I messaggi delle fiabe

Abbiamo lavorato un sacco  e abbiamo consegnato  in tempo  le nostre fiabe di Natale.

Così Alessandra, Silvia e Francesca, ad esempio, sono diventate fatine o si sono trasformate in piccoli pony colorati,  Anastasia  ha cucinato insieme a nonna Elfa, e Tommaso ha aiutato Babbo Natale a consegnare i regali ai bambini di tutto il mondo. E ancora  Massimo, Andrea, le gemelline Sara ed Antonia e la piccola Sofia.

E  Nonna Paola;  anche lei ha ricevuto il prezioso messaggio portato dalla sua fiaba, un messaggio di amore e gratitudine da parte di tutta la sua famiglia.

Ma siamo ancora in periodo di feste e regali  e potete ancora acquistare le nostre bellissime fiabe limited edition.

Per sapere come, andate alla pagina dedicata.

L’attesa

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L’asino si avvicinò a Maria che esausta si distese sulla paglia resa tiepida dalla vecchia giovenca ruminante. Avvicinando il muso al suo viso la scaldò con il suo caldo e umido respiro.

Giuseppe  con il cuore colmo di gratitudine guardò la sua giovane moglie riprendere colore sul viso.

Era quasi giunto il momento.

Sulla strada per Betlemme, la Stella guidava gli uomini  e gli  animali al loro piccolo Re.

Nella piccola casupola la luce della Stella entrava da una finestra, regalando un lucente bagliore.

Il gallo cantò la sua gioia, il ragno smise di tessere la sua tela e i topolini che abitavano nella stalla, fieri e indaffarati, la ripulirono, stelo dopo stelo per renderla degna del suo Re.

23° giorno di Avvento.

Illustrator Patrizia Kovacs

 

 

Betlemme

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Patrizia Kovacs

Ormai non seguivano più il sentiero, ma seguivano  la luce che la Stella, magnifica nel cielo, indicava loro.

Maria camminava senza fatica ora, e Giuseppe, senza saperne il motivo e avvolto dal mistero della sua giovane moglie, avanzava con una nuova energia.

Erano arrivati a Betlemme a notte inoltrata. Avevano seguito la luce della Stella incuranti del freddo, finchè erano arrivati ad una piccola stalla, illuminata da una piccola lanterna. Giuseppe aveva aperto piano la porta e aveva visto che il terreno era cosparso di morbido fieno.

All’interno un piacevole tepore. Una mucca ruminava tranquilla in un angolo e dall’altro lato c’era un piccolo asino.

Giuseppe sorrise. Erano arrivati.

Il pastorello

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Patrizia Kovacs

Il pastorello sedeva vicino ad un albero, distratto e assonnato. Si era alzato prima dell’alba, come sempre, per portare fuori le pecore, ed ora, nel pomeriggio inoltrato aveva mangiato quasi tutto il formaggio e il pane che gli aveva dato la madre, e aveva bevuto il latte caldo di mungitura.

Aveva fame. Ma non voleva mangiare l’ultimo pezzo di formaggio rimasto, era lunga arrivare a sera.  E aveva  sonno.

Le sue pecore pascolavano quiete, quando improvvisamente una di loro, la solita, scappò verso il sentiero. Il pastorello le corse dietro, chiamando, imprecando e ridendo perchè finalmente poteva correre un pò. Era quasi come giocare, e non gli capitava spesso. Raggiunse la pecora che si era fermata vicino alla strada sterrata che andava verso Betlemme, ed era rimasta li immobile a guardare lontano.

Forse fu il silenzio improvviso, o la notte che scese avvolgendolo, ma sentì il proprio cuore sussultare.

Guardò il cielo e vide la stella lucente, magnifica che brillava nel cielo luminoso, e la sua piccola anima semplice si sentì chiamare.

Doveva andare. Prese la pecora e tornò al resto del gregge. Doveva andare a Betlemme.

La speranza e il sorriso

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Patrizia Kovacs

La sera scese silenziosa. Buia. Fredda.

Maria camminava a fatica e persino l’asinello sembrava affaticato.

Giuseppe la guardava preoccupato;  sembrava sfinita. Si avvicinarono ad un vecchio casolare rovinato, che sembrava abbandonato, ma poi, avvicinandosi alla porta videro la donna seduta su un piccolo seggiolino di legno.

Li guardò, e poi faticando si alzò e andò loro incontro. Si muoveva a fatica,il viso segnato dalla sofferenza e dalla malattia. Ma quando vide Maria il suo volto si aprì ad un bellissimo sorriso, che rivelò la bellezza di un tempo.

– Vivi qui da sola? – chiese Giuseppe alla donna.

-Vivo con la mia malattia -rispose la donna – lei sta sempre con me, non mi lascia mai. E’ la mia unica compagnia. Io parlo con lei. A volte la maledico. A volte la onoro. A volte la combatto. A volte le parlo. Mi ha tolto tanto, ma non tutto. Non mi ha tolto la speranza. Non mi ha tolto il sorriso. E questo io dono ai viandanti che, come voi, passano dalla mia casa.  Perchè questi sonoi doni più grandi che mi ha dato la mia malattia. Non il dolore. Non la paura. Ma la forza della speranza, e la bellezza di un sorriso.

Giuseppe si commosse ma  si preoccupò un pò,  perchè non voleva che lei potesse essere contagiosa. Ma Maria si avvicinò alla donna e  la abbracciò a lungo.

Sopresa, la donna si lasciò andare al calore del suo abbraccio e sentì piano piano il proprio corpo liberarsi dalla tensione, e dal dolore.

-Grazie per i tuoi bellissimi doni-le disse Maria.

 

17° giorno di Avvento -Illustrator Patrizia kovacs

I pastori

pastori

Nei campi, alle porte di Betlemme, s’intravvedeva un falò. Tutt’intorno sedevano i pastori per riscaldarsi perché era inverno e le notti erano fredde. Il gregge riposava tranquillo in cerchio intorno a loro. Soltanto i cani erano in movimento e si spostavano senza posa da una parte all’altra, come dei bravi cani da guardia. Samuele, il più giovane dei pastori, sospirò: “Come sarebbe bello se non ci fossero più lupi a minacciare il gregge” Giacobbe scosse la testa e replicò: “ A che serve sognare? Finché ci saranno pecore, ci saranno anche lupi che vogliono prenderle!” Allora il vecchio Elia sollevò la testa canuta, fissò i compagni con i suoi occhi chiari e disse con tono misterioso: “Chi lo sa, chi lo sa? E’ scritto che verrà un giorno in cui lupi e agnelli pascoleranno tranquillamente insieme” Samuele desiderò subito sapere: “Quando verrà questo giorno?” Il vecchio scosse la testa pensieroso:”La scrittura dice che un giorno verrà il figlio di Dio sulla terra come uomo fra gli uomini. Allora non ci sarà più odio sulla terra e la pace regnerà tra gli uomini e tra gli animali. Quando questo giorno verrà, nessuno lo può sapere”.
I pastori, pensierosi, fissavano il fuoco. Tutt’a un tratto udirono un meraviglioso canto, così dolce che commosse il loro cuore. Si voltarono in direzione del motivo: sulla strada che portava alla città scorsero un uomo anziano e una giovane donna. La donna era avvolta in un mantello blu col cappuccio. Li accompagnava un asinello. La donna cantava, cantava per il Bambino che portava in grembo e una pace serena conquistò l’anima di coloro che l’ascoltarono…

La luce nella lanterna- George Dressig

Patrizia Kovscs – Illustrator

Il canto del gallo

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Patrizia Kovacs

Il gallo si muoveva altezzoso in mezzo alle sue galline, che leste raccoglievano il poco becchime  sparso per terra.

Era vecchio, quasi sordo, e aveva perso la baldanza degli anni in cui era un giovane galletto sempre pronto alla rissa, ma sapeva tenere a bada le femmine del suo pollaio, e il suo canto all’alba non aveva perso il suo vigore, e la sua potenza.

Era pomeriggio inoltrato, e rimase sopreso quando vide arrivare la coppia che camminava accanto all’asino. L’essere umano in genere non lo interessava, lo riteneva stupido, sempre attaccato ai soldi o alla bottiglia. Ma loro erano diversi. Non vedeva bene da un occhio, perciò piegò la testa e li guardò con l’occhio buono mentre passavano vicino al suo pollaio.

Forse non vide con l’occhio da povero vecchio gallo, ma vide con il cuore di una piccola anima semplice.

E non ebbe dubbi. Quando Maria e Giuseppe gli passarono davanti  furono accompagnati dal suo canto, potente, indiscusso e  maestoso, che continuò fino a sera.

Un canto degno di un re.