L’attesa

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L’asino si avvicinò a Maria che esausta si distese sulla paglia resa tiepida dalla vecchia giovenca ruminante. Avvicinando il muso al suo viso la scaldò con il suo caldo e umido respiro.

Giuseppe  con il cuore colmo di gratitudine guardò la sua giovane moglie riprendere colore sul viso.

Era quasi giunto il momento.

Sulla strada per Betlemme, la Stella guidava gli uomini  e gli  animali al loro piccolo Re.

Nella piccola casupola la luce della Stella entrava da una finestra, regalando un lucente bagliore.

Il gallo cantò la sua gioia, il ragno smise di tessere la sua tela e i topolini che abitavano nella stalla, fieri e indaffarati, la ripulirono, stelo dopo stelo per renderla degna del suo Re.

23° giorno di Avvento.

Illustrator Patrizia Kovacs

 

 

Betlemme

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Patrizia Kovacs

Ormai non seguivano più il sentiero, ma seguivano  la luce che la Stella, magnifica nel cielo, indicava loro.

Maria camminava senza fatica ora, e Giuseppe, senza saperne il motivo e avvolto dal mistero della sua giovane moglie, avanzava con una nuova energia.

Erano arrivati a Betlemme a notte inoltrata. Avevano seguito la luce della Stella incuranti del freddo, finchè erano arrivati ad una piccola stalla, illuminata da una piccola lanterna. Giuseppe aveva aperto piano la porta e aveva visto che il terreno era cosparso di morbido fieno.

All’interno un piacevole tepore. Una mucca ruminava tranquilla in un angolo e dall’altro lato c’era un piccolo asino.

Giuseppe sorrise. Erano arrivati.

Il piccolo suonatore

il suonatore

Patrizia Kovacs

Il piccolo suonatore di chitarra non aveva cibo da giorni. Spesso nel villaggio suonava nella piazza, o davanti alle porte chiuse delle case, e ogni tanto rimediava un pezzo di pane, e se andava bene, una zuppa calda.

Ma le sere erano sempre più fredde, e la generosità degli uomini era sempre meno.

Quella notte, infreddolito e affamato, guardò la sua compagna di sempre, la sua chitarra, e  pensò che era davvero inutile, che non serviva a sfamarlo. Con rabbia pensò che avrebbe potuto bruciarla, almeno l’avrebbe scaldato!

Con le lacrime agli occhi stava cominciando a romperla quando si sentì chiamare, e vide la coppia.

Sembravano più infreddoliti ed affamati di lui, ma la donna le chiese di suonare per loro, perche la sua musica avrebbe alleviato il loro cammino.

Il piccolo suonatore restò incantato dal suo dolce sorriso, e con un nuovo calore nel cuore, prese in mano la chitarra e suonò per loro, incurante del freddo e della fame.

Suonò tutta la notte, e la sua musica li accompagnò gioiosa, e da allora al piccolo suonatore non mancò mai un pasto caldo e un posto per dormire perchè portava in sè la Grazia di Dio.

Illustrator – Patrizia Kovacs

Gli abeti

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Patrizia Kovacs

Quando Dio creò gli alberi li fornì di radici, affinché si ancorassero saldamente alla terra, e di rami che potessero elevarsi verso il cielo. Perché è da lì che gli alberi erano venuti e non dovevano mai dimenticare mai la loro vera patria. Da allora, gli alberi protendono i loro rami verso il cielo a ricordo del loro Signore e Creatore, come in un’incessante preghiera. Così faceva pure l’abete, un tempo: ergendo i suoi lunghi e larghi rami, svettava sopra gli altri alberi. Oggi è completamente diverso e c’è un motivo.
Ancora una volta, di sera, Maria, la Dolce Madre di Dio, e Giuseppe suo marito, non avevano trovato alcun riparo per la notte ed erano lontani da qualsiasi abitazione umana. Così dovettero trovare un giaciglio in mezzo a un bosco di abeti alti e slanciati. Laggiù cercarono di riposare ma faceva molto freddo – il vento soffiava e si mise a nevicare, prima dolcemente, poi sempre più fitto. Anche stringendosi contro il tronco degli alberi slanciati, non si era affatto protetti. Allora Maria, nel suo sconforto, si mise ad accarezzare il tronco dell’albero che la riparava e disse: “ Perdonami di interrompere la preghiera che tu rivolgi a nostro padre. Ma guarda: Dio stesso si è chinato verso la terra. Io porto suo Figlio sotto il mio cuore. Ha bisogno del tuo aiuto”.
Alle parole di Maria, un brivido percorse l’albero. Lentamente, molto lentamente, l’abete rivolse i suoi rami verso terra, tanto bene da formare un ampio tetto. Come tutti gli altri alberi, l’abete aveva perso i suoi aghi in autunno. Ma in quel momento nuovamente germogliarono, e da allora non li avrebbe mai più persi! Così, sotto i rami dell’abete, Maria e Giuseppe trovarono un riparo sicuro per la notte.
Poiché, per venire in aiuto alla Santa Famiglia, l’abete aveva interrotto la sua silenziosa preghiera, a Natale viene onorato in modo speciale. I suoi rami compassionevoli vengono ornati con candele illuminate e, fra tutti gli alberi, è lui che viene scelto per irraggiare luce davanti agli uomini e davanti Dio.

Georg Dreissig – La luce nelle Lanterna –

Patrizia Kovacs Illustrator

I pastori

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Nei campi, alle porte di Betlemme, s’intravvedeva un falò. Tutt’intorno sedevano i pastori per riscaldarsi perché era inverno e le notti erano fredde. Il gregge riposava tranquillo in cerchio intorno a loro. Soltanto i cani erano in movimento e si spostavano senza posa da una parte all’altra, come dei bravi cani da guardia. Samuele, il più giovane dei pastori, sospirò: “Come sarebbe bello se non ci fossero più lupi a minacciare il gregge” Giacobbe scosse la testa e replicò: “ A che serve sognare? Finché ci saranno pecore, ci saranno anche lupi che vogliono prenderle!” Allora il vecchio Elia sollevò la testa canuta, fissò i compagni con i suoi occhi chiari e disse con tono misterioso: “Chi lo sa, chi lo sa? E’ scritto che verrà un giorno in cui lupi e agnelli pascoleranno tranquillamente insieme” Samuele desiderò subito sapere: “Quando verrà questo giorno?” Il vecchio scosse la testa pensieroso:”La scrittura dice che un giorno verrà il figlio di Dio sulla terra come uomo fra gli uomini. Allora non ci sarà più odio sulla terra e la pace regnerà tra gli uomini e tra gli animali. Quando questo giorno verrà, nessuno lo può sapere”.
I pastori, pensierosi, fissavano il fuoco. Tutt’a un tratto udirono un meraviglioso canto, così dolce che commosse il loro cuore. Si voltarono in direzione del motivo: sulla strada che portava alla città scorsero un uomo anziano e una giovane donna. La donna era avvolta in un mantello blu col cappuccio. Li accompagnava un asinello. La donna cantava, cantava per il Bambino che portava in grembo e una pace serena conquistò l’anima di coloro che l’ascoltarono…

La luce nella lanterna- George Dressig

Patrizia Kovscs – Illustrator

Il canto del gallo

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Patrizia Kovacs

Il gallo si muoveva altezzoso in mezzo alle sue galline, che leste raccoglievano il poco becchime  sparso per terra.

Era vecchio, quasi sordo, e aveva perso la baldanza degli anni in cui era un giovane galletto sempre pronto alla rissa, ma sapeva tenere a bada le femmine del suo pollaio, e il suo canto all’alba non aveva perso il suo vigore, e la sua potenza.

Era pomeriggio inoltrato, e rimase sopreso quando vide arrivare la coppia che camminava accanto all’asino. L’essere umano in genere non lo interessava, lo riteneva stupido, sempre attaccato ai soldi o alla bottiglia. Ma loro erano diversi. Non vedeva bene da un occhio, perciò piegò la testa e li guardò con l’occhio buono mentre passavano vicino al suo pollaio.

Forse non vide con l’occhio da povero vecchio gallo, ma vide con il cuore di una piccola anima semplice.

E non ebbe dubbi. Quando Maria e Giuseppe gli passarono davanti  furono accompagnati dal suo canto, potente, indiscusso e  maestoso, che continuò fino a sera.

Un canto degno di un re.

La ragnatela

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Patrizia Kovacs

Una sera, Maria e Giuseppe avevano trovato rifugio in una caverna per passare la notte. Al loro ingresso, un ragno stava incrociando il loro cammino. Giuseppe volle cacciarlo con il loro bastone, ma Maria gli disse gentilmente: “ Lascia in pace questa creatura, Giuseppe. Quel che Dio crea non può intimorirmi. Dopo tutto la caverna è abbastanza grande per tutti noi.” Poco dopo, si coricarono per dormire.

 

Quella notte, il vento soffiava con violenza. Spolverava le stelle: il cielo doveva luccicare per la nascita del Bambino Gesù. A Natale gli astri dovevano scintillare come oro puro. E così il vento soffiava con tutte le sue forze. Nella caverna, Maria era intirizzita dal freddo e non poteva addormentarsi. Si era avvolta come meglio aveva potuto sul suo mantello trapuntato di stelle, ma il vento s’infilava dappertutto. Giuseppe, steso al suo fianco, era già addormentato da tempo e non si accorgeva di quanto Maria soffrisse.

Ma qualcuno si accorse di quanto stava accadendo: il ragno. Esso portava Maria nel suo piccolo cuore, perché lei aveva pronunciato delle parole tanto benevoli nei suoi confronti. Si mise all’opera e tessé all’ingresso della caverna una meravigliosa e fine tela, che solo lui sarebbe stato in grado di fare così bene. Voi penserete, senza dubbio, che una ragnatela non trattiene il vento. Ebbene, questa era efficace come una grossa tenda. Era tessuta in modo così fitto e solido che il vento non si riversò più all’interno della caverna. Maria ben presto si addormentò.

Quando, al mattino, Maria si svegliò e vide la sottile tela all’ingresso della caverna, comprese chi l’aveva aiutata e ringraziò di cuore il ragno che, nascosto in una fenditura della roccia, era colmo di gioia.

La luce nella lanterna – Georg Dreissig

Illustrator Patrizia Kovacs