La scelta della sposa

“C’era una volta un giovane pastore che si sarebbe sposato volentieri, e conosceva tre sorelle, una più bella dell’altra, sicché‚ la scelta era difficile, ed egli non sapeva decidere a chi dare la preferenza. Allora domandò consiglio a sua madre, che disse:

-Invitale tutt’e tre, offri loro del formaggio e guarda come lo tagliano-.

E così fece; ma la prima inghiottì il formaggio con la crosta; la seconda tagliò via la crosta in gran furia, così di furia che vi lasciò attaccato del formaggio, e buttò via tutto insieme; la terza invece, levò la crosta per bene, nè troppo nè poco. Il pastore raccontò tutto a sua madre, che disse: -Sposa la terza-. Così egli fece, e visse con lei, felice e contento.”

Molte delle fiabe dei Grimm  – quelle delle prima edizione dal 1812 al 1815 – sono l’elaborazione dei racconti popolari tramandati oralmente, raccontate dai grandi per i grandi: sono infatti, in alcuni casi,  più fiabe popolari che di magia, strettamente connesse agli eventi del tempo e, nonostante siano vecchie di secoli,  contengono una morale genuina e indicazioni di buon senso, ancora attuali ai nostri giorni.

Così il figlio che deve scegliere la moglie chiede consiglio alla vecchia madre, che saggia, lo aiuta a scegliere la migliore: quella che non spreca, e non vuole troppo: la moglie ideale è quella parsimoniosa!

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Fiabe in… formazione

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Come mi piace dire spesso, anche noi di Fiabe in costruzione siamo sempre in costruzione, curiose, pronte ad imparare cose nuove, a studiare e scoprire.

Così ieri, abbiamo coniugato formazione e diletto, e credetemi, le due cose hanno coinciso perfettamente, e lo staff di Fiabe si è spostato nella bella città di Torino per approfondire l’argomento a noi molto caro di fiabe e formazione.

Incontro molto interessante condotto con maestria, e non avevamo dubbi, dalla Dott.ssa Antonella Bastone, pedagogista ed autrice del libro Le fiabi insegnate agli adulti. 

Non poteva mancare poi, una visita alla città, e abbiamo scoperto che le fiabe ci seguono ovunque, e sempre più persone sono interessate a questo magnifico tema!

La gita della della 5’A…

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“Le maestre Elisabetta e Deborah camminano in silenzio un po’ commosse, perché anche loro stanno pensando che avranno altri bambini da crescere e a cui insegnare tante cose importanti e bellissime, ma non dimenticheranno mai i loro bambini della 5 A. Dovete sapere che nel cuore di una maestra c’è tantissimo posto, perché deve contenere l’immagine di ogni bambino che ha seguito, e per questo, a volte riescono a guardare il mondo con gli occhi dei loro bambini, dove tutto è ancora possibile e tutto può ancora farci meravigliare.”

Consegnata la fiaba alle due meravigliose maestre Elisabetta e Deborah.

Grazie a tutti i bambini, simpaticissimi,  della 5^A,  ed  a Sara e tutte le mamme che hanno lavorato nell’ombra per aiutarci  prepararla!

Con i disegni di Elena e Chiara.

Il soldatino di stagno

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Due bambini, fratello e sorella, ricevono in dono un castello di carta, con figurine di carta, tra cui una ballerina con un lustrino dorato sul petto e un gruppo di 25 soldatini di stagno. A uno dei soldatini manca un pezzo di gamba perché è stato fuso dopo gli altri, con lo stagno avanzato. Ogni notte, quando i bambini sono addormentati, i loro giocattoli prendono vita. Il soldatino senza una gamba si innamora della ballerina di carta.
Fra i giocattoli c’è un troll a forma di diavolo, geloso del soldatino di stagno, che lancia una maledizione sulla coppia condannandola a non essere mai felice. Il giorno dopo, infatti, il soldatino cade fortuitamente dal davanzale della finestra. Trovato in terra da due bambini, viene messo su una barchetta di carta e spinto in mare; la barca stessa poi affonda e il soldatino viene mangiato da un pesce. Per tutto il tempo, il soldatino resta coraggiosamente sull’attenti, col chepì dritto in testa.
Miracolosamente, il pesce viene pescato e finisce proprio nella cucina della casa da cui proviene il soldatino; recuperato dal cuoco, torna fra i giocattoli e dalla sua amata ballerina.
La crudeltà del troll però non è sconfitta; il soldatino finisce questa volta nel fuoco, e inizia a sciogliersi. Nella stanza dei bambini, però, viveva una buona fata. Impietosita dalla sventura del soldatino, la fata ordina che il soldatino sia salvato e viva per sempre felice. Allora, un vento delicato fa volare nel fuoco anche la ballerina. Il giorno successivo, dei due non rimane che un cuoricino di stagno e un lustrino annerito dal fuoco. Era ciò che rimaneva di un grande amore.

Il soldatino di stagno è una fiaba di Hans Christian Andersen pubblicata nel 1838.

Per anni ho dimenticato le fiabe di Andersen e mi sono resa conto, rileggendole ora da adulta, di quanto certi particolari fossero ben presenti nella mia memoria, particolari che mi avevano colpito, come l’amore impossibile del soldatino e la ballerina, o la scheggia maligna nell’occhio di Kay (la Regina delle Nevi). Solo ora mi rendo conto della loro bellezza e del loro profondo significato, credo, perchè da piccola non potevo capire il senso di tristezza che le pervade.

Andersen ebbe una vita molto particolare e  sofferta che traspare nelle sue fiabe; a differenza dei Grimm, che raccoglievano le storie della tradizione popolare, le sue storie sono create dalla sua fantasia e dagli episodi che hanno segnato la sua vita. Rimasto orfano di padre a 11 anni, visse con la madre nella povertà per lungo tempo; bellissima la figura di questa madre, quasi analfabeta, che credeva tantissimo in lui, anche per una profezia che le disse una vecchia strega “Un giorno Odense (la città in cui è nato) si illuminerà a festa per ricevere tuo figlio”, e che gli raccontava racconti e leggende tradizionali.

Andersen porta nelle sue fiabe la sua diversità, sia fisica: era sgraziato e non bello – Il brutto anatroccolo ad esempio – sia sessuale: innamoratosi di un giovane e deciso, fin da giovane, a non avere rapporti sessuali né con donne né con uomini – e nemmeno a sposarsi – idealizzò la sua emarginazione sentimentale nelle passioni incompiute delle sue fiabe: La Sirenetta, ad esempio o il Soldatino di Stagno.

Le sue storie sono rivolte ad un pubblico infantile, certo, ma anche e soprattutto ad un pubblico adulto: poco presenti figure magiche come streghe, fate o gnomi, troviamo invece animali o cose che parlano che rappresentano la natura umana ma in chiave di parodia si fanno beffe della categoria umana stessa, definendo il paradosso della incomunicabilità dell’uomo (Simonetta Caminiti). I suoi finali sono spesso macabri e legati alla morte: il soldatino che nella morte trova l’adorata e bellissima ballerina di carta. Il cuore e la stella sotto la cenere sono la prova della loro trovata felicità.

La reale convinzione di Andersen è che per aspirare al bene è necessario passare attraverso la sofferenza: i suoi personaggi, i quali cercano con tutte le loro forze, e spesso invano, di essere accettati tocca aspirare al cielo perché si comprenda che erano essere speciali (Simonetta Caminiti).

Il cacciatore di draghi

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Aegidius De Hammo era un uomo che viveva nel bel mezzo dell’Isola della Britannia, il suo nome completo era Aegiudius Ahenobarbus Julius Agricola de Hammo, perchè in qull’epoca, molto tempo fa, quando quest’isola era ancora felicemente divisa in molti regni, le persone erano dotate di nomi altisonanti.  Allora c’era più tempo e meno gente...”

La storia  divertente di un improbabile cacciatore di draghi: un contadinotto, che noi chiameremo con il suo nome abbreviato Giles l’agricoltore di Ham,  del suo cane Garm e di una serie di  coincidenze fortunate che lo fanno diventare un cavaliere di fama – più di quanto vorrebbe in realtà.

Giles, svegliato nella notte dal suo fedele cane Garm,  fa scappare un gigante, un po’ sordo e pasticcione che si è perso, e vaga nel villaggio degli uomini. Il gigante scambia la schioppettata del  trombone  del terrorizzato Giles, caricato a chiodi e tutto quello che poteva infilarci, per un insolente tafano, e perciò decide di tornare sui suoi passi per allontanarsi da una zona cosi’ insalubre. Gli abitanti del villaggio festeggiano il nuovo coraggio di Giles l’agricoltore, e quando arriva un giovane drago, il colto e disonesto Chrysophylax,  il buon Giles si trova, suo malgrado, a far nuovamente la parte dell’eroe; nominato in fretta e furia Cavaliere, dal  Re prepotente ed esoso, munito di una spada magica, Mangiacorda, e della sua furbizia e arguzia, riuscirà a farla in barba al drago, al Re e ai suoi inutili e pavidi cavalieri. Diventerà ricco e Re!

Questo racconto di J.R.R Tolkien scritto nel 1949 è ambientato in un piccolo paesino della Britania in un tempo non ben definito: siamo lontani dalle Terre di Mezzo, e dal mondo degli Hobbit – non così tanto però –  ma niente da eccepire a questo racconto ironico che traccia dialoghi intelligenti e raffinati , e disegna con arte i suoi  personaggi simpatici  e un pò ingenui.

Il buon Giles diventato Re, dimostra che a volte, le cose che accadono per caso, e magari non sono sempre piacevoli, possono essere lo spunto per cambiare al meglio  le proprie sorti, se si utilizza un po’ di testa.

Un ultimo consiglio: ai draghi non bisogna mai dire il proprio nome. Non dimenticalo!

 

La piuma

Tavola illustrata di Paolo Fresu  - La piuma

Tavola illustrata di Paolo Fresu – La piuma

L’ultima opera di Giorgio Faletti, il grande autore recentemente scomparso;  inaspettata, dolente e bellissima favola morale, che racconta il percorso di una piuma bianca, che si sposta con leggera eleganza appoggiata alle correnti generose del vento, o al  caldo sospiro di una candela accesa.

Seguiamo la sua traccia, mentre curiosa sorvola il mondo degli uomini:  un Cardinale e la sua finta fede, o la ballerina che chiude al mondo il suo cuore spezzato: essere umani  piccoli e fragili che, troppo presi dalle loro meschinità, dalle loro bassezze o dal loro dolore, non possono vederla.

La lettura di questo racconto è altrettanto bella e armoniosa quanto il volo leggero della piuma,  e viene voglia di  alzare la testa e guardare in cielo per ammirare l’incanto del suo viaggio.

Tracciando il suo invisibile sanscrito nel cielo, la piuma sorvolò un villaggio popolato di uomini, che come tali prestavano attenzione solo a ciò che avveniva in terra, davanti ai loro occhi”

La piuma – Giorgio Faletti ed. Baldini&Castoldi- tavole illustrate di Paolo Fresu

Le 4 principesse

” E’ un po’ che vi osservo e sono molto contenta di voi, siete brave, laboriose e sincere, così ho deciso di farvi un dono, un dono bellissimo.
Le 4 amiche erano senza parole dall’emozione. Un dono da una fata? Questa era davvero una bellissima giornata.

Anche i grandi amano le fiabe: ecco la storia di una bellissima amicizia.

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I desideri ridicoli

gabriel-pacheco. I tre desideri

gabriel-pacheco. I tre desideri

C’era una volta un taglialegna, il quale, stanco della vita — così almeno diceva — aveva gran voglia di andarsene al mondo di là. Da che era venuto al mondo, a sentir lui, il cielo spietato non avea mai voluto esaudire un solo dei suoi voti.
Un giorno che così si lamentava nel bosco, gli comparve Giove con in mano un fulmine. Figurarsi la paura del pover’uomo! “Niente voglio, esclamò gettandosi a terra, niente desideri, niente fulmini, e siamo lesti! ”
“Non temere, lo rassicurò Giove. Commosso ai tuoi pianti, vengo a mostrarti il torto che mi fai. Ascoltami. Io, sovrano del mondo, ti prometto di esaudire i primi tre desideri che ti verranno in mente, quali che essi siano. Pensa a quel che meglio potrebbe formare la tua felicità; ma poiché questa dipende tutta dai tuoi voti, pensaci bene prima di farli. ”
Ciò detto, disparve. E il taglialegna, caricatosi il suo fardello, che gli parve ora una piuma, se ne tornò tutto lieto a casa.
Bisogna – diceva cammin facendo – contenersi con giudizio; bisogna anche, vista la importanza del caso, pigliar consiglio da mia moglie.”

I tre desideri – I desideri ridicoli  il titolo nella versione francese – è una fiaba di Perrault pubblicata nel 1703, dopo la sua morte,  che narra la storia di un taglialegna che riceve in dono la possibilità di esaudire tre preziosi desideri. Il pover’uomo torna a casa, lo racconta subito alla moglie e i due decidono di pensarci per bene, perché un’opportunità così non si ripresenterà un’ altra volta.

Così il marito, soddisfatto, si siede a pensare davanti al fuoco, beve un bicchiere di vino e dice:
– Certo che, con del vino rosso così buono ci vorrebbe una bella e lunga salsiccia –
Detto fatto; una fumante salsiccia appare sul tavolo. La moglie inferocita – che già stava pensando a desiderare diamanti, cibi succulenti e ricchezze varie – comincia ad inveire al marito per avere sprecato in modo così stupido un prezioso desiderio. I due cominciano a litigare e ad un certo punto il marito dice alla moglie:
Gli uomini disse, son davvero nati per soffrire! Maledetta sia la salsiccia e la tua malagrazia! Piacesse al cielo, brutta strega, che ti pendesse alla punta del naso!”
La preghiera fu all’istante esaudita. Detto fatto, il metro di salsiccia s’attaccò al naso della povera moglie.”

Bisogna dire che l’uomo valutò per un attimo di usare il terzo ed ultimo desiderio per sé, e magari farsi Re, e lasciare la moglie con quel coso attaccato al naso; ma poi pensò che da Re non era molto elegante avere accanto una Regina con cotanto naso, ed utilizzò il desiderio per far tornare la moglie come prima.

La fiaba, molto divertente, avvisa i bambini sulle possibili, non piacevoli conseguenze dei desideri avventati – magari un po’ cattivi – e nello stesso tempo li rassicura sul fatto che questi desideri hanno scarse conseguenze, e quando il desiderio si è estinto, tutto torna alla normalità, soprattutto se la volontà di far tornare tutto come prima è davvero sincera.

Ogni bambino ha momenti in cui si lascia trasportare dalla rabbia:
“ … qualcosa che il bambino non è in grado di evitare. Ma la fiaba è abbastanza accorta da non aspettarsi l’impossibile dal bambino, e da non generare in lui ansia perché ha desideri ispirati dalla collera e non può fare a meno di averli. Da una parte ammonisce che lasciarsi trasportare dalla collera o dall’impazienza significa andare incontro a guai, dall’altre parte rassicura garantendo che la buona volontà e le buone azioni possono annullare tutto il male procurato dai cattivi desideri” (Bettelheim)

Nella Fiaba di Pierino Porcospino, il padre arrabbiato per la sterilità della moglie, desidera di avere un figlio qualsiasi, anche un porcospino. Desiderio esaudito, arrivo un bambino con il corpo da bimbo e la testa di un porcospino. Il piccolo Pierino aiuterà un Re che, nonostante l’aspetto, per ringraziamento gli darà in sposa la propria figlia, e la prima notte di nozze Pierino si trasformerà in uno splendido principe.

Se ci pensiamo bene non ci sono fiabe in cui i bambini hanno cattivi desideri – ad esempio Cenerentola non ha pensieri di rabbia verso le terribile sorellastre e nonostante la loro cattiveria lei desidera davvero che loro vadano al ballo – solo gli adulti si arrabbiano e le fiabe ammoniscono che gli adulti dovrebbero avere abbastanza autocontrollo per non farlo, perché i loro desideri avventati creano guai : cedere alla rabbia è umano, ma gli adulti sono responsabili delle loro azioni, compiute in un attimo d’ira, mentre i bambini non lo sono.
In realtà, il bambino ha risultati meravigliosi quando mette in atto i propri desideri positivi.

L’intervista di “Donna sul Web”

Ecco l‘intervista e lo spazio che Donna Sul Web, il portale innovativo rivolto al “mondo donna”, ci ha dedicato:

Dalla Crisi alle Fiabe su misura: l’idea originale di un gruppo di donne

– 17 maggio 2015

“Non esiste un modo migliore per dire qualcosa a qualcuno a cui tieni” spiega la fondatrice di “Fiabe in Costruzione”, un servizio nuovo e interessante di storie su misura”

 Fiabe su misuraCostruire fiabe su misura e usarle per comunicare qualcosa a qualcuno a cui teniamo. Usiamo il verbo costruire perché ci piace l’approccio artigianale di questo originale e interessante progetto. E dopotutto è proprio così che si chiama: Fiabe in costruzione, ovvero un servizio lanciato da un gruppo di donne italiane che realizzano fiabe su misura. Noi tutti, da bambini ma anche da adulti, ci siamo immedesimati nei personaggi delle fiabe, ed è proprio quello il senso delle storie che ci tramandiamo da secoli. Ma cosa succede se la storia che raccontiamo è pensata su misura per noi? Fiabe in costruzione funziona così: voi date gli ingredienti (personaggi, ambientazione, ecc.) e loro vi realizzano la vostra fiaba. Per capire meglio questo bel progetto abbiamo parlato con Maria Rosa che, dopo un periodo di crisi lavorativa, si è data da fare e ha tirato fuori, un po’ per caso, quest’idea così originale.

Maria Rosa, ci racconti com’è nata l’idea di Fiabe in costruzione?

E’ nata davvero per caso; io scrivo, è la mia passione, e un mio libro è stato pubblicato. Durante la presentazione di questo libro, Vittoria una bambina di 7 anni mi ha chiesto di poterlo leggere. Le ho spiegato che non era un libro adatto a lei – è un noir psicologico – e di fronte alla sua espressione delusa le ho promesso che avrei scritto una fiaba, solo per lei; le ho chiesto cosa le piaceva e lei mi ha risposto che voleva una storia di principessa, che finisse bene, però!

Le promesse vanno sempre mantenute, soprattutto quelle fatte ai bambini; così, aiutata da sua zia che mi ha dato tutte le informazioni è nata la prima fiaba costruita sui sogni di Vittoria che parla di lei, che è diventata una principessa fatata, parla del suo pupazzo preferito, della sua amichetta del cuore e racconta di come ha difeso il mondo dei colori da una strega cattiva.

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La fiaba ha avuto molto successo e le amiche hanno chiesto di poterne avere una per i loro figli e nipoti. Quando poi, ho dovuto lasciare l’azienda per cui lavoravo, ho pensato che forse potevo davvero provarci; fare qualcosa che amo e tentare di coniugarlo con il lavoro. Ho coinvolto Chiara ed Elena, due ex colleghe, ora amiche e mie preziose socie disegnatrici, e a marzo 2015 siamo partite: siamo in realtà neonate, anche noi in continua costruzione come le nostre fiabe. Io scrivo e creo le fiabe, Chiara ed Elena si occupano dei disegni. Al nostro staff si sono aggiunte poi, in supporto al disegno, Debora, Elisabetta e Federica.

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– Tu prima che lavoro facevi?

Ero un consulente delle risorse umane. Mentre lavoravo avevo già iniziato a scrivere di elfi, fatine o terribili draghi. Mi occupavo anche di formazione e stavo studiando la possibilità di utilizzare le fiabe per formare gli adulti – a questo supporto c’è una vastissima ed interessante bibliografia. A dicembre del 2014 sono uscita dalla mia azienda, per problemi legati alla crisi contingente, e mi sono buttata testa e cuore nelle mie fiabe

– Per ora come va l’attività? Vi chiedono più fiabe per bambini o per adulti?

Maria e AmaliDirei bene, considerato che siamo partite da poco! Io curo il nostro blog e stiamo ricevendo moltissime visite e richieste di fiabe. Inizialmente ci chiedevano solo storie per bambini, ma ora ci stanno richiedendo fiabe per adulti, ed è una cosa molto bella perché le fiabe hanno delle chiavi di lettura molto profonde e, non esiste un modo migliore per dire qualcosa a qualcuno a cui tieni. Abbiamo appena consegnato la fiaba per una maestra, regalatale dalla sua classe, e stiamo lavorando alla fiaba di una ragazza, che vuole regalarla alle sue tre amiche per dire quando è importante la loro amicizia. Il sogno di Chiara è di poter disegnare una proposta di matrimonio; chissà prima o poi…

− I clienti dunque ricevono un vero e proprio libro cartaceo?

I clienti possono scegliere un formato PDF, oppure un libro cartaceo in due formati: il classico formato A4 o 20×20. Curiamo molto anche il pacchetto; normalmente ogni libro è corredato da piccoli da stelline dorate o foglie colorate a seconda della fiaba o del periodo.

Fiabe in costruzione

− C’è una traccia che seguite o improvvisate di fiaba in fiaba?

Non esiste una traccia. La peculiarità delle nostre fiabe è che sono costruite attorno alla persona a cui sono dedicate e non esiste una fiaba uguale all’altra. Sono create di volte in volta, a seconda della richiesta, e delle informazioni che ci vengono date. Questo vale anche per i disegni che vengono fatti a misura del protagonista.

Chiediamo al cliente di compilare un modulo dettagliato con tutte le informazioni del destinatario della fiaba. Io lo studio, mi prendo un paio di giorni per pensarci, e normalmente mentre esco a correre con il mio cane, ho la fiaba in testa. La scrivo di getto, e poi la lascio riposare un giorno. Poi la riprendo per la stesura definitiva. Nel frattempo passo una prima bozza della fiaba a Chiara o Elena, o ad entrambe se il lavoro è un po’ grosso, che cominciano a pensare ai disegni. Quando anche i disegni sono pronti, facciamo la correzione di bozze, l’editing e mandiamo in stampa. È un lavoro accurato che richiede normalmente un paio di settimane circa, ma abbiamo lavorato anche in tempi più stretti

– Quali sono le richieste? Le persone chiedono di inserire tra i personaggi le persone che conoscono?

Nel nostro modulo da compilare noi chiediamo molte informazioni, dettagliate, relative a chi/cosa deve essere inserito nella fiaba. Normalmente i nonni, gli zii, l’amichetto/a del cuore, il pupazzo preferito. A volte ci chiedono di ambientare il racconto in una fiaba in particolare – ad esempio la Sirenetta, oppure nel caso di un bambino appassionato di Hip hop, i genitori chi hanno chiesto di ambientarla nella scuola di ballo.

– Qual è la tua fiaba preferita?

Da sempre Cappuccetto Rosso, e non è un caso che rappresenti il nostro logo. Charles Dickens disse che Cappuccetto Rosso fu il suo primo amore e se avesse potuto sposarla avrebbe conosciuto la perfetta felicità! E’ una fiaba bellissima, molto antica. Ricca di simboli profondi è stata per questo motivo la più studiata ed interpretata nelle sue differenti versioni. Nella mia personale versione Cappuccetto Rosso e il Lupo sono inseparabili.