Elogio alla noia

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Ora di merenda. Mamma e il suo piccolo sono al bar,  seduti accanto al mio tavolo. Li raggiunge un’amica e le due si mettono a chiacchierare, mentre il bambino, sui 5 anni, comincia a sbuffare: finito il toast e bevuto il succo, non c’è molto altro da fare.

Mamma andiamo?

Ma siamo appena arrivati, tra un pò.

Ma io mi annoiooo.

Eccola,  la parola chiave che scatena il senso di colpa genitoriale, perché la noia non è ammessa, non è contemplata e non è utile. Non lo è per noi grandi, impensabile per i nostri piccoli, che riempiamo di attività di ogni tipo per evitare che abbiano momenti vuoti. Dopo la scuola, la palestra, la piscina, il parco giochi, e i compiti, se non c’è nulla da fare, tocca alla televisione,  fare da animazione per riempire i buchi di inattività.

Allo stesso modo, noi grandi, siamo pieni di cose da fare, soprattutto nel week end,  e anche se ci lamentiamo di essere pieni di cose da fare, abbiamo troppa paura di affrontare un tempo vuoto. Tempo vuoto e  prezioso che, invece, dovremmo imparare ad apprezzare, ad accogliere, senza sensi di colpa e senza pensare “a tutto quello che devo fare”.

Tempo per imparare ad ascoltarsi, a valorizzare  il silenzio, e stare da soli con sé stessi. Tempo per annoiarsi e scoprire che i momenti di riposo e e quiete sono fondamentali per riflettere, per fantasticare – un bisogno fondamentale dell’uomo – e per trovare nuovi interessi che ci  arricchiscano.

Educarci alla noia, per educare i nostri bambini, a casa come a scuola,  a vivere i momenti vuoti come una possibilità preziosa di trovare, da soli, nuove forme di gioco, per attivare curiosità, immaginazione, fantasia e creatività, per educarli al valore del silenzio, della riflessione interiore, e all’autonomia.

L’otium, presso i romani, racchiudeva molti significati, indicando il semplice ozio, il riposo dagli affari, la quiete, il tempo libero, la calma, la pace”. Come la contemplazione non è assenza di attività, così la serenità non è mancanza di passioni, ma l’equilibro armonico tra esse. L’arte di oziare – Seneca

L’inventore di sogni

Anthony Browne

Anthony Browne

“Quando Peter Fortune aveva dieci anni, i grandi dicevano che era un bambino difficile. Lui però, non capiva in che senso. Non si sentiva per niente difficile. Non scaraventava le bottiglie del latte contro il muro del giardino, non si rovesciava in testa il ketchup facendo finta che fosse sangue e neppure se la prendeva con le caviglie di sua nonna quando giocava con la spada, anche se ogni tanto aveva pensato di farlo. Mangiava di tutto, tranne: il pesce, le uova, il formaggio e tutte le verdure eccetto le patate. Non era più rumoroso, più sporco o più stupido degli altri bambini. Aveva un nome facile da dire e da scrivere e una faccia pallida e lentigginosa, facile da ricordare (si intende la faccia). Andava tutti i giorni a scuola come gli altri e senza fare poi tante storie. Tormentava sua sorella non più di quanto lei tormentasse lui. Nessun poliziotto era mai venuto a casa per arrestarlo. Nessun dottore in camice bianco aveva mai proposto di farlo internare in un manicomio. Gli pareva, tutto sommato, di essere un tipo piuttosto facile. Che c’era in lui di così complicato? Fu solo quando era ormai già grande da un pezzo che Peter finalmente capì. La gente lo considerava difficile perché se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio…
Il guaio è che i grandi si illudono di sapere che cosa succede dentro la testa di un bambino di dieci anni.”
Peter è un bambino che sogna ad occhi aperti e con la sua inesauribile fantasia vive incredibili e fantastiche avventure; certo, a volte cerca di far sparire l’intera famiglia con la magica pomata svanillina, così, giusto per dispetto, o entra nella pelliccia del suo gatto William per potersi aggirare nel giardino ad azzuffarsi con gli altri gatti, o per poter ronfare tutto il giorno davanti al camino.
Ian McEwan,  scrittore inglese, autore de “I Giardini di cemento” che è stato definito “Ian macabro” per i toni lugubri dei suoi romanzi,  in questo libro  racconta, attraverso gli occhi di un bambino il tema della crescita: crescere è difficile; spesso è difficile capire quello che ci succede attorno, così tutto diventa più accettabile attraverso i sogni, alcuni popolati da mostri che fanno davvero paura, ma crescere vuol anche dire accettare le proprie paure e imparare a conviverci.
Delizioso racconto che consiglio anche agli adulti per ricordarci quello che abbiamo saputo vedere con gli occhi di bambino.