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Mariarosa Venturahttp://fiabeincostruzione.itClasse 64: Per una promessa fatta a una bambina ho scritto la mia prima fiaba e ho creato Fiabe in Costruzione. Scrivo fiabe, fiabe per piccoli ma soprattutto per i grandi, perché siamo proprio noi grandi che abbiamo bisogno di fiabe. Blogger, Web writer, Formatrice socia AIF, professionista olistico SIAF LO2754P-OP, scrivo fiabe su commissione, e faccio formazione per privati, scuole e aziende e percorsi di crescita personale, individuali e di gruppo anche con il supporto delle fiabe antiche. Scrittura autobiografica, scrittura della propria fiaba, scrittura creativa e del benessere. Evoluzione e auto consapevolezza. Master REIKI e Master Reiki Animal Facilitarice metodo Psicofiaba di Paola Biato e fiabazione individuale e di gruppo metodo Dott.ssa Santagostino Professione disciplinata legge 4/2013 Mai senza: i miei pelosi, un libro e lo ammetto, il mio pc. Personaggio preferito delle fiabe: naturalmente il lupo, e gli elfi, di ogni tipo.
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Il cuore

23 febbraio 2020 di Mariarosa Ventura

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Il vecchio si avvicinò al grande albero, affannato per la lunga camminata, ma doveva andare da lui, per salutarlo. Era stato via troppo a lungo… Si sentiva così stanco, ma un vecchio amico vale la pena di un po’ di fatica.

Quando si trovò davanti al suo tronco maestoso vi appoggiò la mano, come aveva fatto la prima volta che si erano incontrati, come aveva fatto ogni volta che era andato da lui, e come sempre sentì l’energia pura e pulita che arrivava dalle sue potenti radici, e sorrise.

Ciao amico mio… disse con voce commossa.

Ciao amico mio, rispose l’albero.

E quando il vecchio tolse la mano dal tronco, gli restò fra le dita un piccolo pezzo di legno, e lui lo guardò prima sorpreso, e poi vide la traccia gentile che si era svelata

E sorrise…

 

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Progetti Itineranti… un ufficio nel bosco

22 febbraio 2020 di Mariarosa Ventura

 

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Perché PERCORSI ITINERANTI? Perché è il movimento che crea Energia, e noi, siamo sempre in movimento, anche quando non ce ne rendiamo conto.

Basta volerlo. Basta aver voglia di uscire dal proprio posto. Quello che conosciamo bene. Che anche se non ci piace, è sicuro, mentre quello che non conosciamo ci  fa paura.

Cambiare fa paura.

Se sei fortunato, fortunata, ad un certo punto sentirai che in quel posto non ci stai più dentro. Come avere indossato un vestito che non è il tuo, e a furia di tirarlo da una parte, accorciarlo dall’altra, di coprire le macchie, e di mascherarlo con uno scialle – una maschera –  l’hai portato avanti per tanto tempo. Se sei fortunato, ad un certo punto, non potrai più sentire il contatto del suo cotone liso con la tua pelle e dovrai, vorrai, cambiarlo.

Sappi che è un privilegio. Il cambiamento parte da lì. Dalla consapevolezza che quello, non è più il tuo posto.. Vuol dire che sei pronto, pronta a cambiare.

Vuol dire che sei pronto, pronta ad indossare una pelle di orso e affrontare il bosco, il tempo necessario per trovare i nuovi vestiti adatti a te. Le fiabe, antiche e sagge messaggere, insegnano sempre che quando il tuo Re interiore ti chiama, è arrivato il momento di iniziare il tuo nuovo Viaggio.

Sei pronto, pronta, ad affrontare nuovi percorsi itineranti, a metterti in cammino, a scegliere i nuovi sentieri. A muovere nuova Energia.

Noi siamo pronte al cambiamento: Percorsi Itineranti nasce da Fiabe in costruzione,  per accompagnarti in questo Viaggio, sia dentro di te, fino in fondo alla tua anima, sia fuori, nei sentieri intricati del  bosco: formazione professionale outdoor rivolta alle aziende, rivolta ai professionisti  che hanno bisogno di ridisegnare il proprio percorso professionale. Percorsi di orientamento al lavoro per chi vuole trovare nuovi sbocchi e nuove motivazioni,

Ultimamente sto incontrando i miei “compagni di viaggio” on line: la rete è uno strumento, e come tale diventa buono o cattivo a seconda di come viene utilizzato. Nella sua accezione positiva, la rete consente di entrare in contatto, oltrepassando i limiti di spazio, i vincoli di orario e di tempo. Incontro persone che comodamente da casa, mi raccontano le loro storie preziose, i loro progetti, i loro sogni e insieme lavoriamo per sciogliere nodi emotivi, blocchi inconsci. 

Una modalità che piace molto e che si adatta bene ai tempi frenetici della vita di ogni giorno, e consente di dedicarsi tempo, tempo prezioso per il proprio benessere, per la propria crescita e per la propria anima, seduti nella poltrona preferita, oppure di fronte al mare o nel silenzio rispettoso di un bosco

Così, quando sulla mia strada ho trovato il progetto Huknow, un portale nato dal crowfunding, che consente di fare, e ottenere consulenze on line, mi è sembrato un’ottima opportunità.

Ho aperto il mio ufficio virtuale con Huknow e posso ricevere i miei clienti, ovunque – sì, anche nel bosco, e fare consulenze e percorsi di crescita personale, orientamento professionale,  percorsi di scrittura e percorsi di reiki, on line.

Vuoi saperne di più? fiabeincostruzione@gmail.com

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Il colore delle emozioni

20 febbraio 2020 di Mariarosa Ventura
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Sofia è una bimba di sei anni che ha paura del buio. Sofia è una giovane donna che ancora non sa dare un nome alle ombre nere che, a volte, le afferrano l’anima. Sofia è una donna, una madre, una moglie, che combatte il proprio buio interiore. Sofia sa, ha imparato, che se prende un pastello giallo può disegnare il buio e regalarsi la luce di un bellissimo sole…

È ora di fare la nanna e Sofia deve andare a letto; ha paura del buio e il suo papà le ha detto che il nero e solo un colore… non può far paura!

Sofia ama i colori, e così decide di colorare il buio della sua cameretta, e inizia il magnifico viaggio della fantasia di Sofia, che nel suo cammino incontra la Tristezza, la Rabbia e la Solitudine, e riuscirà, a vincere la paura del buio, e riuscirà persino a far sorridere la tristezza, e incantare la rabbia.

Ogni bambino ed ogni adulto provano rabbia, si sentono tristi o soli. Emozioni “sgradevoli” che non bisogna evitare, perché fanno parte della nostra vita, ma bisogna saperli accettare.

I colori di Sofia, i colori delle emozioni è un percorso nelle emozioni e nei colori, rivolto a piccoli e ai grandi. Esprimere le proprie emozioni vuol dire accoglierle e gestirle, viverle al meglio, e ritrovare benessere ed equilibrio.

Leggi la fiaba, con la bella copertina di Elena Bertoloni,  e colora i mandala:un viaggio interiore e intenso che porterà nuovi magnifici doni.

Le fiabe parlano al nostro inconscio e  ci guidano nel cammino per trovare, o ritrovare il nostro sentiero nel bosco della vita; colorare un mandala è una forma di meditazione, un momento che dedichi solo a te stesso per entrare in connessione con la tua parte interiore, e liberare, attraverso i colori, le emozioni

” Ho iniziato la fiaba e già al primo mandala ho scoperto che il nero è davvero un bellissimo colore… e che al contrario di quello che ho sempre pensato non spegne gli altri colori, ma li accende! Grazie…” C.S.

Un regalo unico e speciale per sé stessi e per chi si ama… che puoi avere nella versione cartacea, in una confezione personalizzata al costo di 20,00 euro, spedizione compresa,  o nella versione on line, al costo speciale di 5,00 euro.

Per acquistare I colori di Sofia – il colore delle emozioni, o avere ulteriori informazioni compila il seguente modulo

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Grazie per la risposta. ✨

 

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Eroi

19 febbraio 2020 di Mariarosa Ventura

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Una mattina d’estate, un piccolo sarto sedeva al suo tavolo, davanti alla finestra, e cuciva. Giù per la strada veniva una contadina gridando: -Marmellata buona! Marmellata buona!-. Queste parole suonarono piacevoli all’orecchio del piccolo sarto; sporse la testolina dalla finestra e chiamò: -Quassù, brava donna! Qui spaccerete la vostra merce-. La donna salì e dovette aprire tutta la sua cesta. L’omino ispezionò bene ogni pentola, e infine comprò soltanto un quarto di libbra, cosicché‚ la donna se ne andò di pessimo umore e brontolando. -Che Dio benedica la mia marmellata- disse il piccolo sarto -e mi dia forza e vigore!- Prese del pane, ne tagliò un pezzo per il lungo e ci spalmò sopra la marmellata. -Deve avere un buon sapore- disse -ma prima di morderlo voglio finire il farsetto.- Mise il pane accanto a s‚, riprese a cucire e dalla gioia faceva punti sempre più lunghi. Nel frattempo l’odore della marmellata era salito su per la parete fino ad arrivare a un nugolo di mosche che si precipitarono giù. Ma il piccolo sarto ogni tanto si voltava a guardare il pane, e così scoprì le intruse. -Olà- esclamò -chi vi ha invitato?- e le cacciò via. Ma le mosche, che non capivano la lingua, non si lasciarono respingere e tornarono ancora più numerose. Il piccolo sarto perse la pazienza, prese un pezzo di stoffa dalla sua cassetta e: -Aspettate, ve la darò io!- e giù colpi. Quando la smise e contò, ben sette mosche gli giacevano davanti morte stecchite. -Sei così bravo?- disse ammirato fra se’ e se’. -Deve saperlo tutta la città.- E in fretta e furia si tagliò una cintura, la cucì e vi ricamò sopra a grandi lettere: -Sette in un colpo!-. -macché‚ città!- proseguì -tutto il mondo lo deve sapere!-

Un piccolo evento, una cosa da poco, ma per il piccolo eroe cuorcontento della fiaba “Il coraggioso piccolo sarto” dei fratelli Grimm, , diventa un atto di puro valore ed eroismo.

Attraverso il gesto di uccidere sette mosche con uno straccio, cosa da poco in realtà, il piccolo sarto vivrà il momento magico di un’improvvisa intuizione di sé, del proprio valore, delle proprie qualità -capita a volte di avere una magica visione del proprio eroismo, magari proprio quando ci troviamo davanti ad un problema che sembra irrisolvibile; questi sono momenti preziosi in cui comprendiamo che possiamo fare tutto e tutto può accadere.

Il piccolo sarto non si limita a pensarlo ma lo rende vero, vero per sé e per il mondo, evocandolo in un motto che si scrive sulla cintura “sette in un colpo”, e improvvisamente non sono più solo sette mosche, ma potrebbero essere sette briganti, o sette orchi: la sua forza non sta nella dimensione del nemico ma dal potere del suo motto che diventa una formula magica. Vivere la magia delle fiabe  – Brasey e Debailleul.

Grazie ad esso il piccolo sarto passa dalla dimensione ordinaria di una vita banale a quella straordinaria di una vita magica, che gli consente di combattere giganti, unicorni e cinghiali, e alla fine di diventare persino Re.

Questa storia è la nostra storia: anche noi possiamo avere una visione ispirata di noi stessi ed evocarla in un motto come quello del piccolo sarto “Sette in un colpo” e affiggerlo in chiare lettere – scriverlo sulla cintura – prima di renderlo in atto nel mondo.

Se manteniamo l’adesione alla nostra nuova qualità, se crediamo fermamente al nostro nuovo  eroismo e alla nostra capacità di rendere “Tutto possibile” – gli orchi e i giganti – i nostri ingombranti blocchi e limiti –  che fino ad ora l’avevano tenuta nascosta, saranno eliminati e potremo, finalmente, vedere l’infinito di possibilità che abbiamo a disposizione.

Ogni giorno facciamo piccoli atti eroici – quando troviamo il lato positivo ad un problema,  quando sorridiamo davanti ad una difficoltà, o quando sappiamo ringraziare perché ogni giorno è un giorno nuovo.

Ma il più delle volte non ce ne rendiamo conto e ci lasciamo sfuggire  la consapevolezza di risorse, competenze che sono fondamentali per la nostra crescita, per il nostro viaggio da Eroi nella vita di ogni giorno.

Troviamo la nostra qualità, la nostra forza, affermiamola, scriviamola a caratteri cubitali ovunque possiamo vederla, e ripetiamola come un mantra.

Mostriamola e mostriamoci  al mondo. Ogni giorno siamo Eroi!

Qual è il vostro motto? 

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Ti innamorerai delle parole

18 febbraio 2020 di Mariarosa Ventura

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Ti innamorerai delle parole.

Ti sveglierai con la voglia di scrivere ancora prima di bere il tuo caffè…

O saranno i personaggi delle tue storie a svegliarti, al mattino presto, con il loro impellente desiderio di vita. Perché questo succede, quando creiamo una storia.
I suoi protagonisti, vogliono viverla…

Corso avanzato di scrittura fiabe presso la Biblioteca Alda Merini di Padenghe sul Garda

Per iscrizioni e informazioni scrivi a fiabeincostruzione@gmail.com, o telefona al 3496501558

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La pedagogia dell’errore

17 febbraio 2020 di Mariarosa Ventura

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“Dovremmo essere felici per il nostro privilegio di fare errori, dovremmo essere felici per la saggezza che ci permette di conoscerli, felici per il potere che ci permette di trasformarli in una luce brillante che illumina il sentiero verso il nostro futuro. Gli errori sono i dolori che portano alla saggezza, senza di loro non ci sarebbe crescita individuale, non ci sarebbe progresso, non ci sarebbe conquista -William Jordan

Quando riusciamo a guardare ai nostri errori senza autocommiserarci e condannarci, e senza giudicarci e riusciamo a capire che abbiamo fatto casino, perché non abbiamo ascoltato un nostro bisogno, ci stiamo facendo il grande dono dell’empatia.

Quando siamo collegati al nostro vero io – quando siamo empatici con noi stessi – in un modo che ci arricchisce la vita – insomma, quando ci amiamo – abbiamo maggior consapevolezza di quali sono i nostri reali bisogni.

“Quando con il nostro comportamento, non abbiamo soddisfatto un nostro bisogno, è molto più probabile che impariamo qualcosa  dalle nostre azioni se riusciamo ad identificare quel bisogno, perché, senza perdere il rispetto per noi stessi, possiamo iniziare a immaginare in quale altro modo avremmo potuto , meglio soddisfarlo” Parlare Pace – Marshall B. Rosenberg

Se non siamo in grado di accettare – accogliere e trasformare – i nostri errori, come potremo comprendere quelli degli altri?Di chi amiamo, del nostro compagno/a, dei nostri figli, di chi ci è vicino, di chi lavora con noi.

Se non siamo empatici con noi stessi, come potremo esserlo con gli altri?

Gianni Rodari parlava dell’errore creativo: impariamo noi grandi e insegniamo ai nostri bambini, soprattutto a scuola,  che sbagliare aiuta a migliorarci perché proprio grazie all’errore possiamo trovare nuove modalità di comportamento. Accettare e ammettere i propri errori attiva autostima e senso di responsabilità.

La scuola sta accogliendo la concezione di una nuova pedagogia dell’errore che viene valutato anche nella sua accezione più positiva:   il bambino apprende dai propri sbagli,  ma anche l’insegnante può mettersi in discussione e trovare nuove strategie per facilitare l’apprendimento dei propri alunni.

Una continua crescita reciproca!

Se un bambino scrive nel suo quaderno «l’ago di Garda», ho la scelta tra correggere l’errore con un segnaccio rosso o blu, o seguirne l’ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo «ago» importantissimo, segnato anche nella carta d’Italia. La luna si specchierà sulla punta o nella cruna? Si pungerà il naso? Gianni Rodari

 

 

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Anima

16 febbraio 2020 di Mariarosa Ventura

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Vedo ovunque nella natura, ad esempio negli alberi, capacità d’espressione e, per così dire, un’anima.
(Vincent van Gogh)

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Scriviamo una fiaba – il corso avanzato

14 febbraio 2020 di Mariarosa Ventura

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Buon giorno di chi ama

14 febbraio 2020 di Mariarosa Ventura
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Zezzolla

12 febbraio 2020 di Mariarosa Ventura

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“Sappiate dunque che c’era una volta un principe vedovo, che aveva una figliola così cara che non ci vedeva per altri occhi; per lei teneva una maestra di prim’ordine, che le insegnava le catenelle, il punto Venezia, le frange e il punto a giorno, mostrandole tanto affetto che non bastano le parole a dirlo. Ma, essendosi sposato da poco il padre e pigliata una focosa malvagia e indiavolata, questa maledetta femmina cominciò ad avere in disgusto la figliastra, facendole cere brusche, facce storte, occhiate accigliate da spaventarla, tanto che la povera ragazza si lamentava sempre con la maestra dei maltrattamenti che le faceva la matrigna, dicendole: “O dio, e non potessi essere tu la mammarella mia, che mi fai tanti vezzi e carezze?” E tanto continuò a ripetere questa cantilena che, messole un vespone nell’orecchio, accecata dal diavolo, una volta la maestra le disse: “Se farai come ti dice questa testa pazza, io ti sarò mamma e tu mi sarai cara come le ciliegine di questi occhi”. Voleva continuare a parlare, quando Zezolla (che così si chiamava la ragazza) disse: “Perdonami, se ti spezzo la parola in bocca. Io so che mi vuoi bene, perciò zitto e sufficit: insegnami l’arte, perché io vengo dalla campagna, tu scrivi io firmo” “Orsù” replicò la maestra, “senti bene, apri le orecchie e il pane ti verrà bianco come i fiori. Appena tuo padre esce, dì alla tua matrigna che vuoi un vestito di quelli vecchi che stanno dentro la grande cassapanca nel ripostiglio, per risparmiare questo che porti addosso. Lei, che ti vuol vedere tutta pezze e stracci, aprirà il cassone e dirà: ‘Tieni il coperchio’ E tu, tenendolo, mentre andrà rovistando dentro, lascialo cadere di colpo, così si romperà l’osso del collo. Fatto ciò, tu sai che tuo padre farebbe monete false per accontentarti e tu, quando ti accarezza, pregalo di prendermi per moglie, perché (beata a te!) sarai la padrona della vita mia”

Gianbattista Basile, scrittore italiano di epoca barocca è stato uno dei primi a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare.

 Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille è una raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana pubblicate nel 1634 ed è costituita da 50 fiabe, raccontate da 10 novellatrici in 5 giorni – infatti l’opera è conosciuta anche come Pentamerone –  e ha le caratteristiche della novella medievale  anche se  si avvicina però ai temi fiabeschi.

Il Pentamerone è però rivolto a un pubblico adulto, per i temi trattati: Basile descrive una Napoli plebea, miserabile, chiassosa, turpe: taverne, bordelli, bische, malefemmine. E i personaggi dei cinquanta racconti si raccolgono con lo scopo di far ridere il lettore; infatti Lo Cunto è un’opera preparata per il divertimento delle corti.

La sua rappresentazione cinematografica, Il racconto dei racconti, del regista Garrone, mostra molto bene l’ambientazione narrata dall’autore.

Dalla sua opera alcune fiabe ebbero poi una grandissima diffusione nella cultura europea – come ad esempio la Gatta Cenerentola, da cui Perrault trasse la sua Cenerentola, che affinò per adattarla alla corte francese del Re Sole: la pianella diventa una scarpetta di cristallo – sembra che la versione originale parlasse di una scarpetta di pelo e per un errore di traduzione diventò vetro –  e si perdono alcuni elementi forti della prima versione della fiaba, infatti  la cenerentola di Perrault è dolce e remissiva.

La gatta Cenerentola di Basile,  Zezzolla, non è una fanciulla dolce e indifesa;  uccide la prima matrigna, incitata dalla propria maestra sarta,  che le promette di trattarla con amore se le farà sposare il proprio padre, e  così accade. Ma anche la seconda matrigna non è da meno della prima e dopo pochi giorni comincia a maltrattarla  e a imporre al Re le sue sei figlie.

Esistono tantissime versioni di questa fiaba ma la Zezzolla di Basile è l’unica che è  artefice del proprio destino, delle proprie trame e del proprio misfatto – (Bettelheim ) Tramite l’aiuto della fata della pianta di dattero che le dona un dattero magico, riesce ad andare al ballo per incontrare il Re e, alla fine, riesce a farsi sposare.  

La Cenerentola  di Basile è un caso molto raro nelle fiabe: lei non viene maltrattata dalle sorelle – la storia non ne parla –  e uccide la prima matrigna ma per questo non viene nemmeno punita, anzi alla fine, otterrà il suo premio, cioè diventare regina.

In questa fiaba non è presente il conflitto fraterno, presenta nelle altre versioni, quanto il superamento del conflitto edipico: l’uccisione della matrigna, prima  – probabilmente madre naturale e le due matrigne sono la stessa persona – e l’aiuto  ottenuto dalla fata della palma, dopo, suggeriscono che la fanciulla abbia superato positivamente il conflitto edipico con  la madre, e con esso le fantasie inconsce di reprimerla per mettersi al suo posto.

La bellissima e antica fiaba di Cenerentola si presta a tantissime interpretazioni e significati simbolici e non basta un post per raccontarli; possiamo dire che in alcune versioni, anche europee, Cenerentola fugge perché il padre di lei vuole sposarla – ancora presenti le ripulse epidiche (Bettheleim- Il mondo incantato)

Il dattero magico rappresenta  la risorsa che la giovane, determinata e sicura di sé, utilizza per raggiungere il suo scopo. Le versioni più recenti della fiaba puntano al conflitto fraterno – ma il bambino percepisce  che Cenerentola dalla condizione di reietta – prima amata dalla madre che però muore, poi dalla matrigna che finge di esserle amica,  rifiutata anche dal padre con cui aveva un rapporto privilegiato, e infine  relegata a pulire il camino – una giusta punizione per il desiderio inconscio di prendere il posto della madre; sporca di fuliggine perché il suo desiderio è altrettanto sporco – può superare  e uscire vittoriosa dal sui pensieri negativi nei confronti del genitore. In questo modo acquisisce la fiducia e la consapevolezza  supera il senso di colpa inconscio per i suoi desideri cattivi.

Alle sorelle di Zezolla non è riservata la fine terribile capitata invece a quelle della versione dei Grimm: prima amputate rispettivamente del calcagno e delle dita del piede per cercare di infilare la scarpina di cristallo, e  poi essere accecate dalle colombe amiche di Cenerentola. 

“Così partirono, e il giorno dopo tornarono tutte, e, insieme con le figlie di Carmosina, Zezolla, la quale, come il re la vide, gli dié l’impressione di quella che desiderava; e nondimeno dissimulò. Ma, finito il desinare, si venne alla prova della pianella, che, non appena fu appressata al piede di Zezolla, si lanciò di per sé stessa, come il ferro corre alla calamita, a calzare quel cocco pinto d’Amore. Il re allora strinse Zezolla tra le sue braccia, e, condottala sotto il suo baldacchino, le mise la corona sul capo, ordinando a tutti di farle inchini e riverenze come a loro regina. Le sorelle, livide d’invidia, non potendo reggere allo schianto dei loro cuori, filarono moge moge verso la casa della madre, confessando a lor dispetto che pazzo è chi contrasta con le stelle.”

Per loro solo una comprensibile invidia e la consapevolezza che è inutile opporsi al destino segnato dalle stelle che spetta ai giusti e agli umili di cuore!

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