Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?

Intorno all’anno 1000, Egberto di Liegi, letterato vissuto tra il 972 e il 1023, scrisse Fecunda ratis, una raccolta di testi, proverbi e racconti del tempo. In questo prezioso testo medievale scritto in latino, si racconta la storia di una bambina dal mantello rosso che vive in mezzo ai lupi e viene inghiottita da uno di questo, ma viene salvata dai cuccioli di una lupa che mettono al suo posto nella pancia del lupo, un sasso.

Questa, sembra essere la prima versione della storia di  Cappuccetto Rosso, antica fiaba, universalmente conosciuta e amata; ma forse non tutti sanno che è la fiaba, in tutte le sue differenti versioni, che più è stata analizzata ed interpretata per i suoi contenuti simbolici impliciti, anche di carattere sessuale, e che spesso i pareri degli studiosi sono stati discordanti sul suo reale messaggio simbolico.

«Da questa storia si impara che i bambini, e specialmente le giovanette carine, cortesi e di buona famiglia, fanno molto male a dare ascolto agli sconosciuti; e non è cosa strana se poi il Lupo ottiene la sua cena. Dico Lupo, perché non tutti i lupi sono della stessa sorta; ce n’è un tipo dall’apparenza encomiabile, che non è rumoroso, né odioso, né arrabbiato, ma mite, servizievole e gentile, che segue le giovani ragazze per strada e fino a casa loro. Guai! a chi non sa che questi lupi gentili sono, fra tali creature, le più pericolose!».

Questo è il finale, un po’ bacchettone, denso di morale, e un po’ oscuro della seconda versione più antica della fiaba, almeno scritta, di Cappuccetto Rosso; Le Petit Chaperon Rouge apparsa, nel 1697, nelle fiabe “I racconti di mamma l’oca di Charles Perrault

In questa versione per la piccola Cappuccetto Rosso e per la povera nonna non c’è nessuna salvezza; nessun taglialegna o cacciatore che arriva a salvarle. Il lupo cattivo se le mangia, e come finale un pesante monito, alle giovanette, a diffidare degli sconosciuti.
In Francia, nel XVII secolo “la giovane donna nel bosco” era una metafora della donna di facili costumi, della prostituta in genere, e la man tellina rossa ne era un segnale chiaro.
La stessa mantellina può rappresentare anche il raggiungimento della maturità sessuale, l’ingresso nella pubertà; e il lupo rappresenta il predatore, il maschio da cui proteggersi. Non a caso la Cappuccetto di Perrault è rappresentata più come una giovinetta disinibita, che una bimba ingenua, che non esita a svestirsi e ad entrare nel letto con il lupo, e per lei non c’è il lieto fine, previsto e necessario per assolvere al potere terapeutico ed educativo delle fiabe.

Toc, toc.” “Chi è?” Cappuccetto Rosso, che sentì il vocione grosso del Lupo, ebbe dapprincipio un po’ di paura; ma credendo che la sua nonna fosse infreddata rispose: “Sono la vostra bambina, son Cappuccetto Rosso, che vengo a portarvi una stiacciata e un vasetto di burro, che vi manda la mamma mia”. Il Lupo gridò di dentro, assottigliando un po’ la voce: “Tira la stanghetta e la porta si aprirà.” Cappuccetto Rosso tirò la stanghetta e la porta si aprì. Il Lupo, vistala entrare, le disse, nascondendosi sotto le coperte: “Posa la stiacciata e il vasetto di burro sulla madia e vieni a letto con me”. Cappuccetto Rosso si spogliò ed entrò nel letto, dove ebbe una gran sorpresa nel vedere com’era fatta la sua nonna, quando era tutta spogliata. E cominciò a dire: “O nonna mia, che braccia grandi che avete!”. “Gli è per abbracciarti meglio, bambina mia.” (Perrault)

 

“… Perrault rende tutto il più esplicito possibile”, spiega Bettehleim, nel suo libro Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psiconalitici delle fiabe, “dato che di fronte a questa evidente seduzione Cappuccetto Rosso non fa la minima mossa per fuggire o reagire, o è stupida o vuole essere sedotta”.  In ogni caso, una figura in cui non è consigliabile identificarsi; con questi particolari Cappuccetto da ragazzina ingenua diventa una donna traviata”.

Esistono altre versioni della fiaba che probabilmente influenzarono Perrault, soprattutto nella tradizione popolare trasmessa oralmente. In alcune sono presenti simboli di antropofagia: il lupo invita Cappuccetto Rosso a bere del vino, e mangiare carne che altro non è che il corpo triturato della povera nonna! In questo caso più che si simboli si potrebbe trattare di racconti aderenti alla realtà di allora: bisogna considerare il contesto temporale: agli inizi del XIV secolo in Europa, ci furono grandi carestie che diedero effettivamente luogo ad episodi di cannibalismo. In ogni caso Perrault, che scrisse il suo libro per la corte di Versailles, comprensibilmente eliminò questa parte troppo forte.

Solo nella successiva versione dei fratelli Grimm, del 1812 Rotkäppchen, la bimba e la nonna vengono salvate da un cacciatore, che nelle successive versioni, fino a quella più conosciuta, diventa un taglialegna, e Cappuccetto Rosso è soltanto una bimba distratta che disubbidisce alla mamma.

Cappuccetto Rosso” prosegue Bettelheimesprime i processi interiori del bambino prepubere: il lupo è l’incarnazione della malvagità che il bambino avverte quando va contro le ammonizioni dei suoi genitori e si permette di tentare, o di essere tentato, sessualmente. Quando si allontana dal sentiero che il genitore gli ha tracciato, incontra la “malvagità”, e teme che essa inghiottirà lui e il genitore di cui ha tradito la fiducia. Ma può esserci risurrezione dalla malvagità, come la storia racconta”.

Allora perché è così amata questa fiaba? Perché Cappuccetto Rosso come ogni essere  umano è debole e può sbagliare; sempre Bettelheim ci spiega: “Cappuccetto Rosso per quanto virtuosa, si lascia tentare, e perché la sua sorte ci dice che fidarsi delle buone intenzioni di chiunque, che sembra così bello, significa in realtà esporsi a trappole. Se non ci fosse qualcosa in noi che prova attrazione per il grosso lupo cattivo, egli non avrebbe nessun potere su di noi.

Per questo diventa importante comprendere la sua natura e comprendere cosa lo rende attraente per noi. Cappuccetto Rosso perde l’innocenza infantile quando incontra, quando conosce, i pericoli in agguato, nasconti dentro di sé, nel mondo fuori, e ne ha in cambio la saggezza che può avere solo chi ha superato una grande prova, o una grossa crisi, e si rende conto che è stata causata dalla sua stessa natura. E da questo impara. Cappuccetto Rosso promette a sé stessa:
Finchè vivrai, non ti allontanerai dal sentiero nel bosco”.

Secondo Bettelheim, tramite questa storia, il bambino comincia a comprendere, almeno a livello inconscio, che solo le esperienze molto forti, quelle che ci soppraffanno, ci fanno provare sentimenti interiori  corrispondenti che non sappiamo dominare; una volta che avremo imparato a padroneggiare queste situazioni non dovremo più avere paura dell’incontro con il lupo.

Nella mia versione tutta personale, e da adulta, di questa fiaba, che da sempre è la mia preferita, Cappuccetto Rosso e il lupo  sono inseparabili…

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One thought on “Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?

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