Il 3° giorno

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Il 3° giorno…

E’ ancora il Tempo… Il nostro, ed e’ prezioso.
Tutti, in questo Tempo, alziamo la testa al cielo…

 

La Stella salì alta nel cielo.

Era il Tempo.

La sua luce era splendente, ed era più grande e forte di tutte le altre stelle. Al suo arrivo, le altre stelle intimidite le fecero spazio, quasi inchinandosi, e guardando ammirate la sua scia dorata.

Il cielo, fiero la accolse nel suo immenso, e lei prese il suo posto nell’Universo.

Era il Tempo.

La sua luce illuminò la notte. Tutti, in tutto il mondo, nello stesso momento, levarono la testa al cielo.

I 6 giorni…

Mancano 6 giorni alla vigilia di Natale. Abbiamo bisogno di magia e sacralità in questo nostro mondo confuso. Abbiamo bisogno di cose buone. Di umanità. Abbiamo bisogno di sognare…

Il 6 giorno

La giornata era stata scura ed un improvviso vento nervoso avevo spazzato la strada sterrata e i campi circostanti. Infine era arrivata la pioggia fitta e tagliente.

Maria e Giuseppe si erano fermati in una locanda e il proprietario aveva chiesto loro cosa prendessero.

Giuseppe aveva risposto umilmente che non avevano soldi per pagare, e volevano fermarsi solo un pò, intanto che passava la bufera.

L’oste sbuffò maligno. – Questo non è un posto pubblico, se vi fermate pagate. Se no, quella è la porta – Ed evitò di guardare il ventre evidente di Maria. Giuseppe, che era un uomo buono si sentì in preda alla frustrazione.

La locanda era piena di avventori, seduta ai tavoli, ma nessuno fece niente per aiutarli.

Maria prese il braccio di Giuseppe e lui si volse a guardala. Lei gli sorrise e lui rimase come sempre senza parole avvolto dal mistero di quella donna che era la sua compagna, che era sua moglie e che non poteva appartenergli davvero.

Uscirono e l’oste li guardò andare via con un sogghigno. Dopo pochi minuti la pioggia divenne grandine, chicchi grandi come uova che spaccarono vetri e fecero buchi nel tetto. Tutti si alzarono e corsero alla finestra per vedere la tempesta, e rimasero senza parole, quando oltre al giardino che circondava la locanda, danneggiata dalla grandine, videro la coppia in lontananza che camminava lungo la strada asciutta verso un orizzonte infiammato da un bellissimo tramonto rosso fuoco.

La ninna nanna del Re

coniglio

La lepre stava cercando cibo, in fretta perchè non era buona cosa stare fuori dalla propria tana a lungo.
Era una femmina, e aveva da poco avuto i cuccioli che la aspettavano

affamati. Temeva di incontrare altri animali, altrettanto affamati che avrebbero visto in lei un ottimo pranzo e temeva di incontrare l’uomo, il più pericoloso di tutti gli animali.

Prima di vederli annusò il loro odore, e l’istinto le disse di scappare.

Ma mentre si stava puntando con le lunghe zampe posteriori pronta al balzo verso la sua tana, pronta alla fuga, sentì il canto.

Una voce dolcissima, una ninna nanna cantata per far dormire tutti i bambini del mondo, tutti i cuccioli di ogni animale, senza nessuna distinzione di razza, genere o colore.

La lepre si voltò e con piccoli saltellì si avvicinò, senza paura, alla donna che avanzava cantando con le mani sul ventre; cantava per il suo piccolo Re.

Il canto dell’usignolo

Scendeva nuovamente la notte

Maria camminava di fianco all’asinello e Giuseppe scrutava l’orizzonte silenzioso. Maria  guardò la notte e pensò a quando, nel suo vecchio villaggio, nelle serate terse e stellate come quella, la musica accompagnava i balli fino all’alba.

Come le mancava la musica.

Fu così che un piccolo uccellino si posò sulla sua spalla e volendo accontentarla cercò di cantare.

Il suo canto fu così bello e melodioso  che Maria sentì il proprio cuore leggero. Il piccolo uccellino restò accanto  a lei per tutto il viaggio.

Da allora gli usignoli cantano quando cala la sera per allietare il cuore degli uomini

giorno 7 a

La donna senza amore

 

Patrizia Kovacs

Patrizia Kovacs

Maria aveva sete; avevano camminato a lungo senza fermarsi e durante il cammino non avevano trovato un solo goccio d’acqua.

Arrivarono nel piccolo villaggio e finalmente videro un piccolo pozzo. Giuseppe andò lesto per prendere l’acqua,  e si accorse della donna seduta accanto al pozzo, appoggiata alla pietra, il viso pesantemente truccato e gli occhi accesi che mandavano false promesse.

Lei lo guardò, fermandolo, con il sorriso malizioso che riservava agli uomini da quando era diventata donna;  un sorriso che li attirava ma  nessuno di loro aveva mai visto l’infinita tristezza che vi si celava dietro.

Quella era la sua vita, figlia di mille padri, come lo era stata prima quella di sua madre.

Con una mano tirò il mantello di Giuseppe per chiamarlo, e vide il suo sguardo confuso. Poi vide Maria, minuta ed affaticata,  che si avvicinò a lei, con uno sguardo dolce;  Maria  le si inginocchiò davanti e presole il viso tra le mani le diede un bacio.

La donna non si accorse subito delle proprie  lacrime che le rigarono il viso, ma sentì il calore allo stomaco dell’Amore che non aveva mai provato in vita sua. E pianse, pianse a lungo, lavando via, per sempre, il trucco pesante dal viso.

Baciò le mani di Maria, e prese l’acqua dal pozzo per farla bere.

Il profumo delle rose

 

2 sett 3 gionro

Patrizia Kovacs

Giuseppe camminava silenzioso accanto a Maria che pareva assorta. Passarono vicino ad un cespuglio senza fiori che però emanava un profumo intenso,  e Giuseppe, per alleviarle il cammino, colse un piccolo ramo e lo  donò a Maria   che sorrise e continuò a camminare portando l’arbusto sul ventre.

Improvvisamente arrivarono dei soldati che li bloccarono e chiesero aspramente a Maria, che si era coperta il ventre con le mani, cosa portasse sotto il mantello e lei rispose,  “fiori”…

“Mostrameli” disse il soldato.

Si aprì il mantello mostrando il piccolo arbusto che era diventato un magnifico ramo di rose che le coprivano il ventre, proteggendolo…

Illustrator – Patrizia Kovacs