Il focolare

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Illustrator Patrizia Kovacs

La neve aveva imbiancato ogni cosa: il piccolo villaggio, le stradine strette che lo attraversavano, il bosco incantato e la piccola casa con le finestre illuminate.

Tutto sembrava magico, un nuovo mondo candido e silenzioso. Keil e Gemma avevano giocato tutto il pomeriggio con la neve, rotolandosi in essa, buttandosi le palle morbide sul viso, e avevano costruito un piccolo pupazzo vicino al giardino; le loro grida gioiose avevano disturbato  gli scoiattoli che vivevano nel  bosco, ed erano arrivati curiosi a vedere cosa fosse la causa di tanto rumore.

Con il primo buio della sera, la neve aveva ripreso la sua danza e,  candidi, leggeri fiocchi stavano già coprendo le orme disordinate dei loro giochi.

Keil e Gemma tornarono in casa, e la nonna li aiutò a togliersi le giacche bagnate e gli scarponi gelati.

-Mettetevi davanti al fuoco per scaldarvi, presto, presto.-

Keil e Gemma si sedettero per terra con i piedi davanti al fuoco che subito regalò loro il suo prezioso calore.

-Nonna adesso è  Natale?- chiese la piccola Gemma

-Noooo, dobbiamo aspettare- rispose  paziente Keil, che per il suo anno in più, di diritto, sapeva tutto.

-Raccontaci una storia, nonna- chiese ancora Gemma.

E la nonna sorridendo, si sedette sulla vecchia poltrona vicino al fuoco: sulla stessa poltrona in cui si era seduta sua madre, la madre di sua madre, e la nonna di sua madre.

Fuori il buio aveva avvolto ogni cosa, e la neve ora scendeva copiosa. Keil e Gemma erano attenti e con lo sguardo già colmo di meraviglia: la nonna raccontava sempre storie bellissime.

-Dobbiamo aspettare ancora un pò per il Natale mia piccola Gemma. Ma in questa attesa vi racconterò le storie del Natale, ma del mio Natale, di quando ero piccola come voi…-

Si sistemò meglio sulla poltona consunta e un pò sformata, e per un attimo la donna rivide sua nonna, seduta accanto a lei e sentì la sua voce ripetere insieme alla propria.

-C’era una volta… –

 

L’Angelo blu

Oggi 27 novembre è il 1° giorno di Avvento, il tempo liturgico che precede il Santo Natale, un momento prezioso di Attesa, di Riflessione e di Condivisione.

Oggi accendiamo la prima candela della Corona d’Avvento, e apriamo la prima finestrella del nostro Calendario, e come vi abbiamo promesso vogliamo farlo insieme a voi, giorno per giorno.

E ogni nuovo giorno, una nuova sorpresa, una nuova emozione,  per piccoli e grandi, con le bellissime illustrazioni di Patrizia Kovacs e i nostri pensieri, le nostre piccole storie.

Buon Avvento! Il nostro piccolo Angelo blu vi accoglie…

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Illustrator Patrizia Kovacs

 

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 Un grande mistero, in questa prima notte d’avvento, ci svela l’Angelo Blu.

Egli canta ai nostri cuori

di stare desti,

di aprire la porta della nostra anima,

di iniziare a preparare il Natale

con canti, preghiere, accendendo candele

e con tanta, tanta

Gioia nel cuore.

 

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La Stella

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Patrizia Kovacs

La Stella salì alta nel cielo.

Era il tempo.

La sua luce era splendente, ed era più grande e forte di tutte le altre stelle. Al suo arrivo, le altre stelle intimidite le fecero spazio, quasi inchinandosi, e guardando ammirate la sua scia dorata.

Il cielo, fiero la accolse nel suo immenso e lei prese il suo posto nell’Universo.

Era il tempo.

La sua luce illuminò la notte.  Tutti, in tutto il mondo, nello stesso momento, levarono la testa al cielo.

20° giorno di Avvento

Illustrator Patrizia Kovacs

 

Il melograno

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Patrizia Kovacs

Il melograno era al limite del sentiero; i poveri rami secchi e senza vita.

Un tempo era stato ricco di linfa, e donava i suoi prelibati frutti rossi e dorati, generoso e senza riserve, e offriva protezione con i suoi folti rami.

Poi un fulmine l’aveva colpito,  spezzandolo con un terribile bagliore e da allora si innalzavava con i rami sterili, al cielo, in una muta preghiera.

Maria e Giuseppe arrivarono vicino all’albero e Giuseppe ebbe un moto di disappunto; quella pianta rinsecchita non avrebbe offerto nessun riparo, ma Maria gli rispose che andava bene e che si sarebbe potuta appoggiare  per riposare.  Mentre Giuseppe sistemava il terreno per renderlo più morbido, Maria appoggiò la mano sul  tronco rovinato, ringraziandolo.

Tale fu la gioia e la commozione del vecchio albero, che  la sua muta preghiera arrivò al cielo.

La mattina dopo, Giuseppe si svegliò e vide con stupore che la pianta aveva già alcune foglie verdi lucenti, e un unico grande frutto dorato che pendeva da un ramo vicino al suo viso. Lo colse con entrambe le mani e lo porse a Maria.

Gli abeti

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Patrizia Kovacs

Quando Dio creò gli alberi li fornì di radici, affinché si ancorassero saldamente alla terra, e di rami che potessero elevarsi verso il cielo. Perché è da lì che gli alberi erano venuti e non dovevano mai dimenticare mai la loro vera patria. Da allora, gli alberi protendono i loro rami verso il cielo a ricordo del loro Signore e Creatore, come in un’incessante preghiera. Così faceva pure l’abete, un tempo: ergendo i suoi lunghi e larghi rami, svettava sopra gli altri alberi. Oggi è completamente diverso e c’è un motivo.
Ancora una volta, di sera, Maria, la Dolce Madre di Dio, e Giuseppe suo marito, non avevano trovato alcun riparo per la notte ed erano lontani da qualsiasi abitazione umana. Così dovettero trovare un giaciglio in mezzo a un bosco di abeti alti e slanciati. Laggiù cercarono di riposare ma faceva molto freddo – il vento soffiava e si mise a nevicare, prima dolcemente, poi sempre più fitto. Anche stringendosi contro il tronco degli alberi slanciati, non si era affatto protetti. Allora Maria, nel suo sconforto, si mise ad accarezzare il tronco dell’albero che la riparava e disse: “ Perdonami di interrompere la preghiera che tu rivolgi a nostro padre. Ma guarda: Dio stesso si è chinato verso la terra. Io porto suo Figlio sotto il mio cuore. Ha bisogno del tuo aiuto”.
Alle parole di Maria, un brivido percorse l’albero. Lentamente, molto lentamente, l’abete rivolse i suoi rami verso terra, tanto bene da formare un ampio tetto. Come tutti gli altri alberi, l’abete aveva perso i suoi aghi in autunno. Ma in quel momento nuovamente germogliarono, e da allora non li avrebbe mai più persi! Così, sotto i rami dell’abete, Maria e Giuseppe trovarono un riparo sicuro per la notte.
Poiché, per venire in aiuto alla Santa Famiglia, l’abete aveva interrotto la sua silenziosa preghiera, a Natale viene onorato in modo speciale. I suoi rami compassionevoli vengono ornati con candele illuminate e, fra tutti gli alberi, è lui che viene scelto per irraggiare luce davanti agli uomini e davanti Dio.

Georg Dreissig – La luce nelle Lanterna –

Patrizia Kovacs Illustrator

La ninna nanna del Re

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La lepre stava cercando cibo, in fretta perchè non era buona cosa stare fuori dalla propria tana a lungo.
Era una femmina, e aveva da poco avuto i cuccioli che la aspettavano

affamati. Temeva di incontrare altri animali, altrettanto affamati che avrebbero visto in lei un ottimo pranzo e temeva di incontrare l’uomo, il più pericoloso di tutti gli animali.

Prima di vederli annusò il loro odore, e l’istinto le disse di scappare.

Ma mentre si stava puntando con le lunghe zampe posteriori pronta al balzo verso la sua tana, pronta alla fuga, sentì il canto.

Una voce dolcissima, una ninna nanna cantata per far dormire tutti i bambini del mondo, tutti i cuccioli di ogni animale, senza nessuna distinzione di razza, genere o colore.

La lepre si voltò e con piccoli saltellì si avvicinò, senza paura, alla donna che avanzava cantando con le mani sul ventre; cantava per il suo piccolo Re.

Il canto dell’usignolo

Scendeva nuovamente la notte

Maria camminava di fianco all’asinello e Giuseppe scrutava l’orizzonte silenzioso. Maria  guardò la notte e pensò a quando, nel suo vecchio villaggio, nelle serate terse e stellate come quella, la musica accompagnava i balli fino all’alba.

Come le mancava la musica.

Fu così che un piccolo uccellino si posò sulla sua spalla e volendo accontentarla cercò di cantare.

Il suo canto fu così bello e melodioso  che Maria sentì il proprio cuore leggero. Il piccolo uccellino restò accanto  a lei per tutto il viaggio.

Da allora gli usignoli cantano quando cala la sera per allietare il cuore degli uomini

giorno 7 a

La donna senza amore

 

Patrizia Kovacs

Patrizia Kovacs

Maria aveva sete; avevano camminato a lungo senza fermarsi e durante il cammino non avevano trovato un solo goccio d’acqua.

Arrivarono nel piccolo villaggio e finalmente videro un piccolo pozzo. Giuseppe andò lesto per prendere l’acqua,  e si accorse della donna seduta accanto al pozzo, appoggiata alla pietra, il viso pesantemente truccato e gli occhi accesi che mandavano false promesse.

Lei lo guardò, fermandolo, con il sorriso malizioso che riservava agli uomini da quando era diventata donna;  un sorriso che li attirava ma  nessuno di loro aveva mai visto l’infinita tristezza che vi si celava dietro.

Quella era la sua vita, figlia di mille padri, come lo era stata prima quella di sua madre.

Con una mano tirò il mantello di Giuseppe per chiamarlo, e vide il suo sguardo confuso. Poi vide Maria, minuta ed affaticata,  che si avvicinò a lei, con uno sguardo dolce;  Maria  le si inginocchiò davanti e presole il viso tra le mani le diede un bacio.

La donna non si accorse subito delle proprie  lacrime che le rigarono il viso, ma sentì il calore allo stomaco dell’Amore che non aveva mai provato in vita sua. E pianse, pianse a lungo, lavando via, per sempre, il trucco pesante dal viso.

Baciò le mani di Maria, e prese l’acqua dal pozzo per farla bere.

Il profumo delle rose

 

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Patrizia Kovacs

Giuseppe camminava silenzioso accanto a Maria che pareva assorta. Passarono vicino ad un cespuglio senza fiori che però emanava un profumo intenso,  e Giuseppe, per alleviarle il cammino, colse un piccolo ramo e lo  donò a Maria   che sorrise e continuò a camminare portando l’arbusto sul ventre.

Improvvisamente arrivarono dei soldati che li bloccarono e chiesero aspramente a Maria, che si era coperta il ventre con le mani, cosa portasse sotto il mantello e lei rispose,  “fiori”…

“Mostrameli” disse il soldato.

Si aprì il mantello mostrando il piccolo arbusto che era diventato un magnifico ramo di rose che le coprivano il ventre, proteggendolo…

Illustrator – Patrizia Kovacs

L’ inchino della montagna

Sulla strada trovarono una montagna impervia. Nemmeno l’asinello sarebbe riuscito ad attraversarla.

Giuseppe si sentì sfinito. “Ti porterò fra le mie braccia se servirà, ma troveremo il modo di passare.”

Maria guardò quell’uomo buono. Sorrise.

La montagna si inchinò alla Regina che portava il piccolo Re nel suo ventre, aprendosi in un lungo sentiero.

Patrizia Kovacs – L’inchino della montagna