
Buon giorno di chi ama



“Sappiate dunque che c’era una volta un principe vedovo, che aveva una figliola così cara che non ci vedeva per altri occhi; per lei teneva una maestra di prim’ordine, che le insegnava le catenelle, il punto Venezia, le frange e il punto a giorno, mostrandole tanto affetto che non bastano le parole a dirlo. Ma, essendosi sposato da poco il padre e pigliata una focosa malvagia e indiavolata, questa maledetta femmina cominciò ad avere in disgusto la figliastra, facendole cere brusche, facce storte, occhiate accigliate da spaventarla, tanto che la povera ragazza si lamentava sempre con la maestra dei maltrattamenti che le faceva la matrigna, dicendole: “O dio, e non potessi essere tu la mammarella mia, che mi fai tanti vezzi e carezze?” E tanto continuò a ripetere questa cantilena che, messole un vespone nell’orecchio, accecata dal diavolo, una volta la maestra le disse: “Se farai come ti dice questa testa pazza, io ti sarò mamma e tu mi sarai cara come le ciliegine di questi occhi”. Voleva continuare a parlare, quando Zezolla (che così si chiamava la ragazza) disse: “Perdonami, se ti spezzo la parola in bocca. Io so che mi vuoi bene, perciò zitto e sufficit: insegnami l’arte, perché io vengo dalla campagna, tu scrivi io firmo” “Orsù” replicò la maestra, “senti bene, apri le orecchie e il pane ti verrà bianco come i fiori. Appena tuo padre esce, dì alla tua matrigna che vuoi un vestito di quelli vecchi che stanno dentro la grande cassapanca nel ripostiglio, per risparmiare questo che porti addosso. Lei, che ti vuol vedere tutta pezze e stracci, aprirà il cassone e dirà: ‘Tieni il coperchio’ E tu, tenendolo, mentre andrà rovistando dentro, lascialo cadere di colpo, così si romperà l’osso del collo. Fatto ciò, tu sai che tuo padre farebbe monete false per accontentarti e tu, quando ti accarezza, pregalo di prendermi per moglie, perché (beata a te!) sarai la padrona della vita mia”
Gianbattista Basile, scrittore italiano di epoca barocca è stato uno dei primi a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare.
Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille è una raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana pubblicate nel 1634 ed è costituita da 50 fiabe, raccontate da 10 novellatrici in 5 giorni – infatti l’opera è conosciuta anche come Pentamerone – e ha le caratteristiche della novella medievale anche se si avvicina però ai temi fiabeschi.
Il Pentamerone è però rivolto a un pubblico adulto, per i temi trattati: Basile descrive una Napoli plebea, miserabile, chiassosa, turpe: taverne, bordelli, bische, malefemmine. E i personaggi dei cinquanta racconti si raccolgono con lo scopo di far ridere il lettore; infatti Lo Cunto è un’opera preparata per il divertimento delle corti.
La sua rappresentazione cinematografica, Il racconto dei racconti, del regista Garrone, mostra molto bene l’ambientazione narrata dall’autore.
Dalla sua opera alcune fiabe ebbero poi una grandissima diffusione nella cultura europea – come ad esempio la Gatta Cenerentola, da cui Perrault trasse la sua Cenerentola, che affinò per adattarla alla corte francese del Re Sole: la pianella diventa una scarpetta di cristallo – sembra che la versione originale parlasse di una scarpetta di pelo e per un errore di traduzione diventò vetro – e si perdono alcuni elementi forti della prima versione della fiaba, infatti la cenerentola di Perrault è dolce e remissiva.
La gatta Cenerentola di Basile, Zezzolla, non è una fanciulla dolce e indifesa; uccide la prima matrigna, incitata dalla propria maestra sarta, che le promette di trattarla con amore se le farà sposare il proprio padre, e così accade. Ma anche la seconda matrigna non è da meno della prima e dopo pochi giorni comincia a maltrattarla e a imporre al Re le sue sei figlie.
Esistono tantissime versioni di questa fiaba ma la Zezzolla di Basile è l’unica che è artefice del proprio destino, delle proprie trame e del proprio misfatto – (Bettelheim ) Tramite l’aiuto della fata della pianta di dattero che le dona un dattero magico, riesce ad andare al ballo per incontrare il Re e, alla fine, riesce a farsi sposare.
La Cenerentola di Basile è un caso molto raro nelle fiabe: lei non viene maltrattata dalle sorelle – la storia non ne parla – e uccide la prima matrigna ma per questo non viene nemmeno punita, anzi alla fine, otterrà il suo premio, cioè diventare regina.
In questa fiaba non è presente il conflitto fraterno, presenta nelle altre versioni, quanto il superamento del conflitto edipico: l’uccisione della matrigna, prima – probabilmente madre naturale e le due matrigne sono la stessa persona – e l’aiuto ottenuto dalla fata della palma, dopo, suggeriscono che la fanciulla abbia superato positivamente il conflitto edipico con la madre, e con esso le fantasie inconsce di reprimerla per mettersi al suo posto.
La bellissima e antica fiaba di Cenerentola si presta a tantissime interpretazioni e significati simbolici e non basta un post per raccontarli; possiamo dire che in alcune versioni, anche europee, Cenerentola fugge perché il padre di lei vuole sposarla – ancora presenti le ripulse epidiche (Bettheleim- Il mondo incantato)
Il dattero magico rappresenta la risorsa che la giovane, determinata e sicura di sé, utilizza per raggiungere il suo scopo. Le versioni più recenti della fiaba puntano al conflitto fraterno – ma il bambino percepisce che Cenerentola dalla condizione di reietta – prima amata dalla madre che però muore, poi dalla matrigna che finge di esserle amica, rifiutata anche dal padre con cui aveva un rapporto privilegiato, e infine relegata a pulire il camino – una giusta punizione per il desiderio inconscio di prendere il posto della madre; sporca di fuliggine perché il suo desiderio è altrettanto sporco – può superare e uscire vittoriosa dal sui pensieri negativi nei confronti del genitore. In questo modo acquisisce la fiducia e la consapevolezza supera il senso di colpa inconscio per i suoi desideri cattivi.
Alle sorelle di Zezolla non è riservata la fine terribile capitata invece a quelle della versione dei Grimm: prima amputate rispettivamente del calcagno e delle dita del piede per cercare di infilare la scarpina di cristallo, e poi essere accecate dalle colombe amiche di Cenerentola.
“Così partirono, e il giorno dopo tornarono tutte, e, insieme con le figlie di Carmosina, Zezolla, la quale, come il re la vide, gli dié l’impressione di quella che desiderava; e nondimeno dissimulò. Ma, finito il desinare, si venne alla prova della pianella, che, non appena fu appressata al piede di Zezolla, si lanciò di per sé stessa, come il ferro corre alla calamita, a calzare quel cocco pinto d’Amore. Il re allora strinse Zezolla tra le sue braccia, e, condottala sotto il suo baldacchino, le mise la corona sul capo, ordinando a tutti di farle inchini e riverenze come a loro regina. Le sorelle, livide d’invidia, non potendo reggere allo schianto dei loro cuori, filarono moge moge verso la casa della madre, confessando a lor dispetto che pazzo è chi contrasta con le stelle.”
Per loro solo una comprensibile invidia e la consapevolezza che è inutile opporsi al destino segnato dalle stelle che spetta ai giusti e agli umili di cuore!

Ci vuole giusto, un giorno nazionale per ricordarmi che sono single! Se qualcuno mi chiede ancora cosa faccio a San Valentino, urlo! Francesca sbuffa avvilita, ma poi le scappa da ridere!
Però non è giusto! Continua. Ovunque mi volto, vedo che si parla di coppie, regali per il tuo lui o la tua lei, offerte per le coppie, sorprese per le coppie. E chi non è in coppia che fa? Non si può eliminare San Valentino dal calendario? Ed ora, Francesca non sorride più...
Fra quattro giorni è San Valentino, è la giornata dedicata all’amore, agli innamorati, alle emozioni, alle offerte speciali, alle coppie, insomma a chi si ama. E, naturalmente chi è sco-ppiato, si sente tagliato fuori; come non essere invitato a una festa, come non poter partecipare ad un gioco.
Come per far notare che in un mondo di coppie che si guardano con gli occhi a cuore, tu sei l’unica che non ha nessuno da guardare. Certo val la pena di farci sopra una risata ma in realtà per molte persone, la giornata di San Valentino è un vero problema, se non hai una persona speciale con cui condividerlo.
Come dico sempre, noi possiamo fare la differenza per cambiare la nostra realtà, anche quando le situazioni non dipendono da noi: non possiamo cancellare la giornata dell’amore, dal calendario, come vorrebbe Francesca, ma possiamo vivere questa giornata in maniera diversa.
Con amore!
E se la persona speciale con cui passare uno splendido San Valentino, fossimo proprio noi stessi, non sarebbe una splendida, diversa modalità di vedere le cose?
Una giornata dedicata all’amore, da dedicare alla persona che amiamo di più, noi – o che dovremmo amare di più, passaggio indispensabile per vivere poi, un amore di coppia equilibrato e sereno.
Una giornata in cui dedicarsi del tempo prezioso, in cui farsi un dono speciale, un massaggio, leggere un libro, fare sport, una passeggiata, insomma, qualcosa che ci faccia stare bene. Una giornata da vivere, maturando la consapevolezza che non abbiamo bisogno di avere accanto una persona, per sentirci amati, per riempire un vuoto, e che solo quando sappiamo essere il migliore compagno di noi stessi, siamo realmente pronti ad incontrare l’amore per l’altro.
L’innamoramento fa stare bene, amare per davvero è un privilegio. Quante cose, persone, animali, passioni, amiamo nella nostra vita?
La singletudine è un passaggio fondamentale che va vissuto, non con l’ansia di trovare qualcuno a tutti i costi, ma come un momento prezioso di elaborazione, anche delle storie passate, Per comprendere davvero cosa vogliamo e come lo vogliamo; per riflettere e accogliersi.
Ed ora, a chi manderai la tua valentina?

Ora di merenda. Mamma e il suo piccolo sono al bar, seduti accanto al mio tavolo. Li raggiunge un’amica e le due si mettono a chiacchierare, mentre il bambino, sui 5 anni, comincia a sbuffare: finito il toast e bevuto il succo, non c’è molto altro da fare.
Mamma andiamo?
Ma siamo appena arrivati, tra un pò.
Ma io mi annoiooo.
Eccola, la parola chiave che scatena il senso di colpa genitoriale, perché la noia non è ammessa, non è contemplata e non è utile. Non lo è per noi grandi, impensabile per i nostri piccoli, che riempiamo di attività di ogni tipo per evitare che abbiano momenti vuoti. Dopo la scuola, la palestra, la piscina, il parco giochi, e i compiti, se non c’è nulla da fare, tocca alla televisione, fare da animazione per riempire i buchi di inattività.
Allo stesso modo, noi grandi, siamo pieni di cose da fare, soprattutto nel week end, e anche se ci lamentiamo di essere pieni di cose da fare, abbiamo troppa paura di affrontare un tempo vuoto. Tempo vuoto e prezioso che, invece, dovremmo imparare ad apprezzare, ad accogliere, senza sensi di colpa e senza pensare “a tutto quello che devo fare”.
Tempo per imparare ad ascoltarsi, a valorizzare il silenzio, e stare da soli con sé stessi. Tempo per annoiarsi e scoprire che i momenti di riposo e e quiete sono fondamentali per riflettere, per fantasticare – un bisogno fondamentale dell’uomo – e per trovare nuovi interessi che ci arricchiscano.
Educarci alla noia, per educare i nostri bambini, a casa come a scuola, a vivere i momenti vuoti come una possibilità preziosa di trovare, da soli, nuove forme di gioco, per attivare curiosità, immaginazione, fantasia e creatività, per educarli al valore del silenzio, della riflessione interiore, e all’autonomia.
“L’otium, presso i romani, racchiudeva molti significati, indicando il semplice ozio, il riposo dagli affari, la quiete, il tempo libero, la calma, la pace”. Come la contemplazione non è assenza di attività, così la serenità non è mancanza di passioni, ma l’equilibro armonico tra esse. L’arte di oziare – Seneca

Le fiabe creano connessioni: trame leggere come i petali di un fiore – seta preziosa – ma profonde come le radici sotterranee di un bosco millenario: indicano nuovi sentieri da percorrere, raccontano nuove, meravigliose storie di uomini e portano nuovi doni.
E nuovi incontri, con persone davvero speciali.
Grazie Bruna!

Il 4 Febbraio 2018 ho terminato di scrivere il mio libro I messaggi delle fiabe, un libro che alcuni accadimenti nella mia vita, hanno iniziato scrivere, esattamente un anno prima, il 4 febbraio del 2017.
Le parole hanno preso forma prima nel mio cuore, e poi sulla carta.Un anno difficile, molto, e per certi versi, molto importante; gli insegnamenti sono stati molti, e preziosi.
E le fiabe non mi hanno mai abbandonato. Da quel giorno ho iniziato il mio nuovo, meraviglioso viaggio.
Rendo omaggio alle parole che mi hanno accompagnato in quei giorni e che mi accompagnano, ancora, ogni giorno, con un’offerta speciale:
” I messaggi delle fiabe, sul sito ilmiolibro, da oggi e fino al 14 febbraio, è in offerta al costo di 10,00 euro anzichè 15,00 euro.
Da qui, può partire un nuovo cammino, e le fiabe sono ottime compagne di viaggio
La via più breve per giungere a se stessi gira intorno al mondo.
(Herman Keyserling)

Mi sono rivolta a Maria perché mi sentivo in difficoltà in certi passaggi della mia vita è avevo bisogno di capire di più.
Il progetto intrapreso è un percorso interiore e Maria è un supporto fondamentale, si lavora insieme. Incontro dopo incontro escono sempre più aspetti del mio mondo interiore e riusciamo a mettere sempre più a fuoco la direzione da prendere. Ci sono momenti in cui sembra davvero difficile quasi impossibile..ma poi ad un tratto sembra tutto così chiaro e risolvibile, il cambiamento può avvenire.
È un percorso che consiglio a chi vuole davvero mettersi in gioco e Maria è la persona giusta con cui affrontarlo. V.T.
A volte il nostro cammino diventa più difficile, il sentiero più tortuoso al punto che diventa complicato proseguire. A volte siamo obbligati a fermarci, perché non sappiamo più che direzione prendere e restiamo confusi, aspettando che qualcosa o qualcuno ci indichi la strada. E cominciamo a sentirci fuori posto, inadeguati. Spaventati. Oppure la vita che abbiamo portato avanti fino ad ora, improvvisamente non ci appartiene più. Cosa è successo? Perché mi sento così disorientato?
Altre volte non riusciamo più a trovare motivazione nel nostro lavoro e diventa davvero difficile elaborare una nuova identità professionale, perché la paura del cambiamento, crea blocchi stagnanti.
Ho imparato, ed insegno che la prima cosa da fare è accogliere il disagio. Noi siamo umanamente fragili ed è anche la nostra bellezza. Accogliamoci e cerchiamo aiuto, senza vergogna, perché le ferite dell’anima hanno bisogno di essere curate.
Nei miei incontri di crescita ed evoluzione personale faccio un primo incontro conoscitivo, senza impegno, e poi, dopo aver scelto insieme il percorso da fare, utilizzo:
percorsi di fiabe, che sono uno strumento meraviglioso di evoluzione, percorsi di scrittura, anche itineranti, che è una pratica di introspezione e catarsi, percorsi di Reiki per armonizzare gli squilibri energetici che sono spesso alla base di problemi fisici ed emotivi. Eseguo questi trattamenti, individuali e di gruppo, anche a distanza, tramite Skype.
Ti accompagno per piccolo tratto di strada. Non sempre è un viaggio facile: è necessario incontrare ed affrontare i propri mostri interiori, ma poi la strada si aprirà a una nuova consapevolezza di sé e delle proprie risorse, maggior sicurezza, autostima e fiducia per affrontare il cambiamento, senza paura, e ritrovare armonia e benessere.
Per informazioni, per un colloquio o per fissare una sessione di prova scrivere a fiabeincostruzione@gmail.com o telefonare al 3496501558

Aaron Burden
Cerchi sempre di andare da qualche parte rispetto a dove sei? La maggior parte di quello che fai è un mezzo per un fine? Sei focalizzato su diventare, raggiungere e ottenere qualcosa, o in alternativa sei sempre alla ricerca di una nuova emozione o piacere? Credi che avendo più cose ti sentiresti più appagato, più bravo o psicologicamente completo? Stai aspettando che un uomo o una donna diano significato alla tua esistenza?Il potere adesso – Eckart Tolle
Forse non lo sappiamo mentre camminiamo sulla nostra strada, passo dopo passo, non ci rendiamo conto che siamo spesso voltati indietro, a guardare quello che abbiamo fatto, quello che abbiamo sbagliato, quello che abbiamo perso, e si stringe lo stomaco per ogni occasione mancata.
Oppure, continuiamo a scrutare in avanti, cercando di vedere quello che ci aspetta, quello che troveremo, quello che speriamo di trovare, con un po’ di tensione, perché quello che non abbiamo ora, ci spetta per forza nel futuro e allora pianifichiamo, organizziamo, e ci prepariamo, supportati dalla consolante e illusoria gratificazione differita, che accompagna ansiosamente ogni nostro passo, senza vedere dove mettiamo i piedi ora, ora che stiamo camminando. Senza vedere come stiamo camminando, quali emozioni stiamo vivendo e cosa stiamo realmente guardando.
E’ molto difficile vivere il qui e ora, soprattutto per noi occidentali, una dimensione di tempo reale, l’unica, che chiede presenza totale in quello che stiamo facendo, che chiede attenzione ad ogni nuovo passo. Attenzione a quello che stiamo dicendo ora, senza pensare a quello che abbiamo detto ieri, o diremo domani.
Bisogna provarlo in prima persona per comprendere quanto sia difficile: il mio ora è il mio polso rotto e il mio tempo rallentato, per alcune cose, fermato. Ma i miei pensieri sono su quello che potevo fare prima, e su tutto quello che posso organizzare, progettare, per dopo, con quel sottofondo di inquietudine che fa sembrare tutto così impalpabile e lontano.
Oggi ho avuto un nuovo insegnamento, grazie ad un’amica preziosa che ha sempre il compito di sciogliere i nodi che rendono tortuoso il mio cammino, come un soffio di aria fresca che solleva tutte le sterpaglie e le foglie secche e mostra ben chiara la strada. Grazie!
Così nasce una nuova storia, che racconta come spesso cerchiamo di scappare ad un presente che non ci soddisfa, o crediamo che non ci soddisfi, immaginando un futuro generoso che ci saprà dare tutto quello che ci manca, o crediamo ci manchi, e non ci rendiamo conto che siamo prigionieri dell’inganno della nostra mente, un inganno che continuerà anche nel nostro futuro, perché saremo sempre alla ricerca di ottenere qualcosa. Questa storia parla di Presenza, di qui e ora. Questo è il Tempo, di viverne ogni attimo, ogni sensazione, ogni emozione. Un Tempo della presenza che va accolto e onorato, perché vuol dire riconciliarsi con quello che abbiamo lasciato alle spalle e vivere ogni giorno, attimo per attimo.
Non c’è salvezza nel tempo. Non puoi essere libero nel futuro. La presenza è la chiave per la libertà, perciò puoi essere libero solo adesso. Il potere è adesso. Eckart Tolle

Ci ho pensato un po’ prima di fare questo post perché, pur scrivendo per lavoro, non scrivo molto spesso di me, però voglio condividere gli accadimenti perché hanno portato con sé preziosi insegnamenti.
Qualche giorno fa mentre portavo fuori il mio cane, la mia amatissima Amali, sono caduta – non per colpa sua – ma si è rotto il collare, mentre lei tirava verso un altro cane che le abbaiava furiosamente e io tiravo dall’altra parte; io sono volata, letteralmente – il mio cane pesa 40 kg ed è potente – all’ indietro e cadendo, ho messo male il polso destro e me lo sono fratturata. Un volo di pochi secondi che è stato, per me, come il volo nel nulla di Alice nella tana del Bianconiglio, e che ha buttato all’aria tutto il mio mondo di certezze e sicurezza: oltre al dolore atroce, io sono destrorsa, vivo da sola e sono libera professionista: il mio lavoro e la mia autonomia, i miei tempi, sono fondamentali nella mia vita, e mi sono improvvisamente trovata a dipendere da tutto e da tutti.
Dopo il pronto soccorso, l ‘ingessatura e la notizia dell’operazione che farò lunedì, ho deciso di scrivere questo post, perché dopo la prima reazione di totale disagio sconforto e paura, nei giorni successivi ho cominciato a elaborare, accogliere e ascoltare quanto successo, e dall’ascolto sono nate tre storie.
La prima parla proprio di Ascolto e Consapevolezza : quello che insegniamo, spesso facciamo fatica a metterlo in atto. Quando succede qualcosa che ci blocca: la macchina che si rompe e avevamo un appuntamento importantissimo, il computer che non funziona e dobbiamo consegnare un lavoro urgente o peggio, una malattia o una frattura: queste situazioni indicano sempre un fermo obbligato, vuol dire che il nostro corpo, l’universo o qualunque energia che ci circonda e nella quale crediamo, ci sta indicando che è arrivato il momento di fermarci – nel mio caso, probabilmente qualche avvisaglia l’avevo avuta prima, e non l’ho ascoltata – così il corpo, l’inconscio o l’ universo, decidono in modo un po’ energico, che è arrivato il momento di dire basta.
Insegno sempre che ogni cosa che ci accade è un privilegio, una possibilità di imparare qualcosa; ora so che questo nuovo viaggio mi porterà nuova insegnamenti e che i primi senz’altro stanno già arrivando: ho compreso che pur insegnando sempre agli altri ad amarsi e volersi bene, e l’importanza di mettersi al primo posto, forse stavo dedicando poco tempo a me stessa – e non parlo solo in termini di cure fisiche, ma anche di tempo emotivo, di tempo per guardarmi dentro, per fermarmi e ascoltarmi. Ora sono obbligata a farlo e questa, penso che sia una delle lezioni più importanti. Non voglio fare l’eroina della situazione perché ci sono state molte lacrime, di rabbia e di frustrazione, ma poi ho scoperto che è meglio ridere di sé, perché si fa anche molta fatica a soffiarsi il naso con la mano sinistra.
La seconda storia parla di Autonomia e Cura: si parla tanto di quanto sia importante essere autonomi e indipendenti, ma è altrettanto importante sapere che abbiamo sempre bisogno degli altri. A volte diamo per scontato le persone che abbiamo vicino, e scopriamo nei momenti del bisogno di quanto sia fondamentale e meravigliosa la propria famiglia, di quanto sia una cura miracolosa il loro supporto, e di quanto sia bello e rassicurante, avere persone intorno che sono disponibili a correre per te, quando hai bisogno, e non parlo solo dei miei familiari – che sono stati, e sono meravigliosi sempre – ma anche di persone che mi sono vicine, amici e amiche, che mi hanno offerto il loro aiuto prezioso in qualsiasi modo.
La terza storia parla di Tempo e Risorse: improvvisamente ti rendi conto che tutto quello che non puoi fare perché non hai tempo, perché non ce la fai, perché hai troppe cose da fare, e molte cose le rimandi in continuazione, in realtà sono cose che non vuoi fare. Il Tempo è un signore gentile e democratico, è lo stesso per tutti. Rimandare e non avere tempo sono giustificazioni che servono a far passare i sensi di colpa, per un lavoro non fatto, per una promessa tradita o per la mancanza di attenzione verso sé stessi o gli altri. E Risorse, che abbiamo e non usiamo mai, ma che saltano fuori nel momento del bisogno: così scopri che quello che non riuscivi a fare, per mille e svariati motivi, ora lo fai, anche con più impegno – perché ora è diventato più difficile – ma lo porti a termine.
Cose che hai relegato nel cassetto del “prima o poi lo farò” che improvvisamente trovano strada e arrivano a destinazione – Più è difficile farlo e più la mente è lucida e creativa. Questa storia parla anche di limiti, quelli che ci creiamo ogni giorni per limitarci e rendere più tortuoso il proprio cammino.
Storie che vanno lette e rilette spesso, anche senza bisogno di una caduta che ce le mostra ben chiare a caratteri cubitali nel proprio cielo. Lezioni importanti e nuove strategie di vita quotidiana, come usare il dentifricio e lavarsi i denti, aprire una bottiglia, scrivere decentemente con la sinistra, e strappare un foglio di Scottex, con un unico deciso, perfetto, colpo.
E sorridere, sorridere spesso…

“Se ti dico che la città a cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla.” Le città invisibili – Italo Calvino
Il nostro viaggio ci porta in nuove città, luoghi che ci incantano, che ci risvegliano ricordi e ci lasciano doni. Che ci fanno venire voglia di fermarsi.
Per un po’. O per sempre. Ma poi lo sappiamo, non è la nostra città.
Bisogna ripartire, senza voltarsi indietro, senza rimpianti e con nuove ricchezze che rendono il viaggio più leggero. La strada è dritta davanti a noi e ci chiede di continuare il cammino. Di continuare a cercare…