La magia delle ombre. Raccontaci una fiaba…

A volte non serve tanto per creare un mondo di fiabe, basta una luce, un muro e dei magici personaggi: un re, la fanciulla, il castello o magari la terribile strega.

Come? Con la bellissima idea di Ombres du soir, prodotta da Moulin Roty, che in 10 cm. raccoglie le forme  di tutti  i principali protagonisti delle fiabe, pronti per essere utilizzati.

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Con l’aiuto della luce di una lampadina e il muro della vostra camera potete inventarvi fantastiche storie, e riprodurre un vero mondo fiabesco; per questo serve solo la vostra fantasia.


Curiose per natura andiamo sempre alla ricerca di cose particolari, strane e preziose legate al mondo delle fiabe, e questo l’abbiamo trovato al museo Dahlem di Berlino, che si trova nella zone ovest della bellissima città e raccoglie libri e arte da tutte le parti del mondo; ma anche senza andare troppo lontano, potete creare i protagonisti da soli, è davvero semplice, e il risultato è davvero magico.

Volete provarci?

C’era una volta una re che abitava in un bellissimo castello…

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Un giorno il re, passeggiando nel bosco incontrò una bellissima fanciulla e se ne innamorò, ma un terribile drago attaccò il castello e tentò di rapire la sua amata!

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E poi… e poi che succede?  Avete voglia di raccontarci voi cosa succede alla povera fanciulla rapita dal drago? Chi potrà salvarla? Cosa farà il re innamorato?

Avete a disposizione un asino, una fata, una strega, e un cavaliere: usate la vostra fantasia e quella dei vostri bambini, è un bellissimo gioco, e non solo per i più piccoli.

Potete mandarci la vostra fiaba a questo indirizzo: fiabeincostruzione@gmail.com, indicandoci il vostro nome, e poi le pubblicheremo sul nostro blog!

Fiabe in… formazione

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Come mi piace dire spesso, anche noi di Fiabe in costruzione siamo sempre in costruzione, curiose, pronte ad imparare cose nuove, a studiare e scoprire.

Così ieri, abbiamo coniugato formazione e diletto, e credetemi, le due cose hanno coinciso perfettamente, e lo staff di Fiabe si è spostato nella bella città di Torino per approfondire l’argomento a noi molto caro di fiabe e formazione.

Incontro molto interessante condotto con maestria, e non avevamo dubbi, dalla Dott.ssa Antonella Bastone, pedagogista ed autrice del libro Le fiabi insegnate agli adulti. 

Non poteva mancare poi, una visita alla città, e abbiamo scoperto che le fiabe ci seguono ovunque, e sempre più persone sono interessate a questo magnifico tema!

Il cacciatore di draghi

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Aegidius De Hammo era un uomo che viveva nel bel mezzo dell’Isola della Britannia, il suo nome completo era Aegiudius Ahenobarbus Julius Agricola de Hammo, perchè in qull’epoca, molto tempo fa, quando quest’isola era ancora felicemente divisa in molti regni, le persone erano dotate di nomi altisonanti.  Allora c’era più tempo e meno gente...”

La storia  divertente di un improbabile cacciatore di draghi: un contadinotto, che noi chiameremo con il suo nome abbreviato Giles l’agricoltore di Ham,  del suo cane Garm e di una serie di  coincidenze fortunate che lo fanno diventare un cavaliere di fama – più di quanto vorrebbe in realtà.

Giles, svegliato nella notte dal suo fedele cane Garm,  fa scappare un gigante, un po’ sordo e pasticcione che si è perso, e vaga nel villaggio degli uomini. Il gigante scambia la schioppettata del  trombone  del terrorizzato Giles, caricato a chiodi e tutto quello che poteva infilarci, per un insolente tafano, e perciò decide di tornare sui suoi passi per allontanarsi da una zona cosi’ insalubre. Gli abitanti del villaggio festeggiano il nuovo coraggio di Giles l’agricoltore, e quando arriva un giovane drago, il colto e disonesto Chrysophylax,  il buon Giles si trova, suo malgrado, a far nuovamente la parte dell’eroe; nominato in fretta e furia Cavaliere, dal  Re prepotente ed esoso, munito di una spada magica, Mangiacorda, e della sua furbizia e arguzia, riuscirà a farla in barba al drago, al Re e ai suoi inutili e pavidi cavalieri. Diventerà ricco e Re!

Questo racconto di J.R.R Tolkien scritto nel 1949 è ambientato in un piccolo paesino della Britania in un tempo non ben definito: siamo lontani dalle Terre di Mezzo, e dal mondo degli Hobbit – non così tanto però –  ma niente da eccepire a questo racconto ironico che traccia dialoghi intelligenti e raffinati , e disegna con arte i suoi  personaggi simpatici  e un pò ingenui.

Il buon Giles diventato Re, dimostra che a volte, le cose che accadono per caso, e magari non sono sempre piacevoli, possono essere lo spunto per cambiare al meglio  le proprie sorti, se si utilizza un po’ di testa.

Un ultimo consiglio: ai draghi non bisogna mai dire il proprio nome. Non dimenticalo!

 

La piuma

Tavola illustrata di Paolo Fresu  - La piuma

Tavola illustrata di Paolo Fresu – La piuma

L’ultima opera di Giorgio Faletti, il grande autore recentemente scomparso;  inaspettata, dolente e bellissima favola morale, che racconta il percorso di una piuma bianca, che si sposta con leggera eleganza appoggiata alle correnti generose del vento, o al  caldo sospiro di una candela accesa.

Seguiamo la sua traccia, mentre curiosa sorvola il mondo degli uomini:  un Cardinale e la sua finta fede, o la ballerina che chiude al mondo il suo cuore spezzato: essere umani  piccoli e fragili che, troppo presi dalle loro meschinità, dalle loro bassezze o dal loro dolore, non possono vederla.

La lettura di questo racconto è altrettanto bella e armoniosa quanto il volo leggero della piuma,  e viene voglia di  alzare la testa e guardare in cielo per ammirare l’incanto del suo viaggio.

Tracciando il suo invisibile sanscrito nel cielo, la piuma sorvolò un villaggio popolato di uomini, che come tali prestavano attenzione solo a ciò che avveniva in terra, davanti ai loro occhi”

La piuma – Giorgio Faletti ed. Baldini&Castoldi- tavole illustrate di Paolo Fresu

I desideri ridicoli

gabriel-pacheco. I tre desideri

gabriel-pacheco. I tre desideri

C’era una volta un taglialegna, il quale, stanco della vita — così almeno diceva — aveva gran voglia di andarsene al mondo di là. Da che era venuto al mondo, a sentir lui, il cielo spietato non avea mai voluto esaudire un solo dei suoi voti.
Un giorno che così si lamentava nel bosco, gli comparve Giove con in mano un fulmine. Figurarsi la paura del pover’uomo! “Niente voglio, esclamò gettandosi a terra, niente desideri, niente fulmini, e siamo lesti! ”
“Non temere, lo rassicurò Giove. Commosso ai tuoi pianti, vengo a mostrarti il torto che mi fai. Ascoltami. Io, sovrano del mondo, ti prometto di esaudire i primi tre desideri che ti verranno in mente, quali che essi siano. Pensa a quel che meglio potrebbe formare la tua felicità; ma poiché questa dipende tutta dai tuoi voti, pensaci bene prima di farli. ”
Ciò detto, disparve. E il taglialegna, caricatosi il suo fardello, che gli parve ora una piuma, se ne tornò tutto lieto a casa.
Bisogna – diceva cammin facendo – contenersi con giudizio; bisogna anche, vista la importanza del caso, pigliar consiglio da mia moglie.”

I tre desideri – I desideri ridicoli  il titolo nella versione francese – è una fiaba di Perrault pubblicata nel 1703, dopo la sua morte,  che narra la storia di un taglialegna che riceve in dono la possibilità di esaudire tre preziosi desideri. Il pover’uomo torna a casa, lo racconta subito alla moglie e i due decidono di pensarci per bene, perché un’opportunità così non si ripresenterà un’ altra volta.

Così il marito, soddisfatto, si siede a pensare davanti al fuoco, beve un bicchiere di vino e dice:
– Certo che, con del vino rosso così buono ci vorrebbe una bella e lunga salsiccia –
Detto fatto; una fumante salsiccia appare sul tavolo. La moglie inferocita – che già stava pensando a desiderare diamanti, cibi succulenti e ricchezze varie – comincia ad inveire al marito per avere sprecato in modo così stupido un prezioso desiderio. I due cominciano a litigare e ad un certo punto il marito dice alla moglie:
Gli uomini disse, son davvero nati per soffrire! Maledetta sia la salsiccia e la tua malagrazia! Piacesse al cielo, brutta strega, che ti pendesse alla punta del naso!”
La preghiera fu all’istante esaudita. Detto fatto, il metro di salsiccia s’attaccò al naso della povera moglie.”

Bisogna dire che l’uomo valutò per un attimo di usare il terzo ed ultimo desiderio per sé, e magari farsi Re, e lasciare la moglie con quel coso attaccato al naso; ma poi pensò che da Re non era molto elegante avere accanto una Regina con cotanto naso, ed utilizzò il desiderio per far tornare la moglie come prima.

La fiaba, molto divertente, avvisa i bambini sulle possibili, non piacevoli conseguenze dei desideri avventati – magari un po’ cattivi – e nello stesso tempo li rassicura sul fatto che questi desideri hanno scarse conseguenze, e quando il desiderio si è estinto, tutto torna alla normalità, soprattutto se la volontà di far tornare tutto come prima è davvero sincera.

Ogni bambino ha momenti in cui si lascia trasportare dalla rabbia:
“ … qualcosa che il bambino non è in grado di evitare. Ma la fiaba è abbastanza accorta da non aspettarsi l’impossibile dal bambino, e da non generare in lui ansia perché ha desideri ispirati dalla collera e non può fare a meno di averli. Da una parte ammonisce che lasciarsi trasportare dalla collera o dall’impazienza significa andare incontro a guai, dall’altre parte rassicura garantendo che la buona volontà e le buone azioni possono annullare tutto il male procurato dai cattivi desideri” (Bettelheim)

Nella Fiaba di Pierino Porcospino, il padre arrabbiato per la sterilità della moglie, desidera di avere un figlio qualsiasi, anche un porcospino. Desiderio esaudito, arrivo un bambino con il corpo da bimbo e la testa di un porcospino. Il piccolo Pierino aiuterà un Re che, nonostante l’aspetto, per ringraziamento gli darà in sposa la propria figlia, e la prima notte di nozze Pierino si trasformerà in uno splendido principe.

Se ci pensiamo bene non ci sono fiabe in cui i bambini hanno cattivi desideri – ad esempio Cenerentola non ha pensieri di rabbia verso le terribile sorellastre e nonostante la loro cattiveria lei desidera davvero che loro vadano al ballo – solo gli adulti si arrabbiano e le fiabe ammoniscono che gli adulti dovrebbero avere abbastanza autocontrollo per non farlo, perché i loro desideri avventati creano guai : cedere alla rabbia è umano, ma gli adulti sono responsabili delle loro azioni, compiute in un attimo d’ira, mentre i bambini non lo sono.
In realtà, il bambino ha risultati meravigliosi quando mette in atto i propri desideri positivi.

L’intervista di “Donna sul Web”

Ecco l‘intervista e lo spazio che Donna Sul Web, il portale innovativo rivolto al “mondo donna”, ci ha dedicato:

Dalla Crisi alle Fiabe su misura: l’idea originale di un gruppo di donne

– 17 maggio 2015

“Non esiste un modo migliore per dire qualcosa a qualcuno a cui tieni” spiega la fondatrice di “Fiabe in Costruzione”, un servizio nuovo e interessante di storie su misura”

 Fiabe su misuraCostruire fiabe su misura e usarle per comunicare qualcosa a qualcuno a cui teniamo. Usiamo il verbo costruire perché ci piace l’approccio artigianale di questo originale e interessante progetto. E dopotutto è proprio così che si chiama: Fiabe in costruzione, ovvero un servizio lanciato da un gruppo di donne italiane che realizzano fiabe su misura. Noi tutti, da bambini ma anche da adulti, ci siamo immedesimati nei personaggi delle fiabe, ed è proprio quello il senso delle storie che ci tramandiamo da secoli. Ma cosa succede se la storia che raccontiamo è pensata su misura per noi? Fiabe in costruzione funziona così: voi date gli ingredienti (personaggi, ambientazione, ecc.) e loro vi realizzano la vostra fiaba. Per capire meglio questo bel progetto abbiamo parlato con Maria Rosa che, dopo un periodo di crisi lavorativa, si è data da fare e ha tirato fuori, un po’ per caso, quest’idea così originale.

Maria Rosa, ci racconti com’è nata l’idea di Fiabe in costruzione?

E’ nata davvero per caso; io scrivo, è la mia passione, e un mio libro è stato pubblicato. Durante la presentazione di questo libro, Vittoria una bambina di 7 anni mi ha chiesto di poterlo leggere. Le ho spiegato che non era un libro adatto a lei – è un noir psicologico – e di fronte alla sua espressione delusa le ho promesso che avrei scritto una fiaba, solo per lei; le ho chiesto cosa le piaceva e lei mi ha risposto che voleva una storia di principessa, che finisse bene, però!

Le promesse vanno sempre mantenute, soprattutto quelle fatte ai bambini; così, aiutata da sua zia che mi ha dato tutte le informazioni è nata la prima fiaba costruita sui sogni di Vittoria che parla di lei, che è diventata una principessa fatata, parla del suo pupazzo preferito, della sua amichetta del cuore e racconta di come ha difeso il mondo dei colori da una strega cattiva.

libro fiabe

La fiaba ha avuto molto successo e le amiche hanno chiesto di poterne avere una per i loro figli e nipoti. Quando poi, ho dovuto lasciare l’azienda per cui lavoravo, ho pensato che forse potevo davvero provarci; fare qualcosa che amo e tentare di coniugarlo con il lavoro. Ho coinvolto Chiara ed Elena, due ex colleghe, ora amiche e mie preziose socie disegnatrici, e a marzo 2015 siamo partite: siamo in realtà neonate, anche noi in continua costruzione come le nostre fiabe. Io scrivo e creo le fiabe, Chiara ed Elena si occupano dei disegni. Al nostro staff si sono aggiunte poi, in supporto al disegno, Debora, Elisabetta e Federica.

fiabe su misura

– Tu prima che lavoro facevi?

Ero un consulente delle risorse umane. Mentre lavoravo avevo già iniziato a scrivere di elfi, fatine o terribili draghi. Mi occupavo anche di formazione e stavo studiando la possibilità di utilizzare le fiabe per formare gli adulti – a questo supporto c’è una vastissima ed interessante bibliografia. A dicembre del 2014 sono uscita dalla mia azienda, per problemi legati alla crisi contingente, e mi sono buttata testa e cuore nelle mie fiabe

– Per ora come va l’attività? Vi chiedono più fiabe per bambini o per adulti?

Maria e AmaliDirei bene, considerato che siamo partite da poco! Io curo il nostro blog e stiamo ricevendo moltissime visite e richieste di fiabe. Inizialmente ci chiedevano solo storie per bambini, ma ora ci stanno richiedendo fiabe per adulti, ed è una cosa molto bella perché le fiabe hanno delle chiavi di lettura molto profonde e, non esiste un modo migliore per dire qualcosa a qualcuno a cui tieni. Abbiamo appena consegnato la fiaba per una maestra, regalatale dalla sua classe, e stiamo lavorando alla fiaba di una ragazza, che vuole regalarla alle sue tre amiche per dire quando è importante la loro amicizia. Il sogno di Chiara è di poter disegnare una proposta di matrimonio; chissà prima o poi…

− I clienti dunque ricevono un vero e proprio libro cartaceo?

I clienti possono scegliere un formato PDF, oppure un libro cartaceo in due formati: il classico formato A4 o 20×20. Curiamo molto anche il pacchetto; normalmente ogni libro è corredato da piccoli da stelline dorate o foglie colorate a seconda della fiaba o del periodo.

Fiabe in costruzione

− C’è una traccia che seguite o improvvisate di fiaba in fiaba?

Non esiste una traccia. La peculiarità delle nostre fiabe è che sono costruite attorno alla persona a cui sono dedicate e non esiste una fiaba uguale all’altra. Sono create di volte in volta, a seconda della richiesta, e delle informazioni che ci vengono date. Questo vale anche per i disegni che vengono fatti a misura del protagonista.

Chiediamo al cliente di compilare un modulo dettagliato con tutte le informazioni del destinatario della fiaba. Io lo studio, mi prendo un paio di giorni per pensarci, e normalmente mentre esco a correre con il mio cane, ho la fiaba in testa. La scrivo di getto, e poi la lascio riposare un giorno. Poi la riprendo per la stesura definitiva. Nel frattempo passo una prima bozza della fiaba a Chiara o Elena, o ad entrambe se il lavoro è un po’ grosso, che cominciano a pensare ai disegni. Quando anche i disegni sono pronti, facciamo la correzione di bozze, l’editing e mandiamo in stampa. È un lavoro accurato che richiede normalmente un paio di settimane circa, ma abbiamo lavorato anche in tempi più stretti

– Quali sono le richieste? Le persone chiedono di inserire tra i personaggi le persone che conoscono?

Nel nostro modulo da compilare noi chiediamo molte informazioni, dettagliate, relative a chi/cosa deve essere inserito nella fiaba. Normalmente i nonni, gli zii, l’amichetto/a del cuore, il pupazzo preferito. A volte ci chiedono di ambientare il racconto in una fiaba in particolare – ad esempio la Sirenetta, oppure nel caso di un bambino appassionato di Hip hop, i genitori chi hanno chiesto di ambientarla nella scuola di ballo.

– Qual è la tua fiaba preferita?

Da sempre Cappuccetto Rosso, e non è un caso che rappresenti il nostro logo. Charles Dickens disse che Cappuccetto Rosso fu il suo primo amore e se avesse potuto sposarla avrebbe conosciuto la perfetta felicità! E’ una fiaba bellissima, molto antica. Ricca di simboli profondi è stata per questo motivo la più studiata ed interpretata nelle sue differenti versioni. Nella mia personale versione Cappuccetto Rosso e il Lupo sono inseparabili.

 

 

Chi ha paura di Grimilde?

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Biancaneve è una fiaba antica e molto nota; è stata narrata per secoli, in varie forme e differenti lingue in tutte Europa, trasmessa oralmente come nella tradizione popolare, e conosciuta nella versione scritta  dei fratelli Grimm, che come di consueto ne fecero diverse revisioni.

Nella prima versione del 1812, la regina, bellissima, sta cucendo e si punge  il dito con l’ago, e tre gocce di sangue cadono nella neve fresca. La regina allora desidera di poter avere una bimba, rossa come il sangue, bianca come il candore della neve su cui cade il suo sangue, e nera come l’ebano della finestra a cui sta lavorando. Una bimba arriva ad esaudire il suo desiderio e viene chiamata Biancaneve.

Nella prima versione dei Grimm la madre di Biancaneve non muore, e diventa gelosa e terribile quando la piccola Biancaneve a 7 anni la supera in bellezza. Pazza di gelosia chiede al cacciatore di ucciderla e di portarle  il suo cuore e il suo fegato per poi mangiarselo – l’uomo primitivo pensava di acquisire il potere e le caratteristiche di quello che mangiava – poi, scoperto l’inganno del cacciatore, che impietosito uccide un cucciolo di animale e libera la piccola Biancaneve,  tenta per 2 volte di ucciderla, andando personalmente nella casa dei nani. Alla fine avrà la punizione che si merita: dovrà indossare delle scarpe di ferro incandescenti e danzare finchè con cadrà a terra morta.

Solo nella successive versione del 1819 – sempre dei Grimm – la madre di Biancaneve muore e arriva la matrigna cattiva che tutti conosciamo.

Perchè la figura materna nelle fiabe, madre o matrigna che sia, viene  quasi sempre rappresentata crudele, impreparata, inadatta e maligna?

In Jack e il fagiolo magico viene fatto cenno ad una madre che non era preparata a permettere a suo figlio di diventare indipendente; Biancaneve, racconta come un genitore – la regina Grimilde – venga distrutto dalla gelosia per sua figlia, che quando diventa adulta, la supera in bellezza.” Scrive Bettelheim, e scrive inoltre che le fiabe non spiegano il  perchè di questo: non sapremo mai perché, ad esempio,  la regina di Biancaneve invece di invecchiare con grazia e saggezza, arriva a temere e ad odiare la propria figlia che dovrebbe invece amare, tanto da chiedere al cacciatore di ucciderla!

Le mamme e le matrigne cattive delle fiabe hanno il compito fondamentale di aiutare il bambino nel superamento del conflitto edipico  e di rendere accettabili le tensioni negative che normalmente il bambino prova nei confronti del genitore che, senza sentirsi colpevole per questo, può indirizzarle verso la figura materna della fiaba, verso una mamma o matrigna che merita pensieri cattivi.

Biancaneve muore nella fiaba, ma poi torna in vita grazie ad un bacio d’amore: la morte in questo caso non significa fine della vita ma diventa un simbolo del desiderio che la persona venga allontanata; come il bambino edipico non desidera realmente la morte del suo genitore rivale, ma vuole semplicimente di non essere contrastato nella conquista esclusiva del genitore dell’altro sesso. (Bettehleim). Il bambino si aspetta che, così come ha voluto inconsciamente che il genitore sparisse, dopo, vuole che lo stesso genitore torni presente più che mai (superamento della fase edipica).

Le fiabe insegnano che nonostante i coinvolgimenti emotivi, e i conflitti edipici inconsci possano sembrare insormontabili, è possibile avere una vita migliore proprio grazie al superamento di queste difficoltà: Biancaneve, nonostante la gelosia della matrigna, sopravvive e ottiene una vita bellissima, e Rapunzel,  sacrificata dai genitori per il soddisfacimento dei propri desideri e lasciata nelle mani di una matrigna che non vuole lasciarla crescere e vivere in autonomia, ottiene invece tutto quello che desidera.

alla fine della fiaba l’eroe ottiene il suo premio , non la morte o distruzione, ma una maggiore integrazione, simboleggiata dalla vittoria sul nemico rivale e l’ottenimento della felicità. Per conquistare questo premio egli affronta esperienza di crescita, analoghe a quelle necessarie per lo sviluppo del bambino verso la maturita”. (Bettehleim)

Da questo, il bambino trae la forza e il coraggio per non fermarsi di fronte alle difficoltà della vita, e a lottare per crescere e creare il proprio se’, e raggiungere la consapevolezza che il cambiamento significa la rinuncia a quello di cui si beneficiava prima – nel caso di Biancaneve,  la vita tranquilla con i nani – anche attraverso esperienze   di crescita, difficili e dolorose che non possono essere evitate.

Queste fiabe fanno capire al lettore, al bambino come all’adulto, che non deve temere di abbandonare la posizione di dipendenza infantile, perchè dopo i pericoli e le avversità otterrà una vita più ricca e felice. (Bettelheim)

La Luna

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L’incanto della luna, la magia dell’universo e il suo spazio infinito e misterioso. Un bambino  viene portato per la prima volta a lavorare insieme al padre e al nonno; ora tocca a lui imparare; e crescere…

A volte, crescere vuol dire per il bambino fare delle scelte, e sperimentare; e per il genitore, vuol dire lasciargli l’autonomia per farlo. Così si cresce insieme… senza perdere mai la capacità di meravigliarsi e far meravigliare. Delizioso cortometraggio della Disney Pixar, da guardare!

Magari questa notte abbiamo la stessa luna…

Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?

Intorno all’anno 1000, Egberto di Liegi, letterato vissuto tra il 972 e il 1023, scrisse Fecunda ratis, una raccolta di testi, proverbi e racconti del tempo. In questo prezioso testo medievale scritto in latino, si racconta la storia di una bambina dal mantello rosso che vive in mezzo ai lupi e viene inghiottita da uno di questo, ma viene salvata dai cuccioli di una lupa che mettono al suo posto nella pancia del lupo, un sasso.

Questa, sembra essere la prima versione della storia di  Cappuccetto Rosso, antica fiaba, universalmente conosciuta e amata; ma forse non tutti sanno che è la fiaba, in tutte le sue differenti versioni, che più è stata analizzata ed interpretata per i suoi contenuti simbolici impliciti, anche di carattere sessuale, e che spesso i pareri degli studiosi sono stati discordanti sul suo reale messaggio simbolico.

«Da questa storia si impara che i bambini, e specialmente le giovanette carine, cortesi e di buona famiglia, fanno molto male a dare ascolto agli sconosciuti; e non è cosa strana se poi il Lupo ottiene la sua cena. Dico Lupo, perché non tutti i lupi sono della stessa sorta; ce n’è un tipo dall’apparenza encomiabile, che non è rumoroso, né odioso, né arrabbiato, ma mite, servizievole e gentile, che segue le giovani ragazze per strada e fino a casa loro. Guai! a chi non sa che questi lupi gentili sono, fra tali creature, le più pericolose!».

Questo è il finale, un po’ bacchettone, denso di morale, e un po’ oscuro della seconda versione più antica della fiaba, almeno scritta, di Cappuccetto Rosso; Le Petit Chaperon Rouge apparsa, nel 1697, nelle fiabe “I racconti di mamma l’oca di Charles Perrault

In questa versione per la piccola Cappuccetto Rosso e per la povera nonna non c’è nessuna salvezza; nessun taglialegna o cacciatore che arriva a salvarle. Il lupo cattivo se le mangia, e come finale un pesante monito, alle giovanette, a diffidare degli sconosciuti.
In Francia, nel XVII secolo “la giovane donna nel bosco” era una metafora della donna di facili costumi, della prostituta in genere, e la man tellina rossa ne era un segnale chiaro.
La stessa mantellina può rappresentare anche il raggiungimento della maturità sessuale, l’ingresso nella pubertà; e il lupo rappresenta il predatore, il maschio da cui proteggersi. Non a caso la Cappuccetto di Perrault è rappresentata più come una giovinetta disinibita, che una bimba ingenua, che non esita a svestirsi e ad entrare nel letto con il lupo, e per lei non c’è il lieto fine, previsto e necessario per assolvere al potere terapeutico ed educativo delle fiabe.

Toc, toc.” “Chi è?” Cappuccetto Rosso, che sentì il vocione grosso del Lupo, ebbe dapprincipio un po’ di paura; ma credendo che la sua nonna fosse infreddata rispose: “Sono la vostra bambina, son Cappuccetto Rosso, che vengo a portarvi una stiacciata e un vasetto di burro, che vi manda la mamma mia”. Il Lupo gridò di dentro, assottigliando un po’ la voce: “Tira la stanghetta e la porta si aprirà.” Cappuccetto Rosso tirò la stanghetta e la porta si aprì. Il Lupo, vistala entrare, le disse, nascondendosi sotto le coperte: “Posa la stiacciata e il vasetto di burro sulla madia e vieni a letto con me”. Cappuccetto Rosso si spogliò ed entrò nel letto, dove ebbe una gran sorpresa nel vedere com’era fatta la sua nonna, quando era tutta spogliata. E cominciò a dire: “O nonna mia, che braccia grandi che avete!”. “Gli è per abbracciarti meglio, bambina mia.” (Perrault)

 

“… Perrault rende tutto il più esplicito possibile”, spiega Bettehleim, nel suo libro Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psiconalitici delle fiabe, “dato che di fronte a questa evidente seduzione Cappuccetto Rosso non fa la minima mossa per fuggire o reagire, o è stupida o vuole essere sedotta”.  In ogni caso, una figura in cui non è consigliabile identificarsi; con questi particolari Cappuccetto da ragazzina ingenua diventa una donna traviata”.

Esistono altre versioni della fiaba che probabilmente influenzarono Perrault, soprattutto nella tradizione popolare trasmessa oralmente. In alcune sono presenti simboli di antropofagia: il lupo invita Cappuccetto Rosso a bere del vino, e mangiare carne che altro non è che il corpo triturato della povera nonna! In questo caso più che si simboli si potrebbe trattare di racconti aderenti alla realtà di allora: bisogna considerare il contesto temporale: agli inizi del XIV secolo in Europa, ci furono grandi carestie che diedero effettivamente luogo ad episodi di cannibalismo. In ogni caso Perrault, che scrisse il suo libro per la corte di Versailles, comprensibilmente eliminò questa parte troppo forte.

Solo nella successiva versione dei fratelli Grimm, del 1812 Rotkäppchen, la bimba e la nonna vengono salvate da un cacciatore, che nelle successive versioni, fino a quella più conosciuta, diventa un taglialegna, e Cappuccetto Rosso è soltanto una bimba distratta che disubbidisce alla mamma.

Cappuccetto Rosso” prosegue Bettelheimesprime i processi interiori del bambino prepubere: il lupo è l’incarnazione della malvagità che il bambino avverte quando va contro le ammonizioni dei suoi genitori e si permette di tentare, o di essere tentato, sessualmente. Quando si allontana dal sentiero che il genitore gli ha tracciato, incontra la “malvagità”, e teme che essa inghiottirà lui e il genitore di cui ha tradito la fiducia. Ma può esserci risurrezione dalla malvagità, come la storia racconta”.

Allora perché è così amata questa fiaba? Perché Cappuccetto Rosso come ogni essere  umano è debole e può sbagliare; sempre Bettelheim ci spiega: “Cappuccetto Rosso per quanto virtuosa, si lascia tentare, e perché la sua sorte ci dice che fidarsi delle buone intenzioni di chiunque, che sembra così bello, significa in realtà esporsi a trappole. Se non ci fosse qualcosa in noi che prova attrazione per il grosso lupo cattivo, egli non avrebbe nessun potere su di noi.

Per questo diventa importante comprendere la sua natura e comprendere cosa lo rende attraente per noi. Cappuccetto Rosso perde l’innocenza infantile quando incontra, quando conosce, i pericoli in agguato, nasconti dentro di sé, nel mondo fuori, e ne ha in cambio la saggezza che può avere solo chi ha superato una grande prova, o una grossa crisi, e si rende conto che è stata causata dalla sua stessa natura. E da questo impara. Cappuccetto Rosso promette a sé stessa:
Finchè vivrai, non ti allontanerai dal sentiero nel bosco”.

Secondo Bettelheim, tramite questa storia, il bambino comincia a comprendere, almeno a livello inconscio, che solo le esperienze molto forti, quelle che ci soppraffanno, ci fanno provare sentimenti interiori  corrispondenti che non sappiamo dominare; una volta che avremo imparato a padroneggiare queste situazioni non dovremo più avere paura dell’incontro con il lupo.

Nella mia versione tutta personale, e da adulta, di questa fiaba, che da sempre è la mia preferita, Cappuccetto Rosso e il lupo  sono inseparabili…