggio fondamentale che va vissuto, non con l’ansia di trovare qualcuno a tutti i costi, ma come un momento prezioso di elaborazione, anche delle storie passate,  Per comprendere davvero cosa vogliamo e come lo vogliamo; per riflettere e accogliersi.

Ed ora, a chi manderai la tua valentina?

Elogio alla noia

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Ora di merenda. Mamma e il suo piccolo sono al bar,  seduti accanto al mio tavolo. Li raggiunge un’amica e le due si mettono a chiacchierare, mentre il bambino, sui 5 anni, comincia a sbuffare: finito il toast e bevuto il succo, non c’è molto altro da fare.

Mamma andiamo?

Ma siamo appena arrivati, tra un pò.

Ma io mi annoiooo.

Eccola,  la parola chiave che scatena il senso di colpa genitoriale, perché la noia non è ammessa, non è contemplata e non è utile. Non lo è per noi grandi, impensabile per i nostri piccoli, che riempiamo di attività di ogni tipo per evitare che abbiano momenti vuoti. Dopo la scuola, la palestra, la piscina, il parco giochi, e i compiti, se non c’è nulla da fare, tocca alla televisione,  fare da animazione per riempire i buchi di inattività.

Allo stesso modo, noi grandi, siamo pieni di cose da fare, soprattutto nel week end,  e anche se ci lamentiamo di essere pieni di cose da fare, abbiamo troppa paura di affrontare un tempo vuoto. Tempo vuoto e  prezioso che, invece, dovremmo imparare ad apprezzare, ad accogliere, senza sensi di colpa e senza pensare “a tutto quello che devo fare”.

Tempo per imparare ad ascoltarsi, a valorizzare  il silenzio, e stare da soli con sé stessi. Tempo per annoiarsi e scoprire che i momenti di riposo e e quiete sono fondamentali per riflettere, per fantasticare – un bisogno fondamentale dell’uomo – e per trovare nuovi interessi che ci  arricchiscano.

Educarci alla noia, per educare i nostri bambini, a casa come a scuola,  a vivere i momenti vuoti come una possibilità preziosa di trovare, da soli, nuove forme di gioco, per attivare curiosità, immaginazione, fantasia e creatività, per educarli al valore del silenzio, della riflessione interiore, e all’autonomia.

L’otium, presso i romani, racchiudeva molti significati, indicando il semplice ozio, il riposo dagli affari, la quiete, il tempo libero, la calma, la pace”. Come la contemplazione non è assenza di attività, così la serenità non è mancanza di passioni, ma l’equilibro armonico tra esse. L’arte di oziare – Seneca

Ricette magiche…

Prendete un bosco incantato, uno vero però, una fata di oltre 400 anni, piccole creature magiche e colorate, e otto scrittori in cerca di emozioni.

Aggiungete un pizzico di profumo di umido e verde – ne basta poco, è intenso e meraviglioso –  una manciata di aghi di pino e una spolverata di creatività e fantasia. Mescolate, appoggiandovi al tronco di un antico castagno, e aspirate a lungo, la sua linfa vitale. E restate in ascolto…

Quando siete pronti, prendete carta e penna…

Corso di scrittura fiabe con Simona, Silvia, Angela, Sara, Letizia, Greta, Serena, Ugo, organizzato con  Idrafactory, e la partecipazione speciale di  Fata Smemorina di Catena Rossa alla porta delle fate.

Vuoi saperne di più? fiabeincostruzione@gmail. com

Scrivere nella casa delle Fate

Nuova lezione del corso di Scrittura Fiabe organizzato con Idrafactory, e non poteva mancare la scrittura itinerante in un bosco incantato. Del resto, qui, scriviamo fiabe!

Abbiamo lasciato la suggestiva location di Idra – nella splendida cornice di  Palazzo MO.CA Martinengo Colleoni, nel centro di Brescia – che ci ha ospitato in questi mesi, e siamo andati in posto diverso, e altrettanto meraviglioso: Catena Rossa alla Porta delle Fate, un luogo magico, abitato da una vera fata, Fata Smemorina e da creature   fatate,  che ci hanno accompagnato nel bosco, nel nostro piccolo viaggio a contatto con gli spiriti immensi e saggi dei grandi alberi millenari.

Abbiamo ascoltato la loro voce antica, e annusato i doni dei loro profumi. Abbiamo ricevuto l’energia preziosa e vitale della loro generosa linfa, e ascoltato il canto struggente del bosco. E abbiamo scritto, scritto ogni emozione, ogni sensazione, ogni pensiero.

Una mattina speciale, un gruppo di lavoro speciale, con una bellissima energia: Simona, Silvia, Letizia, Sara, Serena, Angela, e Ugo. Mancava Greta, per l’influenza, ma l’abbiamo portata lo stesso con noi. Grazie di cuore per la vostra voglia di mettervi alla prova, di giocare, di raccontare e condividere. Per le vostre preziose storie, per le vostre parole, per la vostra trasformazione. Che è stata anche la mia.

Grazie a Fata Smemorina che ha un cuore immenso,   e Marilenonna, che conosce ogni segreto sulle erbe magiche, per la loro calda accoglienza – le fate amano avere ospiti e preparano per loro, cose deliziose – per averci raccontato nuove storie del bosco e delle creature magiche che lo abitano.

Grazia a Idrafactory che ha permesso l’organizzazione di questo corso, e ci ha accolto nelle sue bellissime stanze,  con la loro antica eleganza  e i vecchi muri che sussurrano parole antiche, a chi vuole ascoltare.

Questa sarebbe dovuta essere l’ultima lezione del nostro corso,  ma tante storie devono essere ancora raccontate, perciò ci sarà un nuovo, ultimo  incontro.

Il viaggio continua…

Il filo rosso

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“C’era una volta, e forse c’è ancora, una giovane fanciulla con lunghi capelli dorati e gli occhi colore del cielo, sempre dolce, gentile,  sempre alla ricerca di incontrare l’amore vero. Andava spesso nel bosco e si sedeva sul vecchio tronco di un faggio, caduto per  un terribile temporale, e, lì, raccontava, alle piccole creature del bosco, come sarebbe stato il suo amore. Una mattina d’estate, finalmente incontrò un giovane Cavaliere e appena i loro occhi si incontrarono, capirono di amarsi, e da quel giorno continuarono a incontrarsi vicino al vecchio tronco caduto e, a raccontarsi i loro sogni con le parole segrete che  solo gli  innamorati, conoscono. Ma un giorno il Cavaliere arrivò all’appuntamento con uno sguardo gentile e distante e le disse che forse  non l’amava più, che  era confuso, che era troppo impegnato e mentre lei lo guardava, in lacrime, le diede l’estremità di un filo rosso di lana e le disse di tenerlo stretto, di non lasciarlo mai. Lui sarebbe stato all’altra estremità del filo e magari un giorno, l’avrebbe ricondotto da lei. Ovunque fosse. E se ne andò. E la fanciulla legò il filo al suo anulare sinistro, e  promise di non scioglierlo mai più. Il vecchio bosco scosse le fronde dei suoi castagni millenari e le parlò con la sua voce bonaria e antica: sveglia biondina! ” 

Una storia che si ripete sempre più spesso: lei, che chiamerò Paola, mi racconta la  fine della sua storia d’amore, quasi in lacrime. Un amore finito un anno fa, ma che ancora la tiene legata, perché lui, pur  non volendola più, ogni tanto la cerca. Un messaggio, dopo mesi,  una telefonata. Dopo mesi, la cerca per una serata di sesso, che apre mille speranze, ma che si dissolve nel silenzio del giorno dopo.

Si chiama orbiting il meccanismo per il quale chi lascia, non lo fa mai per davvero, e con un messaggio, un like – i social oggi, facilitano molto – oppure uno sterile buonanotte, inviato dopo mesi di silenzio,  ci tiene appese al nulla.

Perché fa così? Vuol dire che mi ama ancora, e forse ha solo paura! Perché  mi cerca ancora, se non mi vuole più? Questo è proprio il punto. Lui non vuole più la storia,e magari ne ha già un’altra,  ma ha  bisogno di soddisfare il proprio bisogno narcisistico di potere, e di essere certo che quella persona sarà sempre legata a lui – una porta aperta che chissà, può sempre servire – una rassicurazione inconscia, una fragile affermazione di sé, perché chi sembra più forte, nella relazione  è il più debole. Per amare, per amare davvero,ci vuole coraggio, impegno, e dedizione. Amarsi un po’, vuol dire avere cura, tempo, attenzione, e rispetto per l’altro. Anche quando si decide di lasciarlo libero, ma libero davvero, di continuare la propria vita. 

Baumann, lo definisce amore  liquido, quando afferma che oggi, sempre più, gli uomini sono alla ricerca di relazioni fisse ed equilibrate, dalle quali poi fuggono perché fanno paura, perché richiedono troppo  impegno e fanno sentire inadeguati

Così, sveglia biondina! Devi sapere che all’altra estremità del filo rosso, non c’è nulla e quello che tu scambi per attenzione, per paura, per amore, è solo la dimostrazione di una profonda svalutazione di te, come persona. 

Come uscirne? Per amare davvero qualcuno, bisogna prima, amare e rispettare  sé stessi; solo così sappiamo riconoscere la verità dell’amore. E riconoscere quando l’amore non c’è più. Vuol dire non mentirsi, vuol dire proteggersi e, fare   un atto psicomagico:  bloccare ogni possibile contatto con l’altro – social, telefono e altro –  per impedirgli di farci del male. Tagliare quel fragile, inutile filo rosso che ci tiene impigliate.

Un atto difficile ma molto potente che ci potrà donare autostima, forza,  e aprirci a nuove possibilità. 

 

Percorsi

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Mi sono rivolta a Maria perché mi sentivo in difficoltà in certi passaggi della mia vita è avevo bisogno di capire di più.
Il progetto intrapreso è un percorso interiore e Maria è un supporto fondamentale, si lavora insieme. Incontro dopo incontro escono sempre più aspetti del mio mondo interiore e riusciamo a mettere sempre più a fuoco la direzione da prendere. Ci sono momenti in cui sembra davvero difficile quasi impossibile..ma poi ad un tratto sembra tutto così chiaro e risolvibile, il cambiamento può avvenire.
È un percorso che consiglio a chi vuole davvero mettersi in gioco e Maria è la persona giusta con cui affrontarlo. V.T.

A volte il nostro cammino diventa più difficile, il sentiero più tortuoso al punto che diventa complicato proseguire. A volte siamo obbligati a fermarci, perché non sappiamo più che direzione prendere e restiamo confusi, aspettando che qualcosa o qualcuno ci indichi la strada. E cominciamo a sentirci fuori posto, inadeguati. Spaventati. Oppure la vita che abbiamo portato avanti fino ad ora, improvvisamente non ci appartiene più. Cosa è successo? Perché mi sento così disorientato?

Altre volte non riusciamo più a trovare motivazione nel nostro lavoro e diventa davvero difficile elaborare una nuova identità professionale, perché la paura del cambiamento, crea blocchi stagnanti.

Ho imparato, ed insegno che la prima cosa da fare è accogliere il disagio. Noi siamo umanamente fragili ed è anche la nostra bellezza. Accogliamoci e cerchiamo aiuto, senza vergogna, perché le ferite dell’anima hanno bisogno di essere curate.

Nei miei incontri di crescita ed evoluzione personale faccio un primo incontro conoscitivo, senza impegno,  e poi, dopo aver scelto insieme il percorso da fare, utilizzo:

percorsi di  fiabe, che sono uno strumento meraviglioso di evoluzione, percorsi di  scrittura, anche itineranti, che  è una pratica  di introspezione e catarsi,  percorsi di  Reiki per armonizzare gli squilibri energetici che sono spesso alla base di problemi fisici ed emotivi. Eseguo questi trattamenti, individuali e di gruppo,  anche a distanza, tramite Skype.

Ti accompagno per piccolo tratto di strada. Non sempre è un viaggio facile: è necessario incontrare ed affrontare  i propri mostri interiori, ma poi la strada si aprirà a  una nuova consapevolezza di sé e delle proprie risorse, maggior sicurezza, autostima e fiducia per affrontare il cambiamento, senza paura, e ritrovare armonia e benessere.

Per informazioni, per un colloquio o per fissare una sessione di prova scrivere a fiabeincostruzione@gmail.com  o telefonare al 3496501558

 

 

 

 

 

Il tempo della presenza

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Aaron Burden

Cerchi sempre di andare da qualche parte rispetto a dove sei? La maggior parte di quello che fai è un mezzo per un fine? Sei focalizzato su diventare, raggiungere e ottenere qualcosa, o in alternativa sei sempre alla ricerca di una nuova emozione o piacere? Credi che avendo più cose ti sentiresti più appagato, più bravo o psicologicamente completo? Stai aspettando che un uomo o una donna diano significato alla tua esistenza?Il potere adesso – Eckart Tolle

Forse non lo sappiamo mentre camminiamo sulla nostra strada, passo dopo passo, non ci rendiamo conto che siamo spesso voltati indietro, a guardare quello che abbiamo fatto, quello che abbiamo sbagliato, quello che abbiamo perso, e si stringe lo stomaco  per ogni occasione mancata.

Oppure, continuiamo a scrutare in avanti, cercando di vedere quello che ci aspetta,  quello che troveremo, quello che speriamo di trovare, con un po’ di tensione, perché quello che non abbiamo ora, ci spetta per forza nel futuro e allora pianifichiamo, organizziamo, e ci prepariamo, supportati dalla consolante e illusoria gratificazione differita, che accompagna ansiosamente ogni nostro passo, senza vedere dove mettiamo i piedi ora, ora che stiamo camminando. Senza vedere come stiamo camminando, quali emozioni stiamo vivendo e cosa stiamo realmente guardando.

E’ molto difficile vivere il qui e ora, soprattutto per noi occidentali, una dimensione di tempo reale, l’unica, che  chiede presenza totale in quello che stiamo facendo, che chiede attenzione ad ogni nuovo passo. Attenzione a quello che stiamo dicendo ora, senza pensare a quello che abbiamo detto ieri, o diremo domani.

Bisogna provarlo in prima persona per comprendere quanto sia difficile: il mio ora è il mio polso rotto e il mio tempo rallentato, per alcune cose, fermato.  Ma i miei pensieri sono  su quello che potevo fare prima, e su tutto quello che posso organizzare, progettare, per dopo, con quel sottofondo di inquietudine che fa sembrare tutto così impalpabile e lontano. 

Oggi ho avuto un nuovo insegnamento, grazie ad un’amica preziosa che ha sempre il compito di sciogliere i nodi che rendono tortuoso il mio cammino, come un soffio di aria fresca che solleva tutte le sterpaglie e le foglie secche e mostra ben chiara la strada. Grazie!

Così nasce una nuova storia, che racconta come spesso cerchiamo di scappare ad un presente che non ci soddisfa, o crediamo che non ci soddisfi, immaginando un futuro generoso che ci saprà dare tutto quello che ci manca, o crediamo  ci manchi, e non ci rendiamo conto che siamo prigionieri dell’inganno della nostra mente, un inganno che continuerà anche nel nostro futuro, perché saremo sempre alla ricerca di ottenere qualcosa. Questa storia parla di Presenza, di qui e ora. Questo è il Tempo, di viverne ogni attimo, ogni sensazione, ogni emozione. Un Tempo della presenza che va accolto e onorato, perché vuol dire riconciliarsi con quello che abbiamo lasciato alle spalle e vivere ogni giorno, attimo per attimo. 

Non c’è salvezza nel tempo. Non puoi essere libero nel futuro. La presenza è la chiave per la libertà, perciò puoi essere libero solo adesso. Il potere è adesso. Eckart Tolle

Una caduta, una frattura e tre storie

 

 

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Ci ho pensato un po’ prima di fare questo post perché, pur scrivendo per lavoro,  non scrivo molto spesso di me, però voglio condividere gli accadimenti perché hanno portato con sé preziosi insegnamenti.

Qualche giorno fa mentre portavo fuori il mio cane, la mia amatissima Amali,  sono caduta –  non per colpa sua –  ma si è rotto il collare, mentre lei tirava verso un altro cane che le abbaiava furiosamente e io tiravo dall’altra parte; io sono volata, letteralmente – il mio cane pesa 40 kg ed è potente –  all’ indietro e cadendo, ho messo male il polso  destro e  me lo sono fratturata. Un volo di pochi secondi che è stato, per me,  come il volo nel nulla di Alice nella tana del Bianconiglio, e che ha buttato all’aria tutto il mio mondo di certezze e sicurezza: oltre al dolore atroce,   io sono destrorsa,  vivo da sola e  sono libera professionista:  il mio lavoro e la mia autonomia, i miei tempi, sono fondamentali nella mia vita, e mi sono improvvisamente  trovata a dipendere da tutto e da tutti.

Dopo il pronto soccorso,  l ‘ingessatura e  la notizia dell’operazione che farò lunedì,  ho deciso di scrivere questo post,  perché dopo   la prima reazione di totale disagio sconforto e  paura,  nei giorni successivi  ho cominciato a elaborare, accogliere e ascoltare quanto successo,  e dall’ascolto sono nate tre storie.

La prima parla proprio di  Ascolto e Consapevolezza : quello che insegniamo, spesso facciamo fatica a metterlo in atto. Quando succede qualcosa che ci blocca: la macchina che si rompe e avevamo un appuntamento  importantissimo, il computer che non funziona e dobbiamo consegnare un lavoro urgente o peggio, una malattia  o una  frattura: queste situazioni  indicano sempre un fermo obbligato, vuol  dire che il nostro corpo,  l’universo o  qualunque energia che ci circonda e nella quale crediamo,  ci sta indicando che è arrivato il momento di fermarci – nel mio caso, probabilmente  qualche avvisaglia l’avevo avuta prima, e non l’ho ascoltata –  così  il corpo, l’inconscio o l’ universo,  decidono  in modo un po’ energico, che è arrivato il momento di dire basta.

Insegno  sempre che ogni cosa che ci accade è un  privilegio,  una possibilità di imparare qualcosa; ora  so che questo  nuovo viaggio mi  porterà nuova insegnamenti  e che i primi senz’altro stanno già arrivando: ho compreso che pur insegnando sempre agli altri ad amarsi e volersi bene, e l’importanza  di  mettersi al primo posto, forse stavo dedicando poco tempo a me stessa –   e non parlo solo in termini di cure fisiche, ma anche di tempo emotivo,  di tempo  per guardarmi dentro,  per fermarmi e  ascoltarmi. Ora  sono obbligata a farlo e questa,  penso che sia una delle lezioni più importanti. Non voglio fare l’eroina della situazione perché ci sono state molte lacrime, di rabbia e   di frustrazione,  ma poi ho scoperto che  è meglio ridere di sé, perché si fa anche molta fatica a soffiarsi il naso con la mano sinistra.

La seconda storia parla di Autonomia e Cura: si parla tanto di quanto sia importante essere autonomi e indipendenti, ma è altrettanto importante sapere che abbiamo sempre bisogno degli altri. A volte diamo per scontato le persone che abbiamo vicino, e scopriamo nei momenti del bisogno di quanto sia fondamentale e meravigliosa la propria famiglia,   di quanto sia una cura miracolosa  il loro supporto, e  di quanto sia bello e rassicurante,  avere persone intorno che sono disponibili a correre per te,  quando hai bisogno, e non parlo solo dei miei familiari  – che sono stati, e sono meravigliosi sempre –  ma anche di persone che mi sono vicine, amici e amiche, che  mi hanno offerto il  loro aiuto prezioso in qualsiasi modo.

La terza storia parla di Tempo e Risorse: improvvisamente ti rendi conto che tutto quello che non puoi fare perché non hai tempo,  perché non ce la fai,  perché hai troppe cose da fare, e molte cose le  rimandi in continuazione, in realtà sono cose che non vuoi fare.   Il Tempo è un signore gentile e democratico, è lo stesso per tutti. Rimandare e non avere tempo sono giustificazioni che servono a far passare i sensi di colpa, per un lavoro non fatto, per una promessa tradita o per la mancanza di attenzione verso sé stessi o gli altri. E Risorse, che abbiamo e non usiamo mai, ma che saltano fuori nel momento del bisogno: così scopri che quello che non riuscivi a fare, per mille e svariati motivi, ora lo fai, anche con più impegno – perché ora è diventato più difficile – ma lo porti a termine.

Cose che hai relegato nel cassetto del “prima o poi lo farò” che improvvisamente trovano strada e arrivano a destinazione – Più è difficile farlo e più la mente è lucida e creativa. Questa storia parla anche di limiti, quelli che ci creiamo ogni giorni per limitarci e rendere più tortuoso il proprio cammino.

Storie che vanno lette e rilette spesso, anche senza bisogno di una caduta che ce le mostra ben chiare a caratteri cubitali nel proprio cielo. Lezioni importanti e nuove strategie di vita quotidiana, come usare il dentifricio e lavarsi i denti, aprire  una bottiglia, scrivere decentemente con la sinistra, e strappare un foglio di Scottex, con un unico deciso, perfetto,  colpo.

E sorridere, sorridere spesso…

 

 

Anche le maestre vanno a scuola

I bambini hanno bisogno di regole, hanno bisogno di aver adulti – i genitori prima e poi le insegnanti nella scuola, poi – che siano un fondamentale punto di riferimento sociale e che li preparino a vivere e a crescere in un mondo che è fatto da regole.

La scuola d’infanzia ha la funzione di accompagnare il bambino, in un’alleanza continua con la famiglia, sempre più auspicabile – a diventare un adulto sereno, consapevole e responsabile. Un compito importantissimo, che deve essere fatto al meglio.

Per questo anche le maestre vanno a scuola, e lo fanno per imparare cose nuove ed essere sempre più preparate per i loro bambini. Ogni aggiornamento professionale diventa un momento unico per fermarsi, fare il punto della situazione sul proprio lavoro, sulla propria motivazione e possibilità di migliorarsi. 

L’individuo cresce e impara in ogni momento della propria vita.

Lo dico sempre che quando insegno, ricevo, a mia volta, grandi insegnamenti, e la cosa più gratificante è incontrare professioniste competenti, attente e soprattutto appassionate del proprio lavoro, che vogliono dare il meglio ad ogni loro piccolo alunno…

Grazie di cuore alle bravissime maestre, educatrici, e alla direttrice, della scuola dell’infanzia G.Tovini di Marcheno per la condivisione , le importanti riflessioni e il reciproco confronto.

Città

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“Se ti dico che la città  a cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla.” Le città invisibili – Italo Calvino

Il nostro viaggio ci porta in nuove città, luoghi che ci incantano, che ci risvegliano ricordi e ci lasciano doni. Che ci fanno venire voglia di fermarsi.

Per un po’. O per sempre. Ma poi lo sappiamo,  non è la nostra città. 

Bisogna ripartire, senza voltarsi indietro,  senza rimpianti e con nuove ricchezze che rendono il viaggio più leggero.  La strada è dritta davanti a noi e ci chiede di continuare il cammino. Di continuare a cercare…